Uno dei concetti più importanti della revisione legale è anche uno dei meno intuitivi: il revisore non controlla ogni singolo euro registrato dall’impresa. Non sarebbe né efficiente né necessario. La revisione ha infatti l’obiettivo di acquisire una ragionevole sicurezza che il bilancio, nel suo complesso, non contenga errori significativi, cioè errori tali da poter influenzare le decisioni di chi utilizza quel bilancio. È da qui che nasce il concetto di significatività, o materiality. Il principio di riferimento è l’ISA Italia 320: Significatività nella pianificazione e nello svolgimento della revisione contabile, che richiede al revisore di determinare la significatività per il bilancio nel suo complesso e, quando necessario, livelli specifici per particolari classi di operazioni, saldi o informative. La scelta richiede giudizio professionale e non può essere ridotta a una formula automatica valida per tutte le imprese.

Che cosa significa davvero “significativo”

Un errore è significativo quando, singolarmente o insieme ad altri errori, potrebbe ragionevolmente influenzare le decisioni economiche degli utilizzatori del bilancio. Questo significa che la significatività dipende sia dalla dimensione quantitativa dell’errore sia, in alcuni casi, dalla sua natura qualitativa. Un errore di 500 euro in un’impresa che fattura 50 milioni può essere del tutto irrilevante. Lo stesso importo, però, può assumere maggiore importanza se riguarda per esempio una frode, un’operazione con parti correlate oppure una voce oggetto di particolare attenzione normativa. Il revisore non si limita quindi a chiedersi: “Quanto vale l’errore?” ma anche: “Che cosa riguarda e potrebbe cambiare il modo in cui il bilancio viene interpretato?”

Perché non avrebbe senso controllare tutto

Immaginiamo una società che durante l’anno registri 100.000 fatture, migliaia di movimenti bancari, stipendi, imposte, acquisti, vendite e scritture di assestamento. Controllare integralmente ogni operazione richiederebbe un’attività enorme e non produrrebbe necessariamente una maggiore qualità della revisione. La revisione utilizza invece un approccio basato sul rischio. Il revisore identifica le aree nelle quali è più probabile che si verifichino errori significativi e concentra lì maggiormente le procedure. L’ISA Italia 315 disciplina proprio l’identificazione e la valutazione dei rischi di errori significativi, mentre l’ISA Italia 330 riguarda le procedure che il revisore deve progettare in risposta ai rischi individuati. La significatività permette quindi di trasformare un universo enorme di dati contabili in un piano di lavoro mirato.

Come si determina la significatività

L’ISA Italia 320 non impone una percentuale universale. La determinazione richiede la scelta di un benchmark, cioè una grandezza di riferimento, e di una percentuale appropriata. Tra i valori che possono essere considerati rientrano, a seconda delle circostanze:

La scelta dipende dalla natura dell’impresa e da quali informazioni siano più rilevanti per gli utilizzatori del bilancio. Lo stesso ISA Italia 320 porta un esempio: per un’impresa manifatturiera a fini di lucro il revisore può considerare appropriato, in determinate circostanze, il 5% dell’utile ante imposte, mentre per un ente senza scopo di lucro può risultare più appropriato l’1% dei ricavi o dei costi totali. Il principio precisa però espressamente che percentuali superiori o inferiori possono essere appropriate a seconda delle circostanze. Questo esempio non deve quindi essere trasformato in una formula obbligatoria. Supponiamo che una società abbia normalmente utili compresi tra 400.000 e 500.000 euro. L’utile ante imposte può essere un riferimento ragionevole. Ma immaginiamo che nell’anno oggetto di revisione l’utile scenda temporaneamente a 20.000 euro per effetto di un evento eccezionale. Applicare rigidamente il 5% produrrebbe una significatività di appena 1.000 euro, probabilmente poco coerente con la dimensione dell’impresa.

In una situazione del genere il revisore può valutare altri benchmark più stabili, come ricavi, attività o un utile normalizzato, secondo il proprio giudizio professionale. L’ISA Italia 320 osserva espressamente che, quando l’utile ante imposte è costantemente simbolico o poco rappresentativo, può essere più pertinente utilizzare un altro valore di riferimento. La significatività non è quindi un calcolo meccanico. È una scelta professionale che deve essere motivata e documentata.

Significatività complessiva e significatività operativa

Qui entra in gioco una distinzione fondamentale. La significatività per il bilancio nel suo complesso rappresenta il livello rispetto al quale il revisore valuta se errori complessivi possano influenzare gli utilizzatori. Ma per svolgere concretamente i test viene determinata anche una significatività operativa, detta performance materiality. La significatività operativa è più bassa rispetto a quella complessiva e viene utilizzata per ridurre il rischio che l’insieme degli errori non individuati e di quelli individuati ma non corretti superi la significatività del bilancio nel suo complesso. L’ISA Italia 320 spiega proprio che pianificare il lavoro cercando soltanto errori individualmente superiori alla significatività complessiva sarebbe insufficiente, perché molti errori più piccoli potrebbero sommarsi e diventare significativi. Supponiamo che la significatività complessiva sia pari a:

100.000 euro. Il revisore potrebbe stabilire, in base al proprio giudizio professionale e al rischio dell’incarico, una significatività operativa di: 75.000 euro. Il valore del 75% può essere adottato nell’ambito di una metodologia professionale, ma è importante chiarire che non è una percentuale imposta dall’ISA Italia 320. Il principio non dice che la performance materiality debba essere sempre pari al 75%. La percentuale deve essere determinata considerando fattori come errori riscontrati negli anni precedenti, qualità del sistema di controllo interno e probabilità di errori non individuati. In un’impresa con contabilità molto ordinata e pochi errori storici il revisore potrebbe utilizzare un rapporto diverso rispetto a un’impresa nella quale negli anni precedenti siano state rilevate numerose rettifiche.

Riprendiamo l’esempio. Significatività complessiva: 100.000 euro. Se il revisore progettasse tutti i controlli direttamente sulla soglia dei 100.000 euro, potrebbe non individuare diversi errori da 30.000 o 40.000 euro che, sommati, supererebbero il limite. Utilizzando invece una soglia operativa più prudente, le procedure vengono progettate con un margine di sicurezza. Questo è il concetto fondamentale della performance materiality: lasciare spazio agli errori che potrebbero esistere ma non essere individuati durante la revisione.

Gli errori chiaramente trascurabili

Esiste poi un livello ancora inferiore, spesso definito soglia degli errori chiaramente trascurabili. L’ISA Italia 450, dedicato alla valutazione degli errori identificati nel corso della revisione, richiede che il revisore accumuli gli errori individuati, salvo quelli che siano chiaramente trascurabili. Gli errori chiaramente trascurabili sono di un ordine di grandezza diverso rispetto a quelli non significativi e risultano irrilevanti per importo, natura e circostanze. Se vi è incertezza sul fatto che un errore sia chiaramente trascurabile, deve essere cumulato: la soglia monetaria non sostituisce questa valutazione. Supponiamo, ancora una volta a titolo esemplificativo, che la significatività complessiva sia pari a 100.000 euro e che la metodologia adottata stabilisca una soglia degli errori chiaramente trascurabili di 10.000 euro.

Anche qui è necessario essere precisi: il 10% non è una percentuale obbligatoria stabilita dagli ISA Italia. È una possibile scelta metodologica che deve rimanere coerente con il giudizio professionale e con le circostanze dell’incarico.

Tre livelli differenti

LivelloFunzione
Significatività complessivaValutare il bilancio nel suo insieme e gli errori che possono influenzarne gli utilizzatori.
Significatività operativaProgettare le procedure riducendo il rischio che errori non individuati e non corretti superino la soglia complessiva.
Errori chiaramente trascurabiliIndividuare differenze irrilevanti per importo, natura e circostanze; in caso di dubbio gli errori si accumulano.

La significatività influenza il campionamento

Una delle conseguenze più concrete riguarda il numero e la dimensione delle operazioni da controllare. Supponiamo che il saldo dei crediti verso clienti sia di 2 milioni di euro. Se la significatività operativa è relativamente elevata e il sistema di controllo interno è affidabile, il revisore può progettare un certo livello di campionamento. Se invece la significatività è molto più bassa oppure il rischio associato ai crediti è elevato, il campione potrebbe dover essere più ampio o accompagnato da procedure più approfondite. L’ISA Italia 530 disciplina proprio il campionamento di revisione ed è strettamente collegato alle valutazioni di rischio e significatività. La significatività ha quindi effetti concreti sul lavoro svolto. È però scorretto interpretare la significatività come un limite minimo per la selezione delle fatture.

Se la significatività operativa è 75.000 euro, non significa che il revisore controlli soltanto fatture superiori a 75.000 euro. Una fattura da 10.000 euro può essere inclusa in un campione statistico o non statistico. Una serie di molte fatture di importo ridotto può formare una popolazione estremamente rilevante. Inoltre una transazione di piccolo importo può essere selezionata perché presenta caratteristiche anomale. La soglia non rappresenta quindi un “minimo di fattura da controllare”. Serve per progettare l’intera strategia di revisione.

Gli aspetti qualitativi possono rendere significativo un errore piccolo

La significatività non è soltanto quantitativa. Immaginiamo che venga individuato un pagamento relativamente modesto effettuato a una società riconducibile a un amministratore e non correttamente rappresentato tra le operazioni con parti correlate. L’importo potrebbe essere inferiore alla significatività complessiva, ma la natura dell’operazione può renderla comunque rilevante. L’ISA Italia 320 riconosce infatti che, per particolari classi di operazioni, saldi o informative, errori inferiori alla significatività generale possono comunque influenzare le decisioni degli utilizzatori. Tra gli esempi richiamati dal principio rientrano proprio le operazioni con parti correlate e alcune informative particolarmente sensibili. Questo è il motivo per cui la revisione non può essere affidata esclusivamente a una formula Excel. Il revisore può quindi determinare livelli di significatività inferiori per particolari aree. Supponiamo che un’impresa abbia una significatività complessiva di 100.000 euro. Potrebbero esistere informazioni per cui anche un errore da 30.000 euro sarebbe rilevante per gli utilizzatori. Per esempio:

In questi casi si può utilizzare una significatività specifica inferiore rispetto a quella generale del bilancio.

Il rapporto con il rischio di revisione

La significatività e il rischio sono strettamente collegati. Se il rischio di errore significativo in un’area è elevato, il revisore deve progettare procedure più robuste. Supponiamo che il magazzino rappresenti il 60% dell’attivo e che l’impresa abbia storicamente avuto difficoltà nel conteggio e nella valorizzazione delle rimanenze. L’area sarà considerata molto più rischiosa rispetto a un saldo semplice e facilmente verificabile. Anche con la stessa significatività, il lavoro svolto sul magazzino sarà quindi più intenso. Questo dimostra che non esiste una relazione del tipo:

significatività = quantità di controlli

presa isolatamente. La vera relazione è:

significatività + rischio → natura, tempistica ed estensione delle procedure.

Un errore inferiore alla soglia può essere sommato agli altri

Supponiamo che durante la revisione vengano individuati i seguenti errori:

Nessun errore, preso singolarmente, supera una significatività complessiva di 100.000 euro. Ma il totale è:

25.000 + 20.000 + 30.000 + 15.000 = 90.000 euro

Se venisse poi identificato un ulteriore errore da 20.000 euro, il totale arriverebbe a 110.000 euro. L’ISA Italia 450 richiede proprio al revisore di valutare gli errori identificati, singolarmente e nel loro insieme, prima di concludere sul bilancio. La soglia non può quindi essere utilizzata per ignorare sistematicamente tutte le differenze inferiori. Anche qui serve attenzione. Supponiamo che un’attività sia sovrastimata di 60.000 euro e un’altra sottostimata di 60.000 euro. Matematicamente l’effetto complessivo sul totale dell’attivo potrebbe annullarsi. Ma il revisore non dovrebbe automaticamente concludere che non esiste alcun problema. I due errori possono riguardare voci differenti e produrre una rappresentazione qualitativamente errata del bilancio. Inoltre potrebbero avere effetti diversi sul risultato economico, sugli indici di bilancio o sulle informazioni utilizzate da banche e altri stakeholder. La valutazione degli errori richiede quindi anche in questo caso giudizio professionale.

La significatività può cambiare durante la revisione

Il valore determinato all’inizio non è necessariamente immutabile. Supponiamo che la pianificazione venga effettuata sulla base di un utile ante imposte previsto di 1 milione di euro. Durante l’anno, però, l’impresa subisce una crisi e l’utile finale scende a 200.000 euro. Il benchmark originario potrebbe non essere più appropriato. L’ISA Italia 320 prevede che il revisore riveda la significatività quando, nel corso della revisione, viene a conoscenza di informazioni che avrebbero portato a determinare inizialmente un importo differente. La significatività deve quindi essere aggiornata quando cambiano le condizioni.

L’effetto sulla fase finale

A fine lavoro il revisore confronta gli errori non corretti con la significatività e valuta se il bilancio possa ancora essere considerato attendibile negli aspetti significativi. Supponiamo che la significatività complessiva sia 100.000 euro e rimangano errori non corretti per 20.000 euro. In linea puramente quantitativa il valore è molto inferiore alla soglia, anche se vanno comunque valutati gli aspetti qualitativi. Se gli errori residui fossero 150.000 euro, il problema sarebbe molto più rilevante. A quel punto il revisore può chiedere alla società di correggere il bilancio. Se la correzione non viene effettuata, deve valutare le conseguenze sulla relazione di revisione. La significatività accompagna quindi l’incarico dalla pianificazione fino al giudizio finale. Nella pratica professionale possono essere utilizzati criteri metodologici ricorrenti, per esempio percentuali su utile, ricavi, attivo o patrimonio netto.

Questo è utile per mantenere coerenza tra gli incarichi, ma non deve trasformarsi in automatismo. L’ISA Italia 320 è molto chiaro: la scelta del benchmark e della percentuale implica l’esercizio del giudizio professionale. Una società immobiliare, una startup, una società industriale matura e una fondazione non possono necessariamente essere trattate con lo stesso benchmark. Il numero deve riflettere il modo in cui gli utilizzatori leggono realmente quel bilancio.

Un esempio completo

Supponiamo che una società abbia:

A fini esclusivamente esemplificativi, il revisore potrebbe scegliere l’utile ante imposte come benchmark e applicare il 5%:

400.000 × 5% = 20.000 euro

Significatività complessiva: 20.000 euro. Successivamente, sulla base del rischio e degli errori storici, potrebbe stabilire una significatività operativa di 15.000 euro. Potrebbe inoltre utilizzare una soglia per gli errori chiaramente trascurabili di 2.000 euro. Questo produrrebbe una struttura del tipo:

LivelloImporto esemplificativo
Significatività complessiva20.000 €
Significatività operativa15.000 €
Chiaramente trascurabile2.000 €

Ma questi numeri non derivano da percentuali obbligatorie. Il revisore deve verificare che siano appropriati per quella specifica impresa e documentare le ragioni delle proprie scelte. A prima vista potrebbe sembrare che la significatività permetta al revisore di “tollerare gli errori”. In realtà svolge la funzione opposta: permette di concentrare risorse limitate sulle aree in grado di compromettere realmente l’attendibilità del bilancio. Controllare migliaia di differenze da pochi centesimi sottrarrebbe tempo all’analisi di crediti dubbi, magazzini sopravvalutati, debiti non registrati, operazioni con parti correlate o stime importanti. La revisione deve essere progettata per individuare ciò che può influenzare gli utilizzatori del bilancio. È questo il senso economico della significatività.

Significatività non significa tolleranza verso la frode

Un ultimo punto è essenziale. Non bisogna concludere che una frode inferiore alla soglia sia automaticamente accettabile. La natura intenzionale di un errore può modificarne profondamente la valutazione. Una manipolazione deliberata, anche di importo relativamente limitato, può indicare problemi di integrità della direzione, carenze nel controllo interno o la possibilità che esistano ulteriori errori non individuati. Gli aspetti qualitativi diventano quindi fondamentali. La significatività non è una licenza per ignorare comportamenti scorretti sotto una determinata cifra.

Conclusione

La significatività spiega perché il revisore non controlla ogni singolo euro. L’obiettivo della revisione non è dimostrare che la contabilità sia matematicamente perfetta in ogni dettaglio, ma acquisire una ragionevole sicurezza che il bilancio nel suo complesso non contenga errori abbastanza importanti da influenzare le decisioni dei suoi utilizzatori. Per raggiungere questo obiettivo il revisore determina una significatività complessiva, utilizza una significatività operativa più prudente nella progettazione dei test e individua una soglia sotto la quale determinati errori possono essere considerati chiaramente trascurabili. Ma nessuno di questi valori deve essere applicato meccanicamente. La domanda non è: “Quanto errore è consentito?” La domanda corretta è: “Quale livello di errore potrebbe modificare in modo rilevante l’interpretazione di questo specifico bilancio e come devo progettare la revisione per ridurre adeguatamente il rischio di non individuarlo?” È questa la logica della significatività. E proprio per questo la revisione professionale non consiste nel controllare più documenti possibile, ma nel controllare in modo più approfondito ciò che conta davvero.

Nota: contenuto divulgativo, non sostitutivo della valutazione professionale del caso concreto. Gli importi e le percentuali degli esempi sono ipotetici. Il 75% e il 10% illustrano scelte metodologiche e non sono percentuali imposte dagli ISA Italia.