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Bilancio e Analisi Economico-Finanziaria

Bilancio e Analisi Economico-Finanziaria.

Dal bilancio civilistico alle riclassificazioni, dagli indici ai flussi: un percorso integrato per leggere equilibrio patrimoniale, finanziario e reddituale dell’impresa.

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Metodo di lettura: un sistema davvero integrato

Questo manuale non considera Stato Patrimoniale, Conto Economico, riclassificazioni, indici e flussi come argomenti separati. La logica di fondo è quella di un sistema informativo integrato: gli aggregati scelti in fase di riclassificazione devono essere coerenti con gli indicatori che verranno calcolati, con il rendiconto finanziario e con le successive valutazioni economico-finanziarie.

Tre principi guidano l’intero percorso:

  1. Completezza selettiva: le informazioni devono essere sufficientemente analitiche da sostenere decisioni razionali, ma non ridondanti o fuorvianti.
  2. Coerenza terminologica: lo stesso termine deve mantenere lo stesso significato nello Stato Patrimoniale, nel Conto Economico, nei flussi e negli indici.
  3. Lettura sistemica e sistematica: nessun indice va interpretato isolatamente e l’analisi deve essere ripetuta nel tempo, confrontando dati consuntivi, esercizi precedenti e, quando disponibili, dati programmati.

Il percorso logico è quindi:

bilancio civilistico → riclassificazione → analisi statica per indici → analisi dinamica per flussi → interpretazione reddituale → lettura integrata e confronto nel tempo.

Regola di metodo
Un indice apparentemente favorevole non basta, da solo, per concludere che l’impresa sia equilibrata. L’interpretazione deve sempre ricercare le cause del valore osservato e verificare la coerenza con gli altri indicatori e con i flussi di liquidità.


PARTE I — Il bilancio civilistico

Capitolo 1 — Stato patrimoniale civilistico

Normativa e criteri dello stato patrimoniale

Con il D.Lgs. 139/2015, l’Italia ha recepito la direttiva UE 34/2013, modificando parzialmente le norme sul bilancio d’esercizio per avvicinarle ai principi IAS/IFRS. Gli articoli 2424 e 2425 c.c. disciplinano gli schemi dello stato patrimoniale e del conto economico, obbligando le società a seguire l’ordine e la separazione delle voci previste. Tuttavia, l’art. 2423 ter c.c. consente alcune modifiche agli schemi: le voci numerate con numeri arabi possono essere suddivise, raggruppate, adattate o integrate con nuove voci, purché resti chiara la voce complessiva originaria. Il principio cardine rimane quello della rappresentazione veritiera e corretta: se una norma ostacola tale rappresentazione, può essere derogata. Nonostante ciò, esiste un problema interpretativo: ad esempio, nel suddividere la voce B14 del conto economico (“oneri diversi di gestione”) per chiarezza, si genera un conflitto tra l’obbligo formale di mantenere la voce originaria e l’obiettivo sostanziale di rendere intellegibile il bilancio. Inoltre, è obbligatoria l’indicazione degli importi dell’esercizio precedente, adattandoli se non comparabili, e segnalando tali modifiche nella nota integrativa. A fini di comparabilità, si suggerisce anche di indicare le voci a importo nullo. Infine, l’art. 2424 c.c. rivela un criterio di classificazione “funzional-finanziario”: le attività sono suddivise principalmente per funzione (es. immobilizzazioni, attivo circolante) e solo secondariamente per liquidabilità, mostrando un approccio “spurio” e meno utile per l’analisi gestionale.

L’art. 2424-bis c.c. stabilisce che gli elementi patrimoniali destinati ad un utilizzo durevole devono essere iscritti tra le immobilizzazioni, mentre quelli non destinati a tale uso rientrano nel capitale circolante. Tuttavia, questa distinzione non coincide con quella basata sulla liquidabilità o sulla scadenza temporale delle poste. Infatti, vi possono essere immobilizzazioni con scadenza a breve e attività correnti con scadenza a lungo, come nel caso dei crediti finanziari pluriennali (immobilizzati anche nell’anno precedente all’incasso) o dei crediti commerciali a lunga scadenza (comunque iscritti nell’attivo circolante con indicazione della quota oltre l’anno). La struttura dello stato patrimoniale civilistico, imposta dall’art. 2424 c.c., è rigidamente predefinita secondo una logica di riclassificazione funzional-finanziaria, che non coincide con la più comune riclassificazione finanziaria pura (basata sul criterio di liquidità/esigibilità). Ne consegue che il bilancio civilistico non è immediatamente utile per analisi per indici, e richiede una riclassificazione ulteriore, soprattutto se si vogliono distinguere chiaramente le poste a breve e lungo termine. Il legislatore del 1991, con modifiche ribadite anche dal D. Lgs. 139/2015, ha introdotto l’obbligo di indicare la scadenza solo per alcune voci, come i crediti e i debiti, migliorando l’accessibilità delle informazioni rispetto al passato (quando nessuna indicazione era obbligatoria). Tuttavia, non è previsto alcun obbligo di indicare la scadenza per poste come il fondo TFR e i fondi per rischi e oneri, rendendo impossibile una piena riclassificazione finanziaria pura partendo solo dal bilancio civilistico. In sintesi, mentre per l’attivo è spesso possibile distinguere tra breve e lungo termine grazie alla struttura civilistica, ciò non vale per il passivo, dove la riclassificazione è ostacolata dalla mancanza di indicazioni obbligatorie sulla scadenza, salvo per le voci di debito. Di conseguenza, il passaggio dal bilancio civilistico a uno schema utile per decisioni gestionali e analisi finanziarie richiede un’operazione aggiuntiva, che non trova però completo supporto normativo.

L’applicazione del criterio di riclassificazione finanziaria pura consente di individuare cinque macroaggregati: attivo e passivo a breve e a lungo termine, e capitale netto. Questa classificazione permette l’analisi del bilancio tramite indici finanziari (es. liquidità, indebitamento), strumenti fondamentali per valutare la coerenza tra fonti e impieghi. Sebbene le fonti finanzino l’intero fabbisogno aziendale e non singoli impieghi, è necessario che la struttura del passivo sia coerente con la composizione dell’attivo. I manager, infatti, hanno sempre sentito l’esigenza di suddividere il bilancio in aggregati utili all’analisi. Anche prima del D.Lgs. 127/91, molte imprese riclassificavano i bilanci internamente per fini gestionali. Con il recepimento della IV direttiva CEE nel 1991 e, più recentemente, del D.Lgs. 139/15, la riclassificazione dello stato patrimoniale è diventata obbligatoria, ma si basa su un criterio funzional-finanziario e non puramente finanziario. Il codice civile distingue tra immobilizzazioni e attivo circolante secondo la funzione d’uso e non in base alla liquidabilità. Di conseguenza, l’attivo circolante può includere poste a lungo termine e viceversa. Ad esempio, un credito finanziario decennale resta tra le immobilizzazioni anche nell’anno precedente l’incasso, mentre un credito commerciale a lunga scadenza è comunque incluso nell’attivo circolante. Perciò, lo stato patrimoniale civilistico non è adatto, di per sé, all’analisi finanziaria tramite indici, e necessita di un’ulteriore riclassificazione. Prima del 1991, mancava l’obbligo di indicare la scadenza delle poste, rendendo impossibile qualsiasi analisi finanziaria esterna. Il legislatore del 1991, pur con limiti, ha migliorato l’accessibilità a queste informazioni. Tuttavia, due ostacoli frenano la transizione verso una riclassificazione finanziaria pura: 1. L’attivo consente, con qualche sforzo, la distinzione tra breve e lungo termine. 2. Il passivo, invece, non prevede scadenze per TFR e fondi rischi e oneri, tranne che per i debiti, limitando così la riclassificazione finanziaria utile ai fini decisionali. In sintesi, passare dal bilancio civilistico a una struttura finanziaria pura non è giuridicamente previsto né sempre tecnicamente possibile, ma resta auspicabile per fini gestionali e analitici.

Attivo: immobilizzazioni immateriali e materiali

Attivo dello stato patrimoniale: Lo schema dell’attivo nello stato patrimoniale civilistico si distingue per una maggiore analiticità rispetto al passivo, che risulta invece sintetico e poco dettagliato. La prima voce dell’attivo (lettera A) riguarda i crediti verso soci per versamenti ancora dovuti, con indicazione separata della parte già richiamata. Le principali macroclassi attive sono:

  • Immobilizzazioni immateriali (B I): dettagliatamente suddivise in costi di impianto e ampliamento, costi di sviluppo, diritti su brevetti e opere d’ingegno, concessioni, licenze e marchi, avviamento, immobilizzazioni in corso e acconti, e altre.
  • Immobilizzazioni materiali (B II): meno articolate, comprendono terreni e fabbricati, impianti e macchinari, attrezzature, altri beni, immobilizzazioni in corso e acconti. Tuttavia, beni rilevanti come mobili, arredamento e automezzi rientrano in modo generico nella voce “altri beni”, riducendo la trasparenza del bilancio. Questa scarsa specificità può compromettere la significatività del bilancio, soprattutto per le imprese in cui tali beni hanno un impatto rilevante. Pertanto, secondo l’art. 2423-ter, è necessario aggiungere o adattare le voci per garantire una rappresentazione veritiera e chiara della situazione aziendale, anche mediante la nota integrativa, qualora le voci non siano rilevanti direttamente nello stato patrimoniale.

Aggregato B I – Immobilizzazioni immateriali secondo i principi contabili OIC: 1. Costi di impianto e ampliamento (voce BI1)

  • Comprendono spese legate alla costituzione e all’avvio dell’impresa, non a impianti fisici.
  • Possono includere:
    • Costi per atto costitutivo, licenze, consulenze.
    • Spese di “start-up” (personale, formazione, allacciamenti, riadattamenti).
    • Spese per ampliamenti straordinari (fusioni, scissioni, nuovi rami d’impresa). 2. Costi di sviluppo (voce BI2)
  • Solo i costi di sviluppo possono essere capitalizzati, non quelli di ricerca o pubblicità (riforma D.Lgs. 139/2015).
  • Condizioni per la capitalizzazione:
    • Progetto definito, misurabile, tecnicamente fattibile.
    • Disponibilità di risorse.
    • Prospettive di redditività futura.
  • IAS 38 distingue:
    • Ricerca: conoscenza teorica, non capitalizzabile.
    • Sviluppo: prototipi, impianti pilota, strumenti innovativi → capitalizzabili se soddisfano i requisiti. 3. Diritti di brevetto e opere dell’ingegno (BI3)
  • Comprendono:
    • Brevetti industriali, licenze d’uso, software acquistato o prodotto internamente.
    • Know-how giuridicamente tutelato. 4. Concessioni, licenze, marchi e diritti simili (BI4)
  • Include:
    • Concessioni su beni pubblici o attività regolamentate.
    • Licenze commerciali, marchi, know-how non brevettato. 5. Avviamento (BI5)
  • Costo extra pagato per l’acquisto di un’azienda, legato alla sua capacità di generare utili futuri. 6. Immobilizzazioni immateriali in corso e acconti (BI6)
  • Riguardano costi sostenuti per beni immateriali non ancora completati e anticipi a fornitori. 7. Altre immobilizzazioni immateriali (BI7)
  • Voce residuale per costi non classificabili altrove, es.:
    • Migliorie su beni di terzi.
    • Usufrutto su azioni.
    • Software sviluppato internamente per uso proprio. L’aggregato BII dello stato patrimoniale civilistico racchiude le immobilizzazioni materiali in cinque voci principali: 1. Terreni e fabbricati: includono terreni di vario tipo, fabbricati industriali, civili (anche non strumentali) e costruzioni leggere come baracche o tettoie. 2. Impianti e macchinari: comprendono impianti generici (non specifici per l’attività), specifici (legati alla produzione), altri impianti e macchinari automatici o semiautomatici. 3. Attrezzature industriali e commerciali: strumenti di supporto alla produzione o alla vendita, tra cui attrezzi, utensili, equipaggiamenti. 4. Altri beni: categoria residuale per beni non esplicitamente classificati dal legislatore, come mobili, arredi, macchine d’ufficio, automezzi, migliorie su beni di terzi, imballaggi riutilizzabili, ecc. Essendo una voce eterogenea, è necessario un adeguato dettaglio nella nota integrativa per rispettare i criteri di chiarezza e correttezza del bilancio. 5. Immobilizzazioni in corso e acconti: comprendono opere in corso (commesse interne) e anticipi ai fornitori per immobilizzazioni.

Immobilizzazioni finanziarie e attivo circolante

Le immobilizzazioni materiali devono essere iscritte al netto del fondo ammortamento, ma spesso nei bilanci si riportano solo i valori netti, riducendo la trasparenza informativa. L’aggregato BIII riguarda le immobilizzazioni finanziarie, dettagliate in:

  • Partecipazioni (in controllate, collegate, controllanti, ecc.)
  • Crediti (con medesima distinzione)
  • Altri titoli e strumenti finanziari derivati attivi. È prevista una dettagliata analisi dei rapporti infra-gruppo e l’obbligo di distinguere i crediti esigibili entro l’anno. La classificazione delle partecipazioni tra attivo immobilizzato o circolante dipende dalla destinazione gestionale (duratura o meno), con impatti informativi rilevanti. Tale classificazione può variare nel tempo, ma richiede giustificazione e decisione formale dell’organo amministrativo. Infine, nelle immobilizzazioni finanziarie devono anche essere iscritti premi assicurativi versati per copertura TFR, trattati come crediti rivalutabili secondo il principio di competenza.

C – Attivo circolante C I – Rimanenze Suddivise in base allo stadio di lavorazione: 1. Materie prime, sussidiarie e di consumo 2. Prodotti in corso di lavorazione e semilavorati 3. Lavori in corso su ordinazione 4. Prodotti finiti e merci 5. Acconti a fornitori (solo se relativi a beni e non a servizi) Secondo il principio OIC 13:

  • Le rimanenze includono anche merci, semilavorati, materie e prodotti finiti.
  • Gli acconti a fornitori di servizi non vanno in C I 5, ma in C II 5 (altri crediti). C II – Crediti Con separata indicazione degli importi esigibili oltre l’esercizio successivo: 1. Verso clienti 2. Verso imprese controllate 3. Verso imprese collegate 4. Verso controllanti 5. Verso imprese sottoposte al controllo delle controllanti 5-bis. Crediti tributari 5-ter. Imposte anticipate 5-quater. Verso altri Necessaria distinzione tra:
  • Crediti per fatture emesse e da emettere
  • Rapporti infragruppo vs esterni, distinguendo anche tra natura commerciale e finanziaria C III – Attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni 1. Partecipazioni in imprese controllate, collegate, controllanti, altre 2. Strumenti finanziari derivati attivi 3. Altri titoli I derivati: strumenti complessi il cui valore dipende da un “sottostante” (es. un’azione, un tasso).
  • Usati per: copertura, speculazione, arbitraggio
  • Il loro valore è legato a scenari futuri, da stimare con modelli matematici (pay-off) C IV – Disponibilità liquide 1. Depositi bancari e postali 2. Assegni 3. Denaro e valori in cassa Secondo OIC 14:
  • Se un deposito vincolato è di lunga durata e non si intende usarlo, va iscritto tra le immobilizzazioni finanziarie e non tra le liquidità. D – Ratei e risconti attivi Comprendono costi e ricavi comuni a più esercizi, anche pluriennali. Il D.Lgs. 127/91 chiarisce che:
  • I ratei/risconti variano nel tempo.
  • Non vanno più usati per fatture da emettere o da ricevere, che devono essere riportate in:
    • Crediti v/clienti (C II 1) per fatture da emettere
    • Debiti v/fornitori (D 6) per fatture da ricevere

Passivo e patrimonio netto

PASSIVO – Struttura sintetica 1. A) Patrimonio netto 2. B) Fondi per rischi e oneri 3. C) Fondo TFR 4. D) Debiti 5. E) Ratei e risconti passivi A differenza dell’attivo, la parte passiva non prevede una riclassificazione analitica, ma una aggregazione terminologica delle voci (fondi, debiti, TFR, ecc.). Patrimonio netto (voce A) È suddiviso in 10 poste fisse contrassegnate da numeri romani (da I a X), che non possono essere modificate nei titoli o nella composizione: 1. Capitale 2. Riserva da sovrapprezzo azioni 3. Riserva da rivalutazione 4. Riserva legale 5. Riserve statutarie 6. Altre riserve (distintamente indicate) 7. Riserve per operazioni di copertura su flussi finanziari attesi 8. Utili (perdite) portati a nuovo 9. Utile (perdita) d’esercizio 10. Riserva negativa per azioni proprie in portafoglio Questa rigidità complica la riclassificazione delle voci non previste, come “soci c/aumento capitale sociale”, che devono essere forzatamente incluse nella voce I (capitale), anche se non lo rappresentano pienamente. Per rendere comunque informativo il bilancio, si consiglia di specificare i sottoconti del capitale con numeri arabi. Perdita d’esercizio Ora deve essere iscritta direttamente nel patrimonio netto, con segno negativo, ponendo fine a pratiche fuorvianti come la registrazione tra le attività. Questa modalità aumenta la trasparenza informativa, evitando la sovrastima del patrimonio netto. Fondi per rischi e oneri (voce B) Riguarda solo accantonamenti per perdite o debiti di natura determinata, certi o probabili ma con importo o data incerti. Non possono essere usati per rettificare attività (quelle si detraggono direttamente) né per rischi generici. Contiene quattro voci: 1. Trattamento di quiescenza e obblighi similari 2. Fondo imposte (solo per imposte probabili o di ammontare incerto, non per debiti certi come IRES/IRAP, che vanno in D 11) 3. Strumenti finanziari derivati passivi 4. Altri fondi (es. fondo buoni sconto, concorsi a premio, garanzie su prodotti) Trattamento di Fine Rapporto (voce C) L’importo deve essere calcolato secondo art. 2120 c.c., al netto delle somme da pagare a breve per contratti cessati, che vanno iscritte nei debiti (voce D 13). Debiti (voce D) Suddivisi in 13 categorie, tra cui:

  • Obbligazioni e obbligazioni convertibili
  • Debiti verso banche, fornitori, istituti previdenziali
  • Debiti infragruppo (verso controllate, collegate, controllanti, sottoposte a controllo comune)
  • Debiti tributari (voce D 11)
  • Altri debiti Ratei e risconti passivi (voce E) Valgono le stesse regole dei ratei e risconti attivi: servono a rilevare costi o ricavi di competenza ma non ancora manifestati finanziariamente.

Conti d’ordine Non sono più indicati in calce allo stato patrimoniale (art. 2424 c.c., comma soppresso), ma ora vanno riportati nella nota integrativa (art. 2427, n. 9). Servono a rappresentare eventi fuori bilancio, come:

  • Rischi e impegni dell’impresa
  • Garanzie prestate o ricevute
  • Beni di terzi in azienda o viceversa Non si rappresentano nei conti d’ordine eventi già rilevati nel bilancio. Gli importi devono comunque essere comunicati, soprattutto in caso di fidejussioni, anche con altri garanti (co-fidejussioni).

Capitolo 2 — Conto economico civilistico ed esercizi di classificazione

Struttura del conto economico civilistico

Il legislatore italiano ha scelto per il conto economico civilistico una struttura scalare basata su costi, ricavi e variazioni delle rimanenze, con classificazione per origine dei costi, anziché per destinazione. Questa scelta, ribadita con la Direttiva UE 34/13 e sancita dal principio contabile OIC 12, mira a evitare un carico eccessivo per le imprese, che altrimenti dovrebbero riclassificare i costi sia per natura che per destinazione. La classificazione per origine implica che i costi siano rilevati in base alla loro natura indipendentemente dall’uso finale. Ad esempio, la formazione dei dipendenti non va collocata tra i “costi del personale” ma rilevata per natura come spesa per servizi. Una classificazione errata può compromettere la validità del bilancio. Il formato scalare consente una lettura più articolata rispetto alla vecchia struttura a sezioni contrapposte, ma la composizione degli aggregati A (valore della produzione) e B (costi della produzione) presenta limiti informativi per l’analisi gestionale. Ad esempio, la differenza A-B non coincide con il Reddito Operativo della Gestione Caratteristica (ROGC), che invece deriva dalla contrapposizione tra ricavi e costi caratteristici dell’attività propria dell’impresa, escludendo gestioni finanziaria, patrimoniale, tributaria e non tipiche. Per ottenere una rappresentazione utile alla gestione, le imprese spesso riclassificano il conto economico secondo lo schema “costo del venduto e ricavi”, più vicino alla logica gestionale. Questa operazione richiede una conoscenza approfondita del settore e l’uso di criteri convenzionali per la ripartizione dei costi comuni. Con la riforma del D.Lgs. 139/2015, è stata eliminata la distinzione tra componenti ordinari e straordinari del reddito, in linea con i principi contabili internazionali (IAS), secondo i quali ogni provento o onere è considerato ordinario. I vecchi oneri e proventi straordinari vanno ora allocati nelle voci A5 (altri ricavi e proventi) o B14 (oneri diversi di gestione), salvo abbiano natura finanziaria (in tal caso vanno nella sezione C del conto economico). Per le imposte degli esercizi precedenti, la dottrina è divisa: alcuni propongono la voce 20, altri B14 come sopravvenienze passive.

Per comprendere appieno il significato economico e giuridico delle voci degli aggregati A e B del conto economico, si richiamano le indicazioni dell’OIC 12 in riferimento all’art. 2425 c.c., aggiornate con le modifiche introdotte dal D.Lgs. 139/15:

Aggregato A: Valore della produzione 1. Ricavi delle vendite e delle prestazioni (voce A1) Devono essere rilevati per competenza e al netto di resi, sconti commerciali, abbuoni, premi e imposte. Gli sconti finanziari vanno invece alla voce C17. Sono inclusi anche i ricavi occasionali da vendita di materie o semilavorati acquistati per la produzione. 2. Variazioni delle rimanenze di prodotti, semilavorati e finiti (voce A2) La voce assume valore positivo se le rimanenze finali superano le iniziali, negativo nel caso contrario. I semilavorati devono derivare da una lavorazione interna all’impresa; se acquistati, le variazioni vanno rilevate nella voce B11. 3. Variazione dei lavori in corso su ordinazione (voce A3) Riguarda le variazioni delle rimanenze relative a commesse pluriennali, da calcolare come al punto 2. Anche lavori di durata annuale possono rientrare. 4. Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni (voce A4) Comprende costi interni (es. personale, ammortamenti) o esterni (es. materie) capitalizzati e iscritti tra le immobilizzazioni. Gli importi devono già figurare tra i costi della produzione (aggregato B). Gli interessi passivi capitalizzati vanno inclusi qui, non nella voce C17, e specificati nella nota integrativa. 5. Altri ricavi e proventi (voce A5) Questa voce include diverse tipologie di proventi, estranei alla gestione finanziaria e alla gestione caratteristica, ma comunque rilevanti per la determinazione del reddito d’esercizio: a) Gestioni accessorie Ricavi derivanti da attività non principali, come fitti attivi, canoni, royalties e redditi da aziende agricole. b) Plusvalenze ordinarie Derivano dalla cessione di beni strumentali, anche in assenza di fisiologicità (es. per riconversioni produttive). Sono escluse le plusvalenze su titoli o partecipazioni (già incluse nelle voci C15 e C16). c) Sopravvenienze attive Proventi derivanti da stime corrette senza errore (es. fondi rischi risultati eccedenti rispetto al fabbisogno effettivo). d) Altri proventi non finanziari Comprendono rimborsi spese, penali addebitate ai clienti, caparre acquisite. e) Contributi in conto esercizio Riguardano contributi erogati da enti pubblici o privati, derivanti da leggi o contratti, che devono essere iscritti per competenza se relativi a ricavi della gestione caratteristica o accessoria (non finanziaria). Anche i contributi legati a eventi eccezionali (es. calamità naturali) vanno qui rilevati. Se i contributi sono riferiti a crediti esigibili oltre i 12 mesi, è necessario scorporare la componente finanziaria (interessi attivi impliciti), da portare in rettifica alla voce A1.

Valore della produzione e componenti straordinari

Analogo scorporo di interessi passivi va effettuato per i debiti commerciali con scadenza superiore ai 12 mesi, come previsto dal Documento OIC n. 19, par. M.X. Non si effettua attualizzazione nei casi esclusi dai documenti OIC nn. 15 e 19. f) Plusvalenze da operazioni straordinarie

  • Conferimenti di aziende o rami d’azienda, fusioni, scissioni o altre operazioni societarie.
  • Cessioni o permute di partecipazioni rilevanti o titoli a reddito fisso immobilizzati.
  • Operazioni di ristrutturazione, ridimensionamento o riconversione produttiva.
  • Espropri o nazionalizzazioni. g) Plusvalenze da cessioni immobiliari Derivano dalla vendita di immobili civili o beni non strumentali all’attività produttiva e non afferenti alla gestione finanziaria. Includono anche il valore attribuito a immobilizzazioni materiali acquisite gratuitamente. h) Plusvalenze e rivalutazioni Include ogni tipo di rivalutazione contabile che non rientri nella gestione ordinaria. i) Sopravvenienze attive da fatti eccezionali o estranei alla gestione Esempi: liberalità ricevute (in denaro o natura), caparre acquisite definitivamente, indennità per rotture contrattuali. l) Componenti di reddito relativi a esercizi precedenti
  • Rettifiche per omissioni o errori contabili di esercizi passati.
  • Errori derivanti dall’applicazione di principi contabili non corretti (es. omissione accantonamenti, errata capitalizzazione).
  • Rettifiche per sconti, abbuoni, resi o premi relativi a operazioni di esercizi precedenti.
  • Contributi in conto capitale riferiti a quote di esercizi precedenti.
  • Variazioni per rettifiche di stime contabili, soggette per loro natura a revisione. m) Componenti derivanti da mutamenti nei principi contabili adottati Effetti reddituali legati al cambiamento dei criteri contabili (es. passaggio da LIFO a FIFO nella valutazione del magazzino).

Aggregato B: Costi della produzione B6) Costi per materie prime, sussidiarie, di consumo e merci

  • Include anche imballaggi d’uso, beni per mense, asili, circoli ricreativi (vestiario, cibo, farmaci, regali).
  • Valori netti da resi, sconti non finanziari, abbuoni e premi.
  • Costi accessori (trasporto, assicurazione) inclusi solo se compresi nel prezzo d’acquisto; altrimenti, voce B7.
  • Le imposte detraibili (es. IVA) vanno escluse, quelle non detraibili vanno incluse.
  • Comprende costi certi (da fattura) e stimati (se accertati). B7) Costi per servizi
  • Riguarda servizi acquisiti dall’impresa, come:
    • Trasporti e assicurazioni (se non inclusi in B6)
    • Utenze (energia, acqua, telefono ecc.)
    • Viaggi, manutenzioni, consulenze, pubblicità, provvigioni, pulizie, vigilanza
    • Costi per personale esterno o distaccato
    • Servizi legati al personale: mense gestite da terzi, buoni pasto, corsi, vitto/alloggio
    • Oneri bancari non finanziari: cassette sicurezza, commissioni, factoring, valutazioni immobili ecc.
  • Dubbi tra B7 e B14 (oneri diversi di gestione) risolti con la Nota Integrativa. B8) Costi per godimento di beni di terzi
  • Canoni e corrispettivi per utilizzo di beni materiali e immateriali:
    • Affitti, leasing operativo, royalties, marchi, software, concessioni
    • Anche usufrutto, enfiteusi, diritto di superficie B9) Costi per il personale a) Salari e stipendi: comprensivi di straordinari, indennità, premi, ferie non godute, ecc. b) Oneri sociali: contributi a INPS, INAIL ecc., al netto di quelli “fiscalizzati”. c) TFR: accantonamenti maturati nell’esercizio, anche per rapporti cessati. d) Trattamenti di quiescenza e simili: fondi previdenziali integrativi diversi dal TFR.
  • Accantonamenti a fondi agenti e collaboratori vanno in B7. e) Altri costi: solo se non collocabili altrove (es. prepensionamenti, borse di studio, oneri sociali diretti ai dipendenti).
  • I costi per mensa, corsi, ecc. vanno in B7, non in B9. 10) Ammortamenti e svalutazioni Questa voce comprende: a) Ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali: si riferiscono alla ripartizione sistematica, secondo piani razionali e motivati, del costo delle immobilizzazioni immateriali lungo la loro vita utile. Devono essere effettuati nel rispetto dei principi di prudenza e competenza. b) Ammortamenti delle immobilizzazioni materiali: come per le immateriali, il valore delle immobilizzazioni materiali va

Costi della produzione

ripartito sistematicamente lungo la durata utile stimata, tenendo conto dell’usura fisica, dell’obsolescenza tecnica e delle normative. c) Altre svalutazioni delle immobilizzazioni: comprendono svalutazioni diverse dagli ammortamenti, da effettuarsi quando il valore recuperabile di un bene risulta inferiore al valore netto contabile. d) Svalutazioni dei crediti compresi nell’attivo circolante e delle disponibilità liquide: si rilevano le svalutazioni effettuate per adeguare i valori contabili a quelli di presunto realizzo, nel rispetto del principio della prudenza. 11) Variazioni delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci Questa voce rappresenta la differenza tra il valore delle rimanenze iniziali e finali. Se le rimanenze finali sono maggiori delle iniziali, la variazione sarà negativa (costo); se sono minori, la variazione sarà positiva (minore costo). La valutazione deve rispettare i criteri di legge e gli OIC. 12) Accantonamenti per rischi Comprende gli accantonamenti a fondi per rischi futuri e incerti, connessi a fatti di gestione dell’esercizio o di esercizi precedenti, già noti alla data di chiusura del bilancio, ma di cui non è certo l’importo o la data di manifestazione. È richiesto un ragionevole grado di attendibilità nella stima. 13) Altri accantonamenti Include accantonamenti diversi da quelli per rischi (voce 12) o dal trattamento di fine rapporto (voce 9c). Si tratta ad esempio di accantonamenti a fondi per oneri futuri derivanti da contratti onerosi, contenziosi legali, manutenzioni programmate, ecc. 14) Oneri diversi di gestione Comprende tutti i costi di gestione non classificabili nelle voci precedenti. Esempi: – perdite su crediti non coperte da precedenti svalutazioni, – multe, ammende, sanzioni, – sopravvenienze passive non ordinarie, – contributi e liberalità a fondo perduto, – minusvalenze da cessione di beni strumentali, – donazioni, – spese di rappresentanza non capitalizzabili. Questa voce può contenere anche costi atipici, di natura straordinaria ma connessi comunque alla gestione ordinaria dell’impresa. Va sempre garantita un’adeguata descrizione nella nota integrativa.

Aggregato C: Proventi e oneri finanziari 15) Proventi da partecipazioni Rilevati per competenza e suddivisi in sottovoci per:

  • imprese controllate,
  • collegate,
  • imprese sottoposte al controllo di queste ultime. Riguardano partecipazioni iscritte sia nelle immobilizzazioni finanziarie sia nell’attivo circolante. Comprendono:
  • Dividendi (al lordo di ritenute e crediti d’imposta): rilevati nell’esercizio della delibera di distribuzione; per controllate, anticipabili all’esercizio di maturazione, se il bilancio è già stato approvato.
  • Plusvalenze da alienazione di partecipazioni nell’attivo circolante.
  • Utili distribuiti da joint-venture e consorzi.
  • Utili in natura, anche in sede di liquidazione. Proventi diversi dai dividendi vanno spiegati in nota integrativa (art. 2427 c.c.). 16) Altri proventi finanziari a) Da crediti iscritti nelle immobilizzazioni
  • Interessi attivi maturati nell’esercizio (netti dei risconti) su crediti dell’attivo immobilizzato, anche con indicizzazione e aggi su prestiti concessi.
  • Da suddividere in sottovoci se riguardano: controllate, collegate, controllanti o loro controllate. b) Da titoli nelle immobilizzazioni che non sono partecipazioni
  • Interessi maturati su titoli a reddito fisso (es. CCT, BTP), compresi quelli senza cedola (zero coupon) secondo il DOC n. 20 OIC. c) Da titoli nell’attivo circolante che non sono partecipazioni
  • Interessi su titoli di tesoreria destinati a frequente negoziazione, incluse indicizzazioni e disaggi di emissione. d) Proventi diversi (non inclusi in C15 o precedenti C16):
  • Utili da associazioni in partecipazione e cointeressenze.
  • Interessi su conti e depositi bancari.
  • Interessi di mora, dilazioni a clienti.
  • Interessi su crediti verso Stato, dipendenti, enti previdenziali.
  • Sconti finanziari attivi (non in fattura).
  • Plusvalenze da titoli a reddito fisso iscritti nell’attivo circolante.

Proventi e oneri finanziari

  1. Interessi e altri oneri finanziari Comprende tutti gli oneri finanziari di competenza dell’esercizio, al netto dei risconti, non straordinari. Esempi:
    • Interessi e sconti passivi su finanziamenti bancari, commissioni, spese bancarie.
    • Differenze negative da indicizzazione.
    • Interessi su dilazioni da fornitori e di mora.
    • Sconti finanziari passivi non indicati in fattura.
    • Perdite su cambi (maturate o realizzate).
    • Quote di competenza su disaggi di emissione di prestiti o obbligazioni.
    • Minusvalenze su titoli a reddito fisso e partecipazioni circolanti. Include anche oneri finanziari capitalizzati. Suddivisa in sottovoci per: controllate, collegate, controllanti. Nota integrativa: dettaglio su prestiti obbligazionari, debiti verso banche, altri soggetti e oneri capitalizzati. Contributi pubblici/privati (es. Legge Sabatini):
    • Se nello stesso esercizio: riducono la voce C17.
    • Se successivi: iscritti in C16d.

17-bis) Utili e perdite su cambi Rilevati senza distinzione di operazione: includono utili/perdite realizzati o da valutazioni per effetto della variazione del tasso di cambio tra il momento della registrazione e quello di chiusura.

Aggregato D: Rettifiche di valore di attività e passività finanziaria 18) Rivalutazioni (Rettifiche positive di attività finanziarie) Ripristini di valore entro i limiti delle precedenti svalutazioni, se ne sono venute meno le cause (art. 2426, c. 1). Non includono rivalutazioni monetarie (che incidono sul patrimonio netto e non transitano nel conto economico). Sottovoci:

  • a) Partecipazioni
  • b) Immobilizzazioni finanziarie non partecipazioni
  • c) Titoli dell’attivo circolante non partecipazioni
  • d) Strumenti finanziari derivati 19) Svalutazioni (Rettifiche negative di attività finanziarie) Riguardano ogni svalutazione di attività finanziarie per perdite durevoli di valore. Sottovoci:
  • a) Partecipazioni
  • b) Immobilizzazioni finanziarie non partecipazioni
  • c) Titoli dell’attivo circolante non partecipazioni
  • d) Strumenti finanziari derivati Obiettivo della suddivisione analitica delle voci C e D:
  • Evidenziare i rapporti infragruppo, economici e patrimoniali.
  • Evitare che rapporti tra imprese del gruppo siano nascosti o poco trasparenti. 20) Imposte sul reddito Comprende le imposte dirette (IRPEF, IRES, IRAP) di competenza dell’esercizio. Sottovoci:
  • 20a) Imposte correnti: ammontare dei tributi correnti (anche per ritenuta o saldo), contropartita in SP: fondo imposte (B2a) o debiti tributari (D11).
  • 20b) Imposte differite: rilevate con contropartita il fondo imposte differite (B2b), secondo DOC n. 19 OIC.
  • 20c) Imposte anticipate: con contropartita attiva nello SP. Le imposte di competenza si determinano così: correnti + differite – anticipate. 21) Utile (o perdita) d’esercizio Risultato finale del conto economico: somma algebrica di tutti i componenti positivi e negativi di reddito precedenti.

Esercizi su valore e costi della produzione

Impresa Alfa

Classificare le voci negli aggregati A e B del conto economico civilistico.

Costi e componenti negativiImportoRicavi e componenti positiviImporto
Rimanenze iniziali materie prime100Ricavi di vendita2.000
Acquisti materie prime1.000Costruzioni interne: impianti200
Rimanenze iniziali semilavorati acquistati50Costruzioni interne: fabbricati civili10
Rimanenze iniziali prodotti finiti80Rimanenze finali materie prime90
Utenze200Rimanenze finali semilavorati acquistati80
Rimanenze iniziali semilavorati prodotti10Rimanenze finali prodotti finiti100
Minusvalenza cessione impianto20Rimanenze finali semilavorati prodotti40
Minusvalenza cessione ramo d’azienda40Sopravvenienza attiva da errore nel fondo rischi20
Svalutazione titoli40Rivalutazione partecipazioni30
Imposte10Sopravvenienze attive5
Affitti passivi300
GrandezzaValore
Totale A2.285
Totale B1.540
Differenza A − B745

Impresa Beta

Ripetere la classificazione distinguendo correttamente variazioni delle rimanenze, resi, sconti e componenti finanziari.

Costi e componenti negativiImportoRicavi e componenti positiviImporto
Acquisti materie prime300Ricavi per prestazioni4.000
Rimanenze iniziali materie prime20Ricavi da sottoprodotti e scarti500
Bolletta ENEL40Rimanenze finali materie prime35
Svalutazione titoli60Rivalutazione partecipazioni56
Affitti passivi30Affitti attivi200
Sopravvenienza passiva da furto5Plusvalenza vendita impianti40
Sopravvenienza passiva da errore di calcolo15Rimanenze finali prodotti finiti10
Rimanenze iniziali prodotti finiti40Rimanenze finali prodotti in corso15
Rimanenze iniziali prodotti in corso5Costruzioni interne: impianti8
Imposte dell’esercizio precedente15Rimanenze finali semilavorati acquistati20
Rimanenze iniziali semilavorati acquistati8Costruzioni interne: fabbricati10
Rimanenze iniziali semilavorati prodotti15Sopravvenienza attiva da sovrastima di un onere futuro6
Ammortamento brevetti8Interessi attivi20
Oneri finanziari200Ricavi di vendita5.000
Resi su vendite25Resi su acquisti7
Sconti passivi su vendite10Sconti attivi su acquisti3
GrandezzaValore
Totale A9.694
Totale B361
Differenza A − B9.333

Soluzioni degli esercizi iniziali

La colorazione della fonte originaria distingueva le voci da assegnare ad A e B. Nel manuale web il risultato viene riportato in forma tabellare, mentre i dati analitici restano nella sezione precedente.

ImpresaAggregato AAggregato BA − B
Alfa2.2851.540745
Beta9.6943619.333

Per controllare la soluzione bisogna considerare il segno economico delle variazioni di rimanenze, trattare resi e sconti come rettifiche della voce cui si riferiscono e non confondere le costruzioni interne con ricavi di vendita.

Esercizi di classificazione civilistica

Classificare le seguenti voci negli aggregati A e B del conto economico civilistico.

Costi e componenti negativiImportoRicavi e componenti positiviImporto
Rimanenze iniziali materie prime100Rimanenze finali materie prime23
Rimanenze iniziali semilavorati prodotti200Rimanenze finali semilavorati acquistati3
Rimanenze iniziali merci300Rimanenze finali prodotti finiti5
Rimanenze iniziali prodotti finiti400Rimanenze finali materie sussidiarie7
Provvigioni20Ricavi di vendita8.000
Acquisti merci2.300Interessi attivi su conto corrente56
Energia elettrica34Ricavi da scarti di lavorazione788
Affitti passivi45Costruzioni interne: fabbricati45
Canoni leasing24Costruzioni interne: fabbricati civili78
Oneri finanziari33Costruzioni interne: impianti89
Acquisti materie prime55Interessi attivi su BOT23
Sopravvenienza passiva da errore di valutazione fondo67Affitti attivi155
Sopravvenienza passiva da furto12Plusvalenza cessione mobili354
Sopravvenienza passiva da errore di calcolo23Plusvalenza cessione attrezzature45
Ammortamenti impianti45Plusvalenza cessione impianti obsoleti67
Accantonamento fondo garanzia13Dividendi da partecipazioni89
Salari3.000Rivalutazione titoli10
Minusvalenza cessione ramo d’azienda399
Contributi sociali355
TFR455
Minusvalenza cessione fabbricati39
Imposte di esercizi precedenti78
Imposte dell’esercizio89
Svalutazione partecipazioni10
Acquisti semilavorati400
RisultatoImporto
Totale costi8.496
Totale ricavi9.837
Utile1.341
Totale a pareggio9.837
Totale A9.026
Totale B7.653
A − B1.373

Soluzioni guidate

La soluzione della fonte originaria usava il rosso per l’aggregato A e il verde per l’aggregato B. Il riepilogo numerico è:

Totale costiTotale ricaviUtileTotale a pareggioABA − B
8.4969.8371.3419.8379.0267.6531.373

La tabella analitica dell’esercizio precedente conserva tutte le voci necessarie per verificare la classificazione.

Esercizio di classificazione n. 1

Classificare le voci e determinare risultato civilistico e differenza A − B.

Costi e componenti negativiImportoRicavi e componenti positiviImporto
Rimanenze iniziali semilavorati acquistati1Ricavi per prestazioni conto terzi1.000
Rimanenze iniziali materie prime100Rimanenze finali materie prime23
Rimanenze iniziali semilavorati prodotti200Rimanenze finali semilavorati acquistati3
Rimanenze iniziali merci300Rimanenze finali prodotti finiti5
Rimanenze iniziali prodotti finiti400Rimanenze finali materie sussidiarie7
Provvigioni20Ricavi di vendita8.000
Acquisti merci2.300Interessi attivi su conto corrente56
Energia elettrica34Ricavi da scarti di lavorazione788
Affitti passivi45Costruzioni interne: fabbricati45
Canoni leasing24Costruzioni interne: fabbricati civili78
Oneri finanziari33Costruzioni interne: impianti89
Acquisti materie prime55Interessi attivi su BOT23
Sopravvenienza passiva da errore di valutazione fondo67Affitti attivi155
Sopravvenienza passiva da furto12Plusvalenza cessione mobili vecchi354
Sopravvenienza passiva da errore di calcolo fondo23Plusvalenza cessione attrezzature45
Ammortamenti impianti45Plusvalenza cessione impianti obsoleti67
Accantonamento fondo garanzia prodotti13Dividendi da partecipazioni89
Salari3.000Rivalutazione partecipazioni10
Minusvalenza cessione ramo d’azienda399
Contributi sociali355
TFR455
Minusvalenza cessione fabbricati39
Imposte dell’esercizio78
Imposte dell’esercizio89
Acquisti semilavorati400
Svalutazione titoli10
Totale costiTotale ricaviUtileTotale a pareggioABA − B
8.49710.8372.34010.83710.0267.6542.372

Esercizio di classificazione n. 2

Classificare ogni voce nel conto economico civilistico e calcolare gli aggregati richiesti.

Costi e componenti negativiImportoRicavi e componenti positiviImporto
Rimanenze iniziali materie prime233Rimanenze finali materie prime12
Rimanenze iniziali materie sussidiarie45Rimanenze finali materie sussidiarie24
Rimanenze iniziali semilavorati acquistati444Rimanenze finali semilavorati acquistati46
Rimanenze iniziali semilavorati prodotti356Rimanenze finali semilavorati prodotti78
Rimanenze iniziali prodotti finiti123Rimanenze finali prodotti finiti99
Rimanenze iniziali merci366Rimanenze finali merci45
Oneri finanziari577Interessi attivi su titoli677
Bolletta telefonica400Ricavi di vendita prodotti finiti90.000
Bolletta ENEL700Ricavi da scarti5.000
Salari operai459Plusvalenza cessione mobili688
TFR123Plusvalenza cessione ramo d’azienda45
Svalutazione titoli455Interessi attivi su conti correnti35
Acquisti materie prime5.777Sopravvenienza attiva da donazione57
Acquisti semilavorati600Sopravvenienza attiva da errore di calcolo68
Resi su vendite10Sopravvenienza attiva da errore di valutazione fondo63
Sopravvenienza passiva da errore di calcolo34Costruzioni interne: impianti6
Sopravvenienza passiva da errore di valutazione fondo46Costruzioni interne: fabbricati7
Affitti passivi577Costruzioni interne: fabbricati civili99
Canoni leasing900Sconti attivi su acquisti35
Resi su acquisti47Rivalutazione partecipazioni1
Noleggio autoveicoli700Dividendi da partecipazioni24
Svalutazione titoli1
Minusvalenza cessione impianti588
Minusvalenza cessione ramo d’azienda600
Sopravvenienza passiva da furto789
Sopravvenienza passiva da incendio fabbricati233
Contributi sociali466
Oneri diversi di gestione590
Imposte sul reddito3.970
Sconti passivi su vendite455
Svalutazione partecipazioni578
Acquisti merci799
Totale costiTotale ricaviUtileTotale a pareggioABA − B
21.99497.15675.16297.15695.26615.26080.006

Esercizio di classificazione n. 3

Classificare le voci e verificare il risultato dell’esercizio.

Costi e componenti negativiImportoRicavi e componenti positiviImporto
Rimanenze iniziali materie prime300Rimanenze finali materie prime55
Rimanenze iniziali prodotti in corso1Rimanenze finali prodotti in corso8
Rimanenze iniziali semilavorati acquistati30Rimanenze finali semilavorati acquistati2
Rimanenze iniziali semilavorati prodotti5Rimanenze finali semilavorati prodotti4
Rimanenze iniziali merci15Rimanenze finali merci6
Rimanenze iniziali prodotti finiti40Rimanenze finali prodotti finiti8
Acquisti materie prime2.000Ricavi di vendita6.000
Minusvalenze ordinarie40Plusvalenza cessione mobili60
Minusvalenza cessione ramo d’azienda5Plusvalenza cessione impianti90
Sopravvenienza passiva da errore di calcolo9Sopravvenienze attive ordinarie10
Sopravvenienza passiva da errore di valutazione fondo18Sopravvenienza attiva da errore di calcolo200
Provvigioni80Affitti attivi59
Acquisti merci200Interessi attivi su titoli3
IRES500Interessi attivi su conto corrente4
IRAP80Costruzioni interne10
Affitti passivi95Plusvalenza cessione ramo d’azienda20
Svalutazione titoli20
Svalutazione partecipazioni10
Energia elettrica55
Telefonia8
Oneri finanziari9
Salari60
Contributi sociali40
TFR5
Totale costiTotale ricaviUtileTotale a pareggioABA − B
3.6256.5392.9146.5396.4232.8973.526

Esercizio di classificazione n. 4

Classificare le voci e determinare gli aggregati civilistici. Nella fonte il valore delle costruzioni interne di fabbricati non è leggibile: viene quindi segnalato senza inventarlo.

Costi e componenti negativiImportoRicavi e componenti positiviImporto
Rimanenze iniziali materie prime10Rimanenze finali materie prime1
Rimanenze iniziali materie sussidiarie11Rimanenze finali materie sussidiarie2
Rimanenze iniziali semilavorati acquistati23Rimanenze finali semilavorati acquistati3
Rimanenze iniziali semilavorati prodotti45Rimanenze finali semilavorati prodotti4
Rimanenze iniziali prodotti finiti22Rimanenze finali prodotti finiti5
Rimanenze iniziali merci34Rimanenze finali merci6
Acquisti materie prime56Sopravvenienza attiva da errore di calcolo7
Acquisti merci1.290Sopravvenienza attiva da errore di valutazione fondo8
Acquisti semilavorati234Sopravvenienza attiva da donazione9
Costi industriali diversi3Plusvalenza cessione attrezzature33
Affitti passivi5Sconti attivi su acquisti44
Bolletta ENEL7Ricavi da scarti23
Bolletta telefonica8Ricavi di vendita prodotti finiti5.900
Minusvalenza cessione attrezzature9Plusvalenza cessione impianti2
Canoni leasing22Resi su acquisti33
Contributi sociali45Plusvalenza cessione ramo d’azienda4
Imposte dell’esercizio66Plusvalenza cessione mobili5
Sconti passivi su vendite12Interessi attivi su titoli22
Salari operai4Interessi attivi su conti correnti78
Resi su vendite5Dividendi da partecipazioni45
Oneri finanziari6Costruzioni interne: fabbricati civili12
Oneri diversi di gestione7Costruzioni interne: impianti1
Ammortamento brevetti8Costruzioni interne: fabbricatiDato non leggibile nella fonte
Noleggio autoveicoli99
Minusvalenza cessione ramo d’azienda56
Minusvalenza cessione impianti2
Imposte sul reddito3
Sopravvenienza passiva da errore di valutazione fondo9
Sopravvenienza passiva da errore di calcolo7
Sopravvenienza passiva da incendio5
Consulenza commercialista44
Consulenza legale3
Ammortamento impianti2
Sopravvenienza passiva da furto1
Svalutazione partecipazioni5
Svalutazione titoli6
TFR7
Totale costiTotale ricaviUtileTotale a pareggioABA − B
2.1816.2474.0666.2475.9291.9224.007

Caso Impresa Pegaso

Conto economico

VoceClassificazione civilistica
Acquisto materie primeB6
Acquisto merciB6
Canoni leasingB8
Oneri finanziari su mutuoC17
Affitti passiviB8
Oneri finanziari su conto correnteC17
Minusvalenza cessione mobiliB14
Sopravvenienza passiva da sottostima del rischio ambientaleB14
Sopravvenienza passiva da incendioB14
Bolletta ENELB7
Bolletta telefonicaB7
Consulenza commercialistaB7
Rimanenze iniziali materie primeB11, con segno determinato dalla variazione
Sopravvenienza passiva da errore quantitativoB14
Prestazioni per conto terziA1
Plusvalenza cessione fabbricatiA5
Plusvalenza cessione ramo d’aziendaA5
Sopravvenienza attiva da donazioneA5
Sopravvenienza attiva da errore di valutazione di una causaA5
Sopravvenienza attiva da errore di calcoloA5
Rimanenze finali semilavoratiA2 se prodotti internamente; B11 se acquistati
Rimanenze finali prodotti finitiA2
Interessi attivi su conto correnteC16a o C16d, secondo natura
Plusvalenza non caratteristica per definizioneA5

Stato patrimoniale

VoceClassificazione civilistica
CassaC IV 3
MobiliB II 4
Anticipi a fornitori di brevettiB I 6
Clienti con scadenza a 700 giorniC II 1, indicando la quota oltre l’esercizio
Crediti finanziari con scadenza a 10 mesiC II 2, 3, 4, 5 o 5-quater secondo controparte
Crediti finanziari con scadenza a 10 anniB III 2 a, b, c o d; nell’ultimo anno va evidenziata la quota a breve
Anticipi a fornitori di materie primeC I 5
Crediti commerciali verso collegateC II 1
Partecipazioni in controllateB III 1 a oppure C III 1 secondo destinazione
Azioni proprie destinate alla vendita fra due anniVoce negativa del patrimonio netto (A X)
Obbligazioni emesseD1
Obbligazioni proprie da vendere entro due anniB III 3
Anticipi da clienti per contratti su prodotti finitiD6
Anticipi da clienti su contratti da rescindere con restituzioneD6
Anticipi da clienti su contratti da rescindere senza restituzioneD6
Titoli di Stato da vendere fra cinque anniB III 3
Titoli da vendere entro tre mesiC III 6

Classificazione delle poste patrimoniali

VoceClassificazione civilistica
Azioni proprie destinate alla vendita entro tre mesiA X, voce negativa del patrimonio netto
FabbricatiB II 1
Fabbricati civiliB II 1
Fondo garanzia prodottiB4
Fondo buoni premio e concorsoB4
Fondo imposteB2
Fondo TFRC

PARTE II — Riclassificazione per l’analisi gestionale

Capitolo 3 — Stato patrimoniale riclassificato secondo il criterio finanziario

Logica e limiti della riclassificazione

La riclassificazione determina gli aggregati sui quali vengono costruiti gli indici. Per questo una voce collocata in modo improprio non altera soltanto uno schema: può compromettere contemporaneamente liquidità, coperture, capitale investito, ROI e altre misure. Il criterio finanziario distingue breve e lungo periodo in base alla scadenza, ma nel sistema integrato occorre anche preservare la natura economica delle poste quando essa è necessaria per le analisi reddituali.

Criterio finanziario e macroaggregati

La riaggregazione finanziaria dei valori di bilancio, sia dello stato patrimoniale che del conto economico, è fondamentale per ottenere informazioni utili al processo decisionale aziendale. In particolare, l’analisi dello stato patrimoniale mira a valutare l’equilibrio finanziario dell’impresa attraverso una riclassificazione delle voci contabili secondo la loro natura finanziaria, ovvero sulla base della scadenza delle poste. A differenza del bilancio civilistico (non riclassificato), dove:

  • l’attivo è visto come l’insieme dei fattori produttivi dell’impresa,
  • il passivo come la somma di debiti e fondi,
  • il patrimonio netto come fondo di ricchezza, nella visione riclassificata finanziaria:
  • l’attivo è inteso come l’insieme delle entrate future di liquidità,
  • il passivo e patrimonio netto come uscite future di liquidità. La riclassificazione prevede una distinzione temporale delle voci, fondata su un orizzonte convenzionale di 12 mesi, così da distinguere:
  • Attivo a breve: entrate liquide entro 12 mesi
  • Attivo a lungo: entrate oltre i 12 mesi
  • Passivo a breve: uscite liquide entro 12 mesi
  • Passivo a lungo: uscite oltre i 12 mesi
  • Patrimonio netto: considerato a lungo termine, perché rilevante solo in vista della liquidazione (evento non oggetto di analisi gestionale) Per rendere l’analisi realmente efficace, è necessaria una ulteriore suddivisione in microaggregati, così da ottenere un dettaglio sufficiente per calcolare indici, flussi e valori utili a un sistema integrato di analisi e programmazione. Rispetto ad altri schemi di riclassificazione più semplici, questo approccio si distingue per la sua maggiore complessità e analiticità, ritenuta indispensabile per una comprensione profonda e per supportare concretamente le decisioni del management.

ATTIVO 31/12/N PASSIVO 31/12/N

ATTIVO A BREVE TERMINE PASSIVO A BREVE TERMINE

  1. Liquidità immediate 1. Passivo a breve finanziario
  2. Liquidità differite 2. Passivo a breve tributario ● Liq. diff. commerciali ● Liq. diff. finanziarie ● Liq. diff. tributarie ● Liq. diff. non caratteristiche
  3. Disponibilità 3. Passivo a breve non finanziario
  4. Attivo a breve patrimoniale
  5. Anticipi a fornitori commerciali

ATTIVO A LUNGO TERMINE PASSIVO A LUNGO TERMINE

  1. Attivo a lungo materiale 1. Passivo a lungo finanziario
  2. Attivo a lungo immateriale 2. Passivo a lungo tributario
  3. Attivo a lungo creditizio 3. Passivo a lungo non finanziario ● Att. cred. commerciale ● Att. cred. finanziario ● Att. cred. tributario ● Att. cred. non caratteristico
  4. Attivo a lungo patrimoniale PATRIMONIO NETTO

Voci a sé stanti Voci a sé stanti

CAPITALE INVESTITO TOTALE A PAREGGIO

Voci fondamentali per la riclassificazione

VOCI DA SAPERE A MEMORIA PER RICLASSIFICARE: Cassa Attivo a breve Liq. Immediate

Banca attiva Attivo a breve Liq immediate

Fitti attivi Conto ec

Interessi attivi Conto ec

Banca passiva Passivo a breve fin

Fitti passivi Conto ec

Rimanenze iniziali di merci Conto ec

Rimanenze finali di prodotti finiti Attivo a breve disponibilità

Obbligazioni emesse Passivo a breve fin, pass. a lungo fin

Obbligazioni proprie destinate a ri-vendita Attivo a breve pat, attivo a lungo pat

Obbligazioni acquistate Attivo a breve pat, attivo a lungo pat

Fondo tfr Passivo a breve non fin, pass. a lungo non fin

Fondo ammortamento impianti Detrazione attivo a lungo mat

Fondo ammortamento costi di impianto Det. Attivo a lungo imm

Fondo ammortamento terreni Non esiste

Fondo ammortamento software Det attivo a lungo imm

Fondo ammortamento imballaggi Det attivo a lungo mat (se imballaggi pluriennali). Se imballaggi non pluriennale, la voce non esiste

Fondo ammortamento materiale cancelleria Non esiste

Mutuo ventennale Pass a breve fin, pass. a lungo fin

Crediti finanziari con dilazione 50 gg Attivo a breve, liq diff fin

Crediti finanziari con dilazione 180 gg Attivo a breve, liq diff fin

Debiti finanziari con dilazione 800 gg Passivo a breve fin, passivo a lungo fin

Azioni proprie Detrazione pat netto

Obbligazioni proprie Detrazione pass a lungo fin, attivo a breve pat, attivo a lungo pat

Riserva acquisto azioni proprie Pat netto

Riserva azioni proprie in portafoglio Pat netto

Anticipi a clienti per servizi, contratto a buon fine Voce a sé stante in avere

Anticipi a fornitori di terreni civili Attivo a lungo pat, attivo a breve pat (anche se poco probabile)

Anticipi a fornitori commerciali, contratto oggetto di potenziale Voce a sé stante in dare rescissione, no restituzione anticipo

Capitale sociale interamente versato Pat netto

Capitale sociale non interamente versato Pat netto

Sopravvenienze passive da incendio impianti Conto ec

Sopravvenienze passive da incendio merce in magazzino Voce non esistente

Sopravvenienze passiva da allagamento fabbricato Conto ec

Terreni civili Attivo a breve pat, attivo a lungo pat

Terreni Attivo a lungo mat

Anticipi a fornitori di materie prime, contratto a buon fine V voce attivo a breve

Anticipi da clienti, di prodotti finiti contratto a buon fine Detrazione delle disponibilità, voce a sé stante avere (per eventuale importo superiore alle scorte)

Anticipo di imposte per un valore superiore ad debito tributario Voce a sé stante in dare, attivo a breve liq tributarie, attivo a lungo cred trib.

Debito verso inps Passivo a breve trib, passivo a lungo trib

Fondo svalutazione crediti Detrazione attivo a breve, liq diff commerciali, detrazione attivo a lungo credit. Comm.

Casi particolari di riclassificazione

Fondo cause in corso, la causa molto probabilmente verrà vinta Voce a sé stante in avere causa sentenza corte cassazione di caso analogo

Fondo imposte, con causa pendente sfavorevole Passivo a breve trib, passivo a lungo trib

Riserva legale Pat netto

Riserva rivalutazione terreni causa cambio di utilizzo (da agrario Pat netto a fabbricabile)

Riserva rivalutazione fabbricati causa rivalutazione area Pat netto

Riserva rivalutazione impianti causa inflazione Non esiste

Riserva rivalutazione terreni causa inflazione Non esiste

Crediti verso soci per VAD Detrazione pat netto

Debiti tributari Passivo a breve trib, passivo a lungo trib

Debiti verso fornitori scadenza a 90 gg Passivo a breve non fin

Debiti finanziari Passivo a breve fin, passivo a lungo fin

Crediti per vendita impianti Attivo a breve liq diff non car, attivo a lungo cred non car

Bot scadenza 1 anno no speculativi Attivo a breve pat

Titoli di stato straniero speculativi Attivo a breve pat

Partecipazioni speculative Attivo a breve pat

Utili esercizi precedenti Pat netto

Utile di esercizio Pat netto

Riserva straordinaria Pat netto

Mobili acquistati Attivo a lungo mat

Mobili ottenuti da donazione Attivo a lungo mat

Mobili ottenuti da apporto soci Attivo a lungo mat

Dividendi distribuiti Non esiste

Dividendi percepiti Conto economico

Anticipi da clienti per servizi, contratto probabile rescissione, Passivo a breve non fin obbligo restituzione anticipo entro due mesi

Anticipi a fornitori di fabbricati, contratto a buon fine Attivo a lungo mat

Rimanenze finali di materie prime con difficoltà di vendita Attivo a breve, disponibilità

Rimanenze finali di merci con difficoltà di vendita Attivo a breve, disponibilità

Rimanenze finali di merci la cui vendita è impossibile causa Non esiste obsolescenza del prodotto

Azionisti conto dividendi Passivo a breve non fin, passivo a lungo non fin

Crediti per vendita fabbricati Attivo a breve, liq diff non car., attivo a lungo creditizio non car

Crediti finanziari decennali Attivo a breve liq diff fin, attivo a lungo credit. Fin

Quota a breve mutuo decennale Passivo a breve fin

Capitale sociale annullato per esubero Non esiste


Capitolo 4 — Conto economico riclassificato a costo del venduto

Struttura del conto economico a costo del venduto

Il conto economico riclassificato a costo del venduto ordina i costi per funzione. Mostra, passaggio dopo passaggio, come i ricavi caratteristici vengono assorbiti dal costo del venduto e dagli altri costi operativi fino al reddito netto.

PassaggioCalcoloRisultato
Gestione industrialeRicavi caratteristici − costo del vendutoGross Profit
Gestione caratteristicaGross Profit − costi amministrativi − costi commerciali − ricerca e sviluppo − overheadGOP
Gestione operativa complessivaGOP ± gestione patrimoniale ± gestione finanziaria attivaRO
Gestione non operativaRO − oneri finanziari ± componenti non caratteristiciReddito ante imposte
Gestione tributariaReddito ante imposte − imposteReddito netto

GOP è il risultato operativo della gestione caratteristica; RO è il risultato operativo complessivo. La riclassificazione serve a capire in quale area della gestione si forma o si perde redditività.

Calcolo del costo del venduto

Il costo del venduto nasce sommando i costi industriali dei beni effettivamente venduti nel periodo. Per ogni categoria di scorte il consumo segue la stessa logica: ciò che era disponibile all’inizio, più ciò che è stato acquistato, meno ciò che rimane alla fine.

ComponenteCalcolo o elementi inclusiRuolo
Consumi di materie primeRI MP + acquisti MP − RF MPCosto dei materiali principali impiegati
Consumi di materie sussidiarieRI MS + acquisti MS − RF MSMateriali ausiliari consumati
Semilavorati acquistatiRI semilavorati acquistati + acquisti − RF semilavorati acquistatiComponenti comprati e impiegati nella produzione
Altri costi industriali direttiAmmortamenti produttivi + salari produttivi + TFR produttivo + energia + manutenzioni + servizi tecniciCosti direttamente riferibili alla produzione
Produzioni interne e lavorazioni− costruzioni interne + RI prodotti in corso − RF prodotti in corso + RI semilavorati prodotti − RF semilavorati prodottiRettifica i costi per determinare il prodotto completato
Prodotti finitiCosto del prodotto finito + RI prodotti finiti − RF prodotti finitiCosto dei prodotti finiti venduti
Merci+ RI merci + acquisti merci − RF merciCompleta il costo dei beni venduti senza trasformazione
Consumi=RI+Acquisti−RF

RI indica le rimanenze iniziali, RF le rimanenze finali, MP le materie prime e MS le materie sussidiarie. La formula si usa separatamente per categorie omogenee di scorte.

Costo del prodotto venduto=costo del prodotto finito+RI prodotti finiti−RF prodotti finiti+RI merci+acquisti merci−RF merci

I semilavorati di produzione sono trattati come prodotti in corso; le merci, invece, non subiscono trasformazioni e confluiscono direttamente nel costo del venduto. Un errore frequente è sommare le rimanenze finali: le rimanenze finali vanno sottratte perché non sono state consumate o vendute nel periodo.

Costruzioni interne e classificazione funzionale

Le costruzioni interne si riferiscono ai beni o servizi che un’azienda produce e utilizza per sé stessa, piuttosto che venderli a terzi. Ad esempio, un’azienda potrebbe sviluppare internamente macchinari, software, o infrastrutture necessarie alla propria attività operativa invece di acquistarli da fornitori esterni. Questi costi vengono contabilizzati come “attivi” nel bilancio, poiché rappresentano un investimento per l’azienda. Allo stesso tempo, le costruzioni interne riducono il Costo del Prodotto Venduto (o Cost of Sale), dato che non sono spese sostenute per beni acquistati ma piuttosto risorse già generate internamente.

  1. Costi amministrativi: Comprendono tutte le poste reddituali legate alla gestione amministrativa dell’impresa (es. stipendi del personale amministrativo, consulenze, spese legali, ecc.).
  2. Costi commerciali: Includono tutti i costi sostenuti per vendere i beni/servizi aziendali. Sono sia fissi (es. pubblicità), sia variabili (es. provvigioni ai venditori).
  3. Costi di ricerca e sviluppo: Non sono presenti in tutte le imprese. Riguardano solo quelle in cui la R&S ha un peso rilevante. Comprendono i costi per lo sviluppo di nuovi prodotti, innovazioni, prototipi, ecc.
  4. Overhead cost: Sono costi addebitati dalla casa madre alle filiali o controllate per attività di supporto generale.

    • Non hanno un vero impatto contabile per le filiali (sono “virtuali”)
    • Esistono solo nel conto economico riclassificato interno
    • Servono per valutazioni gestionali, non per il bilancio civilistico
    • Vengono ripartiti di solito in base al fatturato delle filiali
    • Causano una differenza tra il risultato del bilancio riclassificato e quello del bilancio ufficiale

Margine operativo lordo (MOL)

Il MOL misura la redditività operativa prima di ammortamenti e svalutazioni. Parte dai ricavi caratteristici e sottrae soltanto i costi operativi monetari della gestione corrente.

MOL=Ricavi caratteristici−costi operativi monetari caratteristici

Tra i costi operativi rientrano personale, materie, servizi, logistica, amministrazione, commerciali, ricerca e sviluppo e overhead correnti. Restano esclusi ammortamenti, svalutazioni, gestione finanziaria, gestione patrimoniale, componenti non caratteristici e imposte.

GOP=MOL−ammortamenti e svalutazioni della gestione caratteristica

Il MOL è utile per confrontare la forza operativa di imprese con politiche di ammortamento e strutture finanziarie diverse. Non coincide però con il flusso di cassa: ignora, tra l’altro, variazioni del capitale circolante, investimenti e imposte.

Capitolo 5 — Conto economico riclassificato a valore aggiunto

Logica del valore aggiunto

Riaggregazione a Valore Aggiunto: un approccio sociale all’impresa La riclassificazione del conto economico secondo il criterio del valore aggiunto ha un’utilità analitica limitata, ma introduce un’interessante visione dell’impresa, che possiamo definire “sociale”. Con questo approccio, si abbandona la prospettiva tradizionale centrata solo sul reddito d’impresa (cioè sul profitto per l’imprenditore), e si considera invece l’impresa come un luogo di creazione e distribuzione di ricchezza a favore di tutti i soggetti coinvolti nell’attività economica. Dalla visione del profitto alla visione della ricchezza condivisa In questo modello:

  • l’impresa non è solo uno strumento per generare utile per i soci,
  • ma è vista come un sistema che produce ricchezza complessiva, da redistribuire tra più soggetti che contribuiscono al funzionamento aziendale. Chi sono i destinatari della ricchezza prodotta? In base a questa visione, la ricchezza creata viene suddivisa tra i cosiddetti “partecipanti interni”, cioè coloro che partecipano attivamente all’attività aziendale:
  • Soci → ricevono i dividendi
  • Lavoratori → ricevono salari, stipendi e altri compensi
  • Impresa stessa → trattiene una parte di utile sotto forma di accantonamenti a riserva
  • Stato → riceve le imposte
  • Finanziatori (es. banche) → ricevono gli interessi passivi Un cambiamento di prospettiva Secondo questo approccio:
  • salari, imposte e interessi non sono più considerati semplici costi,
  • ma diventano modalità di distribuzione della ricchezza prodotta, allo stesso livello dei dividendi per i soci. Questa visione riconosce che anche lavoratori, Stato e finanziatori contribuiscono alla creazione del valore aziendale, e perciò meritano una posizione paritaria rispetto all’imprenditore nella distribuzione della ricchezza.

Al fine di confrontare le due “ottiche” alla luce delle quali si può interpretare l’impresa, può essere utile sintetizzarne le caratteristiche: Confronto tra Ottica “Tradizionale” e Ottica “Sociale” Aspetto Ottica “Tradizionale” Ottica “Sociale” Impresa (come soggetto a sé Impresa (come soggetto a sé stante), Soggetti “interni” all’azienda stante) e soci soci, lavoratori, Stato e finanziatori Concetto di “reddito” prodotto Reddito di esercizio Valore aggiunto Elementi contrapposti per la Costi di esercizio e ricavi di Costi “esterni” e ricavi “esterni” determinazione del reddito esercizio

Esemplificazioni di costi Voce di costo È costo esterno? (Ottica Sociale) Interessi passivi No Salari No Energia Sì Imposte No Acquisti materie prime Sì Acquisti servizi Sì Costi marketing Sì Stipendi No

Distribuzione del valore aggiunto

TFR No Contributi previdenziali No Costi trasporto Sì Costi spedizioni Sì Consulenze legali Sì Provvigioni Sì

Elemento di ricchezza distribuito ai soggetti “interni” Soggetti Ottica Tradizionale Ottica Sociale Impresa Riserve Riserve Soci Dividendi Dividendi Stato – Imposte Finanziatori – Oneri finanziari Lavoratori – Costo lavoro

Seguendo la logica che sta alla base di questa visione “innovativa” dell’impresa, il conto economico deve essere così riclassificato: Riclassificazione del Conto Economico – Valore Aggiunto Ricavi di vendita + Ricavi di prodotti distribuiti e reimpiegati +/- Variazioni di rimanenze di semilavorati +/- Variazioni di rimanenze di prodotti finiti ! VALORE DELLA PRODUZIONE EFFETTUATA - Consumi di materie prime (rimanenze iniziali + acquisti – rimanenze finali) - Costi “esterni” (o costi per servizi), ovvero: Costi di natura commerciale/di vendita (es. pubblicità, promozione, provvigioni, consulenze commerciali, ecc.) Costi di natura generale-amministrativa (es. cancelleria, costi postali/telegrafici, consulenze amministrative, costi di rappresentanza, costi meccanografici, ecc.) Costi inerenti alla produzione di servizi (es. manutenzioni, spese trasporto clienti, illuminazione, utenze, costo carburante, ecc.) ! VALORE AGGIUNTO GESTIONE CARATTERISTICA LORDO +/- Ricavi/costi extracaratteristici ! VALORE AGGIUNTO GLOBALE LORDO - Ammortamenti immobilizzazioni ! VALORE AGGIUNTO GLOBALE NETTO

Così distribuito: Forma di ricchezza Destinatari - Salari/stipendi e altri costi personale Lavoratori - Imposte Stato - Interessi, premi assicurativi e fitti passivi Finanziatori - Dividendi Soci - Accantonamenti a riserve Impresa

Esercizio sul valore aggiunto

Riclassificare il seguente conto economico secondo il criterio del valore aggiunto.

CostiImportoRicaviImporto
Acquisti materie prime1.500.000Dividendi da partecipazioni3.000
Acquisto materiale di consumo3.000Interessi attivi3.000
Affitti passivi6.000Plusvalenze9.000
Ammortamenti attrezzature15.000Ricavi di vendita3.600.000
Ammortamenti fabbricati60.000Rimanenze finali materie prime12.000
Ammortamenti impianti300.000Rimanenze finali materie sussidiarie1.500
Ammortamenti mobili30.000Rimanenze finali prodotti finiti90.000
Assicurazioni3.000Rimanenze finali prodotti in corso9.000
Cancelleria3.000Rimanenze finali semilavorati6.000
Consulenze amministrative12.000Sopravvenienze attive6.000
Consulenze legali15.000
Contributi sociali540.000
Costi amministrativi diversi30.000
Costi di rappresentanza9.000
Costi di trasporto9.000
Costi di vendita12.000
Costi industriali diversi6.000
Imposte90.000
Indennità di prepensionamento12.000
Marketing21.000
Minusvalenze3.000
Omaggi clienti6.000
Oneri finanziari30.000
Prestazioni da terzi18.000
Provvigioni12.000
Pubblicità15.000
Rimanenze iniziali materie prime7.500
Rimanenze iniziali materie sussidiarie900
Rimanenze iniziali prodotti finiti60.000
Rimanenze iniziali prodotti in corso30.000
Rimanenze iniziali semilavorati9.000
Salari e stipendi600.000
Servizi esterni di pulizia6.000
Servizi esterni di vigilanza9.000
Sopravvenienze passive3.000
TFR60.000
Utenze30.000
Totale costiUtile d’esercizioTotale a pareggioTotale ricavi
3.575.400164.1003.739.5003.739.500

Soluzione dell’esercizio

Formazione del valore aggiunto

VoceImporto
Ricavi esterni caratteristici e variazioni dei prodotti3.606.000
Ricavi di vendita3.600.000
Variazione semilavorati(3.000)
Variazione prodotti in corso(21.000)
Variazione prodotti finiti30.000
Costi esterni caratteristici e consumi(1.719.900)
Consumi di materie prime e sussidiarie(1.494.900)
Altri costi esterni(225.000)
Valore aggiunto caratteristico lordo degli ammortamenti1.886.100
Ammortamenti impianti(300.000)
Ammortamenti fabbricati(60.000)
Ammortamenti mobili(30.000)
Ammortamenti attrezzature(15.000)
Valore aggiunto caratteristico netto1.481.100
Interessi attivi3.000
Sopravvenienze attive6.000
Plusvalenze9.000
Dividendi3.000
Minusvalenze(3.000)
Sopravvenienze passive(3.000)
Valore aggiunto totale netto1.496.100

Distribuzione del valore aggiunto

PercettoreRemunerazioneImporto o criterio
DipendentiSalari e stipendi600.000
DipendentiContributi540.000
DipendentiCosti di prepensionamento12.000
DipendentiTFR60.000
StatoImposte90.000
FinanziatoriOneri finanziari30.000
ImpresaUtile trattenuto a riservaQuota dell’utile di 164.100
SociDividendiEventuale quota distribuita dell’utile di 164.100

L’utile di 164.100 non può essere contemporaneamente trattenuto e distribuito per intero: le ultime due righe indicano destinazioni alternative o quote complementari, da precisare nella delibera di destinazione del risultato.

PARTE III — Analisi finanziaria dinamica e indicatori operativi

Capitolo 6 — Flussi finanziari di cassa e rendiconto finanziario

Lettura integrata di indici e flussi

Gli indici finanziari fotografano rapporti tra grandezze in un determinato istante. I flussi, invece, spiegano come la liquidità si è modificata durante il periodo. Una struttura patrimoniale apparentemente equilibrata può quindi nascondere tensioni finanziarie che emergono solo osservando entrate e uscite effettive. Per questo l’analisi dei flussi completa, e non sostituisce semplicemente, l’analisi per ratio.

Flussi di cassa e rendiconto finanziario

Cos’è un flusso finanziario di cassa? È una variazione della liquidità aziendale (cassa o banca attiva) che si verifica in un certo periodo di tempo. Si distinguono in:

  • Entrate di cassa → aumentano la liquidità
  • Uscite di cassa → la riducono L’obiettivo dell’analisi dei flussi è capire se l’equilibrio finanziario dell’impresa è solido, cioè:
  • Le entrate ricorrenti (es. incassi da vendite) devono superare le uscite ricorrenti (es. stipendi, fornitori).
  • Se le entrate ricorrenti riescono anche a coprire spese straordinarie → equilibrio finanziario eccellente. I flussi si analizzano attraverso uno schema di confronto fra:
  • Situazione iniziale e finale di ogni voce di bilancio
  • Con identificazione di:
    • Fabbisogno (uscita di cassa)
    • Fonte (entrata di cassa) Esempio: Voce contabile 01/01 31/12 Fabbisogno Fonte Terreni 100 250 150

Regole base per identificare i flussi apparenti Fabbisogno Fonte Aumento di attivo Diminuzione di attivo Diminuzione di passività Aumento di passività Diminuzione di patrimonio Aumento di patrimonio netto netto Costo Ricavo

Ma attenzione: questi sono solo flussi apparenti Perché? Perché non tutte le variazioni contabili implicano effettivamente movimenti di cassa. Esempi:

  • Un terreno aumenta di valore per rivalutazione → non è un’uscita vera
  • Un aumento di capitale coperto con beni e non soldi → non è un’entrata di cassa Come ottenere i veri flussi di cassa? Due passaggi fondamentali: 1. Eliminare i flussi apparenti che non toccano la cassa (es. rivalutazioni, compensazioni, ratei). 2. Separare i flussi “somma” in più movimenti reali (es. se aumento dei terreni deriva da acquisto e vendita nello stesso anno → bisogna separare uscita e entrata). Questo processo è complesso ma indispensabile per valutare la salute finanziaria concreta dell’impresa. Strumento pratico: il foglio di lavoro Per calcolare i flussi reali si usa un foglio di lavoro dove:
  • Si riportano tutte le voci di bilancio
  • Si sostituisce l’utile/perdita dell’esercizio con l’elenco analitico di costi e ricavi (solo per l’esercizio in esame!)

Perché non si usano più i flussi di capitale circolante? Perché possono mascherare squilibri veri di liquidità: è possibile avere un “buon” capitale circolante ma non avere soldi in cassa. → Meglio usare i flussi di cassa.

Esercizio sui flussi reali e apparenti

Esercizio sui flussi di patrimonio netto

VoceValore NValore N+1Fabbisogno realeFonte reale
Reddito netto−10090—90 versati dai soci
Riserva straordinaria200150——
Riserva statutaria400390——
Capitale sociale1.0001.900—3.250 complessivi
Riserva rivalutazione terreni0800——
Terreni8001.600—0
Riserva sovrapprezzo azioni01.000—1.000
Azionisti c/aumento capitale02.000—2.000

Il capitale sociale aumenta di 900. Di questi, 50 derivano da aumento gratuito mediante utilizzo della riserva straordinaria; aggiungendo 1.000 di sovrapprezzo e 2.000 versati dagli azionisti si ricostruisce la fonte complessiva indicata di 3.250. Non risultano vendite di terreni.

Domande teoriche collegate

È possibile che l’EBIT sia negativo?
Risposta

Sì. Accade quando i costi operativi superano i ricavi operativi, per esempio in una crisi, nella fase iniziale di un’impresa o in presenza di inefficienze.

La riserva per azioni proprie genera valore positivo?
Risposta

No. È una posta di patrimonio netto collegata all’acquisto di azioni proprie e non produce reddito né nuovo valore gestionale.

ROI e ROA possono essere negativi?
Risposta

Sì. Se il risultato operativo al numeratore è negativo e il capitale investito è positivo, anche l’indice assume valore negativo.

Flussi relativi alle immobilizzazioni

Per ricostruire i flussi reali si parte dalle variazioni apparenti e si eliminano le operazioni prive di effetto monetario.

Esercizio 1: macchinari

Voce31/12/N31/12/N+1Fabbisogno realeFonte reale
Macchinari20.00025.0008.0003.400
Fondo ammortamento macchinari1.0001.200——
Ammortamento macchinari—300——
Plusvalenza—500——

Sono stati venduti macchinari per 3.000. Il valore netto contabile ceduto è 2.900; aggiungendo la plusvalenza di 500 si ottiene una fonte reale di 3.400. Per gli acquisti: 20.000 − 3.000 = 17.000; per arrivare a 25.000 servono nuovi macchinari per 8.000.

Esercizio 2: crediti commerciali

Voce31/12/N31/12/N+1Fabbisogno realeFonte reale
Ricavi di vendita20.00020.500——
Crediti verso clienti5.0004.000—1.000
Fondo svalutazione crediti500800——
Perdite presunte su crediti—700——
Perdite effettive su crediti—100——

La riduzione dei crediti libera 1.000 di liquidità. Le svalutazioni e le perdite effettive devono essere considerate separatamente per distinguere incassi, rettifiche di valore e stralci.

Aumenti di capitale e flussi finanziari

Esercizio 3

VoceValore inizialeValore finaleFabbisogno realeFonte reale
Capitale sociale1.0001.500—200
Riserve legale, statutaria e straordinaria900800——
Azionisti c/aumento capitale—300—300
Crediti verso soci per versamenti dovuti500——500
Totale flusso collegato all’aumento di capitale1.000

L’aumento nominale di capitale è 500, ma 100 derivano da aumento gratuito e 200 da conferimento di impianti: soltanto i restanti 200 generano liquidità. A questi si sommano 300 versati in conto aumento capitale e 500 derivanti dall’estinzione del credito verso soci: la fonte reale complessiva è 1.000.

Nei flussi, tutte le poste riferibili alla stessa operazione devono essere analizzate insieme. Separare capitale sociale, versamenti in conto aumento e crediti verso soci produrrebbe una lettura incompleta.

Esercizio completo sui flussi di capitale

Esercizio 4

VoceValore inizialeValore finaleFabbisogno realeFonte reale
Capitale sociale2.0003.000—350
Riserve legale, statutaria e straordinaria1.0001.200——
Reddito netto600—100—
Riserva sovrapprezzo azioni—200—200
Azionisti c/aumento capitale200350—150
Crediti verso soci per versamenti dovuti120370250—
Flusso netto collegato all’aumento di capitale450

L’aumento di capitale di 1.000 comprende conferimenti non monetari per 100 in impianti, 200 in fabbricati e 50 in crediti finanziari, oltre a 300 di aumento gratuito. La parte monetaria diretta è quindi 350. Sommando 150 di maggiori versamenti e 200 di sovrapprezzo e sottraendo 250 di nuovi crediti verso soci, la fonte reale è 450.

Dei 600 di utile, 200 sono accantonati a riserva e 300 trasferiti a capitale per l’aumento gratuito. I 100 residui sono distribuiti come dividendi e costituiscono un fabbisogno reale di cassa.

Flussi legati ai crediti commerciali

Esercizio 5

VoceValore inizialeValore finale o di periodoEffetto sul flusso
Ricavi di vendita—1.000+1.000
Crediti commerciali200180+20
Fondo svalutazione crediti105da raccordare con accantonamento e stralci
Accantonamento al fondo svalutazione—5componente non monetario
Svalutazioni/stralci ricostruiti—10−10
Perdite effettive—1−1
Fonte reale complessiva1.009

La fonte reale deriva da 1.000 di ricavi, 20 di riduzione dei crediti, meno 10 di crediti svalutati o stralciati e meno 1 di perdita effettiva: il risultato è 1.009.

Capitolo 7 — EBIT, EBITDA, EBITDAR ed EBITDAX

EBIT ed EBITDA

Gli indicatori di redditività operativa permettono di confrontare imprese prima di alcuni effetti finanziari, fiscali e contabili.

EBIT

L’EBIT misura il risultato prima di interessi e imposte. Non esclude ammortamenti e svalutazioni.

EBIT=Ricavi totali−costi operativi

In questa formula i costi operativi non comprendono oneri finanziari e imposte. Per arrivare al reddito netto si sottraggono poi oneri finanziari e imposte, considerando anche gli eventuali componenti non operativi.

EBITDA

L’EBITDA esclude anche ammortamenti e svalutazioni, che sono costi non monetari del periodo.

EBITDA=EBIT+ammortamenti+svalutazioni

È molto usato per confrontare la performance operativa, ma non misura da solo la cassa disponibile perché non considera capitale circolante, investimenti, interessi e imposte.

EBITDAR ed EBITDAX

EBITDAR

L’EBITDAR neutralizza anche canoni di locazione e leasing operativo. È utile nei settori in cui la scelta tra possedere e affittare gli asset altera fortemente i confronti, come trasporto aereo e retail.

EBITDAR=EBITDA+canoni di locazione rilevanti

Sottraendo i canoni di locazione dall’EBITDAR si torna all’EBITDA.

EBITDAX

L’EBITDAX esclude inoltre i costi di esplorazione, spesso elevati e variabili nelle imprese petrolifere e minerarie.

EBITDAX=EBITDA+costi di esplorazione

Sottraendo i costi di esplorazione dall’EBITDAX si ottiene l’EBITDA. Questi indicatori vanno confrontati usando definizioni coerenti, perché nella prassi aziendale possono essere introdotte rettifiche ulteriori.

PARTE IV — Analisi economico-finanziaria integrata

Capitolo 8 — Introduzione all’analisi di bilancio

Metodo dell’analisi di bilancio

L’analisi di bilancio è uno strumento fondamentale per comprendere lo stato di salute di un’impresa, sia dal punto di vista economico che finanziario. Non si tratta solo di leggere numeri, ma di interpretarli nel loro insieme, con metodo e continuità.

  1. Deve essere Sistemica Il bilancio va considerato come un sistema integrato: ogni voce e ogni indice è collegato agli altri. Nessun indicatore può essere interpretato isolatamente, perché:

    • Un buon dato può mascherare una situazione critica se preso da solo.
    • Solo l’analisi congiunta di più indici permette di avere un quadro veritiero e completo.
  2. Deve essere Sistematica L’analisi di bilancio non può essere occasionale. Va ripetuta più volte nel tempo, per:

    • Monitorare l’evoluzione dell’azienda.
    • Cogliere trend positivi o segnali di crisi.
    • Prendere decisioni informate e tempestive.

Le due aree principali dell’analisi L’analisi di bilancio si suddivide in due grandi ambiti: 1. Analisi Finanziaria

  • Si concentra sulla solidità patrimoniale e sulla capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni finanziari, sia nel breve che nel lungo periodo.
  • Utilizza:
    • Indici finanziari (es. liquidità, indebitamento, copertura)
    • Analisi dei flussi finanziari (es. rendiconto finanziario) 2. Analisi Reddituale
  • Si focalizza sulla capacità dell’azienda di generare reddito nel tempo.
  • Si basa esclusivamente su indici di redditività come:
    • ROE (Return on Equity)
    • ROI (Return on Investment)
    • ROS (Return on Sales)
    • e altri.

Capitolo 9 — Analisi monetario-finanziaria

Equilibrio monetario-finanziario

L’analisi monetario-finanziaria valuta l’equilibrio dell’impresa nel breve e nel lungo periodo e il peso dell’indebitamento.

Equilibrio di breve termine

Indice di disponibilità=Attivo a breve terminePassivo a breve termine

L’attivo a breve comprende liquidità, crediti a breve e rimanenze; il passivo a breve comprende i debiti esigibili entro l’anno. Un valore intorno a 1,5 è spesso usato come riferimento orientativo, ma va interpretato considerando la qualità di crediti e scorte.

Indice di liquidità secca=Liquidità immediate+liquidità differitePassivo a breve termine

L’indice di liquidità secca esclude le rimanenze. In assenza di crediti difficili un valore almeno pari a 1 segnala copertura; se esistono poste meno liquide, anche valori tra 0,7 e 0,8 richiedono un esame qualitativo.

Equilibrio di lungo termine

Indice di copertura=Passività a lungo termine+PNAttivo a lungo termine≥1

PN è il patrimonio netto. Se l’indice è almeno pari a 1, le fonti stabili coprono gli impieghi durevoli. Il rapporto tra solo PN e attivo a lungo è più restrittivo e, isolatamente, meno informativo.

Indebitamento globale

Indice di indebitamento=CIPN

CI è il capitale investito e PN il patrimonio netto. Il riferimento di 3,5 riportato nel corso è indicativo: valori più alti segnalano maggiore dipendenza da capitale di terzi, ma il giudizio deve includere costo del debito, stabilità dei flussi e settore.

Durata media di clienti e fornitori

Le durate medie esprimono in giorni il tempo che intercorre fra vendita e incasso oppure fra acquisto e pagamento.

DMC=Crediti commerciali lordiVendite+IVA sulle vendite×360

DMC è la durata media dei crediti verso clienti. I crediti commerciali vanno considerati al lordo del fondo svalutazione; vendite e IVA devono riferirsi allo stesso periodo. Per esempio, 41,99 si arrotonda a 42 giorni.

DMF=Debiti verso fornitoriAcquisti+IVA sugli acquisti×360

DMF è la durata media dei debiti verso fornitori. Misura la dilazione ottenuta e aiuta a valutare il potere negoziale, ma va letta insieme alle condizioni contrattuali e all’eventuale presenza di ritardi.

Capitolo 10 — Analisi reddituale: ROE, ROA e gestione non caratteristica

ROE e ROA

L’analisi reddituale studia la capacità dell’impresa di generare risultato rispetto ai mezzi impiegati.

ROE

ROE=RNPN

RN è il reddito netto e PN il patrimonio netto. Il ROE misura la redditività del capitale proprio.

ROE=ROCI×CIPN×RNRO

I tre fattori sono rispettivamente ROA, indice di indebitamento e incidenza della gestione non caratteristica.

ROA

ROA=ROCI

RO è il risultato operativo e CI il capitale investito. Il ROA comprende gestione caratteristica, patrimoniale e finanziaria attiva. Il ROI isola invece la gestione caratteristica: se ROA cresce mentre ROI cala, la componente patrimoniale o finanziaria attiva ha compensato il peggioramento del core business.

Confronto tra ROA e ROI

Per confrontare correttamente ROA e ROI si calcola la variazione percentuale di ciascun indice con la stessa formula.

Variazione percentuale=(Valore finaleValore iniziale−1)×100

Esempio 1

IndiceAnno 1Anno 2Variazione
ROA19,213%9,030%−53,00% circa
ROI13,158%0,611%−95,36% circa

Entrambi gli indici calano, ma il ROI crolla molto più del ROA. La gestione caratteristica peggiora fortemente, mentre la gestione patrimoniale e finanziaria attiva limita la caduta della redditività complessiva.

Esempio 2

IndiceAnno 1Anno 2Variazione
ROA31,51%18,66%−40,78% circa
ROI8,97%12,57%+40,13% circa

Il core business migliora, ma la gestione patrimoniale e finanziaria attiva peggiora abbastanza da trascinare verso il basso il ROA. Un errore frequente è invertire numeratore e denominatore nel calcolo della variazione: il valore iniziale va sempre al denominatore.

Gestione non caratteristica e indice RN/RO

L’indice di incidenza della gestione non caratteristica mostra quanto le aree successive al risultato operativo trasformano il RO in reddito netto.

Incidenza della gestione non caratteristica=RNRO

RN è il reddito netto e RO il risultato operativo. L’indice normalmente è inferiore a 1; conviene conservarne almeno tre decimali.

PassaggioComponenti principaliRisultato
Gestione caratteristicaRicavi caratteristici − costi caratteristiciGOP
Gestione operativa complessivaGOP ± gestione patrimoniale ± gestione finanziaria attivaRO
Gestione non caratteristicaRO − oneri finanziari ± plus/minusvalenze ± sopravvenienzeReddito ante imposte
Gestione tributariaReddito ante imposte − imposteRN

Esempio

AnnoRORNRN/RO
N1001101,100
N+11001301,300

L’indice cresce con plusvalenze, minori imposte, minori oneri finanziari e maggiori sopravvenienze attive; diminuisce per gli effetti opposti. Le variazioni vanno sempre considerate in rapporto al RO, non soltanto in valore assoluto.

Interpretazione delle variazioni di RN/RO

Una voce può aumentare in valore assoluto e pesare meno sul risultato operativo. Per questo ogni componente va confrontato con il RO.

VoceN% su RO NN+1% su RO N+1Lettura
RO1.500100,00%2.700100,00%Base del confronto
Plusvalenze50033,33%60022,22%Incidenza scesa
Minusvalenze30020,00%2007,41%Riduzione favorevole
Oneri finanziari60040,00%80029,63%Incidenza scesa
Sopravvenienze attive1006,67%2007,41%Incidenza salita

Nell’esempio RN/RO passa da 0,800 a 0,925: la gestione non caratteristica migliora nel complesso. Plusvalenze, minusvalenze e sopravvenienze sono normalmente occasionali; gli oneri finanziari sono invece ripetitivi. Il miglioramento va quindi valutato anche per sostenibilità nel tempo.

Domanda da esameSe le plusvalenze aumentano, RN/RO aumenta sempre?
Risposta

No. Se RO cresce in proporzione maggiore, l’incidenza delle plusvalenze e quindi RN/RO possono diminuire. Per esempio, passando da RN/RO = 110/100 = 1,10 a 1.060/1.000 = 1,06, il rapporto scende nonostante la plusvalenza sia aumentata.

Capitolo 11 — Indebitamento e leverage

Indebitamento e convenienza della leva

La leva finanziaria collega rendimento operativo, costo del debito e struttura delle fonti.

Indice di indebitamento globale=CIPN
Indice di indebitamento finanziario=PB+PLPN

CI è il capitale investito, PN il patrimonio netto, PB le passività a breve e PL quelle a lungo. L’indebitamento crea valore soltanto quando il rendimento ottenuto sul capitale supera il costo dei finanziamenti.

CMCT=Oneri finanziariCT

CMCT è il costo medio del capitale di terzi e CT il capitale di terzi. Se ROA è maggiore di CMCT, la leva è positiva; se ROA è minore, il debito comprime la redditività del capitale proprio.

ROE=[ROA+(ROA−CMCT)×CTPN]×RNRO

La differenza ROA − CMCT è lo spread economico della leva; CT/PN ne amplifica l’effetto; RN/RO incorpora la gestione non caratteristica. Un errore frequente è concludere che una leva positiva provi un aumento del debito: indica convenienza, non la variazione effettiva dell’indebitamento.

Effetto leverage e copertura degli oneri finanziari

Il contributo specifico della leva prima della gestione non caratteristica è:

Effetto leverage=(ROA−CMCT)×CTPN
ROACMCTVariazione indebitamentoEffetto atteso sul ROE
10%7%AumentaPositivo
10%15%AumentaNegativo
10%13%DiminuiscePositivo: si riduce una leva sfavorevole
10%3%DiminuisceNegativo: si riduce una leva favorevole

Copertura degli oneri finanziari

Copertura degli oneri finanziari=EBITOF

OF indica gli oneri finanziari. L’indice misura quante volte l’EBIT li copre. Il materiale usa come fascia orientativa valori fra circa 2,5–3,5 e 5: valori vicini a 1 segnalano fragilità; valori molto elevati possono indicare capacità di debito inutilizzata, ma non sono di per sé negativi. Se l’EBIT include componenti non caratteristici, è utile affiancare il rapporto RO/OF.

Capitolo 12 — ROI, ROS, rotazione del capitale e percentuali

ROI, ROS e rotazione del capitale

Il ROI misura la redditività della sola gestione caratteristica.

ROI=GOPCIGC

GOP è il risultato operativo della gestione caratteristica e CIGC il capitale investito nella gestione caratteristica.

ROI=GOPRicavi caratteristici×Ricavi caratteristiciCIGC

Il primo fattore è il ROS, cioè il margine operativo per euro di ricavo; il secondo è la rotazione del capitale investito, cioè quanti euro di ricavi si generano per ogni euro investito. Il ROS è una percentuale, la rotazione no.

Percentuale Prime A=Costo della categoriaRicavi caratteristici×100

Le Prime A confrontano una categoria di costo con i ricavi; le Prime B dettagliano le singole voci della categoria, sempre rispetto ai ricavi. Per esempio, un Cost of Sale del 78% può essere composto da materie prime 45%, salari 5%, ammortamenti 1,2% e altre voci.

Percentuali Prime A, Prime B e seconde

Le percentuali Prime A, Prime B e seconde rispondono a domande diverse. La tabella chiarisce il denominatore usato e quindi il significato di ciascun indicatore.

TipoRapportoUtilità
Prime ACategoria di costo / ricavi caratteristiciMisurano il peso della categoria sui ricavi e aiutano a interpretare il ROS
Prime BSingola voce di costo / ricavi caratteristiciSpiegano quali voci determinano la Prime A della categoria
SecondeSingola voce di costo / totale della categoriaConfrontano la composizione interna della stessa categoria tra esercizi; il totale di settore vale 100%

La somma delle Prime A dei costi è pari al 100% soltanto quando i costi caratteristici coincidono con i ricavi e il GOP è zero. La somma delle Prime B di una categoria coincide invece con la Prime A della categoria stessa.

Esercizio: analisi del Cost of Sale

Il ROS passa dallo 0,609% nell’esercizio N al 3,023% nell’esercizio N+1. La tabella permette di individuare quali componenti del costo del venduto hanno favorito il miglioramento.

VoceValore N% sui ricavi NValore N+1% sui ricavi N+1
Ricavi caratteristici15.359.280100,000%22.443.460100,000%
Cost of Sale12.001.50478,138%16.124.59471,845%
Consumi di materie prime7.295.06047,496%10.134.03045,154%
Salari899.9165,859%1.010.7844,504%
Stipendi tecnici2.043.46613,304%2.548.64011,356%
Consulenze tecniche240.6101,567%284.8601,269%
Forza motrice178.8121,164%193.4800,862%
Manutenzione impianti5.0100,033%7.8200,035%
Leasing tecnico321.2302,091%350.8601,563%
Costi industriali diversi366.9802,389%760.6003,389%
Spese generali518.4803,376%565.8402,521%
Ammortamenti tecnici131.9400,859%267.6801,193%

Il Cost of Sale scende dal 78,138% al 71,845% dei ricavi e migliora il ROS. Aumentano soltanto il peso dei costi industriali diversi e quello degli ammortamenti tecnici; diminuiscono, tra gli altri, salari e leasing. Il movimento congiunto può indicare più esternalizzazione e il passaggio dal leasing all’acquisto di impianti.

Cambiamenti strategici nella struttura dei costi

Le percentuali seconde evidenziano un cambiamento di strategia quando voci economicamente collegate si muovono in direzioni opposte. Per valutarne l’efficacia non basta osservare la composizione interna: bisogna verificare anche la Prime A complessiva del settore.

Esercizio sui cambiamenti di strategia

ProspettoVoceNN+1
Prime ARicavi caratteristici100,000%100,000%
Prime ACosto del venduto78,138%71,845%
Prime ACosti amministrativi8,362%7,469%
Prime ACosti commerciali12,891%17,663%
Prime ARicerca e sviluppo0,000%0,000%
Prime AOverhead cost0,000%0,000%
Seconde — Cost of SaleTotale Cost of Sale100,000%100,000%
Seconde — Cost of SaleConsumi di materie prime60,785%62,848%
Seconde — Cost of SaleSalari7,498%6,269%
Seconde — Cost of SaleStipendi tecnici17,027%15,806%
Seconde — Cost of SaleConsulenze tecniche2,005%1,767%
Seconde — Cost of SaleForza motrice1,490%1,200%
Seconde — Cost of SaleManutenzione impianti0,042%0,048%
Seconde — Cost of SaleLeasing tecnico2,677%2,176%
Seconde — Cost of SaleCosti industriali diversi3,058%4,717%
Seconde — Cost of SaleSpese generali4,320%3,509%
Seconde — Cost of SaleAmmortamenti tecnici1,099%1,660%
Seconde — costi commercialiTotale costi commerciali100,000%100,000%
Seconde — costi commercialiPubblicità60,000%40,000%
Seconde — costi commercialiProvvigioni40,000%60,000%

Interpretazione

  1. Costi commerciali. La composizione cambia dalla pubblicità alle provvigioni. Tuttavia la Prime A dei costi commerciali sale dal 12,891% al 17,663% dei ricavi: il cambiamento non è economicamente efficace, perché aumenta il peso complessivo del settore sul fatturato.
  2. Cost of Sale. Salari e leasing diminuiscono, mentre aumentano costi industriali diversi e ammortamenti tecnici. Questo può indicare più esternalizzazione e l’acquisto di impianti in sostituzione del leasing. La Prime A del Cost of Sale scende dal 78,138% al 71,845%, quindi il cambiamento è efficace e migliora la redditività operativa.

Domande di ripasso e capitale investito caratteristico

Domande di ripasso

  1. La somma delle percentuali Prime A è pari al 100% soltanto quando i costi caratteristici coincidono con i ricavi e quindi il GOP è zero.
  2. La somma delle Prime B di una categoria coincide con la Prime A della stessa categoria.

Capitale investito caratteristico

CIGC=CI−attività non caratteristiche

Dal capitale investito totale si escludono liquidità differite finanziarie e tributarie, attività creditizie finanziarie o tributarie a lungo, attività a lungo non caratteristiche, altre poste patrimoniali non caratteristiche e banca attiva.

AnnoROAROI
N19,213%13,158%
N+19,03%0,611%
Variazione percentuale=(Valore N+1Valore N−1)×100

Nell’esempio il ROI cala molto più del ROA: la gestione caratteristica peggiora, mentre la gestione patrimoniale e finanziaria attiva attenua il calo del rendimento complessivo.

Quadro interpretativo finale

La lettura corretta procede insieme su breve termine, lungo termine, indebitamento, redditività globale, redditività operativa, struttura dei costi, gestione non caratteristica e flussi. Il confronto deve essere sia intertemporale sia, quando disponibile, tra dati programmati e consuntivi.

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