1. La contabilità generale: oggetto, scopo e sistema contabile
La contabilità generale, spesso abbreviata in Co.Ge., è il sistema di rilevazioni con cui l’impresa registra in modo ordinato e cronologico i fatti esterni di gestione. Non è un semplice elenco di incassi e pagamenti: il suo scopo è rappresentare contemporaneamente gli effetti finanziari ed economici delle operazioni compiute con soggetti esterni, in modo da arrivare alla determinazione del reddito d’esercizio e del patrimonio di funzionamento alla fine del periodo amministrativo.
Per “fatti esterni di gestione” si intendono le operazioni che mettono l’impresa in rapporto con terzi: acquisti da fornitori, vendite a clienti, pagamenti, riscossioni, accensione di mutui, acquisto di beni strumentali, versamenti del titolare o dei soci e così via. I fatti puramente interni, come il semplice trasferimento di merci da un reparto a un altro, normalmente non producono una registrazione in contabilità generale, salvo che assumano rilievo nelle valutazioni di fine esercizio.
Il sistema contabile è un insieme coordinato di conti collegati tra loro. Il metodo contabile, invece, stabilisce le regole formali con cui i conti devono essere movimentati. È quindi importante non confondere “sistema” e “metodo”: il sistema stabilisce quali grandezze osservare e come sono collegate; il metodo indica come effettuare materialmente le registrazioni.
Oggetti fondamentali della contabilità generale: patrimonio di funzionamento e reddito d’esercizio.
Il patrimonio di funzionamento comprende attività, passività e patrimonio netto esistenti in un determinato momento.
Il reddito d’esercizio deriva dalla contrapposizione tra componenti positivi e negativi di competenza del periodo.
Patrimonio e reddito sono collegati: il risultato economico dell’esercizio modifica il patrimonio netto dell’impresa.
Patrimonio di funzionamento e reddito d’esercizio
Il patrimonio di funzionamento è il complesso coordinato dei beni, dei diritti e degli obblighi riferibili all’impresa in un determinato istante, normalmente alla fine dell’esercizio. Le attività comprendono, per esempio, denaro, crediti, merci, impianti, automezzi e altri beni; le passività comprendono debiti verso fornitori, banche, Erario, dipendenti e altri soggetti. La differenza tra attività e passività rappresenta il patrimonio netto.
Il reddito d’esercizio è invece una grandezza di periodo: misura l’incremento o il decremento del patrimonio netto prodotto dalla gestione nell’arco dell’esercizio, escludendo gli apporti e i prelevamenti effettuati dal titolare o dai soci. Se i ricavi di competenza superano i costi di competenza si ha un utile; se i costi superano i ricavi si ha una perdita.
La determinazione del reddito richiede il principio di competenza economica. Non basta considerare ciò che è stato incassato o pagato: occorre attribuire all’esercizio i costi e i ricavi che economicamente gli appartengono, anche se la relativa manifestazione finanziaria è avvenuta prima o avverrà dopo. Questo collegamento diventerà centrale nelle scritture di assestamento.
2. Il metodo della partita doppia
Il metodo della partita doppia è il metodo di rilevazione utilizzato nella contabilità generale. Ogni operazione viene osservata sotto almeno due aspetti e produce movimentazioni in due o più conti. La caratteristica decisiva è che la somma degli importi registrati in Dare deve essere sempre uguale alla somma degli importi registrati in Avere. Questa uguaglianza non significa che ogni singolo conto debba avere Dare uguale ad Avere, ma che deve quadrare l’intero articolo contabile relativo all’operazione.
Le due sezioni del conto sono denominate Dare e Avere. Queste parole, nella contabilità moderna, non vanno interpretate nel loro significato comune. Non significa che ciò che è in Dare sia “dovuto” e ciò che è in Avere sia “posseduto”. Sono semplicemente i nomi convenzionali delle due sezioni del conto: Dare è la sezione sinistra, Avere è la sezione destra.
Il conto
Il conto è un prospetto destinato ad accogliere le variazioni relative a un determinato oggetto. Ogni conto ha un’intestazione, per esempio Cassa, Banca c/c, Crediti v/clienti, Debiti v/fornitori, Merci c/acquisti, Merci c/vendite, Capitale sociale. I movimenti vengono registrati in Dare o in Avere secondo la natura del conto e il tipo di variazione.
| Sezione sinistra | Sezione destra |
|---|---|
| DARE | AVERE |
| Accreditamenti? No: gli importi iscritti qui sono addebitamenti del conto. | Gli importi iscritti qui sono accreditamenti del conto. |
Il saldo di un conto è la differenza tra il totale Dare e il totale Avere. Se il totale Dare è maggiore, il conto presenta saldo Dare; se il totale Avere è maggiore, presenta saldo Avere. Per chiudere un conto si iscrive il saldo nella sezione con totale minore, così che le due sezioni raggiungano lo stesso totale.
Sistema del patrimonio e del risultato economico
Nel sistema del patrimonio e del risultato economico ogni operazione esterna viene osservata sotto un aspetto finanziario e, quando necessario, sotto un aspetto economico. L’aspetto finanziario riguarda denaro, crediti e debiti; l’aspetto economico riguarda costi, ricavi e variazioni del patrimonio netto. Le variazioni finanziarie misurano frequentemente le variazioni economiche.
Esempio: l’acquisto di merci a dilazione per 1.000 euro più IVA determina un costo di acquisto e contemporaneamente il sorgere di un debito verso il fornitore. Il costo è una variazione economica negativa; il debito è una variazione finanziaria passiva. La fattura consente quindi di rilevare due aspetti della stessa operazione.
Classificazione dei conti finanziari
I conti finanziari accolgono valori che esprimono disponibilità liquide, crediti e debiti. Possono essere movimentati in entrambe le sezioni, perché lo stesso oggetto può aumentare o diminuire nel corso dell’esercizio. Per questo sono normalmente conti bilaterali.
| Categoria | Esempi | Aumento | Diminuzione |
|---|---|---|---|
| Disponibilità liquide | Cassa, Banca c/c attivo | Dare | Avere |
| Crediti | Crediti v/clienti, Cambiali attive | Dare | Avere |
| Debiti | Debiti v/fornitori, Mutui passivi | Avere | Dare |
Una variazione finanziaria attiva può consistere in un aumento di denaro o crediti oppure in una diminuzione di debiti. Una variazione finanziaria passiva può consistere in una diminuzione di denaro o crediti oppure in un aumento di debiti.
Classificazione dei conti economici
I conti economici vengono distinti in conti economici di reddito e conti economici di patrimonio netto. I conti economici di reddito accolgono componenti negativi e positivi di reddito: costi, ricavi e relative rettifiche. I conti di patrimonio netto accolgono invece capitale proprio e sue variazioni.
| Tipo di variazione economica | Esempio | Sezione tipica |
|---|---|---|
| Variazione economica negativa | Costo di acquisto merci | Dare |
| Variazione economica negativa | Costo per servizi | Dare |
| Variazione economica positiva | Ricavo di vendita merci | Avere |
| Variazione economica positiva | Provento | Avere |
| Aumento patrimonio netto | Conferimento del titolare/soci | Avere |
| Diminuzione patrimonio netto | Prelevamento / perdita | Dare |
Durante l’esercizio, i costi e i ricavi vengono registrati nei rispettivi conti. Alla fine dell’esercizio i loro saldi confluiscono nel procedimento di determinazione del risultato economico. I conti patrimoniali, invece, confluiscono nella situazione patrimoniale e costituiscono la base per la riapertura dell’esercizio successivo.
3. Regole operative della partita doppia
Per registrare correttamente un fatto di gestione conviene seguire sempre la stessa procedura logica. Prima si individua quali conti sono interessati; poi si stabilisce la natura di ciascun conto; quindi si identifica se il conto aumenta o diminuisce; infine si applica la regola Dare/Avere propria di quella categoria. Solo dopo si compone l’articolo sul libro giornale.
Individuare l’operazione e leggere con attenzione il documento originario.
Individuare i conti interessati.
Classificare ciascun conto come finanziario, economico di reddito o economico di patrimonio netto.
Determinare per ogni conto se si verifica un aumento o una diminuzione.
Stabilire la sezione Dare o Avere.
Controllare che la somma Dare sia identica alla somma Avere.
Riportare successivamente i movimenti nei conti di mastro.
Permutazioni finanziarie
Una permutazione finanziaria è un’operazione che determina esclusivamente variazioni finanziarie di segno opposto che si compensano, senza generare immediatamente costi o ricavi. Un esempio tipico è il pagamento di un debito verso un fornitore tramite banca: diminuisce il debito e diminuisce la disponibilità bancaria.
Esempio – Pagamento di un debito
Alfa S.p.A. paga mediante bonifico un debito verso fornitori di 4.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 4.000,00 | |
| Banca c/c | 4.000,00 |
Il debito diminuisce: la diminuzione di un debito è una variazione finanziaria attiva e viene registrata in Dare. La banca diminuisce: è una variazione finanziaria passiva e viene registrata in Avere. Dare e Avere sono entrambi pari a 4.000 euro.
Variazioni finanziarie che misurano costi o ricavi
Molte operazioni producono contemporaneamente una variazione economica e una variazione finanziaria. Nell’acquisto a dilazione il debito verso il fornitore misura il costo; nella vendita a dilazione il credito verso il cliente misura il ricavo. Quando interviene l’IVA, il valore complessivo del credito o del debito non coincide con il solo costo o ricavo, perché comprende anche il credito o debito IVA.
Esempio – Acquisto di merci con IVA
Alfa S.p.A. acquista merci per 5.000 euro + IVA 22%, con pagamento differito.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 5.000,00 | |
| IVA ns/credito | 1.100,00 | |
| Debiti v/fornitori | 6.100,00 |
Esempio – Vendita di merci con IVA
Alfa S.p.A. vende merci per 8.000 euro + IVA 22%, concedendo pagamento a 30 giorni.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 9.760,00 | |
| Merci c/vendite | 8.000,00 | |
| IVA ns/debito | 1.760,00 |
4. Libro giornale e conti di mastro
Le rilevazioni della contabilità generale vengono tradizionalmente effettuate sul libro giornale e nei conti di mastro. Il libro giornale presenta le operazioni in ordine cronologico: ogni fatto di gestione viene registrato mediante un articolo in partita doppia. Il mastro, invece, raggruppa i movimenti per conto e consente di conoscere il saldo di ciascun oggetto contabile.
Il libro giornale
Nel libro giornale ogni articolo contiene almeno la data, i conti movimentati, gli importi in Dare e in Avere e una breve descrizione dell’operazione. Nella pratica contabile scolastiche può essere usato un formato semplificato a tre colonne: Conto, Dare, Avere. Nella pratica i software contabili gestiscono automaticamente codici conto, numero registrazione, causale e riferimenti al documento.
Un articolo è semplice quando presenta un solo conto in Dare e uno in Avere. È composto quando presenta più conti in Dare e/o più conti in Avere. In ogni caso la quadratura è obbligatoria.
Articolo semplice
Pagamento tramite banca di un debito di 2.500 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 2.500,00 | |
| Banca c/c | 2.500,00 |
Articolo composto
Ricevuta fattura per servizi di vigilanza: imponibile 800 euro, IVA 22%, pagamento differito.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Costi di vigilanza | 800,00 | |
| IVA ns/credito | 176,00 | |
| Debiti v/fornitori | 976,00 |
Il mastro
Il mastro è l’insieme dei conti utilizzati dall’impresa. Ogni registrazione del giornale deve essere riportata nei conti interessati. In questo modo il giornale permette di ricostruire la sequenza temporale delle operazioni, mentre il mastro permette di osservare la storia di un singolo conto.
Per esempio, il conto Banca c/c può essere movimentato molte volte durante il mese: incassi da clienti in Dare, pagamenti a fornitori in Avere, addebito di commissioni in Avere, versamenti del titolare in Dare. Il saldo del conto permette di conoscere la disponibilità o, in determinate situazioni, l’esposizione bancaria.
| BANCA C/C – DARE | BANCA C/C – AVERE |
|---|---|
| Versamento iniziale 20.000 | Pagamento fornitore 4.000 |
| Incasso cliente 6.100 | Commissioni bancarie 10 |
| Totale Dare 26.100 | Totale Avere 4.010 |
| Saldo Dare 22.090 |
Documenti originari e momento della rilevazione
Le registrazioni contabili devono essere supportate da documenti originari. Tra i principali documenti troviamo fatture, note di credito, ricevute, estratti conto, contabili bancarie, assegni, cambiali, quietanze e documenti relativi al personale. Il documento permette di individuare la data, i soggetti, l’oggetto dell’operazione e gli importi da registrare.
La registrazione deve riflettere il momento in cui il fatto assume rilevanza contabile. Per esempio, nell’acquisto di beni documentato da fattura si rileva il costo e il debito quando la fattura è ricevuta/registrata secondo le regole applicabili; il successivo pagamento è una seconda operazione, distinta, che estingue il debito e riduce la disponibilità finanziaria.
Esercizi progressivi su giornale e mastro
Esercizio 1 – Acquisto e pagamento
Il 10/03 Alfa S.p.A. riceve una fattura per acquisto merci di 3.000 euro + IVA 22%. Il 20/03 paga l’intero debito con bonifico.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 3.000,00 | |
| IVA ns/credito | 660,00 | |
| Debiti v/fornitori | 3.660,00 |
Prima si rileva la fattura. Al 20/03 si registra poi: Debiti v/fornitori 3.660 in Dare e Banca c/c 3.660 in Avere.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 3.660,00 | |
| Banca c/c | 3.660,00 |
Esercizio 2 – Vendita e incasso
Il 05/04 Alfa S.p.A. emette fattura per vendita merci di 4.500 euro + IVA 22%. Il cliente paga il 15/04 mediante bonifico.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 5.490,00 | |
| Merci c/vendite | 4.500,00 | |
| IVA ns/debito | 990,00 |
All’incasso: Banca c/c 5.490 in Dare; Crediti v/clienti 5.490 in Avere.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 5.490,00 | |
| Crediti v/clienti | 5.490,00 |
Esercizio 3 – Commissione bancaria
La banca addebita 12 euro di commissioni per un bonifico.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Commissioni bancarie | 12,00 | |
| Banca c/c | 12,00 |
Esercizio 4 – Accensione di un mutuo
La banca accredita sul conto corrente un mutuo di 80.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 80.000,00 | |
| Mutui passivi | 80.000,00 |
L’entrata in banca è una variazione finanziaria attiva; il sorgere del debito per mutuo è una variazione finanziaria passiva. Non nasce un ricavo: il capitale ricevuto deve essere restituito.
Esercizio 5 – Versamento di capitale proprio
Il titolare versa 25.000 euro sul conto corrente aziendale a titolo di apporto iniziale.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 25.000,00 | |
| Capitale netto | 25.000,00 |
L’apporto aumenta le disponibilità finanziarie e aumenta il patrimonio netto, ma non costituisce un ricavo d’esercizio.
5. La costituzione dell’impresa
La costituzione rappresenta la fase iniziale della vita dell’impresa. Prima di iniziare l’attività operativa occorre disporre dei fattori produttivi necessari: denaro, beni strumentali, eventuali merci, crediti o altri elementi patrimoniali. Questi mezzi possono essere apportati dall’imprenditore nelle imprese individuali oppure conferiti dai soci nelle società.
Le operazioni di costituzione devono essere rilevate distinguendo ciò che rappresenta un elemento attivo o passivo del patrimonio da ciò che rappresenta patrimonio netto. L’apporto iniziale non è un ricavo: è capitale proprio destinato a finanziare l’attività. Analogamente, un bene conferito non genera un costo d’esercizio nel momento del conferimento; entra nel patrimonio dell’impresa e produrrà eventualmente costi attraverso l’ammortamento o altri processi di imputazione economica negli esercizi successivi.
L’inventario di costituzione
L’inventario di costituzione è il prospetto con cui vengono individuati e valutati gli elementi patrimoniali esistenti all’inizio dell’attività. Serve a determinare il patrimonio netto iniziale e costituisce la base per l’apertura dei conti. In un’impresa individuale possono essere conferiti sia denaro sia beni già appartenenti all’imprenditore e destinati all’attività aziendale.
La regola fondamentale è: Patrimonio netto iniziale = Attività – Passività. Se, per esempio, vengono conferiti beni per 90.000 euro e insieme l’impresa assume debiti per 20.000 euro, il capitale netto iniziale è 70.000 euro.
| Inventario di costituzione – esempio | Importo (€) |
|---|---|
| Banca c/c | 40.000 |
| Merci | 15.000 |
| Automezzi | 30.000 |
| Attrezzature | 10.000 |
| Totale attività | 95.000 |
| Debiti assunti | 15.000 |
| Patrimonio netto iniziale | 80.000 |
Apporto di denaro in cassa o in conto corrente
L’apporto in denaro è la forma più semplice di conferimento. Se il denaro viene versato sul conto corrente aziendale, aumenta il conto Banca c/c e aumenta il capitale proprio. Se viene lasciato in cassa, aumenta il conto Denaro in cassa. Nelle società il conto di patrimonio netto può essere denominato Capitale sociale; nell’impresa individuale si può utilizzare Capitale netto o Patrimonio netto, secondo il piano dei conti adottato.
Esempio – Costituzione con versamento in banca
Alfa S.p.A. viene costituita con capitale sottoscritto e versato pari a 100.000 euro, accreditato sul conto corrente bancario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 100.000,00 | |
| Capitale sociale | 100.000,00 |
Apporto di beni in natura
Il capitale iniziale può essere formato anche da beni in natura. Esempi tipici sono fabbricati, automezzi, attrezzature, impianti, merci e arredi. Il bene viene iscritto in Dare nel conto patrimoniale che ne rappresenta la natura; in contropartita si accredita il capitale proprio o, nelle società, il conto relativo ai conferimenti dei soci secondo la fase giuridica e contabile considerata.
Esempio – Apporto misto
Il titolare conferisce nell’impresa 20.000 euro in banca, un automezzo valutato 18.000 euro e attrezzature valutate 7.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 20.000,00 | |
| Automezzi | 18.000,00 | |
| Attrezzature | 7.000,00 | |
| Capitale sociale | 45.000,00 |
La scrittura quadra perché il totale Dare è 45.000 euro e il totale Avere è 45.000 euro. L’importo del capitale sociale è pari al valore complessivo dei beni conferiti, in assenza di passività trasferite all’impresa.
Apporto di un complesso aziendale con attività e passività
In alcuni casi l’imprenditore o un socio può conferire un complesso di beni e rapporti comprendente anche passività. In questa situazione si rilevano in Dare le attività acquisite e in Avere i debiti assunti. La differenza rappresenta il valore netto del conferimento attribuibile al patrimonio netto.
Esempio – Conferimento con debiti
Sono conferiti merci 25.000 euro, impianti 60.000 euro, crediti verso clienti 15.000 euro e debiti verso fornitori 20.000 euro. Il valore netto del conferimento è 80.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci | 25.000,00 | |
| Impianti | 60.000,00 | |
| Crediti v/clienti | 15.000,00 | |
| Debiti v/fornitori | 20.000,00 | |
| Capitale sociale | 80.000,00 |
Costi di costituzione e costi d’impianto
Per avviare l’impresa possono essere sostenuti oneri per pratiche amministrative, consulenze, registrazioni, bolli, notarili e altre attività legate all’avvio. Il trattamento contabile dipende dalla natura del costo e dalla disciplina civilistica applicabile. Nella pratica contabile scolastiche tali oneri possono essere presentati come costi di impianto o costi di costituzione. È essenziale distinguere il pagamento dal costo: il costo può essere rilevato al ricevimento della fattura e il debito estinto successivamente.
Esempio – Fattura per consulenza di costituzione
Alfa S.p.A. riceve una fattura di consulenza per l’avvio dell’attività: 2.000 euro + IVA 22%, pagamento differito.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Costi di impianto / consulenza | 2.000,00 | |
| IVA ns/credito | 440,00 | |
| Debiti v/fornitori | 2.440,00 |
Pagamento successivo
La fattura precedente viene pagata con bonifico bancario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 2.440,00 | |
| Banca c/c | 2.440,00 |
Depositi cauzionali
Una cauzione versata a garanzia di un contratto non rappresenta necessariamente un costo: se è previsto il diritto alla restituzione al termine del rapporto, per l’impresa nasce un credito per deposito cauzionale. Il pagamento determina quindi una permutazione finanziaria/patrimoniale: diminuisce la banca e aumenta il credito per cauzione.
Esempio – Cauzione versata
L’impresa versa mediante banca una cauzione di 3.000 euro al proprietario dell’immobile preso in locazione.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Depositi cauzionali | 3.000,00 | |
| Banca c/c | 3.000,00 |
Esercizio completo di costituzione
Si consideri la costituzione di un’impresa con una serie di operazioni progressive. L’obiettivo è distinguere sempre il momento dell’apporto, l’acquisto di eventuali servizi di avvio e il relativo regolamento.
Dati: il 1° giugno Alfa S.p.A. inizia l’attività con 70.000 euro versati in banca, un automezzo valutato 20.000 euro e attrezzature per 10.000 euro. Il 3 giugno riceve una fattura per consulenza di avvio di 1.500 euro + IVA 22%. Il 10 giugno versa una cauzione di 2.000 euro. Il 20 giugno paga la fattura del consulente tramite banca.
1° giugno – apporto iniziale
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 70.000,00 | |
| Automezzi | 20.000,00 | |
| Attrezzature | 10.000,00 | |
| Capitale sociale | 100.000,00 |
3 giugno – fattura del consulente
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Costi di impianto / consulenza | 1.500,00 | |
| IVA ns/credito | 330,00 | |
| Debiti v/fornitori | 1.830,00 |
10 giugno – cauzione
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Depositi cauzionali | 2.000,00 | |
| Banca c/c | 2.000,00 |
20 giugno – pagamento consulente
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 1.830,00 | |
| Banca c/c | 1.830,00 |
Controllo: ciascun articolo presenta uguaglianza tra Dare e Avere. Il capitale sociale iniziale è 100.000 euro. La cauzione non è un costo perché rappresenta un importo recuperabile; il costo per consulenza è invece un componente negativo di reddito (o, nelle impostazioni didattiche che lo prevedono, un costo pluriennale da trattare secondo la disciplina applicabile).
6. Verifiche di comprensione e riepilogo del primo blocco
Vero o falso ragionato
1. La partita doppia richiede che ogni singolo conto abbia sempre totale Dare uguale al totale Avere. Risposta: Falso. La quadratura riguarda l’articolo e, complessivamente, il sistema delle registrazioni; il singolo conto può avere un saldo Dare o Avere.
2. L’accredito di un mutuo sul conto corrente costituisce un ricavo. Risposta: Falso. Aumenta la disponibilità bancaria ma nasce contemporaneamente un debito finanziario.
3. L’apporto iniziale del titolare aumenta il patrimonio netto ma non costituisce ricavo d’esercizio. Risposta: Vero.
4. L’acquisto di merci a dilazione genera normalmente un costo e un debito verso fornitori. Risposta: Vero.
5. Il pagamento di un debito verso fornitori genera un nuovo costo. Risposta: Falso. Il costo è già stato rilevato con la fattura; il pagamento estingue il debito.
6. Una cauzione rimborsabile è sempre un costo d’esercizio. Risposta: Falso. Se è rimborsabile, rappresenta normalmente un credito/deposito cauzionale.
Schema finale delle regole Dare/Avere
| Conto / variazione | Aumento | Diminuzione |
|---|---|---|
| Cassa / Banca attiva | Dare | Avere |
| Crediti | Dare | Avere |
| Debiti | Avere | Dare |
| Costi | Dare | Avere (rettifiche/storni) |
| Ricavi | Avere | Dare (rettifiche/storni) |
| Patrimonio netto | Avere | Dare |
Questo schema è una guida, ma non sostituisce il ragionamento. Prima di decidere la sezione occorre sempre capire la natura del conto e il tipo di variazione. Negli esercizi più complessi possono comparire più conti contemporaneamente; il controllo finale resta sempre la quadratura Dare = Avere.
Esercizio riepilogativo
Alfa S.p.A. si costituisce con 60.000 euro in banca e attrezzature per 15.000 euro. Successivamente acquista merci per 10.000 euro + IVA 22% a dilazione, paga metà del debito con bonifico e riceve un addebito bancario di 5 euro per commissioni. Registrare tutte le operazioni.
Costituzione
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 60.000,00 | |
| Attrezzature | 15.000,00 | |
| Capitale sociale | 75.000,00 |
Acquisto merci
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 10.000,00 | |
| IVA ns/credito | 2.200,00 | |
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 |
Pagamento di metà del debito
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 6.100,00 | |
| Banca c/c | 6.100,00 |
Commissione bancaria
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Commissioni bancarie | 5,00 | |
| Banca c/c | 5,00 |
Il debito residuo verso il fornitore è 6.100 euro. Il conto Banca c/c ha ricevuto inizialmente 60.000 euro e successivamente ha subito uscite per 6.105 euro; trascurando altre operazioni, il saldo bancario è quindi 53.895 euro.
7. L’acquisto dei fattori produttivi
L’acquisto dei fattori produttivi è la fase della gestione nella quale l’impresa si procura i beni e i servizi necessari a svolgere l’attività produttiva e commerciale. Dal punto di vista economico, l’acquisto costituisce un investimento: l’impresa impiega mezzi finanziari per ottenere fattori che verranno utilizzati nel processo produttivo oppure rivenduti. I fattori acquistati possono essere fattori d’esercizio, destinati a essere consumati o venduti in tempi brevi, oppure fattori pluriennali, destinati a partecipare alla produzione per più esercizi.
Tra i fattori d’esercizio rientrano merci, materie prime, materie sussidiarie, materiali di consumo e numerosi servizi: trasporti, energia elettrica, telefono, assicurazioni, pubblicità, manutenzioni, consulenze e così via. Tra i fattori pluriennali rientrano invece fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature, automezzi, mobili e altri beni strumentali. La distinzione è importante perché determina il tipo di conto economico utilizzato: i fattori d’esercizio generano normalmente costi d’esercizio, mentre i beni strumentali sono rilevati in conti accesi ai costi pluriennali e concorrono al reddito attraverso l’ammortamento.
Nelle imprese di dimensioni medio-grandi l’approvvigionamento è affidato a una specifica funzione aziendale. La funzione approvvigionamenti ricerca i fornitori, richiede preventivi, confronta le offerte, negozia le condizioni, emette gli ordini e controlla che quantità, qualità e tempi di consegna siano conformi a quanto pattuito. Il prezzo non è quindi l’unico criterio di scelta: assumono rilievo anche qualità, affidabilità, puntualità, condizioni di pagamento, servizi post-vendita, garanzie e costi logistici.
Le fasi dell’acquisto
Fase delle trattative: il potenziale compratore richiede informazioni o un preventivo e il fornitore formula un’offerta. Il preventivo espone normalmente caratteristiche del bene o servizio, quantità, prezzo, tempi e condizioni principali.
Ordine di acquisto: se l’offerta è ritenuta conveniente, il compratore invia l’ordine. Il fornitore può rispondere con una conferma d’ordine.
Stipulazione del contratto: il contratto di vendita si perfeziona con il consenso delle parti sugli elementi essenziali. Il venditore assume l’obbligo di consegnare il bene e il compratore quello di corrispondere il prezzo.
Consegna dei beni o esecuzione del servizio: il fornitore adempie la propria prestazione secondo i tempi e il luogo pattuiti.
Fatturazione: il venditore emette il documento fiscale previsto. Per l’acquirente la fattura rappresenta il documento originario su cui basare la rilevazione contabile.
Regolamento: il compratore estingue il debito secondo le condizioni concordate, immediatamente, in via differita oppure anticipatamente tramite acconto.
Le condizioni complementari del contratto regolano aspetti ulteriori rispetto a quantità, qualità e prezzo. Possono riguardare consegna, trasporto, imballaggio, assicurazione, termini di pagamento, sconti, interessi, garanzie e modalità di contestazione. Queste clausole hanno effetti economici e spesso anche contabili, perché stabiliscono chi deve sostenere determinati costi accessori.
Clausole di consegna: franco partenza e franco destino
Le clausole di consegna stabiliscono il luogo nel quale il venditore adempie l’obbligo di consegna e, in collegamento con il contratto, incidono sulla ripartizione dei costi e dei rischi del trasporto. Nell’analisi delle clausole di consegna si distinguono soprattutto le formule franco partenza e franco destino.
| Clausola | Significato didattico | Costi di trasporto |
|---|---|---|
| Franco partenza / franco magazzino venditore | La consegna si considera effettuata presso il venditore; il trasferimento verso il compratore avviene a suo carico secondo le condizioni pattuite. | Normalmente a carico del compratore. |
| Franco destino / franco magazzino compratore | Il venditore si impegna a far pervenire la merce al luogo del compratore. | Normalmente a carico del venditore. |
Non bisogna confondere chi materialmente paga il vettore con chi, in base al contratto, deve sopportare economicamente il costo. Può accadere, per esempio, che il venditore anticipi al vettore un trasporto che contrattualmente è a carico del compratore: in tal caso il venditore recupera l’importo dal compratore secondo la natura documentata o forfetaria del costo.
8. Rilevazione contabile delle fatture di acquisto
Le operazioni di acquisto vengono normalmente rilevate in due momenti distinti. Nel primo momento si registra la fattura di acquisto: nasce il costo o il valore del bene acquistato, nasce l’eventuale credito IVA e sorge il debito verso il fornitore. Nel secondo momento si registra il regolamento della fattura: il debito verso il fornitore diminuisce e, contemporaneamente, diminuisce una disponibilità liquida oppure nasce un altro debito finanziario, a seconda dello strumento utilizzato.
Questa separazione è fondamentale. La ricezione della fattura produce, in genere, sia effetti economici sia finanziari; il pagamento successivo produce invece prevalentemente una permutazione finanziaria. Pagare un fornitore non significa sostenere nuovamente il costo: il costo era già stato rilevato con la fattura.
Schema generale della fattura di acquisto
In presenza di IVA detraibile, l’imponibile rappresenta il costo del bene o servizio, l’IVA rappresenta un credito verso l’Erario e il totale fattura costituisce il debito verso il fornitore. L’IVA ns/credito non è quindi un costo, salvo i casi in cui l’imposta sia indetraibile secondo la disciplina applicabile.
Esempio – Acquisto di merci
Alfa S.p.A. riceve fattura da Beta S.p.A. per merci pari a 10.000 euro + IVA 22%, pagamento a 60 giorni.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 10.000,00 | |
| IVA ns/credito | 2.200,00 | |
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 |
Il conto Merci c/acquisti accoglie una variazione economica negativa e viene addebitato. IVA ns/credito è una variazione finanziaria attiva e viene addebitata. Debiti v/fornitori aumenta e viene accreditato.
Acquisto di materiali di consumo
Esempio – Materiale di imballaggio o consumo
L’impresa acquista materiali di consumo per 800 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Materiali di consumo c/acquisti | 800,00 | |
| IVA ns/credito | 176,00 | |
| Debiti v/fornitori | 976,00 |
Il conto utilizzato deve rappresentare la natura del fattore acquisito. In un piano dei conti più analitico si potranno distinguere materiali di imballaggio, cancelleria, materiali di pulizia e altri materiali di consumo.
Costi d’esercizio e costi pluriennali
I conti accesi ai costi d’acquisto cambiano a seconda del fattore produttivo. Se il fattore è destinato a esaurire la propria utilità nel ciclo operativo, il costo è registrato in un conto economico di reddito. Se invece il fattore è un bene strumentale a utilità pluriennale, il valore viene iscritto in un conto economico acceso a costi pluriennali, che confluisce nell’attivo patrimoniale e verrà ripartito nel tempo attraverso l’ammortamento.
| Fattore acquistato | Conto tipico | Natura |
|---|---|---|
| Merci destinate alla rivendita | Merci c/acquisti | Costo d’esercizio |
| Materie prime | Materie prime c/acquisti | Costo d’esercizio |
| Energia, telefono, consulenze | Conti specifici di servizi | Costo d’esercizio |
| Impianto | Impianti | Costo pluriennale |
| Macchinario | Macchinari | Costo pluriennale |
| Automezzo | Automezzi | Costo pluriennale |
9. Costi accessori di acquisto
L’acquisto di merci o di altri beni può essere accompagnato da costi accessori quali trasporto, carico e scarico, assicurazione, imballaggio, etichettatura o altri servizi direttamente connessi alla fornitura. Dal punto di vista contabile bisogna distinguere se il costo è documentato autonomamente dal soggetto che presta il servizio oppure se viene addebitato forfetariamente dal fornitore delle merci.
Costi documentati direttamente dal vettore
Se il trasporto è a carico del compratore e il vettore emette fattura direttamente al compratore, quest’ultimo registra due documenti distinti: la fattura delle merci e la fattura del vettore. Il costo di trasporto è registrato in un conto specifico, mentre l’IVA della fattura del vettore confluisce anch’essa in IVA ns/credito.
Esempio – Trasporto fatturato direttamente al compratore
Alfa S.p.A. acquista merci franco partenza per 2.600 euro + IVA 22%. Il vettore Gamma S.r.l. fattura direttamente ad Alfa 600 euro + IVA per il trasporto.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 2.600,00 | |
| IVA ns/credito | 572,00 | |
| Debiti v/fornitori | 3.172,00 | |
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
| Costi di trasporto | 600,00 | |
| IVA ns/credito | 132,00 | |
| Debiti v/fornitori | 732,00 |
Il fatto che entrambe le fatture generino un debito verso fornitori non significa che si tratti dello stesso fornitore. Nella contabilità analitica dei fornitori vengono accesi sottoconti distinti intestati al venditore delle merci e al vettore.
Costi non documentati addebitati forfetariamente dal venditore
Quando il venditore addebita al compratore un importo forfetario per spese di trasporto senza che il compratore riceva una fattura autonoma del vettore, il costo accessorio segue il trattamento previsto per l’operazione principale e concorre alla base imponibile IVA. Nella pratica contabile scolastiche l’importo viene normalmente sommato all’imponibile della merce e rilevato come costo accessorio oppure, secondo il piano dei conti adottato, incluso direttamente nel costo di acquisto.
Esempio – Trasporto forfetario addebitato in fattura
Beta S.p.A. fattura ad Alfa S.p.A. merci per 6.500 euro e addebita 200 euro di trasporto non documentato. IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 6.500,00 | |
| Costi di trasporto su acquisti | 200,00 | |
| IVA ns/credito | 1.474,00 | |
| Debiti v/fornitori | 8.174,00 |
La base imponibile è 6.700 euro; l’IVA è 1.474 euro; il totale fattura è 8.174 euro.
Spese documentate anticipate dal venditore in nome e per conto del compratore
Un caso differente si verifica quando il venditore anticipa una spesa sostenuta in nome e per conto del compratore e la recupera nella propria fattura. Quando ricorrono i presupposti fiscali delle anticipazioni documentate, tali somme non costituiscono corrispettivo del venditore e sono esposte separatamente. Dal punto di vista contabile, per il compratore occorre ricostruire la natura effettiva dell’onere e il debito complessivo verso il venditore.
Nella pratica contabile è essenziale non applicare automaticamente l’IVA anche all’anticipazione documentata: bisogna seguire il documento e distinguere la parte imponibile dalla somma recuperata. Se il testo dell’esercizio non specifica i presupposti fiscali, è preferibile attenersi allo schema proposto dalla traccia.
10. Acquisto di servizi e beni strumentali
I servizi sono fattori produttivi immateriali che vengono normalmente consumati nel periodo e generano costi d’esercizio. La rilevazione contabile segue lo stesso schema generale degli acquisti di merci: il costo del servizio è in Dare, l’IVA detraibile è in Dare e il debito verso il fornitore è in Avere. Cambia il nome del conto economico, che deve descrivere correttamente il servizio ricevuto.
Acquisto di servizi
Esempio – Fattura telefonica
Alfa S.p.A. riceve una fattura per servizi telefonici di 300 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Spese telefoniche | 300,00 | |
| IVA ns/credito | 66,00 | |
| Debiti v/fornitori | 366,00 |
Esempio – Consulenza
Ricevuta fattura da un fornitore soggetto IVA per consulenza amministrativa di 1.500 euro + IVA 22%. Per semplicità l’esempio non considera ritenute, che devono essere trattate separatamente quando previste.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Consulenze professionali | 1.500,00 | |
| IVA ns/credito | 330,00 | |
| Debiti v/fornitori | 1.830,00 |
Acquisto di beni strumentali
L’acquisto di un bene strumentale non viene registrato in un conto di costo d’esercizio come Merci c/acquisti. Il valore del bene viene imputato al conto patrimoniale/economico pluriennale specifico, per esempio Impianti, Macchinari o Automezzi. La ragione è che il bene fornisce utilità per più esercizi. Il costo di competenza di ciascun esercizio sarà determinato tramite il processo di ammortamento.
Esempio – Acquisto di un impianto
Alfa S.p.A. acquista un impianto per 70.000 euro + IVA 22%, con pagamento differito.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Impianti | 70.000,00 | |
| IVA ns/credito | 15.400,00 | |
| Debiti v/fornitori | 85.400,00 |
Costi accessori di diretta imputazione ai beni strumentali
I costi necessari per portare un bene strumentale nella condizione e nel luogo in cui può essere utilizzato possono, secondo le regole applicabili, concorrere al costo del bene. Nella pratica contabile sono frequenti spese di trasporto, installazione e collaudo direttamente riferibili all’impianto. In tal caso il conto del bene può essere incrementato anche di tali costi, invece di rilevarli come autonomi costi d’esercizio.
Esempio – Installazione capitalizzata
Un tecnico fattura 5.000 euro + IVA 22% per installazione e collaudo di un impianto appena acquistato. Supponendo che il costo sia direttamente imputabile e capitalizzabile, viene incrementato il conto Impianti.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Impianti | 5.000,00 | |
| IVA ns/credito | 1.100,00 | |
| Debiti v/fornitori | 6.100,00 |
Acquisto da privati e imposta di registro
Quando l’impresa acquista determinati beni da soggetti privati che non operano come soggetti passivi IVA, l’operazione può essere fuori dal campo IVA e, nei casi previsti, soggetta a imposta di registro. Dal punto di vista contabile bisogna quindi leggere attentamente la traccia: non sempre sull’acquisto compare IVA ns/credito. Gli eventuali oneri accessori direttamente imputabili al bene possono incrementarne il costo secondo la natura dell’operazione.
11. Il regolamento dei debiti verso fornitori
Dopo la registrazione della fattura il compratore deve estinguere il debito. Il regolamento può avvenire in contanti nei limiti di legge, tramite banca, assegni, strumenti elettronici, effetti cambiari, girata di cambiali attive o altre modalità concordate. Contabilmente il principio è sempre lo stesso: la diminuzione del debito verso fornitori è una variazione finanziaria attiva e viene registrata in Dare; in Avere si registra la diminuzione del mezzo finanziario utilizzato oppure l’aumento del nuovo debito che sostituisce quello commerciale.
Pagamento con banca
Esempio – Bonifico bancario
Alfa S.p.A. paga mediante bonifico una fattura di 4.880 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 4.880,00 | |
| Banca c/c | 4.880,00 |
L’operazione non genera un nuovo costo: è una permutazione finanziaria, perché diminuiscono sia il debito commerciale sia la disponibilità bancaria.
Pagamento con assegno
Il pagamento con assegno bancario comporta l’utilizzo della disponibilità presente sul conto corrente. Al momento dell’emissione dell’assegno il debito verso il fornitore diminuisce e la disponibilità bancaria si riduce. Se invece l’impresa riceve da un cliente un assegno e lo gira direttamente a un fornitore, il mezzo di regolamento trasferito non è denaro nuovo: si estingue il credito o il valore finanziario rappresentato dall’assegno e, contemporaneamente, si estingue il debito verso il fornitore. La scelta del conto dipende dal piano dei conti adottato e dal momento in cui si considera perfezionato l’incasso o il pagamento.
Pagamento mediante cambiali
La cambiale passiva rappresenta un debito formalizzato in un titolo di credito. Se un debito verso fornitore viene sostituito da una cambiale, si estingue il debito commerciale e nasce un debito cambiario. Alla scadenza, il pagamento della cambiale estingue il debito cambiario e riduce la banca.
Esempio – Emissione di pagherò a favore del fornitore
A saldo di una fattura di 6.000 euro Alfa S.p.A. rilascia al fornitore un pagherò cambiario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 6.000,00 | |
| Cambiali passive | 6.000,00 |
Alla scadenza della cambiale
La banca paga la cambiale alla scadenza.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Cambiali passive | 6.000,00 | |
| Banca c/c | 6.000,00 |
Girata di cambiali attive a un fornitore
Se l’impresa possiede cambiali attive ricevute da clienti, può girarle a un fornitore per estinguere un proprio debito. In tal caso diminuiscono contemporaneamente Debiti v/fornitori e Cambiali attive. Non aumenta Cambiali passive, perché l’impresa non sta emettendo un nuovo titolo: sta trasferendo un titolo già posseduto.
Esempio – Girata di una cambiale attiva
Alfa S.p.A. gira al fornitore una cambiale attiva di 3.500 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 3.500,00 | |
| Cambiali attive | 3.500,00 |
Commissioni e costi di regolamento
Il pagamento può comportare commissioni bancarie o altri costi. Se la banca addebita una commissione, l’importo rappresenta un costo d’esercizio distinto dall’estinzione del debito commerciale. È quindi necessario separare contabilmente il debito pagato dalla commissione sostenuta.
Esempio – Bonifico con commissione
La banca esegue un bonifico di 10.000 euro al fornitore e addebita 5 euro di commissione.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 10.000,00 | |
| Commissioni bancarie | 5,00 | |
| Banca c/c | 10.005,00 |
12. Sconti, resi, ribassi e abbuoni sugli acquisti
Dopo la fatturazione possono verificarsi fatti che riducono il costo originariamente rilevato: resi di merci, ribassi, abbuoni e, in alcuni casi, sconti collegati al regolamento. È importante distinguere le diverse fattispecie perché cambia la documentazione e può cambiare il trattamento IVA. In generale, quando la rettifica riguarda un’operazione già fatturata, il fornitore può emettere una nota di accredito o nota di variazione.
Resi su acquisti
Il reso si verifica quando il compratore restituisce al fornitore merci precedentemente acquistate, per esempio perché difettose, non conformi o eccedenti. Il reso rettifica il costo di acquisto. Il conto Resi su acquisti è un componente positivo di reddito o, più precisamente, una rettifica di un costo: viene accreditato. Se viene rettificata anche l’IVA, diminuisce il credito IVA e quindi IVA ns/credito viene accreditata. Il debito verso il fornitore diminuisce e viene addebitato.
Esempio – Nota di accredito per reso
Beta S.p.A. emette a favore di Alfa S.p.A. una nota di variazione per merci restituite: imponibile 1.000 euro, IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 1.220,00 | |
| Resi su acquisti | 1.000,00 | |
| IVA ns/credito | 220,00 |
Ribassi e abbuoni attivi
Se la merce viene trattenuta ma il fornitore riconosce una riduzione di prezzo per difetti qualitativi, ritardi o altre ragioni commerciali, si ha un ribasso o abbuono attivo per il compratore. Anche questa voce rettifica il costo precedentemente sostenuto e viene registrata in Avere. Se la nota rettifica l’IVA, deve essere stornata anche la relativa quota di IVA ns/credito.
Esempio – Abbuono ottenuto
Il fornitore riconosce ad Alfa S.p.A. un abbuono di 500 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 610,00 | |
| Ribassi e abbuoni attivi | 500,00 | |
| IVA ns/credito | 110,00 |
Sconto per pagamento immediato
Lo sconto commerciale riduce il prezzo della fornitura. Se è pattuito e quantificato prima dell’emissione della fattura, l’imponibile IVA è normalmente determinato sul corrispettivo già ridotto; di conseguenza costo o ricavo e IVA sono calcolati sul valore netto. Se la riduzione viene concessa dopo la fatturazione, occorre una rettifica dell’operazione originaria, normalmente documentata da una nota di variazione quando ricorrono i presupposti fiscali. Lo sconto commerciale deve essere distinto dallo sconto finanziario, collegato alle condizioni di pagamento e non alla qualità o quantità dei beni scambiati.
Lo sconto commerciale non deve essere confuso con gli interessi impliciti o con gli sconti di natura finanziaria. La classificazione dipende dalla causa economica della riduzione.
13. Acconti versati ai fornitori
Il pagamento è anticipato quando il compratore versa una somma prima della consegna definitiva del bene o del completamento del servizio. L’acconto non rappresenta ancora, di per sé, il costo definitivo dell’acquisto: è un credito o una posta anticipata verso il fornitore che verrà successivamente imputata alla fattura finale. Ai fini IVA, quando l’acconto assume rilevanza fiscale viene emessa una fattura per l’acconto e si rileva la relativa IVA.
Acconto per acquisto di merci
Per gli acconti relativi ad acquisti di beni e servizi d’esercizio può essere utilizzato un conto Acconti a fornitori. Se l’acconto riguarda immobilizzazioni, è frequente l’utilizzo di conti specifici come Immobilizzazioni materiali c/acconti o Immobilizzazioni immateriali c/acconti. La logica rimane la stessa: l’impresa ha anticipato una parte del prezzo, quindi vanta un diritto nei confronti del fornitore.
Fattura dell’acconto
Alfa S.p.A. riceve fattura per un acconto di 2.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Acconti a fornitori | 2.000,00 | |
| IVA ns/credito | 440,00 | |
| Debiti v/fornitori | 2.440,00 |
Pagamento dell’acconto
Alfa paga immediatamente la fattura di acconto con bonifico.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 2.440,00 | |
| Banca c/c | 2.440,00 |
Fattura definitiva e storno dell’acconto
Quando arriva la fattura definitiva, il costo complessivo dell’acquisto deve risultare integralmente rilevato, mentre l’acconto già contabilizzato deve essere stornato. Il fornitore espone normalmente il totale della fornitura e detrae l’acconto già fatturato secondo la struttura fiscale del documento. Dal punto di vista contabile è importante evitare di conteggiare due volte il costo o l’IVA.
Acconto, deposito cauzionale e pagamento anticipato: non sono la stessa cosa
L’acconto è una parte del prezzo versata prima della fattura definitiva e viene successivamente imputata al corrispettivo complessivo. Il deposito cauzionale, invece, ha funzione di garanzia e in linea generale deve essere restituito se l’obbligazione viene regolarmente adempiuta. Un pagamento anticipato dell’intero prezzo, infine, estingue finanziariamente l’obbligazione prima della consegna, ma non modifica da solo il momento in cui il costo diviene di competenza. Distinguere queste fattispecie evita di trattare come costo ciò che, al momento del versamento, rappresenta ancora un diritto verso il fornitore.
Esempio completo: acconto, fattura definitiva e saldo
Alfa S.p.A. ordina merci per 10.000 euro + IVA 22%. Il fornitore richiede un acconto di 2.000 euro + IVA 22%, regolarmente fatturato. In seguito emette la fattura definitiva, tenendo conto dell’acconto già fatturato. Il costo complessivo delle merci deve risultare pari a 10.000 euro e l’IVA complessiva pari a 2.200 euro: l’acconto non può generare una duplicazione.
Fattura dell’acconto
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Acconti a fornitori | 2.000,00 | |
| IVA a credito | 440,00 | |
| Debiti v/fornitori | 2.440,00 |
Pagamento dell’acconto
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 2.440,00 | |
| Banca c/c | 2.440,00 |
Fattura definitiva
Nella fattura a saldo restano da assoggettare a IVA 8.000 euro, perché 2.000 euro erano già stati fatturati come acconto. Dal punto di vista contabile si rileva l’intero costo delle merci e si chiude il conto Acconti a fornitori.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 10.000,00 | |
| IVA a credito | 1.760,00 | |
| Acconti a fornitori | 2.000,00 | |
| Debiti v/fornitori | 9.760,00 |
Pagamento del saldo
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 9.760,00 | |
| Banca c/c | 9.760,00 |
Controllo finale: costo merci 10.000 euro; IVA complessivamente detratta 440 + 1.760 = 2.200 euro; pagamenti complessivi 2.440 + 9.760 = 12.200 euro. La quadratura contabile coincide con la sostanza economica dell’operazione.
Acconti su immobilizzazioni
Quando l’acconto riguarda un bene strumentale non si utilizza normalmente un conto di costo d’esercizio, ma un conto patrimoniale specifico, ad esempio Immobilizzazioni materiali c/acconti. Finché il bene non è disponibile per l’uso, l’impresa non deve iniziare ad ammortizzarlo soltanto perché ha già versato una parte del prezzo.
Errori tipici sugli acconti
Rilevare subito il costo definitivo quando esiste soltanto una fattura di acconto.
Calcolare nuovamente l’IVA sull’intero prezzo nella fattura finale, duplicando l’imposta già fatturata sull’acconto.
Confondere un acconto con un deposito cauzionale rimborsabile.
Dimenticare di stornare il conto Acconti a fornitori quando arriva la fattura definitiva.
14. Riepilogo operativo delle operazioni di acquisto
Per risolvere correttamente le operazioni di acquisto bisogna procedere in modo sistematico: individuare il documento originario, identificare i conti interessati, classificare le variazioni, determinare la sezione Dare/Avere e verificare la quadratura. L’obiettivo non è memorizzare una scrittura isolata, ma comprendere la relazione tra costo, IVA, debito verso il fornitore e successivo regolamento.
| Operazione | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Fattura acquisto merci | Merci c/acquisti + IVA ns/credito | Debiti v/fornitori |
| Pagamento fornitore con banca | Debiti v/fornitori | Banca c/c |
| Reso al fornitore | Debiti v/fornitori | Resi su acquisti + eventuale storno IVA |
| Abbuono ottenuto | Debiti v/fornitori | Ribassi e abbuoni attivi + eventuale storno IVA |
| Acconto fatturato dal fornitore | Acconti a fornitori + IVA ns/credito | Debiti v/fornitori |
| Sostituzione debito con cambiale | Debiti v/fornitori | Cambiali passive |
Controllo finale obbligatorio: per ogni articolo contabile, la somma degli importi in Dare deve coincidere con la somma degli importi in Avere. La quadratura non garantisce da sola che la scrittura sia concettualmente corretta, ma una scrittura che non quadra è sicuramente errata.
Dalla fattura al pagamento: lettura unitaria del ciclo passivo
Il ciclo passivo comprende l’insieme delle operazioni con cui l’impresa acquisisce beni e servizi, rileva il debito verso il fornitore e successivamente lo estingue. Le tre fasi concettualmente distinte sono: ricevimento della fattura, eventuali rettifiche del debito e regolamento. Separarle è essenziale perché il costo nasce, di regola, quando l’operazione è documentata e di competenza, mentre il pagamento modifica soltanto la composizione delle disponibilità e dei debiti.
Alla ricezione di una fattura di acquisto si rilevano normalmente un costo, l’IVA a credito e un debito verso il fornitore. Il costo è un componente negativo di reddito; l’IVA a credito è un credito tributario detraibile, se ricorrono i presupposti; il debito verso fornitori è una passività finanziaria. Quando il debito viene pagato, non nasce un secondo costo: diminuisce il debito e diminuiscono banca o cassa.
Le rettifiche successive, come resi, ribassi e abbuoni, riducono il costo originario e, se l’operazione è imponibile, rettificano anche l’IVA detraibile. Gli sconti finanziari concessi per pagamento anticipato, invece, hanno natura diversa dagli sconti commerciali inseriti direttamente in fattura: derivano dal regolamento del debito e devono essere interpretati in base alla loro sostanza economica.
Errore tipico: registrare il pagamento direttamente in contropartita del conto Merci c/acquisti. In questo modo si confondono il momento economico e quello finanziario. La corretta sequenza mantiene distinti il debito nato con la fattura e la sua successiva estinzione.
Esempio completo: Alfa S.p.A. riceve una fattura per merci di 10.000 euro + IVA 22% e la paga successivamente tramite banca.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 10.000 | |
| IVA ns/credito | 2.200 | |
| Debiti v/fornitori | 12.200 |
Con il pagamento si chiude il debito: Debiti v/fornitori in Dare per 12.200 e Banca c/c in Avere per 12.200.
15. La vendita dei beni e dei servizi
La vendita rappresenta la fase della gestione nella quale l’impresa colloca sul mercato i beni prodotti o acquistati per la rivendita e presta servizi ai clienti. Attraverso la vendita si realizza il disinvestimento dei fattori impiegati nel processo produttivo e si ottengono ricavi. Nelle imprese industriali la vendita segue la fase di trasformazione; nelle imprese commerciali riguarda prevalentemente merci acquistate per essere rivendute; nelle imprese di servizi il ricavo deriva dalla prestazione resa.
La funzione commerciale o vendite studia il mercato, definisce la gamma dei prodotti, stabilisce le politiche di prezzo, gestisce i rapporti con i clienti, organizza la distribuzione e coordina le attività promozionali. Anche in questa fase quantità, qualità, prezzo, consegna, trasporto e regolamento sono elementi rilevanti del contratto.
Le due fasi contabili della vendita
Come per gli acquisti, anche le vendite vengono normalmente rilevate in due momenti. Al momento dell’emissione della fattura si rilevano il credito verso il cliente, il ricavo di vendita e l’eventuale IVA a debito. Successivamente, al momento dell’incasso, si registra l’estinzione del credito e l’aumento della disponibilità finanziaria utilizzata per il regolamento.
Il credito verso clienti misura finanziariamente il ricavo e l’IVA a debito. L’IVA ns/debito non è un ricavo dell’impresa: rappresenta un debito verso l’Erario che deriva dall’imposta addebitata al cliente.
Significato economico della vendita
La vendita rappresenta il momento in cui l’impresa cede beni o presta servizi ottenendo in contropartita denaro oppure un credito verso il cliente. Dal punto di vista economico, la vendita genera normalmente un ricavo di competenza dell’esercizio; dal punto di vista finanziario, provoca un aumento delle disponibilità liquide se il regolamento è immediato oppure la nascita di un credito se il regolamento è differito.
È importante non confondere ricavo e incasso. Il ricavo nasce quando l’operazione di vendita è contabilmente realizzata e documentata; l’incasso può avvenire nello stesso momento oppure successivamente. Per questo una vendita a dilazione determina subito un ricavo, anche se il denaro entrerà soltanto dopo trenta, sessanta o novanta giorni.
Ricavi di vendita e IVA a debito
Nelle operazioni imponibili l’impresa addebita al cliente l’IVA. L’imposta non costituisce un ricavo dell’impresa: viene riscossa per conto dell’Erario e genera un debito tributario denominato IVA a debito. Il credito complessivo verso il cliente comprende quindi sia il prezzo del bene o del servizio sia l’imposta.
Esempio: vendita di merci per 10.000 euro più IVA 22%. Il ricavo è 10.000 euro, l’IVA a debito è 2.200 euro e il credito verso il cliente è 12.200 euro. La scrittura è: Crediti v/clienti 12.200 in Dare; Merci c/vendite 10.000 e IVA ns/debito 2.200 in Avere.
Vendita a pronti e vendita a dilazione
Nella vendita a pronti il regolamento avviene contestualmente o quasi contestualmente alla vendita. Se il cliente paga con bonifico, carta o altro strumento bancario, la disponibilità liquida sostituisce direttamente il credito. Nella vendita a dilazione, invece, il credito resta iscritto fino al pagamento. La scelta della dilazione ha rilevanza finanziaria perché aumenta il fabbisogno di capitale circolante e il rischio di insolvenza.
Competenza economica del ricavo
Il principio di competenza impone di attribuire il ricavo all’esercizio in cui la prestazione economica è stata effettuata, indipendentemente dalla data dell’incasso. Se al 31 dicembre una vendita è già di competenza ma la fattura non è stata ancora emessa, occorre integrare la contabilità con il conto Fatture da emettere. Se invece è stato incassato anticipatamente un corrispettivo relativo a un periodo futuro, la quota non di competenza deve essere rinviata mediante un risconto passivo.
16. Fatture di vendita
Esempio – Vendita di merci
Alfa S.p.A. emette fattura a Gamma S.r.l. per merci di 10.000 euro + IVA 22%, pagamento a 30 giorni.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 12.200,00 | |
| Merci c/vendite | 10.000,00 | |
| IVA ns/debito | 2.200,00 |
Crediti v/clienti aumenta in Dare. Merci c/vendite è un ricavo e aumenta in Avere. IVA ns/debito è una variazione finanziaria passiva e aumenta in Avere.
Recupero forfetario di costi accessori
Se il venditore addebita al cliente spese accessorie non documentate, per esempio trasporto o imballaggio, tali importi concorrono normalmente alla base imponibile dell’operazione. Il venditore rileva un ricavo accessorio o, a seconda del piano dei conti, include l’importo nel ricavo della vendita. È utile tenere distinto il ricavo accessorio quando si vuole analizzare separatamente la gestione caratteristica.
Esempio – Trasporto forfetario addebitato al cliente
Alfa S.p.A. vende merci per 5.000 euro e addebita 200 euro di trasporto non documentato; IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 6.344,00 | |
| Merci c/vendite | 5.000,00 | |
| Rimborsi spese di trasporto | 200,00 | |
| IVA ns/debito | 1.144,00 |
Spese documentate anticipate in nome e per conto del cliente
Se il venditore anticipa una spesa in nome e per conto del cliente e ricorrono i presupposti per considerarla anticipazione documentata, la somma viene recuperata separatamente e non costituisce un ricavo proprio del venditore. Anche qui bisogna distinguere accuratamente la spesa documentata dall’addebito forfetario, perché il trattamento fiscale e contabile non è lo stesso.
Struttura economica e finanziaria della fattura di vendita
La fattura di vendita documenta un’operazione che, sotto il profilo contabile, produce normalmente tre effetti: un ricavo, un debito IVA verso l’Erario e un credito verso il cliente. Il ricavo rappresenta il valore della produzione ceduta; l’IVA a debito non costituisce un ricavo dell’impresa, perché viene riscossa per conto dello Stato; il credito verso clienti rappresenta il diritto a ottenere il corrispettivo complessivo.
È importante distinguere imponibile, imposta e totale fattura. L’imponibile misura il valore economico dell’operazione. L’IVA viene calcolata applicando l’aliquota prevista all’imponibile. Il totale fattura è il credito complessivo vantato nei confronti del cliente, salvo pagamenti anticipati, ritenute o altre particolarità.
La vendita può generare il ricavo prima dell’incasso. Per questo un’impresa può presentare ricavi elevati e, nello stesso momento, una liquidità modesta: una parte delle vendite può essere ancora iscritta tra i crediti commerciali. La contabilità economico-patrimoniale non segue quindi esclusivamente i movimenti monetari.
Esempio: vendita di prodotti per 15.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 18.300 | |
| Prodotti c/vendite | 15.000 | |
| IVA ns/debito | 3.300 |
Quando il cliente paga tramite bonifico: Banca c/c 18.300 in Dare e Crediti v/clienti 18.300 in Avere.
17. Vendita di servizi e operazioni particolari
La vendita di servizi genera ricavi di competenza della prestazione eseguita. Il conto utilizzato deve descrivere il tipo di servizio: Ricavi per consulenze, Ricavi per trasporti, Ricavi per manutenzioni, Prestazioni di servizi e così via. Lo schema della fattura è analogo a quello delle merci: credito verso cliente in Dare, ricavo e IVA a debito in Avere, quando l’operazione è imponibile.
Esempio – Prestazione di servizi
Alfa S.p.A. fattura a un cliente una prestazione di 2.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 2.440,00 | |
| Ricavi per servizi | 2.000,00 | |
| IVA ns/debito | 440,00 |
Vendite a privati e documentazione dei corrispettivi
Le modalità documentali variano in relazione al tipo di attività e al cliente. Nelle vendite al dettaglio e nelle prestazioni verso consumatori finali possono essere previsti documenti e procedure diverse dalla fattura ordinaria, salvo i casi in cui la fattura sia richiesta o obbligatoria. Dal punto di vista didattico, ciò che conta è distinguere il momento in cui nasce il ricavo dalla successiva manifestazione finanziaria.
Una transazione tra due privati che agiscono fuori dall’attività d’impresa o professionale è normalmente estranea al campo di applicazione dell’IVA. Non bisogna quindi applicare meccanicamente l’IVA a ogni trasferimento di beni: occorre verificare la natura soggettiva e oggettiva dell’operazione.
Prestazioni di servizi: momento economico e documentazione
La vendita di servizi segue la stessa logica generale della vendita di beni, ma il momento in cui il ricavo si considera maturato dipende dall’esecuzione della prestazione. Nei servizi continuativi occorre prestare particolare attenzione alla competenza temporale: un corrispettivo fatturato può riferirsi in parte a un esercizio successivo, rendendo necessario un risconto passivo; al contrario, un servizio già maturato ma non ancora fatturato può richiedere una fattura da emettere.
Per comprendere correttamente la scrittura non basta quindi guardare la data di incasso. Occorre domandarsi quale prestazione è stata eseguita, in quale periodo e quale credito o debito ne deriva. Questo principio collega direttamente le operazioni correnti alle scritture di assestamento di fine esercizio.
Un servizio può inoltre comportare costi accessori anticipati per conto del cliente. Se tali somme rappresentano vere anticipazioni in nome e per conto del cliente e ricorrono i requisiti normativi, il trattamento può differire da quello dei normali rimborsi spese che costituiscono parte del corrispettivo.
18. Il regolamento dei crediti verso clienti
Quando il cliente paga, il credito verso clienti diminuisce e viene registrato in Avere. In Dare si registra l’aumento della disponibilità finanziaria ricevuta: Cassa, Banca c/c, Assegni, Cambiali attive o altri valori. Se l’incasso genera commissioni, queste sono costi separati e devono essere rilevate in Dare.
Incasso tramite banca
Esempio – Bonifico del cliente
Il cliente salda mediante bonifico una fattura di 9.760 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 9.760,00 | |
| Crediti v/clienti | 9.760,00 |
Ricevute bancarie (Ri.Ba.)
La ricevuta bancaria è uno strumento di incasso con cui il creditore incarica la banca di riscuotere dal debitore una determinata somma alla scadenza. Nella pratica bancaria le procedure possono prevedere presentazione all’incasso, accredito salvo buon fine o altre forme tecniche. Nella pratica contabile occorre seguire lo schema indicato dal testo, distinguendo l’eventuale trasferimento del credito, l’accredito bancario e le commissioni.
Se la banca accredita l’importo incassato al netto delle commissioni, la diminuzione del credito verso cliente deve essere pari all’intero importo del credito, mentre in Dare si registrano la banca per il netto e le commissioni per il costo.
Esempio – Incasso con commissione bancaria
La banca riscuote per conto di Alfa S.p.A. un credito di 5.000 euro e trattiene 10 euro di commissione.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 4.990,00 | |
| Commissioni d’incasso | 10,00 | |
| Crediti v/clienti | 5.000,00 |
Cambiali attive
Quando il cliente rilascia o accetta un effetto cambiario, il credito commerciale viene sostituito da un credito cambiario. Il conto Cambiali attive aumenta in Dare e Crediti v/clienti diminuisce in Avere. Alla scadenza, se la cambiale viene incassata, aumenta la banca e diminuiscono le cambiali attive.
Esempio – Ricezione di un effetto
A saldo di una fattura, il cliente rilascia un effetto di 3.256,50 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Cambiali attive | 3.256,50 | |
| Crediti v/clienti | 3.256,50 |
Incasso dell’effetto alla scadenza
La cambiale viene regolarmente riscossa tramite banca.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 3.256,50 | |
| Cambiali attive | 3.256,50 |
Girata di cambiali attive
Una cambiale attiva può essere girata a un fornitore. In tal caso il titolo non viene incassato direttamente dall’impresa, ma utilizzato come mezzo di regolamento di un debito. La registrazione è Debiti v/fornitori in Dare e Cambiali attive in Avere, per lo stesso importo.
19. Resi, ribassi e abbuoni sulle vendite
Le rettifiche sulle vendite sono speculari a quelle sugli acquisti. Se il cliente restituisce merci o ottiene una riduzione di prezzo, il venditore deve ridurre il credito verso il cliente e rettificare il ricavo precedentemente rilevato. I conti Resi su vendite e Ribassi e abbuoni passivi sono componenti negativi di reddito o rettifiche di ricavi e vengono registrati in Dare.
Resi su vendite
Esempio – Nota di accredito al cliente per reso
Alfa S.p.A. emette nota di variazione per merci restituite dal cliente: 1.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Resi su vendite | 1.000,00 | |
| IVA ns/debito | 220,00 | |
| Crediti v/clienti | 1.220,00 |
Il ricavo viene rettificato mediante Resi su vendite in Dare. Diminuisce anche l’IVA a debito e diminuisce il credito verso il cliente.
Ribassi e abbuoni passivi
Esempio – Abbuono concesso
A causa di una difformità qualitativa, Alfa concede al cliente un abbuono di 400 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Ribassi e abbuoni passivi | 400,00 | |
| IVA ns/debito | 88,00 | |
| Crediti v/clienti | 488,00 |
Conti di rettifica dei ricavi
In forma sinottica, Merci c/vendite rappresenta il ricavo lordo delle vendite, mentre Resi su vendite e Ribassi e abbuoni passivi rettificano quel ricavo. In sede di determinazione del reddito, ciò che interessa è il ricavo netto economicamente riferibile alle vendite del periodo. La presenza di conti separati consente però di analizzare la qualità commerciale delle vendite: un livello elevato di resi o abbuoni può segnalare problemi di qualità, logistica o politica commerciale.
Reso, abbuono e sconto: differenze economiche
| Fattispecie | Causa | Effetto sul ricavo |
|---|---|---|
| Reso su vendite | Il cliente restituisce fisicamente beni già fatturati. | Riduce il ricavo originario e normalmente anche l’IVA a debito. |
| Ribasso o abbuono | Il cliente trattiene i beni ma ottiene una riduzione per difetti, ritardi o ragioni commerciali. | Rettifica il ricavo senza restituzione fisica del bene. |
| Sconto commerciale | Riduzione collegata alle condizioni di vendita e normalmente determinata prima o contestualmente alla fatturazione. | Riduce direttamente la base economica della vendita. |
| Sconto finanziario | Riduzione concessa per modalità o tempestività del pagamento. | Ha una causa legata al regolamento finanziario e va distinto dalle rettifiche commerciali. |
Cliente già pagato: nasce un debito verso il cliente
Se il cliente ha già saldato la fattura e successivamente ottiene un reso o un abbuono, non esiste più un credito da ridurre. La nota di variazione genera quindi un debito verso il cliente oppure l’obbligo di effettuare un rimborso. La logica economica della rettifica del ricavo resta identica; cambia la contropartita finanziaria.
Esempio
Il cliente aveva già pagato. Alfa concede un abbuono di 500 euro + IVA 22%, per complessivi 610 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Ribassi e abbuoni passivi | 500,00 | |
| IVA a debito | 110,00 | |
| Debiti v/clienti | 610,00 |
Se Alfa rimborsa immediatamente il cliente: Debiti v/clienti in Dare 610 euro e Banca c/c in Avere 610 euro.
Lettura gestionale delle rettifiche di vendita
Resi e abbuoni non sono soltanto conti tecnici. Un loro aumento può segnalare difetti qualitativi, errori nella preparazione degli ordini, problemi di consegna, politiche commerciali aggressive o una clientela insoddisfatta. Il ricavo lordo può quindi crescere mentre il ricavo netto peggiora. Per l’analisi della gestione è utile osservare separatamente vendite lorde, resi, abbuoni e ricavi netti.
20. Acconti ricevuti dai clienti
Il regolamento può essere anticipato anche nelle vendite. Quando il cliente versa un acconto prima della consegna definitiva, il venditore riceve denaro ma non ha ancora realizzato necessariamente l’intero ricavo della vendita. La fattura di acconto genera normalmente IVA a debito e un debito/posta anticipata nei confronti del cliente, che verrà successivamente assorbita dalla fattura definitiva.
Esempio – Fattura per acconto ricevuto
Alfa S.p.A. emette fattura di acconto di 2.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 2.440,00 | |
| Clienti c/acconti | 2.000,00 | |
| IVA ns/debito | 440,00 |
Incasso dell’acconto
Il cliente paga immediatamente l’acconto mediante bonifico.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 2.440,00 | |
| Crediti v/clienti | 2.440,00 |
Alla fattura definitiva bisognerà rilevare correttamente il ricavo complessivo e stornare l’acconto già fatturato, evitando duplicazioni sia del ricavo sia dell’IVA. Il meccanismo esatto dipende dalla struttura del documento finale proposta nell’esercizio.
Perché l’acconto non è ancora un ricavo definitivo
L’acconto ricevuto prima della consegna del bene o dell’esecuzione del servizio anticipa una parte del regolamento finanziario, ma non coincide necessariamente con il ricavo di competenza. L’impresa riceve liquidità prima di aver completato la propria prestazione e, sul piano sostanziale, assume l’obbligo di eseguire quanto pattuito o restituire le somme nei casi previsti.
Nel sistema IVA, quando l’acconto è rilevante ai fini dell’imposta, l’incasso può determinare l’esigibilità dell’IVA sulla parte anticipata. Per questo la registrazione dell’acconto richiede attenzione: l’IVA maturata sull’acconto non deve essere nuovamente calcolata sull’intero corrispettivo nella fattura finale. La fattura a saldo deve tenere conto dell’anticipo già fatturato.
Errore tipico: trattare l’intero importo incassato come ricavo immediato senza considerare che la prestazione non è ancora stata completata. Il corretto trattamento deve rispettare contemporaneamente la disciplina IVA e il principio di competenza economica.
Esempio completo: acconto del cliente e fattura finale
Beta S.p.A. accetta un ordine per merci del valore di 15.000 euro + IVA 22%. Prima della consegna riceve un acconto di 3.000 euro + IVA 22%. L’acconto genera IVA a debito ma non deve trasformare anticipatamente l’intero corrispettivo in ricavo.
Fattura di acconto
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 3.660,00 | |
| Clienti c/acconti | 3.000,00 | |
| IVA a debito | 660,00 |
Incasso
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Banca c/c | 3.660,00 | |
| Crediti v/clienti | 3.660,00 |
Fattura definitiva
Alla consegna si rileva il ricavo complessivo di 15.000 euro. Poiché sull’acconto di 3.000 euro l’IVA era già stata rilevata, l’IVA residua è 12.000 × 22% = 2.640 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 14.640,00 | |
| Clienti c/acconti | 3.000,00 | |
| Merci c/vendite | 15.000,00 | |
| IVA a debito | 2.640,00 |
Il saldo finanziario dovuto dal cliente è 14.640 euro; sommato all’acconto già pagato di 3.660 euro porta a 18.300 euro, cioè 15.000 euro di imponibile + 3.300 euro di IVA complessiva.
Acconti e competenza economica
L’acconto dimostra in modo molto chiaro la differenza tra manifestazione finanziaria e competenza economica. L’impresa può incassare denaro nell’esercizio X ma realizzare il ricavo nell’esercizio X+1, quando consegna il bene o completa il servizio. Per questo un incasso anticipato non deve essere automaticamente interpretato come ricavo dell’esercizio.
21. Crediti insoluti e perdite su crediti
Un credito è insoluto quando il cliente non paga alla scadenza. Il semplice ritardo non implica automaticamente una perdita definitiva: l’impresa può avviare solleciti, procedure di recupero o concedere una dilazione. Se però emerge l’impossibilità di riscuotere tutto o parte del credito e ricorrono i presupposti per l’annullamento, la perdita deve essere rilevata contabilmente.
La disciplina contabile delle perdite e delle svalutazioni dipende anche dal momento in cui il credito è sorto e dalle rettifiche già effettuate. Nella pratica contabile elementari, quando un credito dell’esercizio viene definitivamente annullato e non vi sono fondi preesistenti da utilizzare, si rileva una perdita su crediti in Dare e si elimina il credito in Avere.
Esempio – Credito definitivamente inesigibile
Un credito commerciale di 1.500 euro viene considerato definitivamente inesigibile secondo le condizioni previste dall’esercizio.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Perdite su crediti | 1.500,00 | |
| Crediti v/clienti | 1.500,00 |
Dal semplice ritardo all’inesigibilità
Un credito scaduto non è automaticamente una perdita. Occorre distinguere il semplice ritardo di pagamento, l’insoluto e la definitiva inesigibilità. Nel primo caso il credito rimane normalmente iscritto verso il cliente; nel secondo può essere riclassificato tra i crediti insoluti o in conti analoghi per evidenziarne la maggiore rischiosità; soltanto quando la perdita è certa e documentabile si procede alla cancellazione del credito e alla rilevazione della perdita.
Insoluto su Ri.Ba. o cambiale
Quando una ricevuta bancaria o una cambiale non viene pagata alla scadenza, la banca restituisce l’effetto o comunica l’insoluto e può addebitare commissioni e spese. Contabilmente occorre ripristinare il credito verso il cliente, se era stato stornato in precedenza, e rilevare separatamente gli eventuali costi bancari.
Perdita certa e svalutazione presunta
La perdita su crediti riguarda un credito divenuto definitivamente inesigibile. La svalutazione, invece, esprime una perdita soltanto probabile e viene effettuata in sede di assestamento per adeguare il valore nominale dei crediti al presumibile valore di realizzo. Le due situazioni non devono essere confuse: la perdita cancella in tutto o in parte uno specifico credito; la svalutazione mantiene il credito iscritto ma ne rettifica il valore attraverso un fondo.
Esempio: un credito di 4.000 euro è definitivamente irrecuperabile. Se non esiste un fondo specificamente utilizzabile, si registra Perdite su crediti 4.000 in Dare e Crediti v/clienti 4.000 in Avere. Se invece esiste un Fondo svalutazione crediti già costituito, la cancellazione utilizza prioritariamente il fondo nei limiti disponibili.
22. Autoconsumo e destinazione di beni a finalità estranee all’impresa
Nell’impresa individuale può accadere che l’imprenditore prelevi beni dell’impresa per esigenze personali o familiari. L’operazione non è una normale vendita a un cliente esterno, ma comporta una destinazione del bene a finalità estranee all’attività. Nel caso dell’autoconsumo occorre rilevare gli effetti economici e, quando previsto, fiscali dell’operazione sulla base del valore attribuito al bene.
È importante non confondere l’autoconsumo con un costo personale dell’impresa: il prelievo del titolare riduce il patrimonio netto o viene rilevato in un conto intestato al titolare, mentre l’eventuale IVA deve essere trattata secondo le regole dell’operazione. La scrittura precisa dipende dalla configurazione adottata nel testo scolastico.
Significato dell’autoconsumo
Si parla di autoconsumo quando beni originariamente acquistati o prodotti per l’attività d’impresa vengono destinati all’uso personale dell’imprenditore, dei soci o comunque a finalità estranee all’esercizio dell’impresa. Dal punto di vista aziendale avviene un’uscita di beni dal circuito produttivo senza una normale vendita a un cliente.
La rilevazione deve evitare che beni acquistati come costi dell’attività restino integralmente imputati all’impresa quando in realtà sono stati utilizzati per finalità private. A seconda della fattispecie e della disciplina IVA applicabile può essere necessario rilevare anche l’imposta. In sede didattica è essenziale cogliere la logica: l’operazione riduce il patrimonio dell’impresa per una causa estranea alla gestione e non deve essere confusa con un normale costo di produzione.
Differenza rispetto a vendita e prelevamento monetario
Nella vendita l’impresa riceve un corrispettivo e realizza un ricavo verso un cliente. Nell’autoconsumo manca un normale corrispettivo esterno: il bene viene sottratto alla destinazione imprenditoriale. Il fenomeno è inoltre diverso dal prelevamento di denaro del titolare, perché in quel caso diminuisce una disponibilità liquida; nell’autoconsumo viene invece destinato a fini privati un bene che faceva parte del ciclo produttivo o commerciale.
23. Applicazioni riepilogative sulle vendite
Gli argomenti riepilogative sulle vendite combinano in un’unica sequenza fattura, costi accessori, regolamento, resi, note di variazione e altri fatti successivi. La difficoltà non consiste nei singoli conti, ma nel mantenere separati i diversi momenti contabili. Ogni documento deve essere registrato una sola volta e ogni successivo regolamento deve agire sul credito già rilevato.
| Operazione | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Fattura vendita merci | Crediti v/clienti | Merci c/vendite + IVA ns/debito |
| Incasso con banca | Banca c/c | Crediti v/clienti |
| Reso da cliente | Resi su vendite + IVA ns/debito | Crediti v/clienti |
| Abbuono al cliente | Ribassi e abbuoni passivi + IVA ns/debito | Crediti v/clienti |
| Fattura acconto | Crediti v/clienti | Clienti c/acconti + IVA ns/debito |
| Ricezione cambiale | Cambiali attive | Crediti v/clienti |
Esercizio integrato sul ciclo attivo
Alfa S.p.A. vende merci a Beta S.p.A. per 20.000 euro + IVA 22%. Successivamente Beta restituisce merci per 2.000 euro + IVA. Il credito residuo viene incassato tramite banca. L’esercizio consente di collegare nascita del ricavo, rettifica e regolamento senza confondere i tre momenti.
Nella prima fase si rileva il credito complessivo verso il cliente e il ricavo al netto dell’IVA. Il reso successivo riduce sia il ricavo originario sia l’IVA a debito e, conseguentemente, il credito verso il cliente. Solo dopo queste rettifiche si determina l’importo effettivamente da incassare.
Il credito iniziale è 24.400 euro. Il reso produce una nota di accredito di 2.440 euro. Il credito residuo ammonta quindi a 21.960 euro, che viene poi accreditato sul conto corrente.
Vendita iniziale
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 24.400 | |
| Merci c/vendite | 20.000 | |
| IVA ns/debito | 4.400 |
Reso del cliente
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Resi su vendite | 2.000 | |
| IVA ns/debito | 440 | |
| Crediti v/clienti | 2.440 |
Incasso del saldo
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Banca c/c | 21.960 | |
| Crediti v/clienti | 21.960 |
In ogni fase la scrittura è autonoma e perfettamente quadrata.
24. Gestione caratteristica, accessoria e non corrente
Per comprendere correttamente il reddito d’esercizio è utile distinguere le diverse aree della gestione. La gestione caratteristica comprende le operazioni tipiche legate all’attività principale dell’impresa: acquisto dei fattori, produzione e vendita. La gestione accessoria comprende operazioni che producono redditi ma non costituiscono il nucleo principale dell’attività, per esempio la concessione in locazione di un fabbricato non strumentale alla gestione caratteristica. La gestione non corrente raccoglie invece componenti collegati a operazioni non ricorrenti o non ripetitive secondo la natura e la ricorrenza delle operazioni.
La classificazione serve soprattutto all’analisi della formazione del reddito: due imprese possono avere lo stesso utile finale ma qualità del risultato molto diversa, se una lo ottiene dalla gestione caratteristica e l’altra da operazioni accessorie o non ricorrenti. Nei prospetti di bilancio civilistico la rappresentazione segue gli schemi previsti dalla normativa, mentre nell’analisi gestionale è possibile riclassificare i componenti per aree.
Fitti attivi
Se un’impresa concede in locazione un immobile e tale attività non costituisce l’oggetto caratteristico dell’impresa, il canone può essere considerato un ricavo della gestione accessoria. Al momento della fatturazione si rileva un credito verso il locatario e un ricavo nel conto Fitti attivi, oltre all’eventuale IVA secondo il caso concreto.
Esempio – Canone di locazione attivo
Supponendo un canone imponibile di 1.250 euro soggetto a IVA 22%, l’impresa emette fattura al locatario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 1.525,00 | |
| Fitti attivi | 1.250,00 | |
| IVA ns/debito | 275,00 |
Le aree della gestione
Per interpretare correttamente il risultato economico è utile distinguere le operazioni in base all’area gestionale da cui provengono. La gestione caratteristica comprende le operazioni direttamente connesse all’attività tipica dell’impresa: acquisto dei fattori produttivi, produzione, vendita dei beni o servizi e costi del personale impiegato nell’attività. È l’area che esprime la capacità dell’impresa di produrre reddito attraverso il proprio modello operativo.
La gestione accessoria comprende impieghi e attività non centrali rispetto all’oggetto tipico ma comunque ricorrenti o collegati all’amministrazione del patrimonio aziendale, come alcuni fitti attivi, proventi da investimenti non strategici o gestione di beni non direttamente utilizzati nella produzione.
Le componenti non correnti o non ricorrenti derivano invece da fatti non riconducibili all’ordinario svolgimento della gestione o che presentano carattere eccezionale per natura o frequenza. Nella lettura del bilancio moderno la classificazione civilistica non utilizza più una separata area straordinaria del conto economico; ciò non impedisce, nell’analisi gestionale, di distinguere le componenti non ricorrenti per comprendere la qualità del risultato.
Perché la distinzione è importante
Un utile elevato non ha lo stesso significato se nasce dalle vendite tipiche oppure dalla cessione occasionale di un immobile con una forte plusvalenza. Nel primo caso il risultato può essere maggiormente ripetibile; nel secondo può dipendere da un evento non ricorrente. La classificazione delle componenti di reddito consente quindi di valutare sostenibilità e qualità della performance.
25. Alienazione dei beni strumentali
I beni strumentali partecipano al processo produttivo per più esercizi. Il loro costo storico non viene imputato interamente al reddito nell’anno di acquisto, ma ripartito nel tempo tramite ammortamento. Quando un bene strumentale viene ceduto, non si confronta il prezzo di vendita con il costo storico originario: si deve confrontare il valore di realizzo con il valore contabile residuo del bene al momento della cessione.
Il valore contabile residuo è dato dal costo storico meno il fondo ammortamento accumulato. Se il prezzo di cessione è maggiore del valore contabile, emerge una plusvalenza; se è minore, emerge una minusvalenza; se coincide, non emerge né plusvalenza né minusvalenza. Questo passaggio è essenziale e va sempre effettuato prima della scrittura definitiva di cessione.
| Grandezza | Formula |
|---|---|
| Valore contabile residuo | Costo storico − Fondo ammortamento |
| Plusvalenza | Prezzo di cessione > Valore contabile residuo |
| Minusvalenza | Prezzo di cessione < Valore contabile residuo |
| Nessun componente differenziale | Prezzo di cessione = Valore contabile residuo |
Gestione corrente e non corrente nell’alienazione
È utile distinguere la cessione fisiologica di beni strumentali, collegata alla normale sostituzione per usura o obsolescenza, dalle alienazioni connesse a ristrutturazioni, riconversioni produttive o operazioni eccezionali rispetto alla gestione ricorrente. La distinzione è utile per comprendere l’origine economica della plusvalenza o minusvalenza. In ogni caso, il calcolo matematico del componente differenziale resta identico: valore di realizzo meno valore contabile residuo.
Calcolo di una plusvalenza
Supponiamo che un automezzo abbia costo storico 11.650 euro e fondo ammortamento 10.400 euro. Il valore contabile residuo è 1.250 euro. Se il bene viene ceduto per 1.500 euro, la plusvalenza è 250 euro: 1.500 − 1.250. La plusvalenza è un componente positivo di reddito.
| Calcolo | Importo (€) |
|---|---|
| Costo storico automezzo | 11.650 |
| − Fondo ammortamento | 10.400 |
| = Valore contabile residuo | 1.250 |
| Prezzo di cessione | 1.500 |
| = Plusvalenza | 250 |
Calcolo di una minusvalenza
Supponiamo che un macchinario abbia costo storico 10.200 euro e fondo ammortamento 7.850 euro. Il valore contabile residuo è 2.350 euro. Se viene venduto per 2.000 euro, emerge una minusvalenza di 350 euro. La minusvalenza è un componente negativo di reddito perché il valore recuperato attraverso la vendita è inferiore al valore contabile ancora da recuperare.
| Calcolo | Importo (€) |
|---|---|
| Costo storico macchinario | 10.200 |
| − Fondo ammortamento | 7.850 |
| = Valore contabile residuo | 2.350 |
| Prezzo di cessione | 2.000 |
| = Minusvalenza | 350 |
Procedura contabile di cessione
La cessione di un bene ammortizzabile richiede più passaggi. Prima si elimina il fondo ammortamento riferito al bene, trasferendolo a rettifica del conto del cespite. In questo modo il conto del bene resta esposto per il valore contabile residuo. Poi si registra la fattura di vendita e si determina la differenza tra prezzo di cessione e valore contabile. La differenza viene imputata a Plusvalenze o Minusvalenze.
Calcolare costo storico e fondo ammortamento relativo al bene ceduto.
Determinare il valore contabile residuo.
Confrontare valore contabile e prezzo di cessione, al netto dell’IVA.
Stornare il fondo ammortamento dal conto del bene.
Registrare il credito verso il cliente e l’IVA a debito sulla vendita.
Eliminare il valore residuo del cespite e rilevare la plusvalenza o minusvalenza.
Controllare la quadratura complessiva delle scritture.
Cessione con plusvalenza: esercizio completo
Alfa S.p.A. cede un arredamento acquistato a 2.500 euro. Al momento della cessione il fondo ammortamento è pari a 2.000 euro, quindi il valore contabile residuo è 500 euro. Il prezzo di cessione è 560 euro + IVA 22%. Emerge una plusvalenza di 60 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fondo ammortamento arredamento | 2.000,00 | |
| Arredamento | 2.000,00 | |
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
| Crediti v/clienti | 683,20 | |
| Arredamento | 560,00 | |
| IVA ns/debito | 123,20 | |
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
| Arredamento | 60,00 | |
| Plusvalenze | 60,00 |
Dopo il primo giroconto, Arredamento presenta un valore residuo di 500 euro. Con la fattura viene accreditato per 560 euro: per evitare che il conto diventi negativo, la differenza di 60 euro viene addebitata ad Arredamento e accreditata a Plusvalenze. Al termine il conto del bene risulta chiuso.
Cessione con minusvalenza: esercizio completo
Beta S.p.A. vende attrezzature dal costo storico di 22.500 euro, ammortizzate al 65%. Il fondo ammortamento è 14.625 euro e il valore contabile residuo è 7.875 euro. Il prezzo di vendita è 5.000 euro + IVA 22%. La minusvalenza è 2.875 euro.
| Calcolo | Importo (€) | ||
|---|---|---|---|
| Costo storico | 22.500 | ||
| Fondo ammortamento 65% | 14.625 | ||
| Valore contabile residuo | 7.875 | ||
| Prezzo di vendita | 5.000 | ||
| Minusvalenza | 2.875 | ||
| Conto | Dare (€) | Avere (€) | |
| Fondo ammortamento attrezzature | 14.625,00 | ||
| Attrezzature | 14.625,00 | ||
| Conto | Dare (€) | Avere (€) | |
| Crediti v/clienti | 6.100,00 | ||
| Attrezzature | 5.000,00 | ||
| IVA ns/debito | 1.100,00 | ||
| Conto | Dare (€) | Avere (€) | |
| Minusvalenze | 2.875,00 | ||
| Attrezzature | 2.875,00 | ||
Dopo lo storno del fondo, il conto Attrezzature ha saldo Dare di 7.875 euro. La vendita lo riduce di 5.000 euro e rimane un valore di 2.875 euro, che viene eliminato rilevando la minusvalenza in Dare. Al termine il conto Attrezzature relativo al bene ceduto risulta azzerato.
Esercizio guidato di verifica
Un computer ha costo storico di 8.400 euro ed è ammortizzato all’80%. Il fondo ammortamento è quindi 6.720 euro e il valore contabile residuo è 1.680 euro. Se viene ceduto per 2.000 euro + IVA 22%, si realizza una plusvalenza di 320 euro. Se invece fosse ceduto per 1.200 euro, emergerebbe una minusvalenza di 480 euro. Questo esercizio mostra che la plusvalenza o minusvalenza non dipende dal confronto con il costo storico, ma esclusivamente dal confronto con il valore contabile residuo.
26. Permuta e sostituzione di un bene strumentale
La dismissione di un bene strumentale è spesso collegata alla sua sostituzione con un cespite nuovo. Quando il fornitore del nuovo bene accetta il vecchio bene in permuta, dal punto di vista contabile non si registra un’unica operazione per la differenza da pagare: si hanno invece due operazioni giuridicamente e fiscalmente distinte. L’impresa acquista il bene nuovo dal fornitore e, contemporaneamente, vende al medesimo soggetto il bene usato. Per questo motivo vengono emesse due fatture separate, una di acquisto e una di vendita.
La permuta non elimina quindi la necessità di calcolare il risultato economico sulla cessione del vecchio cespite. Prima di registrare la vendita si deve determinare il suo valore contabile residuo, dato da costo storico meno fondo ammortamento. Il confronto tra prezzo di vendita e valore contabile genera una plusvalenza se il prezzo è maggiore oppure una minusvalenza se il prezzo è inferiore. Solo dopo aver rilevato separatamente acquisto e vendita si procede alla compensazione dei reciproci debiti e crediti e si paga l’eventuale saldo.
Stornare il fondo ammortamento relativo al vecchio bene.
Determinare il valore contabile residuo del cespite ceduto.
Registrare la fattura di vendita del vecchio bene con eventuale plusvalenza o minusvalenza.
Registrare la fattura di acquisto del nuovo bene strumentale.
Compensare il credito derivante dalla vendita con il debito derivante dall’acquisto.
Regolare con banca la differenza ancora dovuta, rilevando eventuali commissioni bancarie.
Esercizio completo di permuta con minusvalenza
Alfa S.p.A. possiede un automezzo con costo storico di 30.000 euro e fondo ammortamento di 26.000 euro. Il valore contabile residuo è quindi 4.000 euro. Il bene viene ceduto al concessionario Beta S.p.A. per 3.000 euro + IVA 22%. Poiché il prezzo di vendita è inferiore al valore contabile, emerge una minusvalenza di 1.000 euro. Nello stesso momento Alfa acquista da Beta un nuovo automezzo per 24.800 euro + IVA 22%.
1) Storno del fondo ammortamento
Il fondo relativo al vecchio automezzo viene eliminato dal passivo rettificativo e portato a riduzione del costo storico del cespite.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fondo ammortamento automezzi | 26.000,00 | |
| Automezzi | 26.000,00 |
2) Fattura di vendita del vecchio automezzo
Il valore residuo di 4.000 euro viene eliminato; il cliente/concessionario deve 3.660 euro, di cui 660 euro di IVA. La differenza economica è la minusvalenza di 1.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 3.660,00 | |
| Minusvalenze da alienazione | 1.000,00 | |
| Automezzi | 4.000,00 | |
| IVA ns/debito | 660,00 |
3) Fattura di acquisto del nuovo automezzo
Il nuovo cespite viene iscritto al costo di acquisto, mentre l’IVA detraibile costituisce un credito.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Automezzi | 24.800,00 | |
| IVA ns/credito | 5.456,00 | |
| Debiti v/fornitori | 30.256,00 |
4) Compensazione parziale
Poiché Beta è contemporaneamente debitore e creditore di Alfa, si compensa il credito di 3.660 euro con una parte del debito verso il fornitore.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 3.660,00 | |
| Crediti v/clienti | 3.660,00 |
5) Pagamento del saldo
La differenza residua viene pagata tramite banca. Se la banca addebita una commissione, essa si rileva separatamente come costo per servizi bancari.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 26.596,00 | |
| Banca c/c | 26.596,00 |
6) Commissione bancaria
Esempio di commissione sul bonifico.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Commissioni bancarie | 3,00 | |
| Banca c/c | 3,00 |
27. Gestione accessoria e gestione non corrente: casi ulteriori
Gli esempi successivi completano la distinzione tra componenti di reddito della gestione accessoria e componenti non correnti. La classificazione dipende dalla relazione dell’operazione con l’attività caratteristica e dalla sua ordinarietà. Un bene non strumentale detenuto dall’impresa, per esempio un fabbricato dato in locazione, appartiene alla sfera accessoria; una cessione dovuta a una ristrutturazione o riconversione aziendale può invece generare componenti non correnti nell’analisi economica della gestione.
Cessione di impianti per riconversione aziendale
Supponiamo che Riviera S.p.A. decida di cambiare linea produttiva e dismetta impianti dal costo storico di 250.000 euro ammortizzati per il 40%. Il fondo ammortamento è 100.000 euro e il valore contabile è 150.000 euro. Se gli impianti sono venduti per 48.000 euro + IVA 22%, la differenza di 102.000 euro rappresenta una minusvalenza. Questa cessione può essere ricondotta alla gestione non corrente perché non è una sostituzione fisiologica del cespite, ma deriva da una riconversione dell’attività.
Storno del fondo ammortamento
Prima della cessione si elimina il fondo relativo agli impianti dismessi.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fondo ammortamento impianti | 100.000,00 | |
| Impianti | 100.000,00 |
Cessione degli impianti
La scrittura elimina il valore contabile residuo, rileva il credito verso il compratore, l’IVA a debito e la minusvalenza.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 58.560,00 | |
| Minusvalenze non correnti | 102.000,00 | |
| Impianti | 150.000,00 | |
| IVA ns/debito | 10.560,00 |
Cessione di un fabbricato non strumentale
Un fabbricato non strumentale può appartenere alla gestione accessoria. Supponiamo un costo originario di 300.000 euro, di cui 240.000 riferiti all’edificio ammortizzabile e 60.000 all’area non ammortizzabile. Se sul fabbricato è stato accumulato un fondo ammortamento di 48.000 euro, il valore contabile complessivo è 252.000 euro. Una vendita a 320.000 euro produce quindi una plusvalenza di 68.000 euro. Se l’operazione è esente IVA secondo l’ipotesi considerata, il credito verso l’acquirente coincide con il prezzo di 320.000 euro.
Storno del fondo
Si elimina il fondo ammortamento accumulato sull’edificio.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fondo ammortamento fabbricati | 48.000,00 | |
| Fabbricati | 48.000,00 |
Vendita del fabbricato non strumentale
Il prezzo eccede il valore contabile di 68.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 320.000,00 | |
| Fabbricati | 252.000,00 | |
| Plusvalenze da gestione accessoria | 68.000,00 |
Sopravvenienze e insussistenze
Sopravvenienze e insussistenze sono componenti di reddito che derivano dalla comparsa o dalla scomparsa inattesa di elementi patrimoniali oppure dalla revisione di situazioni originate in esercizi precedenti. In contabilità si incontrano, tra gli altri, attraverso eventi fortuiti o eccezionali. La terminologia va letta con attenzione: una sopravvenienza indica, in senso generale, il sopraggiungere di un elemento positivo o negativo; un’insussistenza indica invece il venir meno di un’attività o di una passività già esistente.
| Evento | Effetto | Componente |
|---|---|---|
| Rapina o distruzione di denaro/bene senza indennizzo | Diminuisce un’attività | Insussistenza passiva / perdita |
| Credito già stralciato che viene successivamente riscosso | Compare un’attività o un incasso inatteso | Sopravvenienza attiva |
| Debito di esercizi precedenti che non deve più essere pagato | Scompare una passività | Insussistenza attiva |
| Danno a terzi o costo inatteso riferibile a fatti eccezionali | Nasce una passività/costo | Sopravvenienza passiva |
| Ammanco di cassa | Diminuisce la disponibilità di cassa | Insussistenza passiva |
Esempio – Ammanco per rapina
A seguito di una rapina vengono sottratti 1.500 euro dalla cassa aziendale.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Insussistenze passive | 1.500,00 | |
| Denaro in cassa | 1.500,00 |
Esempio – Riscossione di un credito già stralciato
Un credito eliminato negli esercizi precedenti viene inaspettatamente riscosso per 6.100 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 6.100,00 | |
| Sopravvenienze attive | 6.100,00 |
Esempio – Risarcimento danni a terzi
L’impresa riconosce un risarcimento di 2.400 euro per un evento inatteso.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Sopravvenienze passive | 2.400,00 | |
| Creditori diversi | 2.400,00 |
Esempio – Piccolo ammanco di cassa
Il controllo giornaliero evidenzia 4 euro mancanti rispetto al saldo contabile.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Insussistenze passive | 4,00 | |
| Denaro in cassa | 4,00 |
Le esercitazioni delle chiedono soprattutto di riconoscere il componente di reddito corretto e di distinguere plusvalenze/minusvalenze da sopravvenienze/insussistenze. Il criterio centrale è questo: plusvalenza e minusvalenza derivano dal confronto tra prezzo di cessione e valore contabile di un bene; sopravvenienze e insussistenze derivano invece da fatti sopraggiunti o dalla scomparsa di attività/passività.
28. Operazioni con le banche
Il rapporto tra impresa e banca è normalmente organizzato attraverso il conto corrente di corrispondenza. Il conto corrente consente all’impresa di depositare disponibilità, incassare crediti, effettuare pagamenti e utilizzare numerosi servizi. Dal punto di vista contabile, Banca c/c è un conto finanziario: aumenta in Dare quando aumentano le disponibilità dell’impresa presso la banca e diminuisce in Avere quando la banca esegue pagamenti o addebiti per conto dell’impresa.
Le banche possono inoltre concedere finanziamenti. Per ottenere credito, l’impresa è normalmente sottoposta a una valutazione del merito creditizio e può ricevere un fido, cioè l’importo massimo entro il quale la banca è disposta a concedere credito. È importante distinguere i servizi di pagamento e riscossione dalle vere operazioni di finanziamento.
| Categoria | Esempi | Effetto tipico |
|---|---|---|
| Servizi di pagamento | Bonifici, addebiti diretti, assegni, pagamento utenze e tributi | Diminuzione di Banca c/c |
| Servizi di riscossione | Incasso cambiali e Ri.Ba. | Aumento di Banca c/c al buon fine, al netto di eventuali commissioni |
| Operazioni di smobilizzo | Sconto cambiario, anticipi su fatture/Ri.Ba. | Trasformazione anticipata di crediti in liquidità |
| Operazioni di prestito | Apertura di credito, sovvenzioni, mutui | Entrata di mezzi finanziari con nascita di un debito verso la banca |
Interessi attivi e passivi sul conto corrente
Il conto corrente può produrre interessi attivi quando presenta disponibilità remunerate e interessi passivi quando l’impresa utilizza credito bancario o presenta un saldo debitore. Gli interessi attivi sono un componente economico positivo; gli interessi passivi sono un costo finanziario. Le banche addebitano inoltre commissioni e spese, che costituiscono costi d’esercizio.
Se sugli interessi attivi viene applicata una ritenuta fiscale, la ritenuta riduce l’importo materialmente accreditato sul conto corrente ma non riduce il ricavo lordo maturato. La parte trattenuta viene rilevata separatamente come credito tributario o ritenuta subita, secondo il piano dei conti adottato. Nell’esempio numerico si ipotizza una ritenuta del 20% esclusivamente per mostrare il meccanismo contabile.
Esempio – Interessi attivi con ritenuta
La banca liquida 1.000 euro di interessi lordi e applica, nell’esempio numerico, una ritenuta del 20%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 800,00 | |
| Erario c/ritenute subite | 200,00 | |
| Interessi attivi bancari | 1.000,00 |
L’interesse attivo è rilevato per l’intero ammontare lordo di 1.000 euro; 800 euro diventano disponibilità bancaria e 200 euro credito verso l’Erario.
Esempio – Competenze bancarie passive
La banca addebita 320 euro di interessi passivi e 25 euro di spese.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Interessi passivi bancari | 320,00 | |
| Commissioni e spese bancarie | 25,00 | |
| Banca c/c | 345,00 |
Il rapporto di conto corrente
Il conto corrente bancario è uno dei principali strumenti finanziari dell’impresa. Attraverso il conto transitano incassi, pagamenti, bonifici, addebiti di utenze, accrediti di finanziamenti, interessi e commissioni. Il conto Banca c/c in contabilità rappresenta normalmente un credito dell’impresa verso l’istituto bancario quando presenta saldo attivo; se l’impresa utilizza un affidamento e il conto presenta saldo negativo, sostanzialmente emerge una posizione debitoria verso la banca.
Disponibilità e competenza
Non tutti i movimenti bancari sono costi o ricavi. Un bonifico a un fornitore riduce la banca e riduce un debito: è una permutazione finanziaria. L’accredito di un finanziamento aumenta la banca ma fa sorgere un debito verso la banca: anche questa operazione non genera immediatamente reddito. Commissioni e interessi, invece, incidono sul risultato economico perché costituiscono costi o proventi finanziari.
Estratto conto e riconciliazione bancaria
La contabilità dell’impresa deve essere periodicamente confrontata con l’estratto conto bancario. La riconciliazione serve a spiegare le differenze temporanee tra saldo contabile e saldo risultante dalla banca, per esempio bonifici disposti ma non ancora contabilizzati dall’istituto, assegni non ancora addebitati, commissioni rilevate dalla banca ma non ancora registrate dall’impresa o errori di registrazione. La riconciliazione è un importante controllo amministrativo e non coincide con una nuova operazione economica: serve a garantire che i dati contabili siano completi e corretti.
29. Servizi bancari di pagamento
Bonifico bancario
Il bonifico è un ordine impartito dal cliente alla propria banca di trasferire una determinata somma a favore di un beneficiario. Il beneficiario può avere il conto presso la stessa banca o presso un altro intermediario. L’impresa che ordina il bonifico registra la diminuzione del proprio conto corrente e l’estinzione del debito che intende pagare. Se la banca applica una commissione, questa è un costo separato.
Esempio – Bonifico a un fornitore
Alfa S.p.A. paga con bonifico una fattura di 4.318,80 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 4.318,80 | |
| Banca c/c | 4.318,80 |
Commissione sul bonifico
La banca addebita 3 euro di commissione.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Commissioni bancarie | 3,00 | |
| Banca c/c | 3,00 |
Gli ordini permanenti e gli addebiti diretti consentono di automatizzare pagamenti ricorrenti, per esempio utenze, canoni, rate e altri servizi. Contabilmente l’operazione va registrata secondo la natura del costo o del debito pagato, con accredito di Banca c/c.
Assegni bancari e circolari
L’assegno bancario è un titolo con cui il correntista ordina alla banca di pagare una somma al beneficiario nei limiti delle disponibilità o dell’affidamento disponibile. Quando l’assegno viene emesso per pagare un fornitore, nella pratica contabile si può utilizzare direttamente il conto Banca c/c oppure, se il piano dei conti prevede una fase intermedia, un conto Assegni. L’assegno circolare è invece emesso dalla banca previa disponibilità dei fondi e offre al beneficiario una maggiore garanzia di pagamento.
Esempio – Pagamento con assegno bancario
L’impresa estingue un debito verso un fornitore di 14.823 euro mediante assegno tratto sul proprio conto corrente.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 14.823,00 | |
| Banca c/c | 14.823,00 |
Pagamento di cambiali tramite banca
L’impresa può autorizzare la banca ad addebitare il proprio conto per estinguere cambiali passive in scadenza. In questo caso diminuisce il debito rappresentato dalla cambiale e diminuiscono contemporaneamente le disponibilità bancarie. L’operazione è quindi una permutazione finanziaria.
Esempio – Estinzione di una cambiale passiva
Alla scadenza la banca paga una tratta accettata dall’impresa per 10.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Cambiali passive | 10.000,00 | |
| Banca c/c | 10.000,00 |
Addebiti diretti e pagamenti ricorrenti
Molti pagamenti aziendali non vengono disposti manualmente mediante bonifico, ma sono addebitati automaticamente sul conto corrente: utenze, premi assicurativi, canoni, rate di finanziamenti o servizi periodici. L’addebito bancario non determina la natura economica dell’operazione: la contropartita va scelta in base al debito o al costo sottostante. Se la fattura era già stata registrata, l’addebito estingue il debito; se il documento e l’addebito coincidono temporalmente, l’esercizio può richiedere una rilevazione diretta del costo.
Data contabile, data valuta e disponibilità
Nel rapporto bancario è utile distinguere la data contabile, cioè il giorno in cui l’operazione viene registrata nell’estratto conto, dalla data valuta, utilizzata dalla banca per il calcolo degli interessi. In alcuni casi può inoltre differire la data di effettiva disponibilità delle somme. Queste differenze spiegano perché il saldo dell’estratto conto e quello della contabilità aziendale possano temporaneamente non coincidere senza che esista necessariamente un errore.
Commissioni bancarie e natura del costo
Le commissioni per bonifici, incassi, tenuta conto e servizi analoghi sono costi per servizi bancari. Devono essere tenute separate dagli interessi passivi: i primi remunerano un servizio, i secondi remunerano l’utilizzo di capitale di terzi. Questa distinzione è importante sia contabilmente sia nell’analisi del costo effettivo del rapporto bancario.
30. Cambiali presentate all’incasso
Quando l’impresa possiede cambiali attive può incaricare la banca di curarne l’incasso alla scadenza. La consegna alla banca non comporta necessariamente l’immediata trasformazione della cambiale in denaro: fino al buon fine il credito continua a esistere sotto una forma diversa. Per questo nelle scritture didattiche si utilizza un conto Cambiali all’incasso, che segnala i titoli affidati alla banca.
Presentazione di una cambiale all’incasso
Alfa consegna alla banca una cambiale attiva di 9.455 euro affinché ne curi l’incasso.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Cambiali all’incasso | 9.455,00 | |
| Cambiali attive | 9.455,00 |
Alla scadenza possono verificarsi due situazioni. Se il debitore paga, la banca accredita il conto corrente, eventualmente trattenendo commissioni. Se il debitore non paga, il titolo torna insoluto e possono essere addebitate spese di insoluto o di protesto.
Buon fine della cambiale
La banca incassa regolarmente il titolo e trattiene 10 euro di commissione.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 9.445,00 | |
| Commissioni d’incasso | 10,00 | |
| Cambiali all’incasso | 9.455,00 |
Cambiale insoluta e protestata
Il debitore non paga. La banca restituisce il titolo e addebita 65 euro di spese di protesto, che vengono capitalizzate nel credito verso il debitore.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Cambiali insolute e protestate | 9.520,00 | |
| Cambiali all’incasso | 9.455,00 | |
| Banca c/c | 65,00 |
Il nuovo credito incorporato nella cambiale insoluta comprende il valore del titolo più le spese sostenute per il protesto, se recuperabili dal debitore.
Incasso, insoluto e protesto: differenze operative
Quando una cambiale viene presentata alla banca per l’incasso, l’impresa può affidare all’istituto il compito di riscuotere il titolo alla scadenza. La consegna all’incasso non equivale necessariamente a un’immediata trasformazione del credito in denaro: fino all’effettivo pagamento del debitore permane il rischio di insoluto.
Se il debitore paga regolarmente, la banca accredita l’importo, eventualmente al netto di commissioni. Se invece il titolo non viene pagato, il credito permane e possono sorgere spese di insoluto o di protesto. Tali spese, se anticipate dalla banca, possono essere addebitate sul conto corrente e successivamente richieste al debitore secondo la natura dell’operazione.
Il protesto è un atto formale che constata il mancato pagamento o la mancata accettazione del titolo nei casi previsti. Dal punto di vista aziendale segnala un peggioramento della qualità del credito e impone di valutare con maggiore attenzione la probabilità di recupero.
31. Operazioni bancarie di finanziamento e smobilizzo
Le banche non svolgono soltanto servizi di cassa. Possono mettere a disposizione dell’impresa mezzi finanziari attraverso operazioni di prestito oppure anticipare liquidità su crediti commerciali mediante operazioni di smobilizzo. La differenza è sostanziale: nel prestito la banca concede direttamente un capitale che l’impresa dovrà restituire; nello smobilizzo la liquidità è collegata a crediti già esistenti verso clienti.
Apertura di credito in conto corrente: la banca consente all’impresa di utilizzare il conto entro un limite di fido, anche oltre le disponibilità proprie.
Sovvenzione bancaria: finanziamento a breve termine con scadenza determinata e rimborso del capitale secondo le condizioni contrattuali.
Mutuo: finanziamento generalmente a medio-lungo termine, rimborsato secondo un piano di ammortamento.
Sconto di cambiali: la banca anticipa il valore di titoli non ancora scaduti, deducendo interessi e commissioni.
Anticipo su Ri.Ba. o fatture: la banca mette a disposizione una percentuale del credito commerciale prima della sua riscossione.
Finanziamento e smobilizzo dei crediti
Le operazioni bancarie possono fornire liquidità in due modi concettualmente diversi. Nel finanziamento puro la banca mette a disposizione capitale e nasce un debito finanziario dell’impresa. Nello smobilizzo dei crediti, invece, l’impresa trasforma anticipatamente in liquidità crediti commerciali che sarebbero incassati in futuro, sostenendo commissioni, interessi o altri oneri.
Rientrano tra le principali forme di smobilizzo lo sconto di cambiali, l’anticipo su fatture e alcune operazioni collegate alle ricevute bancarie. Il rischio finale dipende dalle condizioni contrattuali: in molte operazioni la banca può rivalersi sull’impresa se il debitore commerciale non paga.
Costo effettivo della liquidità
La convenienza non deve essere valutata guardando soltanto all’importo accreditato. Occorre considerare interessi, commissioni, giorni di valuta, spese accessorie e durata effettiva del finanziamento. Due operazioni che anticipano lo stesso credito possono avere un costo finanziario molto diverso.
32. Sconto di cambiali commerciali
Lo sconto cambiario è un’operazione di smobilizzo con cui l’impresa trasferisce alla banca cambiali commerciali non ancora scadute e riceve anticipatamente il netto ricavo. La banca trattiene lo sconto, cioè l’interesse calcolato per il periodo che manca alla scadenza, oltre a eventuali commissioni e spese. Il valore nominale dei titoli è quindi maggiore dell’importo effettivamente accreditato sul conto corrente.
Nella pratica contabile il procedimento prevede: calcolo dei giorni di sconto, determinazione dello sconto commerciale, aggiunta delle commissioni, determinazione del netto ricavo e registrazione contabile. Se il titolo viene pagato alla scadenza, l’operazione si chiude senza ulteriori addebiti. Se invece risulta insoluto, la banca riaddebita all’impresa l’importo del titolo e le spese, perché lo sconto è normalmente effettuato salvo buon fine.
Esempio di distinta di sconto
Supponiamo che Alfa presenti allo sconto tre cambiali per un valore nominale complessivo di 8.900 euro. La banca calcola 270 euro di sconto e 30 euro di commissioni. Il netto ricavo è quindi 8.600 euro.
Presentazione dei titoli
I titoli vengono trasferiti dalla categoria delle cambiali attive a quella delle cambiali presentate allo sconto.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Cambiali allo sconto | 8.900,00 | |
| Cambiali attive | 8.900,00 |
Accredito del netto ricavo
La banca accredita il netto ricavo e trattiene gli oneri dell’operazione.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 8.600,00 | |
| Interessi passivi su sconto effetti | 270,00 | |
| Commissioni bancarie | 30,00 | |
| Cambiali allo sconto | 8.900,00 |
Insoluto di una cambiale scontata
Se una cambiale scontata di 4.350 euro non viene pagata e la banca addebita 30 euro di spese, l’impresa ripristina un credito insoluto di 4.380 euro e subisce l’addebito sul c/c.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Cambiali insolute e protestate | 4.380,00 | |
| Banca c/c | 4.380,00 |
Logica finanziaria dello sconto e costo effettivo
Lo sconto di effetti è un’operazione di smobilizzo crediti: l’impresa cede alla banca, prima della scadenza, cambiali derivanti da operazioni commerciali e ottiene liquidità anticipata. La banca trattiene interessi e commissioni per il periodo compreso tra la data di sconto e la scadenza del titolo.
Il valore nominale della cambiale non coincide quindi con il netto ricavo accreditato. Il netto ricavo è dato dal nominale meno interessi di sconto, commissioni e altre spese. Economicamente, questi oneri costituiscono il costo sostenuto per trasformare anticipatamente un credito in disponibilità liquide.
Nelle operazioni con clausola salvo buon fine, l’impresa conserva il rischio di mancato pagamento del debitore: se il titolo risulta insoluto, la banca può riaddebitare l’importo. Questo elemento distingue lo smobilizzo dal definitivo trasferimento del rischio di credito.
33. Ri.Ba. e incasso elettronico dei crediti
La Ri.Ba., ricevuta bancaria elettronica, è una procedura di incasso utilizzata per crediti commerciali. L’impresa creditrice trasmette alla banca i dati delle fatture e delle relative scadenze; la banca provvede a presentare la richiesta di pagamento al debitore. La Ri.Ba. non è una cambiale e non incorpora il credito in un titolo di credito. Proprio per questo, il credito verso il cliente non deve essere considerato estinto semplicemente al momento della presentazione alla banca: si estingue quando l’incasso va a buon fine.
Un aspetto centrale è la clausola salvo buon fine. La banca può limitarsi a curare l’incasso, oppure può anticipare una somma prima della scadenza. Nel primo caso non nasce un vero finanziamento; nel secondo l’impresa ottiene liquidità anticipata e assume un debito verso la banca fino al buon fine del credito.
Ri.Ba. al dopo incasso
Nel servizio al dopo incasso, la banca accredita la somma soltanto dopo il pagamento del debitore. Alla presentazione si può effettuare una rilevazione nei conti d’ordine o un giroconto interno, secondo il sistema contabile adottato; il punto sostanziale è che il credito commerciale rimane esistente fino alla riscossione.
Incasso regolare di una Ri.Ba.
Alla scadenza il cliente paga una Ri.Ba. di 3.528 euro; la banca trattiene 20 euro di commissione e accredita 3.508 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 3.508,00 | |
| Commissioni d’incasso | 20,00 | |
| Crediti v/clienti | 3.528,00 |
Ri.Ba. insoluta
Se il debitore non paga e la banca addebita 12 euro di spese, il credito viene riclassificato tra gli insoluti e aumentato delle spese recuperabili.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti insoluti | 3.540,00 | |
| Crediti v/clienti | 3.528,00 | |
| Banca c/c | 12,00 |
Ri.Ba. e cambiale: confronto concettuale
La Ri.Ba., abbreviazione di ricevuta bancaria, è uno strumento utilizzato per gestire l’incasso di crediti commerciali attraverso il sistema bancario. Non è, di per sé, un titolo di credito con le stesse caratteristiche giuridiche della cambiale: è soprattutto una procedura elettronica di incasso basata sui dati del credito e della scadenza.
Con la Ri.Ba. l’impresa creditrice comunica alla banca gli estremi dell’importo da riscuotere. La banca inoltra la richiesta alla banca del debitore, che provvede all’addebito se il pagamento va a buon fine. L’impresa può attendere la scadenza oppure, in presenza di appositi affidamenti, ottenere un’anticipazione salvo buon fine.
La distinzione è importante anche contabilmente: il semplice invio della Ri.Ba. all’incasso non genera un nuovo ricavo. Il ricavo è già sorto con la vendita; la Ri.Ba. riguarda esclusivamente la gestione e lo smobilizzo del credito.
34. Anticipi su fatture
L’anticipo su fatture è un’operazione di smobilizzo particolarmente diffusa quando i clienti pagano mediante bonifico o altri strumenti non cambiari. L’impresa presenta alla banca una o più fatture non ancora scadute; nei limiti del fido concesso, la banca anticipa una percentuale del loro importo. Il credito verso il cliente resta iscritto in contabilità perché la cessione o l’anticipo è normalmente pro solvendo: se il cliente non paga, la banca può rivalersi sull’impresa.
Contabilmente è quindi opportuno non eliminare il credito al momento dell’anticipo. Si rileva invece l’entrata di liquidità in Banca c/c e, in contropartita, un debito finanziario verso la banca, per esempio Banche c/anticipi su fatture. Le commissioni vengono rilevate a costo. Quando il cliente paga alla scadenza, il credito e il debito verso la banca vengono estinti. Se il cliente non paga, il debito finanziario rimane e il credito viene eventualmente riclassificato tra gli insoluti.
Esempio completo di anticipo pro solvendo
Alfa presenta alla banca una fattura verso Gamma S.r.l. di 27.523,20 euro. La banca anticipa l’80% dell’importo, pari a 22.018,56 euro, e addebita 30 euro di commissioni.
Concessione dell’anticipo
L’impresa riceve liquidità ma conserva il credito verso Gamma.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 22.018,56 | |
| Banche c/anticipi su fatture | 22.018,56 |
Commissione bancaria
La commissione è un costo del servizio bancario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Commissioni d’incasso e anticipo | 30,00 | |
| Banca c/c | 30,00 |
Pagamento regolare del cliente
Alla scadenza il cliente paga l’intera fattura alla banca. L’anticipo viene estinto e la parte non anticipata, 5.504,64 euro, diventa nuova disponibilità sul conto corrente.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banche c/anticipi su fatture | 22.018,56 | |
| Banca c/c | 5.504,64 | |
| Crediti v/clienti | 27.523,20 |
Se invece il cliente non paga, il credito non scompare. La banca può riaddebitare l’anticipo e le spese sul conto corrente; l’impresa continuerà a vantare il credito verso il cliente, eventualmente classificato tra gli insoluti. Questo è il significato economico della clausola pro solvendo.
35. Finanziamenti bancari a breve termine: sovvenzioni
La sovvenzione bancaria è un prestito a breve termine concesso per un importo e una durata determinati. A differenza dell’apertura di credito in conto corrente, che permette utilizzi e rientri entro il fido, la sovvenzione nasce come finanziamento unitario con una specifica scadenza. Gli interessi possono essere conteggiati anticipatamente oppure posticipatamente a seconda del contratto.
Quando gli interessi sono anticipati, l’impresa riceve all’inizio un importo inferiore al valore nominale del debito ma dovrà rimborsare alla scadenza l’intero valore nominale. La differenza costituisce il costo finanziario dell’operazione. Quando gli interessi sono posticipati, l’impresa riceve inizialmente il capitale e paga gli interessi alla scadenza insieme al rimborso.
Sovvenzione con interessi anticipati
Supponiamo un finanziamento nominale di 20.000 euro. La banca trattiene anticipatamente 600 euro di interessi e accredita 19.400 euro.
Accensione del finanziamento
Il debito è rilevato al valore che dovrà essere rimborsato, mentre la differenza rispetto alla somma ricevuta è il costo finanziario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 19.400,00 | |
| Interessi passivi su sovvenzioni | 600,00 | |
| Banche c/sovvenzioni | 20.000,00 |
Rimborso alla scadenza
Alla scadenza si estingue il valore nominale del debito.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banche c/sovvenzioni | 20.000,00 | |
| Banca c/c | 20.000,00 |
Caratteristiche della sovvenzione bancaria
La sovvenzione bancaria è un finanziamento a breve termine con cui la banca accredita una somma all’impresa, che assume l’obbligo di restituire il capitale alla scadenza oltre agli interessi pattuiti. L’entrata di denaro non rappresenta un ricavo: all’aumento della banca corrisponde infatti la nascita di un debito finanziario di pari importo.
Gli interessi rappresentano il costo del capitale preso a prestito. Se una parte degli interessi è di competenza dell’esercizio ma verrà pagata nell’esercizio successivo, alla chiusura occorre rilevare il relativo rateo passivo. In questo modo il conto economico sopporta il costo maturato nel periodo anche se il pagamento avverrà in futuro.
36. Mutui bancari
Il mutuo è un finanziamento normalmente destinato a sostenere investimenti di medio-lungo periodo, come l’acquisto o la costruzione di fabbricati, impianti e altri beni strumentali. La banca eroga un capitale che l’impresa restituisce gradualmente secondo un piano di ammortamento. Ogni rata contiene una quota capitale, che riduce il debito, e una quota interessi, che rappresenta il costo del finanziamento.
Il tasso può essere fisso, se resta invariato per la durata prevista dal contratto, oppure variabile, se viene aggiornato sulla base di un parametro di riferimento più uno spread. Il rimborso può avvenire con rate mensili, trimestrali, semestrali o annuali. Nei mutui garantiti da ipoteca, la banca dispone di una garanzia reale su un immobile.
| Componente della rata | Significato contabile |
|---|---|
| Quota capitale | Riduce il debito finanziario verso la banca: variazione finanziaria attiva in Dare del conto Mutui passivi. |
| Quota interessi | Costo di competenza dell’esercizio: variazione economica negativa in Dare. |
| Totale rata | Somma effettivamente pagata tramite banca: diminuzione di Banca c/c in Avere. |
Accensione del mutuo
Erogazione del mutuo
La banca eroga un mutuo di 240.000 euro. Aumentano le disponibilità liquide e nasce un debito finanziario di pari importo.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 240.000,00 | |
| Mutui passivi | 240.000,00 |
Pagamento di una rata
Supponiamo che la prima rata semestrale sia composta da 24.000 euro di quota capitale e 6.000 euro di interessi.
Pagamento della rata
La quota capitale riduce il debito; la quota interessi è un costo; il totale viene addebitato sul conto corrente.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Mutui passivi | 24.000,00 | |
| Interessi passivi su mutui | 6.000,00 | |
| Banca c/c | 30.000,00 |
Interessi maturati a cavallo dell’esercizio: rateo passivo
Se una rata è pagata nell’esercizio successivo ma una parte degli interessi è maturata entro il 31 dicembre, il principio di competenza richiede di imputare all’esercizio la quota di interesse già maturata. Si rileva quindi un rateo passivo, che rappresenta un debito presunto per costi di competenza non ancora liquidati.
Assestamento al 31 dicembre
Nell’esempio, 3.000 euro di interessi relativi al periodo ottobre-dicembre sono maturati ma saranno pagati con la rata dell’anno seguente.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Interessi passivi su mutui | 3.000,00 | |
| Ratei passivi | 3.000,00 |
Quadro riepilogativo delle operazioni bancarie
| Operazione | Tipo | Credito/debito sottostante |
|---|---|---|
| Bonifico, assegno, addebito diretto | Servizio di pagamento | Usa disponibilità già presenti sul c/c |
| Incasso cambiali/Ri.Ba. dopo incasso | Servizio di riscossione | La banca incassa un credito per conto dell’impresa |
| Sconto cambiali | Smobilizzo | La banca anticipa il valore di titoli non scaduti |
| Anticipo su fatture | Smobilizzo | La banca anticipa una percentuale di crediti commerciali |
| Apertura di credito/sovvenzione | Prestito a breve | Nasce un debito finanziario verso la banca |
| Mutuo | Prestito medio-lungo | Nasce un debito finanziario rimborsato con rate |
Le domande di riepilogo delle richiedono di distinguere correttamente queste categorie e di riconoscere il segno delle variazioni. Un errore frequente consiste nel definire qualunque accredito bancario come ricavo: non è così. L’accredito di un mutuo o di un anticipo aumenta la liquidità ma crea anche un debito; non produce un ricavo.
37. Gli imballaggi
L’imballaggio ha la funzione di contenere, proteggere e presentare il prodotto, agevolandone trasporto, conservazione e vendita. Dal punto di vista contabile bisogna distinguere gli imballaggi di consumo, destinati a essere ceduti o consumati con il prodotto, dagli imballaggi durevoli, riutilizzabili per più cicli operativi. Gli imballaggi durevoli possono inoltre essere ceduti definitivamente oppure consegnati a rendere con richiesta di cauzione.
| Categoria | Caratteristiche | Trattamento contabile tipico |
|---|---|---|
| Imballaggi di consumo | Involucri e materiali non durevoli o di modico valore: carta, cartoni, spago, cassette non recuperabili ecc. | Costo d’esercizio all’acquisto. Eventuale addebito al cliente può generare un ricavo accessorio. |
| Imballaggi durevoli | Beni riutilizzabili più volte: bombole, fusti, damigiane, gabbie metalliche ecc. | Possono essere trattati come beni pluriennali, assoggettati ad ammortamento. |
| Imballaggi a rendere | Consegnati al cliente con obbligo di restituzione e spesso con cauzione. | La cauzione genera crediti/debiti di natura finanziaria, non ricavi/costi, finché l’imballaggio viene restituito. |
Imballaggi di consumo acquistati
Acquisto di imballaggi di consumo
L’impresa acquista carta e cassette per 1.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Imballaggi c/acquisti | 1.000,00 | |
| IVA ns/credito | 220,00 | |
| Debiti v/fornitori | 1.220,00 |
Addebito forfetario dell’imballaggio al cliente
Vendita con addebito imballaggio
Alfa vende merci per 5.000 euro e addebita 50 euro per imballaggi di consumo; IVA 22% sull’imponibile complessivo di 5.050 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 6.161,00 | |
| Merci c/vendite | 5.000,00 | |
| Rimborsi costi di vendita | 50,00 | |
| IVA ns/debito | 1.111,00 |
Imballaggi a rendere e cauzioni
Quando l’imballaggio deve essere restituito, il venditore può addebitare una cauzione. La cauzione non rappresenta un ricavo definitivo: il venditore assume un debito verso il cliente, perché dovrà restituire la somma quando riceverà indietro l’imballaggio. Specularmente, il compratore rileva un credito per cauzioni versate.
Esempio: Alfa vende olio per 1.600 euro + IVA 4% e consegna 10 damigiane chiedendo una cauzione di 14 euro ciascuna, quindi 140 euro. La cauzione è separata dal corrispettivo della merce.
Scrittura del venditore
Il cliente deve 1.804 euro complessivi; 140 euro sono una cauzione da restituire.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 1.804,00 | |
| Merci c/vendite | 1.600,00 | |
| IVA ns/debito | 64,00 | |
| Debiti per cauzioni | 140,00 |
Scrittura del compratore
Il compratore rileva il costo delle merci, l’IVA e un credito di 140 euro per la cauzione.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 1.600,00 | |
| IVA ns/credito | 64,00 | |
| Crediti per cauzioni | 140,00 | |
| Debiti v/fornitori | 1.804,00 |
Restituzione delle damigiane – venditore
Quando il cliente restituisce gli imballaggi, il venditore storna il debito per cauzione riducendo quanto ancora dovuto dal cliente oppure rimborsando la somma.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti per cauzioni | 140,00 | |
| Crediti v/clienti | 140,00 |
Restituzione delle damigiane – compratore
Il compratore elimina il credito per cauzione e riduce il debito verso il fornitore o riceve il rimborso.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 140,00 | |
| Crediti per cauzioni | 140,00 |
Imballaggi durevoli, ammortamento e dismissione
Gli imballaggi durevoli sono utilizzati per più cicli produttivi e possono essere trattati come immobilizzazioni materiali. Il loro costo viene quindi ripartito attraverso l’ammortamento. Quando vengono ceduti, si applica la stessa logica degli altri beni strumentali: si storna il fondo ammortamento, si calcola il valore contabile e si rileva l’eventuale plusvalenza o minusvalenza. Se invece vengono distrutti, persi o rubati, il valore contabile residuo può generare un’insussistenza passiva.
Storno del fondo ammortamento
Esempio di imballaggi durevoli dal costo storico di 5.000 euro ammortizzati per metà.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fondo ammortamento imballaggi durevoli | 2.500,00 | |
| Imballaggi durevoli | 2.500,00 |
Vendita con plusvalenza
Dopo lo storno del fondo, il valore contabile residuo è 2.500 euro. La vendita a 3.000 euro + IVA 22% genera una plusvalenza di 500 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 3.660,00 | |
| Imballaggi durevoli | 2.500,00 | |
| Plusvalenze | 500,00 | |
| IVA ns/debito | 660,00 |
38. Liquidazione periodica dell’IVA
Durante il periodo l’impresa rileva separatamente l’IVA sugli acquisti nel conto IVA ns/credito e l’IVA sulle vendite nel conto IVA ns/debito. Alla scadenza della liquidazione periodica i due conti devono essere confrontati per determinare la posizione verso l’Erario. Se l’IVA a debito supera l’IVA a credito, nasce un debito IVA da versare; se l’IVA a credito è maggiore, emerge un credito da riportare secondo le regole applicabili.
La liquidazione non modifica i costi e i ricavi originariamente registrati. Si limita a compensare due posizioni finanziarie nei confronti dell’Erario. Per questo il conto utilizzato per la liquidazione, spesso Erario c/IVA o IVA c/liquidazione, è un conto finanziario.
Liquidazione con IVA a debito
Supponiamo che nel mese risultino 8.570 euro di IVA a debito e 6.478,12 euro di IVA a credito. Il debito netto è 2.091,88 euro.
Liquidazione IVA
Si chiudono i due conti IVA e si rileva il debito netto verso l’Erario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| IVA ns/debito | 8.570,00 | |
| IVA ns/credito | 6.478,12 | |
| Erario c/IVA | 2.091,88 |
Versamento dell’IVA
Alla scadenza il debito viene pagato tramite banca.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Erario c/IVA | 2.091,88 | |
| Banca c/c | 2.091,88 |
Liquidazione con IVA a credito
Se, al contrario, l’IVA a credito fosse 9.200 euro e l’IVA a debito 8.570 euro, emergerebbe un credito netto di 630 euro. Il saldo verrebbe mantenuto a credito e utilizzato secondo le regole previste nei periodi successivi.
Liquidazione a credito
Il conto Erario c/IVA presenta un saldo Dare di 630 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| IVA ns/debito | 8.570,00 | |
| Erario c/IVA | 630,00 | |
| IVA ns/credito | 9.200,00 |
Meccanismo dell’IVA
L’IVA è un’imposta indiretta sui consumi. Per l’impresa soggetta al normale meccanismo di detrazione, l’IVA addebitata ai clienti sulle operazioni attive costituisce IVA a debito, mentre l’IVA pagata ai fornitori sugli acquisti detraibili costituisce IVA a credito. In linea generale l’impresa non sopporta economicamente l’imposta: la incassa dai clienti e detrae quella assolta sugli acquisti, versando all’Erario la differenza quando l’IVA a debito supera l’IVA a credito.
Liquidazione a debito
Se nel periodo l’IVA a debito ammonta a 18.000 euro e l’IVA a credito a 12.500 euro, la liquidazione evidenzia un debito verso l’Erario di 5.500 euro. Contabilmente i conti IVA vengono fatti confluire nel conto Erario c/IVA o in altro conto equivalente. Il successivo versamento estingue il debito mediante banca.
Liquidazione a credito
Se l’IVA a credito supera l’IVA a debito, emerge un credito IVA di periodo. Tale credito può, secondo le regole fiscali applicabili, essere riportato nelle liquidazioni successive o utilizzato secondo le modalità consentite. Dal punto di vista contabile è un credito verso l’Erario e non un ricavo.
IVA e risultato economico
Quando l’IVA è detraibile non entra nel costo di acquisto e non aumenta il ricavo di vendita. Per questo, in una fattura di acquisto da 1.000 euro più IVA 22%, il costo è normalmente 1.000 euro e il credito IVA è 220 euro. L’IVA indetraibile, invece, può diventare componente del costo secondo la natura dell’operazione e la disciplina applicabile.
39. Acconti d’imposta dell’imprenditore
Nelle imprese individuali è necessario distinguere le imposte riferibili all’attività d’impresa dalle imposte personali dell’imprenditore. L’IRPEF è un’imposta personale della persona fisica e, dal punto di vista contabile dell’impresa individuale, il suo pagamento non costituisce un costo di esercizio: viene trattato come prelevamento del titolare o movimento di un conto personale. Le imposte proprie dell’attività aziendale, invece, seguono la classificazione prevista dalla loro natura e dalla disciplina applicabile.
Gli acconti sono normalmente versati durante l’anno in una o più rate e vengono poi conguagliati con il saldo determinato in dichiarazione. Dal punto di vista finanziario, il pagamento riduce la banca. Se l’acconto riguarda un’imposta personale del titolare, la contropartita non è un costo economico d’impresa.
Esempio – Acconto IRPEF dell’imprenditore individuale
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Titolare c/prelevamenti | 11.400,00 | |
| Banca c/c | 11.400,00 |
Imposte personali e imposte dell’impresa
Nell’impresa individuale occorre distinguere rigorosamente le imposte che gravano sull’imprenditore come persona fisica dalle imposte che rappresentano un costo dell’attività economica. Il pagamento di imposte personali mediante denaro dell’impresa non genera un costo di esercizio: costituisce un prelevamento del titolare e riduce il patrimonio netto.
La ragione è che impresa individuale e imprenditore non costituiscono soggetti patrimonialmente separati nello stesso modo in cui lo sono una società di capitali e i suoi soci. Tuttavia la contabilità deve tenere distinti i fatti della gestione aziendale dalle esigenze personali del titolare, affinché il reddito d’esercizio non venga alterato da operazioni estranee alla produzione.
Pertanto, quando il conto corrente aziendale viene utilizzato per pagare un acconto IRPEF personale dell’imprenditore, la contropartita corretta è un conto riferibile ai prelevamenti o al patrimonio netto, non un conto di costo economico della gestione.
Esempio: pagamento dal conto aziendale di 3.000 euro di acconto IRPEF personale del titolare.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Titolare c/prelevamenti | 3.000 | |
| Banca c/c | 3.000 |
La scrittura riduce le disponibilità e il patrimonio netto, ma non il reddito d’esercizio.
Imposte personali dell’imprenditore e imposte dell’impresa
Nell’impresa individuale è essenziale distinguere i tributi che gravano personalmente sull’imprenditore dai tributi che rappresentano componenti della gestione aziendale. Se un’imposta personale viene pagata con denaro dell’impresa, l’uscita non diventa automaticamente un costo aziendale: contabilmente equivale a un prelevamento del titolare. Al contrario, un’imposta effettivamente riferibile al reddito o all’attività dell’impresa segue il trattamento previsto per i costi e i debiti tributari.
Acconto, saldo e credito tributario: logica generale
Un acconto d’imposta è un versamento effettuato prima della determinazione definitiva dell’imposta dovuta. Fino alla liquidazione finale rappresenta una somma anticipata all’Erario. Quando si determina l’imposta di competenza, gli acconti e le eventuali ritenute subite vengono confrontati con il debito complessivo. Se gli anticipi sono inferiori all’imposta, nasce un saldo da versare; se sono superiori, può risultare un credito tributario.
| Situazione | Effetto |
|---|---|
| Imposta dovuta > acconti/crediti | Rimane un debito tributario da versare. |
| Imposta dovuta = acconti/crediti | La posizione si compensa integralmente. |
| Imposta dovuta < acconti/crediti | Emergono eccedenze o crediti tributari, secondo il caso. |
Errore da evitare
Il semplice pagamento di un F24 o di altro modello di versamento non identifica automaticamente un costo. Prima di registrare l’operazione occorre capire quale debito viene estinto e se quel debito deriva da un costo d’impresa, da una ritenuta trattenuta a terzi, da IVA, da contributi o da un prelevamento personale dell’imprenditore.
40. Locazione di fabbricati strumentali
L’impresa può utilizzare beni strumentali di proprietà di terzi mediante un contratto di locazione. Il canone rappresenta un costo d’esercizio per il periodo in cui l’immobile viene utilizzato. Alla stipula del contratto può essere richiesto un deposito cauzionale: tale somma non è un costo, perché l’impresa ha diritto alla restituzione al termine del rapporto se adempie correttamente le proprie obbligazioni. Il deposito viene quindi rilevato tra i crediti per cauzioni.
Deposito cauzionale
Per un canone mensile di 5.600 euro, Alfa versa tre mensilità a titolo di cauzione: 16.800 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti per cauzioni | 16.800,00 | |
| Banca c/c | 16.800,00 |
Fattura del canone
Il locatore emette fattura per un canone di 5.600 euro + IVA 22%, nell’ipotesi considerata.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fitti passivi | 5.600,00 | |
| IVA ns/credito | 1.232,00 | |
| Debiti v/fornitori | 6.832,00 |
Pagamento del canone
Il canone fatturato viene pagato tramite banca.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 6.832,00 | |
| Banca c/c | 6.832,00 |
Canoni di locazione e competenza
La locazione consente all’impresa di utilizzare un bene di proprietà altrui pagando un canone periodico. Il canone rappresenta un costo per godimento di beni di terzi. Non nasce un’immobilizzazione perché l’impresa non acquista la proprietà del fabbricato; acquisisce invece il diritto di utilizzarlo per il periodo previsto dal contratto.
Il costo deve essere imputato secondo competenza. Se il 1° dicembre viene pagato anticipatamente un canone semestrale di 12.000 euro relativo al periodo dicembre–maggio, al 31 dicembre soltanto 2.000 euro sono di competenza dell’esercizio; i restanti 10.000 euro devono essere rinviati all’esercizio successivo tramite un risconto attivo.
Locazione: logica economica e contabile
Nella locazione l’impresa ottiene il diritto di utilizzare temporaneamente un bene senza acquisirne la proprietà. Il canone è quindi un costo per godimento di beni di terzi. A differenza dell’acquisto di un’immobilizzazione, il conduttore non iscrive normalmente il bene locato tra i propri cespiti e non ne calcola l’ammortamento; imputa invece a reddito i canoni di competenza.
Canone anticipato e risconto attivo
Se il 1° ottobre l’impresa paga anticipatamente 12.000 euro per dodici mesi di locazione, al 31 dicembre sono di competenza soltanto tre mesi: 3.000 euro. I restanti 9.000 euro riguardano l’esercizio successivo e devono essere rinviati mediante un risconto attivo.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Risconti attivi | 9.000,00 | |
| Fitti passivi | 9.000,00 |
Canone posticipato e rateo passivo
Se invece il canone viene pagato posticipatamente e al 31 dicembre è già maturata una quota non ancora fatturata o pagata, occorre integrare il costo di competenza con la posta appropriata. Quando il fenomeno deriva dal trascorrere del tempo su un costo comune a più esercizi, la logica è quella del rateo passivo.
Deposito cauzionale nella locazione
Il deposito cauzionale non è un canone e non è un costo: rappresenta un credito dell’impresa verso il locatore finché permane il diritto alla restituzione. Solo se la cauzione viene definitivamente trattenuta per una causa specifica potrà sorgere un diverso componente economico.
Locazione e leasing: differenza essenziale
La locazione attribuisce essenzialmente il godimento temporaneo del bene. Il leasing finanziario, invece, incorpora una significativa funzione di finanziamento e può prevedere il riscatto finale. Questa differenza spiega perché il leasing possa essere rappresentato con il metodo finanziario, mentre la normale locazione resta un contratto di godimento senza iscrizione di un debito finanziario equivalente al valore del bene.
41. Leasing
Il leasing è una forma di finanziamento e di utilizzo dei beni strumentali nella quale l’impresa utilizzatrice ottiene la disponibilità di un bene senza sostenerne immediatamente l’intero prezzo di acquisto. Il bene viene acquistato o messo a disposizione da un concedente, normalmente una società di leasing, e viene utilizzato dall’impresa dietro pagamento di canoni periodici. Alla scadenza del contratto può essere prevista un’opzione di riscatto, cioè la facoltà di acquistare definitivamente il bene pagando un prezzo prestabilito.
Dal punto di vista economico il leasing presenta una duplice natura: da un lato consente il godimento di un bene, dall’altro svolge una funzione finanziaria perché permette all’impresa di disporre subito del fattore produttivo e di distribuirne l’esborso nel tempo. Proprio questa duplice natura spiega l’esistenza di due diverse impostazioni didattiche di contabilizzazione: il metodo patrimoniale, che privilegia la proprietà giuridica del bene, e il metodo finanziario, che privilegia la sostanza economica dell’operazione.
Soggetti e struttura del contratto
| Elemento | Significato |
|---|---|
| Utilizzatore | L’impresa che sceglie il bene, lo utilizza nella propria attività e paga i canoni. |
| Concedente | Il soggetto che acquista il bene e lo concede in leasing; normalmente è una società finanziaria specializzata. |
| Fornitore | Il soggetto che vende materialmente il bene alla società di leasing. |
| Maxi-canone iniziale | Importo eventualmente pagato all’inizio del contratto, spesso superiore ai canoni periodici successivi. |
| Canoni periodici | Pagamenti dovuti durante la durata del contratto. |
| Riscatto | Prezzo finale che l’utilizzatore può pagare per acquistare il bene alla scadenza. |
Nel leasing finanziario il bene viene normalmente scelto dall’utilizzatore. La società di leasing lo acquista dal fornitore e ne conserva la proprietà giuridica durante il contratto. L’utilizzatore, tuttavia, sopporta in larga misura i rischi e beneficia dell’utilità economica derivante dall’impiego del bene. È questo contrasto tra proprietà formale e sostanza economica che genera i due metodi contabili.
Leasing operativo e leasing finanziario
Il leasing operativo ha una funzione più vicina alla locazione: il concedente mantiene una parte significativa dei rischi e dei benefici connessi al bene, il contratto è spesso più breve della vita economica del cespite e possono essere inclusi servizi accessori. Nel leasing finanziario, invece, l’operazione è sostanzialmente finalizzata a finanziare l’utilizzo o l’acquisizione di un bene per una parte rilevante della sua vita utile. Negli esercizi di economia aziendale, quando si chiede il confronto tra metodo patrimoniale e metodo finanziario, il riferimento è normalmente al leasing finanziario.
I due metodi: idea di fondo
| Aspetto | Metodo patrimoniale | Metodo finanziario |
|---|---|---|
| Criterio prevalente | Forma giuridica: il bene è di proprietà del concedente. | Sostanza economica: l’utilizzatore dispone del bene e sostiene un debito finanziario. |
| Bene durante il contratto | Non viene iscritto tra le immobilizzazioni dell’utilizzatore. | Viene rilevato tra le attività dell’utilizzatore. |
| Debito finanziario iniziale | Non viene rilevato per l’intero valore del bene. | Viene rilevato all’inizio del contratto. |
| Costo principale | Canoni di leasing di competenza. | Ammortamento del bene + interessi sul debito. |
| Canone pagato | È rilevato come costo, salvo rettifiche per competenza. | È scomposto in quota capitale e quota interessi. |
| Riscatto | Il bene entra in contabilità al prezzo di riscatto. | Il bene è già contabilizzato; il riscatto incide sul debito secondo la struttura del contratto. |
Metodo patrimoniale
Il metodo patrimoniale attribuisce rilevanza alla proprietà giuridica. Finché il contratto è in corso, il bene appartiene al concedente e quindi non viene iscritto tra le immobilizzazioni dell’utilizzatore. Quest’ultimo rileva i canoni di leasing tra i costi per godimento di beni di terzi. L’eventuale IVA addebitata sulle fatture dei canoni genera, se detraibile, un credito IVA secondo le regole ordinarie.
La conseguenza più importante è che durante il contratto l’utilizzatore non rileva né il costo storico del cespite né il relativo fondo ammortamento. Il costo economico dell’operazione emerge invece attraverso i canoni imputati a Conto economico secondo il principio di competenza.
Registrazione di un canone con il metodo patrimoniale
Alfa S.p.A. riceve una fattura per un canone di leasing di 2.000 euro + IVA 22%. La fattura complessiva è pari a 2.440 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Canoni di leasing | 2.000,00 | |
| IVA a credito | 440,00 | |
| Debiti v/società di leasing | 2.440,00 |
Il conto Canoni di leasing rappresenta un costo economico. L’IVA a credito è invece un conto finanziario: non costituisce un costo se è integralmente detraibile. Il debito verso la società di leasing è un debito di regolamento che verrà chiuso al pagamento.
Pagamento della fattura
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti v/società di leasing | 2.440,00 | |
| Banca c/c | 2.440,00 |
Maxi-canone iniziale e principio di competenza
Il maxi-canone iniziale è uno degli aspetti più importanti negli esercizi. Il fatto che sia pagato all’inizio non significa che debba gravare interamente sul reddito del primo esercizio. Se il maxi-canone remunera l’utilizzo del bene per tutta la durata del contratto, deve essere ripartito nel tempo secondo competenza.
In altre parole, il pagamento è un fatto finanziario, mentre il costo è un fatto economico. La contabilità deve quindi distinguere il momento in cui il denaro esce dalla banca dal periodo nel quale il servizio di utilizzo del bene viene effettivamente consumato.
Esempio completo: maxi-canone con metodo patrimoniale
Il 1° settembre dell’anno X1 Alfa S.p.A. stipula un leasing della durata di 36 mesi. Il contratto prevede un maxi-canone iniziale di 18.000€ + IVA e 36 canoni mensili da 2.000€ + IVA.
Il costo contrattuale complessivo da distribuire lungo i 36 mesi è quindi:18.000 + (36 × 2.000) = 90.000 euro.
Il costo medio di competenza mensile è 90.000 / 36 = 2.500 euro.
Dal 1° ottobre al 31 dicembre X1 maturano tre mesi di competenza.
Il costo dell’esercizio è quindi 2.500 × 3 = 7.500 euro. Tuttavia, entro il 31 dicembre sono stati contabilizzati il maxi-canone di 18.000 euro e tre canoni mensili per complessivi 6.000 euro: costi registrati = 24.000 euro.
La parte non di competenza è 24.000 - 7.500 = 16.500 euro e deve essere rinviata agli esercizi successivi attraverso un risconto attivo.
Scritture durante l’anno
| Data | Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|---|
| 01/09/N | Canoni di leasing - maxi-canone | 18.000,00 | |
| 01/09/N | IVA ns/debito | 3.960,00 | |
| 01/09/N | Debiti v/società di leasing | 21.960,00 |
| Data | Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|---|
| 01/10/N | Canoni di leasing | 2.000,00 | |
| 01/10/N | IVA ns/debito | 440,00 | |
| 01/10/N | Debiti v/società di leasing | 2,440,00 | |
| 01/11/N | Canoni di leasing | 2.000,00 | |
| 01/11/N | IVA ns/debito | 440,00 | |
| 01/11/N | Debiti v/società di leasing | 2,440,00 | |
| 01/12/N | Canoni di leasing | 2.000,00 | |
| 01/12/N | IVA ns/debito | 440,00 | |
| 01/12/N | Debiti v/società di leasing | 2,440,00 |
Assestamento al 31 dicembre X1
| Conto | Dare | Avere | |
|---|---|---|---|
| 31/12/N | Risconti attivi | 16.500,00 | |
| 31/12/N | Canoni di leasing | 16.500,00 |
Dopo la scrittura di assestamento, il conto Canoni di leasing presenta un costo netto di 7.500 euro, esattamente pari alla quota di competenza dei tre mesi dell’esercizio. Il Risconto attivo di 16.500 euro compare tra le attività e rappresenta un costo già sostenuto finanziariamente ma di competenza futura.
Il riscatto nel metodo patrimoniale
Se alla scadenza l’impresa esercita l’opzione di riscatto, solo in quel momento il bene entra tra le immobilizzazioni dell’utilizzatore. Il valore iniziale di iscrizione è il prezzo di riscatto, al quale possono aggiungersi eventuali oneri accessori direttamente imputabili all’acquisizione.
Supponiamo che il prezzo di riscatto di un macchinario sia 6.000 euro + IVA 22%.
| Data | Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|---|
| 01/10/N+2 | Macchinari | 6.000,00 | |
| 01/10/N+2 | IVA a credito | 1.320,00 | |
| 01/10/N+2 | Debiti v/società di leasing | 7.320,00 |
Da questo momento il macchinario è un bene di proprietà dell’impresa e viene ammortizzato secondo la sua vita utile residua. È un errore frequente ammortizzare, nel metodo patrimoniale, l’intero valore originario del bene durante il periodo di leasing: quel valore non è stato iscritto tra le immobilizzazioni dell’utilizzatore.
Metodo finanziario
Il metodo finanziario guarda alla sostanza economica dell’operazione. Se il leasing trasferisce sostanzialmente all’utilizzatore i rischi e i benefici connessi al bene, l’operazione viene rappresentata come se l’impresa avesse acquisito il cespite mediante un finanziamento. All’inizio del contratto si rilevano quindi due elementi: un’attività, rappresentata dal bene utilizzato, e una passività finanziaria verso il concedente.
I canoni successivi non sono più considerati interamente costi. Ciascun pagamento contiene una quota capitale, che riduce il debito finanziario, e una quota interessi, che rappresenta il vero costo finanziario del periodo. Separatamente, il bene viene ammortizzato perché partecipa alla produzione del reddito per più esercizi.
Rilevazione iniziale con il metodo finanziario
Per comprendere il meccanismo, immaginiamo che il valore finanziario iniziale del bene e del debito sia pari a 100.000 euro. L’esempio è costruito al netto dell’IVA per isolare la logica finanziaria.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Macchinari in leasing | 100.000,00 | |
| Debiti finanziari v/società di leasing | 100.000,00 |
La scrittura non genera immediatamente un costo di 100.000 euro. Si tratta di un investimento pluriennale finanziato da un debito: l’attività verrà consumata nel tempo mediante ammortamento, mentre il debito verrà rimborsato attraverso le quote capitale dei canoni.
Scomposizione del canone: quota capitale e quota interessi
Supponiamo che il debito iniziale di 100.000 euro venga rimborsato mediante tre canoni annuali posticipati da 40.211,48 euro e che il tasso finanziario implicito sia il 10%. Il piano finanziario è il seguente:
| Anno | Debito iniziale | Interessi 10% | Canone | Quota capitale | Debito finale |
|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 100.000,00 | 10.000,00 | 40.211,48 | 30.211,48 | 69.788,52 |
| 2 | 69.788,52 | 6.978,85 | 40.211,48 | 33.232,63 | 36.555,89 |
| 3 | 36.555,89 | 3.655,59 | 40.211,48 | 36.555,89 | 0,00 |
La quota interessi diminuisce nel tempo perché viene calcolata sul debito residuo. La quota capitale, al contrario, aumenta progressivamente. Questa è la stessa logica economico-finanziaria che si incontra nei piani di ammortamento dei mutui.
Scrittura del primo canone nel metodo finanziario
Nel primo anno il canone di 40.211,48 euro è composto da 10.000 euro di interessi e 30.211,48 euro di rimborso del debito.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Interessi passivi su leasing | 10.000,00 | |
| Debiti finanziari v/società di leasing | 30.211,48 | |
| Banca c/c | 40.211,48 |
Solo la quota interessi è un costo finanziario dell’esercizio. La quota capitale non è un costo: rappresenta semplicemente l’estinzione parziale di un debito già rilevato in precedenza.
Ammortamento del bene nel metodo finanziario
Poiché il bene è iscritto tra le immobilizzazioni, deve essere ammortizzato. Se il valore iniziale è 100.000 euro, il valore residuo è trascurabile e la vita utile stimata è cinque anni, con ammortamento a quote costanti la quota annua è pari a 20.000 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Ammortamento macchinari in leasing | 20.000,00 | |
| Fondo ammortamento macchinari in leasing | 20.000,00 |
In termini economici, nel primo anno il metodo finanziario produce quindi due componenti negative distinte: ammortamento 20.000 euro e interessi 10.000 euro. Il rimborso di capitale di 30.211,48 euro non incide sul risultato economico.
Effetti su Stato patrimoniale e Conto economico
| Voce | Metodo patrimoniale | Metodo finanziario |
|---|---|---|
| Immobilizzazioni | Il bene non compare durante il contratto. | Compare il bene, al netto del fondo ammortamento. |
| Debiti finanziari | Non compare inizialmente il debito per l’intero valore finanziario del bene. | Compare il debito residuo verso il concedente. |
| Conto economico | Canoni di competenza tra i costi per godimento di beni di terzi. | Ammortamento + interessi passivi. |
| EBITDA / margine operativo lordo | I canoni riducono il margine operativo. | L’ammortamento è sotto il margine operativo lordo e gli interessi sono finanziari; il margine tende quindi a risultare più alto. |
| Indebitamento | Appare più contenuto perché il debito implicito non è esposto nello stesso modo. | Risulta più elevato perché viene riconosciuto il debito finanziario. |
| Risultato dei primi anni | Dipende dai canoni di competenza. | Spesso i costi sono più elevati all’inizio perché gli interessi sono maggiori sul debito iniziale. |
La diversa rappresentazione non cambia il fatto economico sottostante né i flussi di cassa contrattuali, ma cambia il modo in cui attività, passività e costi vengono distribuiti nei prospetti contabili. Per questo il confronto tra i due metodi è particolarmente importante nelle analisi di bilancio.
Confronto numerico dei due metodi
Per isolare la logica, immaginiamo un leasing senza maxi-canone con canone annuo pari a 40.211,48 euro. Nel metodo patrimoniale, se l’intero canone è di competenza dell’anno, il costo rilevato è 40.211,48 euro. Nel metodo finanziario, usando l’esempio precedente, il primo anno vengono invece rilevati 20.000 euro di ammortamento e 10.000 euro di interessi, per un costo complessivo di 30.000 euro. La restante parte del pagamento, 30.211,48 euro, riduce il debito.
| Primo anno | Metodo patrimoniale | Metodo finanziario |
|---|---|---|
| Pagamento complessivo | 40.211,48 | 40.211,48 |
| Costo per canone | 40.211,48 | - |
| Ammortamento | - | 20.000,00 |
| Interessi | - | 10.000,00 |
| Riduzione del debito finanziario | - | 30.211,48 |
| Costo totale imputato al risultato | 40.211,48 | 30.000,00 |
L’esempio mostra perché non bisogna confrontare il canone con la sola quota di ammortamento: nel metodo finanziario il canone è un pagamento misto, mentre il costo dell’esercizio deriva dalla somma di ammortamento e interessi.
IVA nel leasing
L’IVA deve essere tenuta distinta dalla rappresentazione economico-finanziaria. Nelle fatture emesse dalla società di leasing l’IVA, se detraibile, genera un credito verso l’Erario e non costituisce un costo del leasing. Nel metodo patrimoniale la fattura del canone viene normalmente rilevata separando imponibile e IVA. Nel metodo finanziario, quando gli esercizi didattici si concentrano sul piano finanziario, i valori del debito, degli interessi e delle quote capitale vengono spesso esposti al netto dell’IVA; l’IVA delle fatture viene rilevata a parte secondo le regole fiscali applicabili.
Leasing e mutuo: perché non sono la stessa cosa
| Aspetto | Leasing finanziario | Acquisto con mutuo |
|---|---|---|
| Proprietà iniziale del bene | Resta al concedente fino all’eventuale riscatto. | È dell’impresa fin dall’acquisto. |
| Pagamento | Canoni di leasing. | Rate di mutuo. |
| Riscatto finale | Può essere previsto. | Non esiste: il bene è già dell’impresa. |
| Metodo patrimoniale | Canoni come costi di competenza; bene fuori dalle immobilizzazioni fino al riscatto. | Bene tra le immobilizzazioni; debito per mutuo nello Stato patrimoniale. |
| Metodo finanziario | Bene + debito finanziario, con quota capitale/interessi e ammortamento. | Bene + debito finanziario, con quota capitale/interessi e ammortamento. |
È proprio il metodo finanziario a mettere in evidenza la somiglianza economica tra leasing finanziario e acquisto finanziato con debito. Il metodo patrimoniale, invece, mantiene più evidente la differenza giuridica tra i due contratti.
Errori tipici negli esercizi sul leasing
| Errore | Perché è sbagliato |
|---|---|
| Mettere tutto il canone in Avere del debito finanziario nel metodo finanziario | Il canone va separato: una parte riduce il debito, una parte è interesse. |
| Ammortizzare il bene nel metodo patrimoniale durante il contratto | Il bene non è iscritto tra le immobilizzazioni dell’utilizzatore fino al riscatto. |
| Considerare il maxi-canone interamente costo del primo anno | Se riguarda più esercizi deve essere rettificato secondo competenza con risconti attivi. |
| Considerare la quota capitale un costo | La quota capitale è una variazione finanziaria che riduce il debito. |
| Considerare l’IVA un costo | L’IVA detraibile è un credito verso l’Erario. |
| Confondere riscatto e ultimo canone | Il riscatto è il prezzo per acquisire la proprietà del bene; il canone remunera il contratto di leasing. |
Metodo da usare in un esercizio d’esame
Quando il testo chiede espressamente il metodo patrimoniale, conviene procedere in questo ordine: individuare maxi-canone e canoni; registrare le fatture e l’IVA; verificare la competenza temporale al 31 dicembre; calcolare l’eventuale risconto attivo; registrare il riscatto solo alla fine del contratto; iniziare l’ammortamento del bene riscattato dal momento in cui entra tra le immobilizzazioni.
Quando il testo chiede il metodo finanziario, il procedimento cambia: determinare il valore iniziale del bene e del debito; costruire o utilizzare il piano finanziario; per ogni canone separare interessi e quota capitale; ridurre il debito della sola quota capitale; calcolare separatamente l’ammortamento del bene; verificare alla fine che il debito residuo coincida con il piano di rimborso.
Esercizio finale di confronto
Beta S.p.A. stipula un leasing finanziario relativo a un impianto. Ai fini dell’esercizio si assumono: valore finanziario iniziale 60.000 euro; durata del contratto tre anni; tre canoni annuali da 24.126,89 euro; tasso implicito 10%; vita utile del bene cinque anni; valore residuo nullo. Trascuriamo l’IVA per concentrarci sulla logica contabile.
Nel metodo finanziario il debito iniziale è 60.000 euro. Nel primo anno gli interessi sono 6.000 euro; la quota capitale del canone è 24.126,89 - 6.000 = 18.126,89 euro; il debito residuo è quindi 41.873,11 euro. L’ammortamento annuo del bene è 60.000 / 5 = 12.000 euro.
Scritture del primo anno - metodo finanziario
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Impianti in leasing | 60.000,00 | |
| Debiti finanziari v/società di leasing | 60.000,00 | |
| Conto | Dare | Avere |
| Interessi passivi su leasing | 6.000,00 | |
| Debiti finanziari v/società di leasing | 18.126,89 | |
| Banca c/c | 24.126,89 | |
| Conto | Dare | Avere |
| Ammortamento impianti in leasing | 12.000,00 | |
| Fondo ammortamento impianti in leasing | 12.000,00 |
Il costo del primo anno con il metodo finanziario è quindi 18.000 euro: 12.000 di ammortamento + 6.000 di interessi. Il pagamento è invece 24.126,89 euro, ma 18.126,89 euro non costituiscono costo: sono rimborso del debito.
Stesso primo anno - metodo patrimoniale
Se lo stesso contratto viene rappresentato con il metodo patrimoniale e il canone annuale di 24.126,89 euro è interamente di competenza dell’esercizio, l’utilizzatore rileva il canone come costo per godimento di beni di terzi. Il bene e il debito finanziario non vengono iscritti secondo la logica del metodo finanziario.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Canoni di leasing | 24.126,89 | |
| Debiti v/società di leasing | 24.126,89 |
Il confronto mostra chiaramente la diversa logica dei due metodi: con il metodo patrimoniale il costo coincide, nell’esempio, con il canone di competenza; con il metodo finanziario il costo deriva dall’ammortamento del bene e dagli interessi, mentre la quota capitale modifica soltanto lo Stato patrimoniale.
Nota concettuale sui principi contabili
Il confronto tra metodo patrimoniale e metodo finanziario è molto utilizzato in economia aziendale per comprendere la differenza tra forma giuridica e sostanza economica. Nella pratica professionale il trattamento effettivo dipende dal quadro contabile applicabile e dalle regole vigenti. Per gli esercizi didattici bisogna quindi seguire il metodo espressamente richiesto dal testo, senza mescolare scritture appartenenti a impostazioni diverse.
43. I valori bollati
I valori bollati comprendono beni di modesto valore monetario utilizzati dall’impresa per assolvere specifici obblighi o per sostenere spese minute: marche da bollo, marche cambiali e, nella trattazione tradizionale, francobolli. Pur essendo materialmente conservati in cassa, non costituiscono denaro: sono valori assimilati alla liquidità perché possono essere utilizzati per finalità determinate e hanno un valore nominale certo.
I valori bollati sono valori assimilabili a disponibilità finanziarie finché non vengono utilizzati. Al momento dell’acquisto l’impresa non ha ancora sostenuto il costo di competenza: ha semplicemente trasformato denaro in marche, francobolli o altri valori disponibili. Per questo l’acquisto incrementa un conto finanziario o patrimoniale. Il costo nasce quando il valore bollato viene effettivamente consumato per l’attività aziendale; in quel momento si riduce il valore disponibile e si rileva il costo nel conto appropriato.
| Momento | Conto in Dare | Conto in Avere | Significato |
|---|---|---|---|
| Acquisto | Valori bollati | Denaro in cassa / Banca | Aumenta una disponibilità assimilata alla liquidità |
| Utilizzo | Spese postali / Valori bollati utilizzati | Valori bollati | Il valore viene consumato e diventa costo d’esercizio |
Registro di carico e scarico
Un registro interno può essere organizzato per data, descrizione, carichi, scarichi e consistenza. Il controllo finale consiste nel verificare che la consistenza contabile coincida con i valori realmente presenti in cassa. Se il registro indica 40 euro di marche da bollo e 12 euro di francobolli, l’inventario fisico dovrebbe confermare complessivamente 52 euro.
| Data | Operazione | Carico (€) | Scarico (€) | Consistenza (€) |
|---|---|---|---|---|
| 01/01 | Consistenza iniziale | 22,20 | ||
| 10/01 | Acquisto valori bollati | 148,20 | 170,40 | |
| 20/01 | Utilizzo valori bollati | 40,00 | 130,40 | |
| 31/01 | Scarico periodico | 78,40 | 52,00 |
Acquisto di valori bollati
Alfa S.p.A. acquista valori bollati per 148,20 euro pagando in contanti.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Valori bollati | 148,20 | |
| Denaro in cassa | 148,20 |
Scarico dei valori utilizzati
A fine mese il controllo fisico evidenzia una consistenza residua di 52 euro. Poiché prima dello scarico il conto Valori bollati presenta 130,40 euro, i valori utilizzati sono 78,40 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Spese per valori bollati | 78,40 | |
| Valori bollati | 78,40 |
Il principio da ricordare è semplice: l’acquisto non coincide necessariamente con il costo. Finché la marca o il francobollo non sono utilizzati, rimangono un valore disponibile; il costo sorge con il consumo.
Valori bollati come valori finanziari
I valori bollati comprendono, a seconda delle esigenze aziendali, marche da bollo e altri valori acquistati anticipatamente e destinati a essere utilizzati in momenti successivi. Fino al loro impiego rappresentano valori disponibili assimilabili a mezzi finanziari in senso lato; il costo si manifesta quando vengono effettivamente consumati per le finalità amministrative dell’impresa.
Per questo è utile distinguere acquisto e consumo. Se l’impresa acquista un quantitativo significativo di valori bollati e ne mantiene una parte a fine periodo, registrare immediatamente tutto come costo può alterare la competenza. Un sistema di carico e scarico consente di conoscere la consistenza residua e attribuire al periodo soltanto quanto effettivamente utilizzato.
44. Prelevamenti e versamenti del titolare nelle imprese individuali
Nell’impresa individuale il patrimonio dell’imprenditore e il patrimonio aziendale devono essere distinti contabilmente, anche se fanno capo alla stessa persona. Quando il titolare preleva denaro o altri beni dell’impresa per esigenze personali si verifica un’operazione extragestione: non nasce un costo aziendale, perché l’uscita non è sostenuta per produrre ricavi. Analogamente, quando il titolare versa nell’impresa mezzi propri aggiuntivi, non si genera un ricavo.
Si utilizza un conto personale del titolare, spesso denominato “Prelevamenti extragestione”, “Titolare c/prelevamenti” o un conto equivalente. Il conto rileva in Dare i prelevamenti effettuati durante l’esercizio e viene poi ricondotto al patrimonio netto.
| Operazione | Effetto economico? | Effetto patrimoniale |
|---|---|---|
| Prelievo personale di denaro | No: non è un costo | Diminuisce la liquidità e il patrimonio netto del titolare |
| Prelievo di merci per uso personale | No come costo di gestione; occorre rettificare la destinazione delle merci | Riduce i mezzi aziendali |
| Versamento aggiuntivo del titolare | No: non è un ricavo | Aumentano liquidità e mezzi propri |
Prelievo personale
Il titolare preleva 600 euro dal conto corrente aziendale per spese personali.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prelevamenti extragestione | 600,00 | |
| Banca c/c | 600,00 |
Versamento personale
Il titolare versa 2.000 euro personali nella cassa aziendale per rafforzare temporaneamente la liquidità.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Denaro in cassa | 2.000,00 | |
| Patrimonio netto / Versamenti titolare | 2.000,00 |
Imposte personali e imposte dell’impresa
Un punto importante riguarda le imposte. Non tutte le imposte pagate utilizzando il conto bancario aziendale costituiscono costi dell’impresa. Nelle imprese individuali, le imposte che colpiscono il reddito personale dell’imprenditore sono estranee alla gestione aziendale e devono essere trattate come prelevamenti personali. Le imposte che, invece, sono specificamente riferibili all’attività d’impresa e costituiscono un onere dell’esercizio seguono il normale trattamento economico previsto dalla disciplina contabile e fiscale applicabile.
Per l’esame, quindi, non bisogna classificare automaticamente “imposta pagata = costo”: bisogna chiedersi chi è il soggetto colpito dal tributo e quale rapporto ha il pagamento con la gestione aziendale.
Prelevamento di denaro e prelevamento di beni
Il titolare può prelevare denaro dalla cassa o dal conto corrente per esigenze personali. In tal caso diminuiscono le disponibilità dell’impresa e, in contropartita, diminuisce il patrimonio netto attraverso un conto intestato al titolare. Non nasce un costo di esercizio, perché l’uscita non è sostenuta per produrre ricavi.
Più delicato è il prelevamento di beni destinati alla vendita o di altri beni aziendali. In questi casi occorre distinguere l’aspetto patrimoniale dall’eventuale trattamento fiscale dell’operazione. Sul piano economico, l’uscita del bene dall’azienda per finalità personali non è un normale costo della gestione caratteristica e deve essere separata dai consumi aziendali.
Versamenti del titolare
Un versamento del titolare aumenta le risorse a disposizione dell’impresa ma non genera un ricavo. È un apporto di capitale proprio: aumenta la liquidità e, in contropartita, il patrimonio netto. Confondere apporti e ricavi porterebbe a sovrastimare il risultato economico.
| Operazione | Effetto sulla liquidità | Effetto sul reddito | Effetto sul patrimonio netto |
|---|---|---|---|
| Versamento del titolare | Aumenta | Nessun ricavo | Aumenta |
| Prelevamento personale | Diminuisce | Nessun costo | Diminuisce |
| Incasso di una vendita | Aumenta | Il ricavo nasce dalla vendita, non dall’incasso | Dipende dal risultato economico |
| Pagamento di un costo | Diminuisce | Il costo nasce dall’acquisto/competenza, non necessariamente dal pagamento | Riduce il patrimonio tramite il reddito |
45. La situazione contabile
La situazione contabile è un prospetto riepilogativo dei conti di mastro. Serve a controllare il lavoro contabile svolto e a conoscere, in un determinato momento, i totali movimentati e/o i saldi dei singoli conti. Non sostituisce il bilancio, ma costituisce uno strumento essenziale di verifica e di preparazione delle successive elaborazioni.
La situazione può essere completa, se considera tutte le registrazioni dall’inizio dell’esercizio fino alla data scelta, oppure parziale, se prende in esame solo un intervallo temporale determinato. Può inoltre essere redatta per totali, per eccedenze o con entrambe le informazioni.
| Tipo di situazione | Contenuto | Utilità |
|---|---|---|
| Per totali | Totale movimenti Dare e totale movimenti Avere di ogni conto | Verifica l’insieme delle movimentazioni |
| Per eccedenze | Saldo Dare oppure saldo Avere di ciascun conto | Mostra la posizione finale del conto |
| Per totali ed eccedenze | Totali progressivi e saldo | Offre sia il dettaglio dei movimenti sia la posizione finale |
Come si determina l’eccedenza
Per ogni conto si confrontano il totale Dare e il totale Avere. Se il totale Dare è maggiore, il conto presenta un’eccedenza Dare pari alla differenza; se il totale Avere è maggiore, presenta un’eccedenza Avere. Se i totali coincidono il conto è spento e non presenta eccedenza.
| Totale Dare | Totale Avere | Eccedenza |
|---|---|---|
| 18.500 | 6.200 | 12.300 Dare |
| 4.000 | 17.500 | 13.500 Avere |
| 9.800 | 9.800 | Nessuna: conto chiuso |
Il controllo fondamentale deriva dalla partita doppia: la somma dei totali Dare di tutti i conti deve coincidere con la somma dei totali Avere; inoltre, la somma delle eccedenze Dare deve coincidere con la somma delle eccedenze Avere. Se ciò non avviene esiste un errore di registrazione, trascrizione o calcolo.
Situazione patrimoniale e situazione economica
Dalla situazione contabile è possibile separare i conti patrimoniali dai conti economici. I conti patrimoniali confluiscono nella situazione patrimoniale, che evidenzia attività, passività e patrimonio netto; i conti economici di reddito confluiscono nella situazione economica, che mette a confronto costi e ricavi. Prima delle scritture di assestamento queste situazioni sono ancora provvisorie: il reddito e il patrimonio definitivo richiedono le rettifiche di fine esercizio.
| Situazione patrimoniale – Dare | Situazione patrimoniale – Avere |
|---|---|
| Fabbricati | Fondi ammortamento |
| Macchine e impianti | Debiti verso fornitori |
| Crediti verso clienti | Mutui passivi |
| Banca c/c e cassa | Debiti per TFR |
| Altre attività | Patrimonio netto e altre passività |
| Situazione economica – Costi | Situazione economica – Ricavi |
| Merci c/acquisti | Merci c/vendite |
| Costi per servizi | Ricavi accessori |
| Interessi passivi | Interessi attivi |
| Salari e stipendi | Altri proventi |
| Altri componenti negativi | Altri componenti positivi |
Esempio di situazione contabile per totali ed eccedenze
| Conto | Totale Dare | Totale Avere | Eccedenza Dare | Eccedenza Avere |
|---|---|---|---|---|
| Denaro in cassa | 18.000 | 6.500 | 11.500 | |
| Banca c/c | 120.000 | 80.000 | 40.000 | |
| Crediti v/clienti | 95.000 | 37.000 | 58.000 | |
| Debiti v/fornitori | 28.000 | 91.000 | 63.000 | |
| Merci c/acquisti | 70.000 | 70.000 | ||
| Merci c/vendite | 112.000 | 112.000 | ||
| Patrimonio netto | 4.500 | 4.500 |
Nel prospetto d’esempio le eccedenze non rappresentano automaticamente attività e passività: occorre prima conoscere la natura del conto. Un saldo Dare di Merci c/acquisti è un costo; un saldo Dare di Crediti v/clienti è un’attività. La collocazione in situazione patrimoniale o economica dipende quindi dalla natura contabile, non soltanto dal lato in cui compare il saldo.
Dalla situazione contabile al controllo della contabilità
La situazione contabile è un prospetto di controllo che riepiloga i movimenti e i saldi dei conti di mastro. La sua utilità non consiste soltanto nel verificare l’uguaglianza aritmetica tra Dare e Avere: permette anche di osservare la struttura provvisoria di attività, passività, patrimonio netto, costi e ricavi prima delle scritture di assestamento.
Una situazione contabile che quadra non garantisce automaticamente l’assenza di errori. Due errori di pari importo e segno opposto possono compensarsi; un’operazione può essere stata omessa completamente; un importo può essere stato registrato nei conti sbagliati ma rispettando comunque la partita doppia. La quadratura è quindi un controllo necessario, non sufficiente.
Il passaggio alla situazione contabile finale richiede le scritture di assestamento. Solo dopo aver integrato e rettificato i valori secondo competenza si possono determinare correttamente il risultato economico e il patrimonio di funzionamento.
46. Esercizio generale: dalla costituzione alla situazione contabile
Le propongono un esercizio riepilogativo molto ampio che collega costituzione dell’impresa, acquisto di azienda, costi di impianto, acquisti e vendite, regolamenti, cambiali, prelevamenti, pubblicità e situazione contabile. I numeri originali risultano in parte poco leggibili; ricostruiamo quindi un esercizio equivalente, mantenendo la sequenza logica richiesta e facendo quadrare ogni articolo.
Dati iniziali e acquisto di azienda
Mauro costituisce Alfa S.p.A. conferendo 550.000 euro tramite assegno, immediatamente versato sul conto corrente. Successivamente Alfa acquista un complesso aziendale da Pratesi per 500.000 euro. Il patrimonio acquisito comprende fabbricati 300.000 euro, macchine 25.000 euro, merci 60.000 euro, crediti verso clienti 120.000 euro e cambiali attive 20.000 euro; vengono inoltre accollati debiti verso fornitori per 100.000 euro e un mutuo di 110.000 euro. Il valore netto delle attività e passività acquisite è 315.000 euro; la differenza rispetto al prezzo di 500.000 euro, pari a 185.000 euro, costituisce avviamento.
1) Conferimento iniziale
Il socio apporta 550.000 euro mediante assegno.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Assegni | 550.000,00 | |
| Patrimonio netto / Capitale sociale | 550.000,00 |
2) Versamento dell’assegno in banca
L’assegno viene versato sul nuovo conto corrente.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 550.000,00 | |
| Assegni | 550.000,00 |
3) Acquisto dell’azienda Pratesi
Si rilevano analiticamente le attività e le passività acquisite e il debito verso il cedente.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fabbricati | 300.000,00 | |
| Macchine | 25.000,00 | |
| Merci | 60.000,00 | |
| Crediti v/clienti | 120.000,00 | |
| Cambiali attive | 20.000,00 | |
| Avviamento | 185.000,00 | |
| Debiti v/fornitori | 100.000,00 | |
| Mutui passivi | 110.000,00 | |
| Pratesi c/cessione | 500.000,00 |
4) Pagamento del cedente
Il debito verso Pratesi viene estinto tramite banca.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Pratesi c/cessione | 500.000,00 | |
| Banca c/c | 500.000,00 |
Costi di costituzione e operazioni di acquisto
Il professionista che segue la costituzione emette una fattura per 1.000 euro di compenso, con contributo previdenziale 4% e IVA 22%; ipotizziamo una ritenuta d’acconto del 20% sul compenso professionale. L’impresa registra il costo, l’IVA detraibile, il debito verso il professionista e il debito verso l’Erario per la ritenuta.
5) Fattura del professionista
Compenso 1.000; contributo previdenziale 40; imponibile IVA 1.040; IVA 228,80; totale fattura 1.268,80; ritenuta 200; netto da pagare 1.068,80.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Costi di impianto | 1.040,00 | |
| IVA ns/credito | 228,80 | |
| Debiti v/fornitori | 1.068,80 | |
| Debiti per ritenute da versare | 200,00 |
6) Pagamento del professionista e commissione
Si paga il netto tramite bonifico e la banca applica 3 euro di commissione.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 1.068,80 | |
| Commissioni bancarie | 3,00 | |
| Banca c/c | 1.071,80 |
7) Acquisto merci
Alfa acquista merci per 20.000 euro + IVA 22%. Metà del debito viene regolata con tratta accettata e metà resta a debito verso il fornitore.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 20.000,00 | |
| IVA ns/credito | 4.400,00 | |
| Debiti v/fornitori | 24.400,00 |
8) Accettazione della tratta per metà fattura
Si trasforma una parte del debito di regolamento in debito cambiario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 | |
| Cambiali passive | 12.200,00 |
Vendita, incasso e altre operazioni
9) Vendita di merci
Alfa vende merci per 34.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 41.480,00 | |
| Merci c/vendite | 34.000,00 | |
| IVA ns/debito | 7.480,00 |
10) Incasso parziale con assegno
Il cliente paga 5.000 euro mediante assegno.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Assegni | 5.000,00 | |
| Crediti v/clienti | 5.000,00 |
11) Versamento dell’assegno sul c/c
L’assegno viene immediatamente versato in banca.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 5.000,00 | |
| Assegni | 5.000,00 |
12) Prelievo del titolare
Il titolare preleva 234 euro per esigenze personali.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Prelevamenti extragestione | 234,00 | |
| Banca c/c | 234,00 |
13) Pagamento di un debito preesistente
Si estingue tramite banca un debito verso un fornitore per 40.600 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 40.600,00 | |
| Banca c/c | 40.600,00 |
14) Costi di pubblicità
Si riceve fattura per pubblicità 800 euro + IVA 22%, pagata nello stesso giorno.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Pubblicità | 800,00 | |
| IVA ns/credito | 176,00 | |
| Debiti v/fornitori | 976,00 |
15) Pagamento della pubblicità
La fattura viene saldata con banca.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 976,00 | |
| Banca c/c | 976,00 |
Come costruire la situazione contabile finale
Dopo aver registrato tutte le operazioni sul giornale, ciascun importo viene riportato nel relativo conto di mastro. Per ogni conto si sommano i movimenti Dare e Avere e si determina l’eccedenza. La situazione contabile viene poi costruita copiando tali valori, senza modificare i saldi. Solo dopo questo controllo si procede alla separazione tra situazione patrimoniale e situazione economica.
La verifica non consiste nel confrontare attività e passività prese isolatamente, ma nel controllare l’intera contabilità: totale Dare generale = totale Avere generale. Nella situazione economica, la differenza tra ricavi e costi rappresenta un risultato provvisorio finché non sono state eseguite le scritture di assestamento.
47. Ripasso: liquidazione IVA, leasing e personale
Scadenza e versamento dell’IVA
Dopo la liquidazione periodica, l’eventuale debito IVA viene versato secondo la periodicità applicabile. Dal punto di vista contabile, il versamento avviene tramite modello F24 insieme ad altri debiti fiscali e contributivi eventualmente presenti. La registrazione estingue il debito verso l’Erario e riduce la banca.
Versamento IVA
L’impresa presenta un debito IVA liquidato di 2.400 euro e lo versa mediante conto corrente.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Erario c/IVA | 2.400,00 | |
| Banca c/c | 2.400,00 |
Richiamo al leasing
Nel leasing il bene rimane di proprietà della società concedente durante il contratto, mentre l’utilizzatore paga canoni periodici e può disporre di un’opzione finale di riscatto. In sede di esame è importante non confondere il canone di leasing con una rata di mutuo: nel mutuo l’impresa acquista direttamente il bene e contrae un debito finanziario; nel leasing paga un corrispettivo per l’utilizzo secondo la struttura contrattuale.
Ritenute previdenziali e fiscali sul personale
Le ritenute operate sui dipendenti non rappresentano costi aggiuntivi per l’impresa: sono somme comprese nella retribuzione lorda che il datore trattiene e versa per conto del lavoratore. Gli oneri sociali a carico dell’impresa, invece, sono un vero costo ulteriore. Il conto Personale c/retribuzioni funge da conto di regolamento: viene accreditato quando si liquida la retribuzione lorda e addebitato quando si rilevano le trattenute e si paga il netto.
| Voce | Chi la sostiene economicamente? | Trattamento |
|---|---|---|
| Retribuzione lorda | Impresa | Costo del personale |
| Contributi a carico impresa | Impresa | Costo aggiuntivo |
| Ritenute previdenziali dipendente | Dipendente | Trattenuta dal suo credito |
| Ritenute fiscali dipendente | Dipendente | Trattenuta dal suo credito |
| Retribuzione netta | Somma materialmente incassata dal dipendente | Pagamento del debito verso il personale |
Domande di verifica sulla situazione contabile
Il totale Dare di Crediti v/clienti rappresenta tutti gli addebiti effettuati al conto, non necessariamente il valore dei crediti ancora da riscuotere: per conoscere quest’ultimo serve il saldo.
Il totale Avere di Debiti v/fornitori rappresenta gli accrediti registrati nel conto; anche qui il debito residuo è dato dall’eccedenza, non dal totale dei movimenti.
Una situazione completa considera le registrazioni dall’inizio dell’esercizio; una situazione parziale riguarda un intervallo limitato.
La situazione per eccedenze è più immediata per analizzare saldi patrimoniali ed economici; quella per totali è utile anche per il controllo dei movimenti.
48. Verifiche ed esercizi di riepilogo
Le contengono quesiti a risposta multipla ed esercizi di controllo. Di seguito vengono ricostruiti in forma ragionata, perché l’obiettivo non è soltanto conoscere la soluzione, ma capire perché le alternative errate non funzionano.
Quesiti ragionati
| Quesito | Risposta corretta e spiegazione |
|---|---|
| Che natura ha IVA c/liquidazione? | È un conto finanziario di regolamento con l’Erario: nasce dalla compensazione tra IVA a credito e IVA a debito. |
| L’acquisto di valori bollati genera subito un costo? | Non necessariamente: prima aumenta il conto Valori bollati; il costo viene rilevato quando i valori sono utilizzati. |
| Il canone di leasing coincide con il prezzo di riscatto? | No. Il canone remunera l’utilizzo/finanziamento previsto dal contratto; il riscatto è l’eventuale prezzo finale per acquisire la proprietà. |
| Che cosa rappresenta il conto Istituti previdenziali? | Un rapporto finanziario con gli enti previdenziali: può raccogliere debiti contributivi e, in casi specifici, crediti per prestazioni anticipate. |
| La retribuzione netta è il costo del lavoro? | No. Il costo è più elevato: parte dalla retribuzione lorda e comprende gli oneri a carico dell’impresa e gli altri componenti di competenza. |
Esercizio: valori bollati
Un’impresa acquista 250 euro di valori bollati. A fine mese l’inventario fisico mostra 85 euro ancora disponibili. Determinare il costo utilizzato e le scritture.
Acquisto
Si registra il carico dei valori bollati.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Valori bollati | 250,00 | |
| Denaro in cassa | 250,00 |
Scarico
Valori utilizzati = 250 - 85 = 165 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Spese per valori bollati | 165,00 | |
| Valori bollati | 165,00 |
Esercizio: ciclo paghe e versamento unificato
Ricostruiamo un esercizio equivalente a quello proposto: retribuzioni lorde 35.455 euro; contributi dipendente 3.200 euro; ritenute fiscali 5.495 euro; contributi a carico dell’impresa 10.879 euro. Il netto pagato ai dipendenti è quindi 26.760 euro. Supponiamo inoltre un debito IVA di 5.840 euro.
Liquidazione delle retribuzioni
Si rileva il costo lordo e il debito verso il personale.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Salari e stipendi | 35.455,00 | |
| Personale c/retribuzioni | 35.455,00 |
Ritenute a carico dei dipendenti
Le trattenute riducono il debito verso il personale e generano debiti verso enti previdenziali ed Erario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Personale c/retribuzioni | 8.695,00 | |
| Istituti previdenziali | 3.200,00 | |
| Debiti per ritenute da versare | 5.495,00 |
Pagamento del netto
Il residuo dovuto al personale viene pagato tramite banca.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Personale c/retribuzioni | 26.760,00 | |
| Banca c/c | 26.760,00 |
Contributi a carico impresa
Gli oneri sociali aggiuntivi sono un costo.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Oneri sociali | 10.879,00 | |
| Istituti previdenziali | 10.879,00 |
Versamento unificato
L’impresa versa contributi 14.079 euro, ritenute 5.495 euro e IVA 5.840 euro: totale 25.414 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Istituti previdenziali | 14.079,00 | |
| Debiti per ritenute da versare | 5.495,00 | |
| Erario c/IVA | 5.840,00 | |
| Banca c/c | 25.414,00 |
Correzione di una situazione contabile
L’ultima parte della pagina propone il riconoscimento di errori in una situazione contabile. Il metodo corretto è controllare contemporaneamente natura del conto, saldo normale e coerenza tra Dare/Avere. Alcuni esempi tipici: un fondo ammortamento non deve essere trattato come attività; il patrimonio netto ha normalmente saldo Avere; i resi su acquisti sono rettifiche di costi e normalmente presentano saldo Avere; i rimborsi di costi di vendita sono componenti positivi di reddito. Il semplice fatto che un conto sia scritto nella “colonna sbagliata” può quindi rivelare un errore concettuale, non soltanto aritmetico.
49. Le scritture di assestamento e l’inventario di esercizio
Alla fine del periodo amministrativo i valori risultanti dalla contabilità generale non sono ancora sufficienti per determinare correttamente reddito d’esercizio e patrimonio di funzionamento. La contabilità ha registrato le operazioni quando si è manifestato il relativo documento o movimento finanziario, mentre il bilancio deve rispettare il principio di competenza economica. Per questo si redigono l’inventario di esercizio e le scritture di assestamento.
L’assestamento separa i valori che appartengono economicamente all’esercizio da quelli che devono essere rinviati al futuro, integra costi e ricavi maturati ma non ancora rilevati, valuta attività e passività e ripartisce i costi pluriennali. Il risultato economico e il patrimonio di funzionamento sono strettamente collegati: ogni componente di competenza che modifica il reddito può avere una contropartita patrimoniale.
| Obiettivo | Domanda da porsi |
|---|---|
| Competenza dei costi | Quale parte del costo è stata effettivamente consumata nell’esercizio? |
| Competenza dei ricavi | Quale parte del ricavo è economicamente maturata nell’esercizio? |
| Valutazione attività | Il valore contabile è ancora recuperabile? |
| Valutazione passività | Esistono obbligazioni o rischi maturati ma non ancora contabilizzati? |
| Costi pluriennali | Quale quota deve gravare sull’esercizio attraverso ammortamento? |
Le principali categorie di assestamento
| Categoria | Funzione | Esempi |
|---|---|---|
| Completamento | Rileva componenti già interamente maturati e misurabili a fine esercizio | Interessi maturati, fatture da emettere/ricevere, TFR, imposte |
| Integrazione | Aggiunge quote di costi/ricavi maturate ma con manifestazione finanziaria futura | Ratei, fondi rischi e oneri |
| Rettifica | Rinvia al futuro quote già contabilizzate ma non di competenza | Rimanenze, risconti |
| Ammortamento | Ripartisce il costo pluriennale dei beni strumentali | Quota ammortamento fabbricati, impianti, macchinari |
Le denominazioni dei conti possono variare tra diversi piani dei conti; ciò che conta è comprenderne la natura economica e finanziaria. Le scritture di completamento e integrazione aggiungono valori mancanti; le rettifiche sottraggono dal reddito dell’esercizio quote che appartengono al futuro; l’ammortamento attribuisce all’esercizio la quota di utilità consumata di un bene pluriennale.
Perché la contabilità continuativa non basta
Durante l’esercizio la contabilità registra principalmente operazioni documentate da fatture, pagamenti, incassi e altri documenti. Alla data di chiusura, tuttavia, i valori registrati non coincidono necessariamente con i costi e i ricavi di competenza. Alcune operazioni sono maturate senza essere ancora documentate; altre sono già state registrate ma riguardano in parte periodi futuri; alcuni beni sono stati utilizzati soltanto parzialmente; crediti e altre attività possono aver perso valore.
Le scritture di assestamento trasformano quindi i valori contabili in valori di bilancio. La loro funzione è applicare il principio di competenza economica e contribuire alla rappresentazione prudente del patrimonio e del reddito.
Le quattro famiglie logiche
Le scritture di completamento rilevano componenti già interamente maturati nell’esercizio ma contabilizzati soltanto alla fine, come interessi di conto corrente o alcune imposte. Le scritture di integrazione aggiungono costi e ricavi di competenza non ancora registrati, come ratei e fatture da ricevere o da emettere. Le scritture di rettifica rinviano al futuro quote già contabilizzate ma non di competenza, come risconti e rimanenze. Le scritture di ammortamento ripartiscono sistematicamente il costo delle immobilizzazioni sulla loro vita utile.
Inventario di esercizio
L’inventario di esercizio è il processo di ricognizione, valutazione e rappresentazione degli elementi patrimoniali alla data di chiusura. Non coincide con il semplice conteggio fisico del magazzino: comprende disponibilità liquide, crediti, debiti, rimanenze, immobilizzazioni, fondi, ratei, risconti e tutte le altre poste necessarie a determinare correttamente patrimonio e reddito.
Competenza economica: costi e ricavi sospesi, maturati e stimati
Il principio di competenza impone di attribuire a ciascun esercizio i componenti di reddito che economicamente gli appartengono, indipendentemente dal momento in cui avvengono incassi e pagamenti. Da questa esigenza derivano tre grandi categorie di intervento: integrazione di costi e ricavi già maturati ma non ancora rilevati; rettifica di costi e ricavi già rilevati ma in parte di competenza futura; valutazione di elementi patrimoniali la cui misura definitiva richiede stime.
Un costo può essere finanziariamente sostenuto nell’esercizio ma riguardare anche il successivo: la quota futura deve essere sospesa mediante un risconto attivo. Un costo già maturato ma non ancora pagato o documentato deve invece essere integrato, per esempio mediante un rateo passivo o una fattura da ricevere. La stessa logica opera specularmente per i ricavi.
Le valutazioni di ammortamenti, svalutazioni, rimanenze e fondi richiedono giudizi tecnici. Non sono semplici rettifiche aritmetiche: trasformano informazioni operative e stime in valori contabili coerenti con prudenza, competenza e rappresentazione del patrimonio.
50. Scritture di completamento: interessi maturati
Le scritture di completamento riguardano operazioni di competenza dell’esercizio per le quali, alla data di chiusura, la variazione finanziaria è divenuta determinabile o si è resa disponibile l’informazione necessaria alla rilevazione. Tra i casi più frequenti rientrano gli interessi maturati su conti correnti, depositi, crediti e debiti.
Interessi attivi bancari
Gli interessi attivi maturati sul conto corrente costituiscono un ricavo finanziario. La banca può accreditare l’importo al netto di una ritenuta fiscale; in tal caso occorre distinguere il ricavo lordo dalla ritenuta subita. Per semplicità, supponiamo interessi lordi di 1.000 euro e ritenuta 26%: la banca accredita 740 euro e 260 euro rappresentano una ritenuta fiscale/credito d’imposta secondo la struttura didattica adottata.
Interessi attivi con ritenuta
Rilevazione a fine esercizio.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 740,00 | |
| Erario c/ritenute subite | 260,00 | |
| Interessi attivi bancari | 1.000,00 |
Interessi passivi bancari
Gli interessi passivi costituiscono un costo finanziario. Se la banca li addebita sul conto corrente entro il 31 dicembre, la scrittura è direttamente misurata dalla diminuzione della banca.
Interessi passivi addebitati
La banca addebita 650 euro di interessi passivi.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Interessi passivi bancari | 650,00 | |
| Banca c/c | 650,00 |
Calcolo degli interessi maturati
Quando gli interessi devono essere determinati proporzionalmente al tempo, la formula di base è: Interesse = Capitale × Tasso × Tempo. Se il tasso è annuo e il tempo è espresso in giorni, occorre utilizzare il denominatore previsto dall’esercizio, spesso 365 giorni oppure l’anno commerciale di 360 giorni. Prima di calcolare bisogna quindi leggere attentamente la convenzione richiesta.
Esempio
Un credito di 30.000 euro produce interessi al 4% annuo. Dal 1° dicembre al 31 dicembre maturano 31 giorni. Con anno civile: 30.000 × 4% × 31/365 = 101,92 euro.
Se l’interesse è già maturato ma non è ancora stato contabilizzato da un documento esterno, l’assestamento deve far emergere contemporaneamente il componente di reddito e il credito o debito finanziario maturato.
Interessi bancari e ritenute
Sugli interessi attivi accreditati dalla banca può comparire una ritenuta. In tal caso il ricavo finanziario va rilevato per l’importo lordo; la ritenuta rappresenta un credito o un’anticipazione tributaria e la banca accredita soltanto il netto. Registrare come ricavo il solo importo netto sottostimerebbe il rendimento effettivamente maturato.
Completamento e rateo: attenzione al contesto
Negli esercizi scolastici gli interessi maturati a fine periodo possono comparire tra le scritture di completamento quando l’importo è determinabile e l’operazione deve semplicemente essere registrata, oppure tra i ratei quando il costo o ricavo matura proporzionalmente al tempo e la manifestazione finanziaria avverrà in un periodo successivo. È quindi importante seguire la classificazione adottata dal corso, senza perdere di vista la sostanza: imputare all’esercizio la quota maturata.
51. Crediti e debiti da liquidare: fatture da emettere e da ricevere
Alla chiusura dell’esercizio può accadere che merci siano già state consegnate o servizi già ricevuti, ma la relativa fattura non sia ancora stata emessa o ricevuta. Il costo o il ricavo appartiene comunque all’esercizio perché l’operazione economica è già avvenuta. Si utilizzano quindi conti transitori quali “Fatture da ricevere” e “Fatture da emettere”.
L’IVA richiede attenzione: la sua esigibilità/detraibilità dipende dalle regole fiscali e dal momento di emissione/ricezione del documento. Negli esercizi scolastici la consegna può rendere necessario rilevare il costo o il ricavo senza rilevare subito l’IVA, che sarà contabilizzata al ricevimento/emissione della fattura nel periodo successivo, salvo il caso esplicitamente previsto dal testo.
Esercizio completo di fine anno
Al 31 dicembre Alfa presenta, prima dell’assestamento, IVA ns/credito 16.000 euro, IVA c/acconto 1.500 euro e IVA ns/debito 25.000 euro. Inoltre risultano: merci ricevute il 22 dicembre per 13.000 euro senza fattura; merci vendute e consegnate il 23 dicembre per 3.800 euro senza fattura; costi telefonici maturati 345 euro; provvigioni passive maturate 975 euro; premi su acquisti maturati a favore dell’impresa 1.916,50 euro; premi sulle vendite maturati a favore di un cliente 3.080 euro.
Merci ricevute senza fattura
Il costo delle merci è di competenza dell’esercizio anche se la fattura arriverà a gennaio.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 13.000,00 | |
| Fatture da ricevere | 13.000,00 |
Merci vendute senza fattura
Il ricavo è già maturato perché le merci sono state consegnate al cliente.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fatture da emettere | 3.800,00 | |
| Merci c/vendite | 3.800,00 |
Costi telefonici maturati
Il servizio è stato utilizzato nell’esercizio; si integra il costo.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Spese telefoniche | 345,00 | |
| Fatture da ricevere | 345,00 |
Provvigioni passive maturate
Le provvigioni spettanti al rappresentante costituiscono un costo già maturato.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Provvigioni passive | 975,00 | |
| Fatture da ricevere / Debiti da liquidare | 975,00 |
Premi su acquisti maturati
Il premio che spetta all’impresa riduce sostanzialmente il costo degli acquisti e genera un credito da liquidare.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti da liquidare | 1.916,50 | |
| Premi su acquisti | 1.916,50 |
Premi sulle vendite maturati a favore del cliente
Il premio riconosciuto al cliente rettifica i ricavi e genera un debito da liquidare.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Premi su vendite | 3.080,00 | |
| Debiti da liquidare | 3.080,00 |
Liquidazione IVA di dicembre
Sulla base dei saldi indicati, prima di considerare eventuali effetti IVA delle fatture differite secondo le regole dell’esercizio, il debito lordo è 25.000 euro e il credito è 16.000 euro. Dopo l’utilizzo dell’acconto IVA di 1.500 euro, il debito residuo è 7.500 euro. La scrittura può essere rappresentata passando attraverso il conto Erario c/IVA.
Liquidazione IVA
Compensazione tra IVA a debito, IVA a credito e acconto già versato.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| IVA ns/debito | 25.000,00 | |
| Erario c/IVA | 25.000,00 | |
| Erario c/IVA | 16.000,00 | |
| IVA ns/credito | 16.000,00 | |
| Erario c/IVA | 1.500,00 | |
| IVA c/acconto | 1.500,00 |
Dopo le tre registrazioni il conto Erario c/IVA presenta un saldo Avere di 7.500 euro, cioè il debito da versare.
52. Crediti inesigibili e cancellazione dei crediti
Alla chiusura dell’esercizio i crediti non possono essere considerati automaticamente recuperabili per il loro intero valore nominale. Occorre stimare quanto l’impresa ritiene ragionevolmente di incassare, tenendo conto della solvibilità dei debitori, dei ritardi, delle contestazioni, delle procedure concorsuali e di ogni altra informazione disponibile. Un credito sicuramente inesigibile viene eliminato e genera una perdita; un credito che presenta soltanto un rischio di mancato incasso resta iscritto ma viene rettificato mediante un fondo svalutazione, in modo da rispettare i principi di prudenza e competenza.
Un credito sicuramente inesigibile deve essere stralciato: il valore dell’attività viene eliminato e la perdita diventa un componente negativo di reddito, salvo utilizzo di un fondo svalutazione crediti già esistente. Se il credito era rappresentato da una cambiale, si elimina il conto Cambiali attive invece del conto Crediti v/clienti.
Stralcio diretto di credito inesigibile
Un credito verso Beta di 2.400 euro è definitivamente irrecuperabile e non esiste un fondo specifico utilizzabile.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Perdite su crediti | 2.400,00 | |
| Crediti v/clienti | 2.400,00 |
Perdita certa e svalutazione: due momenti diversi
La perdita su crediti riguarda una riduzione ormai certa o sufficientemente definitiva del credito. La svalutazione, invece, riguarda una perdita soltanto probabile o stimata. La differenza è fondamentale: nel primo caso il credito viene eliminato, totalmente o parzialmente; nel secondo rimane iscritto ma viene rettificato mediante un fondo o una posta di svalutazione.
| Situazione | Trattamento concettuale |
|---|---|
| Cliente in semplice ritardo | Il credito rimane; può essere riclassificato tra gli insoluti. |
| Rischio di mancato incasso | Si stima la svalutazione necessaria senza cancellare automaticamente il credito. |
| Inesigibilità definitivamente accertata | Si rileva la perdita e si elimina la parte di credito non recuperabile. |
| Recupero di un credito già stralciato | Il successivo incasso genera un componente positivo sopravvenuto secondo la logica adottata dal piano dei conti. |
Utilizzo del fondo svalutazione crediti
Se negli esercizi precedenti era stato costituito un fondo svalutazione crediti, la perdita certa deve essere confrontata con il fondo disponibile. La parte coperta dal fondo non deve generare nuovamente lo stesso costo: l’accantonamento aveva già anticipato economicamente la perdita stimata. Solo l’eventuale eccedenza rispetto al fondo richiede un ulteriore componente negativo.
Esempio
Un credito di 5.000 euro diventa definitivamente inesigibile. Il fondo svalutazione crediti riferibile al portafoglio ammonta a 3.500 euro. La parte non coperta è 1.500 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Fondo svalutazione crediti | 3.500,00 | |
| Perdite su crediti | 1.500,00 | |
| Crediti v/clienti | 5.000,00 |
Recupero successivo
Se un credito cancellato viene in seguito recuperato, l’incasso non riapre necessariamente il vecchio ricavo commerciale: economicamente si tratta del recupero di una perdita già riconosciuta. È quindi importante non confondere il recupero con una nuova vendita.
53. Trattamento di fine rapporto maturato nell’esercizio
Il trattamento di fine rapporto (TFR) è una quota di retribuzione differita che matura durante il rapporto di lavoro e viene corrisposta al lavoratore al momento della cessazione, secondo le regole previste dalla normativa. A fine esercizio l’impresa deve rilevare il costo di competenza dell’anno e incrementare il debito complessivo maturato verso i dipendenti.
Nel metodo di calcolo tradizionale, la quota dell’anno è collegata alle retribuzioni utili divise per 13,5; il fondo maturato negli esercizi precedenti viene inoltre rivalutato applicando un coefficiente composto da una parte fissa dell’1,5% e da una parte variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. La rivalutazione è soggetta al trattamento fiscale previsto dalla normativa vigente. Gli esercizi scolastici possono inoltre considerare il contributo dello 0,50% già versato dall’impresa e recuperabile sul TFR.
Esempio completo
Consideriamo i seguenti dati: retribuzioni utili dell’anno 81.000 euro; TFR maturato negli anni precedenti 16.900 euro; incremento indice ISTAT 1,6%. La quota annua teorica è 81.000 / 13,5 = 6.000 euro. Il coefficiente di rivalutazione è 1,5% + 75% × 1,6% = 2,70%. La rivalutazione lorda del fondo precedente è 16.900 × 2,70% = 456,30 euro. Il TFR lordo maturato nell’anno, prima delle rettifiche fiscali/contributive richieste dall’esercizio, è quindi 6.456,30 euro.
| Calcolo | Importo |
|---|---|
| Quota annua: 81.000 / 13,5 | 6.000,00 |
| Rivalutazione: 16.900 × 2,70% | 456,30 |
| TFR lordo maturato | 6.456,30 |
Se, per esempio, il contributo recuperabile dello 0,50% sulle retribuzioni utili è 405 euro, il costo/TFR da accantonare secondo la struttura dell’esercizio viene rettificato di tale importo. Gli importi effettivi dipendono dalle regole fiscali e previdenziali richieste dal testo: ciò che va compreso è il collegamento tra quota maturata, rivalutazione e incremento del debito per TFR.
Rilevazione semplificata del TFR di competenza
Per fissare la logica contabile registriamo un costo di competenza di 6.051,30 euro dopo il recupero del contributo ipotizzato di 405 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| TFR dell’esercizio | 6.051,30 | |
| Debiti per TFR | 6.051,30 |
Natura economica e finanziaria del TFR
Il trattamento di fine rapporto rappresenta una forma di retribuzione differita che matura progressivamente durante il rapporto di lavoro ed è normalmente liquidata alla cessazione, salvo anticipazioni e altre ipotesi previste. Per l’impresa il TFR maturato nell’anno costituisce un costo di competenza dell’esercizio anche se il pagamento avverrà in futuro.
La scrittura di assestamento deve quindi rilevare da un lato il costo del personale maturato e dall’altro l’incremento del debito o fondo relativo al TFR. Negli esercizi successivi il debito viene aggiornato tenendo conto delle quote maturate, delle rivalutazioni previste e delle eventuali liquidazioni o anticipazioni.
Il punto concettuale decisivo è la separazione tra maturazione e pagamento: il costo nasce mentre il dipendente presta la propria attività, non quando l’impresa materialmente eroga il TFR.
54. Imposte di competenza dell’esercizio
Le imposte sul reddito di competenza dell’esercizio devono essere rilevate anche se il pagamento definitivo avverrà nell’esercizio successivo. Durante l’anno possono essere già stati versati acconti. A fine esercizio si determina l’imposta complessiva di competenza e si confronta tale importo con gli acconti: se l’imposta è maggiore nasce un debito residuo; se gli acconti sono maggiori si evidenzia un credito.
| Situazione | Conseguenza |
|---|---|
| Imposte di competenza > acconti versati | Debito per imposte da pagare a saldo |
| Imposte di competenza = acconti | Nessun saldo ulteriore |
| Imposte di competenza < acconti | Credito per imposte / eccedenza utilizzabile secondo le regole fiscali |
Esempio con debito finale
Supponiamo imposte di competenza pari a 30.000 euro e acconti già versati per 22.000 euro. Il debito residuo è 8.000 euro.
Rilevazione dell’imposta di competenza
Si rileva l’intero costo dell’esercizio.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Imposte dell’esercizio | 30.000,00 | |
| Debiti per imposte | 30.000,00 |
Compensazione degli acconti
Gli acconti già versati vengono utilizzati a riduzione del debito.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti per imposte | 22.000,00 | |
| Acconti d’imposta | 22.000,00 |
Il conto Debiti per imposte rimane con saldo Avere di 8.000 euro.
Esempio con credito finale
Se, invece, a fronte di imposte di competenza per 30.000 euro fossero stati versati acconti per 33.000 euro, l’impresa avrebbe un’eccedenza di 3.000 euro. Il costo dell’esercizio resta 30.000 euro; la differenza non modifica il costo, ma rappresenta una posizione finanziaria creditoria verso l’Erario.
Esercizio riepilogativo delle scritture di completamento
La riunisce interessi attivi e passivi, fatture da emettere/ricevere, credito insoluto, TFR, imposte e liquidazione IVA. Il modo corretto di affrontare un esercizio simile è procedere per categorie, senza mescolare le scritture: prima si rilevano tutti i componenti mancanti, poi si effettuano le valutazioni e infine la liquidazione dei conti fiscali.
Rilevare interessi attivi maturati e l’eventuale ritenuta.
Rilevare interessi passivi maturati.
Integrare acquisti e vendite senza fattura con fatture da ricevere/emetterе.
Stralciare eventuali crediti definitivamente inesigibili.
Rilevare la quota TFR maturata nell’anno.
Determinare le imposte di competenza e il saldo rispetto agli acconti.
Liquidare l’IVA del periodo secondo i saldi dei conti IVA.
Imposte correnti, acconti e saldo
La determinazione delle imposte di competenza richiede di separare il costo tributario dell’esercizio dai versamenti effettuati nel corso dell’anno. Gli acconti non sono nuovi costi quando vengono pagati: sono anticipazioni che verranno confrontate con l’imposta definitivamente determinata. Alla chiusura si rileva il costo d’esercizio e il relativo debito tributario, poi si compensano gli acconti e gli eventuali crediti utilizzabili.
Esempio
L’imposta corrente di competenza è 24.000 euro. Durante l’anno sono stati versati acconti per 18.000 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Imposte sul reddito | 24.000,00 | |
| Debiti tributari | 24.000,00 |
Successivamente gli acconti già versati vengono utilizzati in compensazione del debito. Rimane un saldo da versare di 6.000 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti tributari | 18.000,00 | |
| Acconti d’imposta | 18.000,00 |
Saldo residuo del debito tributario: 24.000 - 18.000 = 6.000 euro.
Imposte e liquidità
Anche in questo caso il costo e il pagamento possono avvenire in momenti diversi. Un’impresa può avere un forte costo fiscale di competenza ma aver già versato consistenti acconti; oppure può rilevare il costo a fine esercizio e pagare il saldo nell’anno successivo. Per questo la lettura del Conto economico e quella dei flussi di cassa devono rimanere distinte.
55. Valutazione dei crediti e dei debiti
Nell’inventario di fine esercizio crediti e debiti devono essere esaminati non soltanto per il loro valore nominale, ma anche per la loro effettiva esigibilità e per le condizioni previste dalla disciplina contabile. Si distinguono crediti e debiti già liquidati, cioè determinati nell’importo e nella scadenza, da crediti e debiti da liquidare, per i quali manca ancora il documento o la quantificazione definitiva.
Un credito commerciale nasce normalmente con la vendita a dilazione e può essere documentato da fattura, cambiale o altro titolo. Il valore nominale non è sempre il valore che l’impresa riuscirà effettivamente a incassare. Il principio di prudenza impone quindi di stimare le perdite probabili e di adeguare il valore dei crediti.
Svalutazione analitica e svalutazione globale
| Metodo | Come funziona | Quando è utile |
|---|---|---|
| Svalutazione analitica | Si esaminano singolarmente i debitori per i quali esistono segnali specifici di difficoltà | Crediti scaduti, procedure concorsuali, contestazioni, informazioni specifiche |
| Svalutazione globale | Si applica una percentuale prudenziale al portafoglio residuo sulla base dell’esperienza storica e del rischio medio | Massa di crediti apparentemente regolari ma esposta a perdite fisiologiche |
La svalutazione non elimina il credito: il credito resta iscritto per il suo valore nominale e viene rettificato indirettamente mediante il Fondo svalutazione crediti. Lo stralcio, invece, elimina definitivamente il credito quando la perdita è certa.
Esempio completo di valutazione dei crediti commerciali
Alfa presenta crediti commerciali per 154.600 euro. Tra questi, 3.200 euro verso un cliente sono sicuramente inesigibili e devono essere stralciati. Su un secondo credito di 10.000 euro si stima una perdita specifica del 40%, pari a 4.000 euro. Sul portafoglio residuo si ritiene prudente applicare una svalutazione globale del 5%. Supponiamo che non esista un fondo precedente.
1) Stralcio del credito sicuramente inesigibile
Il credito certo di non essere riscosso viene eliminato.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Perdite su crediti | 3.200,00 | |
| Crediti v/clienti | 3.200,00 |
Dopo lo stralcio rimangono crediti nominali per 151.400 euro. La svalutazione analitica sul cliente problematico è 4.000 euro. Per evitare di applicare due volte la svalutazione, la percentuale globale del 5% viene applicata al portafoglio residuo al netto del credito già considerato analiticamente: 151.400 - 10.000 = 141.400; il 5% è 7.070 euro. Svalutazione complessiva da accantonare: 4.000 + 7.070 = 11.070 euro.
2) Svalutazione dei crediti
Si rileva il costo presunto e si alimenta il fondo rettificativo.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) | |
|---|---|---|---|
| Svalutazione crediti | 11.070,00 | ||
| Fondo svalutazione crediti | 11.070,00 | ||
| Passaggio | Importo | ||
| Crediti iniziali | 154.600 | ||
| - credito inesigibile stralciato | 3.200 | ||
| Crediti ancora iscritti | 151.400 | ||
| Svalutazione analitica | 4.000 | ||
| Svalutazione globale 5% su 141.400 | 7.070 | ||
| Fondo svalutazione crediti finale | 11.070 | ||
| Valore netto prudenziale dei crediti | 140.330 | ||
56. Scritture di integrazione: i ratei
I ratei servono a rilevare quote di costi o ricavi che sono già maturate economicamente nell’esercizio ma la cui manifestazione finanziaria avverrà in un esercizio successivo. Il rateo misura quindi una quota di componente reddituale maturata nel tempo. Se misura un ricavo già maturato si ha un rateo attivo; se misura un costo già maturato si ha un rateo passivo.
| Tipo | Che cosa misura | Natura patrimoniale |
|---|---|---|
| Rateo attivo | Quota di ricavo maturata ma non ancora riscossa/liquidata | Attività |
| Rateo passivo | Quota di costo maturata ma non ancora pagata/liquidata | Passività |
Perché si possa parlare propriamente di rateo, il componente deve maturare in proporzione al tempo e riguardare due esercizi consecutivi. Gli interessi sono l’esempio tipico. Se l’importo è invece interamente maturato ma manca soltanto la fattura, si usano normalmente fatture da ricevere/emetterе, non ratei.
Rateo attivo su prestito con interessi posticipati
Il 1° settembre N1 Alfa concede a Beta un prestito di 50.000 euro, da restituire il 1° settembre N2 con interessi annui al 9%, pagabili posticipatamente. Gli interessi complessivi dell’anno sono 4.500 euro. Al 31 dicembre N1 sono maturati quattro mesi su dodici: 4.500 × 4/12 = 1.500 euro. La somma verrà incassata solo nel futuro esercizio, ma il ricavo è già di competenza di N1.
Rateo attivo al 31/12/N1
Si integra il ricavo maturato nei quattro mesi settembre-dicembre.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Ratei attivi | 1.500,00 | |
| Interessi attivi su prestiti | 1.500,00 |
Rateo passivo su mutuo
Il 1° giugno N1 l’impresa ottiene un mutuo quinquennale di 86.000 euro al 5%, con interessi semestrali posticipati. Supponiamo che il 1° dicembre siano stati pagati gli interessi relativi al semestre 1° giugno-1° dicembre. Dal 1° dicembre al 31 dicembre matura un ulteriore mese di interesse che sarà pagato il 1° giugno N2. La quota di competenza è 86.000 × 5% × 1/12 = 358,33 euro.
Rateo passivo al 31/12/N1
La quota di interessi maturata a dicembre è un costo dell’esercizio anche se sarà pagata nel semestre successivo.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Interessi passivi su mutui | 358,33 | |
| Ratei passivi | 358,33 |
Schema di calcolo dei ratei
Il calcolo segue normalmente una proporzione temporale: componente totale × tempo maturato / tempo complessivo. È fondamentale utilizzare la stessa unità di misura al numeratore e al denominatore: mesi con mesi, giorni con giorni. Negli esercizi con date precise può essere richiesto il conteggio dei giorni effettivi.
| Caso | Formula |
|---|---|
| Interesse annuo con mesi maturati | Capitale × tasso annuo × mesi / 12 |
| Interesse annuo con giorni maturati | Capitale × tasso annuo × giorni / 365 (o convenzione indicata) |
| Canone periodico uniforme | Canone totale × periodo di competenza / periodo coperto |
57. Fondi per oneri e fondi rischi
Le scritture di integrazione comprendono anche accantonamenti destinati a fronteggiare costi o perdite di competenza dell’esercizio la cui manifestazione finanziaria avverrà in futuro e presenta elementi di incertezza. I fondi non sono “salvadanai” contenenti denaro: sono poste contabili che rappresentano passività o rischi stimati sulla base di obbligazioni e circostanze già esistenti alla data di bilancio.
La distinzione fondamentale è tra fondi per oneri e fondi rischi. Nei fondi per oneri l’esistenza dell’esborso futuro è sostanzialmente certa, mentre sono incerti l’importo esatto o la data; nei fondi rischi è incerta anche la stessa manifestazione della perdita, perché dipende dall’esito di un evento futuro connesso a condizioni già esistenti.
| Tipo | Esistenza del futuro esborso | Importo/data | Esempi didattici |
|---|---|---|---|
| Fondo per oneri | Probabile o sostanzialmente certa in base all’obbligazione | Incerto nell’importo e/o nella data | Manutenzioni programmate se coerenti con lo schema didattico; garanzie; obblighi futuri già maturati |
| Fondo rischi | Dipende dall’esito di un evento incerto | Incerto | Contenzioso, cause legali, contestazioni, rischi per danni non integralmente assicurati |
Fondo per manutenzioni programmate
Supponiamo che, secondo l’impostazione dell’esercizio, alla fine dell’anno l’impresa debba imputare 5.000 euro di costi per un ciclo di manutenzione programmata collegato all’utilizzo dell’impianto nell’esercizio e da sostenere materialmente in futuro. La scrittura integra il costo di competenza e rileva la correlata passività stimata.
Accantonamento al fondo oneri
Rilevazione dell’onere di competenza.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Accantonamento manutenzioni programmate | 5.000,00 | |
| Fondo manutenzioni programmate | 5.000,00 |
Quando in futuro il costo verrà sostenuto, il fondo sarà utilizzato a copertura dell’onere nella misura accantonata; eventuali differenze saranno trattate secondo la loro natura.
Fondo rischi per contenzioso o danni
Un’impresa è coinvolta in una controversia e, sulla base delle informazioni disponibili, ritiene probabile un esborso di 4.102 euro non coperto dall’assicurazione. Poiché il rischio deriva da fatti già verificatisi entro la chiusura dell’esercizio, la perdita probabile deve essere imputata per competenza attraverso un accantonamento.
Accantonamento al fondo rischi
Si rileva il costo presunto e la passività stimata.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Accantonamento per rischi | 4.102,00 | |
| Fondo rischi | 4.102,00 |
Se il rischio fosse soltanto possibile e non probabile, oppure non fosse attendibilmente stimabile, il trattamento potrebbe essere diverso secondo le regole di bilancio applicabili. Negli esercizi scolastici, però, il testo normalmente fornisce già l’informazione necessaria indicando che il rischio è probabile e quantificando l’accantonamento.
Differenza tra debito certo, fondo e riserva
| Posta | Caratteristica |
|---|---|
| Debito certo | Esistenza, creditore e importo sono determinati o determinabili con sufficiente certezza |
| Fondo per rischi/oneri | Passività o perdita collegata a fatti già maturati, ma con incertezza su importo, data o esistenza finale |
| Riserva di patrimonio netto | Quota ideale del patrimonio netto; non rappresenta un debito verso terzi né un accantonamento monetario destinato a pagare un costo specifico |
Questa distinzione è molto importante: fondo e riserva non sono sinonimi. Il fondo rischi/oneri è collegato a una passività o a un costo probabile; la riserva appartiene al patrimonio netto.
58. Scritture di rettifica: rimanenze e risconti
Le scritture di rettifica eliminano dal reddito dell’esercizio costi o ricavi che sono già stati contabilizzati finanziariamente ma che, in tutto o in parte, competono a esercizi successivi. La loro funzione è applicare il principio di competenza economica: il conto economico deve contenere soltanto i componenti riferibili all’attività svolta nell’esercizio, indipendentemente dal momento in cui si è verificato il pagamento o l’incasso.
Le rimanenze di magazzino
Le rimanenze sono beni acquistati o prodotti che al termine dell’esercizio non sono ancora stati venduti, impiegati o consumati. Possono riguardare merci, materie prime, materie sussidiarie e di consumo, prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e prodotti finiti. Il costo sostenuto per questi beni non deve gravare interamente sull’esercizio corrente, perché l’utilità economica correlata si manifesterà attraverso vendite o consumi futuri.
La rilevazione delle rimanenze finali produce un duplice effetto: rettifica indirettamente i costi sostenuti nell’esercizio e contemporaneamente iscrive un elemento attivo del patrimonio. Nel sistema contabile qui adottato si utilizza un conto economico acceso alle rimanenze finali, accreditato perché rappresenta una variazione economica positiva, e un conto patrimoniale di magazzino addebitato perché rappresenta il valore dei beni ancora disponibili.
Esempio – Rimanenze finali di merci
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci | 30.000,00 | |
| Merci c/rimanenze finali | 30.000,00 |
Le merci presenti in magazzino per 30.000 euro vengono sospese dai costi dell’esercizio e rinviate all’esercizio successivo.
Valutazione delle rimanenze
La valutazione del magazzino richiede di attribuire un valore alle quantità fisicamente esistenti. Il costo comprende normalmente il prezzo di acquisto al netto di sconti commerciali e gli oneri direttamente imputabili, come trasporto e altri costi necessari per portare i beni nel luogo e nelle condizioni attuali. Per i beni prodotti internamente occorre considerare i costi di produzione secondo i criteri previsti. In presenza di riduzioni durevoli di valore, il principio di prudenza impedisce di mantenere valori superiori a quelli recuperabili.
I risconti attivi e passivi
Il risconto nasce quando un costo o un ricavo ha già avuto manifestazione finanziaria ed è già stato registrato, ma una parte della sua utilità economica riguarda l’esercizio successivo. Il risconto non integra un componente mancante: sospende una quota di un componente già contabilizzato. Per questo è una scrittura di rettifica.
Risconto attivo: quota di costo già rilevata ma di competenza futura. È un’attività perché rappresenta un’utilità economica che l’impresa deve ancora ricevere.
Risconto passivo: quota di ricavo già rilevata ma di competenza futura. È una passività perché rappresenta una prestazione o utilità che l’impresa deve ancora fornire.
La quota da rinviare si determina normalmente in proporzione al tempo quando il componente matura in modo uniforme. Se, per esempio, un premio assicurativo annuale di 12.000 euro viene pagato il 1° ottobre, al 31 dicembre sono di competenza dell’esercizio tre mesi (3.000 euro), mentre nove mesi (9.000 euro) appartengono all’esercizio successivo e costituiscono un risconto attivo.
Esempio – Risconto attivo su assicurazione
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Risconti attivi | 9.000,00 | |
| Assicurazioni | 9.000,00 |
Se invece l’impresa incassa anticipatamente un canone annuale di 24.000 euro il 1° novembre, al 31 dicembre sono maturati soltanto due mesi di ricavo, pari a 4.000 euro. I restanti 20.000 euro costituiscono un risconto passivo.
Esempio – Risconto passivo su canone incassato anticipatamente
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fitti attivi | 20.000,00 | |
| Risconti passivi | 20.000,00 |
Differenza tra ratei e risconti
Ratei e risconti hanno in comune la necessità di ripartire costi e ricavi tra più esercizi, ma nascono in situazioni opposte. Nel rateo il componente economico è già maturato, mentre la manifestazione finanziaria avverrà successivamente; nel risconto la manifestazione finanziaria è già avvenuta, ma parte del componente economico deve ancora maturare. Una formula utile da ricordare è: rateo = competenza prima, denaro dopo; risconto = denaro prima, competenza dopo.
Rimanenze e risconti: stessa finalità, oggetti diversi
Rimanenze e risconti svolgono una funzione economica simile: rinviano a esercizi futuri quote di costi già rilevate finanziariamente ma non ancora di competenza. Tuttavia riguardano oggetti differenti. Le rimanenze rappresentano beni fisici o produzioni ancora disponibili; i risconti riguardano quote temporali di costi o ricavi relativi a servizi o prestazioni che si estendono su più periodi.
Le rimanenze finali di merci rettificano il costo degli acquisti: la parte acquistata ma non consumata o venduta non deve gravare interamente sul reddito dell’esercizio. Nel periodo successivo tali rimanenze diventano rimanenze iniziali e concorrono alla determinazione del costo dei beni disponibili per la vendita.
Il risconto attivo, invece, sospende una quota di costo già contabilizzato perché riferita al futuro. Il risconto passivo sospende una quota di ricavo già contabilizzato ma non ancora maturato. In entrambi i casi l’obiettivo è impedire che il conto economico includa componenti non pertinenti al periodo.
59. Ammortamento delle immobilizzazioni
L’ammortamento è il procedimento con cui il costo di un’immobilizzazione a utilità pluriennale viene ripartito sistematicamente tra gli esercizi nei quali il bene contribuisce alla produzione dei ricavi. L’acquisto di un impianto, di un automezzo o di un software non può essere considerato integralmente costo dell’anno di acquisto se il bene continuerà a essere utilizzato negli anni successivi. Il costo viene quindi capitalizzato e successivamente imputato al reddito attraverso quote di ammortamento.
Valore da ammortizzare, vita utile e valore residuo
Il piano di ammortamento dipende da tre grandezze fondamentali: valore da ammortizzare, vita utile e criterio di ripartizione. Il valore da ammortizzare coincide normalmente con il costo originario comprensivo degli oneri direttamente imputabili, al netto dell’eventuale valore residuo stimato alla fine della vita utile. La vita utile esprime il periodo durante il quale si prevede che il bene generi benefici economici per l’impresa. Il criterio di ripartizione deve riflettere il modo in cui tali benefici vengono consumati; nei casi didattici si utilizza spesso il metodo a quote costanti.
I terreni, salvo particolari situazioni di deperimento, non vengono normalmente ammortizzati perché non hanno una vita utile limitata per effetto dell’uso. Se fabbricato e terreno sono acquistati insieme, occorre quindi distinguere i due valori.
Metodo a quote costanti
Con il metodo a quote costanti la quota annua è ottenuta dividendo il valore da ammortizzare per il numero di anni di vita utile. In alternativa, quando è noto il coefficiente percentuale, la quota è calcolata applicando il coefficiente al valore ammortizzabile. Esempio: un macchinario del costo di 100.000 euro, con vita utile di 5 anni e valore residuo nullo, genera una quota annua di 20.000 euro.
Rilevazione della quota annua di ammortamento
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Ammortamento macchinari | 20.000,00 | |
| Fondo ammortamento macchinari | 20.000,00 |
Fondo ammortamento e valore contabile netto
Il fondo ammortamento è un conto rettificativo dell’immobilizzazione. Accumula le quote imputate negli esercizi precedenti senza modificare direttamente il costo storico del bene. Il valore contabile netto è quindi dato da costo storico meno fondo ammortamento. Un macchinario acquistato per 100.000 euro con fondo ammortamento di 60.000 euro presenta un valore contabile netto di 40.000 euro.
Bene completamente ammortizzato ancora in uso
Il completamento dell’ammortamento non implica automaticamente che il bene debba essere eliminato dalla contabilità. Se il cespite è ancora utilizzato, il conto dell’immobilizzazione e il relativo fondo possono restare aperti, con valore contabile netto pari a zero. L’eliminazione contabile avviene quando il bene viene ceduto, rottamato, distrutto o comunque dismesso; in quel momento si stornano sia il costo storico sia il fondo ammortamento.
Ammortamento civilistico, economico e finanziario
L’ammortamento è prima di tutto un procedimento economico-contabile di ripartizione sistematica del costo di un’immobilizzazione lungo la sua vita utile. Non coincide con un accantonamento monetario: la rilevazione della quota non comporta di per sé un’uscita di banca o la creazione automatica di liquidità destinata a sostituire il bene.
La quota annua dipende dal valore da ammortizzare e dalla vita utile stimata. In una rappresentazione semplificata a quote costanti, la quota può essere ottenuta dividendo il valore ammortizzabile per gli anni di utilizzo. Nella realtà occorre considerare anche valore residuo, data di entrata in funzione, eventuali revisioni della vita utile, perdite durevoli di valore e criteri applicabili al caso concreto.
Il fondo ammortamento è un conto rettificativo dell’attivo: accumula le quote imputate negli esercizi precedenti e consente di esporre indirettamente il valore contabile netto del cespite. Valore contabile netto = costo storico - fondo ammortamento - eventuali svalutazioni accumulate.
60. Dall’assestamento al risultato economico
Completate tutte le scritture di assestamento, i saldi dei conti esprimono valori di competenza dell’esercizio e valori patrimoniali aggiornati. Si può quindi procedere all’epilogo dei componenti economici e alla determinazione del risultato d’esercizio. Il procedimento serve a chiudere i conti di costo e di ricavo in un conto transitorio denominato Conto di risultato economico o Conto economico.
Epilogo dei componenti negativi
I conti accesi ai costi presentano normalmente saldo Dare. Per chiuderli, il loro saldo viene registrato in Avere e contemporaneamente addebitato al Conto di risultato economico. In questo modo tutti i costi confluiscono nella sezione Dare del conto riepilogativo.
Esempio – Epilogo dei costi
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Conto di risultato economico | 85.000,00 | |
| Merci c/acquisti | 50.000,00 | |
| Salari e stipendi | 20.000,00 | |
| Ammortamenti | 10.000,00 | |
| Interessi passivi | 5.000,00 |
Epilogo dei componenti positivi
I conti accesi ai ricavi presentano normalmente saldo Avere. Per chiuderli, il loro saldo viene registrato in Dare e accreditato al Conto di risultato economico. Tutti i ricavi confluiscono quindi nella sezione Avere del conto riepilogativo.
Esempio – Epilogo dei ricavi
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/vendite | 120.000,00 | |
| Interessi attivi | 2.000,00 | |
| Conto di risultato economico | 122.000,00 |
Utile e perdita d’esercizio
Dopo l’epilogo, il saldo del Conto di risultato economico rappresenta il risultato della gestione. Se l’Avere supera il Dare, i ricavi sono maggiori dei costi e si ottiene un utile; se il Dare supera l’Avere, i costi sono maggiori dei ricavi e si ottiene una perdita. Nell’esempio precedente i ricavi sono 122.000 euro e i costi 85.000 euro: l’utile è 37.000 euro.
Rilevazione dell’utile d’esercizio
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Conto di risultato economico | 37.000,00 | |
| Utile d’esercizio | 37.000,00 |
In caso di perdita la scrittura è opposta: il conto Perdita d’esercizio viene addebitato e il Conto di risultato economico accreditato. Il risultato viene successivamente collegato al patrimonio netto secondo la forma giuridica dell’impresa e le deliberazioni di destinazione previste.
Dalla competenza al conto economico
Dopo le scritture di assestamento i conti economici esprimono, in linea di principio, i costi e i ricavi attribuibili all’esercizio. È quindi possibile procedere al loro epilogo. I saldi dei conti di costo vengono trasferiti al Conto economico in Dare; i saldi dei conti di ricavo vengono trasferiti al Conto economico in Avere.
Il saldo del Conto economico rappresenta il risultato dell’esercizio. Se i ricavi superano i costi, il conto presenta un’eccedenza in Avere che corrisponde all’utile; per chiuderlo si registra Conto economico in Dare e Utile d’esercizio in Avere. Se i costi superano i ricavi, emerge una perdita e la registrazione è opposta.
Il risultato economico non coincide con la liquidità
Utile e denaro disponibile sono concetti diversi. Un’impresa può realizzare utile e avere poca liquidità perché molte vendite non sono ancora state incassate o perché ha investito risorse in immobilizzazioni e rimanenze. Può anche accadere il contrario: un finanziamento bancario aumenta la liquidità ma non produce utile. Questa distinzione è fondamentale per leggere correttamente il bilancio.
Dal reddito contabile alla lettura economica della gestione
Il risultato economico finale sintetizza in un unico valore la differenza tra componenti positivi e negativi di competenza, ma non spiega da solo come tale risultato sia stato ottenuto. Per interpretarlo occorre osservare la provenienza dei ricavi, la struttura dei costi, il peso degli oneri finanziari, le componenti non ricorrenti e le rettifiche di fine esercizio.
Un utile può derivare da una gestione caratteristica efficiente oppure da componenti episodiche, come plusvalenze significative. Analogamente una perdita può essere generata da difficoltà operative oppure da svalutazioni e costi non ripetitivi. La lettura del reddito richiede quindi di andare oltre il saldo finale e ricostruire le determinanti economiche.
Il risultato economico modifica il patrimonio netto: l’utile lo incrementa, la perdita lo riduce. Non produce però necessariamente una variazione identica della liquidità, perché costi e ricavi possono essere accompagnati da crediti, debiti, ammortamenti, accantonamenti e altre poste non monetarie.
61. Patrimonio netto e variazioni extragestione
Il patrimonio netto rappresenta la ricchezza netta attribuibile al titolare o ai soci dopo aver sottratto le passività dalle attività. Non coincide con il denaro presente in banca: comprende l’effetto complessivo di beni, crediti, debiti e risultati accumulati. Il patrimonio netto aumenta per apporti di capitale e utili, mentre diminuisce per perdite, prelevamenti del titolare e altre distribuzioni.
Prelevamenti nelle imprese individuali
I prelevamenti personali del titolare non sono costi di esercizio, perché non sono sostenuti per produrre ricavi. Sono variazioni negative del patrimonio netto di natura extragestionale. Per questo vengono rilevati in un conto personale del titolare e, a fine esercizio, trasferiti al patrimonio netto. Lo stesso principio vale per eventuali ritenute o imposte personali pagate con mezzi aziendali: non devono alterare il reddito d’impresa quando appartengono fiscalmente al titolare.
Destinazione del risultato
Nelle società la destinazione dell’utile segue le regole previste dalla legge, dallo statuto e dalle deliberazioni dei soci: una parte può essere destinata a riserve, una parte distribuita, una parte riportata a nuovo. Nelle imprese individuali l’utile incrementa direttamente il patrimonio netto dell’imprenditore, tenendo separati i prelevamenti personali effettuati durante l’anno.
Natura del patrimonio netto
Il patrimonio netto rappresenta la quota del patrimonio aziendale attribuibile ai proprietari dopo aver sottratto le passività dalle attività. Non è un debito verso un soggetto esterno e non coincide con il denaro presente sul conto corrente. È una grandezza residuale che comprende capitale conferito, riserve, utili portati a nuovo e risultato dell’esercizio, al netto delle eventuali perdite.
Variazioni da gestione e variazioni extragestione
L’utile o la perdita derivano dalla gestione economica dell’esercizio e modificano il patrimonio netto. Esistono però anche variazioni che non sono costi o ricavi: conferimenti dei soci o dell’imprenditore aumentano il patrimonio netto senza generare utile; prelevamenti, rimborsi di capitale e altre attribuzioni ai proprietari lo riducono senza costituire costi d’esercizio. Separare questi fenomeni è indispensabile per non confondere reddito e capitale.
Componenti fondamentali del patrimonio netto
Il patrimonio netto rappresenta la quota di mezzi propri dell’impresa dopo aver sottratto le passività dalle attività. Non è un debito verso un soggetto esterno con una scadenza determinata; esprime invece il capitale di rischio attribuibile ai proprietari. In forma didattica può essere scomposto in capitale conferito, riserve, utili o perdite portati a nuovo e risultato dell’esercizio.
| Componente | Origine | Effetto |
|---|---|---|
| Capitale conferito | Apporti iniziali o successivi dei proprietari. | Aumenta i mezzi propri senza generare ricavo. |
| Riserve | Utili trattenuti o altre componenti patrimoniali. | Rafforzano il patrimonio netto. |
| Utile d’esercizio | Eccedenza dei ricavi e componenti positivi sui costi e componenti negativi. | Aumenta il patrimonio netto. |
| Perdita d’esercizio | Eccedenza dei costi sui ricavi. | Riduce il patrimonio netto. |
| Prelevamenti/distribuzioni | Restituzione o attribuzione di risorse ai proprietari. | Riducono il patrimonio netto senza costituire costo di gestione. |
Equazione patrimoniale
L’equazione fondamentale Attività = Passività + Patrimonio netto deve restare sempre verificata. Se l’impresa consegue un utile di 20.000 euro senza distribuizioni, il patrimonio netto aumenta di 20.000 euro. Se successivamente i proprietari prelevano o ricevono 5.000 euro, il patrimonio netto diminuisce di 5.000 euro, ma questo secondo movimento non è una perdita di esercizio.
Utile e patrimonio netto non coincidono
L’utile è un flusso riferito a un periodo; il patrimonio netto è uno stock misurato in un determinato istante. Il primo spiega una delle cause di variazione del secondo, ma il patrimonio netto cambia anche per apporti, distribuzioni e altre operazioni dirette con i proprietari.
62. Chiusura generale dei conti
Dopo aver determinato il risultato economico e sistemato il patrimonio netto, devono essere chiusi tutti i conti patrimoniali ancora aperti. La chiusura generale serve a interrompere formalmente la contabilità dell’esercizio e a predisporre i saldi che saranno riaperti all’inizio dell’anno successivo. Si utilizza un conto transitorio denominato Bilancio di chiusura.
Chiusura delle attività
I conti patrimoniali attivi presentano normalmente saldo Dare. Per chiuderli si registra il loro saldo in Avere e si addebita il Bilancio di chiusura. Esempi di attività sono cassa, banca attiva, crediti verso clienti, rimanenze, ratei attivi, risconti attivi e immobilizzazioni al netto dei relativi conti rettificativi.
Esempio – Chiusura di alcune attività
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Bilancio di chiusura | 95.000,00 | |
| Banca c/c | 20.000,00 | |
| Crediti v/clienti | 35.000,00 | |
| Merci | 30.000,00 | |
| Risconti attivi | 10.000,00 |
Chiusura delle passività e del patrimonio netto
I conti patrimoniali passivi e di patrimonio netto presentano normalmente saldo Avere. Per chiuderli si addebitano i singoli conti e si accredita il Bilancio di chiusura. Il totale delle attività trasferite al Bilancio di chiusura deve coincidere con il totale di passività e patrimonio netto: questa uguaglianza riflette l’equazione fondamentale Attività = Passività + Patrimonio netto.
Esempio – Chiusura di passività e patrimonio netto
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 25.000,00 | |
| Mutui passivi | 30.000,00 | |
| Patrimonio netto | 40.000,00 | |
| Bilancio di chiusura | 95.000,00 |
Chiusura simultanea e chiusura progressiva
La chiusura può essere rappresentata con un unico articolo complesso, nel quale tutti i conti patrimoniali vengono chiusi contemporaneamente, oppure con più articoli successivi. La sostanza non cambia: al termine tutti i conti devono risultare spenti e il Bilancio di chiusura deve chiudersi a sua volta, con totale Dare uguale al totale Avere.
Perché i conti vengono chiusi
La chiusura generale conclude tecnicamente il sistema contabile dell’esercizio. Dopo l’epilogo dei costi e dei ricavi e la determinazione del risultato economico, restano aperti i conti patrimoniali: attività, passività e patrimonio netto. I loro saldi vengono fatti confluire nel conto transitorio Bilancio di chiusura, che consente di azzerare i conti mantenendo l’uguaglianza della partita doppia.
Chiusura delle attività e delle passività
I conti dell’attivo presentano normalmente saldo Dare; per chiuderli vengono accreditati e il Bilancio di chiusura viene addebitato. I conti del passivo e del patrimonio netto presentano normalmente saldo Avere; per chiuderli vengono addebitati e il Bilancio di chiusura viene accreditato. Al termine, anche il Bilancio di chiusura deve risultare pareggiato, perché il totale delle attività coincide con il totale di passività e patrimonio netto.
Controlli prima della chiusura
Prima di chiudere i conti è necessario verificare la quadratura della situazione contabile, la completezza delle scritture di assestamento, la corretta determinazione dell’utile o della perdita e la coerenza dei saldi patrimoniali. Una chiusura formalmente quadrata non garantisce da sola la correttezza del bilancio: un errore può essere registrato in modo perfettamente bilanciato tra Dare e Avere ma utilizzare conti o importi economicamente errati.
63. Riapertura dei conti all’inizio del nuovo esercizio
Il nuovo esercizio riparte dai valori patrimoniali esistenti alla fine dell’anno precedente. Per questo i conti patrimoniali vengono riaperti con scritture inverse rispetto alla chiusura. Si utilizza il conto Bilancio di apertura, che ha funzione esclusivamente transitoria e si chiude una volta riattivati tutti i saldi iniziali.
Riapertura delle attività
Le attività vengono riaperte in Dare, perché riprendono il loro saldo naturale. In contropartita viene accreditato il Bilancio di apertura.
Esempio – Riapertura delle attività
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 20.000,00 | |
| Crediti v/clienti | 35.000,00 | |
| Merci | 30.000,00 | |
| Risconti attivi | 10.000,00 | |
| Bilancio di apertura | 95.000,00 |
Riapertura delle passività e del patrimonio netto
Passività e patrimonio netto vengono riaperti in Avere. Il Bilancio di apertura viene addebitato per un importo pari alla somma dei saldi riaperti.
Esempio – Riapertura delle passività
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Bilancio di apertura | 95.000,00 | |
| Debiti v/fornitori | 25.000,00 | |
| Mutui passivi | 30.000,00 | |
| Patrimonio netto | 40.000,00 |
Conti che non si riaprono
I conti economici di costo e ricavo non vengono riaperti, perché appartengono esclusivamente all’esercizio chiuso. Il nuovo esercizio deve misurare autonomamente i propri costi e ricavi. Si riaprono invece i valori patrimoniali e le poste di collegamento tra esercizi, come rimanenze, ratei, risconti, fatture da emettere e da ricevere, fondi e debiti o crediti sorti a fine anno.
Continuità tra due esercizi
Il nuovo esercizio non riparte da zero sotto il profilo patrimoniale. Le attività, le passività e le componenti del patrimonio netto esistenti al 31 dicembre costituiscono i valori iniziali del 1° gennaio successivo. Per questo i conti patrimoniali chiusi alla fine dell’esercizio vengono riaperti con saldi corrispondenti.
I conti economici di costo e ricavo, invece, non vengono riaperti: riguardavano il reddito dell’esercizio precedente e nel nuovo periodo devono ripartire da zero. Questa differenza riflette la natura delle due grandezze: il patrimonio è una grandezza di stock rilevata in un determinato istante; costi e ricavi sono flussi riferiti a un intervallo di tempo.
Bilancio di apertura
La riapertura utilizza il conto transitorio Bilancio di apertura. Le attività vengono addebitate e il Bilancio di apertura accreditato; passività e patrimonio netto vengono accreditati e il Bilancio di apertura addebitato. Una volta riaperti tutti i saldi, il conto transitorio si chiude.
64. Storno e utilizzo delle scritture di assestamento nel nuovo esercizio
Alcune poste create con l’assestamento devono essere stornate o utilizzate nell’esercizio successivo quando si verifica la manifestazione finanziaria o si completa il processo economico a cui si riferiscono. Il trattamento dipende dalla natura della posta: ratei e risconti collegano temporalmente costi e ricavi; fatture da ricevere e da emettere anticipano contabilmente costi, ricavi, debiti e crediti non ancora documentati; le rimanenze iniziali trasferiscono al nuovo esercizio il costo dei beni provenienti dall’anno precedente.
Storno dei ratei
Il rateo può essere stornato all’inizio dell’esercizio nel conto economico cui si riferisce, oppure utilizzato direttamente al momento della manifestazione finanziaria. Nel primo metodo la quota maturata nell’anno precedente viene sottratta dal costo o ricavo registrato nel nuovo esercizio, così che ciascun esercizio sopporti soltanto la propria quota di competenza.
Esempio – Storno di un rateo passivo
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Ratei passivi | 1.200,00 | |
| Interessi passivi | 1.200,00 |
Storno dei risconti
Il risconto attivo rappresenta un costo sospeso: all’inizio del nuovo esercizio viene trasferito nuovamente al conto di costo, perché l’utilità economica rinviata diventa ora di competenza. Il risconto passivo viene invece trasferito al conto di ricavo.
Esempio – Storno di un risconto attivo
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Assicurazioni | 9.000,00 | |
| Risconti attivi | 9.000,00 |
Fatture da ricevere
Il conto Fatture da ricevere rappresenta un debito stimato o determinabile sorto per beni o servizi già ricevuti entro la chiusura, ma non ancora fatturati dal fornitore. Quando la fattura arriva nel nuovo esercizio, la posta deve essere chiusa e sostituita dal debito documentato. L’eventuale differenza tra stima e importo effettivo viene rilevata nel conto economico appropriato.
Esempio – Arrivo della fattura nel nuovo esercizio
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Fatture da ricevere | 5.000,00 | |
| IVA ns/credito | 1.100,00 | |
| Debiti v/fornitori | 6.100,00 |
L’esempio ipotizza che il costo di 5.000 euro fosse già stato imputato all’esercizio precedente e che l’IVA divenga detraibile al ricevimento della fattura secondo la fattispecie considerata.
Fatture da emettere
Il conto Fatture da emettere rappresenta un credito per beni già consegnati o servizi già resi entro la chiusura, ma non ancora fatturati al cliente. Nel nuovo esercizio, quando viene emessa la fattura, il credito provvisorio viene sostituito dal credito commerciale documentato e si rilevano gli effetti fiscali secondo le regole applicabili.
Rimanenze iniziali
Le rimanenze finali dell’esercizio precedente diventano rimanenze iniziali del nuovo esercizio. Dal punto di vista economico devono essere considerate tra i costi dei beni disponibili per la vendita o il consumo nel nuovo periodo, perché la loro utilità non era stata consumata nell’anno precedente. La scrittura iniziale trasferisce quindi il valore dal conto patrimoniale di magazzino al conto economico acceso alle esistenze iniziali.
Esempio – Giro delle rimanenze iniziali
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/esistenze iniziali | 30.000,00 | |
| Merci | 30.000,00 |
Perché alcune poste devono essere stornate
Molte scritture di assestamento servono esclusivamente a ripartire correttamente costi e ricavi tra due esercizi. All’inizio del nuovo periodo occorre quindi eliminare o utilizzare tali poste affinché il nuovo esercizio riceva la propria quota di competenza senza duplicazioni.
Risconti
Il risconto attivo rappresenta un costo già sostenuto ma di competenza futura. All’inizio del nuovo esercizio viene stornato riportando la quota rinviata nel conto di costo pertinente. Il risconto passivo rappresenta invece un ricavo già rilevato ma di competenza futura e viene stornato a favore del relativo conto di ricavo.
Ratei
Il rateo attivo rappresenta un ricavo maturato nel vecchio esercizio ma finanziariamente esigibile in quello successivo; il rateo passivo rappresenta un costo già maturato ma da pagare successivamente. Quando nel nuovo esercizio avviene l’incasso o il pagamento complessivo, una parte dell’importo riguarda il rateo già attribuito al vecchio esercizio e la restante parte costituisce componente di competenza del nuovo periodo.
Fatture da ricevere e da emettere
Quando arriva la fattura relativa a un costo già integrato con Fatture da ricevere, occorre sostituire il debito presunto con il debito effettivo verso il fornitore e rilevare l’IVA se dovuta. Analogamente, l’emissione della fattura relativa a ricavi già integrati con Fatture da emettere sostituisce il credito presunto con il normale credito verso il cliente e completa la rilevazione dell’IVA.
Rimanenze iniziali
Le rimanenze finali del vecchio esercizio diventano rimanenze iniziali del nuovo. Nel nuovo periodo esse rappresentano fattori produttivi disponibili per essere venduti o utilizzati e devono concorrere alla determinazione del nuovo costo di competenza. Questo meccanismo evita che il costo degli acquisti venga attribuito integralmente all’esercizio in cui i beni sono stati acquistati quando una parte dei beni rimane inutilizzata a fine anno.
65. Quadro generale del ciclo contabile annuale
Il ciclo contabile annuale può essere letto come una sequenza logica continua. La contabilità non è un insieme di scritture indipendenti: ogni fase prepara la successiva e tutte concorrono alla rappresentazione corretta del reddito e del patrimonio.
1. Apertura dei conti patrimoniali all’inizio dell’esercizio.
2. Rilevazione cronologica dei fatti esterni di gestione durante l’anno.
3. Controllo dei saldi mediante situazioni contabili e riconciliazioni.
4. Inventario di esercizio e determinazione dei valori di competenza.
5. Scritture di assestamento: completamento, integrazione, rettifica e ammortamento.
6. Epilogo dei costi e dei ricavi e determinazione dell’utile o della perdita.
7. Sistemazione del patrimonio netto e delle variazioni extragestione.
8. Chiusura dei conti patrimoniali nel Bilancio di chiusura.
9. Riapertura dei conti nel nuovo esercizio.
10. Storno o utilizzo delle poste di collegamento tra esercizi.
La regola di controllo rimane invariata in ogni fase: ogni articolo in partita doppia deve presentare totale Dare uguale a totale Avere. La quadratura è necessaria, ma non è sufficiente a garantire che la registrazione sia corretta: una scrittura può quadrare e tuttavia utilizzare conti sbagliati o attribuire un costo o ricavo all’esercizio errato. Per questo il controllo formale deve essere sempre accompagnato dal ragionamento economico e finanziario.
Sequenza logica completa
Il ciclo contabile può essere letto come una sequenza continua. Durante l’esercizio si rilevano i fatti di gestione sulla base dei documenti originari; periodicamente si controllano saldi e quadrature; alla chiusura si effettua l’inventario e si registrano le scritture di assestamento; successivamente si epilogano costi e ricavi, si determina il risultato economico e si chiudono i conti patrimoniali; all’inizio dell’esercizio successivo si riaprono i conti e si gestiscono le poste di collegamento tra i due periodi.
Tre controlli concettuali da applicare sempre
Primo: chiedersi se il fatto modifica soltanto valori finanziari oppure anche il reddito. Secondo: distinguere il momento finanziario dal momento economico, perché pagamento e costo oppure incasso e ricavo possono verificarsi in periodi diversi. Terzo: verificare sempre la competenza alla data di bilancio, rinviando al futuro ciò che non è maturato e integrando ciò che è maturato ma non è ancora stato contabilizzato.
Dalla registrazione al bilancio
La partita doppia non è un insieme di regole isolate. Ogni registrazione alimenta i conti; i conti confluiscono nella situazione contabile; gli assestamenti trasformano i saldi in valori di competenza; costi e ricavi determinano il risultato economico; attività, passività e patrimonio netto formano la situazione patrimoniale. Comprendere questa catena permette di ricostruire anche scritture non memorizzate, ragionando sulla natura dei valori coinvolti.
Esercizio integrato di fine esercizio
Al 31 dicembre Alfa S.p.A. presenta, tra gli altri, i seguenti dati: merci c/acquisti 120.000 euro; merci c/vendite 190.000 euro; rimanenze finali di merci 28.000 euro; premio assicurativo annuo di 12.000 euro pagato il 1° ottobre; interessi passivi su mutuo maturati e non ancora pagati 1.500 euro; crediti verso clienti 50.000 euro, dei quali si stima inesigibile il 2%; impianti del costo storico di 80.000 euro da ammortizzare al 10%.
Le principali scritture di assestamento sono: rimanenze finali 28.000 a merci c/rimanenze finali 28.000; risconto attivo 9.000 a assicurazioni 9.000, perché dei 12 mesi pagati soltanto tre sono di competenza dell’esercizio; interessi passivi 1.500 a ratei passivi 1.500; svalutazione crediti 1.000 a fondo svalutazione crediti 1.000; ammortamento impianti 8.000 a fondo ammortamento impianti 8.000. Ogni scrittura applica una regola diversa, ma tutte perseguono lo stesso obiettivo: attribuire all’esercizio esclusivamente i componenti economici maturati e rappresentare le attività al valore corretto.
Dopo l’assestamento si procede all’epilogo dei costi e dei ricavi. Le poste patrimoniali — rimanenze, risconto attivo, rateo passivo, crediti rettificati dal fondo, impianti e relativo fondo ammortamento — rimangono invece aperte fino alla chiusura patrimoniale e saranno riaperte nel nuovo esercizio secondo la loro natura.
Metodo di studio: come ricostruire una scrittura senza impararla a memoria
Per affrontare una qualsiasi operazione contabile è utile seguire una sequenza logica costante. Primo: individuare il fatto aziendale e distinguere il momento economico da quello finanziario. Secondo: identificare i conti coinvolti e classificarli come finanziari o economici. Terzo: stabilire per ciascun conto se la variazione è positiva o negativa. Quarto: applicare le regole Dare/Avere. Quinto: verificare che la somma degli importi in Dare coincida con quella in Avere.
Questo metodo consente di ricostruire anche scritture non memorizzate. Per esempio, se nasce un credito verso un cliente, si verifica un aumento di un’attività finanziaria e quindi il conto Crediti v/clienti viene addebitato. Se contemporaneamente nasce un ricavo, si verifica una variazione economica positiva e il relativo conto di ricavo viene accreditato. L’IVA a debito completa la scrittura quando prevista.
La verifica finale non deve limitarsi alla quadratura numerica. È necessario chiedersi anche se il significato economico della scrittura è plausibile: un acquisto deve produrre un costo o un’attività; una vendita deve produrre un ricavo; un pagamento di un debito deve ridurre sia il debito sia la disponibilità; un ammortamento deve ridurre il reddito senza generare un’uscita monetaria immediata.
Quando questo ragionamento diventa automatico, la partita doppia smette di essere un elenco di formule da ricordare e diventa un linguaggio per descrivere in modo coerente le trasformazioni economiche, finanziarie e patrimoniali dell’impresa.
66. La classificazione dei conti: una guida completa per ragionare in partita doppia
Per registrare correttamente un’operazione non è sufficiente ricordare formule meccaniche. È necessario capire quale fenomeno economico o finanziario si sta verificando e individuare la natura dei conti coinvolti. La classificazione dei conti è quindi il ponte tra il fatto di gestione e la scrittura in partita doppia.
Conti finanziari
I conti finanziari rilevano denaro, crediti e debiti. Essi descrivono la dimensione monetaria o monetariamente misurabile delle operazioni. Rientrano in questa categoria la cassa, i conti bancari, i crediti verso clienti, i debiti verso fornitori, i crediti e debiti verso l’Erario, i debiti verso dipendenti ed enti previdenziali.
| Tipo di conto finanziario | Esempi | Aumento | Diminuzione |
|---|---|---|---|
| Disponibilità liquide | Cassa, Banca c/c | Dare | Avere |
| Crediti | Crediti v/clienti, IVA a credito | Dare | Avere |
| Debiti | Debiti v/fornitori, IVA a debito | Avere | Dare |
La regola fondamentale è che una variazione finanziaria attiva comprende l’aumento di denaro o crediti e la diminuzione di debiti; una variazione finanziaria passiva comprende invece la diminuzione di denaro o crediti e l’aumento di debiti.
Conti economici di reddito
I conti economici di reddito misurano componenti positivi e negativi che concorrono alla formazione del risultato economico dell’esercizio. I costi rappresentano consumo o acquisizione di fattori produttivi; i ricavi rappresentano il valore della produzione ceduta o dei servizi resi.
| Categoria | Esempi | Funzionamento prevalente |
|---|---|---|
| Costi d’esercizio | Merci c/acquisti, salari e stipendi, affitti passivi, interessi passivi | Aumentano in Dare |
| Ricavi d’esercizio | Merci c/vendite, ricavi per servizi, affitti attivi, interessi attivi | Aumentano in Avere |
| Rettifiche di costi | Resi su acquisti, ribassi e abbuoni attivi | Prevalentemente Avere |
| Rettifiche di ricavi | Resi su vendite, ribassi e abbuoni passivi | Prevalentemente Dare |
Conti economici di patrimonio
I conti economici di patrimonio riguardano il capitale proprio e le sue parti ideali, come capitale sociale, capitale netto, riserve e risultato economico quando viene destinato al patrimonio. A differenza dei costi e dei ricavi, non misurano direttamente componenti del reddito dell’esercizio, ma variazioni della ricchezza netta apportata o trattenuta nell’impresa.
Metodo logico in quattro domande
1. Qual è il fatto di gestione? Acquisto, vendita, pagamento, incasso, finanziamento, assestamento o altra operazione?
2. Quali grandezze cambiano? Denaro, crediti, debiti, costi, ricavi o patrimonio netto?
3. La variazione è un aumento o una diminuzione?
4. In base alla natura del conto, quella variazione va in Dare o in Avere?
Esempio ragionato
Alfa S.p.A. acquista merci per 10.000 euro + IVA 22% con pagamento differito. Nasce un costo per merci di 10.000 euro, nasce un credito IVA di 2.200 euro e aumenta il debito verso il fornitore di 12.200 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 10.000,00 | |
| IVA a credito | 2.200,00 | |
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 |
67. L’IVA: funzionamento economico, finanziario e contabile
L’imposta sul valore aggiunto è un’imposta indiretta sui consumi. Per l’impresa che opera nel regime ordinario, l’IVA non costituisce normalmente né un costo né un ricavo: l’impresa la applica sulle vendite, la paga sugli acquisti e periodicamente determina la posizione netta nei confronti dell’Erario.
IVA sugli acquisti
Quando l’impresa acquista beni o servizi detraibili, paga al fornitore anche l’IVA. Questa somma genera un credito verso l’Erario, perché potrà essere portata in detrazione dall’IVA riscossa sulle vendite. Il conto IVA a credito è quindi un conto finanziario acceso a crediti.
Esempio
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 5.000,00 | |
| IVA a credito | 1.100,00 | |
| Debiti v/fornitori | 6.100,00 |
IVA sulle vendite
Quando l’impresa vende beni o presta servizi imponibili, addebita l’IVA al cliente. L’importo riscosso non appartiene economicamente all’impresa: rappresenta un debito verso l’Erario fino alla liquidazione. Per questo IVA a debito è un conto finanziario acceso a debiti.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 9.760,00 | |
| Merci c/vendite | 8.000,00 | |
| IVA a debito | 1.760,00 |
Liquidazione periodica
Alla fine del periodo si confrontano IVA a debito e IVA a credito. Se l’IVA a debito è maggiore, emerge un debito verso l’Erario; se l’IVA a credito è maggiore, emerge un credito utilizzabile secondo le regole fiscali applicabili.
Supponiamo IVA a debito pari a 6.600 euro e IVA a credito pari a 4.400 euro. La differenza di 2.200 euro costituisce IVA da versare.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| IVA a debito | 6.600,00 | |
| IVA a credito | 4.400,00 | |
| Erario c/IVA | 2.200,00 |
Al momento del versamento:
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Erario c/IVA | 2.200,00 | |
| Banca c/c | 2.200,00 |
Perché il versamento IVA non è un costo
Il versamento dell’IVA non genera un componente negativo di reddito perché estingue un debito finanziario già rilevato. Confondere l’uscita bancaria con un costo è uno degli errori più frequenti: in contabilità economica il costo nasce quando viene acquisito o consumato un fattore produttivo, non ogni volta che esce denaro.
Resi, note di variazione e acconti
Un reso o un abbuono modifica sia la base imponibile sia l’IVA originariamente rilevata. Anche gli acconti possono determinare l’esigibilità dell’IVA e richiedono quindi una registrazione separata rispetto alla fattura definitiva. Il principio da ricordare è che ogni variazione dell’operazione imponibile deve produrre una variazione coerente anche nella posizione IVA.
Esempio di reso su acquisto
Su una fattura di 10.000 euro + IVA 22%, Alfa S.p.A. restituisce merci per 1.000 euro + IVA. La nota di credito riduce il debito verso il fornitore, riduce il costo di acquisto e riduce l’IVA a credito.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 1.220,00 | |
| Resi su acquisti | 1.000,00 | |
| IVA a credito | 220,00 |
68. Il personale dipendente: dalla retribuzione lorda al costo aziendale
Il rapporto di lavoro genera per l’impresa un insieme di rapporti economici e finanziari distinti. La retribuzione lorda rappresenta un costo; una parte viene trattenuta al dipendente per contributi e imposte; l’impresa sostiene inoltre contributi propri a suo carico. Per comprendere le scritture è necessario distinguere il costo complessivo del lavoro dall’importo netto effettivamente pagato al dipendente.
Gli enti previdenziali e l’INPS
Gli enti previdenziali gestiscono forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale. In Italia il principale ente per i lavoratori dipendenti del settore privato è l’INPS, Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Il datore di lavoro trattiene dalla retribuzione del dipendente la quota contributiva a suo carico e versa all’ente sia tale quota sia i contributi dovuti direttamente dall’impresa.
Retribuzione lorda, trattenute e netto
La retribuzione lorda è il compenso maturato prima delle trattenute. Dal lordo possono essere sottratti contributi previdenziali a carico del lavoratore e ritenute fiscali. Ciò che resta costituisce il netto da pagare. Il debito verso il dipendente non coincide quindi con il costo del personale.
Esempio completo
Alfa S.p.A. rileva salari e stipendi lordi per 20.000 euro. Le ritenute previdenziali a carico dei dipendenti sono 1.800 euro e le ritenute fiscali 3.200 euro. Il netto da pagare è 15.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Salari e stipendi | 20.000,00 | |
| Debiti v/INPS | 1.800,00 | |
| Erario c/ritenute | 3.200,00 | |
| Debiti v/dipendenti | 15.000,00 |
Se i contributi a carico dell’impresa ammontano a 6.000 euro:
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Oneri sociali | 6.000,00 | |
| Debiti v/INPS | 6.000,00 |
Il debito complessivo verso l’INPS diventa 7.800 euro: 1.800 trattenuti ai dipendenti e 6.000 a carico dell’impresa.
Pagamento delle retribuzioni
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/dipendenti | 15.000,00 | |
| Banca c/c | 15.000,00 |
Questa scrittura non rileva un nuovo costo: il costo era già sorto con la maturazione della retribuzione. Il pagamento estingue semplicemente il debito verso i dipendenti.
Versamento di contributi e ritenute
Quando l’impresa versa all’INPS e all’Erario le somme dovute, riduce i corrispondenti debiti finanziari. Anche in questo caso il versamento non genera nuovi costi.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/INPS | 7.800,00 | |
| Erario c/ritenute | 3.200,00 | |
| Banca c/c | 11.000,00 |
Il costo complessivo del lavoro
Nell’esempio il costo aziendale immediatamente rilevato è 26.000 euro: 20.000 euro di salari e stipendi più 6.000 euro di oneri sociali. A questo costo si aggiunge, a fine esercizio, la quota di TFR maturata. Il netto pagato di 15.000 euro è quindi molto inferiore al costo effettivamente sostenuto dall’impresa.
TFR e competenza economica
Il trattamento di fine rapporto matura progressivamente durante il rapporto di lavoro. Anche se sarà corrisposto al lavoratore in futuro, la quota maturata nell’esercizio rappresenta un costo di competenza dell’esercizio stesso e deve essere rilevata attraverso una scrittura di assestamento.
69. I beni strumentali: acquisto, utilizzo, ammortamento e dismissione
I beni strumentali sono fattori produttivi a utilità pluriennale: partecipano alla produzione per più esercizi e non esauriscono normalmente la loro utilità nel momento dell’acquisto. Fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature, automezzi e mobili sono esempi tipici.
Acquisto e capitalizzazione
Il costo sostenuto per acquistare un bene strumentale non viene imputato interamente al reddito dell’anno come un normale costo d’esercizio. Esso viene capitalizzato, cioè iscritto tra le immobilizzazioni, perché l’utilità del bene riguarda più esercizi.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Impianti | 30.000,00 | |
| IVA a credito | 6.600,00 | |
| Debiti v/fornitori | 36.600,00 |
Costi accessori
I costi direttamente necessari per rendere il bene utilizzabile possono concorrere al suo costo originario. Trasporto, installazione, collaudo e altri oneri direttamente attribuibili possono quindi essere capitalizzati quando ricorrono i presupposti contabili.
Ammortamento
L’ammortamento è il procedimento mediante il quale il costo di un’immobilizzazione viene ripartito sistematicamente lungo la sua vita utile. La quota di ammortamento è un costo economico dell’esercizio; il fondo ammortamento è invece una rettifica indiretta del valore dell’immobilizzazione.
Esempio
Macchinario dal costo storico di 50.000 euro; aliquota annua 20%. Quota di ammortamento: 10.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Ammortamento macchinari | 10.000,00 | |
| Fondo ammortamento macchinari | 10.000,00 |
Valore contabile netto
Il valore contabile netto del bene è dato dalla differenza tra costo storico e fondo ammortamento. Dopo tre quote da 10.000 euro, il macchinario dell’esempio presenta costo storico 50.000 euro, fondo ammortamento 30.000 euro e valore contabile netto 20.000 euro.
Vendita e determinazione di plusvalenza o minusvalenza
Quando un bene viene venduto, il confronto rilevante non è tra prezzo di vendita e costo storico, ma tra prezzo di cessione e valore contabile netto. Se il corrispettivo è maggiore del valore contabile netto emerge una plusvalenza; se è minore emerge una minusvalenza.
Esempio di plusvalenza
Un impianto con costo storico 40.000 euro e fondo ammortamento 28.000 euro ha valore contabile netto 12.000 euro. Viene venduto a 15.000 euro + IVA. La plusvalenza è 3.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 18.300,00 | |
| Fondo ammortamento impianti | 28.000,00 | |
| Impianti | 40.000,00 | |
| IVA a debito | 3.300,00 | |
| Plusvalenze | 3.000,00 |
Eliminazione senza corrispettivo
Se un bene viene dismesso senza ricavare alcun corrispettivo, l’eventuale valore contabile netto residuo rappresenta una perdita economica. La contabilità deve eliminare sia il costo storico sia il fondo ammortamento e rilevare l’eventuale componente negativa residua.
70. Banche e finanziamenti: distinguere servizi, debiti e smobilizzo dei crediti
Le relazioni con le banche possono avere natura molto diversa. Alcune operazioni sono semplici servizi di pagamento o incasso; altre generano veri finanziamenti; altre ancora permettono di trasformare anticipatamente in liquidità crediti commerciali non ancora scaduti. Distinguere queste categorie è essenziale per non confondere commissioni, interessi, debiti bancari e crediti verso clienti.
Conto corrente e servizi bancari
Il conto Banca c/c rappresenta le disponibilità liquide depositate presso la banca quando presenta saldo attivo. Bonifici, addebiti, accrediti, assegni e commissioni producono movimenti del conto corrente. Le commissioni bancarie sono normalmente costi per servizi.
Mutuo
Il mutuo è un finanziamento a medio-lungo termine. Al momento dell’erogazione nasce un debito verso la banca; il rimborso avviene mediante rate che comprendono una quota capitale e una quota interessi. Solo la quota interessi è un costo dell’esercizio; la quota capitale estingue il debito.
Esempio di rata
Rata complessiva 6.500 euro, composta da 5.000 euro di capitale e 1.500 euro di interessi.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Mutui passivi | 5.000,00 | |
| Interessi passivi su mutui | 1.500,00 | |
| Banca c/c | 6.500,00 |
Anticipo su fatture
Con l’anticipo su fatture la banca mette a disposizione dell’impresa una parte del valore dei crediti commerciali prima della loro scadenza. Il credito verso il cliente continua normalmente a esistere fino all’incasso o alla diversa definizione dell’operazione; parallelamente nasce una posizione finanziaria verso la banca.
Sconto di cambiali
Lo sconto consente di ottenere anticipatamente il valore attuale di cambiali non ancora scadute. La banca trattiene interessi e commissioni. La sostanza economica è quindi quella di uno smobilizzo di crediti accompagnato da un costo finanziario.
Come riconoscere il costo finanziario
Gli interessi passivi rappresentano il prezzo dell’utilizzo di capitale di terzi e incidono sul reddito. Il rimborso del capitale preso a prestito non è invece un costo: è una variazione finanziaria che riduce contemporaneamente disponibilità liquide e debiti.
71. Crediti commerciali, cambiali e Ri.Ba.: strumenti diversi, effetti diversi
Un credito commerciale nasce normalmente dalla vendita con pagamento differito. Esso può essere incassato direttamente, documentato da cambiale, affidato alla banca mediante Ri.Ba. o smobilizzato prima della scadenza. Gli strumenti di incasso non modificano automaticamente la natura economica del ricavo già rilevato.
Credito verso cliente
Il credito verso cliente è un diritto dell’impresa a ricevere una somma di denaro. Nasce in Dare al momento della vendita a credito e si estingue in Avere quando il cliente paga o quando il credito viene sostituito da un altro valore finanziario.
Cambiale
La cambiale è un titolo di credito che incorpora il diritto al pagamento. Quando il cliente rilascia una cambiale a regolamento del proprio debito, il credito ordinario viene sostituito da un credito cambiario.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Cambiali attive | 12.000,00 | |
| Crediti v/clienti | 12.000,00 |
Ri.Ba.
La ricevuta bancaria è uno strumento di incasso gestito tramite banca ma non è, di per sé, un titolo di credito equivalente alla cambiale. Dal punto di vista didattico occorre quindi evitare di trattare automaticamente la Ri.Ba. come una trasformazione del credito commerciale in un nuovo credito cartolare.
Insoluto
Se alla scadenza il debitore non paga, il credito non scompare. Occorre rilevare l’insoluto e valutare successivamente la probabilità di recupero. Solo quando la perdita diviene certa e definitiva si procede alla cancellazione del credito, utilizzando eventualmente il fondo svalutazione crediti già stanziato.
Confronto operativo tra credito ordinario, cambiale e Ri.Ba.
| Aspetto | Credito commerciale ordinario | Cambiale | Ri.Ba. |
|---|---|---|---|
| Origine | Fattura di vendita a dilazione. | Credito incorporato o rafforzato da un titolo cambiario. | Procedura bancaria di incasso collegata al credito. |
| Nuovo conto contabile | Rimane Crediti v/clienti. | Può essere sostituito da Cambiali attive. | Di regola il credito commerciale continua a essere monitorato fino all’incasso. |
| Scadenza | Deriva dalle condizioni contrattuali/fattura. | È indicata sul titolo. | È gestita tramite la procedura bancaria. |
| Insoluto | Il cliente non paga alla scadenza. | L’effetto può essere protestato o risultare insoluto. | La banca comunica l’insoluto e addebita eventuali spese. |
| Smobilizzo | Può essere anticipato con operazioni su fatture. | Può essere scontato presso la banca. | Può essere presentata all’incasso secondo il rapporto bancario. |
La sostituzione del credito con una cambiale non genera un nuovo ricavo
Quando un cliente accetta una cambiale a fronte di una fattura già registrata, cambia la forma del credito ma non nasce una nuova vendita. Il credito verso clienti viene sostituito da Cambiali attive. Si tratta quindi di una permutazione finanziaria: il valore economico della vendita era già stato rilevato al momento della fattura.
Spese di insoluto
In caso di mancato pagamento, la banca può addebitare commissioni e spese. Queste costituiscono costi separati dall’importo del credito insoluto. L’importo principale continua a rappresentare il diritto verso il cliente finché non diviene definitivamente inesigibile.
72. Le scritture di assestamento: logica completa della competenza economica
Le scritture di assestamento trasformano i valori rilevati durante l’anno secondo la manifestazione finanziaria in valori corretti secondo la competenza economica. Il loro scopo è fare in modo che il reddito dell’esercizio comprenda tutti e soltanto i costi e i ricavi di competenza, indipendentemente dal momento in cui avvengono incassi e pagamenti.
Quattro famiglie concettuali
| Famiglia | Funzione | Esempi |
|---|---|---|
| Completamento | Rilevare operazioni di competenza già maturate e finanziariamente determinabili | Interessi maturati, fatture da emettere/ricevere |
| Integrazione | Aggiungere costi o ricavi di competenza non ancora rilevati | Ratei, fondi rischi/oneri, svalutazioni |
| Rettifica | Rinviare al futuro quote già contabilizzate ma non di competenza | Risconti, rimanenze |
| Ammortamento | Ripartire costi pluriennali tra gli esercizi beneficiari | Quote di ammortamento |
La domanda chiave
Per ogni valore occorre chiedersi: quale quota appartiene economicamente all’esercizio che si sta chiudendo? Se una quota di costo o ricavo è già stata registrata ma appartiene al futuro, va rettificata. Se appartiene all’esercizio ma non è ancora stata registrata, va integrata.
Rateo e risconto: differenza fondamentale
Il rateo nasce quando la manifestazione finanziaria è futura ma una quota economica è già maturata. Il risconto nasce invece quando la manifestazione finanziaria è già avvenuta, ma una quota economica appartiene al futuro. Questa distinzione permette di ricostruire le scritture senza memorizzarle.
Esempio rateo passivo
Interessi passivi maturati nell’anno ma pagabili l’anno successivo: 600 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Interessi passivi | 600,00 | |
| Ratei passivi | 600,00 |
Esempio risconto attivo
Premio assicurativo annuale di 1.200 euro pagato il 1° ottobre. Al 31 dicembre sono di competenza tre mesi, pari a 300 euro; i nove mesi futuri, pari a 900 euro, costituiscono risconto attivo.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Risconti attivi | 900,00 | |
| Assicurazioni | 900,00 |
Rimanenze
Le merci non ancora vendute a fine esercizio non hanno ancora ceduto la loro utilità economica. Il costo sostenuto per acquistarle non deve quindi gravare interamente sull’esercizio corrente. Le rimanenze finali rettificano indirettamente il costo delle merci consumate e contemporaneamente costituiscono un elemento patrimoniale attivo.
Svalutazione dei crediti
Il principio di prudenza impone di non mantenere i crediti a un valore superiore a quello ragionevolmente recuperabile. La svalutazione adegua quindi il valore contabile dei crediti alle perdite attese, senza attendere necessariamente che l’insolvenza diventi definitiva.
Fondi rischi e fondi oneri
I fondi rappresentano passività o oneri di natura determinata, ma caratterizzati da incertezza nell’ammontare o nel momento di manifestazione. Non sono riserve di patrimonio netto: rilevano obbligazioni o rischi connessi alla gestione e incidono sul reddito attraverso l’accantonamento.
73. Rimanenze di magazzino e principio di competenza
Le rimanenze costituiscono uno dei principali collegamenti tra contabilità di esercizio, inventario e determinazione del reddito. Dal punto di vista economico, esse rappresentano costi sostenuti che non hanno ancora generato il relativo ricavo e che devono quindi essere rinviati agli esercizi successivi.
Perché le rimanenze finali aumentano il risultato economico
Se tutte le merci acquistate fossero trattate come consumate, il costo dell’esercizio sarebbe sovrastimato. La rilevazione delle rimanenze finali sottrae idealmente dal costo complessivo la parte relativa ai beni non ancora venduti. A parità di altre condizioni, maggiori rimanenze finali determinano quindi un maggior risultato economico.
Rimanenze iniziali
All’inizio del nuovo esercizio le rimanenze finali dell’anno precedente diventano rimanenze iniziali. Esse rappresentano un costo proveniente dal passato che parteciperà alla produzione e alla vendita del nuovo esercizio.
Formula economica semplificata
Consumo di merci = Rimanenze iniziali + Acquisti dell’esercizio − Rimanenze finali.
Esempio: rimanenze iniziali 20.000 euro, acquisti 100.000 euro, rimanenze finali 25.000 euro. Il costo delle merci effettivamente consumate è 95.000 euro.
Inventario fisico e contabilità
La contabilità deve essere supportata dalla verifica concreta delle quantità esistenti. L’inventario fisico permette di confrontare le giacenze reali con quelle teoriche e di individuare differenze dovute a cali, furti, errori di registrazione, rotture o altre cause.
Quantità fisica e valore contabile
La determinazione delle rimanenze richiede due passaggi distinti: accertare le quantità effettivamente esistenti e attribuire loro un valore. L’inventario fisico risponde alla prima domanda; i criteri di valutazione rispondono alla seconda. Un errore di quantità e un errore di prezzo possono produrre lo stesso effetto numerico sul valore finale, ma hanno cause gestionali completamente diverse.
Costo delle merci vendute e variazione delle rimanenze
In una rappresentazione didattica, il costo delle merci effettivamente consumate o vendute può essere ricostruito come: Rimanenze iniziali + Acquisti dell’esercizio - Rimanenze finali. Le rimanenze iniziali rappresentano beni provenienti dall’esercizio precedente e disponibili per la gestione corrente; le rimanenze finali rappresentano invece costi ancora sospesi perché i beni non sono stati consumati o venduti alla chiusura.
Esempio
Rimanenze iniziali 12.000 euro, acquisti 80.000 euro, rimanenze finali 18.000 euro. Il costo delle merci di competenza è 12.000 + 80.000 - 18.000 = 74.000 euro.
Valore unitario: costo medio, FIFO e logiche di attribuzione
Quando merci omogenee sono acquistate in momenti diversi a prezzi differenti, occorre stabilire come attribuire un costo alle unità rimaste in magazzino. Negli esercizi possono essere proposti metodi come il costo medio ponderato o il FIFO. Il metodo scelto non cambia le quantità fisiche, ma può modificare il valore delle rimanenze e quindi il costo imputato al periodo.
Con FIFO si assume convenzionalmente che le prime unità acquistate siano le prime a uscire: le rimanenze finali risultano quindi valorizzate prevalentemente ai costi degli acquisti più recenti. Con il costo medio ponderato si attribuisce alle unità un costo medio determinato in base alle quantità e ai prezzi degli acquisti considerati.
Esempio di costo medio ponderato
100 unità a 10 euro e 200 unità a 13 euro: costo complessivo 3.600 euro per 300 unità; costo medio = 12 euro per unità. Se a fine periodo restano 80 unità, il valore delle rimanenze secondo questo criterio è 960 euro.
Rimanenze e prudenza
Il valore delle rimanenze non deve essere usato per creare artificialmente utile. Se beni obsoleti, danneggiati o difficilmente vendibili hanno perso valore, la valutazione deve riflettere tale circostanza secondo i criteri applicabili. L’inventario è quindi anche un processo qualitativo: non basta contare i pezzi, occorre valutarne lo stato e la concreta utilizzabilità o vendibilità.
74. Controlli finali: come verificare che la contabilità sia coerente
Prima di determinare il risultato economico e chiudere i conti è necessario verificare la coerenza delle registrazioni. La quadratura Dare = Avere è indispensabile, ma non sufficiente: una scrittura può essere formalmente quadrata e tuttavia economicamente errata.
Controllo formale
La somma degli importi registrati in Dare deve coincidere con la somma degli importi registrati in Avere. Nella situazione contabile, i totali e le eccedenze devono rispettare le relazioni previste dal metodo della partita doppia.
Controllo sostanziale
Occorre verificare che ogni conto rappresenti correttamente la natura dell’operazione. Per esempio, il pagamento di un debito non deve essere registrato come costo; l’incasso di un credito non deve essere registrato come ricavo; il rimborso della quota capitale di un mutuo non deve essere confuso con un interesse passivo.
Controllo temporale
La data di registrazione deve essere coerente con il momento in cui l’operazione rileva contabilmente. A fine esercizio questo controllo si estende alla competenza economica attraverso le scritture di assestamento.
Controllo documentale
Le registrazioni devono poter essere ricondotte a documenti e fatti di gestione: fatture, note di credito, estratti conto, contratti, buste paga, prospetti di liquidazione, conteggi degli interessi, inventari e altri documenti giustificativi.
Errori tipici da evitare
| Errore | Perché è sbagliato | Correzione logica |
|---|---|---|
| Registrare ogni uscita come costo | Pagamento e costo possono avvenire in momenti diversi | Separare manifestazione finanziaria e competenza economica |
| Registrare ogni entrata come ricavo | Un incasso può estinguere semplicemente un credito | Individuare quando è nato il ricavo |
| Confondere IVA con costo/ricavo | L’IVA ordinariamente genera crediti/debiti verso l’Erario | Usare conti IVA finanziari |
| Confondere rata mutuo con costo | Solo gli interessi sono costo | Separare quota capitale e quota interessi |
| Dimenticare assestamenti | Il reddito risulterebbe basato solo su incassi/pagamenti | Applicare il principio di competenza |
Errori che la quadratura non scopre
La partita doppia garantisce che ogni articolo abbia lo stesso totale in Dare e in Avere, ma non garantisce che i conti scelti siano corretti. Una vendita di 1.000 euro registrata erroneamente come ricavo per servizi di 1.000 euro può quadrare perfettamente. Lo stesso vale per un costo imputato al conto sbagliato, per un’operazione registrata due volte o per un documento completamente omesso: la quadratura aritmetica può comunque risultare corretta.
| Errore | Dare = Avere? | Come individuarlo |
|---|---|---|
| Conto sbagliato ma importo corretto | Sì | Controllo sostanziale e documentale. |
| Registrazione duplicata | Sì | Confronto con documenti, numerazione e partitario. |
| Operazione totalmente omessa | Sì | Riconciliazione con fonti esterne e documenti. |
| Importo diverso tra Dare e Avere | No | Quadratura della situazione contabile. |
| Errore di competenza | Sì | Controllo temporale e assestamenti. |
Controllo dei partitari clienti e fornitori
Il saldo complessivo dei conti Crediti v/clienti e Debiti v/fornitori dovrebbe essere riconciliato con la somma dei saldi dei singoli clienti e fornitori. Differenze possono indicare incassi o pagamenti attribuiti al soggetto sbagliato, note di credito mancanti, fatture duplicate o partite non abbinate.
Riconciliazione bancaria come controllo esterno
La banca fornisce una fonte indipendente rispetto alla contabilità interna. Confrontare il saldo contabile con l’estratto conto aiuta a individuare bonifici non ancora registrati, commissioni, interessi, assegni non ancora addebitati o errori. Le differenze temporanee devono essere spiegate, non semplicemente eliminate con una scrittura di quadratura.
Controllo di plausibilità economica
Oltre ai controlli contabili, è utile chiedersi se i saldi siano plausibili rispetto all’attività svolta. Una cassa negativa, un fondo ammortamento superiore al costo del bene, un credito IVA enorme in un’impresa che normalmente vende molto più di quanto acquista o un debito verso fornitori incoerente con gli acquisti richiedono approfondimento anche se la contabilità quadra.
75. Esercizi integrati con soluzione ragionata
Ciclo acquisto, pagamento e reso
Alfa S.p.A. acquista merci per 12.000 euro + IVA 22% con pagamento a 60 giorni. Successivamente restituisce merci difettose per 2.000 euro + IVA e paga il saldo tramite banca.
1) Fattura di acquisto:
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 12.000,00 | |
| IVA a credito | 2.640,00 | |
| Debiti v/fornitori | 14.640,00 |
2) Nota di credito per il reso:
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 2.440,00 | |
| Resi su acquisti | 2.000,00 | |
| IVA a credito | 440,00 |
3) Pagamento del saldo, pari a 12.200 euro:
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 | |
| Banca c/c | 12.200,00 |
Ciclo vendita, incasso e insoluto
Beta S.p.A. vende prodotti per 20.000 euro + IVA 22%. Il cliente paga metà tramite bonifico; la parte restante diventa insoluta.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 24.400,00 | |
| Prodotti c/vendite | 20.000,00 | |
| IVA a debito | 4.400,00 | |
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
| Banca c/c | 12.200,00 | |
| Crediti v/clienti | 12.200,00 |
La parte non incassata resta un credito di 12.200 euro. L’insoluto non genera automaticamente una perdita definitiva: occorre valutarne la recuperabilità.
Mutuo e competenza degli interessi
Il 1° ottobre Alfa S.p.A. ottiene un mutuo di 100.000 euro. Gli interessi annui sono 6% e vengono pagati posticipatamente il 1° aprile. Al 31 dicembre sono maturati tre mesi di interessi: 100.000 × 6% × 3/12 = 1.500 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Banca c/c | 100.000,00 | |
| Mutui passivi | 100.000,00 |
Assestamento al 31 dicembre:
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Interessi passivi su mutui | 1.500,00 | |
| Ratei passivi | 1.500,00 |
Ammortamento e vendita del cespite
Macchinario acquistato per 60.000 euro, fondo ammortamento accumulato 45.000 euro. Viene venduto per 18.000 euro + IVA 22%. Il valore contabile netto è 15.000 euro e la plusvalenza è quindi 3.000 euro.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 21.960,00 | |
| Fondo ammortamento macchinari | 45.000,00 | |
| Macchinari | 60.000,00 | |
| IVA a debito | 3.960,00 | |
| Plusvalenze | 3.000,00 |
Assestamento integrato
Al 31 dicembre risultano: assicurazione annuale di 2.400 euro pagata il 1° settembre; interessi attivi maturati e non ancora incassati per 500 euro; merci in magazzino per 15.000 euro; quota ammortamento impianti 8.000 euro.
Assicurazione: sono di competenza quattro mesi, pari a 800 euro; i restanti otto mesi, pari a 1.600 euro, sono rinviati.
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
|---|---|---|
| Risconti attivi | 1.600,00 | |
| Assicurazioni | 1.600,00 | |
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
| Ratei attivi | 500,00 | |
| Interessi attivi | 500,00 | |
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
| Rimanenze finali merci | 15.000,00 | |
| Variazione rimanenze merci | 15.000,00 | |
| Conto | Dare (€) | Avere (€) |
| Ammortamento impianti | 8.000,00 | |
| Fondo ammortamento impianti | 8.000,00 |
Strategia di soluzione
Negli esercizi complessi conviene lavorare in sequenza: identificare il fatto; separare componente economica e finanziaria; calcolare IVA e altri valori accessori; registrare l’operazione originaria; determinare eventuali regolamenti; infine, se l’esercizio termina, verificare la competenza economica e predisporre gli assestamenti. Questo metodo riduce gli errori perché impedisce di mescolare in un’unica fase problemi di natura diversa.
76. Dal fatto di gestione al bilancio: il percorso completo della rilevazione
La contabilità generale non è una successione di scritture isolate. Ogni registrazione rappresenta un passaggio di un percorso logico che parte da un fatto di gestione reale e termina nella determinazione del reddito e del patrimonio. Comprendere questo percorso consente di ricostruire le scritture senza impararle meccanicamente e permette di controllare se una rilevazione formalmente quadrata è anche sostanzialmente corretta.
Il fatto di gestione
Il punto di partenza è sempre un evento economicamente rilevante: acquisto di merci, vendita di prodotti, pagamento di un fornitore, incasso di un cliente, ottenimento di un finanziamento, pagamento di stipendi, acquisto di un bene strumentale, maturazione di interessi o consumo di fattori produttivi. Prima di pensare ai conti occorre capire che cosa è realmente accaduto all’impresa.
La variazione finanziaria e la variazione economica
Una volta identificato il fatto, si distinguono gli effetti finanziari dagli effetti economici. Le variazioni finanziarie riguardano denaro, crediti e debiti; le variazioni economiche riguardano costi, ricavi e patrimonio netto. In molte operazioni di gestione esterna le due dimensioni sorgono contemporaneamente: una vendita genera un ricavo e, se non è incassata subito, un credito verso il cliente; un acquisto genera un costo e, se non è pagato subito, un debito verso il fornitore.
| Operazione | Effetto finanziario | Effetto economico |
|---|---|---|
| Acquisto merci a dilazione | Aumento dei debiti verso fornitori | Costo per merci |
| Vendita merci a dilazione | Aumento dei crediti verso clienti | Ricavo di vendita |
| Pagamento di un debito | Diminuzione banca e diminuzione debito | Nessun nuovo costo |
| Incasso di un credito | Aumento banca e diminuzione credito | Nessun nuovo ricavo |
| Ottenimento di un mutuo | Aumento banca e aumento debito finanziario | Nessun ricavo |
| Pagamento interessi | Diminuzione banca | Costo per interessi |
La scelta dei conti
Solo dopo aver compreso le variazioni si scelgono i conti. Il nome del conto deve rappresentare la sostanza del fenomeno. “Banca c/c” rappresenta disponibilità liquide presso la banca; “Crediti v/clienti” rappresenta somme da incassare per operazioni commerciali; “Debiti v/fornitori” rappresenta obbligazioni commerciali; “Merci c/acquisti” rappresenta il costo di acquisto delle merci; “Ricavi di vendita” rappresenta il componente positivo generato dall’attività di vendita.
La registrazione in partita doppia
La partita doppia traduce le variazioni nei movimenti Dare e Avere. Il controllo fondamentale è duplice: la scrittura deve quadrare e il lato scelto per ciascun conto deve essere coerente con la sua natura. Una quadratura aritmetica non rende corretta una registrazione nella quale, per esempio, il pagamento di un debito è stato registrato una seconda volta come costo.
Dai conti alla situazione contabile
Nel corso dell’esercizio le registrazioni alimentano i singoli conti di mastro. Sommando i movimenti di ogni conto si determinano i totali Dare e Avere e, per differenza, la relativa eccedenza. La situazione contabile raccoglie questi dati e permette di verificare la quadratura complessiva. Prima degli assestamenti, tuttavia, essa non esprime ancora necessariamente il corretto reddito di competenza.
Dalla situazione contabile al risultato economico
A fine esercizio intervengono inventario e scritture di assestamento. Costi e ricavi vengono integrati, rettificati o completati per attribuire all’esercizio solo i componenti di competenza. Dopo gli assestamenti, i conti economici di reddito vengono epilogati e la differenza tra ricavi e costi determina utile o perdita.
Dal risultato economico al patrimonio
Il risultato economico modifica il patrimonio netto. L’utile incrementa il patrimonio netto; la perdita lo riduce. Dopo l’epilogo economico, i conti patrimoniali esprimono attività, passività e patrimonio netto alla data di chiusura. La relazione fondamentale è: Attività = Passività + Patrimonio netto.
77. Patrimonio, reddito e capitale: collegamenti fondamentali
Patrimonio e reddito descrivono due aspetti diversi ma strettamente collegati della gestione. Il patrimonio è una grandezza di stock: fotografa beni, diritti, obbligazioni e mezzi propri in un determinato istante. Il reddito è una grandezza di flusso: misura la variazione economica prodotta dalla gestione in un intervallo di tempo.
Il patrimonio aziendale
Il patrimonio lordo è l’insieme degli elementi attivi. Sottraendo le passività si ottiene il patrimonio netto. Le attività comprendono disponibilità liquide, crediti, rimanenze, immobilizzazioni e altri valori utili all’impresa. Le passività comprendono debiti commerciali, debiti finanziari, debiti tributari, debiti verso il personale e altre obbligazioni verso terzi.
Il patrimonio netto rappresenta la parte del patrimonio finanziata stabilmente dai proprietari e dai risultati accumulati. Non è un debito verso un normale creditore: è il valore residuale che resta dopo aver sottratto le passività dalle attività.
| Componente | Significato | Esempi |
|---|---|---|
| Attività | Risorse e diritti dell’impresa | Banca, crediti, merci, impianti |
| Passività | Obbligazioni verso terzi | Fornitori, mutui, debiti tributari |
| Patrimonio netto | Mezzi propri e risultati accumulati | Capitale, riserve, utile/perdita |
Il reddito d’esercizio
Il reddito deriva dal confronto tra componenti positivi e negativi di competenza. Non coincide con la variazione del denaro disponibile. Un’impresa può conseguire utile e avere poca liquidità perché molti ricavi non sono ancora stati incassati, oppure perché ha investito risorse in scorte e immobilizzazioni. Analogamente, può avere liquidità pur registrando una perdita, ad esempio dopo aver ottenuto un finanziamento.
Variazioni del patrimonio netto estranee al reddito
Non ogni variazione del patrimonio netto deriva dalla gestione reddituale. I conferimenti dei soci aumentano il patrimonio netto senza generare ricavi; i prelevamenti o rimborsi di capitale lo riducono senza generare costi. Per questo la variazione del patrimonio netto tra inizio e fine esercizio coincide con il reddito solo dopo aver neutralizzato apporti e prelevamenti dei proprietari.
Esempio di collegamento
Se all’inizio dell’anno il patrimonio netto è 150.000 euro, durante l’anno i soci effettuano nuovi conferimenti per 20.000 euro e alla fine il patrimonio netto è 188.000 euro, l’incremento complessivo è 38.000 euro. Poiché 20.000 euro derivano da conferimenti, il reddito prodotto dalla gestione è 18.000 euro, in assenza di altri movimenti sul capitale proprio.
78. Acquisti: analisi completa del ciclo passivo
Il ciclo passivo comprende le operazioni che originano debiti verso fornitori e, più in generale, costi per l’acquisizione dei fattori produttivi. Il momento della registrazione economica non coincide necessariamente con quello del pagamento: il costo nasce quando il fattore produttivo viene acquisito secondo le regole di rilevazione, mentre il pagamento estingue il debito e modifica la composizione delle disponibilità finanziarie.
Acquisto di merci con IVA
Supponiamo che Alfa S.p.A. acquisti merci per 10.000 euro più IVA 22% con pagamento differito. Il costo è pari a 10.000 euro. L’IVA detraibile, pari a 2.200 euro, costituisce un credito verso l’Erario e non un costo. Il debito verso il fornitore comprende l’intero importo della fattura, pari a 12.200 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 10.000,00 € | |
| IVA ns/credito | 2.200,00 € | |
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 € |
Pagamento del fornitore
Quando il fornitore viene pagato, il costo non viene rilevato nuovamente. La scrittura riguarda esclusivamente conti finanziari: si riduce il debito verso il fornitore e diminuisce la disponibilità bancaria.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 € | |
| Banca c/c | 12.200,00 € |
Reso su acquisti
Se parte della merce viene restituita, il costo originariamente rilevato deve essere rettificato. Il reso riduce anche l’IVA detraibile e il debito verso il fornitore. I conti di rettifica consentono di mantenere separata l’informazione sul volume lordo degli acquisti e sulle successive rettifiche.
Esempio: reso di merci per 1.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 1.220,00 € | |
| Resi su acquisti | 1.000,00 € | |
| IVA ns/credito | 220,00 € |
Sconti, ribassi e abbuoni
Gli sconti commerciali possono essere già esposti in fattura e quindi ridurre direttamente la base imponibile, oppure possono essere riconosciuti successivamente mediante nota di credito. Ribassi e abbuoni rettificano il costo di acquisto quando derivano da difetti qualitativi, differenze quantitative o altre circostanze connesse alla fornitura. Occorre distinguere tali rettifiche dagli sconti finanziari, che dipendono dalle condizioni di pagamento e hanno natura diversa.
Costi accessori di acquisto
Trasporti, assicurazioni, imballaggi e altre spese possono essere contabilizzati separatamente oppure concorrere al costo del bene secondo la loro natura e le finalità dell’analisi. Il trattamento dell’IVA dipende dalla documentazione e dal soggetto che presta il servizio. Il principio da ricordare è che il costo accessorio segue la sostanza economica dell’operazione e non deve essere confuso con il pagamento effettuato al vettore o al fornitore.
Acconto a fornitori
Un acconto versato prima della consegna non rappresenta ancora il costo definitivo del bene: costituisce un credito o anticipo verso il fornitore. Quando viene emessa la fattura di acconto, l’IVA diventa esigibile secondo le regole applicabili e viene rilevata. Alla fattura finale l’acconto viene scomputato dal totale dovuto.
79. Vendite: analisi completa del ciclo attivo
Il ciclo attivo comprende le operazioni attraverso le quali l’impresa cede beni o presta servizi e matura ricavi e crediti verso i clienti. Anche qui è essenziale distinguere il momento economico dal momento monetario: il ricavo può sorgere prima dell’incasso e l’incasso successivo non produce un nuovo ricavo.
Vendita a credito
Beta S.p.A. vende prodotti per 18.000 euro + IVA 22%. Nasce un credito verso il cliente di 21.960 euro; il ricavo è 18.000 euro; l’IVA a debito è 3.960 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 21.960,00 € | |
| Ricavi di vendita | 18.000,00 € | |
| IVA ns/debito | 3.960,00 € |
Incasso del credito
Se il cliente paga mediante bonifico, il credito viene sostituito da disponibilità liquide. Il patrimonio cambia composizione ma non nasce un nuovo ricavo.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Banca c/c | 21.960,00 € | |
| Crediti v/clienti | 21.960,00 € |
Reso da cliente
Il reso su vendite rettifica il ricavo e l’IVA a debito. Se il cliente non ha ancora pagato, diminuisce il credito; se ha già pagato, può sorgere un debito verso il cliente o un rimborso.
Esempio: reso di prodotti per 2.000 euro + IVA 22%.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Resi su vendite | 2.000,00 € | |
| IVA ns/debito | 440,00 € | |
| Crediti v/clienti | 2.440,00 € |
Insoluto e perdita su crediti
Il mancato pagamento alla scadenza non implica automaticamente che il credito sia perduto. In un primo momento il credito può essere riclassificato come insoluto o scaduto; successivamente si valuta la probabilità di recupero. La perdita su crediti viene rilevata quando l’inesigibilità è certa o sufficientemente determinata; se il rischio è solo probabile, si utilizza una svalutazione o un fondo rettificativo coerente con la valutazione dei crediti.
80. IVA: logica completa, liquidazione e controllo
L’imposta sul valore aggiunto è un’imposta indiretta sui consumi. Nella contabilità ordinaria dell’impresa, salvo particolarità, l’IVA sugli acquisti detraibile rappresenta un credito verso l’Erario e l’IVA sulle vendite rappresenta un debito verso l’Erario. L’impresa svolge quindi una funzione di riscossione e compensazione: incassa IVA dai clienti e detrae quella corrisposta ai fornitori, versando la differenza quando l’IVA a debito supera l’IVA a credito.
Perché l’IVA detraibile non è un costo
Se l’impresa acquista merci per 1.000 euro + IVA 220 euro e può detrarre integralmente l’imposta, il sacrificio economico relativo alle merci è 1.000 euro. I 220 euro non sono destinati a rimanere definitivamente a carico dell’impresa, perché saranno compensati con l’IVA a debito o recuperati secondo le regole previste. Per questo vengono iscritti in un conto finanziario e non tra i costi.
Liquidazione periodica
La liquidazione mette a confronto IVA a debito e IVA a credito del periodo. Se l’IVA a debito è maggiore, emerge un debito verso l’Erario; se l’IVA a credito è maggiore, emerge un credito da riportare o utilizzare secondo le regole applicabili.
Esempio: IVA a debito 12.000 euro e IVA a credito 8.500 euro. Il saldo da versare è 3.500 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| IVA ns/debito | 12.000,00 € | |
| IVA ns/credito | 8.500,00 € | |
| Erario c/IVA | 3.500,00 € |
Versamento
Il successivo pagamento del saldo IVA estingue un debito tributario; non genera un costo, perché il costo o ricavo delle operazioni è già stato rilevato al netto dell’IVA detraibile/addebitata.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Erario c/IVA | 3.500,00 € | |
| Banca c/c | 3.500,00 € |
Controllo logico
Un errore molto frequente consiste nel trattare il versamento IVA come costo. Il test corretto è chiedersi se il pagamento rappresenti il consumo di un fattore produttivo oppure l’estinzione di un debito già esistente. Nel secondo caso la variazione è esclusivamente finanziaria.
81. Beni strumentali: dall’acquisto alla dismissione
I beni strumentali sono fattori produttivi a utilità pluriennale: fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature, automezzi, arredi e altri beni destinati a essere utilizzati per più esercizi. Il loro costo non viene normalmente imputato interamente all’esercizio di acquisto; viene invece ripartito lungo la vita utile attraverso l’ammortamento.
Capitalizzazione del costo
Il valore iniziale del bene comprende il prezzo di acquisto e gli oneri direttamente attribuibili necessari per portarlo nelle condizioni di funzionamento. Costi generali o spese non direttamente riferibili non devono essere automaticamente capitalizzati. La logica è distinguere i costi necessari a rendere disponibile il bene dai costi ordinari di gestione del periodo.
Ammortamento
L’ammortamento è un procedimento economico-contabile di ripartizione sistematica del costo ammortizzabile lungo la vita utile. Non rappresenta un pagamento annuale e non misura necessariamente la perdita di valore di mercato del bene. Serve a imputare a ciascun esercizio una quota del costo del fattore produttivo utilizzato nella produzione del reddito.
Esempio: impianto dal costo di 50.000 euro, vita utile stimata 5 anni, valore residuo nullo, ammortamento a quote costanti. Quota annua = 10.000 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Ammortamento impianti | 10.000,00 € | |
| Fondo ammortamento impianti | 10.000,00 € |
Fondo ammortamento e valore contabile netto
Il fondo ammortamento è un conto rettificativo dell’attività: accumula le quote imputate negli esercizi precedenti. Il valore contabile netto è dato da costo storico meno fondo ammortamento. Un bene costato 50.000 euro con fondo di 30.000 euro ha valore contabile netto di 20.000 euro.
Vendita del cespite
Al momento della vendita occorre confrontare il corrispettivo netto di cessione con il valore contabile netto. Se il prezzo è superiore nasce una plusvalenza; se è inferiore nasce una minusvalenza. Prima della rilevazione della differenza è necessario eliminare contabilmente sia il costo storico sia il fondo ammortamento relativo al bene ceduto.
Esempio: costo storico 60.000 euro, fondo ammortamento 45.000 euro, valore contabile netto 15.000 euro; prezzo di vendita 18.000 euro + IVA. Plusvalenza = 3.000 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 21.960,00 € | |
| Fondo ammortamento macchinari | 45.000,00 € | |
| Macchinari | 60.000,00 € | |
| IVA ns/debito | 3.960,00 € | |
| Plusvalenze | 3.000,00 € |
82. Personale dipendente e costo del lavoro: schema completo
Il rapporto di lavoro genera una serie di rapporti economici e finanziari distinti: debito verso i dipendenti per la retribuzione, debiti verso enti previdenziali, debiti tributari per ritenute, contributi a carico dell’impresa e accantonamento del trattamento di fine rapporto. Per comprendere le scritture è necessario distinguere il costo complessivo dell’impresa dal netto effettivamente corrisposto al lavoratore.
Retribuzione lorda, trattenute e netto
La retribuzione lorda rappresenta il compenso maturato dal dipendente prima delle trattenute. Dal lordo vengono sottratti contributi previdenziali a carico del lavoratore e ritenute fiscali; il residuo costituisce il netto da pagare. Le trattenute non riducono il costo del lavoro già maturato: trasformano una parte del debito verso il dipendente in debiti verso INPS ed Erario.
Contributi a carico dell’impresa
Oltre alla retribuzione lorda, l’impresa sostiene contributi previdenziali propri. Questi costituiscono un ulteriore costo e generano un debito verso l’ente previdenziale. Il costo complessivo del lavoro è quindi superiore al netto pagato al dipendente.
Esempio completo
Retribuzioni lorde 20.000 euro; contributi a carico dei dipendenti 1.800 euro; ritenute fiscali 2.700 euro; contributi a carico dell’impresa 6.000 euro. Il netto da pagare ai dipendenti è 15.500 euro.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Salari e stipendi | 20.000,00 € | |
| Debiti v/dipendenti | 20.000,00 € |
Rilevazione delle trattenute:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti v/dipendenti | 4.500,00 € | |
| Debiti v/INPS | 1.800,00 € | |
| Erario c/ritenute | 2.700,00 € |
Contributi a carico dell’impresa:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Oneri sociali | 6.000,00 € | |
| Debiti v/INPS | 6.000,00 € |
Pagamento del netto:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti v/dipendenti | 15.500,00 € | |
| Banca c/c | 15.500,00 € |
TFR
Il trattamento di fine rapporto matura progressivamente durante il rapporto di lavoro. Anche se sarà normalmente pagato in futuro, la quota maturata nell’esercizio costituisce un costo di competenza e incrementa il debito o fondo relativo. Questo è un esempio tipico della separazione tra competenza economica e manifestazione finanziaria.
83. Finanziamenti e banche: distinguere debito, interesse e liquidità
L’ottenimento di un finanziamento non produce un ricavo: aumenta contemporaneamente la liquidità e il debito verso il finanziatore. Il costo del finanziamento è costituito dagli interessi e dagli eventuali oneri di competenza, non dalla restituzione del capitale.
Ottenimento del mutuo
Alfa S.p.A. riceve un mutuo di 120.000 euro accreditato sul conto corrente.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Banca c/c | 120.000,00 € | |
| Mutui passivi | 120.000,00 € |
Pagamento di una rata
Supponiamo che una rata sia composta da 10.000 euro di quota capitale e 1.500 euro di interessi. La quota capitale riduce il debito; gli interessi costituiscono un costo.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Mutui passivi | 10.000,00 € | |
| Interessi passivi su mutui | 1.500,00 € | |
| Banca c/c | 11.500,00 € |
Interessi di competenza non ancora pagati
Se al 31 dicembre sono maturati interessi che saranno pagati nell’esercizio successivo, il costo deve essere imputato all’anno in chiusura mediante un rateo passivo o altra appropriata scrittura di integrazione. Il principio di competenza prevale sul momento del pagamento.
Anticipo su fatture e sconto di effetti
L’anticipo su fatture consente di ottenere liquidità prima dell’incasso dei crediti commerciali; lo sconto di effetti consente di smobilizzare cambiali non ancora scadute. In entrambi i casi occorre distinguere il credito commerciale sottostante dal rapporto finanziario con la banca e dagli interessi o commissioni applicati.
Quota capitale, interessi e costo effettivo del finanziamento
Ogni pagamento collegato a un finanziamento deve essere scomposto secondo la sua sostanza. La quota capitale riduce il debito e non transita nel risultato economico. Gli interessi rappresentano il costo del tempo e del capitale ricevuto. Commissioni di istruttoria, spese e altri oneri possono avere natura distinta e devono essere classificati secondo il caso. Guardare soltanto all’uscita complessiva dalla banca porta quindi a confondere movimenti patrimoniali e componenti di reddito.
Debito residuo e piano di ammortamento
Nel mutuo il debito residuo diminuisce con il pagamento delle quote capitale. Il piano di ammortamento consente di conoscere, per ogni rata, il debito iniziale, gli interessi del periodo, la quota capitale rimborsata e il debito finale. Questa scomposizione è indispensabile quando l’esercizio chiede di registrare la rata o di determinare gli interessi maturati a fine anno.
Mini-esempio
Debito iniziale 60.000 euro; rata 13.000 euro composta da 10.000 euro di capitale e 3.000 euro di interessi.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Mutui passivi | 10.000,00 | |
| Interessi passivi | 3.000,00 | |
| Banca c/c | 13.000,00 |
Dopo la rata il debito residuo scende a 50.000 euro. Il risultato economico diminuisce di 3.000 euro, non di 13.000 euro.
84. Scritture di assestamento: metodo ragionato e classificazione
Le scritture di assestamento trasformano i valori contabili registrati durante l’esercizio in valori idonei a determinare il reddito di competenza e il patrimonio di fine esercizio. Non correggono necessariamente errori: spesso registrano fenomeni che durante l’anno non potevano essere rilevati in modo definitivo o che devono essere ripartiti tra più esercizi.
Domanda guida
Per ogni voce occorre chiedersi: “Quanto di questo costo o ricavo appartiene realmente all’esercizio che sto chiudendo?”. Se manca un componente già maturato, occorre integrarlo; se è stato registrato un componente che appartiene in parte al futuro, occorre rettificarlo; se un bene pluriennale è stato utilizzato, occorre imputare la quota di ammortamento; se esistono scorte non consumate, occorre rinviarne il costo al futuro.
| Categoria | Funzione | Esempi |
|---|---|---|
| Completamento | Registrare componenti già maturati e determinabili | Interessi bancari, imposte liquidate |
| Integrazione | Aggiungere costi/ricavi di competenza non ancora rilevati | Ratei, fatture da ricevere, fondi |
| Rettifica | Rinviare al futuro costi/ricavi già contabilizzati | Risconti, rimanenze |
| Ammortamento | Ripartire il costo dei beni pluriennali | Quota annua cespiti |
Fatture da ricevere
Se merci o servizi sono già stati ricevuti entro la fine dell’esercizio ma la fattura arriverà successivamente, il costo appartiene all’esercizio in chiusura. Si rileva quindi il costo e un debito da liquidare. Quando arriverà la fattura, il conto transitorio verrà stornato e verranno rilevati gli eventuali elementi fiscali.
Fatture da emettere
Se la vendita o la prestazione di competenza è già avvenuta ma la fattura sarà emessa nell’esercizio successivo, il ricavo deve essere integrato nell’anno in chiusura insieme al relativo credito da liquidare, secondo il trattamento fiscale applicabile.
Ratei
Il rateo riguarda quote di costi o ricavi che maturano proporzionalmente al tempo, sono di competenza dell’esercizio ma avranno manifestazione finanziaria futura. Il rateo attivo integra un ricavo e un’attività; il rateo passivo integra un costo e una passività.
Risconti
Il risconto riguarda costi o ricavi già rilevati finanziariamente ma in parte di competenza futura. Il risconto attivo rinvia un costo; il risconto passivo rinvia un ricavo. La differenza concettuale con il rateo è quindi nel rapporto tra competenza e manifestazione finanziaria.
Rimanenze
Le rimanenze finali rappresentano beni non ancora consumati o venduti alla fine dell’esercizio. La loro rilevazione evita di imputare all’anno costi riferiti a utilità future. Nel nuovo esercizio le rimanenze iniziali tornano a concorrere alla determinazione del costo dei beni disponibili per la gestione.
85. Chiusura e riapertura: dal reddito al nuovo esercizio
La chiusura dei conti non è un adempimento puramente formale. È il momento nel quale la contabilità separa ciò che appartiene all’esercizio concluso da ciò che continuerà nel futuro. I conti economici di reddito vengono epilogati per determinare utile o perdita; i conti patrimoniali vengono chiusi nello stato patrimoniale finale e saranno riaperti all’inizio dell’esercizio successivo.
Epilogo dei conti economici
I costi vengono trasferiti al conto economico di risultato e i ricavi vengono trasferiti nello stesso conto in senso opposto. La differenza determina il risultato dell’esercizio. Se i ricavi superano i costi si forma un utile; se i costi superano i ricavi si forma una perdita.
Destinazione del risultato
L’utile confluisce nel patrimonio netto e potrà successivamente essere destinato secondo le decisioni e le regole applicabili: accantonamento a riserve, distribuzione o altre destinazioni. La perdita riduce il patrimonio netto e dovrà essere coperta o riportata secondo le modalità previste.
Chiusura dei conti patrimoniali
Attività, passività e conti di patrimonio netto vengono chiusi nello stato patrimoniale finale. Questa scrittura azzera formalmente i conti di mastro al termine dell’esercizio ma non elimina i valori economici reali: essi costituiranno le consistenze iniziali del nuovo anno.
Riapertura
All’inizio del nuovo esercizio vengono riaperti i conti patrimoniali. La banca, i crediti, i debiti, le immobilizzazioni, i fondi e il patrimonio netto continuano infatti a esistere oltre il 31 dicembre. I conti economici, invece, ripartono da zero perché ogni esercizio deve misurare autonomamente i propri costi e ricavi.
Storno dei valori transitori
Dopo la riapertura, alcuni valori di assestamento devono essere stornati o utilizzati nelle registrazioni del nuovo esercizio: risconti, ratei, rimanenze, fatture da ricevere ed emettere. Lo storno evita duplicazioni e garantisce continuità tra due esercizi consecutivi.
86. Metodo di controllo degli esercizi di partita doppia
Per risolvere un esercizio complesso è utile applicare sempre la stessa sequenza. Il metodo riduce gli errori e permette di individuare rapidamente una scrittura che, pur quadrando, non rappresenta correttamente il fatto di gestione.
Sequenza operativa
Leggere il fatto e individuare il momento economicamente rilevante.
Identificare tutti i soggetti coinvolti: cliente, fornitore, banca, dipendente, Erario, ente previdenziale, socio.
Separare le variazioni finanziarie dalle variazioni economiche.
Determinare la natura di ciascun conto: finanziario, economico di reddito, economico di patrimonio.
Stabilire se ogni variazione è positiva o negativa.
Applicare le regole Dare/Avere proprie della categoria del conto.
Calcolare IVA, interessi, sconti o altri elementi accessori.
Controllare la quadratura aritmetica.
Controllare la sostanza: chiedersi se è stato creato impropriamente un costo o un ricavo.
Negli esercizi di fine anno, applicare infine il principio di competenza.
Cinque domande diagnostiche
| Domanda | Perché è utile |
|---|---|
| Sto registrando un costo o solo pagando un debito? | Evita di duplicare i costi |
| Sto registrando un ricavo o solo incassando un credito? | Evita di duplicare i ricavi |
| Il finanziamento ricevuto è davvero un ricavo? | Ricorda che genera un debito |
| Il rimborso del capitale è davvero un costo? | Distingue quota capitale e interessi |
| Il valore appartiene a questo esercizio? | Attiva il controllo di competenza |
Le cinque domande diagnostiche spiegate
1. È nato un costo o un ricavo, oppure sto soltanto regolando un credito o un debito già esistente?
2. Il denaro entra o esce perché l’impresa sta guadagnando/perdendo, oppure perché sta ricevendo/rimborsando capitale?
3. L’IVA è un costo/ricavo oppure un credito/debito verso l’Erario?
4. Il componente economico appartiene interamente all’esercizio o deve essere integrato/rettificato per competenza?
5. Dopo la scrittura, il saldo dei conti racconta ancora correttamente il rapporto con cliente, fornitore, banca o altro soggetto?
Metodo di correzione quando l’esercizio non quadra
Se Dare e Avere non coincidono, non conviene aggiungere un conto “a pareggio”. Bisogna ripercorrere l’operazione partendo dai valori esterni: totale fattura, IVA, importo incassato o pagato, capitale finanziato. Spesso l’errore deriva dall’aver dimenticato IVA, spese accessorie o una quota di pagamento. Se invece la scrittura quadra ma il risultato sembra assurdo, il problema è sostanziale: bisogna ricontrollare la natura dei conti.
Controllo a ritroso
Un metodo molto efficace consiste nel leggere la scrittura al contrario. Se Debiti v/fornitori viene addebitato, il debito deve diminuire. Se Banca c/c viene accreditata, la liquidità deve diminuire. Se Merci c/acquisti viene addebitato, deve essere nato un costo. Se la storia raccontata dai conti non coincide con il fatto descritto nel testo, la scrittura è sbagliata anche se aritmeticamente quadrata.
87. Esercizio generale: dall’apertura alla chiusura
L’esercizio seguente riunisce le principali logiche del manuale. Gli importi sono volutamente semplici per concentrare l’attenzione sul ragionamento contabile.
Operazioni dell’esercizio
1. I soci versano capitale per 100.000 euro sul conto corrente.
2. L’impresa acquista un impianto per 30.000 euro + IVA 22%, pagamento differito.
3. Acquista merci per 20.000 euro + IVA 22%, pagamento differito.
4. Vende merci per 40.000 euro + IVA 22%, incasso differito.
5. Incassa integralmente il credito verso il cliente tramite banca.
6. Paga il fornitore delle merci tramite banca.
7. Ottiene un mutuo di 50.000 euro.
8. A fine anno rileva ammortamento dell’impianto per 3.000 euro e rimanenze finali di merci per 5.000 euro.
9. Sono maturati interessi passivi sul mutuo per 1.000 euro, non ancora pagati.
Scritture principali
Conferimento del capitale:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Banca c/c | 100.000,00 € | |
| Capitale sociale | 100.000,00 € |
Acquisto impianto:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Impianti | 30.000,00 € | |
| IVA ns/credito | 6.600,00 € | |
| Debiti v/fornitori | 36.600,00 € |
Acquisto merci:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 20.000,00 € | |
| IVA ns/credito | 4.400,00 € | |
| Debiti v/fornitori | 24.400,00 € |
Vendita:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Crediti v/clienti | 48.800,00 € | |
| Ricavi di vendita | 40.000,00 € | |
| IVA ns/debito | 8.800,00 € |
Incasso del cliente:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Banca c/c | 48.800,00 € | |
| Crediti v/clienti | 48.800,00 € |
Pagamento del fornitore merci:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Debiti v/fornitori | 24.400,00 € | |
| Banca c/c | 24.400,00 € |
Ottenimento del mutuo:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Banca c/c | 50.000,00 € | |
| Mutui passivi | 50.000,00 € |
Ammortamento:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Ammortamento impianti | 3.000,00 € | |
| Fondo ammortamento impianti | 3.000,00 € |
Rimanenze finali:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Rimanenze finali merci | 5.000,00 € | |
| Variazione rimanenze merci | 5.000,00 € |
Interessi maturati:
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Interessi passivi su mutui | 1.000,00 € | |
| Ratei passivi | 1.000,00 € |
Lettura economica del risultato
Considerando solo i componenti dell’esempio, i ricavi sono 40.000 euro. I costi comprendono acquisti per 20.000 euro, rettificati dalle rimanenze finali di 5.000 euro, ammortamento 3.000 euro e interessi 1.000 euro. Il costo economico complessivo è quindi 19.000 euro e il risultato è un utile di 21.000 euro, prima di eventuali altri componenti e imposte. Questo esempio mostra perché il reddito non coincide con i movimenti di banca: il mutuo ha aumentato la liquidità di 50.000 euro ma non ha generato alcun ricavo.
Dalla situazione finale al patrimonio netto
L’esercizio generale può essere completato anche in chiave patrimoniale. Dopo le operazioni e gli assestamenti, le attività comprendono la liquidità residua, l’impianto al netto del fondo ammortamento, le rimanenze e gli eventuali crediti; le passività comprendono il mutuo e gli interessi maturati non ancora pagati. La differenza tra attività e passività deve coincidere con capitale conferito più utile dell’esercizio, salvo ulteriori variazioni di patrimonio netto.
Questo controllo collega il Conto economico allo Stato patrimoniale: l’utile di 21.000 euro non è un numero isolato, ma incrementa il patrimonio netto. Se il capitale iniziale era 100.000 euro e non vi sono distribuzioni o altri movimenti di capitale, il patrimonio netto finale sarà 121.000 euro.
Perché il mutuo non aumenta l’utile
Il mutuo di 50.000 euro aumenta la banca ma crea contemporaneamente un debito di 50.000 euro. L’effetto netto iniziale sul patrimonio netto è zero. Solo gli interessi maturati sul finanziamento riducono il risultato economico. Questo è uno dei migliori esempi per distinguere ricavo da entrata monetaria.
Perché l’ammortamento riduce l’utile senza ridurre la banca
La quota di ammortamento di 3.000 euro è un costo di competenza che misura il consumo economico del cespite. Non richiede un pagamento nell’anno in cui viene rilevata, perché l’esborso finanziario è avvenuto al momento dell’acquisto. È quindi possibile avere un costo senza uscita monetaria contemporanea, così come è possibile avere un’entrata monetaria - il mutuo - senza ricavo.
88. Documenti originari e momento della rilevazione contabile
La contabilità generale non nasce da operazioni astratte, ma da fatti di gestione documentati. Il documento originario costituisce la prova dell’operazione e fornisce i dati necessari per individuare i conti da movimentare, gli importi, l’eventuale IVA, i soggetti coinvolti e la data di rilevazione. La corretta lettura del documento è quindi il primo passaggio di qualsiasi registrazione in partita doppia.
I principali documenti originari
Tra i documenti più frequenti rientrano le fatture di acquisto e di vendita, le note di credito, gli estratti conto bancari, le ricevute, le contabili di bonifico, le cambiali, i contratti di mutuo o leasing, i prospetti paga e i documenti relativi ai versamenti fiscali e previdenziali. Ogni documento descrive un fatto diverso e non deve essere confuso con il relativo pagamento o incasso.
| Documento | Fatto rappresentato | Effetto contabile prevalente |
|---|---|---|
| Fattura di acquisto | Acquisto di beni o servizi | Costo o bene + IVA a credito + debito verso fornitore |
| Fattura di vendita | Cessione di beni o servizi | Ricavo + IVA a debito + credito verso cliente |
| Nota di credito | Rettifica di una precedente fattura | Riduzione di costo/debito o ricavo/credito |
| Estratto conto | Movimenti del rapporto bancario | Variazioni di Banca c/c e relativi conti di contropartita |
| Busta paga | Rapporto retributivo del periodo | Costo del personale, debiti verso dipendenti, enti ed Erario |
Documento e manifestazione finanziaria non coincidono necessariamente
Una delle confusioni più frequenti consiste nel registrare un costo soltanto quando viene pagato o un ricavo soltanto quando viene incassato. In contabilità generale, invece, la fattura fa normalmente sorgere il credito o il debito e consente di rilevare il componente economico; il successivo pagamento o incasso estingue soltanto la posizione finanziaria. Per questo acquisto e pagamento, così come vendita e incasso, sono fatti distinti e spesso generano due scritture separate.
Esempio: acquisto oggi, pagamento tra trenta giorni
Alfa S.p.A. riceve una fattura per merci di 10.000 euro più IVA 22%. Alla data della fattura nasce un costo di 10.000 euro, un credito IVA di 2.200 euro e un debito verso il fornitore di 12.200 euro. Il pagamento successivo non genera un nuovo costo: riduce il debito e la disponibilità bancaria.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Merci c/acquisti | 10.000,00 | |
| IVA ns/credito | 2.200,00 | |
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 | |
| Conto | Dare | Avere |
| Debiti v/fornitori | 12.200,00 | |
| Banca c/c | 12.200,00 |
89. Principio di competenza economica: dal movimento finanziario al reddito corretto
Il reddito d’esercizio non può essere determinato semplicemente facendo la differenza tra denaro entrato e denaro uscito. La contabilità economica attribuisce costi e ricavi all’esercizio in cui maturano, cioè al periodo nel quale partecipano alla formazione del risultato, indipendentemente dal momento dell’incasso o del pagamento. Questo criterio prende il nome di principio di competenza economica.
Competenza e manifestazione finanziaria
La manifestazione finanziaria può precedere, coincidere o seguire la competenza economica. Da questa relazione derivano gran parte delle scritture di assestamento. Se la manifestazione finanziaria avverrà in futuro ma una quota economica è già maturata, occorre integrare il costo o il ricavo. Se invece il pagamento o l’incasso è già avvenuto ma una quota appartiene all’esercizio successivo, occorre rettificare il componente economico già registrato.
| Situazione | Problema | Scrittura tipica |
|---|---|---|
| Costo/ricavo maturato ma non ancora rilevato finanziariamente | Componente economico mancante | Rateo oppure fattura da ricevere/emetterе, secondo il caso |
| Costo/ricavo già rilevato ma in parte di competenza futura | Componente economico eccessivo | Risconto |
| Merci acquistate ma non ancora consumate/vendute | Costo rinviato al futuro | Rimanenze finali |
| Bene pluriennale utilizzato per più esercizi | Costo da ripartire | Ammortamento |
Il principio di correlazione tra costi e ricavi
Il principio di competenza è strettamente collegato alla correlazione economica: i costi devono essere attribuiti agli esercizi nei quali contribuiscono a produrre i ricavi. Le merci non vendute, per esempio, non devono gravare interamente sul reddito dell’anno di acquisto; il costo corrispondente viene rinviato attraverso le rimanenze. Analogamente, un impianto utilizzabile per più anni non produce utilità soltanto nell’anno dell’acquisto: il suo costo viene distribuito mediante l’ammortamento.
Errore tipico: confondere competenza con data della fattura
La data della fattura è un elemento documentale importante, ma non risolve automaticamente il problema della competenza. A fine esercizio può esistere un servizio già ricevuto senza fattura, un ricavo già maturato senza documento emesso oppure un canone pagato anticipatamente che copre mesi dell’esercizio successivo. In questi casi la contabilità deve essere corretta con le scritture di assestamento.
90. Ratei, risconti e fatture da ricevere o da emettere: confronto sistematico
Ratei, risconti, fatture da ricevere e fatture da emettere rispondono tutti al principio di competenza, ma non sono intercambiabili. La differenza dipende dal tipo di operazione e dal rapporto tra maturazione economica e manifestazione finanziaria o documentale.
Ratei
Il rateo misura una quota di costo o ricavo di competenza dell’esercizio che avrà manifestazione finanziaria in un esercizio successivo. È tipico dei componenti economici che maturano in modo proporzionale al tempo, come interessi, affitti o canoni. Un rateo attivo integra un ricavo e costituisce un’attività; un rateo passivo integra un costo e costituisce una passività.
Risconti
Il risconto rettifica un costo o un ricavo già rilevato finanziariamente, rinviandone una parte al futuro. Il risconto attivo rinvia un costo e rappresenta un’attività; il risconto passivo rinvia un ricavo e rappresenta una passività. Anche il risconto riguarda normalmente componenti che maturano in funzione del tempo.
Fatture da ricevere e da emettere
Le fatture da ricevere e da emettere riguardano invece operazioni economicamente concluse per le quali manca ancora il documento. Le fatture da ricevere rilevano costi di beni o servizi già acquisiti ma non ancora fatturati dal fornitore; le fatture da emettere rilevano ricavi già maturati per beni consegnati o servizi resi ma non ancora fatturati al cliente. Non si tratta, quindi, di semplici quote temporali di un contratto continuativo.
| Posta | Competenza | Manifestazione/documento | Natura patrimoniale |
|---|---|---|---|
| Rateo attivo | Ricavo già maturato | Incasso futuro | Attività |
| Rateo passivo | Costo già maturato | Pagamento futuro | Passività |
| Risconto attivo | Costo futuro già pagato/rilevato | Manifestazione già avvenuta | Attività |
| Risconto passivo | Ricavo futuro già incassato/rilevato | Manifestazione già avvenuta | Passività |
| Fatture da ricevere | Costo già maturato | Fattura non ancora ricevuta | Passività |
| Fatture da emettere | Ricavo già maturato | Fattura non ancora emessa | Attività |
Esempio comparativo
Se Alfa S.p.A. paga anticipatamente il 1° ottobre un’assicurazione annuale di 12.000 euro, al 31 dicembre solo 3.000 euro sono di competenza dell’esercizio e 9.000 euro devono essere rinviati con un risconto attivo. Se invece gli interessi su un mutuo maturano da ottobre a marzo ma saranno pagati a marzo, al 31 dicembre occorre integrare i tre mesi già maturati con un rateo passivo.
91. Fondi, debiti e riserve: differenze da conoscere con precisione
Debiti, fondi e riserve possono apparire tutti tra le fonti di finanziamento o tra le poste del passivo e del patrimonio netto, ma hanno natura profondamente diversa. Distinguerli è essenziale sia nella lettura del bilancio sia nelle scritture di assestamento.
Debiti
Un debito rappresenta un’obbligazione verso un soggetto determinato, normalmente certa nell’esistenza e sufficientemente determinabile nell’importo e nella scadenza. Ne sono esempi i debiti verso fornitori, banche, dipendenti, Erario ed enti previdenziali. Il debito nasce da un rapporto giuridico già definito e comporta una futura uscita finanziaria.
Fondi per rischi e oneri
I fondi sono accantonamenti destinati a coprire costi o perdite di natura determinata, ma caratterizzati da incertezza nell’importo, nella data o, per i rischi, anche nell’effettivo verificarsi dell’evento. L’accantonamento consente di attribuire all’esercizio il costo stimato quando la causa economica è già maturata, evitando di rinviare integralmente l’effetto al periodo in cui si manifesterà finanziariamente.
Riserve di patrimonio netto
Le riserve, al contrario, non rappresentano debiti verso terzi e non sono costi. Sono quote del patrimonio netto, spesso formate mediante destinazione di utili o apporti. Una riserva rafforza la struttura patrimoniale dell’impresa; un fondo, invece, è collegato a un costo o a un rischio e ha una funzione di copertura di un’obbligazione o perdita futura.
| Elemento | Debito | Fondo | Riserva |
|---|---|---|---|
| Natura | Passività certa | Passività/accantonamento stimato | Patrimonio netto |
| Controparte | Soggetto normalmente individuato | Evento/onere futuro stimato | Soci/patrimonio dell’impresa |
| Origine | Operazione già definita | Competenza di rischio/onere futuro | Utile trattenuto o apporto |
| È un costo? | No, il debito in sé no | L’accantonamento è un costo | No |
Fondo ammortamento e fondi per rischi e oneri: attenzione al nome
Il termine “fondo” viene utilizzato per poste di natura diversa. Il Fondo ammortamento è una rettifica del valore di un’immobilizzazione: rappresenta le quote di costo già imputate negli anni e serve a determinare il valore contabile netto del bene. I fondi per rischi e oneri, invece, rappresentano passività stimate connesse a obbligazioni o eventi futuri di natura determinata. Non vanno quindi confusi soltanto perché entrambi contengono la parola fondo.
| Posta | Natura | Funzione |
|---|---|---|
| Debito verso fornitore | Passività certa o sufficientemente determinata | Rappresenta un’obbligazione di pagamento già definita. |
| Fondo rischi/oneri | Passività stimata | Copre un costo o rischio di natura determinata ma incerto per importo, data o manifestazione. |
| Fondo ammortamento | Rettifica dell’attivo | Riduce indirettamente il valore contabile dell’immobilizzazione. |
| Riserva di patrimonio netto | Patrimonio netto | Rappresenta mezzi propri trattenuti o formati secondo la relativa origine. |
Accantonamento e utilizzo del fondo
Quando la causa economica di un rischio o onere appartiene all’esercizio, si rileva un accantonamento a costo e si incrementa il fondo. Quando in futuro l’onere si manifesta, si utilizza il fondo già costituito. In questo modo si evita di imputare interamente al futuro un costo la cui causa economica era già presente nell’esercizio precedente.
Esempio semplice
A fine anno l’impresa stima in 8.000 euro un onere probabile riferibile a fatti dell’esercizio.
| Conto | Dare | Avere |
|---|---|---|
| Accantonamento a fondo oneri | 8.000,00 | |
| Fondo oneri | 8.000,00 |
Nell’esercizio successivo l’onere effettivo è 7.500 euro e viene pagato tramite banca. In forma didattica il fondo viene utilizzato per coprire l’importo effettivo; l’eventuale eccedenza residua dovrà essere riesaminata e trattata coerentemente con le circostanze.
92. Metodo completo per affrontare una domanda o un esercizio d’esame
La preparazione efficace non consiste nel memorizzare centinaia di scritture isolate. Quasi ogni esercizio di contabilità generale può essere ricostruito applicando una sequenza logica stabile. La stessa sequenza aiuta anche nelle domande teoriche, perché costringe a distinguere il fatto economico dalla sua manifestazione finanziaria.
Individuare il fatto di gestione
Per prima cosa occorre stabilire che cosa è realmente accaduto: acquisto, vendita, pagamento, incasso, finanziamento, rettifica, assestamento, apporto di capitale, prelevamento o altra operazione. Parole come “fattura”, “bonifico” o “assegno” descrivono spesso il documento o il mezzo di regolamento, non necessariamente la natura economica dell’operazione.
Individuare i conti coinvolti
Ogni fatto deve essere tradotto in grandezze contabili. Per ciascun conto bisogna chiedersi se è finanziario, economico di reddito oppure economico di patrimonio. Questa classificazione permette poi di applicare correttamente le regole Dare/Avere senza ricorrere alla memoria meccanica.
Determinare il segno della variazione
Una volta individuati i conti, occorre stabilire se ciascuno aumenta o diminuisce. Un aumento di cassa, banca o crediti costituisce normalmente una variazione finanziaria attiva; un aumento di debiti una variazione finanziaria passiva. Per i conti economici, i costi vengono rilevati in Dare e i ricavi in Avere; per il patrimonio netto, gli incrementi sono normalmente in Avere e i decrementi in Dare.
Controllare la quadratura e la sostanza
La quadratura Dare = Avere è necessaria, ma non sufficiente. Una scrittura può quadrare ed essere concettualmente errata. Dopo il controllo aritmetico occorre quindi verificare se il costo o il ricavo è stato rilevato nel momento corretto, se l’IVA è trattata in modo coerente, se il credito o debito nasce e si estingue correttamente e se l’operazione produce gli effetti patrimoniali attesi.
Domande orali tipiche e struttura della risposta
Nelle domande teoriche è utile seguire uno schema costante: definizione del concetto, funzione economica, natura contabile, momento di rilevazione, esempio e confronto con concetti simili. Una risposta sui ratei, per esempio, dovrebbe spiegare non solo la definizione, ma anche perché esistono, quale principio applicano, quando sono attivi o passivi e in che cosa differiscono dai risconti.
Perché un pagamento non coincide necessariamente con un costo?
Perché un incasso non coincide necessariamente con un ricavo?
Qual è la differenza tra debito verso fornitori e costo di acquisto?
Perché l’IVA a credito non costituisce normalmente un costo?
Qual è la differenza tra rateo e fattura da ricevere?
Perché l’ammortamento è un costo anche se non comporta un pagamento nell’anno?
Perché le rimanenze finali rettificano il costo delle merci acquistate?
Qual è la differenza tra fondo rischi e riserva di patrimonio netto?
Mappa finale delle principali confusioni da evitare
| Non confondere | Con | Perché |
|---|---|---|
| Acquisto | Pagamento | Il costo può nascere prima del regolamento finanziario. |
| Vendita | Incasso | Il ricavo può nascere prima dell’entrata di denaro. |
| Mutuo ricevuto | Ricavo | Il mutuo crea liquidità e debito, non reddito. |
| Quota capitale della rata | Costo | Riduce il debito; il costo finanziario è l’interesse. |
| IVA a credito | Costo | È normalmente un credito verso l’Erario se detraibile. |
| IVA a debito | Ricavo | È un debito verso l’Erario, distinto dal ricavo di vendita. |
| Acconto | Costo o ricavo definitivo | Anticipa il regolamento e deve essere assorbito dalla fattura definitiva. |
| Cauzione | Costo | È normalmente un credito rimborsabile finché permane il diritto alla restituzione. |
| Rateo | Risconto | Il rateo integra quote maturate non ancora manifestate; il risconto rinvia quote già rilevate ma future. |
| Perdita su crediti | Svalutazione | La perdita è certa/definitiva; la svalutazione esprime rischio stimato. |
| Fondo rischi/oneri | Riserva | Il fondo è collegato a costi/rischi; la riserva appartiene al patrimonio netto. |
| Ammortamento | Pagamento del cespite | L’ammortamento distribuisce il costo nel tempo e non comporta di per sé una nuova uscita. |
Regola finale di ragionamento
Ogni volta che una scrittura sembra difficile, è utile separare tre piani: 1) che cosa è accaduto economicamente; 2) quale credito, debito o liquidità è nato o si è estinto; 3) a quale esercizio appartiene il costo o il ricavo. Solo dopo si applicano Dare e Avere. La partita doppia diventa così la rappresentazione di un ragionamento già compiuto, non una sequenza di regole da memorizzare meccanicamente.