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Filosofia · John Locke

Verifica le conoscenze.

24 domande aperte e 50 quiz a scelta multipla per ripassare e collegare i concetti. Prova a formulare la tua risposta, poi apri quella commentata e confronta il ragionamento.

Nei quiz scegli una sola risposta fra quattro alternative: dopo ogni scelta trovi la correzione e la spiegazione, fino al punteggio finale su 50.

1. Perché la critica dell'innatismo non implica che nasciamo senza capacità mentali?

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Locke distingue le capacità di percepire, ricordare e confrontare dai contenuti già conosciuti. Negare principi innati significa contestare che determinate verità siano impresse nella mente come conoscenze anteriori all'esperienza. Non significa negare una struttura capace di apprendere. La difficoltà resta nel definire quanto debba essere già presente perché l'esperienza possa essere organizzata: è uno dei punti su cui lo criticherà Leibniz.

2. Distingui sensazione e riflessione senza confondere la seconda con un ragionamento astratto.

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La sensazione fornisce idee attraverso l'esperienza degli oggetti esterni. La riflessione è l'esperienza delle operazioni della nostra mente, come ricordare, volere o dubitare. Non è una fonte di principi già innati e non coincide semplicemente con una deduzione. Entrambe alimentano il materiale della conoscenza; la mente può poi combinare e confrontare ciò che riceve da queste due fonti.

3. La mente lockiana è soltanto passiva? Argomenta.

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È ricettiva rispetto alle idee semplici, che non può inventare liberamente senza averne esperienza. È invece attiva quando le combina, le confronta e opera astrazioni, formando idee complesse. La passività dell'acquisizione iniziale non descrive tutta la conoscenza. Presentare Locke come teorico di una mente che registra meccanicamente dati senza elaborarli cancella una parte essenziale del secondo libro del Saggio.

4. Che cosa distingue una qualità secondaria da un'illusione?

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Una qualità secondaria è il potere reale di un corpo di produrre in noi una certa idea, per esempio un colore. L'idea non deve somigliare alla struttura materiale che la causa. Non per questo l'esperienza è inventata o priva di rapporto con il mondo. L'illusione riguarda invece un errore nell'interpretare ciò che percepiamo. La distinzione lockiana separa il modo dell'esperienza dalla costituzione dell'oggetto.

5. Perché Locke distingue essenza nominale ed essenza reale?

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L'essenza nominale è l'insieme di caratteri con cui classifichiamo e nominiamo una specie. L'essenza reale è la costituzione della cosa dalla quale dipendono le sue proprietà, spesso non conosciuta adeguatamente. Definire l'oro attraverso certe caratteristiche non equivale a spiegare perché esse coesistano. La distinzione impedisce di scambiare una classificazione linguistica per una conoscenza completa della struttura naturale.

6. Locke nega l'esistenza della sostanza? Spiega la cautela necessaria.

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Non conclude semplicemente che le sostanze non esistano. Sottolinea piuttosto quanto sia oscura l'idea di un sostegno delle qualità, distinta dalle qualità che conosciamo. La critica riguarda la pretesa di possedere una conoscenza chiara della natura interna della sostanza. Da questa limitazione epistemica non segue automaticamente una negazione ontologica: ignorare che cosa una realtà sia non equivale a dimostrare che non esista.

7. Quale problema mette in luce il quesito di Molyneux?

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Il quesito chiede se una persona nata cieca, capace di distinguere al tatto un cubo e una sfera, li riconoscerebbe immediatamente con la vista appena acquisita. Mette alla prova il rapporto tra modalità sensoriali e apprendimento delle loro corrispondenze. È un esperimento mentale filosofico, non la descrizione di un risultato clinico universale. Il punto è se una relazione appresa in un senso si trasferisca automaticamente a un altro.

8. Perché la conoscenza sensitiva è diversa da quella intuitiva e dimostrativa?

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La conoscenza intuitiva coglie immediatamente un accordo o disaccordo; quella dimostrativa lo stabilisce mediante passaggi intermedi. La conoscenza sensitiva riguarda invece l'esistenza di cose esterne attualmente percepite. Locke le attribuisce uno statuto particolare, meno forte della certezza intuitiva ma non riducibile a una congettura qualsiasi. La tripartizione mostra che l'empirismo non considera identiche tutte le forme di giustificazione.

9. Come si può ragionare responsabilmente quando manca la certezza?

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Si confrontano le prove disponibili, la qualità delle testimonianze, la loro indipendenza e la coerenza con l'esperienza, proporzionando l'assenso alla probabilità. La mancanza di dimostrazione non rende tutte le opinioni equivalenti. Una scelta può essere ragionevole e al tempo stesso rivedibile. Locke collega così i limiti della conoscenza alla disciplina del giudizio, non alla rinuncia a distinguere argomenti più e meno forti.

10. Perché l'entusiasmo religioso può essere un errore epistemico?

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Nel lessico lockiano l'entusiasmo è la pretesa di riconoscere una rivelazione attraverso la sola forza della convinzione interiore. Il difetto consiste nel confondere sicurezza e prova dell'origine divina. La ragione deve esaminare i segni che giustificano tale pretesa. Questo non equivale a negare ogni possibilità di rivelazione: distingue la credenza religiosa dalla sua giustificazione e contesta l'autenticazione puramente soggettiva.

11. Distingui identità della materia, dell'organismo e della persona.

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Una massa materiale è considerata attraverso le parti che la compongono; un organismo conserva la propria identità mediante la continuità della vita pur sostituendo materia. La persona è invece un essere cosciente capace di riconoscere come propri pensieri e azioni. I criteri non sono intercambiabili. Il problema nasce quando continuità del corpo, continuità biologica e continuità della coscienza sembrano separarsi negli esperimenti mentali.

12. Perché il caso del principe e del ciabattino è importante?

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Locke immagina che la coscienza del principe, con i suoi ricordi, si trovi nel corpo del ciabattino. L'esempio separa il criterio della persona da quello dell'uomo inteso come organismo. Non descrive una possibilità medica accertata: serve a interrogare ciò che riteniamo decisivo nell'attribuire azioni e responsabilità. Una risposta deve chiarire quale criterio di identità stia usando, non soltanto scegliere un nome.

13. Presenta l'obiezione della transitività alla teoria della memoria.

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Una persona anziana può ricordare un'azione della maturità, mentre da adulta ricordava un fatto infantile ormai dimenticato. Se l'identità dipendesse esclusivamente dal ricordo diretto, si produrrebbero relazioni difficili da conciliare con la transitività dell'identità. L'obiezione colpisce una lettura rigidamente memoriale e invita a discutere continuità e connessioni della coscienza. Non basta ripetere che «siamo i nostri ricordi» per risolverla.

14. Perché una scelta volontaria può non essere libera?

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Una persona può desiderare di restare in una stanza senza sapere che la porta è bloccata. Il suo restare è conforme alla volontà, ma non ha il potere di uscire. Locke distingue così volontarietà e libertà, collegando quest'ultima alla possibilità di agire o non agire secondo la decisione. La presenza di un desiderio effettivo non prova da sola l'esistenza di alternative praticabili.

15. Perché lo stato di natura non coincide necessariamente con lo stato di guerra?

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Nello stato di natura manca un'autorità politica comune, ma resta la legge naturale che impone di non danneggiare arbitrariamente gli altri. La guerra nasce dall'uso di forza ingiusta o dalla minaccia alla conservazione e alla libertà. L'assenza di governo non equivale quindi all'assenza di ogni norma. Gli inconvenienti derivano soprattutto dalla parzialità del giudizio e dalla mancanza di un arbitro riconosciuto.

16. Ricostruisci l'argomento del lavoro e indica i limiti dell'appropriazione.

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Locke collega l'appropriazione al lavoro con cui una persona rende utilizzabile una risorsa comune. L'argomento è accompagnato dal limite dello spreco e dalla richiesta di lasciare agli altri beni sufficienti e altrettanto buoni. Il passaggio al denaro modifica il quadro dell'accumulazione e genera difficoltà interpretative. Non si può ridurre tutta la teoria alla formula secondo cui qualsiasi lavoro giustifica qualsiasi estensione della proprietà.

17. Il denaro risolve definitivamente il problema della disuguaglianza?

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L'uso di beni durevoli come mezzo di scambio permette di accumulare senza il medesimo rischio di deterioramento dei prodotti. Locke lo collega al consenso e all'emergere di possessi diseguali. Ma resta da chiedere quale consenso sia realmente espresso e se gli altri limiti dell'appropriazione siano eliminati o trasformati. La spiegazione storica o convenzionale di una disuguaglianza non equivale automaticamente alla sua piena giustificazione morale.

18. Qual è la difficoltà del consenso tacito?

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Godere dei benefici di una comunità o percorrerne le strade non equivale chiaramente a scegliere tutte le sue istituzioni. Il consenso tacito cerca di spiegare obblighi di chi non ha prestato un assenso esplicito, ma può risultare troppo debole quando mancano alternative realistiche. La questione è distinguere l'obbligo temporaneo di rispettare un ordinamento dall'adesione piena che rende qualcuno membro della comunità politica.

19. Perché il legislativo è supremo ma non assoluto?

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Il legislativo esercita il potere principale all'interno del governo, ma lo riceve per finalità determinate: conservazione dei membri della società, leggi generali e tutela dei loro beni e diritti. Non può trasformare l'incarico in dominio arbitrario o trasferirlo liberamente a un altro titolare. La supremazia istituzionale va quindi distinta dall'assenza di limiti morali e politici: il potere resta un affidamento fiduciario.

20. Distingui esecutivo, federativo e prerogativa.

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L'esecutivo attua le leggi nella vita interna della comunità. Il federativo riguarda guerra, pace, alleanze e relazioni esterne. La prerogativa è invece uno spazio di decisione discrezionale orientato al bene pubblico, soprattutto dove la legge non prevede adeguatamente il caso. Non è una terza funzione corrispondente al potere giudiziario moderno e non autorizza automaticamente ogni scelta del governante in nome dell'emergenza.

21. Quando la resistenza diventa legittima nella teoria lockiana?

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Quando il potere viola sistematicamente il mandato ricevuto, sostituisce la forza arbitraria alla legge o minaccia i fini per cui è stato istituito. Non basta che un cittadino non condivida una singola decisione. Occorre distinguere dissenso ordinario, abuso e dissoluzione del rapporto fiduciario. La difficoltà pratica consiste nello stabilire chi riconosca la violazione e come evitare che la resistenza diventi essa stessa arbitrio.

22. Perché la tolleranza non dipende dal ritenere vere tutte le religioni?

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Locke distingue il giudizio sulla verità religiosa dalla competenza del magistrato e dall'efficacia della coercizione sulla fede. Si può ritenere falsa una dottrina senza riconoscere allo Stato il diritto di imporre un'altra credenza con la forza. La tolleranza non coincide con il relativismo: riguarda le condizioni della convivenza e i limiti del potere. La persuasione e la discussione rimangono possibili.

23. Come devono essere presentate le esclusioni della tolleranza e il coinvolgimento coloniale di Locke?

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Occorre distinguere principi, applicazioni e condotta storica. L'esclusione degli atei e i sospetti verso fedeltà politiche straniere limitano l'universalità della tolleranza. Il coinvolgimento nelle istituzioni coloniali va confrontato con i testi su libertà e schiavitù, senza cancellare le contraddizioni né attribuire automaticamente a Locke ogni posizione successiva. Sul ruolo preciso nella redazione delle costituzioni della Carolina la discussione storiografica richiede particolare cautela.

24. In che senso Locke è un empirista senza essere un teorico dell'irrazionalità?

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L'esperienza è la fonte delle idee, ma ragionamento, dimostrazione, confronto e valutazione delle prove restano essenziali. Locke non sostiene che sia vero tutto ciò che sembra vero a un individuo. Il progetto del Saggio mira a chiarire che cosa possiamo conoscere e come dobbiamo giudicare quando non conosciamo con certezza. I limiti dell'intelletto diventano così un motivo per disciplinare la ragione, non per abbandonarla.

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