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Latino

Latino.

Dalle prime declinazioni alla sintassi del periodo. Spiegazioni, tabelle, esempi tradotti, 60 esercizi con soluzioni e 6 versioni guidate.

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1. Come si studia e si traduce il latino

Questo manuale accompagna lo studio della grammatica latina classica, dalle prime declinazioni alla sintassi dei periodi complessi. Il percorso è pensato per la scuola superiore e per il ripasso universitario delle basi: spiega le forme, il loro funzionamento nella frase e il modo in cui si traducono. La lingua degli autori presenta anche usi poetici, arcaici e individuali; quando una regola descrive soprattutto la prosa classica, non va trasformata in un divieto valido per ogni testo latino.

Il latino è una lingua flessiva. La funzione di una parola dipende spesso dalla sua terminazione, non dalla posizione nella frase. In Puella poetam laudat la ragazza loda il poeta. In Poetam puella laudat i rapporti grammaticali sono gli stessi, anche se cambia il rilievo dato alle parole. In Poeta puellam laudat, invece, cambiano le terminazioni e quindi chi compie e chi riceve l’azione. La traduzione comincia dall’analisi, non dalla sostituzione meccanica di ogni parola con la prima voce trovata sul dizionario.

Il percorso di apprendimento

Tavola 1 Dalle forme al testo
FaseChe cosa imparareChe cosa saper fare
FondamentiSuoni, sillabe, casi, concordanzeLeggere una parola e distinguere tema e desinenza
Morfologia nominaleCinque declinazioni, aggettivi e pronomiRiconoscere tutte le analisi possibili di una forma
Morfologia verbaleParadigmi, tempi, modi, diatesiRisolvere una forma e risalire al lemma
SintassiCasi, proposizioni, tempi relativiRicostruire i rapporti fra le parti della frase
TraduzioneLessico e organizzazione del periodoProdurre un italiano preciso e naturale

Una procedura che evita gli errori più comuni

Leggi prima tutto il periodo, cerca i verbi e separa le proposizioni. Per ogni verbo stabilisci modo, tempo, persona e diatesi; cerca poi il soggetto e gli eventuali complementi richiesti dalla sua costruzione. Riconosci i gruppi nominali attraverso la concordanza e collega pronomi e participi ai loro referenti. Solo a questo punto scegli fra i significati compatibili del dizionario. Rileggi infine la traduzione italiana e controlla che negazioni, rapporti temporali e soggetti siano rimasti quelli del testo.

Una forma può avere più analisi: rosae può essere genitivo o dativo singolare, nominativo o vocativo plurale. È il contesto a decidere. Scrivere subito “della rosa” e forzare tutto il resto intorno a questa scelta è uno degli errori più frequenti. Anche un paradigma va imparato come una piccola mappa: permette di riconoscere forme apparentemente lontane, come fero, tuli e latus.

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2. Alfabeto, pronuncia, sillabe e accento

Pronuncia scolastica e pronuncia restituita

Le edizioni moderne distinguono normalmente u vocalica e v consonantica, mentre la scrittura romana impiegava V per entrambi i valori. La I poteva rappresentare una vocale o una consonante simile alla “i” di “ieri”. J e W non appartengono all’alfabeto classico; Y e Z furono impiegate soprattutto per prestiti greci. Il latino non possiede articoli: liber può significare “un libro” o “il libro” secondo il contesto.

In Italia si usa spesso la pronuncia scolastica o ecclesiastica, diversa dalla ricostruzione della pronuncia classica detta restituita. Sono due convenzioni da conoscere, senza mescolarle. L’accento delle parole non si ricava dalla pronuncia italiana del loro derivato: va riconosciuto attraverso la quantità della penultima sillaba.

Tavola 2 Due sistemi di pronuncia
Segno o gruppoScolastica italianaRestituita classica
c, g davanti a e, i, ae, oeSuoni dolci come in “cena”, “giro”Sempre velari: k e g dura
ae, oeDi solito eDittonghi distinti
v consonanticaCome v italianaApprossimante simile alla w inglese
ti + vocaleSpesso zi; resta ti dopo s, t, x e in specifiche eccezioniSempre t + i
gnSpesso come in “gnomo”Pronuncia ricostruita distinta, con articolazione velare/nasale
hMutaAspirazione, già debole in vari contesti antichi
ph, th, chDi solito f, t, kOriginariamente occlusive aspirate nei prestiti greci
yNormalmente iVocale anteriore arrotondata nei prestiti greci
quCome in “quale”Gruppo labiovelare; la u non costituisce una sillaba autonoma

Vocali, dittonghi e divisione sillabica

Le vocali possono essere brevi o lunghe: ă e ā, per esempio, rappresentano quantità diverse. La quantità può distinguere forme: rosă è nominativo o vocativo singolare, rosā ablativo singolare. I dittonghi più comuni sono ae, oe, au; eu e altri gruppi hanno distribuzione più limitata. Due vocali vicine non formano necessariamente un dittongo: in poëta la dieresi segnala la separazione di o ed e.

Una consonante fra vocali si unisce normalmente alla sillaba seguente; due consonanti si dividono, salvo gruppi che possono costituire un attacco unico. Si sillaba a-mi-cus, bel-lum, cas-tus, reg-num; qu resta unito. Il gruppo di occlusiva più liquida, come tr o pl, può comportarsi in modo diverso nella scansione poetica. Le sillabe sono aperte se terminano in vocale e chiuse se terminano in consonante: la loro quantità non coincide sempre con quella della sola vocale.

Le regole dell’accento

Nei bisillabi l’accento cade normalmente sulla prima sillaba. Nelle parole di tre o più sillabe cade sulla penultima, se questa è lunga; altrimenti sulla terzultima. Una sillaba è lunga se contiene una vocale lunga o un dittongo, oppure se è chiusa: la tradizionale formula “vocale seguita da due consonanti” descrive molti casi di lunghezza per posizione. Una vocale davanti a un’altra vocale è generalmente breve, con eccezioni da verificare sul dizionario. Non allungare la vocale soltanto perché la sillaba è lunga per posizione.

La regola della penultima spiega amīcus (amìcus) e domĭnus (dòminus). Le enclitiche, come -que, possono modificare l’accentazione del gruppo: nella lettura scolastica si considera l’accento prima dell’enclitica, con eccezioni lessicalizzate come itaque. Alcune parole contratte e forme particolari richiedono attenzione; le regole generali dell’accento non sostituiscono l’indicazione del dizionario nei casi dubbi.

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3. Flessione, casi, genere e concordanza

Un nome latino si cita con nominativo e genitivo singolare, seguiti dal genere: rosa, rosae, f., rex, regis, m., corpus, corporis, n.. Il genitivo identifica la declinazione e, soprattutto nella terza, permette di trovare il tema pratico cui aggiungere le desinenze. Da regis otteniamo reg-, da corporis otteniamo corpor-: non si devono costruire gli altri casi aggiungendo terminazioni al nominativo.

I generi sono maschile, femminile e neutro; i numeri singolare e plurale. Il genere grammaticale non coincide necessariamente con il sesso biologico o con il genere della traduzione italiana. Manus è femminile e bellum neutro. L’aggettivo concorda con il nome in genere, numero e caso, ma può appartenere a una declinazione diversa: poeta bonus è corretto perché poeta è maschile, anche se termina in -a.

Tavola 3 I casi e le loro funzioni fondamentali
CasoFunzione principaleEsempio
NominativoSoggetto; nome del predicatopuella cantat: la ragazza canta
GenitivoSpecificazione e altre relazioniliber puellae: il libro della ragazza
DativoDestinatario, interesse; reggenze verbalipuellae librum do: do un libro alla ragazza
AccusativoOggetto; direzione, durata e altri usilibrum lego: leggo un libro
VocativoPersona o cosa chiamataMarce, veni: Marco, vieni
AblativoMezzo, causa, separazione, circostanza e altre funzionigladio pugnat: combatte con la spada
Tavola 4 Riconoscere la declinazione
DeclinazioneGenitivo singolareModello
Prima-aerosa, rosae
Seconda-īdominus, domini
Terza-isrex, regis
Quarta-ūsfructus, fructus
Quinta-eīres, rei

Neutro, locativo e forme uguali

Nel neutro nominativo, accusativo e vocativo sono sempre uguali fra loro. Al plurale escono normalmente in -a; nella terza declinazione dei temi in -i in -ia, nella quarta in -ua. Il locativo sopravvive in un gruppo limitato di nomi e indica spesso il luogo in cui ci si trova: Romae, “a Roma”, domi, “in casa”. Non è una settima serie completa da inventare per tutti i sostantivi.

Le desinenze identificano possibilità, non traduzioni fisse. L’ablativo non significa sempre “con”, né il dativo sempre “a”. Per tradurre occorre unire analisi morfologica, reggenza del verbo e funzione sintattica. Quando più nomi o aggettivi hanno la stessa terminazione, controlla che genere e numero siano davvero compatibili prima di collegarli.

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4. Prima declinazione

La prima declinazione comprende nomi in -a al nominativo e -ae al genitivo. Molti sono femminili, ma nomi di professioni e persone come poeta, agricola, nauta sono maschili. Impara le forme riconoscendo le ripetizioni: -ae copre quattro analisi; -is è dativo e ablativo plurale. Nell’ablativo singolare la a è lunga, nel nominativo e vocativo è breve.

Tavola 5 Rosa, rosae: la rosa
CasoSingolarePlurale
Nominativorosărosae
Genitivorosaerosarum
Dativorosaerosis
Accusativorosamrosas
Vocativorosărosae
Ablativorosārosis

Particolarità utili nella traduzione

Dea e filia possono avere dativo e ablativo plurale in -abus, deabus e filiabus, soprattutto per distinguersi dalle corrispondenti forme maschili. Il genitivo arcaico -as sopravvive in pater familias, “padre di famiglia”; si trovano anche genitivi in -ai nella poesia arcaizzante. Alcuni nomi greci conservano uscite proprie, per esempio Aeneas, Aeneae con accusativo Aenean accanto alla forma latinizzata: le varianti non vanno trasferite ai normali nomi in -a.

Alcuni sostantivi sono usati soprattutto al plurale: divitiae, ricchezze; nuptiae, nozze; Athenae, Atene. Altri cambiano significato secondo il numero: copia indica abbondanza o possibilità, copiae può indicare truppe. Quando cerchi un plurale nel dizionario, controlla quindi anche gli eventuali significati specifici.

Nauta puellae rosam dat.

Il marinaio dà una rosa alla ragazza.

Nauta è nominativo singolare maschile; puellae è dativo singolare perché indica il destinatario; rosam è l’oggetto. Non si può scegliere la funzione di puellae dalla sola desinenza.

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5. Seconda declinazione

La seconda declinazione ha genitivo singolare in -i e comprende nomi maschili in -us e -er, il nome vir e molti neutri in -um. Esistono anche femminili, fra cui vari nomi di alberi: il genere si controlla sul dizionario. Nei nomi in -er la e può conservarsi (puer, pueri) oppure cadere (ager, agri); il genitivo permette di sapere quale tema usare.

Tavola 6 Dominus, domini: il padrone
CasoSingolarePlurale
Nominativodominusdomini
Genitivodominidominorum
Dativodominodominis
Accusativodominumdominos
Vocativodominedomini
Ablativodominodominis
Tavola 7 Puer, pueri: il ragazzo
CasoSingolarePlurale
Nominativopuerpueri
Genitivopueripuerorum
Dativopueropueris
Accusativopuerumpueros
Vocativopuerpueri
Ablativopueropueris
Tavola 8 Ager, agri: il campo
CasoSingolarePlurale
Nominativoageragri
Genitivoagriagrorum
Dativoagroagris
Accusativoagrumagros
Vocativoageragri
Ablativoagroagris
Tavola 9 Bellum, belli: la guerra
CasoSingolarePlurale
Nominativobellumbella
Genitivobellibellorum
Dativobellobellis
Accusativobellumbella
Vocativobellumbella
Ablativobellobellis

Vocativo, nomi in -ius e deus

Il vocativo dei nomi in -us termina normalmente in -e; quello dei nomi in -er e di vir coincide con il nominativo. Filius e i nomi propri in -ius presentano spesso vocativo in -i: fili, Vergili. Non estendere meccanicamente questa uscita a ogni parola contenente -ius: il tipo e la quantità delle vocali contano. Meus ha vocativo maschile singolare mi, come in mi fili.

Il genitivo dei nomi in -ius e -ium può presentare -ii oppure la contrazione -i: filii e fili. Deus ha varianti frequenti al plurale: dei, dii, di; dativo e ablativo deis, diis, dis; genitivo deorum e anche deum. Il vocativo deus è comune nell’uso religioso; dive appartiene a divus. Alcuni nomi neutri in -us, come vulgus, costituiscono eccezioni rispetto all’aspetto esterno più comune della declinazione.

Tavola 10 Vir, viri: l’uomo
CasoSingolarePlurale
Nominativovirviri
Genitivovirivirorum
Dativoviroviris
Accusativovirumviros
Vocativovirviri
Ablativoviroviris

Pueri libros magistri legunt.

I ragazzi leggono i libri del maestro.

Pueri è il soggetto plurale; libros è accusativo plurale; magistri è genitivo singolare. Il verbo plurale aiuta a sciogliere l’ambiguità dei nomi.

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6. Terza declinazione

La terza declinazione raccoglie nomi di tutti i generi con genitivo singolare in -is. Il nominativo può essere molto diverso dal tema degli altri casi: miles, militis, nomen, nominis, rex, regis. Per il lavoro scolastico si distinguono temi consonantici, temi in -i e tipi misti. La divisione tradizionale in tre gruppi è utile per imparare le terminazioni, purché non venga considerata una regola senza eccezioni.

Nei temi consonantici il genitivo plurale è normalmente -um, l’ablativo singolare -e e il plurale neutro -a. Nei temi in -i il genitivo plurale è -ium; i neutri in -e, -al, -ar hanno normalmente ablativo singolare -i e plurale neutro -ia. Molti nomi maschili e femminili mescolano uscite consonantiche e in -i. Per questo non basta contare le sillabe: bisogna conoscere le forme principali del nome.

Tavola 11 Rex, regis: tema consonantico maschile
CasoSingolarePlurale
Nominativorexreges
Genitivoregisregum
Dativoregiregibus
Accusativoregemreges
Vocativorexreges
Ablativoregeregibus
Tavola 12 Corpus, corporis: tema consonantico neutro
CasoSingolarePlurale
Nominativocorpuscorpora
Genitivocorporiscorporum
Dativocorporicorporibus
Accusativocorpuscorpora
Vocativocorpuscorpora
Ablativocorporecorporibus
Tavola 13 Civis, civis: tipo con genitivo plurale -ium
CasoSingolarePlurale
Nominativociviscives
Genitivociviscivium
Dativocivicivibus
Accusativocivemcives (anche civis)
Vocativociviscives
Ablativocivecivibus
Tavola 14 Urbs, urbis: tipo misto
CasoSingolarePlurale
Nominativourbsurbes
Genitivourbisurbium
Dativourbiurbibus
Accusativourbemurbes (anche urbis)
Vocativourbsurbes
Ablativourbeurbibus
Tavola 15 Mare, maris: neutro in -e
CasoSingolarePlurale
Nominativomaremaria
Genitivomarismarium
Dativomarimaribus
Accusativomaremaria
Vocativomaremaria
Ablativomarimaribus
Tavola 16 Animal, animalis: neutro in -al
CasoSingolarePlurale
Nominativoanimalanimalia
Genitivoanimalisanimalium
Dativoanimalianimalibus
Accusativoanimalanimalia
Vocativoanimalanimalia
Ablativoanimalianimalibus

Parisillabi, imparisillabi ed eccezioni

Sono parisillabi i nomi con lo stesso numero di sillabe al nominativo e al genitivo (civis, civis), imparisillabi quelli con numero diverso (consul, consulis). In genere i parisillabi in -is e -es e molti monosillabi con due consonanti prima di -is al genitivo hanno -ium al genitivo plurale: urbs, urbis, mons, montis. Ma canis, iuvenis, senex, pater, mater, frater e altri nomi richiedono le rispettive forme lessicali, spesso in -um. La forma parentum convive con parentium in usi e autori diversi.

L’accusativo plurale in -is dei temi in -i ha i lunga ed equivale spesso al più noto -es: omnis può dunque essere un accusativo plurale, non soltanto genitivo singolare. Alcuni nomi hanno accusativo singolare in -im e ablativo in -i, come sitis, oppure oscillazioni, come turris e ignis. Nei neutri cor, os e lac la somiglianza grafica del tema non autorizza a inventare plurali in -ia. Le varianti meno comuni vanno verificate nella voce del dizionario.

Tavola 17 Nominativo e tema: corrispondenze frequenti
NominativoGenitivoTema praticoOsservazione
rexregisreg-g + s confluiscono in x
duxducisduc-c + s confluiscono in x
milesmilitismilit-Il nominativo non conserva tutto il tema
flumenfluminisflumin-Alternanza e/i
corpuscorporiscorpor-Alternanza s/r negli altri casi
iteritinerisitiner-Tema ampliato da imparare
visForme singolari limitatevi- / vir-Plurale vires, virium
IuppiterIovisIov-Nome proprio irregolare
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7. Quarta e quinta declinazione

Quarta declinazione

La quarta declinazione ha genitivo singolare in -us con u lunga. Comprende soprattutto maschili in -us, alcuni femminili come manus, e neutri in -u come cornu. Il nominativo fructus somiglia a un nome della seconda declinazione, ma il genitivo fructus lo distingue da dominus, domini. Nelle edizioni prive di macron diverse forme risultano graficamente identiche: il contesto resta indispensabile.

Tavola 18 Fructus, fructus: il frutto
CasoSingolarePlurale
Nominativofructŭsfructūs
Genitivofructūsfructuum
Dativofructuifructibus
Accusativofructumfructūs
Vocativofructŭsfructūs
Ablativofructufructibus
Tavola 19 Cornu, cornus: il corno
CasoSingolarePlurale
Nominativocornucornua
Genitivocornuscornuum
Dativocornucornibus
Accusativocornucornua
Vocativocornucornua
Ablativocornucornibus

Alcuni nomi presentano dativo e ablativo plurale in -ubus: artubus, tribubus, arcubus; per altri esistono varianti. Domus, femminile, combina forme della quarta e della seconda declinazione: domus, domum, domo, domui o domo, plurale domus, domuum o domorum, accusativo domus o domos. Il locativo domi significa “in casa”; domum indica il moto a casa e domo il moto da casa.

Quinta declinazione

La quinta declinazione ha nominativo in -es e genitivo in -ei. I nomi sono soprattutto femminili. Dies è normalmente maschile, ma può essere femminile, specialmente al singolare quando indica una data stabilita o un tempo determinato; meridies è maschile. Res e dies hanno il paradigma plurale più completo, mentre molti altri nomi della quinta sono usati soprattutto al singolare.

Tavola 20 Res, rei: la cosa
CasoSingolarePlurale
Nominativoresres
Genitivoreirerum
Dativoreirebus
Accusativoremres
Vocativoresres
Ablativorerebus
Tavola 21 Dies, diei: il giorno
CasoSingolarePlurale
Nominativodiesdies
Genitivodieidierum
Dativodieidiebus
Accusativodiemdies
Vocativodiesdies
Ablativodiediebus
Tavola 22 Locuzioni con res
EspressioneSignificato
res publicaLo Stato; la vita politica; la cosa pubblica
res secundaeLa prosperità
res adversaeLe avversità
res gestaeLe imprese; gli avvenimenti compiuti
res familiarisIl patrimonio familiare

Milites pro re publica pugnant.

I soldati combattono per lo Stato.

La preposizione pro regge l’ablativo: re e publica concordano in femminile singolare ablativo.

Domus: le forme più comuni

Tavola 23 Domus, domus: la casa
CasoSingolarePlurale
Nominativodomusdomus
Genitivodomusdomuum / domorum
Dativodomui / domodomibus
Accusativodomumdomus / domos
Vocativodomusdomus
Ablativodomodomibus

Il locativo domi si aggiunge a queste forme e significa “in casa”. Sono attestate ulteriori varianti rare: la tavola privilegia quelle utili nella lettura scolastica.

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8. Nomi particolari, greci, difettivi e significati del numero

Un nome difettivo non presenta tutte le forme che il paradigma farebbe teoricamente prevedere, oppure ne usa solo alcune con regolarità. “Solo singolare” e “solo plurale” descrivono spesso l’uso prevalente della lingua classica, non un’impossibilità assoluta in ogni autore. Nei testi poetici, tecnici o tardi possono comparire estensioni del numero. Un nome indeclinabile, invece, mantiene la stessa forma pur potendo svolgere funzioni diverse.

I nomi greci entrati in latino oscillano fra adattamento alle declinazioni latine e conservazione di terminazioni greche. Poeta è ormai trattato come un nome della prima; nomi propri come Aeneas, Anchises, Orpheus o Dido richiedono una verifica più precisa. Nei nomi in -eus l’accusativo può essere in -ea e il vocativo in -eu; forme come Aenean non sono errori di accusativo, ma esiti della flessione greca.

Tavola 24 Il numero può cambiare il significato
SingolarePluraleAvvertenza
littera: lettera dell’alfabetolitterae: lettera missiva, letteraturaIl senso dipende dal contesto
castrum: fortificazionecastra: accampamentoCastra richiede concordanza plurale
auxilium: aiutoauxilia: aiuti; truppe ausiliarieIl lessico militare è specifico
finis: limite, finefines: confini, territorioNon sempre basta “fini”
aedes: tempioaedes: templi; casaIl genitivo plurale è aedium
ops: aiuto, risorsa (forme limitate)opes: mezzi, ricchezze, potenzaIl significato politico può essere “potere”
copia: abbondanza, possibilitàcopiae: risorse, truppeNon tradurre automaticamente “copie”

Forme da riconoscere

Tavola 25 Irregolarità nominali frequenti
LemmaForme importantiUso
visvim, vi; plurale vires, virium, viribusForza; genitivo e dativo singolari sono rarissimi e normalmente evitati
bos, bovisboum; bobus o bubusBue, bovino
sus, suissuum; suibus o subusMaiale
Iuppiter, IovisIovi, Iovem, IoveGiove
vas, vasisPlurale vasa, vasorum, vasisAlterna terza al singolare e seconda al plurale
fas, nefasForme indeclinabiliCiò che è lecito o illecito sul piano religioso
spontemea sponte, sua sponteAblativo conservato: di mia/sua iniziativa

Quando il dizionario registra un nome soltanto al plurale, la frase latina conserva il plurale anche se l’italiano usa il singolare: Athenae clarae sunt, “Atene è famosa”. Non modificare quindi il numero del verbo latino per adattarlo alla traduzione. Con termini come arma e moenia conviene imparare insieme forma, genere e significato: sono neutri plurali, non femminili singolari in -a.

Due paradigmi particolari

Tavola 26 Vis: la forza
CasoSingolarePlurale
Nominativovisvires
GenitivoVis (rarissimo; normalmente evitato)virium
DativoVi (rarissimo come dativo)viribus
Accusativovimvires / viris
Vocativovisvires
Ablativoviviribus
Tavola 27 Bos, bovis: il bovino
CasoSingolarePlurale
Nominativobosboves
Genitivobovisboum
Dativobovibobus / bubus
Accusativobovemboves
Vocativobosboves
Ablativobovebobus / bubus
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9. Aggettivi, concordanza e sostantivazione

Gli aggettivi della prima classe

Gli aggettivi della prima classe seguono la seconda declinazione al maschile e al neutro, la prima al femminile. Bonus, bona, bonum presenta tre uscite; pulcher, pulchra, pulchrum perde la e del nominativo maschile, mentre miser, misera, miserum la conserva. L’aggettivo concorda con il nome e non ne copia semplicemente la terminazione: poeta clarus, manus dextra, mare altum appartengono a combinazioni corrette di declinazioni differenti.

Tavola 28 Bonus, bona, bonum: singolare
CasoMaschileFemminileNeutro
Nominativobonusbonabonum
Genitivobonibonaeboni
Dativobonobonaebono
Accusativobonumbonambonum
Vocativobonebonabonum
Ablativobonobonabono
Tavola 29 Bonus, bona, bonum: plurale
CasoMaschileFemminileNeutro
Nominativobonibonaebona
Genitivobonorumbonarumbonorum
Dativobonisbonisbonis
Accusativobonosbonasbona
Vocativobonibonaebona
Ablativobonisbonisbonis

Gli aggettivi della seconda classe

Gli aggettivi della seconda classe seguono la terza declinazione e hanno normalmente genitivo plurale -ium, ablativo singolare -i e neutro plurale -ia. Possono avere tre uscite (acer, acris, acre), due (fortis, forte) o una (audax, genitivo audacis). Le “uscite” si riferiscono al nominativo singolare: un aggettivo a una uscita distingue comunque maschile/femminile e neutro nell’accusativo e nel plurale.

Tavola 30 Fortis, forte
CasoSing. m./f.Sing. neutroPlur. m./f.Plur. neutro
Nominativofortisfortefortesfortia
Genitivofortisfortisfortiumfortium
Dativofortifortifortibusfortibus
Accusativofortemfortefortesfortia
Vocativofortisfortefortesfortia
Ablativofortifortifortibusfortibus
Tavola 31 Audax, audacis
CasoSing. m./f.Sing. neutroPlur. m./f.Plur. neutro
Nominativoaudaxaudaxaudacesaudacia
Genitivoaudacisaudacisaudaciumaudacium
Dativoaudaciaudaciaudacibusaudacibus
Accusativoaudacemaudaxaudacesaudacia
Vocativoaudaxaudaxaudacesaudacia
Ablativoaudaciaudaciaudacibusaudacibus

Aggettivi pronominali e usi del neutro

Unus, solus, totus, ullus, nullus, alter, uter, neuter, alius hanno genitivo singolare in -ius e dativo in -i per tutti i generi; il genitivo di alius è spesso sostituito da alterius. Le altre forme seguono prevalentemente la prima classe. Il neutro di alius è aliud, quello di alter è alterum: non tutti gli aggettivi pronominali hanno lo stesso neutro.

Un aggettivo può essere sostantivato: boni, “i buoni”; sapientes, “i sapienti”; bona, “i beni” o “le cose buone”. Il neutro singolare può esprimere un concetto astratto (verum, il vero). Il neutro plurale, invece, indica spesso un insieme di cose: tradurlo con un plurale italiano concreto è normalmente più chiaro. La sostantivazione non elimina la flessione e non autorizza a inventare un nome sottinteso arbitrario.

Omnes cives forti consuli parent.

Tutti i cittadini obbediscono al console valoroso.

Omnes concorda con cives al nominativo plurale; forti concorda con consuli al dativo singolare, caso richiesto da pareo.

Acer: aggettivo a tre uscite

Tavola 32 Acer, acris, acre
CasoSing. maschileSing. femminileSing. neutroPlur. m./f.Plur. neutro
Nom.aceracrisacreacresacria
Gen.acrisacrisacrisacriumacrium
Dat.acriacriacriacribusacribus
Acc.acremacremacreacresacria
Voc.aceracrisacreacresacria
Abl.acriacriacriacribusacribus

La e di acer cade negli altri casi. Celer, celeris, celere, invece, la conserva: celerem, celeri, celerium, celeria. Aggettivi come vetus, veteris hanno uscite diverse dal modello in -i: vetere, veterum, vetera; anche pauper e dives presentano forme da verificare nel dizionario. Non tutti gli aggettivi della seconda classe hanno quindi sempre -ium e -ia.

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10. Comparativi e superlativi

Il comparativo di maggioranza si forma normalmente aggiungendo -ior per maschile e femminile, -ius per il neutro, al tema dell’aggettivo. Si declina come un tema consonantico della terza: genitivo -ioris, ablativo singolare -iore, genitivo plurale -iorum, neutro plurale -iora. Non assume quindi automaticamente le uscite -i, -ium, -ia degli aggettivi positivi della seconda classe.

Il secondo termine di paragone si esprime con quam seguito dal caso del primo termine, oppure con l’ablativo quando il primo termine è nominativo o accusativo. Nelle altre situazioni si usa normalmente quam. Il comparativo può anche essere assoluto, cioè senza confronto espresso: severior può significare “piuttosto severo” o “troppo severo”, secondo il contesto. Non si deve aggiungere “più di” se il testo non sta veramente confrontando due elementi.

Tavola 33 Comparazione regolare
GradoCostruzioneEsempio
Uguaglianzatam ... quam; aeque ... actam fortis quam frater: forte quanto il fratello
Minoranzaminus ... quamminus fortis quam frater: meno forte del fratello
Maggioranzafortior ... quam; fortior + ablativofortior fratre: più forte del fratello
Superlativo relativo-issimus + gruppo di riferimentofortissimus omnium: il più forte di tutti
Superlativo assoluto-issimus, senza gruppo di confrontofortissimus: fortissimo, molto forte

Superlativi particolari e irregolari

Il superlativo si declina come bonus. Gli aggettivi in -er formano spesso -errimus sul nominativo maschile: pulcherrimus, acerrimus. Sei frequenti aggettivi in -ilis formano -illimus: facilis, difficilis, similis, dissimilis, gracilis, humilis. Non vale per tutti gli aggettivi in -ilis: utilis dà utilissimus. Alcuni aggettivi, soprattutto con una vocale davanti a -us, ricorrono normalmente a magis e maxime; il dizionario segnala le forme effettivamente in uso.

Per confrontare due qualità dello stesso soggetto si possono usare due comparativi: fortior quam prudentior, “più coraggioso che prudente”; esiste anche la costruzione con magis e i positivi. Quam davanti al superlativo significa spesso “il più ... possibile”: quam celerrime, “il più rapidamente possibile”. Gli avverbi multo, paulo, tanto esprimono la misura della differenza e sono ablativi, non accusativi.

Tavola 34 Forme da imparare insieme
PositivoComparativoSuperlativo
bonusmelior, meliusoptimus
maluspeior, peiuspessimus
magnusmaior, maiusmaximus
parvusminor, minusminimus
multusplus (neutro); plures, pluraplurimus
propinquus / propepropior, propiusproximus
superussuperior, superiussupremus / summus
inferusinferior, inferiusinfimus / imus
posterusposterior, posteriuspostremus / postumus
exterusexterior, exteriusextremus / extimus

Plus al singolare è normalmente un neutro sostantivato e regge il genitivo partitivo: plus pecuniae, “più denaro”. Al plurale plures e plura concordano con il nome: plures libri, “più libri”; genitivo plurium. Per un confronto fra due elementi sono tipiche le forme comparative, per un insieme di più elementi quelle superlative, ma gli usi reali non vanno ridotti a una rigida formula aritmetica.

Declinazione del comparativo

Tavola 35 Fortior, fortius
CasoSing. m./f.Sing. neutroPlur. m./f.Plur. neutro
Nom./voc.fortiorfortiusfortioresfortiora
Gen.fortiorisfortiorisfortiorumfortiorum
Dat.fortiorifortiorifortioribusfortioribus
Acc.fortioremfortiusfortioresfortiora
Abl.fortiorefortiorefortioribusfortioribus
Tavola 36 Plus e plures
CasoSingolare neutroPlurale m./f.Plurale neutro
Nom./acc.pluspluresplura
Gen.plurispluriumplurium
Dat.Non ordinariopluribuspluribus
Abl.plure (raro)pluribuspluribus
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11. Numerali, numeri romani e calendario

I cardinali indicano quanti elementi ci sono; gli ordinali la posizione; i distributivi quanti elementi spettano a ciascuno; gli avverbi numerali quante volte accade qualcosa. La distinzione cambia il significato: duo libri sono due libri complessivi, bini libri sono due libri per ciascuno o per volta. Con nomi usati solo al plurale i distributivi possono indicare unità singole, come bina castra, due accampamenti.

Tavola 37 Numerali fondamentali: ordinali in -us, -a, -um; distributivi in -i, -ae, -a
NumeroRomanoCardinaleOrdinaleDistributivo
1Iunusprimussinguli
2IIduosecundus / alterbini
3IIItrestertiusterni
4IVquattuorquartusquaterni
5Vquinquequintusquini
6VIsexsextusseni
7VIIseptemseptimussepteni
8VIIIoctooctavusoctoni
9IXnovemnonusnoveni
10Xdecemdecimusdeni
11XIundecimundecimusundeni
12XIIduodecimduodecimusduodeni
13XIIItredecimtertius decimusterni deni
14XIVquattuordecimquartus decimusquaterni deni
15XVquindecimquintus decimusquini deni
16XVIsedecimsextus decimusseni deni
17XVIIseptendecimseptimus decimussepteni deni
18XVIIIduodevigintiduodevicesimusduodeviceni
19XIXundevigintiundevicesimusundeviceni
20XXvigintivicesimusviceni
30XXXtrigintatricesimustriceni
40XLquadragintaquadragesimusquadrageni
50Lquinquagintaquinquagesimusquinquageni
60LXsexagintasexagesimussexageni
70LXXseptuagintaseptuagesimusseptuageni
80LXXXoctogintaoctogesimusoctogeni
90XCnonagintanonagesimusnonageni
100Ccentumcentesimuscenteni
200CCducentiducentesimusduceni
300CCCtrecentitrecentesimustreceni
400CDquadringentiquadringentesimusquadringeni
500Dquingentiquingentesimusquingeni
600DCsescentisescentesimussesceni
700DCCseptingentiseptingentesimusseptingeni
800DCCCoctingentioctingentesimusoctingeni
900CMnongentinongentesimusnongeni
1.000Mmillemillesimussingula milia

Declinazione dei cardinali

Sono declinabili unus, duo, tres, le centinaia da duecento a novecento e il sostantivo milia. Mille è invece indeclinabile: mille milites, mille soldati. Milia è un neutro plurale della terza e regge il genitivo: tria milia militum, tremila soldati. I numeri composti possono presentare unità seguita da et e decina (unus et viginti) oppure decina e unità (viginti unus). Gli ordinali e i distributivi concordano come aggettivi della prima classe.

Tavola 38 Unus, una, unum
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.unusunaunum
Gen.uniusuniusunius
Dat.uniuniuni
Acc.unumunamunum
Abl.unounauno
Tavola 39 Duo, duae, duo
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.duoduaeduo
Gen.duorumduarumduorum
Dat.duobusduabusduobus
Acc.duos / duoduasduo
Abl.duobusduabusduobus
Tavola 40 Tres e milia
CasoTres m./f.Tria neutroMilia neutro
Nom./voc.trestriamilia
Gen.triumtriummilium
Dat./abl.tribustribusmilibus
Acc.trestriamilia
Tavola 41 Avverbi numerali
ValoreForma
Una, due, tre, quattro voltesemel, bis, ter, quater
Cinque, sei, sette voltequinquies, sexies, septies
Otto, nove, dieci volteocties, novies, decies
Venti, trenta, cento voltevicies, tricies, centies
Mille voltemillies

Leggere numeri e date

I segni principali sono I, V, X, L, C, D, M. Nella convenzione moderna un segno minore a destra si somma, a sinistra può sottrarsi nei gruppi ammessi, come IV, IX, XL, XC, CD, CM. Le iscrizioni antiche presentano anche scritture additive come IIII: la regola scolastica delle tre ripetizioni non descrive tutte le testimonianze romane.

Il calendario usa Calende, primo giorno del mese; None, giorno 5, ma 7 a marzo, maggio, luglio e ottobre; Idi, giorno 13, ma 15 negli stessi quattro mesi. I giorni intermedi si contano a ritroso includendo il giorno di partenza e quello di arrivo. Ante diem tertium Kalendas Apriles indica il 30 marzo; pridie Kalendas Apriles il 31 marzo. Le date fisse sono espresse all’ablativo: Idibus Martiis, il 15 marzo. La datazione tramite i consoli fu fondamentale nell’uso romano; il computo dalla fondazione di Roma non fu l’unico sistema e non va presentato come universalmente impiegato fin dalle origini.

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12. Pronomi personali, riflessivi e possessivi

Il latino può omettere il pronome soggetto perché la persona è già espressa dal verbo. Ego e tu, quando compaiono, hanno spesso valore enfatico o contrastivo. Il riflessivo di terza persona si riferisce normalmente al soggetto della propria proposizione; nei discorsi riferiti può rimandare al soggetto che parla o pensa. Non esiste un nominativo del riflessivo di terza persona: il soggetto si esprime altrimenti.

Tavola 42 Pronomi personali e riflessivo
CasoIoTuNoiVoiSé, sing. e plur.
Nom.egotunosvosNon presente
Gen.meituinostri / nostrumvestri / vestrumsui
Dat.mihitibinobisvobissibi
Acc.metenosvosse
Abl.metenobisvobisse

Nostri e nostrum; forme con cum

Nostrum e vestrum hanno soprattutto valore partitivo: unus nostrum, uno di noi. Nostri e vestri sono usati nelle altre relazioni, come genitivi oggettivi: memoria nostri, il ricordo di noi. Anche il legame con omnium richiede attenzione alle espressioni effettive: non trasformare le due serie in forme liberamente intercambiabili.

Con i personali e il riflessivo, cum si pospone: mecum, tecum, secum, nobiscum, vobiscum. I rafforzativi -met e talvolta -te producono forme come egomet e tute. Is, ea, id può funzionare come pronome di terza persona non riflessivo; il latino non possiede una serie personale “egli, ella” strutturalmente identica a ego e tu.

Possessivi: suus ed eius non sono equivalenti

Meus, tuus, suus, noster, vester concordano con ciò che è posseduto, non con il possessore. Suus è riflessivo; quando “suo” riguarda una persona diversa dal soggetto si usano normalmente eius al singolare e eorum, earum al plurale. Questi genitivi non concordano con la cosa posseduta. Nelle subordinate che esprimono il punto di vista altrui, il riflessivo indiretto richiede l’identificazione del soggetto del pensiero o del discorso.

Marcus suum librum legit.

Marco legge il proprio libro.

Il possessore è Marco, soggetto della frase.

Marcus eius librum legit.

Marco legge il libro di lui o di lei.

Il possessore è un’altra persona indicata dal contesto; eius non cambia se il libro è maschile, femminile o plurale.

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13. Dimostrativi e determinativi

I dimostrativi collocano persone e cose nello spazio, nel discorso o rispetto agli interlocutori. Hic indica normalmente vicinanza a chi parla, iste a chi ascolta, ille lontananza o notorietà. Iste può assumere sfumatura polemica, ma non è sempre dispregiativo; ille può designare una persona celebre o richiamare un elemento già nominato. Is riprende in modo più neutro un referente.

Ipse mette in rilievo l’identità di chi compie o subisce l’azione: “lui stesso”, “proprio lui”. Idem indica invece identità rispetto a un altro elemento: “il medesimo”. La frase “è venuto lo stesso maestro” richiede quindi di chiarire se si intende il maestro in persona oppure il medesimo già incontrato.

Tavola 43 Is, ea, id: singolare
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.iseaid
Gen.eiuseiuseius
Dat.eieiei
Acc.eumeamid
Abl.eoeaeo
Tavola 44 Is, ea, id: plurale
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.ei / ii / ieaeea
Gen.eorumearumeorum
Dat.eis / iis / iseis / iis / iseis / iis / is
Acc.eoseasea
Abl.eis / iis / iseis / iis / iseis / iis / is
Tavola 45 Hic, haec, hoc: singolare
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.hichaechoc
Gen.huiushuiushuius
Dat.huichuichuic
Acc.hunchanchoc
Abl.hochachoc
Tavola 46 Hic, haec, hoc: plurale
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.hihaehaec
Gen.horumharumhorum
Dat.hishishis
Acc.hoshashaec
Abl.hishishis
Tavola 47 Ille, illa, illud: singolare
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.illeillaillud
Gen.illiusilliusillius
Dat.illiilliilli
Acc.illumillamillud
Abl.illoillaillo
Tavola 48 Ille, illa, illud: plurale
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.illiillaeilla
Gen.illorumillarumillorum
Dat.illisillisillis
Acc.illosillasilla
Abl.illisillisillis
Tavola 49 Ipse, ipsa, ipsum: singolare
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.ipseipsaipsum
Gen.ipsiusipsiusipsius
Dat.ipsiipsiipsi
Acc.ipsumipsamipsum
Abl.ipsoipsaipso
Tavola 50 Ipse, ipsa, ipsum: plurale
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.ipsiipsaeipsa
Gen.ipsorumipsarumipsorum
Dat.ipsisipsisipsis
Acc.ipsosipsasipsa
Abl.ipsisipsisipsis
Tavola 51 Idem, eadem, idem: singolare
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.idemeademidem
Gen.eiusdemeiusdemeiusdem
Dat.eidemeidemeidem
Acc.eundemeandemidem
Abl.eodemeademeodem
Tavola 52 Idem, eadem, idem: plurale
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.eidem / iidemeaedemeadem
Gen.eorundemearundemeorundem
Dat.eisdem / iisdemeisdem / iisdemeisdem / iisdem
Acc.eosdemeasdemeadem
Abl.eisdem / iisdemeisdem / iisdemeisdem / iisdem

Iste, ista, istud si declina sostituendo ist- a ill- nelle forme di ille: istius, isti, istum, isto; plurale isti, istarum, istis, e così via. Le forme di idem derivano da is con -dem e presentano adattamenti consonantici, come eundem ed eorundem. Un dimostrativo usato come aggettivo concorda con il nome; usato come pronome deve invece essere collegato al referente attraverso il contesto.

Iste: paradigma completo

Tavola 53 Iste, ista, istud: singolare
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.isteistaistud
Gen.istiusistiusistius
Dat.istiistiisti
Acc.istumistamistud
Abl.istoistaisto
Tavola 54 Iste, ista, istud: plurale
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.istiistaeista
Gen.istorumistarumistorum
Dat.istisistisistis
Acc.istosistasista
Abl.istisistisistis
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14. Relativi e interrogativi

Il relativo qui, quae, quod collega una subordinata a un antecedente. Prende genere e numero dall’antecedente, ma il caso dipende dalla funzione nella relativa. In Puer quem vides amicus meus est, puer è nominativo nella principale, mentre quem è accusativo perché oggetto di vides. Questa separazione fra concordanza e funzione è una delle regole più importanti dell’intera sintassi latina.

Tavola 55 Qui, quae, quod: singolare
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.quiquaequod
Gen.cuiuscuiuscuius
Dat.cuicuicui
Acc.quemquamquod
Abl.quoquaquo
Tavola 56 Qui, quae, quod: plurale
CasoMaschileFemminileNeutro
Nom.quiquaequae
Gen.quorumquarumquorum
Dat.quibusquibusquibus
Acc.quosquasquae
Abl.quibusquibusquibus

Quis e qui nelle domande

L’interrogativo pronominale è normalmente quis? quid?, “chi? che cosa?”, con quis maschile e femminile e quid neutro. L’interrogativo aggettivale è qui? quae? quod?, “quale?”, concordato con un nome. Al genitivo e dativo singolare ritroviamo cuius e cui; all’accusativo quem e quid per il pronome, quem, quam, quod per l’aggettivo. Il plurale segue sostanzialmente il relativo. Le forme femminili pronominali possono seguire quae quando il referente femminile è identificato.

Uter? chiede “quale dei due?”, quot? quanti, qualis? di quale qualità, quantus? quanto grande. Cur, ubi, quo, unde, quando, quomodo sono avverbi interrogativi. Il punto interrogativo è un aiuto editoriale moderno: il valore interrogativo si riconosce anche dalla costruzione e dalle particelle.

Quis venit? Quem librum legis?

Chi viene? Quale libro leggi?

Nella prima domanda quis è pronome; nella seconda quem è aggettivo interrogativo e concorda con librum.

Relativi indefiniti e correlativi

Quicumque significa “chiunque”, “qualunque” e conserva la flessione di qui davanti a -cumque. Quisquis significa “chiunque”, quidquid o quicquid “qualunque cosa”; non se ne deve inventare una declinazione simmetrica completa, perché l’uso classico privilegia determinate forme. Le coppie is ... qui, talis ... qualis, tantus ... quantus, tot ... quot creano corrispondenze da tradurre unitariamente: “tale ... quale”, “tanto ... quanto”.

Interrogativi: tavola delle forme singolari

Tavola 57 Quis, quid e uter
CasoQuis m./f.Quid neutroUter m.Utra f.Utrum n.
Nom.quisquiduterutrautrum
Gen.cuiuscuiusutriusutriusutrius
Dat.cuicuiutriutriutri
Acc.quemquidutrumutramutrum
Abl.quo (f. qua)quoutroutrautro
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15. Indefiniti e negativi

Gli indefiniti non sono sinonimi perfetti. Aliquis indica qualcuno senza identificarlo; quidam una persona o cosa determinata ma non nominata; quisque ciascuno considerato singolarmente; quilibet e quivis chiunque, a piacere. Quisquam e ullus compaiono soprattutto in contesti negativi, dubitativi o condizionali: la loro distribuzione dipende dal senso della frase, non da una traduzione italiana unica.

Tavola 58 Indefiniti principali
FormaSignificatoParticolarità
aliquis, aliquidQualcuno, qualcosaAggettivo aliqui, aliqua, aliquod
quis, quidQualcuno, qualcosaFrequente dopo si, nisi, ne, num
quidam, quaedam, quiddamUn certo; qualcuno ben determinatoAggettivo neutro quoddam; acc. quendam, quandam
quisque, quidqueCiascunoAggettivo qui/quae/quod + -que secondo l’uso
unusquisqueOgnuno singolarmenteSi flettono entrambe le parti: uniuscuiusque
quilibet / quivisChiunque, qualunqueParte relativa declinabile + elemento invariabile
quisquam, quidquamAlcuno, alcunchéSoprattutto in contesti non affermativi
ullus, ulla, ullumAlcunoGenitivo ullius, dativo ulli; frequente con negazioni
nullus, nulla, nullumNessunoGenitivo nullius, dativo nulli
alius, alia, aliudUn altro, diversoFra più elementi; gen. spesso alterius
alter, altera, alterumL’altro dei dueGen. alterius, dat. alteri
uterque, utraque, utrumqueL’uno e l’altroGen. utriusque; spesso concordanza al singolare
nemo; nihilNessuno; nienteForme difettive, con sostituzioni lessicali

Le declinazioni essenziali

Tavola 59 Aliquis e nemo
CasoAliquis m./f.Aliquid neutroNemo
Nominativoaliquisaliquidnemo
Genitivoalicuiusalicuiusnullius
Dativoalicuialicuinemini
Accusativoaliquemaliquidneminem
Ablativoaliquo (f. aliqua)aliquonullo (f. nulla)

L’aggettivo aliqui, aliqua, aliquod e le forme plurali seguono la flessione del relativo con il prefisso ali-: aliquorum, aliquibus. Nel tipo indefinito senza prefisso la forma femminile singolare qua e il neutro plurale qua sono caratteristici, accanto a varianti del paradigma. La formula scolastica “dopo si, nisi, ne, num cade ali-” descrive una preferenza frequente: non significa che aliquis sia impossibile dopo queste parole.

Nihil è usato soprattutto nei casi diretti; per gli altri casi si ricorre a nullius rei, nulli rei, nulla re. Nemo usa comunemente nullius e nullo come genitivo e ablativo. In prosa classica una negazione già espressa tende a richiedere l’indefinito, come non ... quisquam; due negazioni possono affermare, ma occorre leggere la portata di ciascuna. Non nemo significa “qualcuno”; nemo non, “tutti”.

Si quis venit, eum audi.

Se viene qualcuno, ascoltalo.

Quis è indefinito dopo si; eum riprende la persona menzionata senza funzione riflessiva.

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16. Il verbo: paradigma, temi e desinenze

Per analizzare un verbo bisogna riconoscere persona, numero, tempo, modo e diatesi (attiva, passiva o deponente). La coniugazione non si identifica soltanto dalla prima persona del presente: moneo e video appartengono alla seconda, capio alla coniugazione mista, audio alla quarta. Il criterio decisivo è l’infinito, letto insieme al paradigma.

Il paradigma raccoglie le forme da cui si ricavano i diversi temi. La forma scolastica estesa è laudo, laudas, laudavi, laudatum, laudare: prima e seconda persona del presente, prima del perfetto, supino e infinito presente. I dizionari possono abbreviare questa serie o usare un ordine diverso. Da laudare ricaviamo il tema del presente; da laudavi il tema del perfetto laudav-; dal supino laudatum il tema laudat-. Non esiste una regola che permetta di indovinare sempre perfetto e supino: vanno studiati con il lemma.

Tavola 60 Le cinque serie da riconoscere
TipoInfinitoModelloPerfetto e supino
Prima-ārelaudo, laudarelaudavi, laudatum
Seconda-ēremoneo, moneremonui, monitum
Terza-ĕrelego, legerelegi, lectum
Quarta-īreaudio, audireaudivi, auditum
Mista: terza in -io-ĕrecapio, caperecepi, captum

Tre sistemi, non un’unica catena

Dal tema del presente si formano presente, imperfetto e futuro indicativo, presente e imperfetto congiuntivo, imperativi, infinito presente, participio presente, gerundio e gerundivo. Dal tema del perfetto si forma il sistema attivo del perfetto: perfetto, piuccheperfetto e futuro anteriore indicativo, perfetto e piuccheperfetto congiuntivo, infinito perfetto. Dal tema del supino derivano normalmente participio perfetto, participio futuro e supino. Il sistema del perfetto passivo usa il participio perfetto con sum.

Il perfetto può avere -v- o -u- (amavi, monui), -s- con adattamenti fonetici (scripsi, dixi), raddoppiamento (dedi, tetigi), alternanza vocalica (feci, cepi) oppure un tema apparentemente uguale al presente (legi, con quantità diverse). La traduzione si decide solo dopo avere identificato la forma.

Tavola 61 Desinenze personali del sistema del presente
PersonaAttivoPassivo
1ª sing.-o / -m-or / -r
2ª sing.-s-ris (anche -re)
3ª sing.-t-tur
1ª plur.-mus-mur
2ª plur.-tis-mini
3ª plur.-nt-ntur
Tavola 62 Desinenze e suffissi del sistema del perfetto attivo
TempoSerie delle sei persone
Perfetto indicativo-i, -isti, -it, -imus, -istis, -erunt (anche -ere)
Piuccheperfetto indicativo-eram, -eras, -erat, -eramus, -eratis, -erant
Futuro anteriore indicativo-ero, -eris, -erit, -erimus, -eritis, -erint
Perfetto congiuntivo-erim, -eris, -erit, -erimus, -eritis, -erint
Piuccheperfetto congiuntivo-issem, -isses, -isset, -issemus, -issetis, -issent
Infinito perfetto-isse
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17. Tempi, modi, diatesi e forme contratte

Il tempo latino esprime sia la collocazione cronologica sia il modo in cui l’azione viene presentata. L’imperfetto mostra normalmente un’azione in corso, ripetuta o di sfondo; il perfetto la presenta come evento compiuto o risultato. Legebam può significare “leggevo”, “stavo leggendo”; legi “lessi” oppure “ho letto”. Non è corretto associare automaticamente il perfetto latino al solo passato remoto italiano.

L’indicativo presenta un fatto, l’imperativo un comando, il congiuntivo diversi valori di volontà, possibilità o subordinazione. Infinito, participio, gerundio, gerundivo e supino sono forme nominali del verbo: mantengono proprietà verbali ma svolgono anche funzioni di nome o aggettivo. Il latino non possiede un modo condizionale autonomo: molti valori del condizionale italiano sono espressi dal congiuntivo o da perifrasi.

Tavola 63 Il sistema dei tempi finiti
ModoTempi del presenteTempi del perfetto
IndicativoPresente, imperfetto, futuro semplicePerfetto, piuccheperfetto, futuro anteriore
CongiuntivoPresente, imperfettoPerfetto, piuccheperfetto
ImperativoPresente e futuroNon esistono tempi del perfetto

Attivo, passivo e accordo del participio

Nel passivo il soggetto riceve l’azione: Puer laudatur, il ragazzo è lodato. Con un verbo transitivo il complemento oggetto dell’attivo può diventare soggetto del passivo; l’agente si esprime normalmente con a/ab e ablativo se è una persona. Un verbo intransitivo può avere un passivo impersonale alla terza singolare: pugnatur, si combatte. Non gli si deve attribuire un normale soggetto paziente che il suo significato non ammette.

Nel perfetto passivo il participio concorda con il soggetto: puer laudatus est, puella laudata est, pueri laudati sunt. Il presente sum appartiene alla costruzione del perfetto: laudatus est significa “fu lodato” o “è stato lodato”, mentre “è lodato” è laudatur. Esistono anche combinazioni con fui e fueram e letture risultative: si studiano nel loro contesto, senza sostituire il modello base.

Tavola 64 Leggere le forme composte
FormaAnalisiTraduzione di base
laudatus sumPerfetto indicativo passivoSono stato lodato / fui lodato
laudatus eramPiuccheperfetto indicativo passivoEro stato lodato
laudatus eroFuturo anteriore indicativo passivoSarò stato lodato
laudatus simPerfetto congiuntivo passivoChe io sia stato lodato
laudatus essemPiuccheperfetto congiuntivo passivoChe io fossi stato lodato

Contrazioni e varianti frequenti

Nei perfetti in -v- sono frequenti contrazioni: amavisti può diventare amasti, amaverunt amarunt, amavisse amasse; audivisti può apparire come audisti, audivisse come audisse. Queste forme non sono nuovi paradigmi e non si ottengono cancellando lettere a caso. Il perfetto può avere terza plurale in -ere: dixere equivale a dixerunt e non è infinito. Al passivo la seconda singolare in -re (laudare) può coincidere graficamente con un infinito attivo o un imperativo passivo. Prima di tradurre occorre quindi chiedersi quale forma sia compatibile con la frase.

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18. Prima coniugazione: laudo

Il modello significa lodare. Paradigma: laudo, laudas, laudavi, laudatum, laudare. Il presente congiuntivo cambia la vocale caratteristica a in e: laudem. Il futuro indicativo ha -bo, -bis, -bit. Distingui laudem (che io lodi) da laudabo (loderò).

Indicativo e congiuntivo

Tavola 65 Indicativo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelaudolaudaslaudatlaudamuslaudatislaudant
Imperfettolaudabamlaudabaslaudabatlaudabamuslaudabatislaudabant
Futuro semplicelaudabolaudabislaudabitlaudabimuslaudabitislaudabunt
Perfettolaudavilaudavistilaudavitlaudavimuslaudavistislaudaverunt
Piuccheperfettolaudaveramlaudaveraslaudaveratlaudaveramuslaudaveratislaudaverant
Futuro anteriorelaudaverolaudaverislaudaveritlaudaverimuslaudaveritislaudaverint
Tavola 66 Indicativo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelaudorlaudarislaudaturlaudamurlaudaminilaudantur
Imperfettolaudabarlaudabarislaudabaturlaudabamurlaudabaminilaudabantur
Futuro semplicelaudaborlaudaberislaudabiturlaudabimurlaudabiminilaudabuntur
Perfettolaudatus sumlaudatus eslaudatus estlaudati sumuslaudati estislaudati sunt
Piuccheperfettolaudatus eramlaudatus eraslaudatus eratlaudati eramuslaudati eratislaudati erant
Futuro anteriorelaudatus erolaudatus erislaudatus eritlaudati erimuslaudati eritislaudati erunt
Tavola 67 Congiuntivo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelaudemlaudeslaudetlaudemuslaudetislaudent
Imperfettolaudaremlaudareslaudaretlaudaremuslaudaretislaudarent
Perfettolaudaverimlaudaverislaudaveritlaudaverimuslaudaveritislaudaverint
Piuccheperfettolaudavissemlaudavisseslaudavissetlaudavissemuslaudavissetislaudavissent
Tavola 68 Congiuntivo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelauderlauderislaudeturlaudemurlaudeminilaudentur
Imperfettolaudarerlaudarerislaudareturlaudaremurlaudareminilaudarentur
Perfettolaudatus simlaudatus sislaudatus sitlaudati simuslaudati sitislaudati sint
Piuccheperfettolaudatus essemlaudatus esseslaudatus essetlaudati essemuslaudati essetislaudati essent

Nelle forme composte la tabella usa il maschile: sostituisci -us e -i con -a e -ae per il femminile, con -um e -a per il neutro. La persona è indicata da sum; genere e numero dal participio. Le sei colonne seguono sempre lo stesso ordine, così puoi confrontare direttamente le coniugazioni.

Imperativi e forme nominali

Tavola 69 Imperativo: le caselle mancanti non vanno inventate
Tempo e diatesi2ª singolare3ª singolare2ª plurale3ª plurale
Presente attivolaudaNon presentelaudateNon presente
Futuro attivolaudatolaudatolaudatotelaudanto
Presente passivolaudareNon presentelaudaminiNon presente
Futuro passivolaudatorlaudatorNon presente nel modello scolasticolaudantor
Tavola 70 Infiniti e participi
FormaAttivoPassivo
Infinito presentelaudarelaudari
Infinito perfettolaudavisselaudatum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)
Infinito futurolaudaturum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)laudatum iri
Participio presentelaudans, laudantisNon presente
Participio perfettoNon presente nel verbo attivo regolarelaudatus, -a, -um
Participio futurolaudaturus, -a, -umNon presente; il gerundivo ha altra funzione
Tavola 71 Gerundio, gerundivo e supino
FormaParadigma
Gerundio: genitivolaudandi
Gerundio: dativo / ablativolaudando
Gerundio: accusativo con adlaudandum
Gerundivolaudandus, -a, -um
Supino in -um / in -ulaudatum / laudatu

laudabat.

Lodava.

Imperfetto indicativo attivo: la forma presenta l’azione nel suo svolgimento o nella sua ripetizione.

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19. Seconda coniugazione: moneo

Il modello significa ammonire. Paradigma: moneo, mones, monui, monitum, monere. La e dell’infinito monēre è lunga. Nel presente congiuntivo compare -ea-: moneam; il futuro ha -bo. La u di monui appartiene al tema del perfetto e non va riportata nelle forme del presente.

Indicativo e congiuntivo

Tavola 72 Indicativo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentemoneomonesmonetmonemusmonetismonent
Imperfettomonebammonebasmonebatmonebamusmonebatismonebant
Futuro semplicemonebomonebismonebitmonebimusmonebitismonebunt
Perfettomonuimonuistimonuitmonuimusmonuistismonuerunt
Piuccheperfettomonuerammonuerasmonueratmonueramusmonueratismonuerant
Futuro anterioremonueromonuerismonueritmonuerimusmonueritismonuerint
Tavola 73 Indicativo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentemoneormonerismoneturmonemurmoneminimonentur
Imperfettomonebarmonebarismonebaturmonebamurmonebaminimonebantur
Futuro semplicemonebormoneberismonebiturmonebimurmonebiminimonebuntur
Perfettomonitus summonitus esmonitus estmoniti sumusmoniti estismoniti sunt
Piuccheperfettomonitus erammonitus erasmonitus eratmoniti eramusmoniti eratismoniti erant
Futuro anterioremonitus eromonitus erismonitus eritmoniti erimusmoniti eritismoniti erunt
Tavola 74 Congiuntivo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentemoneammoneasmoneatmoneamusmoneatismoneant
Imperfettomoneremmoneresmoneretmoneremusmoneretismonerent
Perfettomonuerimmonuerismonueritmonuerimusmonueritismonuerint
Piuccheperfettomonuissemmonuissesmonuissetmonuissemusmonuissetismonuissent
Tavola 75 Congiuntivo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentemonearmonearismoneaturmoneamurmoneaminimoneantur
Imperfettomonerermonererismonereturmoneremurmonereminimonerentur
Perfettomonitus simmonitus sismonitus sitmoniti simusmoniti sitismoniti sint
Piuccheperfettomonitus essemmonitus essesmonitus essetmoniti essemusmoniti essetismoniti essent

Nelle forme composte la tabella usa il maschile: sostituisci -us e -i con -a e -ae per il femminile, con -um e -a per il neutro. La persona è indicata da sum; genere e numero dal participio. Le sei colonne seguono sempre lo stesso ordine, così puoi confrontare direttamente le coniugazioni.

Imperativi e forme nominali

Tavola 76 Imperativo: le caselle mancanti non vanno inventate
Tempo e diatesi2ª singolare3ª singolare2ª plurale3ª plurale
Presente attivomoneNon presentemoneteNon presente
Futuro attivomonetomonetomonetotemonento
Presente passivomonereNon presentemoneminiNon presente
Futuro passivomonetormonetorNon presente nel modello scolasticomonentor
Tavola 77 Infiniti e participi
FormaAttivoPassivo
Infinito presentemoneremoneri
Infinito perfettomonuissemonitum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)
Infinito futuromoniturum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)monitum iri
Participio presentemonens, monentisNon presente
Participio perfettoNon presente nel verbo attivo regolaremonitus, -a, -um
Participio futuromoniturus, -a, -umNon presente; il gerundivo ha altra funzione
Tavola 78 Gerundio, gerundivo e supino
FormaParadigma
Gerundio: genitivomonendi
Gerundio: dativo / ablativomonendo
Gerundio: accusativo con admonendum
Gerundivomonendus, -a, -um
Supino in -um / in -umonitum / monitu

monebat.

Ammoniva.

Imperfetto indicativo attivo: la forma presenta l’azione nel suo svolgimento o nella sua ripetizione.

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20. Terza coniugazione: lego

Il modello significa leggere / raccogliere. Paradigma: lego, legis, legi, lectum, legere. La e dell’infinito legĕre è breve. Futuro e congiuntivo coincidono alla prima singolare legam, ma divergono nelle altre persone: leges è futuro, legas congiuntivo. Legi può essere infinito passivo oppure perfetto attivo: il contesto decide.

Indicativo e congiuntivo

Tavola 79 Indicativo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelegolegislegitlegimuslegitislegunt
Imperfettolegebamlegebaslegebatlegebamuslegebatislegebant
Futuro semplicelegamlegeslegetlegemuslegetislegent
Perfettolegilegistilegitlegimuslegistislegerunt
Piuccheperfettolegeramlegeraslegeratlegeramuslegeratislegerant
Futuro anteriorelegerolegerislegeritlegerimuslegeritislegerint
Tavola 80 Indicativo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelegorlegerislegiturlegimurlegiminileguntur
Imperfettolegebarlegebarislegebaturlegebamurlegebaminilegebantur
Futuro semplicelegarlegerislegeturlegemurlegeminilegentur
Perfettolectus sumlectus eslectus estlecti sumuslecti estislecti sunt
Piuccheperfettolectus eramlectus eraslectus eratlecti eramuslecti eratislecti erant
Futuro anteriorelectus erolectus erislectus eritlecti erimuslecti eritislecti erunt
Tavola 81 Congiuntivo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelegamlegaslegatlegamuslegatislegant
Imperfettolegeremlegereslegeretlegeremuslegeretislegerent
Perfettolegerimlegerislegeritlegerimuslegeritislegerint
Piuccheperfettolegissemlegisseslegissetlegissemuslegissetislegissent
Tavola 82 Congiuntivo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelegarlegarislegaturlegamurlegaminilegantur
Imperfettolegererlegererislegereturlegeremurlegereminilegerentur
Perfettolectus simlectus sislectus sitlecti simuslecti sitislecti sint
Piuccheperfettolectus essemlectus esseslectus essetlecti essemuslecti essetislecti essent

Nelle forme composte la tabella usa il maschile: sostituisci -us e -i con -a e -ae per il femminile, con -um e -a per il neutro. La persona è indicata da sum; genere e numero dal participio. Le sei colonne seguono sempre lo stesso ordine, così puoi confrontare direttamente le coniugazioni.

Imperativi e forme nominali

Tavola 83 Imperativo: le caselle mancanti non vanno inventate
Tempo e diatesi2ª singolare3ª singolare2ª plurale3ª plurale
Presente attivolegeNon presentelegiteNon presente
Futuro attivolegitolegitolegitotelegunto
Presente passivolegereNon presentelegiminiNon presente
Futuro passivolegitorlegitorNon presente nel modello scolasticoleguntor
Tavola 84 Infiniti e participi
FormaAttivoPassivo
Infinito presentelegerelegi
Infinito perfettolegisselectum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)
Infinito futurolecturum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)lectum iri
Participio presentelegens, legentisNon presente
Participio perfettoNon presente nel verbo attivo regolarelectus, -a, -um
Participio futurolecturus, -a, -umNon presente; il gerundivo ha altra funzione
Tavola 85 Gerundio, gerundivo e supino
FormaParadigma
Gerundio: genitivolegendi
Gerundio: dativo / ablativolegendo
Gerundio: accusativo con adlegendum
Gerundivolegendus, -a, -um
Supino in -um / in -ulectum / lectu

legebat.

Leggeva.

Imperfetto indicativo attivo: la forma presenta l’azione nel suo svolgimento o nella sua ripetizione.

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21. Quarta coniugazione: audio

Il modello significa ascoltare. Paradigma: audio, audis, audivi, auditum, audire. Il presente conserva il tema in i, mentre imperfetto e futuro presentano -ie- nelle forme previste dal paradigma. Audiunt ha -iu-, non -i- soltanto. Le forme contratte del perfetto, come audisti e audisse, sono frequenti.

Indicativo e congiuntivo

Tavola 86 Indicativo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteaudioaudisauditaudimusauditisaudiunt
Imperfettoaudiebamaudiebasaudiebataudiebamusaudiebatisaudiebant
Futuro sempliceaudiamaudiesaudietaudiemusaudietisaudient
Perfettoaudiviaudivistiaudivitaudivimusaudivistisaudiverunt
Piuccheperfettoaudiveramaudiverasaudiverataudiveramusaudiveratisaudiverant
Futuro anterioreaudiveroaudiverisaudiveritaudiverimusaudiveritisaudiverint
Tavola 87 Indicativo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteaudioraudirisaudituraudimuraudiminiaudiuntur
Imperfettoaudiebaraudiebarisaudiebaturaudiebamuraudiebaminiaudiebantur
Futuro sempliceaudiaraudierisaudieturaudiemuraudieminiaudientur
Perfettoauditus sumauditus esauditus estauditi sumusauditi estisauditi sunt
Piuccheperfettoauditus eramauditus erasauditus eratauditi eramusauditi eratisauditi erant
Futuro anterioreauditus eroauditus erisauditus eritauditi erimusauditi eritisauditi erunt
Tavola 88 Congiuntivo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteaudiamaudiasaudiataudiamusaudiatisaudiant
Imperfettoaudiremaudiresaudiretaudiremusaudiretisaudirent
Perfettoaudiverimaudiverisaudiveritaudiverimusaudiveritisaudiverint
Piuccheperfettoaudivissemaudivissesaudivissetaudivissemusaudivissetisaudivissent
Tavola 89 Congiuntivo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteaudiaraudiarisaudiaturaudiamuraudiaminiaudiantur
Imperfettoaudireraudirerisaudireturaudiremuraudireminiaudirentur
Perfettoauditus simauditus sisauditus sitauditi simusauditi sitisauditi sint
Piuccheperfettoauditus essemauditus essesauditus essetauditi essemusauditi essetisauditi essent

Nelle forme composte la tabella usa il maschile: sostituisci -us e -i con -a e -ae per il femminile, con -um e -a per il neutro. La persona è indicata da sum; genere e numero dal participio. Le sei colonne seguono sempre lo stesso ordine, così puoi confrontare direttamente le coniugazioni.

Imperativi e forme nominali

Tavola 90 Imperativo: le caselle mancanti non vanno inventate
Tempo e diatesi2ª singolare3ª singolare2ª plurale3ª plurale
Presente attivoaudiNon presenteauditeNon presente
Futuro attivoauditoauditoauditoteaudiunto
Presente passivoaudireNon presenteaudiminiNon presente
Futuro passivoauditorauditorNon presente nel modello scolasticoaudiuntor
Tavola 91 Infiniti e participi
FormaAttivoPassivo
Infinito presenteaudireaudiri
Infinito perfettoaudivisseauditum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)
Infinito futuroauditurum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)auditum iri
Participio presenteaudiens, audientisNon presente
Participio perfettoNon presente nel verbo attivo regolareauditus, -a, -um
Participio futuroauditurus, -a, -umNon presente; il gerundivo ha altra funzione
Tavola 92 Gerundio, gerundivo e supino
FormaParadigma
Gerundio: genitivoaudiendi
Gerundio: dativo / ablativoaudiendo
Gerundio: accusativo con adaudiendum
Gerundivoaudiendus, -a, -um
Supino in -um / in -uauditum / auditu

audiebat.

Ascoltava.

Imperfetto indicativo attivo: la forma presenta l’azione nel suo svolgimento o nella sua ripetizione.

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22. Coniugazione mista: capio

Il modello significa prendere. Paradigma: capio, capis, cepi, captum, capere. La coniugazione mista appartiene alla terza, ma inserisce i in varie forme. L’infinito è capere, non capire; l’imperfetto congiuntivo è caperem, non capirem. Confronta caperis (presente passivo) con capieris (futuro passivo).

Indicativo e congiuntivo

Tavola 93 Indicativo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentecapiocapiscapitcapimuscapitiscapiunt
Imperfettocapiebamcapiebascapiebatcapiebamuscapiebatiscapiebant
Futuro semplicecapiamcapiescapietcapiemuscapietiscapient
Perfettocepicepisticepitcepimuscepistisceperunt
Piuccheperfettoceperamceperasceperatceperamusceperatisceperant
Futuro anterioreceperoceperisceperitceperimusceperitisceperint
Tavola 94 Indicativo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentecapiorcaperiscapiturcapimurcapiminicapiuntur
Imperfettocapiebarcapiebariscapiebaturcapiebamurcapiebaminicapiebantur
Futuro semplicecapiarcapieriscapieturcapiemurcapieminicapientur
Perfettocaptus sumcaptus escaptus estcapti sumuscapti estiscapti sunt
Piuccheperfettocaptus eramcaptus erascaptus eratcapti eramuscapti eratiscapti erant
Futuro anteriorecaptus erocaptus eriscaptus eritcapti erimuscapti eritiscapti erunt
Tavola 95 Congiuntivo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentecapiamcapiascapiatcapiamuscapiatiscapiant
Imperfettocaperemcaperescaperetcaperemuscaperetiscaperent
Perfettoceperimceperisceperitceperimusceperitisceperint
Piuccheperfettocepissemcepissescepissetcepissemuscepissetiscepissent
Tavola 96 Congiuntivo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentecapiarcapiariscapiaturcapiamurcapiaminicapiantur
Imperfettocaperercapereriscapereturcaperemurcapereminicaperentur
Perfettocaptus simcaptus siscaptus sitcapti simuscapti sitiscapti sint
Piuccheperfettocaptus essemcaptus essescaptus essetcapti essemuscapti essetiscapti essent

Nelle forme composte la tabella usa il maschile: sostituisci -us e -i con -a e -ae per il femminile, con -um e -a per il neutro. La persona è indicata da sum; genere e numero dal participio. Le sei colonne seguono sempre lo stesso ordine, così puoi confrontare direttamente le coniugazioni.

Imperativi e forme nominali

Tavola 97 Imperativo: le caselle mancanti non vanno inventate
Tempo e diatesi2ª singolare3ª singolare2ª plurale3ª plurale
Presente attivocapeNon presentecapiteNon presente
Futuro attivocapitocapitocapitotecapiunto
Presente passivocapereNon presentecapiminiNon presente
Futuro passivocapitorcapitorNon presente nel modello scolasticocapiuntor
Tavola 98 Infiniti e participi
FormaAttivoPassivo
Infinito presentecaperecapi
Infinito perfettocepissecaptum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)
Infinito futurocapturum, -am, -um esse (pl. -os, -as, -a)captum iri
Participio presentecapiens, capientisNon presente
Participio perfettoNon presente nel verbo attivo regolarecaptus, -a, -um
Participio futurocapturus, -a, -umNon presente; il gerundivo ha altra funzione
Tavola 99 Gerundio, gerundivo e supino
FormaParadigma
Gerundio: genitivocapiendi
Gerundio: dativo / ablativocapiendo
Gerundio: accusativo con adcapiendum
Gerundivocapiendus, -a, -um
Supino in -um / in -ucaptum / captu

capiebat.

Prendeva.

Imperfetto indicativo attivo: la forma presenta l’azione nel suo svolgimento o nella sua ripetizione.

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23. Verbi deponenti e semideponenti

I deponenti hanno prevalentemente forma passiva e significato attivo: hortor, esorto; sequor, seguo. Il participio perfetto ha normalmente significato attivo: secutus, che ha seguito. Non si traducono quindi aggiungendo “essere” in ogni caso. La loro forma non impedisce la transitività: amicum sequor, seguo l’amico, ha un oggetto in accusativo.

I deponenti conservano forme attive come il participio presente e futuro, il gerundio e il supino in -um. L’infinito futuro è attivo (secuturum esse), mentre il gerundivo mantiene valore passivo, se il verbo lo ammette: res sequenda, la cosa da seguire. Alcuni participi perfetti deponenti possono descrivere uno stato contemporaneo, come ratus, ritenendo; il valore temporale va letto con attenzione.

I quattro modelli principali

Hortor: esortare

Tavola 100 Indicativo deponente
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentehortorhortarishortaturhortamurhortaminihortantur
Imperfettohortabarhortabarishortabaturhortabamurhortabaminihortabantur
Futuro semplicehortaborhortaberishortabiturhortabimurhortabiminihortabuntur
Perfettohortatus sumhortatus eshortatus esthortati sumushortati estishortati sunt
Piuccheperfettohortatus eramhortatus erashortatus erathortati eramushortati eratishortati erant
Futuro anteriorehortatus erohortatus erishortatus erithortati erimushortati eritishortati erunt
Tavola 101 Congiuntivo deponente
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentehorterhorterishorteturhortemurhorteminihortentur
Imperfettohortarerhortarerishortareturhortaremurhortareminihortarentur
Perfettohortatus simhortatus sishortatus sithortati simushortati sitishortati sint
Piuccheperfettohortatus essemhortatus esseshortatus essethortati essemushortati essetishortati essent
Tavola 102 Forme non finite e imperativo
FormaParadigma
Infinito presentehortari
Infinito perfettohortatum, -am, -um esse (forme in accusativo)
Infinito futurohortaturum, -am, -um esse (forme in accusativo)
Participio presentehortans, hortantis
Participio perfettohortatus, -a, -um
Participio futurohortaturus, -a, -um
Gerundiohortandi, hortando, ad hortandum, hortando
Gerundivohortandus, -a, -um
Supinohortatum, hortatu
Imperativo presente, 2ª sing. e plur.hortare, hortamini

Vereor: temere, rispettare

Tavola 103 Indicativo deponente
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentevereorvererisvereturveremurvereminiverentur
Imperfettoverebarverebarisverebaturverebamurverebaminiverebantur
Futuro semplicevereborvereberisverebiturverebimurverebiminiverebuntur
Perfettoveritus sumveritus esveritus estveriti sumusveriti estisveriti sunt
Piuccheperfettoveritus eramveritus erasveritus eratveriti eramusveriti eratisveriti erant
Futuro anterioreveritus eroveritus erisveritus eritveriti erimusveriti eritisveriti erunt
Tavola 104 Congiuntivo deponente
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteverearverearisvereaturvereamurvereaminivereantur
Imperfettoverererverererisverereturvereremurverereminivererentur
Perfettoveritus simveritus sisveritus sitveriti simusveriti sitisveriti sint
Piuccheperfettoveritus essemveritus essesveritus essetveriti essemusveriti essetisveriti essent
Tavola 105 Forme non finite e imperativo
FormaParadigma
Infinito presentevereri
Infinito perfettoveritum, -am, -um esse (forme in accusativo)
Infinito futuroveriturum, -am, -um esse (forme in accusativo)
Participio presenteverens, verentis
Participio perfettoveritus, -a, -um
Participio futuroveriturus, -a, -um
Gerundioverendi, verendo, ad verendum, verendo
Gerundivoverendus, -a, -um
Supinoveritum, veritu
Imperativo presente, 2ª sing. e plur.verere, veremini

Sequor: seguire

Tavola 106 Indicativo deponente
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentesequorsequerissequitursequimursequiminisequuntur
Imperfettosequebarsequebarissequebatursequebamursequebaminisequebantur
Futuro semplicesequarsequerissequetursequemursequeminisequentur
Perfettosecutus sumsecutus essecutus estsecuti sumussecuti estissecuti sunt
Piuccheperfettosecutus eramsecutus erassecutus eratsecuti eramussecuti eratissecuti erant
Futuro anterioresecutus erosecutus erissecutus eritsecuti erimussecuti eritissecuti erunt
Tavola 107 Congiuntivo deponente
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentesequarsequarissequatursequamursequaminisequantur
Imperfettosequerersequererissequeretursequeremursequereminisequerentur
Perfettosecutus simsecutus sissecutus sitsecuti simussecuti sitissecuti sint
Piuccheperfettosecutus essemsecutus essessecutus essetsecuti essemussecuti essetissecuti essent
Tavola 108 Forme non finite e imperativo
FormaParadigma
Infinito presentesequi
Infinito perfettosecutum, -am, -um esse (forme in accusativo)
Infinito futurosecuturum, -am, -um esse (forme in accusativo)
Participio presentesequens, sequentis
Participio perfettosecutus, -a, -um
Participio futurosecuturus, -a, -um
Gerundiosequendi, sequendo, ad sequendum, sequendo
Gerundivosequendus, -a, -um
Supinosecutum, secutu
Imperativo presente, 2ª sing. e plur.sequere, sequimini

Largior: donare

Tavola 109 Indicativo deponente
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelargiorlargirislargiturlargimurlargiminilargiuntur
Imperfettolargiebarlargiebarislargiebaturlargiebamurlargiebaminilargiebantur
Futuro semplicelargiarlargierislargieturlargiemurlargieminilargientur
Perfettolargitus sumlargitus eslargitus estlargiti sumuslargiti estislargiti sunt
Piuccheperfettolargitus eramlargitus eraslargitus eratlargiti eramuslargiti eratislargiti erant
Futuro anteriorelargitus erolargitus erislargitus eritlargiti erimuslargiti eritislargiti erunt
Tavola 110 Congiuntivo deponente
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentelargiarlargiarislargiaturlargiamurlargiaminilargiantur
Imperfettolargirerlargirerislargireturlargiremurlargireminilargirentur
Perfettolargitus simlargitus sislargitus sitlargiti simuslargiti sitislargiti sint
Piuccheperfettolargitus essemlargitus esseslargitus essetlargiti essemuslargiti essetislargiti essent
Tavola 111 Forme non finite e imperativo
FormaParadigma
Infinito presentelargiri
Infinito perfettolargitum, -am, -um esse (forme in accusativo)
Infinito futurolargiturum, -am, -um esse (forme in accusativo)
Participio presentelargiens, largientis
Participio perfettolargitus, -a, -um
Participio futurolargiturus, -a, -um
Gerundiolargiendi, largiendo, ad largiendum, largiendo
Gerundivolargiendus, -a, -um
Supinolargitum, largitu
Imperativo presente, 2ª sing. e plur.largire, largimini

I deponenti della terza in -ior, come patior, pateris, passus sum, pati, seguono le alternanze della coniugazione mista: patior, pateris, patitur, patimur, patimini, patiuntur; imperfetto patiebar; futuro patiar; congiuntivo presente patiar, imperfetto paterer; imperativo patere, patimini. Anche morior presenta forme miste, con infinito mori e participio futuro moriturus.

Semideponenti e costruzioni da ricordare

Tavola 112 Semideponenti più frequenti
ParadigmaSignificatoEsempio
audeo, audes, ausus sum, audereOsareausus est: osò / ha osato
gaudeo, gaudes, gavisus sum, gaudereGioiregavisi sunt: gioirono
soleo, soles, solitus sum, solereEssere solitosolitus erat: era stato solito
fido, fidis, fisus sum, fidereFidarsiconfido e diffido hanno composti analoghi

I semideponenti hanno il sistema del presente attivo e quello del perfetto con forma passiva e senso attivo. Soleo esprime abitualità e spesso si traduce con “essere solito” più infinito. Esistono comportamenti particolari, come revertor, che può usare il perfetto attivo reverti; è sempre il dizionario a precisare il paradigma. Fio verrà studiato fra i verbi anomali: non va ridotto meccanicamente alla serie dei semideponenti.

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24. Sum, possum e i composti di sum

Sum significa “essere”, esprime esistenza e svolge la funzione di copula. Entra anche nei tempi composti del passivo e nelle perifrastiche. È un verbo intransitivo: non ha un normale paradigma passivo né un supino. Il tema del presente alterna es- e s-; il sistema del perfetto usa fu-.

Tavola 113 Sum: indicativo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentesumesestsumusestissunt
Imperfettoerameraserateramuseratiserant
Futuro sempliceeroeriseriterimuseritiserunt
Perfettofuifuistifuitfuimusfuistisfuerunt
Piuccheperfettofueramfuerasfueratfueramusfueratisfuerant
Futuro anteriorefuerofuerisfueritfuerimusfueritisfuerint
Tavola 114 Sum: congiuntivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentesimsissitsimussitissint
Imperfettoessemessesessetessemusessetisessent
Perfettofuerimfuerisfueritfuerimusfueritisfuerint
Piuccheperfettofuissemfuissesfuissetfuissemusfuissetisfuissent
Tavola 115 Sum: altre forme
CategoriaForme
Imperativo presentees, este
Imperativo futuroesto (2ª e 3ª sing.), estote (2ª plur.), sunto (3ª plur.)
Infinito presente / perfettoesse / fuisse
Infinito futurofuturum, -am, -um esse; oppure fore
Participio futurofuturus, -a, -um
Imperfetto congiuntivo alternativoforem, fores, foret, foremus, foretis, forent

Il latino classico non usa normalmente un participio presente autonomo di sum paragonabile all’italiano “essente”. Le forme absens e praesens appartengono a composti; ens ha storia e usi successivi o specialistici e non va inserito come forma ordinaria del paradigma scolastico classico.

Possum: potere

Tavola 116 Possum: indicativo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentepossumpotespotestpossumuspotestispossunt
Imperfettopoterampoteraspoteratpoteramuspoteratispoterant
Futuro semplicepoteropoterispoteritpoterimuspoteritispoterunt
Perfettopotuipotuistipotuitpotuimuspotuistispotuerunt
Piuccheperfettopotuerampotueraspotueratpotueramuspotueratispotuerant
Futuro anteriorepotueropotuerispotueritpotuerimuspotueritispotuerint
Tavola 117 Possum: congiuntivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentepossimpossispossitpossimuspossitispossint
Imperfettopossempossespossetpossemuspossetispossent
Perfettopotuerimpotuerispotueritpotuerimuspotueritispotuerint
Piuccheperfettopotuissempotuissespotuissetpotuissemuspotuissetispotuissent

Gli infiniti sono posse e potuisse. Non si formano normalmente un imperativo, un supino o un futuro infinito regolare di possum. Potens, potentis è usato come aggettivo (“potente”, “capace”). Il verbo regge l’infinito: legere possum, posso leggere. Perifrasi e contesto permettono di esprimere le relazioni che il paradigma non offre con una forma propria.

Composti e particolarità di prosum

Tavola 118 Composti di sum
VerboSignificatoNota
absum, abesse, afuiEssere assente / lontanoab + ablativo può indicare da chi o da che cosa
adsum, adesse, adfui / affuiEssere presente, assisterePuò reggere il dativo
desum, deesse, defuiMancareNormalmente con dativo
insum, inesse, infuiEssere dentroDativo o in + ablativo secondo il contesto
intersum, interesse, interfuiPartecipare; essere fraDativo; impersonale interest ha costruzione propria
obsum, obesse, obfui / offuiNuocereDativo
praesum, praeesse, praefuiEssere a capoDativo
prosum, prodesse, profuiGiovareDativo; d davanti a e
supersum, superesse, superfuiSopravvivere, restareDativo o uso assoluto

Prosum inserisce d davanti alla e delle forme di sum: prosum, prodes, prodest, prosumus, prodestis, prosunt; proderam; prodero; congiuntivo prosim, prodessem; infinito prodesse. Il perfetto è profui. Non tutte le preposizioni dei composti restano separate nella costruzione della frase.

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25. Fero, eo e fio

Questi verbi molto frequenti combinano temi diversi o alternanze che non seguono in ogni punto i modelli regolari. Conviene riconoscere prima le forme più ricorrenti e poi collegarle al paradigma. “Irregolare” non significa privo di struttura: gran parte del sistema del perfetto resta regolare una volta noto il tema.

Fero, fers, tuli, latum, ferre: portare

Tavola 119 Indicativo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteferofersfertferimusfertisferunt
Imperfettoferebamferebasferebatferebamusferebatisferebant
Futuro sempliceferamferesferetferemusferetisferent
Perfettotulitulistitulittulimustulististulerunt
Piuccheperfettotuleramtulerastulerattuleramustuleratistulerant
Futuro anterioretulerotuleristulerittulerimustuleritistulerint
Tavola 120 Indicativo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteferorferrisferturferimurferiminiferuntur
Imperfettoferebarferebarisferebaturferebamurferebaminiferebantur
Futuro sempliceferarfererisfereturferemurfereminiferentur
Perfettolatus sumlatus eslatus estlati sumuslati estislati sunt
Piuccheperfettolatus eramlatus eraslatus eratlati eramuslati eratislati erant
Futuro anteriorelatus erolatus erislatus eritlati erimuslati eritislati erunt
Tavola 121 Congiuntivo attivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteferamferasferatferamusferatisferant
Imperfettoferremferresferretferremusferretisferrent
Perfettotulerimtuleristulerittulerimustuleritistulerint
Piuccheperfettotulissemtulissestulissettulissemustulissetistulissent
Tavola 122 Congiuntivo passivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteferarferarisferaturferamurferaminiferantur
Imperfettoferrerferrerisferreturferremurferreminiferrentur
Perfettolatus simlatus sislatus sitlati simuslati sitislati sint
Piuccheperfettolatus essemlatus esseslatus essetlati essemuslati essetislati essent
Tavola 123 Fero: forme da memorizzare
CategoriaForme
Imperativo presente attivo / passivofer, ferte / ferre, ferimini
Imperativo futuro attivoferto, ferto, fertote, ferunto
Imperativo futuro passivofertor, fertor, nessuna 2ª plur. ordinaria, feruntor
Infiniti attiviferre; tulisse; laturum esse
Infiniti passiviferri; latum esse; latum iri
Participiferens, ferentis; latus, -a, -um; laturus, -a, -um
Gerundio e gerundivoferendi, ferendo, ad ferendum, ferendo; ferendus, -a, -um
Supinilatum, latu

I composti possono cambiare aspetto nei diversi temi: aufero, abstuli, ablatum, auferre, portare via; confero, contuli, collatum, riunire o confrontare; refero, rettuli, relatum, riportare; offero, obtuli, oblatum, offrire; suffero, sustuli, sublatum, sopportare. Le forme sustuli e sublatum sono condivise con tollo: il contesto e il dizionario sono indispensabili.

Eo, is, ii o ivi, itum, ire: andare

Tavola 124 Eo: indicativo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteeoisitimusitiseunt
Imperfettoibamibasibatibamusibatisibant
Futuro sempliceiboibisibitibimusibitisibunt
Perfettoiiiistiiitiimusiistisierunt
Piuccheperfettoieramierasieratieramusieratisierant
Futuro anterioreieroierisieritierimusieritisierint
Tavola 125 Eo: congiuntivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presenteeameaseateamuseatiseant
Imperfettoiremiresiretiremusiretisirent
Perfettoierimierisieritierimusieritisierint
Piuccheperfettoiissemiissesiissetiissemusiissetisiissent
Tavola 126 Eo: forme non finite e imperativo
CategoriaForme
Imperativo presente / futuroi, ite / ito, ito, itote, eunto
Infinitoire; iisse (anche ivisse); iturum esse
Participio presenteiens, euntis; plurale euntes, euntia
Participio futuroiturus, -a, -um
Gerundio / gerundivoeundi, eundo, ad eundum, eundo / eundus, -a, -um
Supinoitum; forma in -u di uso limitato
Passivo impersonaleitur, si va; itum est, si andò; eundum est, bisogna andare

Il perfetto presenta anche la serie con iv-: ivi, ivisti, ivit, ivimus, ivistis, iverunt; le forme con ii possono contrarsi, per esempio isti e isse. Nella tabella iisti e iisse mostrano la formazione non contratta. Eo è intransitivo; alcuni composti possono essere transitivi, come adeo e transeo, e ammettere un passivo personale. Pereo significa perire, redeo ritornare, abeo allontanarsi, exeo uscire.

Fio, fis, factus sum, fieri: diventare, accadere, essere fatto

Tavola 127 Fio: indicativo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentefiofisfitfimusfitisfiunt
Imperfettofiebamfiebasfiebatfiebamusfiebatisfiebant
Futuro semplicefiamfiesfietfiemusfietisfient
Perfettofactus sumfactus esfactus estfacti sumusfacti estisfacti sunt
Piuccheperfettofactus eramfactus erasfactus eratfacti eramusfacti eratisfacti erant
Futuro anteriorefactus erofactus erisfactus eritfacti erimusfacti eritisfacti erunt
Tavola 128 Fio: congiuntivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentefiamfiasfiatfiamusfiatisfiant
Imperfettofieremfieresfieretfieremusfieretisfierent
Perfettofactus simfactus sisfactus sitfacti simusfacti sitisfacti sint
Piuccheperfettofactus essemfactus essesfactus essetfacti essemusfacti essetisfacti essent

L’infinito presente è fieri, il perfetto factum esse con accordo del participio; il futuro passivo corrispondente a facio è factum iri. L’imperativo fi, fite è raro; non bisogna costruire da fio un intero sistema di participi e gerundi inesistenti. Faciendus è il gerundivo di facio. Fio funziona da passivo di facio (“essere fatto”), ma anche da verbo autonomo (“diventare”, “accadere”). I composti in -ficio, come conficio, hanno generalmente passivo in -ficior: conficior, non una semplice composizione con fio.

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26. Volo, nolo, malo ed edo

Volo significa volere; nolo, non volere; malo, preferire. Reggono frequentemente un infinito. Le forme del presente sono particolari, mentre i temi del perfetto volu-, nolu-, malu- seguono le desinenze già studiate. Non hanno un normale paradigma passivo. Nelle formule di cortesia velim e vellem possono significare “vorrei”, con diversa sfumatura di possibilità o attenuazione.

Volo

Tavola 129 Volo: indicativo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentevolovisvultvolumusvultisvolunt
Imperfettovolebamvolebasvolebatvolebamusvolebatisvolebant
Futuro semplicevolamvolesvoletvolemusvoletisvolent
Perfettovoluivoluistivoluitvoluimusvoluistisvoluerunt
Piuccheperfettovolueramvoluerasvolueratvolueramusvolueratisvoluerant
Futuro anteriorevoluerovoluerisvolueritvoluerimusvolueritisvoluerint
Tavola 130 Volo: congiuntivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentevelimvelisvelitvelimusvelitisvelint
Imperfettovellemvellesvelletvellemusvelletisvellent
Perfettovoluerimvoluerisvolueritvoluerimusvolueritisvoluerint
Piuccheperfettovoluissemvoluissesvoluissetvoluissemusvoluissetisvoluissent

Infinito presente velle; infinito perfetto voluisse.

Nolo

Tavola 131 Nolo: indicativo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentenolonon visnon vultnolumusnon vultisnolunt
Imperfettonolebamnolebasnolebatnolebamusnolebatisnolebant
Futuro semplicenolamnolesnoletnolemusnoletisnolent
Perfettonoluinoluistinoluitnoluimusnoluistisnoluerunt
Piuccheperfettonolueramnoluerasnolueratnolueramusnolueratisnoluerant
Futuro anteriorenolueronoluerisnolueritnoluerimusnolueritisnoluerint
Tavola 132 Nolo: congiuntivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentenolimnolisnolitnolimusnolitisnolint
Imperfettonollemnollesnolletnollemusnolletisnollent
Perfettonoluerimnoluerisnolueritnoluerimusnolueritisnoluerint
Piuccheperfettonoluissemnoluissesnoluissetnoluissemusnoluissetisnoluissent

Infinito presente nolle; infinito perfetto noluisse.

Malo

Tavola 133 Malo: indicativo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentemalomavismavultmalumusmavultismalunt
Imperfettomalebammalebasmalebatmalebamusmalebatismalebant
Futuro semplicemalammalesmaletmalemusmaletismalent
Perfettomaluimaluistimaluitmaluimusmaluistismaluerunt
Piuccheperfettomaluerammaluerasmalueratmalueramusmalueratismaluerant
Futuro anterioremalueromaluerismalueritmaluerimusmalueritismaluerint
Tavola 134 Malo: congiuntivo
TempoIoTuEgli / ellaNoiVoiEssi / esse
Presentemalimmalismalitmalimusmalitismalint
Imperfettomallemmallesmalletmallemusmalletismallent
Perfettomaluerimmaluerismalueritmaluerimusmalueritismaluerint
Piuccheperfettomaluissemmaluissesmaluissetmaluissemusmaluissetismaluissent

Infinito presente malle; infinito perfetto maluisse.

Di nolo si usano gli imperativi noli, nolite, spesso seguiti dall’infinito per un divieto: Noli timere, non temere. L’imperativo futuro ha nolito, nolitote, nolunto. I participi volens e nolens funzionano anche come aggettivi. Per malo ricorri a una costruzione completa: Malo legere quam ludere, preferisco leggere piuttosto che giocare.

Edo: mangiare, e le forme simili a sum

Tavola 135 Edo: presente e forme contratte
Persona / categoriaForma regolareAlternativa
1ª sing.edoNessuna forma ordinaria di sum
2ª sing.edisēs
3ª sing.editēst
1ª plur.edimusNessuna alternativa comune
2ª plur.editisēstis
3ª plur.eduntNessuna alternativa comune
Infinitoedereēsse
Imperfetto congiuntivoederem, ederes, ederet, ederemus, ederetis, ederentessem, esses, esset, essemus, essetis, essent
Imperativo presenteede, editeēs, ēste

Il paradigma è edo, edis, edi, esum, edere. Il resto della coniugazione segue in gran parte la terza: edebam, edam (futuro e congiuntivo presente alla prima singolare), edi, ederam; participio esus, futuro esurus. È attestato anche il congiuntivo edim. Le forme contratte con ē lunga possono confondersi graficamente con sum quando i segni di quantità mancano. Guarda il significato e la presenza di un oggetto: “essere il pane” e “mangiare il pane” richiedono costruzioni diverse.

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27. Verbi difettivi e impersonali

Un verbo è difettivo quando non usa una parte del paradigma. Non bisogna completarlo per analogia inventando forme. Un verbo è impersonale quando compare normalmente alla terza persona singolare senza un soggetto personale espresso; può tuttavia reggere un’infinitiva o una completiva che svolge funzione di soggetto.

Odi, memini, coepi

Tavola 136 Perfetti con valore particolare
VerboForme da riconoscereValore
odi, odisseodi; oderam; odero; oderim; odissemOdi: odio; oderam: odiavo
memini, meminissememini; memineram; meminero; meminerim; meminissemMemini: ricordo; memineram: ricordavo
coepi, coepissecoepi; coeperam; coepero; coeperim; coepissemCominciai / ho cominciato: il perfetto conserva valore passato
novi, novisse (da nosco)novi; noveramHo conosciuto, quindi so / conosco; dipende dal contesto

Odi e memini hanno forme del sistema del perfetto ma valore presente; i piuccheperfetti assumono comunemente valore imperfetto. Memini presenta l’imperativo futuro memento, mementote, ricorda, ricordate. Coepi non segue la stessa corrispondenza: significa “cominciai”. Con infinito passivo si trova coeptus sum: urbs aedificari coepta est, si cominciò a costruire la città. Il presente ordinario “comincio” si esprime con incipio.

Aio, inquam, fari e formule fisse

Tavola 137 Forme difettive frequenti
VerboForme principali attestate nell’uso scolasticoUso
aioaio, ais, ait, aiunt; aiebam; aiensDire, affermare; ait può richiedere interpretazione temporale dal contesto
inquaminquam, inquis, inquit, inquiunt; inquiebat, inquietInciso nel discorso diretto: «...», disse
farifatur, fantur; fatus sum; fari; fans, fantisParlare, soprattutto in lingua poetica e solenne
ave, avete; salve, salveteFormule di salutoNon costruire un paradigma simmetrico da queste sole forme
vale, valeteSta’ bene, state beneImperativi di valeo, usati anche come saluto

Impersonali e sentimenti

Tavola 138 Costruzioni impersonali
TipoEsempiCostruzione
Fenomeni atmosfericipluit, ningit, tonatPiove, nevica, tuona; senza soggetto personale ordinario
Necessità e possibilitàoportet, necesse est, licetInfinito o completiva; licet può indicare la persona al dativo
Convenienza e risultatodecet, convenit, accidit, evenitLa costruzione varia: consultare la reggenza del lemma
Sentimentipaenitet, pudet, piget, taedet, miseretPersona in accusativo; causa normalmente in genitivo o in altra costruzione ammessa
Passivo impersonaleitur, curritur, pugnaturSi va, si corre, si combatte

Me erroris paenitet.

Mi pento dell’errore.

Me indica la persona che prova il sentimento; erroris ciò di cui si pente. Il perfetto di paenitet è paenituit, non una forma personale italiana trasferita al latino.

Discipulis discere licet.

Agli studenti è consentito imparare.

Discipulis è dativo; discere esprime ciò che è consentito.

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28. Infinito e participi: forma e tempo relativo

L’infinito può completare un verbo (possum venire), fungere da soggetto (errare humanum est) o costituire il predicato di un’infinitiva. I suoi tempi esprimono soprattutto una relazione con il verbo reggente: presente per contemporaneità, perfetto per anteriorità, futuro per posteriorità. Non si traducono dunque conservando ciecamente il nome del tempo latino.

Tavola 139 Infinito e tempo della reggente
LatinoRapportoItaliano
Dico eum venire.Contemporaneità rispetto a dicoDico che egli viene.
Dixi eum venire.Contemporaneità rispetto a dixiDissi che egli veniva.
Dico eum venisse.AnterioritàDico che è venuto.
Dixi eum venisse.Anteriorità nel passatoDissi che era venuto.
Dico eum venturum esse.PosterioritàDico che verrà.
Dixi eum venturum esse.Posteriorità nel passatoDissi che sarebbe venuto.

Il participio è un aggettivo verbale

Tavola 140 Tre participi e loro valori ordinari
ParticipioFlessioneValore temporale e diatesi
amans, amantisTerza declinazione, una uscitaContemporaneo; attivo
amatus, -a, -umPrima classeAnteriore; passivo nei verbi attivi
amaturus, -a, -umPrima classePosteriore; attivo, spesso intenzione o imminenza

Il participio concorda in genere, numero e caso con un nome. Può essere attributivo (“i soldati che combattono”), sostantivato (“i combattenti”) o congiunto, con valore circostanziale. Il presente ha ablativo singolare in -e quando prevale il valore verbale (duce hortante), in -i quando è usato come aggettivo; genitivo plurale in -ium e neutro plurale in -ia. Le forme sostantivate possono seguire usi specifici da verificare nel lessico.

Non ogni participio perfetto è passivo: quello dei deponenti è normalmente attivo; mortuus significa morto, profectus partito. Alcuni participi esprimono uno stato e non una semplice azione anteriore. Il participio futuro non è il “futuro passivo”: lecturus è chi leggerà, legendus ciò che deve essere letto.

Tavola 141 Participio presente amans: maschile e femminile
CasoSingolarePlurale
Nominativoamansamantes
Genitivoamantisamantium
Dativoamantiamantibus
Accusativoamantemamantes
Vocativoamansamantes
Ablativoamante / amantiamantibus

Per il neutro cambiano nominativo, accusativo e vocativo: singolare amans, plurale amantia. Le altre forme coincidono. Nelle infinitive i participi delle forme composte concordano con il soggetto in accusativo; nel nominativo con infinito seguono invece il soggetto al nominativo.

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29. Gerundio, gerundivo, supino e perifrastiche

Il gerundio è un nome verbale neutro singolare: permette di declinare l’idea dell’infinito nei casi indiretti. Il gerundivo è un aggettivo verbale e concorda con un sostantivo. La distinzione è sintattica, non soltanto una questione di desinenza: in ars legendi, l’arte di leggere, legendi è gerundio; in libri legendi, i libri da leggere, legendi è gerundivo e concorda con libri.

Tavola 142 Gerundio di lego
CasoFormaEsempio
Genitivolegendiars legendi: l’arte di leggere
DativolegendoUsi limitati, soprattutto con aggettivi e locuzioni di destinazione
Accusativo con preposizionead legendumad legendum: per leggere
Ablativolegendolegendo discimus: impariamo leggendo

Passaggio dal gerundio al gerundivo

Quando il gerundio regge un oggetto, il latino preferisce spesso trasformare quell’oggetto nel nome con cui concorda il gerundivo: studium legendi libros può diventare studium librorum legendorum. Il caso richiesto dalla frase passa al sostantivo; il gerundivo ne assume genere, numero e caso. La costruzione con gerundivo è particolarmente normale dopo preposizioni e al dativo. Non si tratta di una sostituzione automatica applicabile senza considerare il verbo, gli oggetti neutri o le preferenze dell’autore.

Venit ad libros legendos.

Venne per leggere i libri.

Ad regge l’accusativo; libros è accusativo plurale e legendos concorda con esso. Il senso finale resta attivo in italiano.

Librorum legendorum causa venit.

Venne per leggere i libri.

Causa, posposto, regge il genitivo. Il gruppo intero esprime il fine.

Perifrastica attiva e passiva

Tavola 143 Le due perifrastiche
CostruzioneEsempioSignificato
Participio futuro + sumProfecturus sum.Sto per partire / ho intenzione di partire.
Gerundivo + sumLiber legendus est.Il libro deve essere letto.
Gerundivo + sum + dativo d’agenteLiber mihi legendus est.Devo leggere il libro.
Passiva impersonaleNobis proficiscendum est.Dobbiamo partire.

La perifrastica attiva esprime imminenza, intenzione o destinazione: il contesto stabilisce quale sfumatura prevalga. Il tempo di sum colloca quella prospettiva: profecturus eram, stavo per partire. La passiva esprime necessità, dovere o opportunità. Con un verbo transitivo si accorda al soggetto: epistulae scribendae sunt; con un intransitivo può essere impersonale al neutro singolare.

La perifrastica conserva la reggenza del verbo: legibus parendum est, bisogna obbedire alle leggi, mantiene il dativo richiesto da pareo. Quando il dativo d’agente potrebbe confondersi con un altro dativo, possono essere preferite costruzioni più chiare, anche con ab. “Dativo” non equivale sempre a “agente”.

Il supino

Il supino in -um, formalmente accusativo, esprime soprattutto il fine con verbi di movimento: legati pacem petitum venerunt, gli ambasciatori vennero a chiedere la pace. Conserva l’oggetto del verbo, qui pacem. Il supino in -u, tradizionalmente collegato all’ablativo, si usa con alcuni aggettivi per indicare il rispetto sotto cui una cosa è facile, difficile o straordinaria: facile dictu, facile a dirsi; mirabile visu, straordinario a vedersi. È limitato a un gruppo di espressioni e normalmente non regge un oggetto espresso.

Il futuro infinito passivo unisce supino in -um e iri: urbem captum iri, che la città sarà conquistata. Captum rimane invariato perché è supino, non participio concordato con urbem. Dove manca o è poco agevole un futuro infinito, si incontra la perifrasi fore ut più congiuntivo.

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30. Avverbi, preposizioni, congiunzioni e interiezioni

Le parti invariabili non cambiano desinenza, ma determinano rapporti essenziali nella frase. Un avverbio modifica un verbo, un aggettivo o un altro avverbio; una preposizione regge un caso; una congiunzione collega parole o proposizioni. Una stessa sequenza può avere più funzioni: cum può essere preposizione con ablativo oppure congiunzione; ut assume valori diversi secondo il modo verbale e il contesto.

Formazione e comparazione degli avverbi

Tavola 144 Avverbi: modelli
BasePositivoComparativoSuperlativo
clarusclareclariusclarissime
fortisfortiterfortiusfortissime
prudensprudenterprudentiusprudentissime
bonusbenemeliusoptime
malusmalepeiuspessime
magnusmagnoperemagismaxime
parvusparumminusminime
multusmultumplusplurimum

Gli aggettivi della prima classe formano spesso l’avverbio in -e; quelli della seconda in -iter, con -enter per numerosi aggettivi in -ns. Il comparativo avverbiale coincide con il neutro singolare del comparativo; il superlativo termina comunemente in -e. Sono frequenti avverbi originariamente legati a casi nominali: statim, nunc, hodie, domi, noctu. Non ogni forma in -e è perciò un avverbio, né tutti gli avverbi si costruiscono con un unico suffisso.

Preposizioni e casi

Tavola 145 Preposizioni principali
CasoPreposizioniValori frequenti
Accusativoad, ante, apud, circum, contra, erga, extra, inter, intra, ob, per, post, praeter, prope, propter, trans, ultraDirezione, posizione, relazione, causa; il significato dipende dalla preposizione
Ablativoa / ab, e / ex, de, cum, sine, pro, praeProvenienza, separazione, agente, compagnia, mezzo figurato, vantaggio
Accusativo o ablativoin, subDirezione verso un luogo / posizione in un luogo; anche valori figurati
Usi distinti da verificaresuper, subterSuper con accusativo: sopra, oltre; con ablativo anche riguardo a. Subter è soprattutto con accusativo
Genitivo retto da nomi posposticausa, gratiaPer, a scopo di: discendi causa

Con in non basta chiedersi se il verbo implichi movimento: in horto ambulo significa passeggio nel giardino e usa l’ablativo, perché il movimento avviene all’interno di un luogo; in hortum intro indica ingresso e richiede accusativo. Le varianti a/ab ed e/ex dipendono dall’uso fonetico e stilistico: ab ed ex possono precedere vocali e consonanti, mentre a ed e si usano davanti a consonante.

Tavola 146 Congiunzioni coordinanti
RapportoFormeOsservazione
Copulativoet, -que, atque / ac-que si unisce alla seconda parola coordinata
Disgiuntivoaut, vel, sive / seuAut tende a distinguere alternative; vel può lasciare maggiore libertà
Avversativosed, autem, vero, atAutem è normalmente posposto al primo elemento
Esplicativonam, enimEnim è normalmente in seconda posizione
Conclusivoergo, igitur, itaqueIgitur è spesso posposto
Negativoneque / nec, neve / neuNeve coordina spesso divieti o finali negative

Le interiezioni, come heu (ahimè), eheu, o, euge (bene!), esprimono reazioni o richiami. Possono accompagnarsi a vocativo o accusativo esclamativo. La loro traduzione deve adattarsi al registro della frase, evitando di trattarle come parti di una proposizione regolare.

Avverbi di luogo e di tempo

Tavola 147 Serie avverbiali di luogo
RiferimentoDove?Verso dove?Da dove?Per dove?
Vicino a chi parlahichuchinchac
Vicino all’interlocutoreisticistucistincistac
Lontanoillicillucillincillac
Ripresa neutraibieoindeea
Interrogativo / relativoubiquoundequa
Tavola 148 Avverbi frequenti da studiare nel contesto
GruppoForme e significati
Temponunc: ora; tum / tunc: allora; hodie: oggi; heri: ieri; cras: domani
Durata e frequenzadiu: a lungo; saepe: spesso; semper: sempre; numquam: mai; cotidie: ogni giorno
Sequenzaiam: già / ormai; nondum: non ancora; statim: subito; mox: presto / poco dopo; deinde: poi
Quantitàsatis: abbastanza; nimis: troppo; paulum: un poco; fere: circa / quasi; omnino: del tutto
Modo e giudizioforte: per caso; fortasse: forse; certe: certamente; paulatim: a poco a poco; frustra: invano
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31. La frase semplice: soggetto, predicato e concordanze

Una frase latina si ricostruisce partendo dalle relazioni fra le parole. Il verbo permette di cercare un soggetto compatibile per persona e numero; il suo significato suggerisce gli argomenti richiesti. Un verbo come do può collegare chi dà, ciò che viene dato e il destinatario; un verbo come dormio non richiede un oggetto. Gli elementi non indispensabili precisano luogo, tempo, causa, mezzo o altre circostanze.

Il predicato può essere verbale (puer currit) oppure nominale, formato da copula e nome o aggettivo (puer laetus est). I verbi copulativi, come videor, fio, maneo in certi usi, collegano il soggetto a una qualità o identità. Non ogni presenza di sum forma però un predicato nominale: sum può significare esistere o trovarsi, oppure essere ausiliare.

Attributo, apposizione e predicativo

Tavola 149 Tre legami da distinguere
FunzioneEsempioSpiegazione
Attributobonus magisterBonus qualifica direttamente magister
ApposizioneCicero, oratorOrator è un nome riferito a Cicero e nello stesso caso
Predicativo del soggettoCicero consul creatus est.Cicerone fu eletto console: consul concorda con il soggetto
Predicativo dell’oggettoCiceronem consulem creaverunt.Elessero Cicerone console: consulem concorda con l’oggetto

L’aggettivo concorda in genere, numero e caso, anche se appartiene a una declinazione diversa dal sostantivo: poeta clarus, urbs magna. L’apposizione concorda normalmente nel caso; genere e numero dipendono anche dal suo significato. Con più soggetti il verbo è spesso plurale; per l’accordo dell’aggettivo riferito a gruppi misti, persone e cose seguono tendenze differenti e possono intervenire vicinanza e accordo a senso.

Un nome collettivo singolare può produrre un accordo secondo il significato, detto constructio ad sensum, ma la concordanza grammaticale resta il primo criterio. L’italiano può richiedere una riformulazione: non è necessario riprodurre ogni scelta sintattica con la stessa struttura.

Milites laeti redierunt.

I soldati tornarono lieti.

Laeti può avere valore predicativo: descrive lo stato dei soldati mentre tornano. Il contesto distingue questa lettura da un semplice attributo.

Dal verbo alla frase

  • Individua le forme verbali finite e i loro soggetti possibili.
  • Riconosci gli argomenti richiesti dal significato e dalla reggenza del verbo.
  • Collega attributi, apposizioni e participi ai nomi con cui concordano.
  • Separa le espansioni della frase dalle subordinate e dai costrutti impliciti.
  • Rileggi la frase ricostruita: ogni parola deve avere una funzione plausibile.
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32. Nominativo e accusativo

Il nominativo esprime soprattutto soggetto e parte nominale del predicato. L’accusativo esprime spesso l’oggetto, ma anche predicativi, estensione, moto a luogo, soggetto dell’infinitiva e altri valori. Nessuno dei due casi può essere tradotto mediante un’unica preposizione italiana.

Il doppio nominativo e videor

Nella costruzione personale di videor, il soggetto di ciò che “sembra” è anche il soggetto grammaticale di videor: Marcus prudens esse videtur, Marco sembra essere prudente. Il nome e l’eventuale predicativo rimangono al nominativo; il verbo concorda con il soggetto. In italiano si può anche dire “sembra che Marco sia prudente”, ma la sintassi latina resta personale.

Videor può avere costruzione impersonale quando significa “sembrare opportuno” (visum est), con un aggettivo neutro come utile videtur, e in altre configurazioni specifiche, per esempio con certe infinitive contenenti un verbo impersonale. Non è corretto trasformare ogni videor in “sembra che” mantenendo poi un accusativo non previsto dal testo.

Discipuli parati esse videntur.

Gli studenti sembrano essere pronti.

Discipuli e parati sono nominativi plurali; videntur concorda con discipuli.

Oggetto e doppio accusativo

Tavola 150 Usi dell’accusativo
CostruzioneEsempioTraduzione
OggettoLibrum lego.Leggo un libro.
Oggetto e predicativoEum amicum puto.Lo considero amico.
Persona e cosa con doceoPueros grammaticam doceo.Insegno la grammatica ai ragazzi.
Persona con celo e cosaTe consilium celo.Ti nascondo il progetto.
Estensione nel tempoMultos annos vixit.Visse molti anni.
Estensione nello spazioFossa decem pedes lata est.Il fossato è largo dieci piedi.
EsclamazioneO me miserum!Oh, me infelice!

Verbi di richiesta e domanda hanno costruzioni diverse: rogo può avere persona e cosa in accusativo; peto si costruisce normalmente con la cosa in accusativo e la persona con a/ab; quaero può indicare la persona con ex, ab o de secondo l’uso. Una traduzione italiana simile non garantisce la stessa reggenza latina.

L’accusativo interno riprende il contenuto del verbo, spesso con un nome della stessa radice o area semantica: vitam vivere, vivere una vita. L’accusativo di relazione, frequente in poesia e di modello greco, indica la parte o l’aspetto interessato: una descrizione può qualificare una persona “quanto alle membra”. È un uso specifico, non una spiegazione da applicare a ogni accusativo difficile.

Verbi di sentimento e accusativo avverbiale

Con paenitet, pudet, piget, taedet e miseret, la persona coinvolta è normalmente in accusativo: eum culpae pudet, egli si vergogna della colpa. La causa può avere altre espressioni, come un infinito: me paenitet erravisse, mi pento di avere sbagliato. Alcuni verbi solo relativamente impersonali, come decet, si accordano invece con un soggetto non personale: haec te decent, queste cose ti si addicono.

Accusativi neutri come multum, nihil, quid possono avere valore avverbiale o di relazione: nihil timeo può significare “non temo nulla”, ma nihil in altri contesti vale “per nulla”. Bisogna decidere se la forma occupi davvero il posto di un oggetto oppure modifichi l’intera predicazione.

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33. Il genitivo

Il genitivo collega spesso un nome a un altro nome. L’etichetta scolastica “specificazione” raccoglie rapporti molto diversi: possesso, appartenenza, materia concettuale, qualità, tutto di cui si prende una parte, soggetto o oggetto di un’azione nominalizzata. Capire il rapporto è più utile che inserire sempre “di”.

Tavola 151 Genitivi dipendenti da nomi e aggettivi
ValoreEsempioLettura
Possesso / appartenenzaliber magistriIl libro del maestro
Soggettivoamor matrisL’amore che la madre prova, se il contesto lo indica
Oggettivoamor patriaeL’amore rivolto alla patria
Partitivopars exercitusUna parte dell’esercito
Di qualitàvir magni ingeniiUn uomo di grande ingegno
Esplicativonomen amicitiaeIl nome di amicizia; il genitivo chiarisce il contenuto
Con aggettivicupidus gloriae, peritus belliDesideroso di gloria, esperto di guerra

Partitivo, qualità e pertinenza

Il genitivo partitivo si trova con quantità, pronomi neutri e superlativi: satis pecuniae, abbastanza denaro; quid novi?, che cosa c’è di nuovo?; fortissimus militum, il più valoroso dei soldati. Con neutri come aliquid si incontra il genitivo dell’aggettivo della prima classe (aliquid boni), mentre aggettivi della seconda possono concordare (aliquid utile). Con numerali e pronomi esistono anche costruzioni con ex o de e ablativo.

Il genitivo di qualità richiede di norma un nome accompagnato da una determinazione: magnae prudentiae, di grande saggezza. Si confronta con l’ablativo di qualità, spesso legato a caratteristiche fisiche o circostanze, ma la distribuzione non è assoluta. Con sum il genitivo può indicare ciò che è proprio di qualcuno: sapientis est discere, è proprio del saggio imparare. Con i personali si usano spesso i possessivi neutri: meum est, è mio compito.

Memoria, accusa, stima e interesse

Tavola 152 Genitivi con verbi
AmbitoCostruzione tipicaNota
Memoriamemini, obliviscor + genitivo o accusativoLe preferenze cambiano con persone, cose e valore del verbo; recordor usa spesso l’accusativo
Accusa e condannaaccusare proditionisIl genitivo indica la colpa; de + ablativo è possibile secondo verbo e uso
Stima indeterminatamagni, parvi, tanti, quanti, pluris, minorisIl genitivo esprime la valutazione: magni aestimare
Interesseinterest / refert + genitivoIndica a chi importa, con forme speciali per i personali

Con interest e refert la persona può essere indicata dal genitivo: patris interest, importa al padre. Per i pronomi personali si usano mea, tua, sua, nostra, vestra, forme in -a tradizionalmente spiegate come ablativi femminili: mea interest, mi importa. Ciò che importa può essere espresso da un infinito, un’infinitiva, una completiva o un’interrogativa indiretta; quanto importa da avverbi o genitivi di stima: magni mea interest, mi importa molto. L’eventuale riferimento a uno scopo usa ad e accusativo.

Per il prezzo determinato si usa normalmente l’ablativo, non il genitivo di stima: comprare un libro “a dieci sesterzi” è diverso dal ritenerlo “di grande valore”. Le categorie aiutano a non confondere una cifra concreta con un giudizio.

Magni mea interest quid sentias.

Mi importa molto che cosa pensi.

Magni indica il grado dell’interesse; mea la persona interessata; quid sentias è interrogativa indiretta.

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34. Il dativo

Il dativo indica frequentemente il destinatario, la persona a vantaggio o svantaggio della quale avviene qualcosa, oppure l’ambito a cui si riferisce una qualità. In italiano può corrispondere a “a”, “per”, “contro” o richiedere una costruzione completamente diversa. La reggenza del verbo resta decisiva.

Tavola 153 Usi principali del dativo
FunzioneEsempioTraduzione
TermineAmico librum do.Do un libro all’amico.
VantaggioTibi laboro.Lavoro per te.
Possesso con sumMihi liber est.Ho un libro.
Fine o effettoAuxilio venit.Viene in aiuto.
Doppio dativoMilitibus auxilio venit.Viene in aiuto ai soldati.
Agente nella perifrasticaNobis pugnandum est.Dobbiamo combattere.
RelazioneMihi utile est.È utile per me.

Verbi che richiedono il dativo

Sono frequenti pareo, obbedire; credo, credere o affidare; faveo, favorire; noceo, nuocere; parco, risparmiare; persuadeo, persuadere; studeo, applicarsi o dedicarsi; succurro, soccorrere. Alcuni in italiano sembrano transitivi: “aiutare” non autorizza a dare lo stesso oggetto latino a ogni verbo dal significato simile. Iuvo regge l’accusativo; succurro il dativo.

Un verbo intransitivo con dativo forma un passivo impersonale: legibus paretur, si obbedisce alle leggi. Legibus non diventa un nominativo. Molti composti con ad-, ante-, cum-, in-, inter-, ob-, post-, prae-, sub-, super- possono reggere dativo, ma non tutti né in ogni significato. Il prefisso è un indizio, non un sostituto del dizionario.

Possesso, interesse e doppio dativo

Nel dativo di possesso il possessore è al dativo e la cosa posseduta è soggetto di sum: puero duo libri sunt, il ragazzo ha due libri. Il verbo è plurale perché concorda con libri. La costruzione mette spesso in rilievo l’esistenza o la disponibilità di ciò che si possiede.

Il dativo etico, comune soprattutto con i pronomi, segnala partecipazione affettiva dell’interlocutore e non va forzato in un complemento materiale. Il dativo di relazione indica il punto di vista della persona interessata. Il doppio dativo unisce un dativo di fine, spesso un nome astratto singolare come auxilio, curae, saluti, a uno di vantaggio o svantaggio: hoc mihi curae est, questo mi sta a cuore. In questi casi sum non significa semplicemente possedere.

Aggettivi come utilis, inutilis, gratus, similis, dissimilis, propinquus, idoneus possono richiedere dativo; alcuni ammettono anche genitivo o preposizioni, secondo il senso. Similis patri significa simile al padre; il genitivo con similis è anch’esso classico e va interpretato in base all’uso, senza imporre una distinzione rigida valida per tutti gli autori.

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35. L’ablativo

L’ablativo latino riunisce funzioni storicamente diverse: separazione e provenienza, strumento e compagnia, collocazione. Per questo non ha un equivalente italiano unico. La presenza di una preposizione restringe spesso le possibilità; senza preposizione occorre guardare il tipo di nome, il verbo e il significato del periodo.

Tavola 154 Valori dell’ablativo
ValoreForma tipicaEsempio tradotto
Agente personalea / ab + ablativoa magistro laudatur: è lodato dal maestro
Causa efficiente / mezzoAblativo semplicevento movetur: è mosso dal vento; gladio pugnat: combatte con la spada
Compagniacum + ablativocum amicis: con gli amici
Modocum + ablativo; spesso senza cum se determinatomagna cura / magna cum cura: con grande cura
CausaAblativo semplice o costruzioni preposizionalitimore fugit: fugge per paura
Separazione / origineAblativo semplice o ab, ex, depatria expulsus: cacciato dalla patria
Argomentode + ablativode pace: sulla pace
LimitazioneAblativo semplicemaior natu: maggiore d’età
QualitàNome con determinazionevir magna virtute: uomo di grande valore
Prezzo determinatoAblativo semplicedecem sestertiis: per dieci sesterzi
Misura della differenzaAblativo semplicemulto maior: molto più grande

Verbi e aggettivi con ablativo

I deponenti utor, usare; fruor, godere; fungor, svolgere; potior, impadronirsi; vescor, nutrirsi, reggono comunemente l’ablativo. Potior ammette anche il genitivo, particolarmente in locuzioni come rerum potiri, impadronirsi del potere. Utor libro significa “uso il libro”: libro è ablativo, anche se l’italiano usa un oggetto.

Richiedono attenzione opus est, esserci bisogno; dignus e indignus, degno e indegno; fretus, fiducioso; contentus, contento o soddisfatto. Opus est può essere impersonale con dativo della persona e ablativo della cosa (mihi auxilio opus est), oppure personale con la cosa al nominativo (auxilium mihi opus est). La costruzione personale si riconosce anche dalla concordanza con un eventuale soggetto plurale.

Magister hoc libro utitur.

Il maestro usa questo libro.

Utitur è deponente; hoc libro è ablativo retto dal verbo, non complemento oggetto in accusativo.

Mihi consilio opus est.

Ho bisogno di un consiglio.

Mihi indica chi ha bisogno; consilio ciò di cui ha bisogno.

Comparazione, abbondanza e privazione

Il secondo termine di paragone può essere in ablativo senza quam: Marcus Paulo altior est, Marco è più alto di Paolo. Questa costruzione è particolarmente agevole quando il primo termine è nominativo o accusativo; negli altri casi si preferisce spesso quam con il caso richiesto dalla frase. Non bisogna confondere l’ablativo del secondo termine con quello della misura: multo altior Paulo, molto più alto di Paolo.

Verbi e aggettivi di abbondanza o privazione ammettono ablativo e talvolta genitivo: abundare frumento, abbondare di frumento; carere auxilio, essere privo di aiuto; plenus può avere genitivo o ablativo. Origine e allontanamento non si costruiscono sempre allo stesso modo: con nomi comuni di luogo è normale la preposizione, mentre certe espressioni di nascita, privazione e nomi di città seguono usi propri.

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36. Luogo, tempo e altri complementi

I complementi di luogo distinguono posizione, direzione, provenienza e percorso. Il movimento fisico del soggetto non basta a scegliere il caso: conta il rapporto fra l’azione e il luogo. Per il tempo occorre distinguere il momento in cui accade qualcosa dalla sua durata e dal limite entro il quale si compie.

Tavola 155 Luogo: modello generale ed eccezioni frequenti
RapportoNomi comuniCittà e piccole isole
Stato in luogoin + ablativo: in urbeLocativo per singolari I/II: Romae, Corinthi; ablativo per III e plurali: Carthagine, Athenis
Moto a luogoin / ad + accusativoAccusativo semplice: Romam, Athenas
Moto da luogoa / ab, e / ex, de + ablativoAblativo semplice: Roma, Athenis
Moto per luogoper + accusativoNormalmente per + accusativo; vie e passaggi possono usare ablativo semplice

Domus, rus e precisazioni

Le forme più comuni sono domi, in casa; domum, verso casa; domo, da casa; ruri, in campagna; rus, verso la campagna; rure, dalla campagna. Con attributi, possessivi e significati diversi possono comparire costruzioni preposizionali. Humi significa a terra. “Piccola isola” è una categoria tradizionale dell’uso geografico latino, non una misura moderna precisa di superficie.

Con ad e un nome di città si può indicare la vicinanza: ad Romam, nei pressi di Roma o verso Roma secondo il contesto. Un nome comune in apposizione a un nome di città può influire sulla costruzione: conviene leggere il gruppo completo. Per il passaggio, via e ponte possono essere ablativi di percorso, senza per.

Tavola 156 Tempo e durata
RapportoCostruzioneEsempio
Momento determinatoAblativotertia hora: alla terza ora
Durata continuataAccusativo, anche per + accusativotres annos: per tre anni
Tempo entro cuiAblativo; anche intra + accusativotribus diebus: in / entro tre giorni
Distanza temporale prima o dopoante / post con accusativo; oppure ablativo di misura + avverbiopost tres dies / tribus diebus post: tre giorni dopo
Da quanto tempoAccusativo, spesso con iam e numerale ordinale in formule inclusiveiam tres annos: ormai da tre anni
EtàNatus + accusativo; altre costruzioni equivalentiviginti annos natus: di vent’anni

Il tempo romano può essere contato inclusivamente: prima di tradurre date e durate, verifica se gli estremi entrano nel conteggio. L’ablativo tribus diebus può indicare il periodo entro il quale si realizza un risultato; non equivale sempre a “per tre giorni”. Con espressioni come abhinc tres annos, tre anni fa, il riferimento è il momento in cui si parla.

Tavola 157 Altri complementi utili
RapportoCostruzione frequente
Materiaex / de + ablativo oppure aggettivo: vas aureum
Finead + accusativo; dativo; causa / gratia con genitivo
CausaAblativo; ob / propter + accusativo; prae + ablativo in certi impedimenti
Esclusionesine + ablativo; praeter + accusativo
Sostituzione o difesapro + ablativo
ColpaGenitivo o de + ablativo secondo il verbo
PenaAblativo in molte espressioni; forme lessicali come capitis richiedono la reggenza specifica
DistanzaAccusativo o ablativo di misura, secondo la costruzione
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37. Indicativo, imperativo e negazioni

L’indicativo presenta un contenuto come affermato: ciò non garantisce che sia vero nella realtà. Il presente storico racconta fatti passati rendendoli vivi; l’imperfetto può esprimere durata, tentativo, abitudine o sfondo; il perfetto può essere narrativo o risultativo. Il piuccheperfetto colloca un fatto prima di un altro passato. Il futuro anteriore indica un’azione futura già compiuta rispetto a un’altra futura: cum veneris, loquemur, quando sarai arrivato, parleremo.

Usi che richiedono una traduzione italiana diversa

Con verbi di possibilità, dovere o convenienza il latino può usare l’indicativo dove l’italiano preferisce un condizionale: poteram, potevo o avrei potuto; debui, dovevo o avrei dovuto; melius erat, sarebbe stato meglio. Sono i cosiddetti usi del “falso condizionale”. L’indicativo afferma la possibilità o il dovere, non necessariamente la loro realizzazione.

Nelle lettere i tempi possono assumere il punto di vista del destinatario al momento della lettura: chi scrive può usare l’imperfetto per ciò che sta facendo quando scrive. È il cosiddetto uso epistolare. Esistono anche perfetti gnomici, con valore generale, e formule come novi, so, originate da un’azione compiuta. La cornice comunicativa conta quanto la tabella morfologica.

Comandi e divieti

Tavola 158 Ordine e divieto
CostruzioneEsempioTraduzione
Imperativo presenteAudi! Audite!Ascolta! Ascoltate!
Congiuntivo esortativoAudiamus!Ascoltiamo!
Noli / nolite + infinitoNolite timere.Non temete.
Ne + perfetto congiuntivoNe feceris.Non farlo.
Imperativo futuroLeges servato.Osserva le leggi (precetto, disposizione)

Le forme brevi dic, duc, fac, fer sono imperativi importanti. I composti seguono usi propri: non cancellare automaticamente l’ultima vocale di ogni imperativo della terza. L’imperativo futuro, frequente in norme e prescrizioni, non corrisponde soltanto a un ordine da eseguire “molto più tardi”. Nel divieto la negazione normale della volontà è ne, ma noli con infinito è una costruzione molto comune e sicura da riconoscere.

Non, ne, haud e negazioni coordinate

Non nega normalmente un’affermazione; ne un comando, un desiderio o una finale. Haud ricorre spesso con aggettivi e avverbi; nec e neque coordinano negando. “E non” non si traduce sempre con et non: neque è frequentissimo. “Affinché nessuno” è ne quis, “affinché nulla” ne quid; nelle consecutive negative si usa invece ut nemo, ut nihil, oppure ut non secondo ciò che si nega. La scelta della negazione aiuta a distinguere le proposizioni.

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38. Il congiuntivo indipendente

Il congiuntivo non indica sempre incertezza e non compare soltanto nelle subordinate. In una proposizione autonoma può esprimere volontà, desiderio, possibilità, esitazione o concessione. Prima di tradurlo come “che...” occorre identificare l’atto comunicativo della frase.

Tavola 159 Valori del congiuntivo indipendente
ValoreTempi frequentiEsempio e traduzione
Esortativo / iussivoPresenteEamus. Andiamo.
ProibitivoPerfetto, soprattutto 2ª persona; anche presente secondo usoNe dixeris. Non dirlo.
Desiderativo realizzabilePresente; perfetto per desiderio riferito a un fatto compiutoUtinam veniat! Magari venga!
Desiderativo irrealizzabileImperfetto per presente; piuccheperfetto per passatoUtinam adesset! Magari fosse qui!
PotenzialePresente o perfetto; imperfetto per certi riferimenti passatiQuis hoc credat? Chi potrebbe crederlo?
Dubitativo / deliberativoPresente per presente; imperfetto per passatoQuid faciam? Che cosa devo fare?
ConcessivoPresente; perfetto per un fatto compiutoSit ita. Ammettiamo che sia così.

Desiderio e possibilità non sono la stessa cosa

Con utinam si esprime un desiderio: utinam venisset, magari fosse venuto, implica che non è venuto. Un perfetto potenziale, invece, può avere valore presente attenuato: dixerim, oserei dire. Non lo si deve tradurre automaticamente “avrei detto” come se indicasse sempre un evento passato.

Il dubitativo mette in scena una scelta o un’esitazione: quid facerem?, che cosa avrei dovuto fare? La negazione tipica è non; il desiderativo e il concessivo usano spesso ne. Alcune domande retoriche si sovrappongono al potenziale e al dubitativo: l’etichetta deve spiegare il senso, non diventare un ostacolo alla traduzione.

Utinam ne hoc fecissem!

Magari non lo avessi fatto!

Il desiderio riguarda un fatto passato non modificabile. Ne è la negazione tipica del desiderio.

Quis hoc negaverit?

Chi potrebbe negarlo?

Perfetto congiuntivo potenziale, con valore presente: non descrive necessariamente una negazione già avvenuta.

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39. La consecutio temporum

La consecutio temporum coordina il tempo di molte subordinate al congiuntivo con quello della reggente. Non è una tabella da applicare a ogni congiuntivo senza eccezioni. Prima si identifica il rapporto logico della subordinata, poi il rapporto temporale e il tempo della reggente. Nelle infinitive si usa un sistema diverso, basato sui tempi dell’infinito.

Tavola 160 Schema ordinario della consecutio
ReggenteContemporaneitàAnterioritàPosteriorità esplicita
Tempo principale: presente, futuro, futuro anterioreCongiuntivo presenteCongiuntivo perfettoParticipio futuro + sim, sis, sit...
Tempo storico: imperfetto, perfetto narrativo, piuccheperfettoCongiuntivo imperfettoCongiuntivo piuccheperfettoParticipio futuro + essem, esses, esset...

Rogo quid facias, quid feceris, quid facturus sis.

Chiedo che cosa tu faccia, che cosa abbia fatto, che cosa farai.

Le tre interrogative dipendono dal presente rogo.

Rogavi quid faceres, quid fecisses, quid facturus esses.

Chiesi che cosa facessi, che cosa avessi fatto, che cosa avresti fatto.

La reggente è storica: i rapporti temporali rimangono gli stessi, cambiano i tempi subordinati.

Le eccezioni che uno studente deve conoscere

Un perfetto con risultato ancora presente può essere sentito come principale; la scelta dipende da significato e prospettiva. Il presente storico può accompagnarsi a successione principale o storica. Le consecutive conservano spesso maggiore autonomia temporale: dopo una reggente storica può comparire un perfetto congiuntivo che presenta una conseguenza come fatto compiuto, o un presente per un effetto ancora valido.

Le finali esprimono per natura uno scopo successivo, ma usano normalmente presente o imperfetto, senza richiedere ogni volta una perifrastica futura. Nelle condizioni irreali il tempo mantiene il valore dell’ipotesi; non viene trasformato meccanicamente dalla consecutio. Anche le subordinate dipendenti da infiniti e participi devono essere collocate rispetto al tempo effettivo di quelle forme e alla prospettiva del discorso.

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40. Le proposizioni infinitive: accusativo e nominativo con infinito

L’accusativo con infinito (AcI) esprime una proposizione, spesso dopo verbi del dire, pensare, sapere, percepire, sperare e dopo espressioni impersonali. Il soggetto dell’infinito è in accusativo; il predicato è all’infinito; non compare normalmente una congiunzione equivalente al “che” italiano. L’infinitiva può essere oggettiva o soggettiva: scio te venire, so che vieni; constat te venisse, risulta che sei venuto.

Riconoscere il soggetto e il rapporto temporale

Magister discipulos diligentes esse putat.

Il maestro ritiene che gli studenti siano diligenti.

Discipulos è soggetto dell’infinitiva; diligentes è il predicativo concordato; esse esprime contemporaneità.

Puella dixit se epistulam scripsisse.

La ragazza disse di aver scritto una lettera.

Se rinvia al soggetto della reggente; epistulam è oggetto di scripsisse. Non tutti gli accusativi dell’infinitiva sono soggetti.

Quando il soggetto dell’infinitiva coincide con quello del verbo dichiarativo, si usa spesso il riflessivo se. Quando indica un’altra persona, si usano eum, eam, eos o un nome. La costruzione va distinta dall’infinito complementare: in volo legere il soggetto sottinteso è condiviso e non occorre costruire ogni volta un AcI esplicito.

Il participio nelle forme composte concorda con il soggetto accusativo: dico puellam venturam esse; plurale dico puellas venturas esse. Nel futuro passivo, invece, il supino è invariabile: dico epistulam scriptum iri. L’omissione di esse è frequente in certi contesti, soprattutto con participi futuri o perfetti: va riconosciuta, non inventata se manca ogni indizio.

Nominativo con infinito e costruzioni personali

Nel nominativo con infinito (NcI) il soggetto viene costruito come soggetto del verbo reggente passivo: Marcus venire dicitur, si dice che Marco venga, letteralmente “Marco è detto venire”. Dicitur concorda con Marcus; al plurale Marcus et Paulus venire dicuntur. La costruzione ricorre con verba dicendi e sentiendi al passivo, oltre che con videor.

Con i tempi composti, espressioni impersonali e specifici verbi possono prevalere altre costruzioni; non tutte le forme passive del dire impongono sempre NcI. Iubeor e vetor hanno normalmente costruzione personale con infinito: milites discedere iussi sunt, ai soldati fu ordinato di partire.

Infinito storico e perifrasi futura

L’infinito storico sostituisce in narrazione una forma finita e può avere soggetto al nominativo: una serie come alii clamare, alii fugere rappresenta azioni concitate, “alcuni gridavano, altri fuggivano”. Non va interpretata come un AcI privo di reggente a ogni costo.

La perifrasi fore ut più congiuntivo consente di esprimere la posteriorità, soprattutto quando manca un participio futuro utilizzabile: spero fore ut discas, spero che imparerai. Il valore passivo può essere reso con il congiuntivo passivo della completiva. La scelta fra futuro infinito e perifrasi dipende dall’uso del verbo e dallo stile.

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41. Relative e interrogative

Le subordinate relative si legano a un antecedente espresso o sottinteso. Le relative proprie presentano normalmente un fatto e hanno l’indicativo. Le relative improprie assumono valore finale, consecutivo, causale, concessivo o caratteristico e usano spesso il congiuntivo. Il modo non basta da solo a scegliere la traduzione: bisogna identificare la relazione logica.

Tavola 161 Relative: funzioni principali
TipoEsempioTraduzione
PropriaLibrum quem legisti habeo.Ho il libro che hai letto.
FinaleLegatos misit qui pacem peterent.Mandò ambasciatori a chiedere la pace.
Caratteristica / consecutivaNemo est qui hoc nesciat.Non c’è nessuno che non lo sappia.
Con antecedente indefinitoSunt qui ita putent.Ci sono persone che la pensano così.
Relativo sostantivatoQui discit, proficit.Chi impara fa progressi.

Nesso relativo, prolessi e attrazione

Il nesso relativo riprende un elemento precedente e collega una nuova frase: quod cum audivisset, e avendo udito ciò. In italiano si può rendere con un dimostrativo e una congiunzione. Non si tratta sempre di una relativa interna alla frase precedente.

Nella prolessi del relativo la subordinata precede l’antecedente: quem librum legisti, eum mihi da, il libro che hai letto, dammelo. La cosiddetta attrazione del relativo o dell’antecedente può modificare la costruzione attesa, soprattutto in certi registri. Il punto di partenza rimane la regola: genere e numero dall’antecedente, caso dalla funzione nella relativa. Le eccezioni si riconoscono da indizi reali, non per risolvere una concordanza non ancora analizzata.

Domande dirette e indirette

Tavola 162 Interrogative e particelle
TipoFormaValore
Diretta neutraVenitne?Viene? La particella -ne si appoggia a una parola
Diretta orientata al sìNonne venit?Non viene forse?
Diretta orientata al noNum venit?Viene forse? (si attende normalmente no)
DisgiuntivaUtrum venit an manet?Viene oppure rimane?
IndirettaQuaero cur veniat.Chiedo perché venga
Indiretta disgiuntivaQuaero utrum veniat an maneat.Chiedo se venga oppure rimanga

L’interrogativa indiretta usa normalmente il congiuntivo secondo la consecutio. Può dipendere da verbi di domanda, conoscenza, dubbio, percezione o da espressioni che implicano una domanda. Non contiene necessariamente “se”: scio quid facias, so che cosa fai. Nelle indirette num può essere neutro, senza la stessa attesa negativa delle domande dirette.

Nelle disgiuntive la prima particella può mancare; an introduce la seconda alternativa. “O no” si esprime spesso con necne nelle indirette e an non nelle dirette, con variazioni d’uso. Haud scio an e nescio an possono introdurre un’affermazione attenuata, “forse”, non soltanto un dubbio perfettamente bilanciato.

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42. Finali e consecutive

Una finale esprime lo scopo perseguito; una consecutiva il risultato prodotto o la caratteristica che ne consegue. In italiano “perché” può essere ambiguo, mentre il latino offre indizi precisi: negazione ne nelle finali, ut non nelle consecutive; avverbi correlativi come tam e ita spesso anticipano una conseguenza.

Tavola 163 Scopo e conseguenza a confronto
TipoAffermativaNegativaTempo abituale
Finaleut + congiuntivone + congiuntivoPresente dopo tempo principale, imperfetto dopo storico
Consecutivaut + congiuntivout non / ut nemo / ut nihilTempo adeguato alla conseguenza, con maggiore autonomia

Diligenter studet ut discat.

Studia con impegno per imparare.

Imparare è lo scopo; il successo non è affermato come già ottenuto.

Tam diligenter studet ut multum discat.

Studia con tanto impegno che impara molto.

Imparare molto è presentato come conseguenza. Tam prepara la correlazione.

Modi diversi per esprimere il fine

Tavola 164 Costruzioni finali
CostruzioneEsempio
Ut / ne + congiuntivovenit ut discat
Relativa finalemisit qui nuntiarent
Ad + gerundio o gerundivoad discendum; ad libros legendos
Genitivo + causa / gratiadiscendi causa; pacis petendae causa
Supino in -um con movimentovenit auxilium petitum
Participio futuro, in usi ammessivenit auxilium petiturus

Le costruzioni sono alternative di senso, ma non sempre intercambiabili in ogni frase o registro. Con un comparativo si usa spesso quo più congiuntivo: quo facilius discas, affinché tu impari più facilmente. Ne quis, ne quid, ne umquam significano affinché nessuno, nulla, mai. Una coordinazione negativa può essere introdotta da neve o neu.

Le consecutive sono spesso anticipate da tam, ita, sic, tantus, talis, tot. Il correlativo può però essere sottinteso. Le espressioni maior quam ut... indicano una qualità eccessiva rispetto a una conseguenza possibile: “troppo ... perché...”. Le relative di caratteristica possono assumere valore consecutivo; per questo le categorie sintattiche comunicano fra loro.

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43. Le completive: ut, ne, quod, quin e quominus

Una completiva occupa un posto necessario o strettamente richiesto dal verbo o dall’espressione reggente. Una finale aggiunge uno scopo: venit ut discat. Una completiva esprime ciò che si ordina, chiede o accade: imperat ut veniant. La forma esterna può somigliare, ma la funzione è diversa.

Volontà, comando e fatto

Tavola 165 Famiglie di completive
ReggenteCostruzione normaleEsempio
Verbi di richiesta, persuasione, comandout / ne + congiuntivoRogat ut venias: chiede che tu venga
Iubeo e vetoAccusativo con infinitoIubet milites venire: ordina ai soldati di venire
Accidit, evenit, fit e formule analogheut / ut non + congiuntivoAccidit ut abesset: accadde che fosse assente
Espressioni con contenuto esplicativoquod + indicativo, con possibili variazioni modaliBene facis quod venis: fai bene a venire
Dubbio negatoquin + congiuntivoNon dubito quin veniat: non dubito che venga

La distinzione tradizionale fra completive “volitive” e “dichiarative” aiuta anche a scegliere la negazione. Un ordine negativo usa ne; il fatto che qualcosa non avvenga usa ut non. Con dico il significato è decisivo: “dire che una cosa è vera” introduce spesso AcI; “dire di fare una cosa” può introdurre una completiva volitiva.

Quod dichiarativo significa “il fatto che”, ma quod può anche essere relativo neutro o congiunzione causale. Laetor quod venisti può essere spiegato in relazione alla causa o al contenuto della gioia; non ogni frase ha un’unica etichetta scolastica indiscutibile. È essenziale restituire correttamente il rapporto logico.

Verbi di timore

Tavola 166 Timore: la traduzione cambia la polarità della congiunzione
LatinoTraduzione
Timeo ne veniat.Temo che venga.
Timeo ne non veniat.Temo che non venga.
Timeo ut veniat.Temo che non venga.

Dopo i verbi di timore, ne introduce l’evento temuto: in italiano si traduce “che”, non “che non”. Per temere il mancato verificarsi dell’evento si usa ne non oppure ut. Il congiuntivo può esprimere anche anteriorità: timeo ne erraverit, temo che abbia sbagliato. Ricavare il senso dalla sola parola ne porta qui all’errore opposto a quello corretto.

Impedimento, rifiuto e dubbio

Dopo verbi di impedimento si trovano ne e quominus; con reggente negativa è comune anche quin: nihil obstat quominus venias, nulla impedisce che tu venga. Non dubito quin significa “non dubito che”; dubito con infinito può invece significare “esitare a”. Non si deve introdurre quin dopo qualsiasi affermazione positiva di dubbio.

Non possum quin significa “non posso fare a meno di”; haud multum abest quin, manca poco che. Quin può derivare anche da una relativa negativa, come in espressioni equivalenti a “non c’è nessuno che non...”. Per tradurre bene conviene riscrivere mentalmente la reggente in italiano, poi completarne il senso.

Nihil me impedit quominus studeam.

Nulla mi impedisce di studiare.

La subordinata indica l’azione che non viene impedita; non è una finale negativa.

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44. Causali, temporali e usi di cum

Una causale spiega perché avviene qualcosa; una temporale colloca un evento rispetto a un altro. Alcune congiunzioni possono esprimere entrambi i rapporti. Il latino distingue spesso la causa affermata da chi scrive da quella attribuita al pensiero o alle parole di qualcuno.

Le causali

Quod, quia, quoniam introducono normalmente l’indicativo quando la causa è presentata come fatto; il congiuntivo può segnalare una motivazione riferita, contestata o assunta dal punto di vista di un altro. Cum causale usa il congiuntivo. La scelta del modo non equivale a una separazione assoluta fra causa “vera” e “falsa”: indica prima di tutto la posizione del parlante rispetto alla motivazione.

Manet quia pluit.

Rimane perché piove.

La causa è presentata direttamente come un fatto.

Cum aegrotaret, domi mansit.

Poiché era malato, rimase a casa.

Cum con imperfetto congiuntivo esprime la circostanza causale contemporanea.

Le temporali principali

Tavola 167 Congiunzioni temporali
CongiunzioneCostruzione e senso frequenti
cum + indicativoQuando, nel momento in cui; può essere iterativo o presentare una coincidenza
ubi, ut, simul atque / acQuando, non appena; spesso perfetto indicativo per un fatto compiuto
postquamDopo che; spesso perfetto indicativo nella narrazione
dum + presente indicativoMentre; il presente può accompagnarsi a una reggente passata
dum, donec, quoadFinché / per tutto il tempo che con indicativo; fino a che con valori fattuali o attesi
antequam, priusquamPrima che; indicativo per constatazione, congiuntivo per attesa, intenzione o altre sfumature

Dopo postquam il latino usa spesso il perfetto dove l’italiano preferisce il trapassato: postquam venit, discessimus, dopo che fu arrivato, partimmo. La relazione di anteriorità può essere affidata alla congiunzione. Con dum, donec e quoad il congiuntivo può presentare il limite atteso o intenzionale: “aspettò finché arrivasse”. Non significa che ogni “finché” richieda congiuntivo.

Il cum inversum presenta come evento principale della narrazione ciò che grammaticalmente segue cum: “stava già partendo, quando all’improvviso...”. La reggente contiene spesso iam o vix, la frase con cum un indicativo narrativo. La subordinazione grammaticale e il rilievo informativo non coincidono sempre.

Cum narrativo

Il cum narrativo o storico usa soprattutto imperfetto e piuccheperfetto congiuntivo. L’imperfetto indica normalmente contemporaneità rispetto al passato della reggente; il piuccheperfetto anteriorità. La traduzione può essere temporale, causale o circostanziale, anche con gerundio italiano quando i soggetti lo permettono. Non conviene tradurlo sempre con “poiché”: il valore si decide leggendo il periodo.

Cum hostes appropinquarent, cives portas clauserunt.

Mentre i nemici si avvicinavano, i cittadini chiusero le porte.

Soggetti diversi: un gerundio italiano privo di soggetto espresso rischierebbe di attribuire l’avvicinamento ai cittadini.

Cum epistulam legisset, Marcus discessit.

Dopo aver letto la lettera, Marco partì.

Legisset indica anteriorità; il soggetto coincide, quindi la traduzione implicita italiana è naturale.

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45. Concessive, comparative e avversative

La concessiva introduce una circostanza che avrebbe potuto impedire il fatto principale ma non lo impedisce: “benché fosse stanco, continuò”. La comparativa mette in relazione due fatti; l’avversativa contrappone contenuti. Le congiunzioni e il modo aiutano a distinguere queste sfumature.

Tavola 168 Concessive
CongiunzioneModo abituale nella prosa classicaSignificato
quamquamIndicativoBenché, sebbene
quamvisCongiuntivoPer quanto, sebbene
licetCongiuntivo, spesso presente o perfettoBenché; originariamente “sia pure lecito”
etsi, tametsiIndicativo in concessioni di fatto; possibili altri valoriAnche se, benché
etiamsiModo coerente con il valore dell’ipotesiAnche se, persino se
cumCongiuntivoBenché; spesso tamen nella principale

Gli autori possono allontanarsi dalle distribuzioni più tipiche, soprattutto fuori dalla prosa classica. Tamen, “tuttavia”, è frequente nella reggente, ma non obbligatorio. Quamvis può anche modificare direttamente un aggettivo o avverbio: il suo significato originario consente sfumature equivalenti a “quanto vuoi”.

Quamquam fessus erat, iter perrexit.

Benché fosse stanco, proseguì il viaggio.

Erat è indicativo: la stanchezza è concessa come fatto.

Comparazione reale e ipotetica

Tavola 169 Comparative
TipoForme frequentiEsempio
Uguaglianza e corrispondenzaut / sicut ... ita; tam ... quam; tantus ... quantusUt dixi, ita faciam: farò come ho detto
Comparazione dopo comparativoquamMaior est quam putabam: è più grande di quanto pensassi
Comparativa ipoteticaquasi, tamquam, velut si, perinde ac siQuasi omnia sciat loquitur: parla come se sapesse tutto
Proporzionalitàquo ... eo; quanto ... tantoQuo plura discis, eo plura intellegis: quanto più impari, tanto più capisci

Le comparative reali usano normalmente l’indicativo; quelle ipotetiche il congiuntivo. Nelle ipotetiche il rapporto dei tempi dipende anche dal valore dell’ipotesi, non soltanto dalla successione meccanica. Ut con indicativo può significare “come”, con congiuntivo può introdurre scopo, conseguenza o completiva: la congiunzione da sola non basta.

Cum può assumere valore avversativo con il congiuntivo, “mentre invece”. In alcune frasi il confine tra avversativo, concessivo e causale è sfumato; la traduzione deve esprimere la relazione più coerente con il ragionamento, senza accumulare alternative incompatibili.

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46. Il periodo ipotetico

Il periodo ipotetico unisce una protasi, che pone la condizione, e un’apodosi, che ne presenta la conseguenza. La protasi è introdotta normalmente da si, “se”, oppure nisi, “se non, a meno che”. La tripartizione scolastica in realtà, possibilità e irrealtà è utile, purché non faccia confondere la forma grammaticale con un giudizio su ciò che accade davvero nel mondo.

Tavola 170 Periodo ipotetico indipendente
TipoProtasiApodosiEsempio
Condizione aperta / della realtàIndicativoIndicativo o altro modo richiesto dal sensoSi venit, laetor: se viene, sono contento
Futuro apertoFuturo o futuro anterioreFuturo; possibile imperativoSi veneris, laetabor: se verrai, sarò contento
PossibilitàCongiuntivo presente, anche perfetto secondo rapporto e usoCongiuntivo presente, anche perfettoSi veniat, laeter: se venisse, sarei contento
Irrealtà nel presenteCongiuntivo imperfettoCongiuntivo imperfettoSi adesset, laetarer: se fosse qui, sarei contento
Irrealtà nel passatoCongiuntivo piuccheperfettoCongiuntivo piuccheperfettoSi venisset, laetatus essem: se fosse venuto, sarei stato contento

Nisi, si non e condizioni miste

Nisi tende a negare la condizione nel suo insieme (“a meno che”); si non può negare un elemento particolare o contrapporre due ipotesi. Sin introduce spesso una seconda condizione contrastante, “se invece”. Dummodo, modo, dum con congiuntivo possono esprimere una condizione limitativa: “purché”, con negazione ne.

Un periodo può essere misto: si venisset, nunc laetarer, se fosse venuto, ora sarei contento. La condizione è passata, la conseguenza presente. Non è un errore di consecutio. L’apodosi può avere indicativo con verbi di dovere o possibilità, perché la possibilità o il dovere sono presentati come reali, anche se l’azione non si realizza. Una condizione aperta può inoltre avere un comando: si venis, audi, se vieni, ascolta.

Periodo ipotetico nel discorso indiretto

Quando un periodo ipotetico dipende da un verbo dichiarativo, la protasi passa normalmente al congiuntivo; l’apodosi dichiarativa assume forma infinitiva. Le ipotesi future di possibilità e di futuro aperto possono così avvicinarsi nella forma. Per l’irrealtà, la protasi conserva normalmente imperfetto o piuccheperfetto; l’apodosi attiva può usare participio futuro più fuisse: dixit se venturum fuisse, si potuisset, disse che sarebbe venuto, se avesse potuto.

Per un’apodosi passiva o senza participio futuro adatto si usa spesso futurum fuisse ut più congiuntivo imperfetto. Il costrutto è avanzato: prima di tradurlo ricostruisci l’ipotesi diretta, chiarisci a quale tempo si riferiscono condizione e conseguenza, poi scegli il condizionale italiano appropriato. Non confondere venturum esse, che sarebbe venuto come futuro nel passato, con venturum fuisse, che sarebbe venuto in una conseguenza non realizzata.

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47. Participio congiunto e ablativo assoluto

Un participio può condensare un’intera subordinata. Per scioglierlo occorre riconoscere il nome con cui concorda, la diatesi e la relazione temporale. Solo dopo si sceglie fra relativa, temporale, causale, concessiva, ipotetica o altra resa italiana. Un gerundio automatico può attribuire l’azione al soggetto sbagliato.

Il participio congiunto

Milites, ducem secuti, ad flumen venerunt.

I soldati, dopo aver seguito il comandante, giunsero al fiume.

Secuti concorda con milites. È perfetto deponente e ha senso attivo: non significa “essendo stati seguiti”.

Puerum flentem vidi.

Vidi il ragazzo che piangeva.

Flentem concorda con puerum, oggetto di vidi. “Piangendo vidi il ragazzo” cambierebbe chi piange.

Il participio congiunto si riferisce a un elemento che ha già una funzione nella frase reggente. Un perfetto passivo può richiedere “dopo essere stato...”; uno deponente spesso “dopo aver...”. Il presente indica normalmente contemporaneità, ma il valore lessicale e l’uso sostantivato o aggettivale possono prevalere su una rigida linea del tempo.

Ablativo assoluto: struttura e limiti

L’ablativo assoluto forma un nucleo costituito normalmente da un nome o pronome in ablativo e da un participio concordato: sole oriente, mentre sorge il sole; urbe capta, conquistata la città. Il suo soggetto è di norma distinto da quello della reggente e non svolge in essa una funzione sintattica diretta. La regola descrive l’autonomia del costrutto; i testi reali possono avere collegamenti di significato o riprese pronominali e costruzioni meno regolari.

Il participio presente consente l’azione contemporanea; il perfetto passivo quella anteriore. Con i deponenti il perfetto può avere senso attivo. Sono possibili ablativi assoluti nominali, senza participio, perché manca un participio presente ordinario di sum: Cicerone consule, quando Cicerone era console; me invito, contro la mia volontà.

Tavola 171 Sciogliere l’ablativo assoluto
LatinoTraduzione possibileRapporto
Hostibus appropinquantibus, cives timent.Mentre i nemici si avvicinano, i cittadini temono.Contemporaneità
Portis clausis, cives quieverunt.Dopo che le porte furono chiuse, i cittadini riposarono.Anteriorità
Duce mortuo, milites discesserunt.Morto il comandante, i soldati partirono.Perfetto deponente, senso attivo / stato
Te duce, tuti erimus.Con te come guida, saremo al sicuro.Costruzione nominale
Omnibus dissentientibus, sententiam tenuit.Benché tutti dissentissero, mantenne la propria opinione.Valore concessivo

Dalla forma alla traduzione

  • Isola il gruppo in ablativo e verifica che esista un rapporto predicativo, non soltanto due ablativi vicini.
  • Identifica il soggetto interno e distinguilo da quello della reggente.
  • Stabilisci se il participio è attivo, passivo o deponente.
  • Ricava il rapporto temporale e il nesso logico.
  • Scegli una subordinata esplicita se il gerundio italiano renderebbe ambiguo il soggetto.
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48. Il discorso indiretto e il riflessivo indiretto

Il discorso indiretto riferisce affermazioni, domande e ordini senza riportare le parole come citazione autonoma. Il latino può estenderlo per molti periodi dopo un unico verbo dichiarativo. Per orientarsi bisogna mantenere visibili chi parla, a chi si riferisce e quale punto di vista regge tempi e pronomi.

Tavola 172 Dal discorso diretto all’indiretto
ContenutoDirettoIndiretto dopo dixit
Affermazione presenteVenio. Vengo.Dixit se venire. Disse che veniva.
Affermazione passataVeni. Sono venuto.Dixit se venisse. Disse che era venuto.
Affermazione futuraVeniam. Verrò.Dixit se venturum esse. Disse che sarebbe venuto.
Domanda realeCur venis? Perché vieni?Quaesivit cur veniret. Chiese perché venisse.
OrdineVeni! Vieni!Imperavit ut veniret. Ordinò che venisse.
DivietoNoli venire! Non venire!Imperavit ne veniret. Ordinò che non venisse.

Subordinate e punto di vista

Le subordinate interne al discorso riferito passano normalmente al congiuntivo quando appartengono al pensiero di chi parla. L’indicativo può rimanere quando chi scrive inserisce una precisazione propria o presenta il fatto autonomamente. Non ogni relativa contenuta materialmente dopo dixit deve per forza essere al congiuntivo: conta se appartiene al contenuto riferito.

Il riflessivo se, sibi, suus può rimandare al soggetto che parla o pensa anche attraverso una subordinata: è il riflessivo indiretto. Quando esistono più possibili referenti, ipse può aiutare a distinguerli. I dimostrativi di luogo e tempo possono adeguarsi alla nuova prospettiva: oggi diventa “quel giorno”, qui “lì”, ma il cambiamento non è un automatismo privo di contesto.

Marcus dixit amicum sibi auxilium laturum esse.

Marco disse che l’amico gli avrebbe portato aiuto.

Sibi rinvia a Marco, autore dell’affermazione; amicum è soggetto dell’infinitiva. Laturum è participio futuro di fero.

Nella narrazione storica può comparire la repraesentatio: si conservano tempi principali per rendere più viva la prospettiva del discorso, anche dopo una reggente storica. Le domande retoriche possono essere trattate come affermazioni e assumere una costruzione infinitiva. Sono sviluppi avanzati da riconoscere nel contesto; il modello base resta affermazione con infinito, domanda reale e comando con congiuntivo.

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49. Costrutti avanzati e ambiguità ricorrenti

Una buona analisi non si ferma al primo significato possibile. Molte parole grammaticali hanno più funzioni; diversi tempi si scrivono nello stesso modo; un participio può essere verbo, aggettivo o nome. Il metodo consiste nel confrontare le interpretazioni possibili con la struttura della frase e scartare quelle incompatibili.

Attrazione modale e proposizioni dipendenti

Si parla di attrazione modale quando una subordinata assume il congiuntivo perché è integrata nel contenuto di un’altra proposizione al congiuntivo o all’infinito. Non è una forza meccanica che cambia tutti i verbi vicini: l’indicativo resta possibile per informazioni autonome, oggettive o incidentali. Nelle grammatiche la terminologia può sovrapporsi a “discorso indiretto implicito”.

Una relativa al congiuntivo può dunque essere finale, consecutiva, causale, caratteristica oppure attratta nel contenuto riferito. Per decidere, chiediti quale rapporto abbia con l’antecedente e se esprima la voce del narratore o quella di un personaggio. L’etichetta più utile è quella che chiarisce la traduzione effettiva.

Tavola 173 Parole da non tradurre in automatico
FormaPossibili funzioni
cumPreposizione con ablativo; temporale; narrativo; causale; concessivo; avversativo
utCome; quando / non appena; finale; consecutiva; completiva; dopo timore “che non”
quodRelativo neutro; interrogativo aggettivale neutro; causale; completivo; nesso relativo
quoRelativo o interrogativo in ablativo; avverbio di moto a luogo; finale con comparativo
quamRelativo o interrogativo femminile accusativo; secondo termine; avverbio esclamativo o correlativo
neParticella interrogativa enclitica -ne; negazione volitiva; finale negativa; completiva di timore
siCondizione; interrogativa indiretta in determinati contesti e registri
modoAblativo di modus; avverbio “soltanto / poco fa”; congiunzione limitativa

Ellissi, zeugma e ordine marcato

L’ellissi omette elementi recuperabili dal contesto, spesso sum o esse. Lo zeugma collega a un solo verbo elementi che richiederebbero sfumature o costruzioni diverse. L’anacoluto interrompe o cambia una struttura iniziata; si incontra soprattutto in lingua parlata, testi complessi o particolari effetti stilistici. Non bisogna invocare queste figure per giustificare una traduzione che non torna prima di aver controllato morfologia e reggenze.

L’ordine latino consente di separare nome e attributo, anticipare un oggetto, rinviare il verbo o collocare a fine frase l’elemento più importante. La libertà non è assenza di regole: concordanze, casi e connettivi continuano a indicare i rapporti. La posizione può aggiungere enfasi, contrasto e ritmo che la traduzione deve cercare di rispettare senza diventare artificiosa.

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50. Dizionario, lessico e metodo di traduzione

Tradurre non significa sostituire una sequenza di parole latine con una sequenza italiana. Significa ricostruire il contenuto del testo e renderlo con una frase italiana corretta. La fedeltà riguarda chi fa che cosa, a chi, quando, perché e con quale grado di certezza, non la conservazione dell’ordine latino a ogni costo.

Il dizionario è utile se sai porgli una domanda precisa. Per un nome cerca nominativo e genitivo; per un aggettivo il nominativo maschile o la serie delle uscite; per un verbo la prima persona del presente, ricostruita attraverso il paradigma. Non cercare tulit come se fosse un lemma indipendente: riconosci il perfetto di fero. Se non conosci il paradigma, usa i rinvii del dizionario e controlla sempre le forme principali.

Come leggere una voce

  • Controlla categoria grammaticale, genere e paradigma prima dei significati.
  • Leggi la reggenza: accusativo, dativo, ablativo, infinito o completiva.
  • Distingui le accezioni concrete, figurate e tecniche; scegli quella coerente con il testo.
  • Verifica se la locuzione completa è registrata: res publica non è una semplice somma di “cosa” e “pubblica”.
  • Usa gli esempi del dizionario come confronto sintattico, senza copiare una traduzione che non appartiene al tuo periodo.
Tavola 174 Falsi amici e parole polisemiche
LatinoSignificati da considerareErrore da evitare
virtusValore, coraggio, qualità, virtùRidurre sempre alla virtù morale moderna
pietasRispetto dei doveri verso dèi, famiglia e comunitàTradurre sempre con compassione
fortunaSorte, condizione, patrimonio al plurale in certi usiPensare soltanto alla buona sorte
ratioCalcolo, ragione, metodo, criterio, rapportoScegliere “ragione” senza leggere il contesto
resCosa, fatto, situazione, affare, Stato in locuzioniLasciare sempre il generico “cosa”
petereDirigersi verso, cercare, chiedere, assalireUsare sempre “chiedere”
contendereTendere, sforzarsi, dirigersi, contendere, affermareConfondere movimento e discussione
consiliumDecisione, progetto, consiglio, assembleaConfondere sempre con un suggerimento
officiumDovere, servizio, funzioneTradurre automaticamente con ufficio
humanitasCultura, educazione, umanità, benevolenzaAttribuire senza contesto il significato moderno più ampio

Un procedimento in sette passaggi

  • Leggi titolo, eventuale introduzione e tutto il brano per orientarti sul contenuto.
  • Cerchia mentalmente i verbi finiti e individua connettivi e pronomi relativi.
  • Dividi il periodo in proposizioni, tenendo separati AcI, ablativi assoluti e participi.
  • Per ciascun nucleo ricostruisci soggetto, verbo, oggetto e reggenze necessarie.
  • Analizza i gruppi nominali e risolvi le forme ambigue con concordanza e senso.
  • Stendi una prima traduzione completa, senza abbellire o aggiungere informazioni.
  • Rivedi l’italiano e torna al latino per controllare tempi, negazioni, soggetti, pronomi e nessi logici.

Il controllo finale deve essere concreto. Hai tradotto tutti i non e i ne? Hai mantenuto la differenza fra chi parla e chi compie l’azione dell’infinitiva? Un participio passivo è diventato per errore attivo? Una finale è stata trasformata in causa? Un plurale è stato perso? Un italiano scorrevole non compensa questi errori; una traduzione letterale incomprensibile non dimostra da sola fedeltà.

Per imparare il lessico crea gruppi piccoli con lemma, paradigma o genere, significato principale e una frase. Ripeti le parole a distanza di tempo e riutilizzale nell’analisi. Studiare soltanto liste di traduzioni isolate rende più difficile riconoscere le forme reali degli autori.

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51. Prosodia, metrica e lingua poetica

La poesia latina classica si fonda soprattutto sulla quantità sillabica, non sul semplice numero delle sillabe o sulla rima. Una sillaba lunga occupa, nello schema metrico, il tempo di due brevi. Quantità della vocale e quantità della sillaba sono concetti distinti: una vocale breve può trovarsi in una sillaba lunga per posizione. L’accento della parola e l’organizzazione ritmica del verso non vanno confusi.

Quantità e fenomeni fra parole

Sono lunghe per natura le sillabe con vocale lunga o dittongo; sono normalmente lunghe per posizione quelle chiuse da consonante. Nella scansione si tiene conto anche delle consonanti iniziali della parola successiva. X e z possono valere come gruppi consonantici; h non ha lo stesso peso di una consonante ordinaria. I gruppi di occlusiva più liquida ammettono comportamenti variabili. Per la quantità delle vocali non riconoscibile dalla forma occorre il dizionario.

L’elisione o sinalefe riguarda di norma una vocale finale, oppure vocale più m finale, davanti a parola che comincia per vocale o h: nel computo metrico una delle sillabe non occupa la sua posizione ordinaria. Con es ed est si parla spesso di prodelisione o aferesi. Lo iato conserva l’incontro vocalico senza elisione in condizioni particolari; la sineresi o sinizesi riunisce vocali normalmente separate, mentre la dieresi le distingue. Questi fenomeni si dimostrano attraverso la scansione, non si invocano liberamente per far tornare qualsiasi verso.

Tavola 175 Piedi e segni essenziali
NomeComposizioneNotazione verbale
DattiloUna lunga e due breviL B B
SpondeoDue lungheL L
GiamboUna breve e una lungaB L
TrocheoUna lunga e una breveL B
AncepsPosizione che ammette lunga o breveX

Esametro e pentametro

L’esametro dattilico comprende sei piedi. I primi quattro possono essere dattili o spondei; il quinto è normalmente dattilo, pur con eccezioni spondaiche; il sesto è una lunga seguita da una posizione finale indifferente. La fine di parola all’interno di un piede può creare una cesura; quando coincide con la fine del piede si parla di dieresi. Le pause metriche e quelle sintattiche si intrecciano, senza dover coincidere sempre.

Il pentametro elegiaco è formato da due membri separati da una pausa centrale. Nel primo due dattili, sostituibili da spondei, sono seguiti da una lunga; nel secondo due dattili non sostituibili sono seguiti dalla sillaba finale. Non è quindi semplicemente una serie di cinque piedi tutti uguali. Un esametro e un pentametro costituiscono il distico elegiaco, usato nell’elegia e nell’epigramma.

Tavola 176 Schemi di consultazione
MetroSchema: L lunga, B breve, X finale indifferente
Esametro(L B B oppure L L) × 4; normalmente L B B; L X
Pentametro(L B B oppure L L) × 2; L; pausa; L B B; L B B; X
Endecasillabo falecioX X L B B L B L B L X (con restrizioni d’uso nelle posizioni iniziali)
Trimetro giambicoTre metri giambici; il modello e le sostituzioni variano secondo genere e autore

Arma virumque cano, Troiae qui primus ab oris.

Canto le armi e l’uomo che per primo dalle coste di Troia...

Virgilio, Eneide 1, 1. Scansione per piedi: Arma vi | rumque ca | no Tro | iae qui | primus ab | oris. Schema: LBB | LBB | LL | LL | LBB | LX. La frase continua nel verso successivo.

Leggere poesia senza perdere la grammatica

La poesia presenta spesso iperbato, inversioni, ellissi e lessico meno comune. L’iperbato separa parole concordate; l’enjambement prosegue una struttura sintattica oltre la fine del verso. Una pausa di fine riga non implica quindi fine della frase. Le figure di suono, come allitterazione e assonanza, appartengono all’interpretazione stilistica; non cambiano la funzione dei casi.

Per scandire un verso, riconosci prima sillabe, dittonghi ed elisioni; segnala le lunghezze certe; prova lo schema del metro; verifica le quantità dubbie e infine individua le pause. Per tradurlo, torna sempre alla sintassi. I metri lirici, i sistemi drammatici e la prosodia storica richiedono uno studio specialistico ulteriore: qui sono forniti i fondamenti necessari alla lettura scolastica più comune.

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52. Versioni guidate: dal testo all’italiano

I brani seguenti sono esercitazioni originali, costruite per mettere insieme le regole del manuale. Non sono citazioni attribuite a un autore antico. Prima prova a tradurli senza leggere la soluzione; poi confronta soggetti, tempi e costruzioni. Una traduzione diversa nelle parole può essere corretta se conserva gli stessi rapporti di significato.

1. Una giornata di studio

Magister pueris fabulam narrat. Pueri verba magistri audiunt et in tabulis scribunt. Unus puer multa rogat, quia fabulam intellegere cupit. Magister eius diligentiam laudat.

Il maestro racconta una storia ai ragazzi. I ragazzi ascoltano le parole del maestro e scrivono sulle tavolette. Un ragazzo fa molte domande, perché desidera comprendere la storia. Il maestro loda il suo impegno.

Pueris è dativo; verba è accusativo neutro plurale. Multa è neutro plurale sostantivato, “molte cose”, reso qui con “molte domande”. Eius rinvia al ragazzo, che non è il soggetto della frase finale; suam avrebbe indicato l’impegno del maestro. Cupit regge l’infinito intellegere.

2. La città e gli ambasciatori

Cum hostes appropinquarent, cives portas clauserunt. Consul legatos misit qui pacem peterent. Legati dixerunt cives bellum nolle, sed libertatem suam defensuros esse.

Mentre i nemici si avvicinavano, i cittadini chiusero le porte. Il console mandò ambasciatori a chiedere la pace. Gli ambasciatori dissero che i cittadini non volevano la guerra, ma avrebbero difeso la propria libertà.

Appropinquarent esprime contemporaneità nel cum narrativo. Qui peterent è relativa finale. Dixerunt regge due predicati infinitivi con lo stesso soggetto cives: nolle e defensuros esse. Il futuro infinito esprime posteriorità rispetto alla dichiarazione; suam rinvia ai cittadini nell’infinitiva.

3. Il viaggio interrotto

Marcus cum amicis ad urbem iter faciebat. Ponte rupto, flumen transire non potuerunt. Itaque ducem rogaverunt qua via tutius ire possent. Dux eos per silvam duxit, ut ad alterum pontem pervenirent.

Marco viaggiava verso la città con gli amici. Poiché il ponte era stato distrutto, non poterono attraversare il fiume. Chiesero quindi alla guida per quale strada potessero procedere più al sicuro. La guida li condusse attraverso il bosco, affinché raggiungessero un altro ponte.

La prima frase ha Marcus come soggetto singolare; il plurale potuerunt include Marco e gli amici, recuperati dal contesto. Ponte rupto è ablativo assoluto. Qua via è ablativo di percorso nell’interrogativa indiretta; tutius è comparativo avverbiale. Ut pervenirent esprime il fine.

4. Un consiglio

Amicus mihi scripsit se multos libros emisse, sed parum temporis ad legendum habere. Ei respondi paucos libros diligenter legendos esse. Non enim numerus librorum, sed studium et iudicium lectorem adiuvant.

Un amico mi scrisse di aver comprato molti libri, ma di avere poco tempo per leggere. Gli risposi che bisognava leggere con attenzione pochi libri. Infatti non il numero dei libri, ma l’impegno e la capacità di giudizio aiutano il lettore.

Se è soggetto delle infinitive dipendenti da scripsit. Emisse è anteriore, habere contemporaneo. Parum regge il genitivo partitivo temporis. Paucos libros legendos esse è perifrastica passiva all’infinito. Studium e iudicium sono i due soggetti coordinati del verbo plurale adiuvant.

5. La scelta del comandante

Dux, quamquam milites fessi erant, castra muniri iussit. Timebat enim ne hostes noctu advenirent. Opere perfecto, militibus requies concessa est. Si castra non munivissent, multo maiore in periculo fuissent.

Il comandante, benché i soldati fossero stanchi, ordinò di fortificare l’accampamento. Temeva infatti che i nemici arrivassero di notte. Compiuto il lavoro, ai soldati fu concesso riposo. Se non avessero fortificato l’accampamento, si sarebbero trovati in un pericolo molto maggiore.

Iussit regge castra muniri: castra è soggetto accusativo dell’infinito passivo. Ne advenirent dopo timore significa “che arrivassero”. Opere perfecto è ablativo assoluto. La condizione finale è irreale nel passato; multo è ablativo della misura della differenza e maiore concorda con periculo.

6. Ciò che dipende da noi

Magister discipulos interrogavit quid maxime timerent. Alii se difficultatem verborum timere dixerunt, alii tempus breve esse questi sunt. Tum magister: «Nolite desperare. Si diligenter formas cognoveritis, facilius sententias intellegetis».

Il maestro chiese agli studenti che cosa temessero di più. Alcuni dissero di temere la difficoltà delle parole, altri si lamentarono che il tempo fosse breve. Allora il maestro disse: «Non scoraggiatevi. Se avrete imparato bene a riconoscere le forme, comprenderete più facilmente le frasi».

Quid timerent è interrogativa indiretta. Questi sunt è perfetto deponente di queror e regge qui un’infinitiva. Nolite con infinito esprime divieto. Cognoveritis è futuro anteriore nella condizione aperta futura, non perfetto congiuntivo: la costruzione e intellegetis chiariscono la funzione.

Per valutare la tua versione, assegna priorità alla struttura: una reggenza sbagliata o un soggetto scambiato modificano il contenuto più di una scelta lessicale meno elegante. Riscrivi poi soltanto le frasi in cui hai sbagliato, annotando la regola utile. Ripetere l’intero brano senza capire l’errore serve meno di una correzione mirata.

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53. Esercizi di grammatica con soluzioni commentate

Gli esercizi sono divisi in sei gruppi da dieci. Le soluzioni sono raccolte dopo tutte le consegne, così puoi svolgerle prima del confronto. Dove una forma è ambigua devi indicare tutte le analisi richieste; nelle traduzioni sono accettabili formulazioni italiane equivalenti. Nelle trasformazioni, conserva il significato e rispetta le reggenze.

A. Nomi e aggettivi

1. Indica le analisi possibili di rosae.

2. Declina rex al genitivo e all’ablativo plurale.

3. Scrivi nominativo e genitivo plurale di mare.

4. Concorda bonus con poeta al nominativo singolare.

5. Concorda fortis con animal al nominativo plurale.

6. Trasforma manus dextra al genitivo singolare.

7. Qual è il vocativo di meus filius?

8. Forma comparativo e superlativo di bonus.

9. Traduci tria milia militum.

10. Spiega le possibili analisi nominali di corpora.

B. Pronomi e determinativi

11. Distingui suum librum da eius librum in Marcus ... legit.

12. Scrivi accusativo singolare e genitivo plurale maschili di hic.

13. Qual è il dativo singolare di qui, quae, quod?

14. Spiega il caso di quem in puer quem vides.

15. Traduci unus nostrum.

16. Completa: si ... venit, eum audi (qualcuno).

17. Distingui ipse da idem.

18. Traduci nemini e neminem.

19. Scrivi “con voi” e “con sé”.

20. Traduci quid novi? e spiega novi.

C. Verbi regolari

21. Analizza laudabamini.

22. Analizza monuerimus indicando due possibilità.

23. Trasforma legit, presente attivo, nella corrispondente forma passiva.

24. Scrivi il congiuntivo imperfetto, prima plurale, di capio.

25. Distingui audiunt da audient.

26. Traduci puellae laudatae sunt.

27. Scrivi infinito perfetto attivo e passivo di lego.

28. Distingui leges, legas, legeres come verbi.

29. Sciogli la contrazione amavisse → amasse.

30. Traduci epistula scripta erat.

D. Anomali e forme nominali

31. Analizza secuti sunt.

32. Scrivi presente indicativo, seconda singolare, di possum, fero, eo.

33. A quale verbo appartengono tulit, latus, ferre?

34. Traduci noli timere.

35. Qual è il valore ordinario di odi?

36. Distingui legendi in ars legendi e libri legendi.

37. Trasforma ad legendum libros nella costruzione preferita con gerundivo.

38. Traduci mihi proficiscendum est.

39. Traduci legati pacem petitum venerunt.

40. Traduci dicebat se venturum esse.

E. Casi e proposizioni

41. Spiega il caso di legibus in legibus paremus.

42. Trasforma “il ragazzo ha un libro” con il dativo di possesso.

43. Traduci hoc mihi curae est.

44. Spiega libro in hoc libro utor.

45. Distingui Romam, Romae, Roma con a lunga finale.

46. Traduci me erroris paenitet.

47. Traduci timeo ne veniat.

48. Distingui venit ut discat da tam studet ut discat.

49. Trasforma scio quid facias con reggente sciebam.

50. Traduci non dubito quin verum dicat.

F. Periodi e traduzione

51. Traduci cum epistulam legisset, discessit.

52. Traduci portis clausis, cives tuti erant.

53. Perché puerum flentem vidi non significa “piangendo vidi il ragazzo”?

54. Traduci si adesset, laetarer.

55. Traduci si venisset, eum vidissem.

56. Trasforma “veniam” nel discorso indiretto dopo dixit, riferito a Marco.

57. Traduci magister discipulos monuit ne desperarent.

58. Traduci quamquam fessus erat, studebat.

59. In si veneris, laetabor, che forma è veneris?

60. Traduci librorum legendorum causa domi mansit.

Soluzioni commentate

A. Nomi e aggettivi

1. Genitivo e dativo singolare; nominativo e vocativo plurale. La frase decide quale scegliere.

2. Regum; regibus. Tema reg-, terza declinazione consonantica.

3. Maria; marium. Il neutro in -e segue il tipo in -i.

4. Poeta bonus: poeta è maschile, anche se è della prima declinazione.

5. Animalia fortia: entrambe le forme sono neutre plurali.

6. Manus dextrae: manus è femminile della quarta; il genitivo ha u lunga.

7. Mi fili. Entrambe le parole hanno una forma particolare.

8. Melior, melius; optimus, -a, -um.

9. Tremila soldati. Militum è genitivo partitivo retto da milia.

10. Nominativo, accusativo o vocativo plurale neutro di corpus.

B. Pronomi e determinativi

11. Suum indica il libro di Marco; eius il libro di un’altra persona. Il possessivo riflessivo concorda con librum.

12. Hunc; horum.

13. Cui, uguale per i tre generi.

14. Accusativo perché è oggetto di vides; prende genere e numero da puer, non il caso.

15. Uno di noi. Nostrum è genitivo partitivo.

16. Si quis venit, eum audi. Quis è indefinito dopo si.

17. Ipse: lui stesso, in persona; idem: il medesimo rispetto a un altro riferimento.

18. A nessuno (dativo); nessuno come oggetto o soggetto di AcI (accusativo).

19. Vobiscum; secum. Cum è posposto.

20. Che cosa c’è di nuovo? Novi è genitivo neutro retto da quid, non perfetto di nosco in questa costruzione.

C. Verbi regolari

21. Indicativo imperfetto passivo, seconda plurale di laudo: eravate lodati.

22. Futuro anteriore indicativo attivo oppure perfetto congiuntivo attivo, prima plurale di moneo; senza quantità il contesto distingue.

23. Legitur, terza singolare del presente indicativo passivo.

24. Caperemus. L’infinito è capere, non capire.

25. Audiunt: presente, ascoltano; audient: futuro, ascolteranno.

26. Le ragazze furono lodate / sono state lodate. È perfetto passivo, non presente passivo.

27. Legisse; lectum, -am, -um esse, con accordo del participio al soggetto accusativo.

28. Leges: futuro indicativo; legas: presente congiuntivo; legeres: imperfetto congiuntivo, tutti alla seconda singolare attiva.

29. Amasse è infinito perfetto attivo; la contrazione non lo trasforma in una forma del presente.

30. La lettera era stata scritta. Piuccheperfetto indicativo passivo.

D. Anomali e forme nominali

31. Perfetto indicativo deponente, terza plurale maschile di sequor: seguirono / hanno seguito.

32. Potes; fers; is.

33. Fero: perfetto attivo, participio perfetto passivo, infinito presente attivo.

34. Non temere. Imperativo di nolo più infinito.

35. Odio: forma di perfetto con significato presente.

36. Nel primo è gerundio genitivo; nel secondo, intendendo “i libri da leggere”, è gerundivo nominativo plurale. Il contesto può permettere altre analisi del gruppo nominale.

37. Ad libros legendos. Il nome va in accusativo e il gerundivo concorda.

38. Devo partire. Perifrastica passiva impersonale con dativo d’agente.

39. Gli ambasciatori vennero a chiedere la pace. Petitum è supino finale, pacem il suo oggetto.

40. Diceva che sarebbe venuto. Il futuro infinito esprime posteriorità rispetto a dicebat.

E. Casi e proposizioni

41. Dativo retto da pareo: obbediamo alle leggi.

42. Puero liber est. Liber è soggetto e puero possessore.

43. Questo mi sta a cuore / è per me motivo di cura. Doppio dativo.

44. Ablativo retto da utor: uso questo libro.

45. Romam: moto a luogo; Romae può essere locativo, ma anche genitivo/dativo secondo frase; Romā: ablativo, usato anche per moto da luogo.

46. Mi pento dell’errore: persona in accusativo e causa in genitivo.

47. Temo che venga. Dopo timore, ne introduce l’evento temuto.

48. La prima è finale: viene per imparare; la seconda consecutiva: studia tanto che impara.

49. Sciebam quid faceres: sapevo che cosa facevi. Contemporaneità dopo tempo storico.

50. Non dubito che dica il vero. Quin introduce la completiva dopo dubbio negato.

F. Periodi e traduzione

51. Dopo aver letto la lettera, partì. Il piuccheperfetto congiuntivo indica anteriorità.

52. Chiuse le porte / dopo che le porte furono chiuse, i cittadini erano al sicuro. Ablativo assoluto.

53. Flentem concorda con puerum: piange il ragazzo. La resa proposta attribuirebbe normalmente il pianto a chi vede.

54. Se fosse qui, sarei contento. Irrealtà nel presente.

55. Se fosse venuto, lo avrei visto. Irrealtà nel passato.

56. Marcus dixit se venturum esse. Venturum è maschile accusativo singolare riferito a se.

57. Il maestro esortò / ammonì gli studenti a non scoraggiarsi. Completiva volitiva negativa.

58. Benché fosse stanco, studiava. Concessiva con indicativo.

59. Futuro anteriore indicativo: l’arrivo precede la gioia futura. Non basta la forma grafica per scegliere il congiuntivo.

60. Rimase a casa per leggere i libri. Genitivo con gerundivo più causa; domi è locativo.

Se un gruppo ti mette in difficoltà, torna al capitolo corrispondente e ripeti l’esercizio cambiando persona, numero o tempo. Per esempio, dopo aver riconosciuto caperemus, prova caperentur; dopo un ablativo assoluto presente, costruiscine uno con participio perfetto. Questo passaggio dimostra se hai capito la regola oppure soltanto memorizzato la risposta.

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54. Tavole finali, paradigmi frequenti e percorso di ripasso

Le tavole finali servono alla consultazione rapida. Non sostituiscono le spiegazioni: una forma può essere ambigua e un costrutto può cambiare significato secondo il verbo. Nei paradigmi la voce del supino è riportata quando è normalmente documentata e utile; l’assenza di una forma non va riempita inventandola. Per i deponenti si usa il participio perfetto con sum.

Paradigmi da riconoscere nelle versioni

Tavola 177 Paradigmi frequenti: 1–22
PresenteInfinitoPerfettoSupino / notaSignificato
amoamareamaviamatumamare
laudolaudarelaudavilaudatumlodare
dodarededidatumdare
stostarestetistatumstare
iuvoiuvareiuviiutumaiutare
vetovetarevetuivetitumvietare
moneomoneremonuimonitumammonire
habeohaberehabuihabitumavere
debeodeberedebuidebitumdovere
videoviderevidivisumvedere
sedeosederesedisessumsedere
teneoteneretenuitentumtenere
maneomaneremansimansumrimanere
moveomoveremovimotummuovere
doceodoceredocuidoctuminsegnare
iubeoiubereiussiiussumordinare
respondeorespondererespondiresponsumrispondere
rideoridererisirisumridere
legolegerelegilectumleggere / raccogliere
dicodiceredixidictumdire
ducoducereduxiductumcondurre
scriboscriberescripsiscriptumscrivere
Tavola 178 Paradigmi frequenti: 23–44
PresenteInfinitoPerfettoSupino / notaSignificato
mittomitteremisimissummandare
ponoponereposuipositumporre
petopeterepetivi / petiipetitumchiedere / dirigersi / assalire
quaeroquaererequaesivi / quaesiiquaesitumcercare / domandare
gerogereregessigestumcompiere / portare
agoagereegiactumfare / condurre
regoregererexirectumreggere
vincovincerevicivictumvincere
vivoviverevixivictumvivere
credocrederecredidicreditumcredere / affidare
discodisceredidiciNon comuneimparare
cognoscocognoscerecognovicognitumconoscere / apprendere
nosconoscerenovinotumconoscere
poscoposcerepoposciNon comunechiedere con insistenza
currocurrerecucurricursumcorrere
cadocaderececidicasumcadere
caedocaederececidicaesumtagliare / uccidere; quantità diversa da cado nel perfetto
cedocederecessicessumcedere / ritirarsi
tangotangeretetigitactumtoccare
frangofrangerefregifractumspezzare
rumporumpererupiruptumrompere
pellopellerepepulipulsumrespingere
Tavola 179 Paradigmi frequenti: 45–66
PresenteInfinitoPerfettoSupino / notaSignificato
tollotolleresustulisublatumsollevare / togliere
trahotraheretraxitractumtrarre
tradotraderetradiditraditumconsegnare / tramandare
consuloconsulereconsuluiconsultumconsultare; provvedere con dativo
capiocaperecepicaptumprendere
faciofacerefecifactumfare
accipioaccipereaccepiacceptumricevere
incipioincipereincepiinceptumcominciare
cupiocuperecupivi / cupiicupitumdesiderare
rapiorapererapuiraptumrapire
fugiofugerefugifugitumfuggire
iacioiacereieciiactumgettare
audioaudireaudivi / audiiauditumascoltare
veniovenireveniventumvenire
invenioinvenireinveniinventumtrovare
sentiosentiresensisensumsentire / ritenere
aperioaperireaperuiapertumaprire
reperioreperirerepperirepertumtrovare
scioscirescivi / sciiscitumsapere
sumessefuiNon presenteessere
possumpossepotuiNon presentepotere
feroferretulilatumportare
Tavola 180 Paradigmi frequenti: 67–85
PresenteInfinitoPerfettoSupino / notaSignificato
eoireii / iviitumandare
volovellevoluiNon presentevolere
nolonollenoluiNon presentenon volere
malomallemaluiNon presentepreferire
fiofierifactus sumVedi faciodiventare / essere fatto
hortorhortarihortatus sumhortatumesortare
vereorvereriveritus sumveritumtemere / rispettare
sequorsequisecutus sumsecutumseguire
loquorloquilocutus sumlocutumparlare
proficiscorproficisciprofectus sumprofectumpartire
patiorpatipassus sumpassumsopportare
moriormorimortuus sumNon ordinario; futuro moriturusmorire
orioroririortus sumortumsorgere; futuro oriturus
utorutiusus sumusumusare, con ablativo
fungorfungifunctus sumfunctumsvolgere, con ablativo
potiorpotiripotitus sumpotitumimpadronirsi, ablativo o genitivo
conorconariconatus sumconatumtentare
audeoaudereausus sumVedi participio aususosare
soleosoleresolitus sumVedi participio solitusessere solito

Desinenze nominali in un colpo d’occhio

Tavola 181 Singolare: modelli principali, con le eccezioni spiegate nei capitoli
CasoIII m.II n.III m./f.IV m.V
Nom.-a-us / -er-umVariabile-us-es
Gen.-ae-i-i-is-us-ei
Dat.-ae-o-o-i-ui-ei
Acc.-am-um-um-em-um-em
Voc.-a-e / = nom.-um= nom.-us-es
Abl.-a lunga-o-o-e / -i-u-e
Tavola 182 Plurale: modelli principali
CasoIII m.II n.III m./f.IV m.V
Nom.-ae-i-a-es-us-es
Gen.-arum-orum-orum-um / -ium-uum-erum
Dat.-is-is-is-ibus-ibus-ebus
Acc.-as-os-a-es / -is-us-es
Voc.-ae-i-a-es-us-es
Abl.-is-is-is-ibus-ibus-ebus

I neutri della terza hanno casi diretti singolari uguali al nominativo e plurali in -a o -ia; quelli della quarta hanno -u al singolare e -ua al plurale. Il riepilogo non sostituisce le forme particolari di vis, domus, bos e dei nomi greci. Le quantità vocaliche distinguono forme graficamente simili, come il nominativo e genitivo singolare di fructus.

Una mappa per riconoscere le subordinate

Tavola 183 Domanda di controllo
Tipo di contenutoChe cosa esprime?Costruzione da cercare
Un’affermazione riferitaContenuto di dire, pensare, sapereAccusativo + infinito; talvolta NcI al passivo
Una domanda riferitaChe cosa, perché, se, quando...Interrogativo + congiuntivo
Un ordine o una richiestaCiò che si vuole ottenereUt / ne + congiuntivo; iubeo + AcI
Uno scopoPer ottenere quale risultato?Ut / ne; relativa finale; gerundivo; supino
Una conseguenzaCon quale effetto?Ut / ut non; correlativi tam, ita, tantus
Una causaPer quale motivo?Quod, quia, quoniam; cum + congiuntivo
Una circostanza temporaleQuando? Prima o dopo che cosa?Cum, ubi, postquam, dum, antequam
Una concessioneNonostante quale ostacolo?Quamquam, quamvis, etsi, cum
Una condizioneA quale condizione?Si, nisi, dummodo
Una qualità del referenteQuale persona o cosa?Relativo con caso determinato dalla sua funzione

Glossario grammaticale essenziale

Tavola 184 Termini da sapere spiegare
TermineDefinizione operativa
TemaParte della parola cui si aggiungono desinenze o suffissi; va ricavata dalla forma corretta del paradigma
DesinenzaElemento finale che esprime informazioni grammaticali
DeclinazioneSistema delle forme nominali secondo caso e numero
ConiugazioneSistema delle forme verbali
ReggenzaCostruzione richiesta da una parola: caso, preposizione o proposizione
ConcordanzaAccordo di genere, numero, caso o persona fra parole collegate
DiatesiRapporto fra soggetto e azione, soprattutto attivo e passivo
Tempo relativoRapporto di anteriorità, contemporaneità o posteriorità rispetto a un altro verbo
AntecedenteElemento a cui rinvia un pronome relativo
SostantivazioneUso di aggettivo, participio o altra forma come nome
PredicativoElemento che attribuisce una qualità o identità al soggetto o all’oggetto attraverso il verbo
Proposizione completivaSubordinata che esprime un argomento richiesto o atteso dalla reggente
Protasi / apodosiCondizione / conseguenza nel periodo ipotetico
EncliticaParola breve che si appoggia foneticamente alla precedente, come -que
SincretismoCoincidenza di più funzioni grammaticali nella stessa forma
SuppletivismoUso di temi di origine diversa nello stesso paradigma, come fero e tuli

Checklist finale dello studente

  • So ricavare il tema di un nome dal genitivo e riconoscere i casi ambigui.
  • So declinare i modelli delle cinque declinazioni, gli aggettivi e i pronomi frequenti.
  • So riconoscere i tre temi verbali e distinguere presente, perfetto e supino.
  • So coniugare i modelli regolari, i deponenti e i principali verbi anomali.
  • So distinguere participio, gerundio, gerundivo e supino senza affidarmi solo alla traduzione italiana.
  • So riconoscere le reggenze dei casi e i complementi di luogo e tempo.
  • So analizzare AcI, NcI, ablativo assoluto, perifrastiche e interrogative indirette.
  • So distinguere finali, consecutive, completive, causali, temporali, relative e condizioni.
  • So applicare la consecutio e riconoscere i principali casi in cui non è meccanica.
  • So consultare il dizionario e rivedere una traduzione controllando il testo latino.

Fonti e criteri del manuale

Il percorso prende come riferimento iniziale il PDF fornito per la realizzazione del manuale, intitolato Grammatica latina essenziale (file matteo-spano-annunziata-latino1.pdf). Le spiegazioni sono state riscritte e organizzate per lo studio; le tabelle sono ricostruite in formato accessibile, con grafica coerente con il sito. La trattazione è ampliata con sintassi dei casi, del verbo e del periodo, metodo di traduzione, metrica introduttiva ed esercitazioni.

Per il confronto grammaticale: J. B. Greenough, G. L. Kittredge, A. A. Howard, B. L. D’Ooge, Allen and Greenough’s New Latin Grammar for Schools and Colleges, 1903, nell’edizione digitale di Dickinson College Commentaries curata da Meagan Ayer (2014). Sono particolarmente utili le sezioni su deponenti, gerundio e gerundivo, consecutio, completive, ablativo assoluto e periodo ipotetico nel discorso indiretto. Per forme rare, quantità e significati dei singoli lemmi, resta necessario un dizionario latino completo.

Gli esempi e gli esercizi sono didattici e originali, salvo la citazione di Virgilio esplicitamente indicata. Il manuale copre la grammatica classica di base e avanzata normalmente richiesta nello studio scolastico; le lingue arcaica, poetica e postclassica sono richiamate quando aiutano a comprendere i testi, senza confonderne gli usi con quelli ordinari della prosa classica.

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