I NORMANNI
In Scandinavia viveva il popolo dei vichinghi. Le condizioni di vita era molto rigide, infatti migrano in Islanda e in Groenlandia. Non rimangono a lungo perché la situazione non è migliore lì.
Si dividono in due gruppi e migrano:
- Il primo gruppo migra in Normandia. Furono i primi scopritori dell’America. I vichinghi che vivono in Normandia si chiamano Normanni.
La Normandia è una terra fertile quindi si arricchiscono, la popolazione aumenta e alcuni si spostano in Inghilterra (nei X secolo Guglielmo il conquistatore/Guglielmo il bastardo conquistò l’Inghilterra e diventò Re. Mantenne anche le terre in Francia e da questo momento i re inglesi comandarono anche delle terre in Francia fino alla guerra dei cent’anni.
- L’altro gruppo va in Sicilia che era molto ricca perché gli arabi erano specializzati nel coltivare le terre secche.
I normanni conquistarono la Sicilia con a capo la famiglia degli Altavilla. Gli Altavilla che arrivarono per primi conquistarono prima la Sicilia con Guglielmo d’Altavilla. Poi con Roberto d’Altavilla detto “il Guistardo" conquistò tutto il Sud d’Italia.
Il nipote Ruggero arrivò fino ai Lazio e il papa lo riconosce come re di Sicilia. La dinastia maschile degli Altavilla si estingue perché rimane solo un’erede femmina che si chiama Costanza d'Altavilla che si sposa con Enrico Barbarossa (figlio dell’imperatore Federico Barbarossa).
IL COMUNE
Fino all'anno mille la maggior parte di persone viveva in campagna ma dopo quest'anno si spostano in città in seguito ai cambiamenti delle rivoluzione agricola.
Dopo l'anno mille l'Italia è divisa in 3 zone:
- Nord d'Italia che appartiene all'Imperatore tedesco
- Centro Italia che appartiene al Papa
- Sud Italia che appartiene agli Altavilla
Nei territori dell'Impero le città si sviluppano molto, si arricchiscono e sono poco controllate dall'imperatore. Questo fa si che le città si creino le proprie leggi e si fanno un loro governo.
La città non è indipendente, il comune si. È una grande città che però si fanno le leggi. Si sviluppano solo al Nord d’Italia. Sono indipendenti di fatto ma ufficialmente dipendono
dall'imperatore e devono pagarli le tasse.
I comuni creano una loro struttura politica amministrativa. A capo del comune c’erano 2 consoli (potevano arrivare fino a 20) i consoli avevano diversi poteri: potere esecutivo, erano a capo dell'esercito e venivano eletti.
Il potere legislativo lo aveva l'assemblea cittadina che si chiamava "Arengo", formata dai più ricchi. Inizialmente era solo dei nobili. Successivamente, a seguito delle proteste, ci furono anche i borghesi che però dovevano essere iscritti alle "arti maggiori" (notai, avvocati, farmacisti) (200-300 persone).
Molti comuni per gestire meglio creano altri organi che li gestiscano. I comuni sono più grandi delle città, più o meno sono come le attuali province.
All'interno del comune le famiglie più ricche erano spesso in lotta tra loro per il potere. Si dividono in due gruppi: Guelfi e Ghibellini.
I Guelfi erano quelli che non volevano nessun legame con l'imperatore (volevano essere
indipendenti) ed erano appoggiati dai papa. I ghibellini invece stavano con l’imperatore. In realtà non gliene fregava niente ma era un protesto per litigare.
Nel basso medioevo c'erano numerose lotte tra comuni per motivi di famiglie ma in realtà era per espandersi. Queste lotte diventano così sanguinose che per ridurle verso il 1200 i cittadini tolsero le figure dei consoli per sostituirli con un podestà (solo nobili e i borghesi ricchi).
Questo podestà si spostava da un comune all’altro. Il vantaggio di questo spostamento di podestà era che i comuni venivano influenti dalle leggi e le usanze degli altri comuni (ogni comune aveva le proprie leggi e usanze)
Le campane davano l'ora.
Nelle città i nobili costruirono i loro palazzi nel centro città e ogni famiglia aveva la propria torre. Più importante era la famiglia più alta era la torre.
FEDERICO BARBAROSSA
Nel 1152 fu eletto imperatore dell'impero Federico I di Svevia detto Federico
Barbarossa. Dopo l’anno 1000 in Germania il titolo d'imperatore non era più ereditario ma i feudatari più importanti decidevano.
Federico era della famiglia degli Svevia e la mamma era dei Baviera. Quindi essendo figlio delle due casate più importanti diventerà importantissimo in Germania. I comuni italiani non lo riconoscono. Lui invece vuole imporsi anche nei comuni italiani. Quindi 2 anni dopo le elezioni decide di scendere in Italia. Per 2 motivi:
- Motivo Ufficiale: farsi incoronare anche del Papa.
- Secondo motivo: è che vuole attaccare alcuni comuni che si stano ingrandendo troppo e li sconfigge. (Es. Tortona, vicino MI)
Tuttavia gli altri comuni italiani continuano a operare in maniera autonoma e quindi Barbarossa decide di scendere una seconda volta per conquistarli.
Scende in Italia e convoca la “Dieta (=assemblea a cui partecipano tutti i principi e vescovi) di Roncaglia” dove ribadisce la sua autorità richiedendo tutte le tasse (=le regalie) di ogni tipo (non solo le tasse sul reddito ma anche i pedaggi ecc.). Roncaglia si trova vicino a Piacenza.
Inoltre dire che lui è più importate del Papa proprio perché il suo potere gli veniva conferito direttamente da Dio. Il Papa lo scomunica e si allea con i comuni che andavano contro l'imperatore (i Guelfi).
Federico scende una terza volta e prima attacca i comuni Guelfi rade al suolo ad esempio Milano, poi si sposta e attacca il Papa che fu costretto a scappare.
A questo punto tutti comuni avevano paura di Federico e si alleano creando due leghe: la lega veronese e la lega lombarda.
Scende per la quarta volta in Italia e li attacca nuovamente. Ma stavolta non erano più singoli i comuni ma erano alleati. Insieme sconfiggono Federico nella battaglia di Legnano
che era costato tanto infatti i principi tedeschi non volevano che restasse imperatore.
Quindi Federico fa un patto con il Papa così torna a Roma.
I comuni e Federico nel 1183 firmano la pace di Costanza che prevede che i comuni formalmente appartengono all’impero ma potevano tenersi le regalie.
LA CHIESA NEL BASSO MEDIOEVO (pag. 66)
Gesù è vissuto 33 anni. Dopo la sua morte i suoi discepoli hanno diffuso il cristianesimo. Pietro e Paolo erano tra i principali apostoli e missionari che contribuirono alla diffusione della nuova fede.
Nel cristianesimo venivano aiutati i ceti bassi, mentre i ricchi facevano elemosina per ottenere la vita eterna (ultraterrena).
La parola prete deriva da presbitero (che indicava il più anziano del gruppo di preghiera). Successivamente nacquero i vescovi (III secolo), che erano più importanti dei presbiteri. Tra i vescovi, uno divenne papa.
I cristiani, nati nel I secolo d.C. durante l’Impero Romano, aumentarono sempre di più e sentirono il bisogno di una guida: i preti, che inizialmente potevano sposarsi (erano semplicemente gli anziani del gruppo); poi si sviluppò la figura dei vescovi. Il vescovo di Roma divenne papa.
La Chiesa iniziò ad arricchirsi sempre di più grazie alle donazioni (spesso eredità lasciate dalle persone) e all’elemosina. Dopo il crollo dell’Impero Romano, i vescovi rimasero le uniche autorità presenti nelle città: per questo ottennero molti poteri (sia giudiziari che religiosi) e si arricchirono ulteriormente.
Dopo l’anno 1000 la ricchezza della Chiesa aumentò ancora grazie alla decima (un’imposta pari a 1/10 del guadagno). Chi si arricchiva maggiormente?
i vescovi
i cardinali
i sacerdoti più importanti
Essendo molto ricchi, molti di loro non si sottomettevano più al papa e non si interessavano più delle questioni religiose.
Il clero si macchiò di tre peccati gravi:
- Simonia = vendita delle cariche ecclesiastiche più importanti.
- Nicolaismo = ecclesiastici che avevano mogli.
- Nepotismo = papi o vescovi che lasciavano i beni della Chiesa in eredità ai propri “nipoti” (che in realtà erano spesso i figli non riconosciuti).
Nel corso del Medioevo molti cristiani desiderarono un ritorno alla Chiesa delle origini. Nacquero così numerosi movimenti pauperistici, che predicavano la povertà.
Nell’XI secolo fu eletto papa Gregorio VII, il quale volle riformare la Chiesa e si scontrò con l’imperatore nella famosa lotta per le investiture.
Durante il feudalesimo, il re o l’imperatore affidava i feudi ai vassalli, che potevano diventare conti o marchesi. Con due documenti, il Capitolare di Quierzy e la Constitutio de feudis, i feudi divennero ereditari. Verso l’anno 1000, poiché anche i feudi più piccoli erano ormai ereditari, il re decise di affidare i feudi ai vescovi, così che, non avendo eredi, le terre tornassero al re. Nacque così la figura del vescovo-conte.
Papa Gregorio VII affermò che non era giusto che i vescovi fossero più attratti dai soldi che dalla religione, e quindi annullò tutte le investiture (cioè le cariche) dei vescovi conferite dal re.
Questo avvenne nel 1075. Nello stesso anno il papa emanò un documento chiamato Dictatus Papae, nel quale affermava che il papa è superiore all’imperatore sia nel potere spirituale sia in quello temporale (cioè politico e terreno). In questo documento il papa stabiliva di poter deporre l’imperatore.
Successivamente Gregorio VII scomunicò Enrico IV. L’imperatore temette questa scomunica perché, a causa di essa, i sudditi avrebbero potuto non riconoscerlo più come sovrano. Decise quindi di umiliarsi e di chiedere perdono.
Nel gennaio del 1077, Enrico IV si recò dal papa, che in quel momento si trovava a Canossa (in Emilia-Romagna). Gregorio VII però lo fece attendere tre giorni e tre notti in ginocchio sulla neve prima di riceverlo. Alla fine lo perdonò, ritirando la scomunica, e si instaurò una tregua.
La lotta per le investiture proseguì fino al 1122, anno del Concordato di Worms, con cui si stabilì definitivamente che:
in Germania, prima l’imperatore sceglieva il conte e poi il papa lo nominava vescovo;
in Italia, invece, prima il papa nominava i vescovi e poi l’imperatore concedeva loro i feudi e li nominava conti.
INNOCENZO III
Lo scontro tra papa e imperatore non finisce. In particolare si accuì/accentuò quando il figlio di Federico Barbarossa, Enrico VI sposa Costanza d'Altavilla erede al trono dei Normanni. L'impero quindi si unisce al sud d'Italia. Il papa si spaventa perché era circondato. In particolare la situazione si complica quando nasce l'erede al trono Federico II di Svevia.
Il papa in quel periodo era Innocenzo III.
Innocenzo III è convinto che il papa sia superiore all'imperatore perché lui e vicario (sostituto) di Cristo. Lui teorizzò la teocrazia (=potere del Sacro/Chiesa rispetto all’impero). Quindi la chiesa doveva avere il potere temporale sopra l'imperatore. Applicò queste teorie con Federico II di Svevia per cui Innocenzo III estese il suo potere su tutta l’Europa. Il papa comandava più dell’imperatore.
Per certi aspetti è stato un buon papa perché ha combattuto la corruzione e con lui il matrimonio divenne un sacramento, favorì i movimenti pauperistici e attacca gli eretici (=sono coloro che sono Cristiani ma che contestano in alcuni punti la religione). Nascono anche i francescani (chi era il fondatore e su cosa si basa) e i domenicani. I domenicani sono un ordine colto, conoscono bene i testi sacri e si occupano delle eresie: fanno parte del tribunale dell’inquisizione (=tribunale religioso che si occupava di valutare le eresie).
FEDERICO II DI SVEVIA
Federico II è il figlio di Enrico VI ed è il nipote di Federico Barbarossa e di Costanza d’Altavilla. Quando viene eletto imperatore deve promettere di non unire i due regni. Trasferisce la capitale a Palermo. Per la Sicilia è il momento di maggior splendore.
Fa delle leggi importanti per imporre maggiormente la sua autorità. In particolare emanò le Costituzioni Melfitane (=raccolta di leggi in cui mette ordine a tutte le leggi che c’erano) e queste leggi regolano i rapporti tra i feudatari e le città. I rapporti col papa che all’inizio erano buoni (era il suo precettore dopo la morte del papà) ma quando Federico assunse il potere unii i regni e i rapporti si rovinarono.
Il papa per allontanare Federico II lo costrinse a fare una crociata contro gli infedeli (sperando che muoia), ma Federico non parte e il Papa lo scomunica. Quindi decide di partire ma andò da furbo ad accordarsi con il sultano d’Egitto non facendo la guerra. Ha ottenuto il passaggio che voleva il papa dove ora c’è il canale di Suez (passaggio tra Arabia ed Egitto).
Federico però continuò a scontrarsi con i comuni del Nord Italia per avere il controllo e per avere le tasse. Le litigate andarono avanti per 20 anni ma non ottenendo niente. Morí nel 1250.
IL ‘300: LO SVILUPPO
Agli inizi del 1300 il sistema agricolo migliorò ulteriormente. In molte zone d’Europa, la Curtis venne sostituita con il sistema a Mezzadria. Il padrone da tutta la sua terra ai contadini e il guadagno (compreso di spese) va diviso a metà. Il mezzadro non ha la terra. Venivano tirate le somme in autunno agli inizi di Novembre dopo i raccolti, e in Veneto l’11 Novembre. Al Sud d’Italia si sviluppa il sistema dei braccianti meno produttive perché meno motivato. In questo modo la curtis piano piano scompare.
La curtis aveva anche molte terre incolte che erano utili per i contadini che avevano poca terra e venivano chiamati campi aperti.
In questi campi aperti:
Ci facevano pascolare il bestiame
Si procuravano la legna (quercia → ghiande per i maiali , castagno → si conservano le castagne per cibarsi)
Nel corso del ‘300 alcune di queste terre furono recintate perché se le prendono i ricchi proprietari. Quindi essendoci più produzione aumentano anche i commerci e anche ci sono nuovi tipi di colture: colture specializzate (in Veneto il radicchio, i fagioli, gli asparagi, la ciliegia e il vino).
Mentre prima predominavano le zone boscose, adesso ci sono molti campi.
Sviluppandosi i commerci vengono costruite tante strade e ponti. Riprendono i mercati e le fiere. In particolare questi mercati/fiere si svolgono nelle Fiandre, ma anche nell’Italia del Nord (Venezia e Genova). Venezia nel 1300 ha il monopolio del pepe.
Si sviluppano le manifatture cioè il lavoro fatto a mano ma in grandi capannoni (soprattutto di tessuti).
Aumenta la popolazione.
Questa situazione di sviluppo economico-demografico-culturale si arrestò bruscamente nel secondo decennio del secolo (tra il 1310 e il 1320), in questo periodo avvenne una mini glaciazione. Ci furono degli anni freddissimi che causarono danni all’agricoltura. Inoltre era abbinata anche a una forte siccità (anche l’economia estiva). Diminuisce la produzione agricola, diminuiscono gli scambi e i commerci. È un periodo di carestia. Aumenta la mortalità e quindi diminuisce la popolazione. La mortalità era aumentata non solo perché c’era meno cibo ma anche per la mancanza di igiene: tanta gente si era trasferita nelle città, ma nella città medievali non c’erano le fognature e non c’erano gli acquedotti. (A Venezia c’era il “merder”, che era una persona che aveva dei vasi che a pagamento potevi usufruirne) → condizioni igieniche precarie → aumentano le malattie, in particolare il tifo e la tubercolosi.
LA PESTE NERA
La peste è un malattia molto contagiosa e colpisce i polmoni, fa venire la febbre alta, e fa venire dei bubboni neri nel corpo (peste bubbonica).
La peste si prende per contatto diretto ma anche con i suoi oggetti. La gente non sapeva che si trasmetteva così facilmente e pensava che la peste fosse trasmessa dagli untori (persone malvagie che andavano volontariamente a ungere certi luoghi in modo che la gente prendesse la peste). Questi untori furono anche condannati a morte.
C’era comunque la convinzione che la peste fosse mandata da Dio. La peste era molto diffusa, si diffondeva mediamente 4 volte ogni secolo.
A Venezia si diffondeva molto spesso, infatti avevano inventato delle mascherine particolari lunghe in cui all’interno venivano inserite delle erbe che dovevano purificare l’aria.
Nel 1300 ci fu un’ondata di peste bubbonica davvero devastante che causò la morte del 30% (⅓) della popolazione. Si diffuse tra il 1347 e il 1348 e in questi anni colpì la Italia, Francia, Germania e Inghilterra. Il popolo era convinto che Dio volesse colpire i Cristiani perché il papa aveva spostato la sua sede da Roma ad Avignone (in Francia). In realtà la peste era partita dalla città di Caffa che si trova sul Mar Nero. Questa città apparteneva ai genovesi ma era stata occupata dai Turchi e visto che non riescono a espugnarla, i turchi lanciarono i malati di peste dentro le mura così non riuscirono a rimanere in città e quindi quelli che non morivano tornarono in patria.
La peste avanza molto rapidamente perché le condizioni igieniche erano scarse soprattutto in città. Infatti Boccaccio scriverà un libro: il “ Decameron” che racconta 100 Novelle raccontate da 10 ragazzi che fuggono da Firenze per la peste.
La peste durava pochi mesi/anni all’epoca perché si contagiavano tutti e o morivano o sopravvivevano.
Finita la peste ci fu un forte calo demografico e le terre meno produttive vengono abbandonate. Tante aree tornano ad essere boschive.
Essendoci più campi a disposizione si sviluppano colture più specialistiche per esempio al Nord d’Italia si sviluppano le colture di riso.
Si piantano anche le piante per uso artigianale come ad esempio la canapa, il lino, i gelsi (mangiati dai bachi da seta).
Nelle zone rimaste prive di coltivazione si sviluppa l’allevamento di bavini (mucche), e ovini (pecore e capre).
Nonostante che l’agricoltura progredì, le condizioni di vita non migliorarono. Ci furono molte rivolte dei contadini in particolare nella zona di Parigi e in Inghilterra. Anche le città entrano in crisi perché neanche gli artigiani entrano in crisi, anche nelle città le persone si rivoltarono. La più famosa rivolta fu il Tumulto di Ciompi avvenuto a Firenze nel 1378.
I ciompi erano i lavoratori della lana che a Firenze erano i lavoratori più prestigiosi (pagati di più) che però erano entrati in crisi perché la lana costava tanto e la gente era in crisi, quindi si rivoltarono, attaccarono le case dei datori di lavoro e occuparono il palazzo comunale. Allora il governo creò tre nuove arti apposta per i lavoratori della lana inserite nelle arte maggiori ma rimasero poco al potere perché le altre arti maggiori si ribellarono e la situazione tornò come prima in povertà.
LA RIPRESA ECONOMICA
Terminata l’ondata di peste durata circa due anni, iniziò una lenta ripresa economica. La ricchezza però era solo nelle mani di pochi. Questi pochi però investirono i loro capitali e questo fa ripartire l’economia. Si riprendono i settori dell’edilizia, tessile (tra cui quello della lana, non c’era il cotone), i commerci su larga scala, quindi anche le banche si riprendono. Ricordiamo in particolare dei banchieri famosissimi: a Firenze c’erano i Bardi e i Peruzzi (prestavano soldi al re dell’Inghilterra), in Germania c’erano i Fugger che erano più ricchi dei Re.
I banchieri, essendo più ricchi dei Re, avevano un potere anche politico.
Nel medioevo in genere si diceva che l’uomo non deve pensare ai piaceri terreni ma soltanto alla propria salvezza spirituale. Dopo la peste la situazione un cambia perché i ricchi si rendono conto che possono perdere la vita da un momento all’altro e quindi dicono “questa vita ci è stata donata da Dio e quindi dobbiamo viverla pienamente”.
BONIFACIO VIII
Il papa prima di Bonifacio VIII si chiamava Celestino V ma rimase per pochi mesi (1294) perché si ritira. E viene sostituito da Bonifacio VIII.
Una volta eletto proseguì le idee di Innocenzo III (teocrazia), in particolare con queste idee si scontrò con il re di Francia, con il quale inizialmente era in buoni rapporti. Bonifacio VIII era in particolare in stretto contatto con il fratello del re di Francia, che si chiamava Carlo D’Angiò, al qualche il Papa aveva assegnato il Regno di Sicilia al posto degli Svevi (Federico II era morto, i tre figli pure, non c’erano eredi).
Carlo D’Angiò aiuta Bonifacio VIII e i neri di Firenze per conquistare la città. Era interessato al potere temporale (si scontrò con Dante), ma immediatamente dopo Bonifacio VII entrò in scontro aperto con il Re di Francia, Filippo IV detto “Il Bello”.
Filippo il Bello voleva che in Francia gli uomini di chiesa rispettassero innanzitutto le leggi fatte da lui, e poi quelle del Papa (il Papa voleva il contrario).
Poi Filippo il Bello decise di convocare l’assemblea degli Stati Generali che raccoglie i rappresentanti dei:
1- Nobili (300 persone → 1 voto)
2- Clero (270 persone → 1 voto )
3- Ricchi borghesi (600 persone → 1 voto)
Perché voleva che fosse approvata la sua iniziativa: ovvero che il clero dipendesse unicamente da lui. E così fu. Il papa emanò una bolla papale chiamata “Unam Sanctam” in cui ribadiva la supremazia del Papa su tutti i cristiani e inoltre dichiarò eretico “Filippo il Bello”.
Filippo manda quindi dei suoi uomini a Roma per prendere il Papa per processarlo, ma il papa scappò, in un paesino del Lazio, Anagni, ma fu scoperto e si dice che fu schiaffeggiato con un guanto. Non lo portano in Francia ma fu talmente umiliato che nel giro di pochi mesi morì (1304).
Il successivo Papa, Clemente V, fu scelto da Filippo il Bello. E il re di Francia nel 1309 decise che il papa non dovette più risiedere a Roma ma ad Avignone per controllarlo meglio. La sede papale rimase in Francia fino al 1377 e questo periodo fu chiamato Cattività Agninovese.
In questo periodo la Chiesa si disinteressò alla vita spirituale. Per questo motivo si sviluppano ordini religiosi spirituali, ad esempio i Francescani.
La Chiesa tornò a Roma nel 1377 perchè il papa Gregorio XI disobbedì al re di Francia e decise di tornare a Roma. Ma i cardinali francesi elessero un nuovo Papa con sede ad Avignone. Da questo momento ci furono due papi: quello di Roma e quello di Avignone, quindi si divisero: ci fu lo “Sisma d’occidente” per cui alcuni stati europei si affidavano al papa di Roma, altri al papa di Avignone. La Chiesa ne uscì indebolita da questa situazione. La situazione si risolse con il consiglio di Costanza del 1414 in cui fu eletto un solo papa con sede a Roma. La Chiesa sta perdendo potere.
Parallelamente anche l’imperatore sta perdendo potere: non ha più nessuna influenza sui comuni, e, all’interno dell’impero di Germania, i principi sono sempre più autonomi.
Nel 1356 fu emanata la Bolla D’oro che stabilisce che l’imperatore deve essere eletto dai 7 grandi elettori, cioè i 7 principi più importanti (3 sono ecclesiastici (vescovi-conti) e 4 laici). Il papa non interviene più nell’elezione dell’imperatore, semplicemente lo benedice dopo.
LE SIGNORIE
Dopo l‘anno 1000 nascono i comuni, di proprietà dell‘imperatore, governati da 2-20 consoli, fino al 1200… successivamente furono sostituiti dal podestà.
Nel corso del 1300 in molti comuni si verificò la concentrazione del potere nelle mani di una sola persona (podestà + arengo + consigli comunali). Questa persona diventa il signore. Poteva diventare signore: o il podestà che assume il potere a vita, o un capitano di ventura cioè il capo di un’esercito mercenario (persone che vengono pagate per combattere). Molti comuni italiani furono conquistati con la forza da questi capitani di ventura. Oppure, poteva diventare signore l’erede della famiglia più ricca e potente del comune stesso. Il comune si trasforma così in signoria.
Spesso il signore tramanda il suo potere al figlio.
Le più importanti signorie italiane furono: a Verona i “Della Scala”/ “Scaligeri”, a Padova i “Da Carrara”, a Ferrara gli “Este” e a Mantova i “Gonzaga”.
I signori conducevano una vita sfarzosa e amavano l’arte, erano dei mecenati (=protettori degli artisti), infatti nel corso del ‘300 ma soprattutto del ‘400 le corti italiane commissionano poi molte opere d’arte e quindi gli artisti lavorano per le corti private e non più per la Chiesa. (Da rappresentare i Santi iniziano a rappresentare i Signori).
GLI STATI REGIONALI
Nel corso del ‘300 molte signorie diventarono stati regionali. Lo stato regionale è una signoria che si amplia territorialmente conquistando comuni e signorie vicine. Diventano grandi come le attuali regioni. Lo stato regionale ha un’esercito più grande per lo più formato da mercenari stranieri. Se hanno un grande esercito gli stati regionali avranno più costi e, per questo, aumentano la tassazione ai cittadini, anche per finanziare il signore che è a capo dello stato.
Gli Stati regionali in Italia furono 5: il Ducato di Milano, la Repubblica di Firenze, la Repubblica di Venezia, il Regno di Napoli e lo Stato pontificio.
MILANO
Milano era una signoria ed era guidato dai Visconti. Il capostipite della famiglia è Matteo Visconti agli inizi del ‘300. I suoi eredi, nel corso degli anni, ingrandirono la zona di influenza di Milano. Il più importante tra i Visconti fu Gian Galeazzo che alla fine del ‘300 costituì un grande stato regionale. Conquista i territori dell’Emilia, ma anche il Nord della Toscana e attacca la Repubblica di Venezia arrivando fino a Padova.
Nel 1402 Gia Galeazzo muore e, non avendo eredi maschi, perde molti dei territori conquistati finché, viene preso il potere da uno dei generi. Prende così il potere la famiglia degli Sforza che aveva sposato Biancamaria Visconti. Da questo momento ci sarà la famiglia degli Sforza a governare Milano. Ricordiamo il Castello Sforzesco. Sotto gli Sforza Milano riconquistò i suoi territori.
Alla fine del ‘400 il potere fu preso da Ludovico il Moro e da questo momento riniziano nuovamente le guerre.
LO STATO PONTIFICIO
Per quasi tutto il ‘300 lo stato pontificio era stato controllato dalla Francia. (Il papa torna in Italia a partire dal ‚400. I papi sono importanti ma anche ricchi e diffondano la pratica del nepotismo.)
Ricordiamo in particolare Alessandro VI della famiglia dei Borgia.. Ebbe diversi figli, ne ricordiamo 2: Lucrezia Borgia, famosa perchè sposa il Duca di Ferrara, protettrice di numerosi artisti (nonchè famosa per aver fatto sparire diversi mariti), e Cesare Borgia che si crea, con l’aiuto del padre, un suo Stato in Emilia Romagna, lodato da Machiavelli.
FIRENZE
Firenze passò da città comunale a stato Regionale dopo il Tumulto dei ciompi.
Il signore che fece ingrandire Firenze fu Cosimo De’ Medici che fu un amante dell’arte e un grande mecenate infatti Firenze con lui e i suoi successori divenne molto bella.
ITALIA MERIDIONALE
Alla morte di Federico II di Svevia, non essendoci eredi, il regno di Sicilia si stacca dall’impero e nel 1266 grazie al papa il potere viene preso da Carlo D’Angiò che strappò il potere a Manfredi (il figlio illegittimo di Federico II).
Carlo D’Angiò spostò la capitale da Palermo a Napoli e anche convogliò i soldi delle tasse a Napoli. E questo causò la rivolta dei siciliani che nel 1282 insorsero contro Carlo D’Angiò nei famosi Vespri Siciliani (=una rivolta). E chiedono di essere autonomi. E in effetti ottennero la creazione di un regno autonomo sotto la guida di Pietro III di Aragona.
Pietro III oltre alla Sicilia possedeva anche la Sardegna. Nel 1442 Alfonso V d’Aragona conquistò anche le terre degli Angioini. Quindi tutto il Sud Italia diventa sotto il dominio della Spagna, che prenderà il nome di Regno delle due Sicilie.
In realtà in sud Italia il potere regio era poco sentito perché il vero potere c’è l’avevano i Baroni, grandi Latifondisti.
LE MONARCHIE NAZIONALI
Fino al 1300 esistevano in Europa tante monarchie di diverse dimensioni: la Francia aveva un grande territorio, la Germania un grande impero.
In realtà anche le monarchie maggiori come quella francese o l’impero, non erano stati unitari ma erano divise al loro interno in tante regioni. In ogni regione comandava un signore/corte/marchese che faceva le sue leggi, le sue monete, la sua lingua.
Il Re comandava direttamente in una regione, generalmente la più grande.
Dalle altre regioni del suo stato pretendeva parte dei soldi delle tasse e uomini per l’esercito.
(In Italia ci sono gli stati regionali quindi non c’entra).
I cittadini di uno stato non si sentivano appartenenti a quello stato ma semplicemente appartenenti alla regione in cui vivevano.
Tra la fine del ‘300 e la prima metà del ‘400 invece si avvia quel processo di formazione delle monarchie nazionali che farà diventare i vari stati, esclusa l’Italia, un’unica nazione.
La monarchia nazionale ha su tutto il territorio un unica lingua, moneta, legge, esercito.
Il Re assume più poteri rispetto ai signori locali. Gli stati più importanti che diventano monarchia nazionale sono: Francia, Spagna e Inghilterra.
Nell’impero invece in questo periodo si ha il processo opposto: l’imperatore perde potere e invece ne acquistano i signori locali, in particolare i 7 grandi elettori. (La Germania è una repubblica federale tipo gli Stati Uniti quindi non riescono a unirsi).
In Inghilterra nel 1300 il potere del Re si stava indebolendo anche perché nel 1215 il Re Giovanni Senzaterra (fratello di Riccardo Cuor di Leone) aveva concesso la Magna Carta Libertatum che è un documento che toglie il potere al Re per darlo al Parlamento. L’Inghilterra, in questo modo, era diventata una Monarchia Costituzionale. Il Parlamento in realtà era formato da Nobili e Clero e rappresentava gli interessi di queste classi e non di tutto il popolo.
Agli inizi del 1300 l’Inghilterra non era una Nazione Unita. In particolare i Re inglesi non si sentivano inglesi ma si sentivano in parte francesi perché il loro antenato, Guglielmo il Conquistatore, era un Normanno ma anche perché molti Re avevano terre personali in Francia e si sposavano molto spesso con donne francesi.
Tutti i reali inglesi venivano sepolti in Francia. L’Inghilterra diventò una Monarchia Nazionale dopo la Guerra dei 100 anni.
LA GUERRA DEI 100 ANNI
Nel 1300 la Normandia e l’Aquitania, territori francesi, appartenevano all’Inghilterra. E, dalla fine del 1200, gli inglesi controllavano anche le Fiandre.
Lo scontro diretto tra Francia e Inghilterra avvenne a causa di un conflitto dinastico.
Agli inizi del ‘300 in Francia regnava Filippo IV il Bello, che non ebbe figli maschi, e alla sua morte (1337) si aprì il problema dell’eredità: il parente più stretto era il nipote (figlio del cugino) di nome Filippo VI di Valois che prende il potere. Ma il Re d’Inghilterra che si chiamava Edoardo III rivendica il diritto ad essere il Re di Francia perché era il figlio della sorella (parente più prossimo).
Edoardo III nel 1337 fa sbarcare molti soldati in Francia e dichiara guerra a Filippo VI. Inizia così la guerra dei 100 anni anche se finisce nel 1453 (dura + di 100 anni ma non fu continuativa).
Inizialmente gli inglesi conquistarono buona parte della Francia, dopo circa 30 anni la situazione cambiò perché il Re francese riorganizzò l’esercito e riconquista quasi tutto.
Ma la guerra continua finché, nel 1420, in Francia salì al trono Carlo VI che era un Re poco equilibrato. E aveva firmato un documento (pace di Troyes) che diceva che dopo la sua morte tutta la Francia sarebbe andata al Re d’Inghilterra. E così avvenne: nel 1422 muore e il Re d’Inghilterra eredita anche la Francia. I francesi si ribellano sotto la guida di Giovanna D’Arco, detta anche la Pulzella D’Orleans. Da ragazzina aveva delle visioni in cui le appariva Dio che le diceva di creare un’esercito per liberare la Francia. A 15 anni quindi riuscì a riscuotere la fiducia di molti francesi che si alleano con lei e andarono a chiedere al re Francese un’esercito. In quel momento la Francia stava perdendo tutto quindi la accontentò. La prima città che fu liberata da Giovanna D’Arco fu proprio Orleans (1429) ma le sue imprese non si fermarono qui e, nel giro di due anni, liberò anche altre città.
Nel 1431 fu però catturata dagli inglesi i quali la resero ai francesi che la condannarono al rogo accusandola di eresia. Questo perché era donna e non si voleva che una donna avesse tutto questo potere. Ma Giovanna D’Arco era riuscita a creare uno spirito unitario e anche dopo la sua morte che le vittorie francesi proseguirono. Finché la guerra si concluse nel 1453 con la vittoria dei francesi.
La Francia diventò una monarchia nazionale (il potere del re ne usciva fortificato e gli abitanti della Francia si sentivano tutti uniti e successivamente verrà creata una sola moneta nazionale.
LA GUERRA DELLE DUE ROSE
La Guerra dei cent’anni è stata persa dall’Inghilterra e perse anche i territori francesi appartenenti all’ Inghilterra.
Il potere del Re inglese ne uscì indebolito e molti duchi/nobili si ribellarono a questo Re che si chiamava Enrico VI di Lancaster. Questi nobili volevano un nuovo sovrano: Riccardo di York. All’inizio ci fu uno scontro dentro il Parlamento (verbale) ma ben presto questo scontro si trasformò in una vera e propria guerra civile: la Guerra delle due Rose per il simbolo delle due casate perché i Lancaster avevano una rosa rossa, mentre gli York avevano una rosa bianca.
Questa guerra iniziò nel 1455 e terminò 30 anni dopo, con un’accordo. Sale al trono Enrico VII Tudor della famiglia dei Lancaster che però viene fatto sposare con Elisabetta di York. Da questo momento anche l’Inghilterra diventa Monarchia Nazionale.
LA SPAGNA
La Penisola Iberica fino al 1400 era divisa in tanti regni i più importanti erano:
- Aragona
- Castiglia
- Leon
- Granada.
Il regno di Aragona era il più importante e basava la sua ricchezza sul commercio, e si era per questo motivo espansa nel Mediterraneo (aveva conquistato il Sud Italia).
Castiglia si basava più sull’allevamento ma aveva però un esercito molto forte.
Nel 1469 i due regni si uniscono con un matrimonio perché Isabella di Castiglia sposa Ferdinando D’Aragona.
Ufficialmente sono separati ma di fatto erano un regno unico, molto potenti infatti conquistano tutti i regni della Spagna, l’ultimo ad essere conquistato fu il regno di Granada dove si erano rifugiati gli Arabi. Quando il regno viene conquistato (1492) gli arabi furono costretti a convertirsi al cristianesimo oppure furono cacciati.
IL RINASCIMENTO
Il Rinascimento è un periodo storico e culturale che avviene in Italia nel 1500 ed è un momento di massima espansione di tutte le arti. È preceduto nel ‘400 dall’Umanesimo che deve il suo nome al valore che si da all’uomo. Dio non è più al centro del mondo (dell’interesse umano) ma viene sostituito appunto dall’uomo. Come avveniva nell’antichità classica.
Attenzione! Dio è sempre importante però si comincia a dare importanza anche alla vita terrena.
Nel Medioevo l’unica vita che contava era quella dopo la morte e la vita terrena era solo di passaggio perché il motto era “più soffri nella vita terrena meno soffriremo dopo la morte”.
Con l’umanesimo, invece, si continua a credere in Dio ma l’uomo ribadisce la sua centralità in questa vita. L’uomo, se può, deve godersi la vita anche se il 98% della popolazione era povera quindi non se la godevano. Il 2% se la godevano cercando di innovare e migliorare questa vita. Venivano costruiti diversi macchinari per fare meno fatica.
Viene presa come modello l’antichità classica, quando non c’era ancora il Dio cristiano.
Si ricercano nelle biblioteche i libri antichi e, se non si possiede il libro originario si cerca di risalire ad esso tramite la filologia (è la scienza che ricostruisce i testi, il più possibile vicino all’originale). Questo perché molte opere erano state censurate dalla Chiesa.
Durante l’Umanesimo oltre alla scoperta dei testi antichi e della centralità dell’uomo anche l’arte cambia: si passa dall’arte religiosa all’arte che rappresenta l’uomo.
L’arte era molto apprezzata sia nell’umanesimo (1400) e sia nel Rinascimento (1500). Si sviluppa il mecenatismo.
In questo periodo i libri raddoppiano grazie all’invenzione della stampa a caratteri mobili, ad opera di Gutenberg a metà del ‘400. E, grazie a questa invenzione, si moltiplicarono i libri e quindi anche la coltura. I libri a quel tempo costavano tanto anche perchè la carta equivaleva alla pecora, l’inchiostro ai materiali costosi e pietre preziose e poi costava anche il tempo. Il libro costava come un castello o come un’automobile tipo Ferrari. I primi libri stampati caratteri mobili si chiamavano incunaboli e valevano comunque tanto.
Le due città dove ebbe maggior sviluppo l’arte rinascimentale furono Firenze e Roma che cambiarono anche dal punto di vista urbanistico (dato che il rinascimento ama l’ordine basandosi sull’arte classica).
Viene elaborata anche l’idea della città ideale. In questo periodo viene inventata la prospettiva.
In questi anni c’è un grande sviluppo scientifico perché prima del Rinascimento dovevano solo imparare a memoria ora invece l’uomo sviluppa la ragione. In particolare si sviluppa l’astronomia con Niccolò Copernico che sviluppa il sistema eliocentrico (che spiega che il sole sta al centro dell’universo fermo - in realtà gira).
La basilica di San Pietro e la fontana di Trevi sono un’opera rinascimentale. A Firenze c’è il duomo di Firenze con la cupola sempre rinascimentale.
L’Italia in questo periodo è sempre divisa in tanti stati. I più importanti: Milano, Toscana, Stato Pontificio. Soprattutto in Toscana e nello Stato pontificio si sviluppa l’arte, questo perché siamo in un periodo di pace, più precisamente nel 1454 viene firmata la pace di Lodi (grossa città in Lombardia). Che è una pace fatta tra i vari stati italiani affinché nessuno si ingrandisse. Serviva anche in funzione anti-turca. In questo periodo si stavano espandendo moltissimo, sia via mare, sia via terra. L’equilibrio tra i vari stati italiani fu poi favorito da Lorenzo il Magnifico, soprannominato anche L’ago della Bilancia essendo lui a mantenere l’equilibrio tra i vari stati italiani. (Magnifico da Munifico, perché pagava molto gli artisti essendo un grande mecenate) è stato anche un grande scrittore ed è anche discendente di Cosimo de Medici.
I de Medici avevano come antagonisti la famiglia dei Pazzi, infatti ci fu la congiura dei Pazzi in cui provarono ad uccidere i de Medici durante una messa in cui erano tutti riuniti. Non riuscirono ad ucciderli e furono loro incarcerati e uccisi.
Alla morte di Lorenzo, però, il potere dei Medici entrò in crisi (un suo figlio diventò papa), per questo Firenze fu conquistata dal re di Francia Carlo VIII.
L’altra grande città in cui si sviluppa l’arte rinascimentale è Roma, con il papa Alessandro VI. . Ebbe diversi figli, ne ricordiamo 2: Lucrezia Borgia, famosa perché sposa il Duca di Ferrara, protettrice di numerosi artisti (nonché famosa per aver fatto sparire diversi mariti), e Cesare Borgia che si crea, con l’aiuto del padre, un suo Stato in Emilia Romagna, lodato da Machiavelli.
A Milano c’erano i Visconti, gli Sforza e infine, Ludovico il Moro.
Venezia nel ‘400-‘500 si espanse molto sulla terraferma arrivando fino a Cremona in Lombardia. Ad est possedeva tutta l’Istria, le coste della Dalmazia e molti porti in tutto il Mar Mediterraneo tra cui: un quarto di Costantinopoli (Istanbul/Bisanzio).
Via mare Venezia aveva un grande nemico: i Turchi. I Turchi che, si stavano sempre di più espandendo, nel 1453 avevano occupato Costantinopoli e segnato la fine dell’impero romano d’Oriente.
Venezia sconfisse definitivamente via mare i Turchi nel 1571 nella battaglia di Lepanto.
VENEZIA
Secondo la leggenda è stata creata il 25 marzo del 491.
All’epoca il territorio al nord era paludoso e in mezzo al mare c’erano degli isolati.
In epoca romana era tutto bonificato perché i romani erano abilissimi. Dopo il III secolo i romani sono andati in crisi. La palude è sotto il livello dell’acqua. Si fanno fossi e canali di scolo, tirano su l’acqua con delle pompe. Dopo di Ceggia, che vuol dire ciglio, c’era una zona tutta paludosa. Quando arriva Attila la popolazione va nelle isole e succede anche con le invasioni dei longobardi.
Nel 560 molta gente si sposta definitivamente su queste isole (spiagge di oggi). Si coltivava molto e le terre erano molto produttive. Andavano a vendere i prodotti sulla terra ferma con la barca, così molti cominciano a fare i barcaioli.
Si specializzano in un prodotto che si fa a Chioggia, il sale. Ci sono le saline.
I territori della costa erano di Bisanzio perché i longobardi avevano invaso il territorio a macchia, ovvero un po’ qua e un po’ là. Le coste venete no. Gli abitanti delle isole cominciano a farsi delle loro leggi e c’è bisogno di una forma di governo. Decidono di farsi un capo, detto doge. La prima sede del doge fu a Eraclea. Il primo doge fu Orso Ipato, ma se ne ricorda un altro Paoluccio Anafesto nel 697. Intanto gli abitanti delle isole si stanno arricchendo sempre di più con il commercio con le navi bizantine. Loro portavano seta, spezie. Da noi si produceva grano, vino.
Nel giro di pochi anni i veneziani diventarono ricchi, ma ci sono due problemi: non volevano più essere governati da Bisanzio, e i popoli che invadevano l’Italia pensavano di andare al palazzo del doge a saccheggiare. Era facile da raggiungere. Nell’ottocento quindi spostarono la sede del doge nell’isola di Rialto che era più lontano dalla terraferma. Venezia diventò così ricca che ebbe una flotta navale migliore di quella dei bizantini. Ora vanno loro in oriente a prendere i prodotti e i bizantini accettavano perché avevano altri problemi: i musulmani li stavano attaccando. Lasciano il Mediterraneo ai veneziani che si arricchiscono. Iniziano un nuovo commercio illegale di schiavi. Vanno a prenderli in Jugoslavia, prendono i giovani e li schiavizzano. Lo schiavo doveva salutare il padrone dicendo “schiavo vostro” e tutti cominciano a salutare così. Poi lo abbreviarono con “ciao”.
Le navi veneziane erano attaccate continuamente dai pirati, quindi devono allestire una flotta da guerra che controlli il Mediterraneo. Intanto la città di Venezia si ingrandisce sempre di più e i veneziani si stancano di pagare le tasse a Bisanzio e vogliono l’indipendenza. Si espandono nel Veneto e nel Friuli; poi, con il tempo, si ingrandiscono ancora in Trentino e parte della Lombardia. Conquistano poi l’Istria, la Dalmazia e vanno lungo la costa della Grecia. Nei secoli successivi conquistarono molti porti lungo il Mediterraneo orientale. Era lo Stato dell’Italia più grande.
Verso il 950 i bizantini chiesero aiuto ai veneziani con le navi da guerra per difendersi dai musulmani e Venezia accetta però chiedendo in cambio di pagare la metà dei dazi. Poi i bizantini chiedono di nuovo aiuto e i veneziani ottengono la bolla d’oro nel 1082 che stabilisce che Venezia è libera e quindi nasce la Repubblica di Venezia che non paga più nessun tipo di dazio e un quarto della città di Costantinopoli diventa veneziana.
Nasce la Repubblica di Venezia detta anche serenissima. Da allora divenne sempre più ricca e si costruiscono vari palazzi.
Era la seconda città più popolosa d’Europa dopo Parigi (120 mila abitanti). È la prima città ad avere l’orologio pubblico e ci sono due mari. I veneziani, dopo la costruzione dell’orologio, hanno accecato l’ingegnere che lo aveva progettato.
Venezia era una Repubblica oligarchica ovvero governata dai nobili. Il vero organo del governo si chiamava consiglio dei 10, che aveva tutti i poteri ma tutti nobili avevano il diritto al voto e facevano parte del maggior consiglio.
Nel 1200 si fece la serrata del maggior consiglio cioè si chiuse. Non ne entravano più. In tutto sono circa 2000. Sotto il doge c’è la faccia di Marin Faliero che aveva tentato di prendersi il potere ma lo scoprirono e lo uccisero in piazza tagliandogli la testa. La sua faccia venne coperta. Il potere del doge era rappresentativo. Il termine ballottaggio deriva da come veniva eletto il doge.
Esisteva la tortura del piombo fuso. Venezia era molto severa con i prigionieri. In estate chi stava nel sottotetto con quello di piombo moriva di caldo. Sotto si allagava. Il più famoso prigioniero del piombo è Giacomo Casanova. Era bravissimo con le donne. Lui è riuscito a segare il piombo ed è fuggito.
Lo splendore di Venezia dura fino al 1500. Dopo pian piano decadde. Nel 1492 iniziano i commerci nell’Atlantico e sempre meno nel Mediterraneo quindi diventa meno importante. Nel 1797 Venezia fu conquistata da Napoleone che la cedette con il trattato di Campoformio all’Austria, fino al 1866. Tra i veneziani più famosi c’è Marco Polo; a vent’anni è partito con lo zio il papà ed è arrivato anche in Cina, Mongolia. È stato via vent’anni.tornando a casa, all’epoca Venezia faceva guerra con Genova, è stato catturato dai genovesi e portato in prigione. Li ha scritto il libro “il milione”. Lui si chiamava anche Emilione quindi da questo da il nome del libro. Il Milione è il resoconto dei viaggi in Asia di Marco Polo, intrapresi assieme al padre Niccolò Polo.
LE SCOPERTE GEOGRAFICHE
Nel 1400 ormai si era diffusa l’idea che la terra fosse tonda. Anche se molti ritenevano ancora che fosse piatta. La Chiesa mantiene ancora l’idea che fosse piatta.
La terra conosciuta fino ad allora comprendeva l’Europa, l’Asia, le coste nord dell’Africa. Era però evidente che l’Africa si estendeva anche a Sud del deserto.
Nel 1300-1400 i turchi si erano molto espansi in particolare in Asia, la Turchia erano in un posto strategico. Infatti avevano messo dei forti dazi doganali per gli europerei che volevano commerciare con l’Asia.
L’Asia avevo le specie molto importanti per conservare cibi come la carne.
Per cui gli europei avevano bisogno di trovare un’altra strada per raggiungere le indie e quindi si propone l’idea che sia tonda. Per spostarsi però via mare erano necessari strumenti nautici più precisi perché finora si navigava a vista. C’erano le bussole ma non venivano applicate nelle navi perché molto grandi e ingombranti, per orientarsi usavano le stelle di notte e il sole di giorno. Inoltre non c’erano le carte nautiche precise. Le navi a quel tempo venivano chiamate galeoni con le vele a forma rettangolare, adatte per il Mar Mediterraneo quindi non ancora adatte per l’oceano Atlantico.
Nel corso del ‘400 si fecero enormi progressi nel campo della navigazione in particolare grazie al Portogallo (perché avrebbe tratto grandi vantaggi con la navigazione nel Atlantico) il re incentiva le scoperte marittime perché vuole che il Portogallo diventi una grande potenza marittima. Cè un nuovo tipo di barca: la caravella migliore, perché è affusolata e quindi ha un miglior impatto sulle onde e un nuovo tipo di vela, quella triangolare perché riescono andare anche col vento al contrario e permette di muoversi in più direzioni. Fu perfezionata la bussola che viene inserita nelle navi. Furono inventati nuovi strumenti archeologici, fu perfezionato l’astrolabio. Si realizzarono carte nautiche più precise. Lo scopo dei portoghesi era innanzitutto di esplorare le coste africane a sud del Sahara, nel golfo di Guinea, per commerciare: oro, avorio, pepe, schiavi.
Nel 1487 per la prima volta un portoghese, Bartolomeo Diaz, che arrivo al Capo delle Tempeste, nel Sud Africa, perché è la zona di confluenza dei due oceani (Atlantico e Indiano) quindi decise di cambiare il nome in Capo di Buona Sparanza.
I portoghesi quindi crearono sulle coste occidentali dell’Africa diversi porti, che servivano per commerciare ma anche come zona di rifornimento per proseguire la navigazione.
Nel 1497 un’altro portoghese Vasco d Gama riuscì a circumnavigare l’Africa e arriva fino in India per andare a commerciare le spezie. Tornò a Lisbona con tante spezie e anche pietre preziose. Un anno dopo Cabral arrivò in india e occupò militarmente la città di Calcutta che divenne quindi zona portoghese a tutti gli effetti. La popolazione fu costretta a diventare cristiana e fu costretta a coltivare solo monocolture specializzate: spezie/piantagioni.
La prima circumnavigazione di tutto il mondo fu effettuata dalla Spagna con Ferdinando Magellano, un portoghese che lavorava per la Spagna, che nel 1519 compì appunto il primo giro del mondo attraverso lo stretto che prenderà il suo nome: Stretto di Magellano. Il suo equipaggio riesce a fare il giro del mondo ma torneranno nel 1522, lui non torna perché muore perché viene ucciso dalle popolazioni locali vicino alle Filippine. Tornò solo una piccola parte dell’equipaggio.
Sempre tra gli esploratori ricordiamo 2 veneziani: i fratelli caboto , Giovanni e Sebastiano i quali però viaggiavano per conto del re d’Inghilterre e questi nel 1497 scoprirono l’isola di terranova in Canada.
CRISTOFORO COLOMBO
Cristoforo Colombo è un navigatore genovese ma viaggiò per conto della Spagna. Cristoforo Colombo è convinto che la terra sia rotonda e quindi vuole raggiungere le Indie viaggiando da Est verso Ovest, è un viaggio lungo però e ha bisogno di essere finanziato, quindi si rivolge alla Spagna perché era uno degli stati che aveva interesse in questa scoperta, i due regni più importanti erano Castilla e Aragona, Colombo si rivolge a Isabella di Castiglia che concesse le navi con in cambio la promessa che le ricchezze che andava a trovare e le terre nuove trovate sarebbero andate alla regina. La regina accetta e li concede le tre caravelle: Nina, Pinta e Santamaria.
Cristoforo Colombo però compì un grosso errore di calcolo. Calcola male la circonferenza della terra.
Partì da Palos il 3 agosto del 1492 ma quasi subito ci fu un’avaria in una delle tre navi e dovette fermarsi circa un mese. Lui contava fosse corto e non aveva portato abbastanza viveri, quindi i marinari minacciano l’ammutinamento, ma essendoci pochi viveri continuano all’estremo e il 12 ottobre 1492 avvistano terra e Cristoforo Colombo chiamò l’isola San Salvador. Cristoforo Colombo è convinto di essere arrivato in India ma non trova il riso, le spezie, l’oro. Tornerà in Spagna con poche cose, poco oro, qualche schiavo e qualche animale (Pappagallo).
(1506) La regina, Isabella di Castiglia, è soddisfatta di questo viaggio anche se non porta niente di valore, e permette di fare un secondo viaggio molto più consistente, con 17 navi, piene di colonizzatori che partono con sementi e animali. Cristoforo parte per questo secondo viaggio ed arriva ad Haiti e non riporta grandi ricchezze. Per questo fu accusato di essersi tenuto le risorse e imprigionato. Dimostrò di essere innocente e partì per un’altro viaggio. In realtà, nel 1500, Amerigo Vespucci giunse in questa nuova terra ma dice che non era l’India e la rinominò America.
Nel frattempo muore la regina Isabella. Colombo fu di nuovo accusato di essersi appropriato delle ricchezze senza consegnarle alla corona di Spagna.
Alla fine muore triste, solo e povero.
Con questi viaggi iniziò la colonizzazione delle Americhe. Tanti altri partirono per colonizzare l’America centrale.
Inizialmente nel 1500 in America centrale si coltivava sopratutto la canna da zucchero. Queste grandi piantagioni erano coltivati da indigeni, gli Indios. La maggior parte degli Indios furono uccisi dai conquistadores, erano in situazioni difficili quindi morirono di stenti, non avendo gli anticorpi adatti morivano decimati dalle malattie dei bianchi. Gli europei erano più abituati ad avere malattie diverse, quindi hanno una vasta gamma di anticorpi, invece gli Indios erano popolazioni più piccole e non avevano molti contatti con l’esterno. Gli europei però, c’è da dire, che importano dall’America centro meridionale la Sifilide, una malattia sessualmente trasmissibile.
Le popolazioni furono decimate e, per lavorare nelle piantagioni, iniziò la tratta degli schivi, il triangolo commerciale: che parte dalle coste atlantiche dell’Europa con delle cianfrusaglie (braccialetti, collane, stoffe…) e armi da fuoco. Gli europei si fermavano nelle coste dell’Africa e si accordavano con dei capi tribù che in cambio di queste cinfrusaglie e armi da fuoco, organizzavano le retate per catturare i neri. Catturavano uomini e donne giovani. Queste navi si chiamavano negriere, e in queste navi venivano trattati malissimo. Venivano messi su dei ripiani legati stesi. Incatenati venivano fatti uscire una volta al giorno. Una volta arrivati in America gli venivano venduti al mercato e valevano tanto.
Si guadagnava tanto fare il negriero però avevano tanti rischi.
Nel Sud America i coloni erano spagnoli e portoghesi i primi ad arrivare si chiamavano conquistadores, persone senza scrupoli che sterminavano le popolazioni se non si arrendevano, utilizzavano armi da fuoco e portavano anche il cavallo. Una volta conquistata la zona questi territori ufficialmente appartenevano alla madre patria e dovevano mandare parte delle ricchezze sotto forma di tasse e seguire le leggi della madre patria.
I territori conquistati erano divisi in encomienda, un gruppo di villaggi sotto la guida di un’europeo. All’inizio seguivano le leggi della madre patria, poi iniziarono a farsene loro. Fu imposta la cristianizzazione forzata.
CIVILTÀ PRECOLOMBIANE
Nel Nord America vivevano gli eschimesi. Nel centro-nord c’erano i pellerossa. Nel Centro America c’erano i Maya e gli Aztechi. Nel nord-sud America c’erano gli Indios. Mentre sulle Ande (ovest) c’erano gli Incas.
I Maya vivevano in Messico a partire dal 2.500 a.C. Erano molto sviluppati. Ad esempio sapevano scrivere lettere e numeri ed erano bravi astronomi. Avevano anche belle città maestose e ricche ed erano politeisti.
I Maya furono conquistati all’incirca nel tredicesimo secolo dagli Aztechi che è una popolazione molto aggressiva e violenta che si basa sulla guerra; comandava l’aristocrazia militare. Vivevano nel Messico dopo i Maya. Erano bravi agricoltori, come i Maya, soprattuto di mais e fagioli. Non conoscevano l’aratro e nemmeno il ferro. Maltrattavano molto i popoli sottomessi. Quando conquistavano una nuova popolazione uccidevano quasi tutti e facevano sacrifici umani. Qualcuno tra i nobili si offriva anche, perché fin da giovani avevano questa idea che se fossero morti sarebbero andati direttamente tra gli dei. Facevano uso di droghe. Hanno inventato la pallavolo con le giunture.
Quando arriva Cristoforo Colombo il popolo dominante erano gli Aztechi. Il sovrano più importante era Monte Zuma.
Gli Aztechi furono conquistati da Hernàn Cortés, un conquistatore spagnolo nel 1519.
Cortés inizialmente arriva e si fa ospitare dagli Aztechi, corrompe una donna che sapeva parlare l’Azteco. Cortes aveva capito che i popoli sottomessi non erano contenti quindi si allea con i popoli sottomessi per sconfiggere monte zuma e lo attaccò dopo due anni conquistando tutte le altre popolazioni. Sfruttò l’effetto sorpresa perchè avevano le armi e i cavalli.
Gli Inca vivevano sulle Ande più precisamente in Perù. Sono molto sviluppati anche loro ed erano abilissimi costruttori di strade tanto da formare dei disegni geometrici.
Anche gli inca furono conquistati da un conquistadores nel 1531 da Pizzarro che conquistò la capitale: Cuzco.
CONSEGUENZA DELLE SCOPERTE GEOGRAFICHE
Le prime conquiste in territorio americano furono attuate dalla Spagna, ma subito dopo anche i Portoghesi giunsero in Sud America.
Per evitare scontri si fece ricorso al Papa Alessandro VI Borgia che fece firmare ai due stati il trattato di Tordesillas che stabiliva una linea immaginaria che divideva il Sud America in due parti. Le terre a Est del Meridiano andavano al Portogallo, le terre ad ovest andavano alla Spagna. Apparentemente chi trae più vantaggio sembrano i Portoghesi perché erano più vicini e avevano i porti ma la Spagna aveva molto più territorio.
Un’altra conseguenza fu l’evangelizzazione forzata, tutti gli Indios furono obbligati a convertirsi al cristianesimo. Non c’era comunque nessuna forma di rispetto e tutela verso gli Indios, venivano uccisi facilmente e considerati come animali. L’unico che segnalò queste violenze fu un sacerdote Bartolomeo de Las Casas il quale scrive diverse opere a tutte le persone importanti dell’epoca contro la violenza degli Indios.
La bibbia non nominava l’America e gli abitanti americani per questo i cristiani non li ritenevano degni di essere chiamati uomini e furono sterminati proprio in un genocidio di massa e furono sostituiti dagli schiavi neri provenienti dall’Africa.
Mais e patate furono fondamentali perché salvarono la vita a molti europei poveri. Le patate crescono anche col freddo. E il mais produce il doppio del grano.
I veneti mangiavano solo polenta e fagioli.
L’animale trasportato dall’America è il tacchino.
CARLO V
Verso la fine del 1400 in Europa c’erano 3 grandi monarchie nazionali: Spagna, Francia, Inghilterra. E l’impero che non era diventato monarchia nazionale e l’Italia che è divisa in tanti stati regionali spesso in lotta tra loro. Essendo così debole l’Italia, verrà attaccata dalla Francia che occupò il Nord (Ducato di Milano, no Venezia che rimane Repubblica fino al 1797). Mentre la Spagna aveva occupato tutto il sud d’Italia.
In Spagna regnava Fernando D’Aragona e Isabella Di Castiglia i quali alla loro morte avevano una figlia che si chiamava Giovanna detta la Pazza, che si era sposata con il figlio dell’Imperatore di Germania Filippo (si chiamava Massimiliano I).
Nel 1500 nasce Carlo e quindi deriva da due grandi dinastie. Filippo muore prima di Massimiliano e quindi Carlo diventa erede diretto. Giovanna, la mamma, non è mentalmente sana quindi quando muore il nonno paterno, Carlo V ha il diritto di salire al trono, ma doveva essere approvato dai 7 grandi elettori quindi, per essere sicuro di salire al trono, paga i 7 grandi elettori (si fece prestare i soldi da i Fugger). Tre anni dopo muore il nonno materno e il trono sarebbe dovuto andare a Giovanna ma Carlo fece interdire la madre e prese il suo posto. Quindi divenne sia imperatore dell’impero sia capo della Spagna. Ma la Spagna aveva anche le colonie, quindi possedeva anche il Sud America, i Paesi Bassi e il nord d’Italia. Diceva infatti che nel suo impero non sorge mai il sole.
Carlo V voleva unire il suo impero in Europa sconfiggendo la Francia. La Francia aveva un’esercito fortissimo, l’impero no. Quindi lui decide di attaccare i Francesi non in Francia ma nel Nord d’Italia, nel Ducato di Milano. Inizia la guerra tra Francesco I e Carlo V. È una guerra molto lunga. Si concluderà dopo la morte dei due Re quindi quando salgono al potere i rispettivi figli nel 1559 con la pace di Cateau-Cambresis che stabilisce che il ducato di Milano rimane al figlio di Carlo V e quindi agli Spagnoli. A partire dalla metà del 1500 tutta l’Italia è sotto il dominio spagnolo.
Carlo V ebbe grossi problemi con i principi tedeschi perché lui voleva avere tutti i poteri, quindi quando lui voleva togliere tutti i poteri ai principi iniziano le ribellioni che assumono un’’aspetto religioso perché proprio in quegli anni compare Martin Lutero che si ribella alla chiesa di Roma e forma la chiesa protestante. I principi che vogliono ribellarsi contro Carlo V si schierano con Martin Lutero perché Carlo V non era d’accordo con quello che diceva Martin Lutero. Scoppia una guerra civile dentro l’Impero. Questo scontro si concluse nel 1555 quando si proclama con la Pace di Augusta la libertà di religione. I principi possono scegliere la religione e i sudditi devono professare quella religione.
Subito dopo la pace di Augusta Carlo V stanco un po’ di tutti gli insuccessi decise di ritirarsi e decise di lasciare i suoi territori divisi in due. Lasciò l’Impero che comprendeva Germania ed Austria a suo fratello Ferdinando I (d’Asburgo), mentre lasciò la Spagna + l’Italia + i territori Americani + i Paesi Bassi a suo figlio Filippo II.
LA RIFORMA PROTESTANTE
Agli inizi del 1500 la Chiesa era corrotta, in particolare il Papa aveva bisogno di soldi per costruire la Basilica di San Pietro. La regola prevedeva e prevede tutt’ora che il vescovo fosse a capo di una sola diocesi. Ma agli inizi del 1500 un vescovo tedesco di nome Alberto per arricchirsi sempre di più voleva un’altra diocesi. Quindi Alberto chiede una deroga al Papa. Il Papa accetta in cambio di una grossa somma di denaro che gli serviva per andare avanti con i lavori di San Pietro. Alberto non aveva molti soldi e inventa la vendita delle indulgenze (che si potevano comprare anche per i morti).
Molte persone non accettavano questa vendita delle indulgenze soprattutto quelle di chiesa che sapevano dove andavano questi soldi, un monaco che si chiamava Martin Lutero si ribellò e nel 1517 appese sulla porta della cattedrale di Wittenberg le sue 95 tesi in cui condanna la vendita delle indulgenze ed elabora una sua teoria sulla salvezza dell’uomo. Queste sue idee diedero l’avvio alla Riforma Protestante. Il Papa lo scomunicò e fu invitato a un processo al quale lui non si presentò e quindi l’imperatore Carlo V (che era un d’Asburgo quindi molto cattolico) ordinò di catturarlo, di ucciderlo e di uccidere anche tutti quelli che aderivano alle sue idee. Lutero ottenne l’ospitalità di un grande principe Federico di Sassonia, che lo ospitò clandestinamente. Molti altri principi appoggiano le idee di Lutero e scoppia una lotta tra Carlo V e i principi cattolici e i principi Luterani che si concluderà con la Pace di Augusta.
Lutero riteneva che i sacerdoti e la Chiesa di Roma fosse totalmente inutile. Dio esiste, però la chiesa non serve. Secondo lui le sacre scritture andavano lettere e interpretate dai fedeli direttamente, quindi il Papa, i preti e i vescovi non servono a niente. Abolisce i 7 comandamenti, ne lascia 2: Battesimo e l’Eucarestia. Non fatti dal prete ma da pastori.
Tutte le terre della chiesa dovevano essere prese dal principe locale. Secondo Lutero ci si salva per grazia divina.
Lutero per fare in modo che la gente leggesse le sacre scritture fu il primo a tradurre la Bibbia in tedesco.
Le idee di Lutero si diffusero nell’Europa centrale: in Svizzera ricordiamo Calvino che fondò i Calvinisti che sono sempre protestanti ma hanno la caratteristica: pensavano che se uno avesse successo nel lavoro aveva già Dio dalla sua parte (predestinazione). I Calvinisti si diffusero per lo più in Francia con il nome di Ugonotti.
Il sovrano inglese Enrico VIII aveva sposato un’altra figlia del re di Spagna Ferdinando d’Aragona sorella di Giovanna. Enrico VIII voleva un figlio maschio ma la moglie non era più giovane quindi chiede l’annullamento del matrimonio. Nel frattempo lui conosce Anna Bolena che è una nobile arrivista (=una che vuole arrivare in alto). Questa bella donna fece perdere la testa a Enrico e gli dice che non si sarebbe mai concessa se non l’avesse sposata.
Anna Bolena spinge il re Enrico VIII a staccarsi dalla chiesa di Roma e infatti nel 1534 con “l’Atto di Supremazia” Enrico VIII si stacca dalla chiesa cattolica e fonda la chiesa Anglicana. Dopo un po’ fanno un figlio ma è sempre femmina e Enrico si stufa di Anna e quindi gli tagliare la testa. Poi ebbe altre mogli. Con la penultima ebbe pure un figlio maschio che regnò per poco.
Dopo la sua morte va al trono la figlia femmina più grande, Mary la Cattolica. Che fece tornare per un periodo il cattolicesimo in Inghilterra e poi sposa l’erede al trono di Spagna, Filippo II. Si chiamava Maria la Sanguinaria perchè ha ucciso tutti i protestanti. Dopo qualche anno muore Mary.
La nipote di Enrico VIII di sangue (figlia della sorella) era la regina di Scozia, Maria Stuart, rivendica il trono. Inizia la
guerra, viene tenuta in prigione nella torre di Londra dove muore. Elisabetta da quel momento rimane al trono per tanto tempo.
LA CONTRO RIFORMA
La chiesa di Roma vedendo la diffusione delle riforme protestanti e vedendo il rischio di perdere potere e denaro si interrogò su come affrontare e bloccare quesa situazione e intervenne in due modi:
1- apportando dei miglioramenti interni alla chiesa
2- perseguitando gli oppositori
Innanzitutto il papa convocò nel 1545 il Concilio di Trento che dura diciotto anni per affrontare il primo punto. Lo convoca a Trento perché Trento si trova nell’Impero per riaffermare il suo potere. In questo concilio si ribadiscono i dogmi, vengono creati nuovi ordini sacerdotali, il più importanti dei quali sono i Gesuiti fondati da Ignazio dello Yola, che avevano il ruolo di insegnare ai ricchi.
Per quanto riguarda il secondo punto fu creato il Tribunale dell’Inquisizione, il più famoso fu quello Spagnolo, che ha mandato migliaia di persone al rogo. Si veniva condannati per eresia o per stregoneria. La chiesa monopolizzò la cultura creando l’indice dei libri proibiti (quelli troppo licenziosi, contrari alla chiesa cattolica, scientifici).
FILIPPO II
Filippo II è il figlio di Carlo V che non eredita dal padre tutto l’impero ma eredita la Spagna, i territori del Sud America, l’Italia del nord e i Paesi Bassi. L’impero lo eredita il fratello. Sposa la figlia di Enrico VIII, Mary Tudor la cattolica. È un sovrano molto cattolico infatti perseguitò i moriscos (musulmani convertiti). Vieta l’uso della lingua araba, gli arabi dovevano parlare solo lo spagnolo e gli altri furono deportati. Un suo grande successo fu la battaglia di Lepanto 1571 (Venezia insieme ad altri sovrani tra cui Filippo II sconfiggono definitivamente i turchi).
Tuttavia dovette affrontare due grandi problemi:
1. I Paesi Bassi: nei Paesi Bassi erano diffusi i protestanti ma Filippo II li perseguita perché era molto cattolico. I Paesi Bassi sono un paese molto ricco quindi li impone molte tasse, e di conseguenza si ribellano. Negli anni 70 del 1500 i Paesi Bassi insorsero sotto la guida di Guglielmo d’Orange. Questa guerra si concluse con una vittoria parziale: la parte Nord che corrisponde all’Olanda va sotto la guida degli Orange, mentre la parte Sud rimane alla Spagna.
2. L’Inghilterra: Filippo II voleva ingrandirsi infatti sposa la figlia del re d’Inghilterra. Non riuscì ad avere figli perché Mary muore. Rimase vedovo, vuole sposarsi la sorella, ma Elisabetta è protestante. Lui infatti fa la proposta ad Elisabetta ma lei rifiuta per motivi religiosi e perché è una donna molto decisa e non vuole sottostare ad un uomo.
FIlippo II di fronte al rifiuto di Elisabetta, dopo qualche anno, dichiara guerra all’Inghilterra. Con l’Invincibile Armada, una flotta potentissima.
L’odio tra i due nasce anche perché Elisabetta cercava di rovinare i commerci col Sud America con i pirati. Elisabetta aveva appena sbarcato negli Stati Uniti, nello stato di Virginia in onore della regina che non si sposa mai. Concede l’alloggio in questo stato ai pirati. Ci fu un pirata in particolare un abile pirata che aveva stretto un’amicizia con Francis Drake , tanto da regalarli il titolo di Baronetto. Quando sente che Filippo II stava preparando l’attacco chiede aiuto a Francis Drake che li consiglia di costruire delle barche più lunghe strette, più veloci.
Filippo parte con la sua Invincibile Armada e si ferma nei Paesi Bassi, per caricare uomini e nel 1588 attacca l’Inghilterra ma perderà perché ha le imbarcazioni più scomode (nel canale della Manica). Non contento di ciò va in Scozia chiedendo ospitalità e ricostruirsi la flotta. Ma la Scozia lo rifiuta. E torna in Spagna con poche navi colpito pure da una tempesta. Da questo momento l’Inghilterra diventa una potenza mondiale.
ELISABETTA I
Elisabetta I è una sovrana autoritaria decisa che però fa diventare l’Inghilterra uno stato potentissimo. Fa sviluppare il protestantesimo. Incrementa i commerci marittimi e in generale tutti i commerci anche con l’America. Gli inglesi conquistano la Virginia e da li partirà la colonizzazione dei futuri Stati Uniti.
Nel 1600 fondò la compagnia delle Indie Orientali che è una rete di commerci importantissima e molto redditizia (in India). Favorisce i pirati contro la Spagna. In Inghilterra con i capitali ricavati dai commerci si da impulso alle manifatture che poi, il secolo dopo, diventeranno industrie (e da li partirà la rivoluzione industriale).
In Inghilterra c’erano i campi chiusi, i proprietari che avevano tanto denaro, invece di lasciare i telai nelle case, li mette in un’unico edificio tutti insieme. Non sono ancora industrie perché lavoravano ancora a mano (=manifatture) o con l’acqua ma raramente. I contadini perdono il guadagno che avevano con i telai. Queste manifatture con l’invenzione della macchina a vapore diventano nel 1700 le prime industrie.
Alla morte di Elisabetta I salì al trono Giacomo I Stuart che era Re di Scozia, che si oppone ai Protestanti inglesi e gli costrinse a convertirsi o andar via, in particolare i puritani.
Nel 1620 una nave di puritani chiamata May Flower va negli Stati Uniti e inizia la colonizzazione.
L’ASSOLUTISMO IN FRANCIA
( Un sovrano assoluto fa delle leggi che riguardano lo stato e il diritto civile/penale. Queste leggi non riguardano mai leggi sulla vita personale. Il dittatore invece è colui che comanda ma tocca anche la vita privata. Ad esempio vietare l’uscita dopo le 10 di sera. )
Nel 600 in Francia si sviluppa questa nuova forma di governo che è la monarchia assoluta dove i poteri sono tutti incentrati in un’unica persona.
Il simbolo dell’assolutismo è Luigi XIV detto anche il “Re Sole” perché lui si ritiene una divinità. Ha tutti i poteri nelle sue mani e deve essere adorato e rispettato come un Dio. C’era il culto del Re, gli aristocratici dovevano avere molte accortezze per avvicinarsi a lui. I Re prima avevano scarso potere. Il popolo lo considerava pure taumaturgo, ovvero i malati potevano guarire toccandolo.
Durante l’assolutismo diminuisce il potere degli aristocratici e questi ultimi entrano in conflitto con il Re.
Nel 1600 in Francia governavano i Borboni e per una serie di coincidenze i re morivano giovani e salirono al trono una serie di bambini. A metà del 1600 salì al trono Luigi XIII. Il potere era rimasto nelle mani della madre e poi di un consigliere. Il cardinale Richelieu. E già questo cardinale aveva concentrato tutti i poteri nelle mani del Re, il parlamento perde potere. Luigi XIII anche quando cresce non ha un potere forte perché lascia il potere a Richelieu. Quando Richelieu muore viene sostituito da un’altro cardinale che si chiama Mazzarino. Poco dopo la morte di Richelieu muore anche Luigi XIII. Sale al potere il figlio di 5 anni, Luigi XIV, anche se seguito dalla madre e Mazzarino. All’età di 23 anni (1661) muore Mazzarino e Luigi XIV assume pieni poteri.
La situazione in Francia non era delle migliori, era uno stato ricco ma le ricchezze era in mani di pochi (i signori feudali). I contadini ascoltavano i signori feudali quindi il Re non aveva tantissimi potere. Luigi XIV vuole cambiare questa situazione. I signori non volevano però rinunciare ai loro privilegi (ovvero quello di non pagare le tasse).
Lo scopo di Luigi XIV era di accentrare il potere nelle sue mani e migliorare la situazione economica della Francia. Per questo proposito lui si affida a Colbert che si ispira al mercantilismo (che vuole alzare i dazi doganali per favorire la produzione interna).
La Francia punta sulle sue risorse interne sia per quanto riguarda l’agricoltura sia nella manifattura (industria manuale).
Nel ‘600 la Francia possedeva delle colonie in America e puntano sullo sfruttamento di queste colonie.
Per incrementare le casse dello stato Luigi aumenta anche le tasse e ne crea di nuove che dovevano pagare tutti. Ad esempio la capitazione (ogni testa maschio dovevano pagare le tasse) ma i nobili non si ribellarono e non la pagarono. Quando muore i francesi erano contenti perché lo odiavano. Gli altri sovrani europei invece lo vedevano come un modello e quindi l’assolutismo si sviluppò anche in altre corti d’Europa. In particolare in Prussia (lo Stato più grande dell’impero tedesco, si trova nella zona di Berlino), in Russia con lo Zar Pietro il Grande Romanov, in Austria con gli Asburgo (che fanno costruire una reggia di Schön Brunn). Gli altri Stati d’Europa svilupparono sempre governi assoluti ma meno riusciti. Una situazione diversa è quella inglese dove fu sciolta la monarchia, fu creata una repubblica per pochi anni, ma poi si tornò alla monarchia però costituzionale con i poteri concentrati soprattuto nel parlamento.
L’ILLUMINISMO
L’illuminismo è un movimento culturale che si sviluppa in Europa, partendo dalla Francia, nel 1700. Il termine illuminismo deriva dagli uomini che iniziano ad usare il lume della ragione e non sono più ottenebrati da credenze religiose, popolari, miti, superstizioni.
Questo percorso è iniziato già nell’Umanesimo ma nel ‘700 è c’è l’esplosione della ragione, non si dovrebbe credere alla superstizione ma solo ai fatti che si verificano con la ragione/logica. Un grosso impulso era stato dato nel 1600 con l’introduzione del metodo scientifico, inventato da Galileo Galilei. Il metodo scientifico afferma che tutto ciò che accade va verificato/sperimentato.
Il movimento nasce in Francia con gli illuministi. I primi illuminasti furono gli scrittori dell’enciclopedia: Diderot, Montesquieu, D’Alembert, Voltaire. L’enciclopedia era la raccolta di nozioni di carattere scientifico e filosofico. Secondo gli illuministi tutto il popolo aveva diritto all’istruzione.
Dal momento in cui gli illuministi fondano il loro pensiero sulla ragione, il Dio cristiano non può esistere, ma non sono atei, sono dei “deisti”. Il deismo ritiene che esista un dio che ha creato il mondo e si può conoscere con la ragione, osservando come tutti i fenomeni sono concatenati, legati da un meccanismo causa effetto. Gli illuministi credono nel materialismo meccanicistico. Da un punto di vista economico gli illuministi credono nel liberismo (lo stato non deve intromettersi nell'economia e il mercato deve basarsi sul libero scambio, il più importante liberista è Adam Smith, perché ritiene che l'uomo tende al proprio guadagno personale ma in questo modo fa comunque arricchire la società. Si sviluppa la scuola fisiocratica (tipo liberismo ma punta sullo sviluppo dell'agricoltura). Da un punto di vista politico gli illuministi sono contrari all'assolutismo, le idee fondamentali degli illuministi sono 3:
- libertà
- uguaglianza
- fratellanza
Tutti i cittadini devono partecipare alla vita politica. Non credevano che i neri avessero diritti come le persone "normali". Gli illuministi iniziano a dare importanza alla donna MA non è un uomo. La legge deve essere uguale per tutti i cittadini e il potere deve spettare al popolo. Gli illuministi diffondevano le loro idee tramite l'enciclopedia soprattutto grazie ai giornali, riviste. La rivista più famosa d'Italia è "Il caffè", si chiama così perché gli illuministi si ritrovavano nei "caffè" = bar. Non coinvolgeva tantissime persone.
L'illuminismo si colloca in un periodo di grande crescita demografica ed economica.
A partire dal ‘700 la crescita della popolazione fu costante. La gente aumenta perchè aumenta l’agricoltura grazie a nuovi sistemi agricoli e a nuovi prodotti. Ad esempio viene introdotta la rotazione di Norfolk: il campo viene diviso in 12 parti e riduce a 1/12 la parte non coltivata. Vengono bonificate nuove terre e dissodate ma soprattutto vengono introdotte nuove colture: il mais e le patate. In veneto mangiavano tanta polenta e fagioli. Queste innovazioni fanno morire la popolazione di meno. Migliorano le condizioni igieniche-sanitarie soprattutto nelle città. La vita nelle città è più vivibile. Il ceto medio-alto, in particolare, ha nuovi agi perchè migliorano i trasporti (con le carrozze con le molle e le strade migliorare), le case sono più riscaldate (i ricchi cominciano ad avere le finestre), vengono introdotti nuovi prodotti come il caffè, il cacao, lo zucchero ecc. (la cioccolata fino al 1700 veniva considerato cibo del diavolo).
Nel mondo del lavoro la situazione per i contadini non cambia ma migliora leggermente per chi lavora presso gli artigiani. Nel ‘700 sono molto sviluppate le manifatture (capannoni con gente che lavora a mano o al massimo con i mulini).
IL DISPOTISMO ILLUMINATO
Tra il 1600-1700 in Europa si era diffuso l’assolutismo. A metà del ‘700 si diffondono le idee dell’illuminismo che sono idee a favore della democrazia e contro l’assolutismo.
I regnanti inizialmente si scontrano con le idee illuministe ma poi devono cominciare a considerarle e nel corso del ‘700 molti regnanti abbracciano le idee illuministe, creando così un dispotismo illuminato. Sempre una monarchia assoluta ma con maggior diritti al popolo.
In particolare ci sono riforme di carattere finanziario che riguardano le tasse: fino al ‘700 le tasse erano pagate solo dai ceti medio-bassi. I sovrani illuminati vogliono creare un sistema fiscale più equo e a questo proposito furono creati i primi catasti.
Altro punto in cui si fanno le riforme è il settore della giustizia: perché, fino ad allora, il clero veniva giudicato da tribunali religiosi e i signori dai tribunali signorili con leggi speciali. I sovrani illuminati vogliono creare delle leggi uguali per tutti ed eliminare i tribunali ecclesiastici e signorili.
Altre riforme riguardano i rapporti tra stato e chiesa: si sviluppa infatti il giurisdizionalismo, che ritiene che la chiesa debba avere poteri solo in ambito religioso, in tutti gli altri settori decide lo stato. Ad esempio viene abolita la manomorta: l’immunità che dava la chiesa ai delinquenti che si rifugiavano nei conventi/chiese. I sovrani vogliono anche che perda il monopolio dell’istruzione (in particolare i gesuiti). Alcuni stati infatti creano le prime scuole pubbliche elementari ma solo i borghesi potevano permettersi di non andare a lavorare da piccoli.
Tra i sovrani illuminati più importanti ricordiamo Maria Teresa d’Austria e suo figlio Giuseppe II. Maria Teresa fu la prima ad introdurre il catasto. Con suo figlio poi il catasto sarà utilizzato anche in Veneto. Si operò per togliere molte prerogative alla chiesa per darle allo stato. Creò un corpo di funzionari statali che amministrasse la giustizia togliendola quindi al clero e agli aristocratici. Creò anche un corpo di burocrati (=amministratori) che controllasse le entrate fiscali.
In questo modo le entrate statali delle tasse aumentarono del 60%.
Alla sua morte il figlio continuò con le riforme, ad esempio fece chiudere 700 conventi e incamerò i beni, impose le tasse anche ai parroci. Cercò ancora di limitare i privilegi dei nobili. Fece sopprimere molti ordini sacerdotali e monastici e lasciò solo quelli che si occupano di scuola o di assistenza. Si dimostrò tollerante con tutte le religioni, in particolari con gli ebrei. Introdusse un nuovo codice penale che aboliva la tortura e affermava l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Potenziò il sistema di istruzione elementare statale.
Un’altro sovrano illuminato fu Federico II di Prussia (tra Germania e Polonia), anche lui fece molte riforme, basandosi sulle idee dell’illuminismo: potenziò la burocrazia, fece un esercito più potente, rese obbligatoria l’istruzione elementare, migliorò la giustizia, tollerò anche altre religioni. Con lui la Prussia si ingrandì molto andando a occupare anche circa metà della Polonia e alla fine del ‘700 l’altra metà della Polonia fu occupata dalla Russia e così la Polonia sparì.
Un’altro sovrano illuminato fu La Zarina Caterina II di Russia, anche lei appassionata delle idee illuministe, toglie potere/privilegi alla Chiesa e ai nobili. Riduce fortemente il potere della chiesa, chiude 900 conventi, fa un nuovo codice di leggi ma tra il popolo scoppiò una rivolta e fu costretta a ritirare molte delle sue leggi.
L’ITALIA NEL ‘700
Nel ‘700 l’Italia era ancora divisa in tanti stati. A Nord d’est c’era la Repubblica di Venezia gli spagnoli invece possedevano il Ducato di Milano ma anche tutto il Sud Italia da Napoli in Sicilia compresa la Sardegna, ma nel 1700 la famiglia regnante spagnola si estinse (non hanno più eredi maschi) e il trono passò ai Borbone. Nel corso del ‘700 però i Borbone di Napoli divennero autonomi rispetto a Madrid creando un regno assestante. Il Ducato di Milano però non entra nel regno dei Borbone di Napoli perché viene dato agli Asburgo di Vienna. [Spagna ed Austria erano collegati perché derivano entrambi da Carlo V].
Al centro Italia c’è lo Stato della Chiesa e il Gran Ducato di Toscana. Ci sono poi tanti piccoli stati: Parma, Modena, Reggio Emilia ecc.
Ad ovest del Ducato di Milano c’è il ducato dei Savoia (Piemonte/Valle d’Aosta) / di Sardegna. La Sardegna nel ‘700 passa dai Borbone ai Savoia.
Anche in Italia si diffuse l’illuminismo in particolare a Milano e Napoli perché Napoli nel ‘700 era un grande centro culturale. A Milano lavora Cesare Beccaria e il gruppo “Il Caffè”. Napoli si specializza sui temi economici e nei rapporti tra Stato e Chiesa (giurisdizionalismo). Gli illuministi riescono ad ottenere lo scioglimento dei gesuiti. Molti sovrani italiani, però, risentono delle idee dell’illuminismo. Già nel nord d’Italia sotto il dominio Asburgico vengono introdotte le riforme di Maria Teresa d’Austria e suo figlio Giuseppe II. Anche in Toscana il Granduca Pietro Leopoldo che è sempre Asburgo è molto aperto alle idee dell’illuminismo e fece molte riforme economiche. Fu il primo in Italia a creare un nuovo codice penale 1776 in cui era abolita la pena di morte.
I Borbone di Napoli anche loro sovrani illuminati ridussero i privilegi per i nobili e per il clero ma lasciò la servitù della gleba (un contadino poteva cambiare lavoro, i servi della gleba no).
LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
LE CONDIZIONI PER LO SVILUPPO
La rivoluzione industriale avviene in Inghilterra nel '700. si sviluppa in Inghilterra per vari motivi:
- eliminazione degli "open fields". I campi recintatati producono di più quindi i proprietari si arricchiscono ulteriormente, hanno quindi dei capitali accumulati. Molti contadini che non hanno più le terre dei campi aperti non possono più fare i contadini e si rendono disponibili per altri lavori.
- abbondanza di materie prime: molti minerali tra cui carbone
- sviluppo del mercato interno (c'è la necessità di nuovi trasporti, navali, terreni, strade e canali navigabili)
- sviluppo del commercio triangolare, comporta che ci siano più mercati di vendita ma anche enormi profitti
Fino al '700 non c'erano industrie ma manifatture e le più produttive erano quelle tessili, in particolare del cotone che ebbe un incremento notevole nel ‘700.
Nel 1769 James Watt inventò la macchina a vapore che poteva essere applicata ai telai e quindi trasformare le manifatture in industrie. La macchina a vapore viene utilizzata sia per estrarre il carbone sia nei treni agli inizi dell'800. Si inventa anche l'altoforno, serve a produrre la ghisa e l'acciaio unendo il ferro e il carbon coke.
L'aspetto nuovo di queste fabbriche è che possono essere costruite in qualsiasi posto raggiungibile con i mezzi di trasporto, non devono essere per forza vicine ai fiumi.
LA RIVOLUZIONE AMERICANA
Il primo stato degli Stati Uniti fu la Virginia in onore della Regina Elisabetta I ritenuta regina vergine, siamo agli inizi del ‘600.
Il successore della regina Elisabetta, Re Giacomo I (Re Scozzese cattolico) perseguitò in Inghilterra i puritani, che sono protestanti ma molto convinti, con delle regole particolarmente rigide. Gli costringe a lasciare l’Inghilterra e sulla nave May Flower nel 1620 nel Massachusetts. Il giorno del ringraziamento ricorda ancora quella data.
Nel corso del ‘600 nelle colonie arrivarono sempre più inglesi e alla metà del ‘700 ormai si erano formate le tredici colonie sulla costa Atlantica. I pellerossa (abitanti del luogo) erano stati scacciati verso ovest. Queste colonie politicamente dipendono dall’Inghilterra ma non hanno rappresentanti al Governo e si creano invece dei governi locali nelle colonie diversi da stato in stato. La popolazione che vive in America è gente comune che proviene dai ceti più bassi ma ben presto riescono ad avere successo perché non ci sono gli aristocratici che bloccano l’ascesa delle persone. Infatti gli uomini si fanno da soli self made man. Queste tredici colonie si dividono in tre zone: le colonie del Nord, queste colonie erano più sviluppate nel commercio e nell’artigianato erano puritani e alfabetizzati. Le colonie del Sud vivevano praticamente di agricoltura ma non erano povere perché c’erano le grandi piantagioni cotone caffè tabacco e ci lavoravano gli schiavi. Il 60% della popolazione erano schiavi neri. E qui la gente era protestante cattolica (al Nord sono protestanti puritani).
Nel ‘700 la popolazione Americana decuplicò di conseguenza anche la produzione e quindi il peso economico e politico delle colonie aumenta. L’Inghilterra dunque cercò un modo per guadagnare dalle colonie: impose il divieto di commercio con altri stati, le colonie quindi potevano commerciare solo con la madre patria (l’Inghilterra), la quale ci guadagna rivendendo a prezzo più alto. Da qui si sviluppa il contrabbando (vendo di nascosto) e aumentando la popolazione aumenta pure il fenomeno. Nel corso del ‘700 l’Inghilterra aveva bisogno di più soldi per pagare le spese interne e visto che le colonie erano ricche impose le tasse pure alle colonie. Le tasse imposte furono lo stamp act (1765), che era una marca da bollo da applicare sui documenti ufficiali e sui giornali. Furono richiesti uomini per l’esercito e furono intensificati i controlli contro il contrabbando. Gli americani si rifiutarono di pagare le tasse.
Lo stamp act è 1765 e da questo momento inizia la rivolta degli americani rifiutandosi di pagare le tasse perché dicono “No taxation without representation” = noi non vogliamo le tasse perchè al governo non abbiamo nessuno che ci rappresenta. Gli inglesi cedettero e ritirarono la tassa. Inoltre i coloni decisero di sabotare i prodotti inglesi. A questo punto Londra decise di abolire i dazi per l’America. Gli elimina tutti tranne nel tè.
I coloni inglesi americani reagirono e nel 1773 come forma di protesta svuotarono il carico di te di una nave inglese nel porto di Boston (Boston Tea Party). Gli inglesi aumentarono le tasse e i coloni esautorarono i funzionari britannici (=gli tolsero potere) e i governi locali diventarono veri e propri corpi legislativi. L’Inghilterra rispose con la guerra.
La guerra d’indipendenza americana iniziò nel 1775. George Washington assunse il comando dell’esercito continentale. Il 4 luglio 1776 fu adottata la Dichiarazione d’indipendenza. Saratoga, nel 1777, fu una vittoria americana, decisiva per favorire l’alleanza con la Francia. A Yorktown, nel 1781, le forze americane e francesi ottennero la resa dell’esercito britannico di Cornwallis. Con il trattato di Parigi del 1783 la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza degli Stati Uniti.
La Costituzione federale fu elaborata nel 1787, raggiunse nel 1788 le ratifiche necessarie ed entrò in funzione nel 1789, anno dell’insediamento di George Washington come primo presidente. Il suffragio era regolato dagli Stati e rimaneva fortemente limitato: non era universale ed escludeva le donne e gran parte della popolazione nera, con ulteriori requisiti variabili. L’espansione verso ovest comportò espropriazioni e deportazioni delle popolazioni native.
LA RIVOLUZIONE FRANCESE
LA SITUAZIONE IN FRANCIA ALLA FINE DEL 700
In Francia i tentativi fatti dai sovrani assoluti nel corso del 700 per togliere i privilegi dei nobili e del clero erano falliti.
La società francese era divisa in 3 stati (classe sociale): il primo erano i nobili (400 mila persone), il secondo era il clero (130 mila persone), il terzo erano i borghesi, i contadini e gli operai.
Primo e secondo Stato insieme formano il 2% della popolazione e detenevano il 40% delle terre. Gli stati sono rigidi, cioè non si può passare da uno stato all'altro e inoltre hanno leggi diverse da stato a stato e tasse diverse tra loro. Le classi sociali invece si possono scalare e tutti hanno le stesse leggi.
Ogni stato ha dei suoi rappresentanti che partecipano all'Assemblea degli Stati Generali, un organo politico che però non veniva più convocato dal 1600. Verso la fine del 700 la situazione economica in Francia è disastrosa. Nel 1774 diventa Re Luigi XVI ma deve subito affrontare gravi problemi economici. I contadini e lavoratori salariati devono pagare così tante tasse che non avevano nulla per comprarsi il cibo. Le tasse sono usate per mantenere la corte di Versailles, poi ci sono spese per l'esercito, la burocrazia, c'erano inoltre spese per pensioni (vitalizi) che il Re dava ai suoi favoriti. La corona del re era fortemente indebitata verso le banche. Nel 1787 chiese che il parlamento approvasse nuove tasse, il parlamento rifiutò e il Re lo sciolse. Ma le proteste popolari aumentarono così, nel gennaio del 1789, il Re decide di convocare a maggio l'Assemblea degli Stati Generali. Dovevano essere eletti circa 300 rappresentanti del primo stato, 300 del secondo e 600 del terzo. Nel corso di questi mesi (gennaio-maggio) furono scelti i rappresentanti e ogni stato scrisse anche dei Cahiers de Doleances [caiers de doleans], ovvero quaderni di lamentele, in cui ogni stato scriveva le proprie lamentele e proponeva dei miglioramenti. In questi quaderni è evidente l'influsso dell'illuminismo. Ce ne sono alcuni fatti dalle donne: vorrebbero anche loro partecipare al governo. Il terzo stato in particolare fa due richieste: chiede l'aumento del numero dei rappresentanti, questo fu concesso. Poi chiese che l'assemblea votasse non per stato ma per testa. E questo non fu concesso.
A fine giugno i deputati del Terzo Stato, visto che non erano state accettate le loro richieste, si allontanarono dall’assemblea degli Stati Generali, andarono nella stanza della pallacorda (a Versailles) e si proclamarono Assemblea Nazionale Costituente. Il loro scopo era di creare solo loro una nuova Costituzione, senza distinzione tra Stati.
LO SCOPPIO DELLA RIVOLUZIONE
Il Re stava per intervenire e far chiudere l’assemblea ma quando stava per andare, il 14 luglio 1789, il popolo insorse contro il Re Luigi XVI e come forma di protesta assaltò la Bastiglia (prigione politica di Parigi), liberò i prigionieri politici e obbligò il Re a rendere omaggio alla coccarda tricolore con i tre colori: blu, bianco, rosso. Il bianco è il colore della monarchia mentre il rosso e il blu era il colore del popolo. Da qui nasce la bandiera francese.
Questa rivolta partita da Parigi si diffuse nei giorni seguenti in tutta la Francia. Il popolo, che simpatizzava per l’assemblea nazionale costituente, attaccò le sedi locali del potere e si insediò al loro posto. Anche i contadini si ribellarono ai loro signori chiedendo l’abolizione delle tasse eccessive, bruciarono castelli, archivi per non avere più nessun obbligo. Anche gli artigiani e gli operai si ribellarono perchè volevano giustizia sociale. Queste persone indossavano dei pantaloni lunghi e non le culotte per questo erano chiamati Sans Culottes [San Culotti] (=senza culotti). I Sans Culottes odiavano il re e tutti i nobili pieni di privilegi.
In seguito a tutte queste rivolte l’Assemblea Nazionale Costituente nell’agosto del 1789 abolì i diritti feudali, i titoli nobiliari e i privilegi fiscali e diffuse la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”, che stabiliva l’uguaglianza di fronte alla legge, la libertà e la sovranità popolare. Sono i principi dell’ illuminismo e della Costituzione Americana.
A fine estate sembrava che la rivoluzione stesse terminando invece a ottobre ci fu una nuova ondata rivoluzionaria con la marcia su Versailles causata dall’aumento dei prezzi e questa marcia fu portata avanti da circa mille donne e si concluse con il trasferimento forzato della corte del Re a Parigi.
L’assemblea Costituente si divise in tre fazioni: i foglianti (più moderati, che volevano la monarchia costituzionale), i cordiglieri (che chiedevano miglioramenti sociali e la Repubblica) e i Giacobini (guidati da Robespierre anche loro repubblicani e sono il gruppo più importante). Tra questi gruppi quello dominante era quello dei Giacobini. Tra il 1789 e il 1790 l’Assemblea Costituente elaborò la Costituzione Civile del Clero. I sacerdoti non dipendevano più dalla Chiesa ma dallo Stato (=funzionari statali); dovevano fare giuramento di obbedienza allo Stato e molti beni della Chiesa furono requisiti dallo Stato. Chi si rifiutava era chiamato prete refrattario.
Nel giugno del 1791 il Re e la Regina tentarono di fuggire all’estero ma il tentativo di fuga fallì.
Nel settembre del 1791 fu promulgata la nuova Costituzione. Prevedeva il potere esecutivo al Re e allargava la base di voto. Tutti quelli del terzo Stato Possono vota eccetto le donne e le persone molto povere. La Francia diventa Monarchia Costituzionale e l’Assemblea Nazionale Costituente divenne Assemblea Legislativa.
Nel 1792 l’Assemblea Legislativa decise di dichiarare guerra all’Austria perché in Austria i sovrani stavano preparando l’invasione della Francia per bloccare la rivoluzione. Il Re firma questa guerra perché spera che l’Austria sconfigga i rivoluzionari e gli permetta di diventare monarchia assoluta. In un primo momento la guerra volge a favore dell’Austria e i francesi sospettano che il re passi informazioni all’Austria. Per questo motivo nell’agosto del 1792 il Re e la Regina furono catturati e imprigionati. Fu creata la Convenzione Nazionale cioè un’assemblea che doveva trasformare la monarchia in una Repubblica e in effetti il 21 settembre 1792 fu proclamata la Repubblica. Il Re fu processato e nel gennaio del 1793 fu ghigliottinato e qualche mese dopo pure la Regina.
Subito dopo le sorti della Guerra cambiavano e la Francia cominciò a vincere. Per questo motivo gli altri Stati Europei preoccupati si unirono e formarono la Prima Coalizione antifrancese. Nel febbraio del 1793 la Francia ordinò la leva generale: tutti gli uomini devono andare a combattere. Questo portò a delle rivolte a marzo del 1793 in particolare la rivolta più famosa è quella in Vandea. Lo stato deve togliere soldati dal fronte per farli combattere in Francia. Inizia la lotta tra rivoluzionari e controrivoluzionari.
La Convenzione decide di fare un taglio netto col passato: la Repubblica doveva basarsi sui principi di Libertà, Uguaglianza, Fraternità; stabilì inoltre prezzi e salari fissi per aiutare il popolo e iniziò a contare gli anni da 1 (1792 anno 1 , 1793 anno 2); cambiò il nome dei mesi e abolì la settimana con decadi. Il diritto elettorale fu esteso ulteriormente (=sempre più gente va a votare) però furono create misure severe contro i controrivoluzionari, infatti fu creato un tribunale speciale per processare loro, che però era molto approssimativo e quindi condannava a morte molti innocenti. Inizia di fatto la dittatura.
Nell’aprile del 1793 fu istituito il comitato di salute pubblica che controllava il potere esecutivo. A capo di questo comitato fu posto Robespierre. Che era molto duro con chi si opponeva alla Rivoluzione creando il periodo del terrore. Tra giugno e luglio del 1794 la ghigliottina funzionava quotidianamente, ad esempio in 2 mesi (giugno-luglio) uccisero 1473 persone. Questo fra un forte odio verso Robespierre. Il popolo chiede la fine del terrore e alla fine di luglio Robespierre fu ghigliottinato senza processo.
Tuttavia la situazione per il popolo non era migliorata: non si era giunti all’uguaglianza sociale. Il potere passò in mano a un direttorio formato da 5 uomini che avevano tutti i poteri. Ed erano nominati dalla Convenzione Nazionale. La Francia ufficialmente è sempre una Repubblica. Fu fatta una nuova Costituzione in cui però si riduce il diritto di voto, solo i ricchi tornano a votare. Continuano le guerre con la seconda coalizione. La Francia vince grazie ai suoi generali.
NAPOLEONE BONAPARTE
Napoleone è nato in Corsica nel 1769. La Corsica era francese da pochi mesi, prima era italiana. Napoleone apparteneva a una famiglia di media nobiltà e riuscì ad andare alla scuola militare in Francia. Vive la rivoluzione a scuola. Manifestò da subito una grandissima capacità strategica e bellica. Divenne generale all’età di 25 anni e subito gli vennero affidate delle missioni importanti.
La sua prima missione importante gli fu assegnata nel 1796 proprio in Italia, fu inviato a combattere contro il Regno di Sardegna (Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria) contro i Savoia. Vince con facilità Napoleone quindi occupa il Regno di Sardegna. Però non si ferma al Regno di Sardegna ma occupa la Lombardia e nel 1796 occupa la Repubblica di Venezia. Firma con l’Austria il Trattato di Campoformio con cui cede Venezia all’Austria. Sul resto del Nord d’Italia creò 2 Repubbliche: quella cisalpina (dalle Alpi al Po) e la Repubblica Cispaldana (sotto il Po). Nei due anni successivi Napoleone occupa tutta l’Italia e crea la Repubblica Romana e la Repubblica Napoletana.
La campagna d’Italia si conclude quindi in maniera vittoriosa.
Nel 1798, visto i successi ottenuti, fu inviato in Egitto perchè in Egitto passavano gli inglesi per andare nelle Indie (canale di Suez del 1859) a piedi per ostacolarli. Napoleone sbarca in Egitto ma fu sconfitto in mare dal famoso generale inglese Orazio Nelson. Tuttavia, nonostante questa sconfitta era sempre un’uomo importante e tornato in Francia nel 1799 fu accolto in maniera trionfale. Il direttorio decide di lasciare il posto a tre consoli. Uno di questi tre è Napoleone Bonaparte.
Questi consoli fecero una nuova Costituzione approvata per plebiscito. Il popolo accetta una Costituzione democratica in cui si ripropone il suffragio universale maschile.
I consoli avevano potere legislativo ma tra i tre ben presto Napoleone divenne il più importante. Divenne infatti “Primo Console” con tanti poteri. Nel giro di pochi anni la sovranità popolare fu impedita e Napoleone assunse tutti i poteri nelle sue mani.
Nel 1802 Napoleone fu eletto Console a vita e nel 1804 si incoronò davanti al Papa imperatore a Notre-Dame. Da questo momento la Francia non è più una Repubblica e sembra di tornare all’Antico Regime in realtà non è così perché Napoleone mantiene molte conquiste fatte dalla Rivoluzione come l’abolizione del feudalesimo, rimasero aboliti i privilegi dei nobili e degli ecclesiastici, fu ribadita l’uguaglianza dei cittadini di fronte la legge, riallaccia i legami col Papa quindi fu abolita la Costituzione Civile del Clero ma l’imperatore mantenne comunque un forte controllo. Napoleone governa in modo autoritario e per controllare tutto il suo vasto impero potenzia l’amministrazione pubblica. Tra le sue opere più importanti c’è il Codice Civile Napoleonico (= raccolta di leggi valido per tutti su tutto il territorio nazionale).
Napoleone uniformò le unità di misura. Introdusse la carta d’identità. Va a Napoleone il merito di aver creato negli italiani l’idea di italianità perchè fin prima c’erano tanti stati, invece lui creando una carta di identità unica fortifica questo valore. Crea anche un nuovo sistema di istruzione con licei statali, università e scuole politecniche (=università di carattere più specifico/tecnico). Napoleone promuove il merito.
Una volta eletto imperatore Napoleone volle ingrandire i suoi territori e in particolare continuò lo scontro con l’Inghilterra e con l’Austria. Ci fu la famosa battaglia di Trafalgar (a Londra c’è Trafalgar square con la famosa statua di Nelson) in cui Napoleone perde a Nelson muore. Napoleone vince ad Austerlitz contro Austriaci e Russi nel 1806 e vince a Jena contro i prussiani sempre nel 1806 e con queste battaglie finisce il Sacro Romano Impero. Si avvicina sempre di più verso la Russia. Rimaneva l’Inghilterra. Per indebolirla attuò il blocco continentale: obbliga tutti i paesi a lui sottomessi a non commerciare più con l’Inghilterra.
Nel frattempo si era formata la Terza Coalizione (=unione degli stati contro la Francia) e l’Austria tentò una rivincita (era sotto Napoleone). Questa terza coalizione fu di nuovo sconfitta e Napoleone pretese di sposare l’erede al trono Austriaca (Maria Luisa) con cui ebbe un figlio.
Napoleone diffuse nel suo impero il sistema Napoleonico cioè un’unica legge: il Codice Napoleonico. Diffuse l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte la legge, abolì i privilegi ecc…
In questi anni ingrandì ancora l’impero annettendo Spagna, Paesi Bassi, Croazia arrivando fino alla Russia.
Nel giugno del 1812 Napoleone decise di attaccare la Russia. Lo Zar adottò la tecnica della terra bruciata (bruciare i campi, far spostare la gente e le provviste) per evitare che l’esercito francese trovasse rifornimento così i francesi muoiono di fame e si devono far arrivare il cibo dalla Francia. L’esercito si indebolisce e quando raggiungono Mosca a Settembre trovano la città “bruciata” completamente. Sono deboli e furono colpiti dalla dissenteria. A questo punto vengono attaccati dai soldati russi e sconfitti definitivamente a Novembre su il fiume Beresina. Quello francese era stato il più grande esercito della storia (700.000 uomini). Tornarono in Francia solo 100.000 uomini. Appena tornato in Francia Napoleone ricostruì l’esercito costringendo gli uomini francesi ad arruolarsi aumentando le tasse. Il consenso verso Napoleone comincia a venire meno. Le altre potenze europee si riunirono nella VI coalizione e sconfissero l’esercito napoleonico a Lispsia nell’ottobre 1813. Nella primavera del 1814 gli eserciti stranieri occuparono Parigi. A queso punto Napoleone decide di abdicare e di creare un suo regno sull’Isola d’Elba e in Francia torna la monarchia con il Re Luigi XVIII (Luigi XXVII muore all’età di 10 anni. Luigi XVIII è il fratello di Luigi XVI).
Napoleone rimase nell’isola d’Elba circa 1 anno e nel maggio del 1815 decise di riprendersi l’impero tornando a Parigi e facendo fuggire Luigi XVIII. Rimase nel trono per 100 giorni. Nel frattempo gli altri stati si riuniscono nella 7° coalizione e lo attaccano a Waterloo. Lo sconfiggono. Lo fanno prigioniero e lo mandano in esilio nell’Isola di Sant’Elena dove morirà il 5 maggio 1821.
LA RESTAURAZIONE
La restaurazione è quel periodo che va dal congresso di Vienna (1814) ai primi moti rivoluzionari (anni ‘20-‘30). Si chiama restaurazione perchè in Europa si restaura l’antico sistema politico, cioè tornano a regnare le vecchie famiglie monarchiche. Si ricrea la situazione precedente alla Rivoluzione Francese.
Infatti già nel 1814 a Vienna si era riunito un congresso con le 4 principali potenze: Inghilterra, Prussia, Austria e Russia. Si riuniscono a Vienna per decidere le sorti dell’Europa.
Il congresso si basa su 2 principi:
- Principio di legittimità: cioè dovevano tornare sul trono i legittimi sovrani.
- Principio di equilibrio: cioè l’Europa doveva essere divisa in zone più o meno della stessa importanza, in modo tale che nessuno fosse stato più potente degli altri.
La Germania (il territorio) prima era divisa in 360 stati poi diventarono 39, il più importante è la Prussia. Prussia più gli altri 38 stati insieme formano la Confederazione Germanica.
L’Italia tornò divisa in molti stati. Il Congresso di Vienna riportò quindi a un’Europa assolutista, dispotica che costituì però forti legami con la Chiesa. È in questo contesto che nasce la Santa Alleanza formata da Austria, Russia e Prussia. In seguito si chiamerà Quadruplice Alleanza quando entrerà l’Inghilterra. Questa alleanza è un patto difensivo in cui gli stati si impegnavano ad intervenire se in uno dei quattro fossero scoppiate delle rivolte per evitare che si ripeta quello che è successo in Francia. Si chiamava Santa perchè il Papa, pur non partecipando, ha comunque un forte peso.
Il simbolo della Restaurazione è il ministro austriaco Metternich il quale era molto rigido e reazionario (=conservatore, anti-rivoluzionario), tuttavia tornare alla situazione pre-rivoluzione era impossibile perchè la gente comunque aveva fatti propri i principi dell’Illuminismo. Il popolo quindi non accetta il ritorno a questa situazione pre-rivoluzione e chiede costituzioni più liberali e l’allargamento del diritto di voto. Queste richieste erano fortemente osteggiate dai governi e per questo motivo le richieste non vennero concesse e il popolo cercò di ottenerle tramite delle insurrezioni. Chi organizzava queste insurrezioni doveva farlo di nascosto e per questo nacquero le Società Segrete. Consistevano in delle associazioni non molto estese che organizzavano le rivolte. Erano così segrete che molti membri non si conoscevano. La più famosa società segreta in Italia era la Carboneria che si chiamava così perchè usavano il linguaggio dei carbonari. Queste società organizzavo i moti rivoluzionari, ma essendo tanto segrete, avevano pochi aderenti. I moti più famoso sono quelli degli anni 1820, 1830, 1848.
I moti degli anni ‘20 scoppiarono a marzo in Spagna perchè il popolo voleva una nuova costituzione e un’allargamento del diritto di voto e fu ottenuto. Visto il successo della Spagna pochi mesi dopo anche il Portogallo insorse e ottiene la Costituzione. Subito dopo insorse anche il Regno delle Due Sicilie e anche qui viene concessa una nuova Costituzione e nel marzo del 1821 insorse anche il Piemonte ma la Quadruplice Alleanza intervenne, blocca la rivolta, gli Austriaci poi si spostarono nel Regno delle Due Sicilie e fecero togliere la nuova Costituzione. Allo stesso modo in Spagna intervennero i francesi e tolsero anche li la nuova Costituzione e poi avvenne lo stesso in Portogallo.
Negli anni ‘30 scoppiarono altri moti rivoluzionari, in primis in Francia, il Re Carlo X (uno dei Borboni) aveva tolto poteri al parlamento riducendo le libertà costituzionali, aveva poi ristretto il diritto di voto e aveva soppresso le libertà di stampa, per questo motivo nel luglio 1830 il popolo insorse a Parigi scendendo in piazza e facendo delle barricate. Il Re fu cacciato e finì la dinastia dei Borboni. Sale al potere un nuovo Re, si chiama: Luigi Filippo D’Orleans il quale concesse una nuova Costituzione e creò una nuova Monarchia Parlamentare. Fu allargato il corpo elettorale che raddoppiò, passò dal 1% al 2%. Comunque furono sempre favoriti i ceti dell’alta borghesia (nobili e clero) mentre tra il popolo c’era sempre malcontento. Vedendo l’insurrezione di Parigi anche una zona dei Paesi Bassi si ribellò e diventò autonoma col nome di Belgio e adottano una costituzione molto liberale, avanzata. Nel 1832 anche la Gran Bretagna insorge perchè vuole l’allargamento del diritto di voto. Fu ottenuto e fu raddoppiato il numero dei votanti arrivando al 5%.
IL QUARANTOTTO
Il ‘48 è un’anno in cui avvennero tantissime rivoluzioni. Per questo è nato il modo di dire “Fare un 48” inteso come “Fare confusione”.
Durante i primi mesi del ‘48 ci fu proprio un’esplosione di rivolte per avere nuove Costituzioni e per allargare il diritto di voto. La prima rivolta scoppiò a febbraio in Francia sempre per allargare la base elettorale. Il popolo insorse e cacciò il Re. Fu proclamata la Seconda Repubblica (la prima è quella della Rivoluzione). I poteri sono in mano al governo che concede il suffragio universale maschile. Nel frattempo in Francia accadde un problema legato agli opifici nazionali (=fabbriche statali). Una parte di questi opifici viene chiusa. I proletari rimangono senza lavoro e si ribellano. Ci sono migliaia di morti perchè l’esercito uccide questi proletari. Vengono fatte nuove elezioni, a capo della Repubblica come presidente viene eletto il nipote di Napoleone che si chiama Luigi Bonaparte. Ben presto però, nel giro di qualche anno, Luigi trasformò la Repubblica nuovamente in una monarchia e prende il nome Napoleone III.
Nel ‘48 ci furono poi molte altre rivolte in tutta Europa, in Italia, in Bulgaria, in Boemia (Regno Austriaco - Repubblica Ceca), ancora una volta si rivoltano queste zone per essere indipendenti dall’Austria. A marzo insorse anche Vienna che volevano le dimissioni di Mettervick perchè era considerato un reazionario. Anche Praga e Budapest insorgono sempre per avere l’indipendenza dall’Austria.
Anche in Germania ci furono rivolte nei vari stati per avere una nuova costituzione e soprattutto chiedevano un’assemblea costituente per fare una nuova Costituzione che fu ottenuta e si riunì a Francoforte ma subito ebbe dei problemi perché alcuni volevano creare la “Grande Germania” che comprendeva tutti gli stati tedeschi più l’Austria, altri invece volevano la “Piccola Germania” senza l’Austria sotto la guida della Prussia. Tuttavia questa richiesta di una nuova Costituzione fu poi bloccata e i sovrani eliminarono questa assemblea. Lo stesso in Francia Napoleone III elimina la monarchia parlamentare e crea un’impero di nome “Secondo Impero”. Lo stesso nelle altre parti (Boemia, Budapest ecc.) le rivolte furono terminate con il sangue.
IL QUARANTOTTO IN ITALIA
In Italia il periodo che va dal 1815 al 1849 è chiamato Risorgimento (movimento storico-politico), ovvero la rinascita degli italiani che vogliono creare uno stato nazionale unitario (solo la classe medio-alta). Comprende i moti del ‘20, del ‘30 e del ‘48. Questi moti sono portati avanti dalle società segrete in particolare la Carboneria. Oltre alla Carboneria negli anni ‘30 molti intellettuali operarono per l’unità d’Italia. In particolare ricordiamo Giuseppe Mazzini che negli anni ‘30 forma la Giovine Italia che è sempre un’organizzazione segreta ma con gli ideali repubblicani ed inoltre voleva la libertà dagli stranieri e la creazione di un’Italia unita. Infatti lui vuole una Italiana “una, libera, indipendente e repubblicana”. Questa società era meno segreta della Carboneria e vi faceva parte la piccola media borghesia che organizzò varie rivolte ma non ebbero successo. Le rivolte mazziniane non funzionano. Per questo nel 1834 fu costretto a sciogliere la giovane italia ed andare in Svizzera e formò la Giovine Europa che voleva spingere tutti gli Stati europei a liberarsi dello straniero. Organizzò altri moti ma fallirono anche questi. (Famosa fu quella dei Fratelli Bandiera 1844).
Il programma politico di Mazzini rientra nel movimento dei moderati. Tuttavia i moti non ebbero successo sopratutto perchè non avevano avuto l’appoggio dei contadini che non erano stati coinvolti. Tra i moderati ricordiamo anche Gioberti, Balbo e d’Azeglio. Questi tre patrioti vogliono un’Italia unita e libera dallo straniero ma con modalità diverse. Gioberti vorrebbe un’alleanza tra lo stato e la Chiesa con la creazione di una confederazione di stati sotto la guida del Papa. Balbo invece anche lui vuole una confederazione di stati ma sotto la guida dei Savoia. Infine d’Azelio che è il più moderato di tutti chiede soltanto delle riforme. La corrente che ebbe più successo fu quella legata a Gioberti chiamata Neoguelfismo perchè i Guelfi nel Medioevo erano quelli che volevano il Papa come guida dell’Italia. Volevano soprattutto cacciare gli austriaci dal Lombardo-Veneto anche se non viene creata una vera unità d’Italia. Il Papa Pio IV nello Stato Pontificio avviò una serie di riforme liberali in linea con i Neoguelfi e diventò poi il simbolo di tutti i liberali d’Italia.
LA PRIMA GUERRA D’INDIPENDENZA
( Il primo stato a ribellarsi nel ‘48 fu proprio l’Italia. La prima a Palermo dove fu chiesta una nuova costituzione e fu ottenuta, poi nel regno di Savoia dove il Re Carlo Alberto concesse una nuova Costituzione, seguito anche da Leopoldo di Toscana dal Papa Pio IX e tutti ottennero costituzioni più liberali. )
A Venezia ci furono delle rivolte molto accese contro gli Austriaci e sotto la guida di Daniele Manin Venezia riuscì ad ottenere l’indipendenza e fu creata di nuovo la Repubblica di Venezia. Sull’esempio di Venezia insorse anche la città di Milano: ci furono le famose 5 giornate di Milano, dal 18 al 22 marzo del ‘48, in cui tutto il popolo scese in piazza contro gli austriaci (con oggetti di casa) e riescono a vincere i milanesi. Visto questo successo i milanesi vogliono cacciare gli austriaci da tutta la Lombardia e chiedono aiuto ai savoiardi, Re Carlo Alberto di Savoia, per combattere contro gli austriaci. Carlo Alberto accetta perchè gli austriaci sono deboli perchè hanno rivolte ovunque. Quindi manda un suo esercito e inizia così la Prima Guerra d’Indipendenza (1848-1849). Subito altri sovrani italiani mandarono i loro aiuti ai milanesi e andarono anche molti volontari italiani. All’inizio i piemontesi vinsero (con Carlo Alberto), ricordiamo una famosa battaglia a Goito (vicino al lago di Garda). A questo punto gli altri sovrani iniziano a preoccuparsi perchè temono che il regno dei Savoia si ingrandisca troppo e ritirano gli aiuti. Inoltre l’Austria nomina un nuovo generale molto abile, si chiama Radetzky, l’Austria comincia a vincere. Infatti l’austria comincia a vincere a Custoza. E Carlo Alberto fu costretto a chiedere l’armistizio e stabilisce che a lui rimangono i territori fino al Ticino.
Nel frattempo a febbraio del ‘49 Mazzini e Garibaldi occuparono Roma e crearono la Repubblica Romana pensandola come il nucleo di partenza del futuro stato italiano. A questo punto i democratici chiedono di nuovo a Carlo Alberto di Savoia per attaccare nuovamente l’Austria anche se avevano fatto l’armistizio. Carlo Alberto accetta, dichiara guerra all’Austria, ma fu sconfitto a Novara (Piemonte). Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II (per ora solo Re di Sardegna).
Nel frattempo anche Venezia, sotto la guida di Manin, fu riconquistata dagli austriaci. Cadde anche la Repubblica Romana e torna al Papa. In Sicilia e in Toscana furono revocate le nuove costituzioni.
LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA
La prima guerra d’indipendenza non aveva portato a nulla. Solo i Savoia mantengono lo Statuto Albertino. Lo Statuto Albertino è uno statuto, quindi Costituzione, concessa da Carlo Alberto al Regno di Savoia. Questo statuto non viene revocato, le altre costituzioni si. Per questo motivo, essendo lo stato piemontese il più liberale e democratico, molti esuli (=quelli che scappano) per lo più Repubblicani si trasferiscono in Piemonte. Tuttavia fu da subito evidente che l’Italia non era pronta per una Repubblica (era un’utopia). Nasce piuttosto l’idea che il Regno di Sardegna si ingrandisca e conquisti il resto d’Italia. Compare sulla scena politica un’uomo molto importante: Camillo Benso conte di Cavour. Che ebbe diversi incarichi: per esempio è stato ministro dell’agricoltura, poi ministro delle finanze, creò la Banca Nazionale degli Stati Sardi, che diventerà poi la Banca d’Italia. Per prima cosa punta allo sviluppo economico del Piemonte, si sviluppa l’industria meccanica, fece costruire diversi canali per irrigare i campi (Piemonte famoso per il vino e il riso). In questo periodo il Piemonte diventa la regione più ricca d’Italia grazie anche a Cavour. Da un punto di vista economico Cavour è un liberista. Da un punto di vista politico era un liberale, voleva attribuire più potere al parlamento. Quando divenne primo ministro cercò di mettere insieme la destra con la sinistra, escludendo gli estremismi. In politica estera Cavour vuole portare in tutta Europa il problema dell’Italia divisa. Entra in contatto con i maggiori patrioti italiani in particolare Mazzini, Garibaldi e Manin.
Cavour è favorevole all’unificazione italiana ad opera dei Savoia. È però convinto però che i Savoia da soli non sarebbero riusciti nell’impresa, quindi voleva l’aiuto anche degli altri stati europei. Per porre il problema dell’unità d’Italia agli occhi di tutta Europa, Cavour pensò di far partecipare l’Italia alla guerra di Crimea (in Russia). La guerra di Crimea era scoppiata per il possesso della penisola e va dal 1854 al 1856 combattuta da Inghilterra, Francia, Turchia e Italia contro la Russia. Cavour invia 18.000 soldati italia per poter poi partecipare alle trattative e lì esporre il problema italiano. L’Italia partecipa e vince, e nel 1858 Cavour stringe degli accordi con Napoleone III chiamati accordi di Plombiers [Plombiè]. Questi accordi stabilivano che la Francia avrebbe aiutato i Savoia se fossero stati attaccati dagli austriaci. In cambio i Savoia avrebbero ceduto alla Francia Nizza e la zona di Savoia. da quel momento in poi lo scopo di Cavour e farsi attaccare dall’Austria. Dal 1859 Cavour cerca di farsi attaccare dall’Austria. Per farlo mette l’esercito Sabaudo ad esercitarsi proprio nel confine (Ticino). L’Austria cade nella trappola e ad aprile del ‘59 invia l’ultimatum a Cavour. Ovviamente Cavour non toglie l’esercito anzi chiama Garibaldi e il suo gruppo di seguaci chiamati “Cacciatori delle Alpi” a infastidire l’Austria. L’Austria dichiara guerra al Regno di Savoia. La Francia interviene e riescono a sconfiggere gli austriaci con la “Battaglia di Magenta” (che è anche un colore perché viene dal sangue versato in questa battaglia). Grazie a questa battaglia fu liberata Milano. Poi i Piemontesi vinsero anche a Solferino e a San Martino. Quindi stavano avanzando verso il Veneto. Vedendo questi successi altri sovrani italiani come quelli di Toscana, Modena, Parma…, furono costretti dal popolo a fuggire e il popolo chiede l’annessione di queste terre al Regno di Sardegna. Però, a questo punto, Napoleone III cominciò a temere che Piemonte si ingrandisse troppo. Quindi fa un armistizio segreto con l’Austria. Chiamato “Armistizio di Villafranca”. Con questo armistizio l’Austria cede la Lombardia a Napoleone e poi Napoleone la gira a Cavour. Quindi, a questo punto, il Regno Sabaudo si estende fino all’Italia centrale fino al Lazio però escluso il Veneto. Questa fase è chiamata Seconda Guerra di Indipendenza.
L’IMPRESA DEI MILLE
L’impresa dei mille è guidata da Giuseppe Garibaldi chiamato anche l’eroe dei 2 mondi perché negli anni ‘40 era andato a combattere in Sud America e aveva anche vinto. La moglie di Garibaldi era Anita. Nel maggio del 1860 Garibaldi, vedendo che ormai che metà Italia apparteneva aI Savoia decise che era giunto il momento di liberare anche l’altra metà e di unirla ai Savoia. Era rimasto il Papa e il Regno delle Due Sicilie. Il Papa era più difficile da attaccare perché era il centro religioso e rischia la scomunica, mentre nel Regno delle Due Sicilia c’erano i Borboni. Quindi Garibaldi riunisce un gruppo di volontari (circa 1000) e decide di invadere la Sicilia quando i Siciliani stessi gli chiedono di essere liberati dai Borboni. Quindi Garbaldi nel maggio del ‘60 decide di liberare la Sicilia con i suoi uomini chiamati anche “Camicie Rosse”. Informa il Re che era Vittorio Emanuele II. I Savoia fanno trovare nel porto a Quarto vicino a Geneva 2 piroscafi incustoditi.
Garibaldi parte da Genova con i piroscafi e si fermano a Talamone (nel Sud della Toscana, di fronte a l’Isola del Giglio). Ha approdato per caricare nuove persone e armi. Successivamente sbarcano a Marsala (in Sicilia) e nel giro di 2 mesi la conquistano tutta grazie al popolo che voleva scacciare i Borboni. I contadini che aiutavano Garibaldi si chiamavano Picciotti che erano contadini armati che volevano l’abolizione la tassa sul macinato (tassa applicata al mulino ogni volta che si faceva la farina) e volevano anche la distribuzione di una parte delle terre dei latifondisti. Una volta conquistata la Sicilia, però, Garibaldi non distribuì le terre e i Picciotti se ne impadronirono con la forza. Garibaldi fu costretto così a reprimere col sangue questa rivolta.
Nell’agosto 1860 Garibaldi attraversò lo stretto di Messina e risalì la penisola; a settembre entrò a Napoli. L’esercito sabaudo occupò Marche e Umbria e raggiunse il Mezzogiorno. Nell’incontro di Teano del 26 ottobre Garibaldi riconobbe l’autorità di Vittorio Emanuele II. Il celebre «Obbedisco» appartiene invece alla campagna del 1866, non a Teano. Il 17 marzo 1861 una legge proclamò Vittorio Emanuele II re d’Italia: non fu una cerimonia di incoronazione. La capitale iniziale fu Torino; il processo di unificazione territoriale non era ancora concluso.
LA TERZA GUERRA DI INDIPENDENZA
Nel 1866, dopo la terza guerra d’indipendenza e la vittoria della Prussia sull’Austria, il Veneto fu ceduto tramite la Francia e annesso all’Italia. Roma rimase fuori dal Regno fino alla presa del 20 settembre 1870 e divenne capitale nel 1871. Pio IX non riconobbe la nuova situazione né accettò la legge delle Guarentigie. La Città del Vaticano come Stato nacque soltanto con i Patti Lateranensi del 1929: non nel 1870.
LA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
Nella seconda metà del ‘800 vi è un grande sviluppo industriale chiamato Seconda Rivoluzione Industriale. La Prima aveva interessato per lo più l’Inghilterra, mentre la Seconda si espande nel resto dell’Europa nelle zone attorno all’Inghilterra. Si sviluppa molto la classe borghese e imprenditoriale che accumula diversi capitali.
La produzione industriale aumenta molto e in genere tutte le transazioni economiche. Il mercato diventa mondiale: nasce l’economia politica con Adam Smith. In questo periodo c’è il liberismo economico: ognuno può liberamente commerciare con chi vuole. C’era la libera concorrenza non c’erano i dazi e l’arricchimento diventa un valore.
Nella seconda rivoluzione industriale vi è un grande sviluppo della rete ferroviaria. La prima linea in italia è Napoli-Portici. Si sviluppa anche la navigazione col battello a vapore, si sviluppano molto quindi le industrie metalmeccaniche. Queste grandi industrie per nascere hanno bisogno di capitali e non sempre un’imprenditoria ne ha a sufficienza, per questo negli anni ‘30 nascono le società per azioni strettamente legate alle banche (finanziamenti). Nasce il finanziamento su larga scala delle operazioni economiche. Nascono i titoli azionari e le obbligazioni. Nasce in questo periodo il ceto medio, cioè quella parte della borghesia che non fa lavori manuali ma che è proprietaria di immobili, di negozi, ma anche gente che lavora nel terziario (insegnanti, medici, ragionieri). Il ceto medio era una condizione a cui tutti potevano aspirare. Questa caratteristica è particolarmente diffusa in America che è rimasto il Self Made Men. La classe operaia purtroppo è rimasta povera, per questo, per migliorare le proprie condizioni di vita fa rivolte e manifestazioni, mentre gli scioperi sono vietati. A tutela dei lavoratori della classe operaia si pone il pensiero socialista. In particolare Karl Marx. Il termine socialismo una volta era scambiabile con il termine comunismo. Si basa sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione. Prima di Marx c’erano gli utopisti, poi c’è quello scientifico.
L’IMPERIALISMO
L’Ottocento è il secolo dell’imperialismo cioè della conquista totale di un territorio meno sviluppato da parte degli stati più forti. Gli stati più forti sono gli stati europei, gli Stati Uniti, la Russia. Conquistano l’Africa e il sud est asiatico. L’imperialismo si differenzia dal colonialismo dei secoli precedenti perché è molto più invasivo. Il colonialismo era un controllo economico del territorio. Nell’imperialismo c’è un controllo economico, politico e militare. La madre patria decide l’economia della zona sfruttata. Stabilisce cosa piantare e sono tutte monocolture. Sfrutta le risorse minerarie, la manodopera a basso costo e costringe questi paesi ad acquistare i prodotti finiti dalla madre patria.
Il colonialismo era stato attuato sopratutto dalla Spagna e Portogallo mentre l’imperialismo da Inghilterra, Francia e Russia.
L’imperialismo va dagli anni 70 dell’800 alla Prima Guerra Mondiale e si basa sull’idea tipica dei nazionalisti della superiorità della razza. Questa idea nasce erroneamente dagli studi di Darwin sull’evoluzione della specie: gli individui che meglio si adattano alla natura sono i più forti.
Anche Italia, Germania e Belgio verso la fine dell’800 intrapresero l’imperialismo. Il più grande impero fu quello inglese il quale divise i territori conquistati in zone relativamente autonome (Canada, Australia, Nuova Zelanda, Sud Africa) chiamate dominion e colonie di sfruttamento come India, Egitto…
L’Italia conquista a fine 800 Eritrea e Somalia, nel 1912-13 la Libia e nel 1935 l’Etiopia.

LA NASCITA DELLA NAZIONE TEDESCA (IL SECONDO REICH)
In Germania a metà degli anni ‘50 c’è il problema della Costituzione e della Nazione, cioè si vuole una Costituzione più liberale e nuovamente torna l’idea dell’annessione dell’Austria (Grande Germania). Questo movimento più democratico fu ben presto represso dal nuovo sovrano prussiano Gugliermo I (1861) che voleva ancor più rafforzare la Prussia (Germania dell’est e un pezzo della Polonia) ed avere un potere più ampio. Cominciò ad investire nell’esercito e scelse come capo del governo (=cancelliere) Bismarck.
Bismarck aveva come obbiettivo l’ascesa prussiana e il dominio su tutto il territorio tedesco, per questo iniziò una politica estera aggressiva sia contro la Danimarca, sia contro l’Austria. (1866 Prussia attacca l’Austria)
Inizia la guerra contro la Francia con cui la Prussia sottrasse l’Alsazia e la Lorena.
La guerra Franco-Prussiana si trasforma poi in guerra per l’unificazione della Germania sotto la Prussia infatti nel 1871 Gugliermo I annunciò la nascita della Germania sotto la guida di un Kaiser che era sempre lui con un impero (Reich) di tipo federale (prevale il potere centrale). Formato da 25 stati. Ogni stato avrebbe mantenuto il proprio ordinamento ma sarebbe stato guidato dal cancelliere Wismark (rimarrà cancelliere fino al 1890)
L’ITALIA DOPO L’UNIFICAZIONE
La Destra Storica
Nel 1861 l’Italia era stata unita ed era nato il Regno d’Italia con Re Vittorio Emanuele II. Le leggi utilizzate dallo stato erano quelle del Regno di Sardegna (statuto Albertino).
Il parlamento esercitava il potere legislativo ma era stato eletto solo dal 2% della popolazione perché il diritto di voto apparteneva solo ai ricchi. Il primo governo fu la Destra Storica che va dal 1861 al 1876. Era formata dalla vecchia classe dirigente dei Savoia quindi erano monarchici moderati. Però non erano rappresentativi per tutta l’Italia ma rappresentavano solo i ricchi del Nord-Ovest. Questo governo si pose come obbiettivo il pareggio del bilancio statale quindi avevano adottato una severa politica fiscale che colpì sopratutto i contadini e il Mezzogiorno. Fu introdotta la tanto odiata tassa sul macinato (imposta indiretta) che colpì sopratutto il sud Italia. Questo causò la rivolta dei ceti popolari in diverse parti d’Italia. Un’altra tassa molto odiata fu quella sul sale che colpisce i pescatori del Sud d’Italia. Un’altra legge riguardò la scuola che è la legge Casati e rende obbligatori i primi 2 anni di elementari. Creò problemi sia per quanto riguarda il trasporto per raggiungere la scuola e sia per i bambini che dovevano lavorare. Un altra legge fu la leva obbligatoria che andava dai 3 ai 5 anni.
Nasce in questo periodo la questione meridionale: il Sud Italia si distanza economicamente dal Nord d’Italia. Il divario aumenta sempre di più e il Sud si trova con molti problemi di carattere economico e sociale. Le leggi fatte dalla destra storica che sono a svantaggio del popolo colpiscono per lo più il Sud d’Italia (macinato, sale, 3-5 anni leva obbligatoria - quella di 5 era per la marina molto affollata dai Siciliani). Inoltre in Sud Italia non si sviluppa l’industrializzazione, l’agricoltura era basata sul latifondo che non è produttivo - al nord c’era la mezzadria, produce molto di più). In questo periodo i soldi italiani delle tasse sono impegnate al Nord. Nel Sud Italia si sviluppò il brigantaggio che è una forma di protesta del popolo contro il governo e quindi anche contro l’unità d’Italia infatti i briganti volevano che tornassero i Borboni. I briganti erano persone comuni ex soldati, contadini, pescatori che attaccavano le case dei ricchi che attaccavano le case dei ricchi e le sedi comunali, gli archivi comunali, uccidevano queste persone e le derubavano. Lo facevano per 2 motivi: 1) per denaro, sopravvivenza 2) per protesta.
Lo stato per fermare il brigantaggio dovette mobilitare l’esercito. Ci furono migliaia di morti.
La destra storica affrontò anche il conflitto tra Stato e Chiesa. Il Papa Pio IX si era rifiutato di riconoscere lo stato italiano (1870), scomunica i governanti e invita gli italiani a non partecipare alla vita politica. Nel 1874 scrisse la Bolla “non expedit” (= non era lecito partecipare alla vita politica). Per circa 20 anni ci fu un grande astensionismo.
La sinistra storica
La destra rimase al potere fino al 1876 ed era giunta al pareggio del bilancio ma, nonostante questo successo non fu riconfermata al governo a causa delle troppe tasse e dei problemi con il Sud. Per questo nel 1876 lo schieramento di sinistra ottenne più voti. Il primo capo del governo fu Depretis il quale innalzò l’obbligo scolastico a 9 anni (prima doveva arrivare fino alla 2° elementare). La legge Coppino disse che si doveva andare a scuola fino a 9 anni. Prevedono anche delle sanzioni per i genitori inadempienti. Abolì la tassa sul macinato e estese la possibilità di votare (suffragio maschile) a coloro che possedevano il diploma elementare (20% della popolazione maschile). La Destra e la Sinistra non sono come i partiti moderni, sono dei movimenti. Le persone sedute al centro del parlamento erano coloro che appoggiavano il parlamento, poi c’era chi era seduto a sinistra e destra. Si parlava di trasformismo storico perché era facile spostarsi da uno schieramento all’altro. In questo periodo all’opposizione c’erano la Destra, i cattolici e l’estrema Sinistra. Si organizzano in questo periodo i movimenti anarchici e socialisti. Il primo partito ufficiale a nascere in Italia fu il Partito Socialista Italiano nel 1895.
De Pretis fu sostituito poi da Crispi che rimase al governo circa altri 10 anni. La Sinistra rimase al governo fino al 1896. Crispi viene ricordato per la sua politica estera aggressiva, siamo negli anni del nazionalismo (=forma di patriottismo ma eccessiva che si basa sulle idee di Darwin - legge del più forte - lo stato più forte deve conquistare lo stato più debole). L’Italia che si ritiene uno stato forte si mette a conquistare gli stati più deboli, in Africa, che erano già stati conquistati anche L’Eritrea e la Somalia erano state conquistate dall’Italia. Crispi nel ‘96 tenera la conquista dell’Etiopia, ma fu sconfitto e morirono moltissimi italiani e Crispi fu costretto a dimettersi.
Il ‘900
Il ‘900 è spesso chiamato il "secolo breve" poiché, secondo molti storici, inizia nel 1914 con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e si conclude nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino. Ciò che si colloca prima di questo periodo è considerato come un'estensione del XIX secolo, mentre ciò che segue rappresenta una nuova fase storica.
La prima parte del secolo, fino al 1914, si chiama "Belle Époque" perché rappresenta un periodo di progresso e relativa stabilità. Questa relativa pace è stata in parte il risultato della politica di Bismarck. Durante questo periodo, si sono tenute importanti esposizioni internazionali, tra cui l'Esposizione Universale del 1889 a Parigi, che ha visto la costruzione della Torre Eiffel. Questa epoca è caratterizzata da notevoli progressi tecnologici, tra cui l'elettricità, l'automobile, l'aeroplano e il cinema, che hanno migliorato la vita di molte persone.
Le invenzioni più significative del XX secolo si concentrano soprattutto nel campo della medicina, tra cui la scoperta della penicillina, lo sviluppo degli antibiotici e la creazione di vaccini per il vaiolo e la poliomielite. Questi progressi hanno contribuito a una crescita della popolazione all'inizio del secolo.
Il XX secolo è stato anche segnato dalla Seconda Rivoluzione Industriale, che ha avuto luogo in Europa. Durante questo periodo, la ricchezza era principalmente concentrata in Europa e Nord America. Questa rivoluzione ha introdotto nuovi metodi di produzione, tra cui il taylorismo, che prevedeva una catena di montaggio con tempi precisi per ciascuna fase del lavoro. Tuttavia, questo sistema era spesso disumano poiché richiedeva ritmi di lavoro estenuanti per gli operai, senza una reale soddisfazione. Questo approccio ha portato alla produzione di massa e alla nascita della società di massa, che ha portato all'omologazione del pensiero.
Prima del XIX secolo, non esisteva una vera e propria società di massa, poiché le persone lavoravano e vivevano in contesti separati e non c'erano scambi significativi di idee. I giornali e la radio hanno contribuito a creare la società di massa, con l'emergere delle principali testate giornalistiche alla fine del XIX secolo. Iniziarono anche i consumi di massa, con i primi supermercati che apparvero negli Stati Uniti all'inizio del XX secolo. La società di massa ha avuto un impatto anche sulle ideologie politiche.
Ci sono tre ideologie politiche che hanno caratterizzato questo periodo:
- Il pensiero liberale, che ha sostenuto il capitalismo e il liberalismo economico, favorendo il ceto medio-alto della popolazione.
- In opposizione, è emerso il movimento socialista nel 1892, basato sulla condivisione dei mezzi di produzione.
- Gli anarchici, contrari alle istituzioni che limitavano le libertà personali.
La "Belle Époque" è stata un periodo di pace in Europa, mentre le guerre coloniali si sono combattute in Africa e Asia, in un contesto di imperialismo. Alla fine del 1800, l'Italia ha acquisito territori come la Somalia, l'Eritrea e la Libia. La pace in Europa è stata in parte mantenuta grazie a due alleanze significative: nel 1882 fu firmata la Triplice Alleanza tra Germania, Italia e l'Impero Austro-Ungarico (patto difensivo). In risposta, si formò la Triplice Intesa tra Regno Unito, Francia e Russia (inizialmente come Duplice Intesa nel 1894, diventata Triplice nel 1907).
L’ITALIA A INIZIO DEL ‘900
All'inizio del ‘900, l'Italia era un paese ancora in gran parte arretrato, ma stava iniziando a sperimentare un notevole sviluppo, soprattutto nella regione del Nord-Ovest, dove l'industria stava prendendo piede. Città come Genova, Milano e Torino stavano diventando centri industriali di rilevanza, con un'ampia gamma di industrie, principalmente nel settore meccanico. Tra le principali aziende si annoveravano acciaierie, cantieri navali come Ansaldo e Breda, nonché pionieri dell'industria automobilistica come Fiat. Inoltre, aziende come Olivetti, Marelli (specializzata in lampadine) e Bianchi (famosa per le biciclette) contribuivano al crescente sviluppo industriale.
Durante questo periodo, la pubblicità stava nascendo come una nuova forma di comunicazione, soprattutto attraverso l'uso di cartelloni pubblicitari. Un esempio noto è il primo manifesto pubblicitario della Cinzano.
Questo boom industriale portò a un aumento della produzione di beni, compresi prodotti alimentari, contribuendo a migliorare le condizioni di vita e a ridurre la fame nel paese. La popolazione era composta principalmente da contadini, seguiti da operai che cercavano di migliorare le proprie condizioni di vita attraverso rivolte e proteste. Nel frattempo, la borghesia stava crescendo, e all'interno delle aziende stavano emergendo figure come i "colletti bianchi" (impiegati), insieme allo sviluppo di professioni moderne come ingegneri e medici.
Le città stavano subendo significativi cambiamenti, con la costruzione di strade più ampie, nuovi edifici e un miglioramento dei trasporti, introducendo i tram. L'illuminazione urbana stava aumentando, passando dai lampioni a gas a quelli elettrici. Furono introdotte le ferie, in parte grazie allo sviluppo del turismo di massa, specialmente nei centri termali. L'industria cinematografica stava emergendo, offrendo alla gente l'opportunità di trascorrere il tempo libero al cinema. La bicicletta divenne un lusso e si svilupparono competizioni ciclistiche.
Nel frattempo, l'agricoltura stava diventando sempre più produttiva nel Nord dell'Italia, mentre nel Sud prevaleva il sistema del latifondo, a differenza del Nord, dove si praticava la mezzadria.
L’ITALIA GIOLITTIANA
Giovanni Giolitti è stato una figura politica di grande rilevanza che ha dominato la scena politica italiana dagli inizi del 1900 fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sotto il regno di Vittorio Emanuele III. Nel 1900, l'assassinio di re Umberto I. Giolitti ricoprì inizialmente l'incarico di Ministro del Tesoro e successivamente divenne Primo Ministro. È noto per le riforme da lui introdotte, tra cui la più significativa fu il suffragio universale maschile, approvato nel 1912 e attuato nel 1913. Tuttavia, tale suffragio non era veramente universale, in quanto gli analfabeti potevano votare solo a partire dai 30 anni, consentendo così la partecipazione al voto solo al 24% della popolazione. Questa legge mirava a permettere agli stati più poveri di votare.
Giolitti varò diverse riforme a favore delle classi sociali meno abbienti, tra cui la riduzione della giornata lavorativa a 10 ore, leggi a tutela del lavoro minorile e del lavoro femminile, la creazione di una cassa per gli infortuni, leggi specifiche per i lavori ad alto rischio (come quello delle mondine) e la garanzia della libertà di espressione per chi volesse scioperare. Favorì anche lo sviluppo delle industrie nel Nord dell'Italia, specialmente nel cosiddetto "triangolo industriale."
Tuttavia, Giolitti è spesso visto come un politico con una doppia faccia, poiché adottò approcci differenti nelle diverse regioni del paese. Mentre si mostrava aperto alle riforme sociali nel Nord, nel Sud non promosse alcun miglioramento e invece stabilì accordi con i nobili locali, evitando la realizzazione di riforme agrarie. Ciò favorì la crescita dell'influenza della mafia. Pur avvicinandosi in alcuni aspetti ai socialisti, Giolitti rimase legato ai grandi latifondisti. Inoltre, per ottenere il sostegno dei nazionalisti, intraprese la campagna di Libia e ottenne la vittoria nel 1912, conquistando anche Rodi e le isole del Dodecaneso. La conquista della Libia non fu di particolare beneficio per l'Italia, poiché la regione era vista come uno "scatolone di sabbia" e comportò costi notevoli sia per la guerra stessa che per la successiva infrastrutturazione.
Nel 1913, si svolsero nuove elezioni politiche in Italia e fu stipulato il "patto Gentiloni." Gentiloni era un liberale e, insieme a Giolitti, aveva cercato il voto dei cattolici, i quali inizialmente non partecipavano alle elezioni in quanto il Papa vietava il loro coinvolgimento. In cambio del loro sostegno, Giolitti offrì vantaggi alla Chiesa, come il mantenimento del divieto del divorzio. Questa mossa permise a Giolitti di tornare al governo. Tuttavia, la maggioranza che lo aveva votato era eterogenea, e ciò rese difficile per Giolitti governare. Quindi, come già fatto in passato, rassegnò le dimissioni nel 1914, ma questa volta in modo definitivo. Fu sostituito da Salandra.
LA PRIMA GUERRA MONDIALE (1914-1918)
La Prima Guerra Mondiale prende il suo nome da un conflitto che per la prima volta si è esteso su più continenti, coinvolgendo numerosi stati e un gran numero di soldati. È anche conosciuta come la Grande Guerra per via della sua portata. Le guerre precedenti coinvolgevano più stati, ma erano spesso circoscritte allo stesso continente e coinvolgevano un numero limitato di uomini. Il più grande esercito precedentemente formato fu quello di Napoleone, composto da circa 700.000 soldati, e coinvolse principalmente quelli che avevano completato il servizio militare. La Prima Guerra Mondiale fu combattuta sia via terra che via mare, ma non coinvolse ancora l'aria.
Il termine "Guerra Mondiale" è appropriato perché coinvolse l'intera popolazione di tutti gli stati coinvolti, anche in modo indiretto. La gente vedeva i propri uomini essere arruolati (venivano tolti dai campi) e tutti i cittadini dovevano contribuire alle spese di guerra. Questo conflitto fu una guerra nuova anche per quanto riguarda gli armamenti, poiché portò a un cambiamento nei metodi di combattimento nel corso della guerra stessa. Mentre le guerre precedenti spesso coinvolgevano combattimenti corpo a corpo con baionette montate su fucili, la Prima Guerra Mondiale vide l'introduzione di armi a distanza. Vennero sviluppate nuove armi, tra cui lanciafiamme, mitragliatrici, carri armati, gas tossici e altre invenzioni militari. Questo cambiamento nel modo di combattere contribuì alla durata prolungata del conflitto.
LE CAUSE DELLA GUERRA
Una delle cause principali scatenanti della Prima Guerra Mondiale fu il nazionalismo, con ogni stato europeo che cercava di affermare la propria forza e superiorità, spesso attraverso l'annessione di territori più deboli. Fino alla fine del 1800, il cancelliere tedesco Bismarck aveva contribuito a mantenere la pace in Europa, ma dopo le sue dimissioni, il nuovo kaiser Guglielmo II sviluppò ambizioni espansionistiche.
Un secondo fattore significativo fu la corsa agli armamenti, con la maggior parte degli stati europei che cercavano di dimostrare la propria potenza costruendo un vasto arsenale militare.
L'espansionismo tedesco, guidato da Guglielmo II in nome del Pangermanesimo, fu un terzo fattore critico. La Germania cercava di ampliare il proprio territorio per includere tutte le popolazioni di lingua tedesca.
La rivalità anglo-tedesca costituì il quarto elemento scatenante, poiché la Germania desiderava ottenere il predominio nel commercio marittimo, un settore storicamente dominato dalla Gran Bretagna.
Il quinto fattore fu la rivalità franco-tedesca, con la Francia che cercava di recuperare l'Alsazia e la Lorena, territori precedentemente persi in conflitti passati.
La sesta causa fu la crisi marocchina, poiché sia la Francia che la Germania ambivano al controllo del Marocco. La situazione del Marocco era complessa, poiché era stato una colonia francese ma era diventato indipendente. La Gran Bretagna intervenne a fianco della Francia, costringendo la Germania a ritirarsi.
Il settimo punto è la polveriera balcanica, che nei secoli precedenti apparteneva alla Turchia. Nel corso dell’800 la Turchia aveva pian piano perso questi territori. Questi territori diventano terreno di scontro tra i singoli stati che nascono ma anche con la Russia (per il Mar Mediterraneo) e l’Austria-Ungheria. Si chiama polveriera perché era una zona esplosiva.
L’ultima causa che è quella scatenante della guerra fu l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, e sua moglie a Sarajevo il 28 giugno 1914 da parte di Gavrilo Princip, un nazionalista serbo. L'Austria inviò un ultimatum alla Serbia, il quale fu in gran parte accettato, ad eccezione di una richiesta di indagini austriache sul territorio serbo. Un mese dopo, il 28 luglio 1914, l'Austria dichiarò guerra alla Serbia, scatenando una serie di alleanze e dichiarazioni di guerra, con la Russia a fianco della Serbia e la Germania che dichiarò guerra alla Russia. A questo punto però la Germania dichiarò guerra anche alla Francia. Il primo stato che mise in scena l’esercito il 4 agosto fu la Germania. Inizia la guerra partendo dalla Francia pensando fosse una guerra lampo. La Germania passa per il Belgio (stato neutrale) quindi la Gran Britannia entra in guerra. In breve, la guerra si estese coinvolgendo numerose nazioni europee.
La Prima Guerra Mondiale si sviluppò su diversi fronti che si formano perché inizialmente si pensa che la guerra fosse una guerra veloce-lampo ma in realtà non fu così perchè si fronteggiarono eserciti molto forti. Una guerra che doveva essere di movimento diventò da subito una guerra di posizione in cui non era facile avanzare.
I 4 fronti principali sono:
- Fronte Occidentale: Questo fu il primo fronte ad aprirsi e si estendeva dal Belgio alla Svizzera, coprendo una distanza di circa 800 chilometri. Inizialmente, la Germania aveva pianificato di invadere il Belgio e il Lussemburgo per attaccare la Francia. Tuttavia, la loro avanzata si fermò sulle rive del fiume Marna, dove ebbe luogo una sanguinosa battaglia in cui persero la vita circa mezzo milione di soldati francesi. Da quel momento, il fronte occidentale rimase praticamente immobile. Due delle battaglie più famose di questo fronte furono Verdun [verdàn] e la Somme [sòm] nel 1916.
- Fronte Orientale: Quest’altro grande fronte si estendeva da Riga, nell'attuale Lettonia, al Mar Nero. Inizialmente, la Germania ebbe successo su questo fronte, ma l'esercito zarista russo riuscì successivamente a contrattaccare e a fermare l'avanzata tedesca.
- Fronte Alpino: Questo fronte era situato tra l'Austria e l'Italia e vide azioni militari a partire dal 1915, quando l'Italia entrò in guerra. Le battaglie si combatterono nelle montagne, sul Carso e raggiunsero il culmine nella disfatta di Caporetto nell'ottobre del 1917, quando le forze austro-ungariche avanzarono fino al fiume Piave nella pianura veneta.
- Nel fronte mediorientale le potenze dell’Intesa combatterono contro l’Impero ottomano, anche con il sostegno di movimenti arabi ai quali furono promesse forme di indipendenza. In un contesto distinto ma contemporaneo, nel 1915–1916 le autorità ottomane attuarono deportazioni e uccisioni sistematiche della popolazione armena. Il genocidio armeno non va ridotto alla repressione di una rivolta: colpì una popolazione civile, compresi donne, bambini e anziani, mediante massacri, marce forzate, fame e privazioni.
Inoltre, su questo fronte, nel 1917, la Gran Bretagna emise la Dichiarazione Balfour, promettendo agli sionisti ebrei la possibilità di stabilire una patria in Palestina, che avrebbe alla fine portato alla creazione dello stato d’Israele (dentro la Palestina).
LA QUESTIONE ISRAELIANO PALESTINESE (EDUCAZIONE CIVICA)
L’ITALIA IN GUERRA
In Italia si formarono due gruppi durante il periodo che precedette la sua entrata nella Prima Guerra Mondiale: i neutralisti e gli interventisti. I neutralisti comprendevano i socialisti, che ritenevano che la guerra causasse soltanto danni (difendevano gli operai), la maggioranza dei cattolici, che tendenzialmente erano contrari alla guerra, e i liberali, guidati da Giolitti, che era l'unico a capire che non sarebbe stata una guerra lampo.
Il gruppo degli interventisti era composto dai liberali di destra, con a capo Salandra (il primo ministro), i nazionalisti, i sindacalisti rivoluzionari, gli irredentisti che desideravano annettere Trento e Trieste all'Italia (poiché, nonostante la Terza Guerra d'Indipendenza, il Trentino Alto Adige e Trieste non erano ancora stati conquistati), e i giornalisti del Corriere della Sera. È interessante notare che tra gli interventisti c'era anche Mussolini, che all'epoca era il direttore dell'Avanti, un giornale socialista.
Il governo italiano, guidato da Salandra, era schierato con gli interventisti e cercò di spingere l'opinione pubblica a favore dell'entrata in guerra. Questo sforzo fu supportato anche dai discorsi pubblici di Gabriele D'Annunzio, noti come il "Maggio Radioso". Il 26 aprile 1915, il governo firmò il Patto di Londra con l'Intesa, impegnandosi ad entrare in guerra entro un mese. L'Italia si unì all'Intesa invece che all'Alleanza perché l'Intesa aveva promesso più territori.
La firma del Patto di Londra fu un atto del governo, ma l'approvazione del Parlamento era necessaria per entrare in guerra. Giolitti, un oppositore dell'intervento, rappresentava un ostacolo. Nel mese di maggio, il governo fece pressioni sui parlamentari affinché firmassero il patto, minacciando le dimissioni di Giolitti. D'Annunzio tenne discorsi pubblici per influenzare l'opinione pubblica e, grazie alla maggioranza governativa, l'Italia entrò in guerra il 24 maggio 1915.
In cambio della sua partecipazione alla guerra, l'Intesa promise all'Italia territori che includevano Trento, Trieste, tutta l'Istria e le coste della Dalmazia, che all'epoca facevano parte dell’Austria (ora Croazia). Le truppe italiane furono inviate al fronte contro l'Austria, in una zona che si estendeva da Trento a Trieste. Questo fronte si trasformò presto in una guerra di posizione. Luigi Cadorna, comandante dell'esercito italiano, era ben preparato ma aveva adottato metodi militari obsoleti del’800 e non aveva un buon rapporto con le truppe, punendole anziché incoraggiarle. La vita nelle trincee era estremamente difficile, con l'uso diffuso di grappa per infondere coraggio, malattie, disturbi dell'udito dovuti al rumore costante e numerose perdite di vite umane.
Va anche notato che l'Italia finanziava la guerra principalmente attraverso prestiti pubblici, emettendo titoli di stato per raccogliere i fondi necessari.
Il 1917
La guerra che iniziò nel 1914 e si protrasse fino agli inizi del 1917 non vide vittorie significative. Le vittorie che si verificarono furono a favore degli imperi centrali. Tuttavia, nel 1917, si verificarono tre eventi cruciali:
1. La Rivoluzione russa nel febbraio del 1917: La Russia era coinvolta nella guerra insieme all'Intesa, ma la situazione nel paese era drammatica. Nonostante le sue ricche risorse, la popolazione russa era estremamente povera. Alla guida dell'esercito russo c'era lo zar Nicola II, che si dimostrò incapace e stanco. Molti soldati furono uccisi, e nel febbraio del 1917 scoppiò una rivoluzione in cui il popolo depose lo zar. Molte truppe abbandonarono il fronte. A ottobre del 1917, si verificò una seconda rivoluzione di maggiore portata, che portò al potere Lenin. A gennaio del 1918, Lenin firmò ufficialmente un trattato di pace con la Germania.
2. L'entrata in guerra degli Stati Uniti nell'aprile del 1917: Gli Stati Uniti avevano inizialmente finanziato l'Intesa, ma con il declino delle fortune dell'Intesa e la rivoluzione russa, gli Stati Uniti temevano di perdere i loro investimenti. Pertanto, per motivi economici, valutarono l'opportunità di entrare in guerra. Dovevano trovare un pretesto per giustificare la loro partecipazione e cercarono di apparire come difensori della democrazia. Il pretesto fu fornito quando un sottomarino tedesco affondò una nave con molti cittadini statunitensi a bordo. Questo fu il secondo caso in cui una nave con cittadini americani venne colpita. In risposta, il presidente Thomas Wilson scrisse i famosi "14 punti" a gennaio del 1918, che delineavano i piani per la riorganizzazione dell'Europa alla fine della Prima Guerra Mondiale. I punti fondamentali riguardano il liberismo economico, la riduzione degli armamenti ma soprattutto l’autodeterminazione dei popoli (= ogni popolo stabiliva se si sentiva di uno stato o dell’altro).
3. La disfatta di Caporetto nell'ottobre del 1917: Caporetto, attualmente situata in Slovenia, era all'epoca una zona italiana situata sul fronte di guerra. Fino al 1917, il fronte si estendeva dal Carso, e il fiume Isonzo era il principale teatro di scontri, con undici battaglie significative combattute. Il 26 ottobre del 1917, le forze centrali austriache lanciarono un attacco che sconfisse l'esercito italiano, causando molte perdite. Gli austriaci avanzarono e catturarono preziosi rifornimenti italiani. L'esercito italiano fu costretto a ritirarsi e riuscì a stabilizzare la situazione sul fiume Piave. Luigi Cadorna, il generale responsabile, fu ritenuto colpevole di questa disfatta e sostituito da Armando Diaz, che motivò le truppe in modo diverso e promise la terra ai contadini del Sud in caso di vittoria (divedendo i latifondi). Nel corso del 1918, le sorti della guerra iniziarono a cambiare. Gli imperi centrali erano deboli, gli Stati Uniti avevano il controllo dell'oceano Atlantico e impedivano i rifornimenti ai nemici. Gli imperi centrali non hanno più rifornimenti, uomini dalle colonie in africa (Burundi, Ruanda e Tanzania). Le industrie belliche italiane si erano riprese. Nel giugno del 1918, si svolse la celebre battaglia del Piave, durante la quale le forze italiane superarono il fiume e iniziarono ad avanzare. La battaglia finale si combatté a Vittorio Veneto il 24 ottobre del 1918, e l'armistizio fu firmato a Villa Giusti a Padova il 4 novembre. Inoltre, in Germania, la guerra sul fronte occidentale si concluse l'11 novembre, mentre una rivolta interna portò all'abdicazione del Kaiser il 9 novembre.
I TRATTATI DI PACE
Nel gennaio del 1919, si aprì a Parigi la Conferenza di Pace, alla quale parteciparono 32 stati vincitori. Tuttavia, erano principalmente Regno Unito, Francia e Stati Uniti ad avere un peso significativo nelle decisioni. La base di questa conferenza erano i famosi "14 punti" di Wilson. Durante la Conferenza di Pace di Parigi, si lavorò separatamente per creare quattro trattati distinti destinati ai quattro principali paesi sconfitti. Il trattato più importante tra questi fu il Trattato di Versailles.
Il Trattato di Versailles fu noto per essere punitivo e, in retrospettiva, fu considerato un errore. La Germania fu ritenuta responsabile per l'intera guerra e fu costretta a pagare un pesante risarcimento per i danni di guerra, ammontante a 132 miliardi di marchi. Inoltre, dovette cedere tutte le sue colonie, restituire l'Alsazia e la Lorena alla Francia (territori precedentemente acquisiti con la Terza Guerra d'Indipendenza), ridurre drasticamente il suo esercito a soli 100.000 uomini, smilitarizzare la Renania (tra Germania e Francia) e cedere il corridoio di Danzica alla Polonia, contribuendo alla creazione dello stato polacco.
Un altro trattato significativo riguardò l'Austria, che subì una forte riduzione dell'ex impero Austro-Ungarico. L'impero fu smembrato in quattro nuovi stati: Austria, Ungheria, Cecoslovacchia e Jugoslavia.
L'Impero Ottomano subì una riduzione significativa, limitandosi alla sola Turchia.
All'interno della Conferenza di Pace di Parigi, fu istituita la Società delle Nazioni, considerata l'antenata delle Nazioni Unite (ONU). Tuttavia, è importante notare che né la Germania né la Russia parteciparono a questa organizzazione.
IL PRIMO DOPO GUERRA
Al termine della Prima Guerra Mondiale, l'Europa si trovava in una situazione disastrosa. Milioni di persone erano morte, e molti civili erano stati resi invalidi o mutilati. La disoccupazione era diffusa, le fabbriche dovevano essere riconvertite, e le proteste, specialmente degli operai disoccupati o sfruttati, erano frequenti. Inoltre, l'inflazione aggravava la situazione, poiché gli Stati avevano stampato moneta per coprire le spese di guerra.
L'epidemia influenzale Spagnola peggiorò ulteriormente la situazione, simile al COVID-19 è un virus che prendeva i polmoni, causando 20 milioni di morti. Questo virus, originato tra i soldati americani in Europa, colpì duramente una popolazione già fisicamente indebolita.
La Germania, particolarmente colpita dalla guerra, subì gravi perdite territoriali ed economiche. Una crisi sociale travolgente portò all'abdicazione del Kaiser Guglielmo II e all'istituzione di una repubblica federale di Weimar (paese in cui si istituì l’assemblea costituente), caratterizzata da anni di scontri tra operai, grandi industriali e generali dell'esercito.
Il Partito Nazional Socialista, guidato da Adolf Hitler, emerse durante questi conflitti che nel 1923 cominciò a diffondere l'odio contro ebrei e comunisti e tentò un colpo di stato, ma non ci riuscì e venne imprigionato. In prigione scrisse il Mein kampf. In Germania era pieno di scontri perché la situazione era disastrosa, la Germania stampa soldi e ci fu un'inflazione impressionante, il denaro non ha più valore. Nel 1922 1$ vale 191 Marchi. nel 1923 1$ = 99’000’000 Marchi.
Gli Stati Uniti intervennero prestando denaro e dilazionando i debiti di guerra, aiutando la Germania a riprendersi parzialmente. Tuttavia, la stabilità durò solo fino al 1929.
Negli anni '20, gli Stati Uniti prosperarono, infatti sono chiamati "i ruggenti anni '20". L'industria era avanzata, e la popolazione beneficiava di benessere grazie alla produzione per l'Europa. Tuttavia, emersero problemi come il proibizionismo (tipo il divieto all’alcool), il contrabbando gestito dalla mafia italo-americana, il forte razzismo e la rinascita del Ku Klux Klan. Fu posto un limite alla migrazione, 150mila persone. Gli immigrati, soprattutto gli italiani, non erano ben accolti. Questo pregiudizio fu evidenziato nell'episodio di Sacco e Vanzetti, due operai italiani emigrati negli Stati Uniti. Pur essendo anarchici, furono ingiustamente accusati di omicidio. Anche quando emerse la loro innocenza, la pena di morte tramite sedia elettrica non fu revocata. Questo triste episodio rifletteva il clima ostile nei confronti degli immigrati, alimentato da pregiudizi e discriminazioni.
Gli Stati Uniti ebbero questo sviluppo economico anche perché producevano per l'Europa, grazie alla ricchezza degli USA essi poterono fare prestiti agli stati europei tra cui la Germania e dopo il 1925 l'economia in Europa comincia a riprendersi. Negli Stati Uniti nel 1929 si forma una crisi di sovrapproduzione. In quest'anno c'è anche una crisi del mercato immobiliare e anche del sistema borsistico, che troverà il suo culmine tra il 23 e 24 ottobre 1929. Giorni in cui avvenne il crollo della borsa di Wall Street, precipitarono tutte le azioni e la crisi del mondo della borsa toccò tutti gli altri settori. Questo innesca un sistema di crolli successivi, porta al crollo delle banche, le banche tagliano i prestiti alle industrie, molte industrie chiudono, la disoccupazione sale alle stelle, ci fu una terribile crisi, che ben presto dilagò in tutto il mondo.
Si cercarono diverse soluzioni per risolvere il problema finché si diffuse la teoria di Keynes, che si basa sull'intervento dello stato nell'economia, il presidente che elaborò il piano di ripresa new deal era Roosevelt. Pose il sistema bancario sotto il controllo dello stato. L'agricoltura fu controllata, furono ridotte certe colture per eliminare le eccedenze. Furono stanziati soldi per i lavori pubblici, che permisero la riduzione della disoccupazione. Inoltre lo stato intervenne anche nelle industrie, creando un controllo sulla produzione e il livello minimo dei prezzi. Con Roosevelt inizia il welfare state (lo stato sociale).
LA RIVOLUZIONE RUSSA
Verso il 1916, la Russia, pur essendo uno stato ricco, vide il diffondersi di rivolte alimentate dalla crescente insoddisfazione del popolo sempre più povero. La richiesta principale era di porre fine alla partecipazione alla guerra e di ottenere la redistribuzione delle terre dai ricchi ai contadini. Queste proteste non ottennero ascolto, portando all'esplosione della rivoluzione a San Pietroburgo (Pietrogrado) nel febbraio del 1917.
Lo Zar fu costretto ad abdicare, e un governo provvisorio di coalizione, formato da vari partiti, prese il suo posto. Erano rimasti esclusi da questo governo il partito socialista rivoluzionario che appoggiava i contadini e il partito social democratico che appoggiava gli operai. Questo partito era diviso in 2 gruppi: Bolscevichi (maggioritari) e Menscevichi (minoritari).
I Menscevichi per migliorare le condizioni degli operai contavano su un cambiamento della borghesia perché volevano raggiungere la condivisione dei mezzi di produzione.
I Bolscevichi volevano sempre ottenere la proprietà comune dei mezzi di produzione ma attraverso una rivoluzione. Vogliono la dittatura del proletariato.
Questi partiti esclusi dal governo crearono i Soviet che sono organismi di autogoverno che controllavano anche le poste, le ferrovie, i telegrafi quindi un po’ tutte le comunicazioni dello stato. Per cui ai primi di marzo a San Pietroburgo ci sono 2 forme di governo: il governo ufficiale e i soviet.
Ad aprile del 1917 torna dall’esilio in svizzera Lenin che era il leader dei Bolscevichi. Appena torna scrive le tesi di aprile in cui sostiene:
- tutto il potere ai Soviet,
- uscire dalla guerra,
- conquista del potere da parte del proletariato,
- banche, industrie e proprietà terriere vanno confiscate da parte dello stato..
Durante l'estate, Lenin guadagnò consensi, preparando il terreno per la Rivoluzione d'Ottobre (o Ottobre Rosso) del 25 ottobre 1917, che portò alla deposizione del governo provvisorio.
I bolscevichi avevano la maggioranza solo a Sanpietroburgo e a Mosca, nel resto della Russia c’era una maggioranza di Menscevichi quindi quando furono fatte le votazioni per l’assemblea costituente non furono vinte dai Bolscevichi. Il 58% fu vinto dai socialisti rivoluzionari, i Bolscevichi ottennero solo il 25%, ma il 18 gennaio 1918 Lenin con un colpo di stato prese il potere. Inizia la dittatura del proletariato: diventa una monarchia militare. Lenin si impone su tutti con l’esercito. Fu reintrodotta la pena di morte e creò una polizia segreta chiamata Ceka che doveva ricercare i nemici politici. Questi nemici andavano a finire nei campi di lavoro e detenzione.
Il primo atto che fece Lenin come Capo di Stato fu firmare la pace con la Germania ma fu una pace veramente umiliante per la Russia. Fu costretta a cedere ⅓ dei suoi territori più ricchi. Gli oppositori in particolare i menscevichi si ribellano e scoppia quindi una guerra civile. Da una parte ci sono le Armate Rosse cioè i Bolscevichi e le Armate Bianche cioè in Menscevichi e altri gruppi, appoggiati anche dall’Europa. L’Armata Rossa era guidata da Trotsky che aveva convinto i contadini a partecipare a questa armata con la speranza di avere le terre. La guerra civile durò fino al 1921 facendo peggiorare la condizione di molte persone con la vittoria dei Rossi.
Questo periodo dal 18 al 21 è chiamato comunismo di guerra ed è veramente un periodo drammatico per la Russia. Tutte le attività economiche sono controllate dallo stato: banche, industrie, commerci. Nelle campagne ci furono le requisizioni forzate cioè lo stato si faceva consegnare i prodotti dai contadini pagando un prezzo bassissimo. Questo aveva portato ad un diffuso malessere e molte rivolte.
Nel 21 ci fu un anno di cattivo raccolto per questo nel 1922 morirono 5 milioni di persone. Questa carestia colpì principalmente l’Ucraina come quella del 1932 chiamata l’Holodomor.
L'Holodomor del 1932-1933 fu una grave carestia che colpì principalmente l'Ucraina sovietica, durante la quale milioni di persone morirono a causa della fame. Questo evento è stato oggetto di dibattito e controversie, con alcune interpretazioni che sostengono che fu causato deliberatamente dalle politiche di Stalin, incluso il sequestro forzato di raccolti e risorse alimentari.
Verso il 1921, la necessità di un cambio di direzione economica costrinse il governo a introdurre la Nuova Politica Economica (NEP) sotto la guida di Lenin. Questa politica mirava a ridurre l'intervento dello stato nell'economia, consentendo ai contadini di trattenere e vendere parte dei loro prodotti. Le piccole industrie (meno 20 dipendenti) rimasero indipendenti, mentre furono apportati miglioramenti nei settori dell'assistenza sociale e della sanità.
Nel 1922, Lenin, poiché colpito da paralisi l’anno precedente, fu sostituito da Stalin, che lavorò inizialmente con Trotsky. Tuttavia, le divergenze tra i due emersero presto, con Trotsky favorevole all'esportazione della rivoluzione in Europa, mentre Stalin riteneva prioritario consolidarla in Russia. La vittoria di Stalin portò all'espulsione di Trotsky dal partito, il quale fu esiliato in Messico e successivamente ucciso per ordine di Stalin nel 1940.
Sempre nel 1922, con l'elezione di Stalin, la Russia fu integrata nell'Unione delle Repubbliche Socialiste e Sovietiche (URSS), comprendente altri 13 stati.
Quello di Lenin e di Stalin è un regime dittatoriale. Una dittatura è un regime che non segue nessuna costituzione e tocca la sfera privata. Inizia il regime dittatoriale.
Stalin, consolidando il suo potere, si sbarazza di tutti gli oppositori politici, culminando nelle Grandi Purghe tra il 1936 e il 1938, un periodo di terrore in cui coloro definiti anti-sovietici furono arrestati e fucilati. Stalin particolarmente colpì i Kulaki, ricchi proprietari terrieri, ritenendo che la NEP non avesse ottenuto i risultati desiderati. Per finanziare l'industrializzazione, Stalin aumentò le tasse sui ricchi contadini e avviò la collettivizzazione forzata delle terre dei Kulaki, con violente repressioni e la creazione dei Gulag, campi di lavoro forzato.
Non sono campi creati per sterminare le persone a differenza dei campi di sterminio fascisti ma nascono per lo sfruttamento della manodopera. I dati che abbiamo sui gulag sono recenti e parziali perché l’unione sovietica ha bruciato i registri. E anche perché quando un detenuto stava molto male veniva lasciato libero e moriva ufficialmente fuori dai gulag. Ci finirono circa 18 milioni di persone (secondo alcuni dati la mortalità naturale è di circa il 10/15%. In realtà nel regime stalinista morirono circa 11 milioni di persone). Costruivano strade, ferrovie (la più famosa è la transiberiana), lavoro nelle miniere.
Nel 1932-33 in ucraina ci fu la grande carestia per cui morirono 5milioni di abitanti ed era considerata un genocidio di massa. Le terre sottratte ai kulakki furono organizzate in Sovchoz che sono aziende agricole statali e i Kolchoz che sono fattorie condotte collettivamente dai contadini.
Quando parliamo di Stalin ciò che più è evidente è la sua politica economica pianificata. Si basa su piani quinquennali, obbiettivi da raggiungere ogni 5 anni, con limiti molto rigidi su cosa produrre, quando, come e anche gli investimenti statali.
- Il primo piano va dal 1928 al 1932 e ha come scopo il miglioramento industriale ma questo piano specifico è incentrato sull'agricoltura perchè prima si migliora la agricoltura e poi si ottiene gli investimenti.
- Il secondo piano è esclusivamente industriale e val dal 1933 al 1937.
- Il terzo piano inizia nel 1938 ma non si conclude perchè scoppia la guerra nel 39.
La dittatura si basa anche sul culto della persona (capo politico) e sul controllo delle masse. Per quanto riguarda il controllo sulle masse si effettua con la propaganda (giornali, libri, radio, discorsi, dipinti). Il culto della persona avviene con statue, libri, foto che deve apparire come il padre buono.
IL FASCISMO
1. IL BIENNIO ROSSO
Al termine della Prima Guerra Mondiale, l'Italia affrontò numerosi problemi condivisi dagli altri stati coinvolti nel conflitto. Si registrò un aumento del debito pubblico, un’aumento dell'inflazione e la situazione divenne difficile. La necessità di riconvertire le fabbriche alla situazione prebellica portò a una crescente disoccupazione. Gli operai erano pagati in modo insufficiente, scatenando rivolte popolari, tumulti in piazza, saccheggi nei negozi e scioperi. Il malcontento si diffuse tra operai e contadini del sud, gli ufficiali ritornati alla vita civile erano insoddisfatti, e l'intera popolazione italiana era delusa a causa della vittoria mutilata.
Il primo governo post-bellico fu guidato da Nitti, a capo dei liberali, che ottenne una maggioranza limitata. In questo contesto, D'Annunzio decise di occupare Fiume per un anno, ma i socialisti si opposero e ritirarono la fiducia al governo. Nitti perse il potere, e nel 1920, Giolitti fu nuovamente eletto. Firmò il trattato di Rapallo, costringendo D'Annunzio a lasciare Fiume.
Il periodo compreso tra il 1919 e il 1921 è noto come il "Biennio Rosso" a causa delle grandi rivoluzioni sociali. Il colore rosso rappresenta i socialisti, protagonisti di queste riforme sociali. Durante questi due anni, il socialismo si divise internamente, con il gruppo più estremista, i comunisti, che si separò dai socialisti nel 1921, fondando il Partito Comunista Italiano sotto la guida di Antonio Gramsci. Nel 1919, si formò anche un nuovo partito: il Partito Popolare Italiano, guidato da Don Luigi Sturzo e di orientamento cattolico, che ebbe successo opponendosi ai socialisti.
I socialisti in questo periodo spingono alla rivolta. Per questo il periodo fu caratterizzato da tensioni. Gli industriali nel 1919 fondarono la Confindustria per contrastare le rivendicazioni operaie. Anche a livello politico non c’era stabilità (il governo Nitti era crollato).
2. I FASCI DI COMBATTIMENTO
Nel 1919, Benito Mussolini fondò i Fasci Italiani di Combattimento. I Fasci, non avendo una chiara tendenza politica, si caratterizzavano per essere antiborghesi, antisocialisti, anticlericali e antimonarchici. Al loro interno si riunivano individui eterogenei, inclusi interventisti, molti ex combattenti provenienti sia dalla destra che dalla sinistra, che avevano partecipato a missioni rischiose e sarebbero diventati la prima forza armata del fascismo. Fin dall'inizio, i Fasci fecero ricorso alla violenza contro gli avversari politici.
Nelle prime elezioni del 1919, il fascismo non ottenne molti voti, portando a una modifica parziale del suo programma, orientandolo maggiormente sulla violenza, specialmente contro socialisti e operai. Furono create le Squadre di Azioni Fasciste, gruppi di persone vestite con le camicie nere, noti anche come "camicie nere", che di notte si dirigevano alle sedi del partito socialista e alle case degli avversari politici per distruggere e picchiare. Erano in gran parte giovani, riforniti di armi per lo più dai proprietari terrieri. Le loro azioni si concentrarono inizialmente nell'Emilia-Romagna, estendendosi successivamente a Lombardia, Toscana e Umbria.
Oltre ai proprietari terrieri, anche la classe media borghese si unì presto al fascismo, soprattutto la grande borghesia industriale. Il governo accettò questa situazione, addirittura fornendo armi e autocarri all'esercito, poiché considerava i fascisti un rimedio contro i socialisti. L'Italia si trovava sull'orlo di una guerra civile, ma Giolitti sottovalutò il pericolo. Alle elezioni del 1921, pensò di utilizzare i fascisti come alleati contro i socialisti, inserendoli nella lista dei liberali anche se si erano presentati con un programma moderato. I fascisti ottennero 35 seggi, conquistati con la violenza. Nel novembre 1921, Mussolini fondò il Partito Nazionale Fascista, in parte diverso dai Fasci poiché si avvicinò al Vaticano, non fu più anti-monarchico e si allineò al re, ottenendo il consenso dell'intero blocco dominante.
3. I FASCISTI AL POTERE: LA FASCE DI TRANSIZIONE (1922-1925)
Dopo le elezioni del 1921, Mussolini, con soli 35 seggi, aveva un potere limitato. Nonostante ciò, ambiva al controllo totale e, approfittando del consenso crescente, decise di prendere il potere con un'azione violenta. Nel mese di ottobre del 1922, i fascisti, in particolare le camicie nere, marciarono armati su Roma da diverse regioni, occupando molte città lungo il percorso. Mentre Mussolini stesso non partecipò a questa marcia, rimanendo stabilito a Milano, il 28 ottobre circa 25.000 camicie nere circondarono Roma.
Il governo, vedendo la minaccia, chiese al re di firmare lo stato d'assedio, autorizzando l'uso dell'esercito contro le camicie nere. Tuttavia, il re, evitando una guerra civile, rifiutò di firmare e il primo ministro si dimise. Il fascismo, pur essendo un mezzo per fermare il socialismo, sembrava un possibile alleato al re, soprattutto considerando il sostegno al Duca d'Aosta, cugino del sovrano. Il 29 ottobre, il re inviò un telegramma a Mussolini conferendogli la guida del governo, e il 30 ottobre Mussolini arrivò a Roma come capo del governo.
Mussolini continuò la sua linea dura, sciogliendo le squadre d'azione e costringendo nazionalisti e popolari a fondersi nel suo partito. Creò il Gran Consiglio del Fascismo, controllato direttamente da lui, con il compito di supervisionare il governo. Dal punto di vista economico, inizialmente Mussolini seguì un approccio liberista, promuovendo lo sviluppo industriale che portò a un aumento del PIL del 4%. Tuttavia, eliminò ogni libertà sindacale sostituendo i sindacati con le corporazioni, dove gli operai avevano scarso potere decisionale.
Nel 1924, si tennero nuove elezioni con un listone governativo formato da tutte le forze che sostenevano il governo. La campagna elettorale fu segnata dalla violenza. Dopo la vittoria, il deputato socialista Giacomo Matteotti denunciò le violenze e le irregolarità delle votazioni. Il 10 giugno 1924, Matteotti fu rapito e ucciso. In risposta, le opposizioni lasciarono il parlamento e si ritirarono sull’Avventino (seccessione dell’Avventino), chiedendo al re nuove elezioni. Nonostante ciò, il re non le indisse. I socialisti non opposero resistenza fino a quando Mussolini, nel famoso discorso al parlamento del 3 gennaio 1925, si assunse la responsabilità del delitto, consolidando tutto il potere nelle sue mani e dando inizio alla dittatura fascista.
4. LA DITTATURA FASCISTA (1925-1943)
Mussolini salì al potere, il 3 gennaio 1925, e per prima cosa sciolse tutti i partiti politici istituendo lo stato totalitario. Nel 1926, emanò le leggi fascistissime in cui soppresse la libertà di stampa, di associazione e di insegnamento. Gli insegnanti, per poter insegnare, dovevano ottenere una tessera di iscrizione al fascismo. Fu istituito un tribunale speciale per gli oppositori politici, e furono revocate le libertà sindacali, abbandonando la linea liberista e adottando il protezionismo (alzando i dazi doganali per ostacolare le importazioni). Tuttavia, il protezionismo si rivelò inefficace a causa della mancanza di materie prime in Italia, ma comunque Mussolini lo potenzia alla ricerca dell'autarchia economica (indipendenza dal punto di vista economico).
Mussolini sostituì molti prodotti con surrogati per affrontare le limitazioni, ad esempio, il caffè fu sostituito con l'orzo, la lana con il Lanital prodotto dal latte, e il cuoio con cartone pressato. Organizzò la battaglia del grano per rendere l'Italia autonoma nella produzione di grano, promuovendo bonifiche come l'Agropontino e la creazione sempre con le bonifiche, di alcune città come Latina, anche se non bonificò tutto il territorio che aveva promesso. Per aumentare la produzione di grano, altre colture furono eliminate, ma ciò comportò la riduzione della produzione di riso, vino, agrumi e mandorle.
La creazione della quota 90, con l'obiettivo di fissare il cambio a 90 lire per 1 sterlina (prima era 150 lire per 1 sterlina), fu raggiunta rafforzando la lira. Tuttavia, questo risultato ebbe impatti negativi poiché bloccò le esportazioni. Sebbene Mussolini soppresse gli oppositori politici, a differenza del nazismo, in Italia le forze anti-fasciste persistevano. Molti oppositori operavano clandestinamente, tra cui il famoso Gramsci, imprigionato e morto dopo 11 anni di carcere. Benedetto Croce, un altro noto oppositore, era così rinomato a livello internazionale che Mussolini non osò toccarlo.
Mussolini è al potere durante la grande crisi economica mondiale del 1929, e la sua politica protezionista è strettamente legata a questo contesto. Nel tentativo di evitare di essere coinvolto nella crisi, decide di chiudere il mercato italiano, ma questa strategia si rivela inefficace. A partire dal 1931, cerca di stimolare l'economia dando sostegno all'industria pesante, in particolare a quella bellica.
L'aiuto finanziario viene principalmente indirizzato agli industriali, e nel 1933 nasce l’IRI (istituto per la ricostruzione industriale), stabilendo così un capitalismo di stato per l'industria privata. Parallelamente, per contrastare la disoccupazione, Mussolini avvia numerosi lavori pubblici, quali strade ed edifici, cercando approvazione e sostegno anche dalla popolazione più povera.
Nel 1929 vengono stipulati i Patti Lateranensi. Inizialmente, il Papa Pio IX aveva emesso una bolla "no expedit", vietando ai cattolici di partecipare alla vita politica durante l'unificazione dell'Italia. Tuttavia, con l'evolversi della situazione a partire dal '61 (Patto Gentiloni 1913), i cattolici ottengono il diritto di voto. Nel 1929 però, con i Patti Lateranensi, la Chiesa cattolica riconosce lo stato italiano. Questi patti includono un concordato, che garantisce alla Chiesa la piena libertà di culto solo per i cattolici. Viene riconosciuto il matrimonio religioso con effetti civili (quindi se ti risposi non perdi la reversibilità se sei vedova e ti sposi), l'insegnamento dell'ora di religione a scuola e la possibilità di mantenere attiva l'azione cattolica (l’ACR azione cattolica ragazzi è un gruppo di ragazzi che fanno diverse attività).
Nonostante gli iniziali legami positivi, i rapporti tra Mussolini e la Chiesa si affievoliscono nel tempo. Nel 1929, Mussolini promette molte cose alla Chiesa, ma nel corso degli anni l'Azione Cattolica viene chiusa, lasciando attivi solo gli Scout.
Il totalitarismo di Mussolini è definito "imperfetto" rispetto a quello di Hitler, poiché non riesce a raggiungere un controllo totale sulla popolazione, grazie alla mantenuta autonomia della monarchia e della Chiesa.
Il regime fascista proibisce qualsiasi forma di associazione e divide la società in gruppi controllati dallo Stato. Sin dall'infanzia, gli individui sono classificati come figli della lupa e successivamente come Balilla, partecipando a associazioni extrascolastiche dedicate all'abilità fisica e al culto del fascismo. Queste attività coinvolgono tutte le fasce d'età, mantenendo la società sotto controllo.
L’aspetto positivo è che il fascismo crea il sabato fascista positivo perché non si lavorava. In questo modo la società era controllata. Tutte queste attività prevedevano tanta attività fisica. Chi eccelleva veniva premiato più degli intelligente.
Mussolini credeva nello sport aderendo ai mondiali di calcio e con lui per due volte di fila vinse l’Italia. In questo contesto i nazionalisti attaccarono gli altri, volevano conquistare l’Etiopia (a fine 800 l’Italia ci aveva già provato con Crispi) e nel 35 la attacca conquistandola nel 1936. L’Italia già possedeva Eritrea, Somalia, Etiopia e Libia formando l’impero dell’africa orientale. La società delle nazioni doveva impedire altri conflitti quindi era contraria soprattutto perché Mussolini aveva usato armi chimiche. Quindi la Società delle Nazioni condanna Mussolini e in particolare Francia e Inghilterra si oppongono. Da questo momento (36) Mussolini entra in crisi con Francia e Inghilterra invece fin prima i rapporti erano buoni. È un grosso problema perché questi stati fornivano materie prime (c’era l’autarchia ma qualcosa comunque veniva importato). La società delle nazioni impongono una tassa che Mussolini paga con l’oro degli italiani poi non la pagherà più questa multa. Da questo momento Mussolini si avvicina a Hitler che non lo aveva condannato.
Nel 1936 nacque ufficialmente l’asse Roma - Berlino che era un patto economico ma non solo perché era un patto anche contro i Bolscevichi e anche un’aiuto ai militari spagnoli di Francisco Franco. Nel 1937 viene fatto il patto Anticomintern che è un patto contro l’Unione Sovietica in cui entra anche il Giappone perché l’unione sovietica voleva conquistare la Cina ma anche il Giappone.
Nel 1934 Hitler aveva tentato di ammettere pacificamente l’Austria nel suo impero ma Mussolini lo fermò. Nel 1938 Mussolini da il consenso ad Hitler di occupare militarmente l’Austria e in quell’anno nel novembre Mussolini approvò la Dichiarazione della Razza con al suo interno le cosiddette Leggi Razziali.
A causa delle leggi razziali, circa 30.000 ebrei furono esclusi dalle istituzioni scolastiche pubbliche. Ai membri della comunità ebraica fu vietato possedere aziende e immobili destinati alle loro attività professionali. Furono allontanati dalle associazioni culturali e sportive e proibiti dalla pubblicazione delle proprie opere. Non potevano svolgere lavori pubblici. Gli ebrei stranieri furono espulsi, gli ebrei italiani furono privati della cittadinanza.
Mussolini fece anche una riforma della scuola, chiamata riforma Gentile perché il ministro si chiamava così. La nuova scuola era molto selettiva: suddivise la scuola in licei e istituti tecnici professionali, tutti i figli della gente bene faceva il classico.
Equiparò le scuole private alle scuole statali introducendo l’esame di stato. I ragazzi andavano a scuola in divisa e gli insegnanti dovevano iscriversi al partito fascista e c’era il libro di testo unico perché erano di chiaro orientamento fascista. Anche le donne erano controllate e anche loro entravano nelle associazioni ma non avevano diritti e servivano per fare figli forti e robusti. Mussolini spingeva a fare i figli e introdusse la tassa sul celibato (maschio senza figli).
Il fascismo si basa anche sulla propaganda e sul culto della persona del duce. Mussolini cerca il favore del popolo attraverso discorsi propagandistici tenuti in piazza (Palazzo Venezia), in radio e nei cinegiornali, con l'obiettivo di esaltare il regime. La propaganda includeva filmati dell'Istituto Luce che documentavano i successi del fascismo. Nonostante gli iniziali consensi ottenuti da Mussolini, le concessioni economiche fatte al popolo non riescono a compensare le riduzioni salariali, portando a una perdita di consensi nel tempo.
LA DITTATURA DI HITLER
Nel 1923, Hitler tentò un colpo di stato che tuttavia fallì. A metà anni '20, la Germania inizia a riprendersi economicamente, ma questo sviluppo è interrotto nel 1929. Nel 1930, la Germania affronta una nuova crisi con il crollo delle banche, fallimenti e disoccupazione. Il governo, in mano ai social democratici, cade. Nelle nuove elezioni, i partiti estremi, di estrema destra (come i Nazional Socialisti di Hitler) ed estrema sinistra (comunisti), guadagnano molti voti. Hitler sfrutta il disagio e la povertà, attirando operai, agricoltori e ceti medi. Il partito di Hitler cresce grazie all'attribuzione delle cause della povertà a comunisti ed ebrei.
Nel 1932 Hindenburg fu rieletto presidente della Repubblica, sconfiggendo anche Hitler: non fu eletto cancelliere. Nelle elezioni parlamentari i nazisti divennero il primo partito, senza ottenere la maggioranza assoluta. Dopo una fase di instabilità e trattative con le élite conservatrici, Hindenburg nominò Hitler cancelliere il 30 gennaio 1933.
Dopo la nomina a cancelliere, Hitler sfruttò l’incendio del Reichstag del febbraio 1933 per intensificare la repressione e sospendere diritti fondamentali. Alle elezioni del marzo 1933 il partito nazista non ottenne da solo la maggioranza assoluta. La legge dei pieni poteri, approvata sotto intimidazione con l’appoggio di altri partiti, consentì di smantellare il sistema parlamentare. Nel corso del 1933 furono eliminati il pluralismo politico e l’autonomia dei sindacati, mentre iniziavano sistematiche discriminazioni razziali.
Nel 1933 furono aperti i primi campi di concentramento nazisti, inizialmente rivolti soprattutto alla repressione degli oppositori politici. Il regime controllò stampa, radio, cinema e cultura attraverso il ministero della Propaganda. I roghi dei libri e, nel 1937, la mostra sull’arte cosiddetta «degenerata» furono strumenti di censura e persecuzione culturale; non si trattava di una rivalità artistica personale fra Hitler e Picasso.
Nel 1934, si registra la Notte dei lunghi coltelli, durante la quale le SS eliminano le SA, che rappresentavano una minaccia per Hitler. Questi avvenimenti furono giustificati dall'accusa di diffondere violenza.
Alla morte del presidente Hindenburg, nell’agosto 1934, Hitler unificò le funzioni di capo dello Stato e di cancelliere, consolidando la dittatura con il titolo di Führer. Hindenburg non ricopriva contemporaneamente la cancelleria. Il regime promosse opere pubbliche e industria, ma la ripresa economica fu sempre più orientata al riarmo e alla preparazione della guerra.
La propaganda nazista educava i giovani all’obbedienza al Führer e diffondeva l’ideologia razzista. Dal 1939 il regime organizzò l’uccisione sistematica di persone con disabilità, anche bambini. Il programma di uccisione degli adulti istituzionalizzati è noto come Aktion T4. La parola «eutanasia» era un eufemismo nazista: non si trattava di suicidio assistito né di una scelta delle vittime, ma di omicidi non consensuali compiuti dallo Stato.
L'antisemitismo era presente fin dall'inizio del regime di Hitler. Gli ebrei vennero considerati responsabili della sconfitta nella prima guerra mondiale e del crollo di Wall Street. La persecuzione degli ebrei iniziò già nel 1933. Nel 1935 vengono emanate le leggi di Norimberga, che privano gli ebrei della cittadinanza e dei loro diritti.
Nel pogrom del 9–10 novembre 1938, noto come Notte dei cristalli, furono attaccati ebrei, sinagoghe, abitazioni e attività commerciali, con uccisioni e deportazioni nei campi di concentramento. La persecuzione si radicalizzò durante la guerra. Nel 1941 iniziarono fucilazioni di massa nei territori sovietici occupati e, dalla fine dello stesso anno, operarono i primi centri di sterminio. Gli ebrei furono perseguitati in quanto tali secondo l’ideologia razzista nazista, non perché fossero collettivamente comunisti.
L'idea del razzismo era collegata all'idea dello spazio vitale: la Germania doveva conquistare nuovi territori per soddisfare le esigenze spaziali dei tedeschi e tutte le popolazioni di origine tedesca dovevano appartenere alla Germania. Hitler non rispettò il trattato di Versailles e iniziò a costruire armamenti e a formare l'esercito. Nel 1935, viene introdotto il servizio militare obbligatorio. A partire dal 1936, l'economia tedesca si orientò verso le spese militari e il riarmo. Nonostante la situazione economica in Germania non fosse disastrosa, i salari degli operai aumentarono. Hitler stava preparando il paese per la guerra.
L’Asse Roma-Berlino si formò nel 1936. Il Patto anticomintern fu concluso nello stesso anno da Germania e Giappone, cui si unì l’Italia nel 1937; il Patto tripartito risale invece al 1940. Nel marzo 1938 la Germania annetté l’Austria. Dopo gli accordi di Monaco del settembre 1938, occupò i Sudeti nell’ottobre successivo. Nel marzo 1939 occupò Praga e le terre ceche, instaurando il Protettorato di Boemia e Moravia. Nell’aprile 1939 l’Italia invase l’Albania; nel maggio firmò con la Germania il Patto d’Acciaio.
GUERRA CIVILE SPAGNOLA
Dopo la conclusione della prima guerra mondiale, l'Europa attraversò un periodo di crisi, che includeva anche la pandemia influenzale conosciuta come "spagnola", così denominata perché fu la Spagna a riportarne le notizie, non partecipando alla guerra mondiale e quindi non in crisi. Tuttavia, nel 1929 anche la Spagna fu colpita dalla crisi economica. Durante gli anni '20, il potere fu detenuto dalla dittatura di Miguel Primo de Rivera. Nel 1931, la sua dittatura perse il sostegno popolare e la sinistra salì al potere in Spagna. La destra sconfitta si riorganizzò nel movimento della Falange e, nel 1933, riuscì a tornare al potere attraverso le elezioni. Tuttavia, la sinistra si oppose, formando il Fronte Popolare, che vinse le elezioni del 1936. Pochi mesi dopo, le forze della Falange, guidate da Francisco Franco, marciarono contro il governo, supportate dalla Germania nazista di Hitler. Questo portò alla guerra civile spagnola, durata fino al 1939, con l'episodio più noto del bombardamento di Guernica, nel nord della Spagna, che rappresentò il primo utilizzo massiccio di bombardamenti aerei in una guerra moderna, con il coinvolgimento di aerei tedeschi. La guerra si concluse nel 1939 con la vittoria della destra e l'ascesa di Francisco Franco al potere. La dittatura di Franco, simile a quelle fasciste e naziste, ma con una particolare distinzione nel non partecipare direttamente alla seconda guerra mondiale, durò fino al 1975.
LA SECONDA GUERRA MONDIALE
Le principali cause della seconda guerra mondiale risiedono nelle ambizioni espansionistiche di Hitler, notoriamente legate alla ricerca dello spazio vitale.
Prima dell'avvio effettivo del conflitto, nell'agosto del 1939, Hitler stipula un patto di non aggressione reciproca con l'Unione Sovietica, noto come Patto Molotov-Ribbentrop, che includeva un protocollo segreto per la divisione della Polonia. Il 1 settembre 1939, Hitler invade la Polonia, portando Gran Bretagna e Francia a dichiarare guerra alla Germania il 3 settembre.
La Germania però era inarrestabile e avanzò in Europa in maniera molto veloce con le cosiddette guerre lampo. In primavera conquista Danimarca e Norvegia. Passò poi a Belgio, Olanda e Lussemburgo che erano tre stati neutrali come nella prima guerra mondiale. Invade questi tre stati per arrivare alla Francia come nella prima guerra mondiale. La Francia aveva costruito la linea Maginot di fortificazioni.
La situazione nel nord della Francia vedeva la presenza dei soldati inglesi, ma l'avanzata di Hitler procedeva rapidamente. Inizialmente, i raid aerei seguiti dall'artiglieria tedesca contrassegnarono il suo movimento.
Winston Churchill era il primo ministro britannico durante questo periodo. Il padre di Elisabetta II era il re. Il predecessore di Churchill era contrario alla guerra e aveva cercato un accordo con Hitler, accettando il suo dominio in cambio della pace. Tuttavia, il Parlamento britannico si divise su questa decisione, portando Churchill al potere. Churchill, determinato, non firmò alcun accordo con Hitler.
Durante la battaglia di Dunkerque, Churchill orchestrò l'Operazione Dinamo, inviando barche di pescatori dall'Inghilterra per evacuare i soldati inglesi intrappolati. Questa mossa dimostrò la genialità strategica di Churchill e mise in luce il timore di Hitler nei confronti del leader britannico, che godeva di un forte sostegno nel suo paese.
L’offensiva tedesca a occidente iniziò il 10 maggio 1940, mentre la guerra era già cominciata nel settembre 1939. Il 22 giugno 1940 la Francia firmò l’armistizio: una parte del territorio fu occupata dai tedeschi, mentre a Vichy si insediò il regime collaborazionista di Pétain, denominato Stato francese, non Repubblica di Vichy. Da Londra de Gaulle promosse la Francia libera e la prosecuzione della lotta contro la Germania nazista.
Nonostante la conquista della Francia, l'Inghilterra rimase libera. Hitler tentò di sottometterla attraverso una campagna di bombardamenti aerei, nota come la Battaglia d'Inghilterra, che iniziò il 10 luglio 1940. Durante questa fase, la Royal Air Force (RAF) britannica giocò un ruolo cruciale, utilizzando il radar per abbattere più di 1700 aerei nemici. Questo contribuì a forzare Hitler a sospendere le operazioni nel novembre 1940.
L’INTERVENTO ITALIANO
Tra Italia e Germania, esisteva un accordo noto come il patto d'acciaio, che sanciva un'alleanza tra i due stati. L'Italia avrebbe dovuto unirsi alla Germania nel '39, ma non era pronta a causa della mancanza di armamenti e di uomini addestrati. Mussolini chiese a Hitler due anni di tempo per organizzare l'esercito. Tuttavia, Mussolini si rese conto che Hitler stava ottenendo rapidamente molte vittorie e temeva che con esse avrebbe raggiunto un'invincibilità che avrebbe messo in ombra la sua leadership. Questo timore spinse Mussolini a intervenire. Le vittorie apparentemente facili della Germania avevano fatto sottovalutare le carenze dell'Italia. Pertanto, il 10 giugno del '40, l'Italia dichiarò guerra a Francia e Gran Bretagna.
All'epoca, la Francia era quasi interamente conquistata, ma delle truppe italiane furono inviate per completare l'occupazione fino a Mentone, stabilendo i confini. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, l'Italia decise di attaccare le colonie inglesi in Africa, scegliendo di attaccare l'Egitto, che era un protettorato britannico. Nonostante due anni di combattimenti, non riuscì a ottenere il controllo. Successivamente, decise di attaccare la Grecia, con l'obiettivo di unire i territori, ma i greci respinsero gli italiani. Fu necessario l'intervento di Hitler, che invase la penisola balcanica nella primavera del '41, conquistando Jugoslavia e Grecia. In Jugoslavia, si formò una resistenza, con due leader in opposizione: Mihajlovic, monarchico, e Tito, comunista. La resistenza rimase attiva fino al '45, quando Tito prevalse e instaurò un regime comunista indipendente da quello di Stalin.
Hitler dominava tutta l'Europa occidentale, escludendo Spagna, Italia e Inghilterra. Nel giugno del '41, decise di attaccare l'Unione Sovietica con l'operazione "Barbarossa". Avanzò rapidamente fino a una linea che andava da Leningrado a Stalingrado, ma l'avanzata si fermò con l'arrivo dell'inverno. In queste regioni, Hitler iniziò una politica di pulizia etnica, con l'obiettivo di creare uno spazio vitale per i tedeschi. Gli ebrei furono particolarmente bersagliati e vennero istituiti campi di sterminio. Inizialmente, venivano fucilati, ma data la durezza per i soldati tedeschi, si optò per le gassazioni nei camion. Successivamente, vennero utilizzati forni crematori. Hitler era particolarmente spietato con i comunisti dell'est, considerando l'Unione Sovietica un nemico da distruggere.
Dopo una rapida avanzata iniziale, l'offensiva tedesca si fermò lungo la linea da Leningrado a Stalingrado, dove si verificarono lunghi assedi durati mesi. L'Italia inviò truppe in Russia per sostenere la Germania. Tuttavia, a partire dal dicembre del '41, la situazione cominciò a cambiare.
IL CAMBIO DI ROTTA
A partire dal '42, la Germania cominciò a perdere poiché gli Stati Uniti entrarono in guerra l'8 dicembre 1941. Fino a quel momento non erano intervenuti direttamente, ma avevano sostenuto il Regno Unito con uomini e risorse finanziarie. Da diversi anni, nel Pacifico, si susseguivano continui scontri tra gli USA e il Giappone per il dominio delle isole del Pacifico.
Negli anni '30, il Giappone era estremamente potente ed era alleato con Hitler prima dello scoppio della guerra, anche se non era ancora entrato in conflitto aperto. Il suo obiettivo era conquistare tutte le isole del Pacifico, alcune delle quali erano sotto il controllo degli USA. Gli Stati Uniti si aspettavano un attacco da parte del Giappone.
Una buona parte della flotta navale americana era ancorata nel porto di Pearl Harbor, nelle Hawaii, nel Pacifico. Gli americani si sentivano abbastanza al sicuro grazie al basso fondale che proteggeva le navi dai siluri, e inoltre erano dotati di radar per rilevare eventuali attacchi aerei.
Il 7 dicembre 1941 avvenne il famoso attacco a Pearl Harbor, nel quale persero la vita più di 3000 giovani americani. Il giorno successivo, l'8 dicembre, gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone nel Pacifico. Inizialmente, il Giappone sembrava avere il sopravvento, conquistando molte posizioni fino ad avvicinarsi all'Australia. Tuttavia, per gli Stati Uniti l'inizio della guerra fu difficile. Nel 1942, però, si tenne un'importante battaglia alle isole Midway, vinta dagli americani nell'autunno dello stesso anno, segnando così una svolta nella guerra del Pacifico.
Il 1942 fu anche un anno importante per altre due grandi battaglie vinte dagli Alleati.
La battaglia di Stalingrado fu cruciale: i tedeschi assediarono la città nel settembre del '42, ma i sovietici organizzarono una controffensiva, combattendo soprattutto lungo il fiume Don, dove morirono molti soldati italiani appartenenti all'ARMIR (l'Armata Italiana in Russia), segnando l'inizio della ritirata italiana. Nel febbraio del 1943, l'armata tedesca rimasta a Stalingrado fu accerchiata e costretta alla resa.
La terza grande sconfitta si ebbe in Egitto, ad El Alamein, vicino ad Alessandria, dove l'Italia aveva invaso l'Egitto all'inizio della guerra ma non era riuscita a sconfiggere le forze britanniche per due anni. Di conseguenza, i tedeschi inviarono rinforzi. Il generale tedesco più famoso era Rommel, mentre il più grande generale britannico era Montgomery. Le sorti della guerra furono incerte fino a novembre del 1942, quando Montgomery riuscì a sfondare le linee italo-tedesche e conquistare tutta la Libia.
IL CROLLO DEL FASCISMO E LA RESISTENZA IN ITALIA
Durante il periodo fascista, l'Italia fu coinvolta nella guerra con il supporto del re Vittorio Emanuele III, il quale, per questo motivo, venne disprezzato dalla popolazione italiana.
In quel tempo, gli Stati Uniti erano impegnati in combattimento contro i giapponesi. Dopo alcune iniziali sconfitte, gli americani riuscirono a riguadagnare terreno nelle isole Midway.
Dal 1943 in poi, l'Italia subì una serie di sconfitte, come quelle in Egitto e in Russia, che portarono a una crescente pressione sulla monarchia per abbandonare la guerra, evidenziata da numerosi scioperi.
Il 10 luglio 1943 gli angloamericani invasero la Sicilia perché gli inglesi avevano conquistato l’Egitto e la Libia. Nel giro di poco tempo occupano tutta la Sicilia.
Un significativo cambiamento avvenne il 25 luglio quando Mussolini fu destituito e arrestato sul Gran Sasso in Abruzzo, per poi essere imprigionato sulla Sila.
Il governo passò nelle mani di Pietro Badoglio, che immediatamente siglò un armistizio con gli Alleati annunciato l'8 settembre 1943. Questa data fu fondamentale poiché segnò il passaggio dell'Italia dall'Asse agli Alleati, anche se causò gravi difficoltà per l'esercito italiano, coinvolto in numerosi fronti al fianco dei tedeschi.
Tra i fronti ricordiamo quello della Grecia e Turchia in cui non si combatteva una guerra ma stavano a controllare che i turchi non attaccassero. Nella mattina dell’8 settembre cambia tutto. I tedeschi diventano nemici degli italiani.
Nelle isole del Dodecaneso i soldati italiani furono messi in barche malandate per portarli sulla terraferma ma le barche non arrivarono. Quelli che sbarcarono furono uccisi / mandati in campi di concentramento.
Mentre gli Alleati avanzavano sulla penisola liberando Calabria e Puglia, il re e Badoglio lasciarono Roma la sera dell'8 settembre per timore dei fascisti, si rifugiarono a Brindisi, dove si trovavano gli Alleati.
L'Italia fu rapidamente invasa dai nazisti e il 12 settembre 1943 Mussolini fu liberato poiché era considerato loro alleato. I tedeschi spostarono le loro truppe verso sud fino ad incontrare la resistenza degli Alleati sulla linea Gustav, tra il Lazio e la Campania.
Di conseguenza, l'Italia fu divisa in due parti: a sud c'erano gli Alleati e il re, mentre il resto del Paese fu invaso dalle truppe naziste. Nel nord, Mussolini istituì la Repubblica di Salò (RSI), fortemente legata a Hitler.
Nelle regioni occupate dai nazisti, nacque presto una resistenza partigiana contro i tedeschi. I partigiani, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), composto principalmente da antifascisti, ex soldati, intellettuali e giovani che rifiutavano di unirsi alla Repubblica di Salò, operavano sulle colline e sulle montagne organizzando azioni di guerriglia contro fascisti e nazisti. Non c’erano lotte dirette assaltavano i depositi di munizioni, facevano saltare i ponti bloccando i rifornimenti, cercavano di intercettare informazioni. La resistenza coinvolgeva anche le donne per mansioni come mandare messaggi.
I partigiani volevano anche che Vittorio Emanuele III abdicasse, in favore del figlio Umberto. Questo comitato di liberazione inizialmente non viene riconosciuto dagli alleati, sarà riconosciuto solo nel 1944 e dal momento in cui gli alleati fornirono armi.
I tedeschi nazisti reagirono ai movimenti partigiani in maniera molto violenta con delle stragi civili ne ricordiamo oltre 400 dal 1943 al 1945 (un anno e mezzo).
Tra le stragi più famose ricordiamo quella delle fosse Ardeatine a Roma che è del marzo del 1944 dove in un’attentato erano stati uccisi 33 tedeschi, ogni tedesco ucciso uccidevano 10 italiani, ne uccisero 335.
Poi ricordiamo la strage di Marzabotto (Emilia Romagna) nel settembre del 1944 dove i nazisti in un’operazione contro i partigiani uccisero ben 770 civili.
In Italia si creò una vera e propria guerra civile molto violenta nel 1943 perché c’erano i nazifascisti e i partigiani. Questa guerra non termina il 25 aprile perché l’odio tra queste famiglie è così forte che non basta la pace.
Mentre i partigiani operano a nord centro anche gli alleati da sud avanzano, riescono a rompere la linea Gustav, avanzano, liberano Roma, e si fermano un’altra volta sulla linea gotica che si trova in Emilia Romagna nell’autunno del 1944.
Soltanto nella primavera del 1945 viene sfondata la linea gotica e gli alleati unitamente ai partigiani liberano tutto il nord d’Italia compresa la repubblica di salò. Il 25 aprile del 1945 viene ricordato come il giorno della Liberazione. In realtà alcune città devono essere ancora liberate. Mussolini il 28 aprile cerca di fuggire in svizzera ma fu catturato, ucciso fucilato e il corpo fu appeso a testa in giù a piazza Loreto a Milano.
LA FINE DELLA GUERRA
Il 6 giugno 1944 gli Alleati, sotto il comando supremo di Eisenhower, avviarono lo sbarco in Normandia. Nel D-Day arrivarono in Francia circa 156.000 militari, tra sbarchi e truppe aviotrasportate: non tre milioni in un solo giorno. La testa di ponte fu consolidata attraverso combattimenti duri; la campagna di Normandia proseguì nei mesi successivi.
Ad agosto, de Gaulle effettuò uno sbarco nel sud della Francia, supportato dalle truppe provenienti dalla resistenza del Marocco. A metà settembre, la liberazione della Francia, inclusa Parigi, era quasi completa. L'avanzata fu rapida poiché le forze di Hitler si trovavano a combattere su due fronti diversi (Unione Sovietica e Francia), costringendo così Hitler a distribuire le sue forze. Questa mossa permise all'Armata Rossa di avanzare verso ovest respingendo i tedeschi dalla Russia, passando poi attraverso Ucraina e Polonia, dove si trovava un forte blocco. Di conseguenza, altri stati si ribellarono al dominio tedesco, con Romania, Bulgaria e Ungheria che ottennero l'indipendenza.
Tra il 1944 e il 1945 le forze alleate avanzarono da ovest e l’Armata Rossa da est. I sovietici liberarono Majdanek nel luglio 1944 e Auschwitz il 27 gennaio 1945: Auschwitz non fu quindi il primo campo liberato. Nella primavera del 1945 gli Alleati attraversarono il Reno e i sovietici raggiunsero Berlino. Hitler morì suicida nel bunker il 30 aprile 1945, insieme a Eva Braun.
Il 7 maggio 1945, la Germania si arrese, sebbene la guerra non fosse ancora conclusa poiché continuava nel Pacifico. Nel 1944-45, il Giappone, ormai indebolito, perse tutte le isole del Pacifico che aveva conquistato. I Giapponesi, ricorrendo ai kamikaze, piloti che si sacrificavano con aerei carichi di esplosivi, non mostrarono alcun segno di resa. Pertanto, nel 1945, il presidente americano Truman decise di utilizzare la bomba atomica, lanciandone due: il 6 agosto su Hiroshima e il 9 agosto su Nagasaki, causando la morte di migliaia di persone. Il 2 settembre 1945, il Giappone si arrese, ponendo fine a una guerra che aveva causato la morte di 50 milioni di persone.
I TRATTATI DI PACE
Nel febbraio 1945 Churchill, Roosevelt e Stalin si incontrarono a Jalta per discutere l’assetto del dopoguerra. La Germania sconfitta fu divisa in quattro zone di occupazione amministrate da Stati Uniti, Unione Sovietica, Regno Unito e Francia; anche Berlino fu divisa in quattro settori. La successiva divisione dell’Europa in blocchi non coincideva con una semplice linea lungo il Danubio.
La Carta delle Nazioni Unite fu firmata a San Francisco il 26 giugno 1945. L’ONU nacque formalmente il 24 ottobre 1945, quando la Carta entrò in vigore, e contava 51 membri fondatori. Il suo obiettivo centrale era mantenere la pace e la sicurezza internazionali, pur nel crescente contrasto fra le potenze che avrebbe caratterizzato la Guerra fredda.
Il Tribunale militare internazionale di Norimberga processò i principali dirigenti nazisti tra novembre 1945 e ottobre 1946. Non fu istituito per riunificare la Germania, ma per accertare responsabilità penali individuali. I capi d’imputazione riguardavano il piano comune o la cospirazione per commettere crimini contro la pace, i crimini contro la pace, i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità. «Cospirazione» non significava progettare la pace, bensì partecipare al piano di aggressione.
Le sentenze furono emesse in nome dell'intera umanità, con 12 condanne a morte, 3 ergastoli e altre pene minori.
Questo processo segnò un cambiamento significativo nel modo in cui i soldati dell'esercito venivano giudicati: da semplici esecutori a responsabili delle loro azioni.
L’Unione Sovietica si dissolse nel 1991.
GORBACIOV
GUERRA FREDDA
La Guerra fredda fu la contrapposizione politica, ideologica, economica e militare fra i blocchi guidati da Stati Uniti e Unione Sovietica, sviluppatasi dalla seconda metà degli anni Quaranta e conclusasi fra il 1989 e il 1991. Non si limitò al periodo 1948–1962: pur evitando una guerra generale diretta fra le due superpotenze, incluse corsa agli armamenti, crisi internazionali e sanguinose guerre regionali e per procura.
Per indicare il reciproco atteggiamento di sospetto, paura e ostilità che per diversi anni divise Stati Uniti ed Unione Sovietica, il primo ministro inglese Churchill usò un’espressione molto efficace: disse che in Europa era scesa una “cortina di ferro”, una barriera insormontabile.

USA e URSS non rappresentavano solo due grandi potenze economiche e politiche: rappresentavano anche due opposte ideologie, il capitalismo da una parte e il socialismo dall’altra, due visioni della vita così diverse che non potevano convivere pacificamente: ecco allora che ognuna delle due parti indicò nell’altra il nemico da cui doversi difendere.
Subito dopo la fine della guerra, Stalin cercò di estendere la propria influenza nei paesi dell’Europa orientale, favorendo l’ascesa al potere di regimi comunisti, formalmente indipendenti, ma in realtà sottoposti al rigido controllo di Mosca. Negli anni successivi il controllo dei paesi che facevano parte della zona di influenza sovietica si fece ancora più stretto e venne accelerato il processo di satellizzazione (cioè creazione di stati satellite, strettamente legati al paese dominatore): i paesi dell’Europa orientale furono costretti a stringere patti di reciproca difesa militare con l’URSS, adottarono una economia collettivista simile a quella russa, stipularono accordi commerciali che rovinavano le loro economie e favorivano quella dell’URSS. .
Il modo in cui Stalin era passato dal semplice controllo al dominio diretto dei paesi dell’Est, suscitò molto allarme negli Americani: si diffuse il timore che il comunismo fosse sul punto di sottomettere tutta l’Europa e forse il mondo intero.
Il presidente Truman parlò, allora, della necessità di “contenere” il comunismo e cercò di individuare gli strumenti adeguati per impedire che esso potesse dilagare al di fuori dell’Unione Sovietica. A questo proposito vi furono due tipi di intervento:
- Un intervento di tipo militare (sostegno di armi e truppe ai governi di Grecia e Turchia minacciati da formazioni filosovietiche che volevano prendere il potere)
- un intervento di tipo economico: nel 1947 venne approvato il piano Marshall, un programma di aiuti per la ricostruzione dell’economia di sedici stati europei, tra i quali l’Italia e la Germania . Fornendo i mezzi necessari per la ripresa ai paesi distrutti dalla guerra, gli USA intendevano raggiungere alcuni risultati: legare strettamente a sé i paesi che dal piano Marshall avevano ricevuto benefici e creare in Europa un mercato in grado di acquistare i prodotti americani. Entrambi gli obiettivi furono pienamente raggiunti.
Cominciò allora a prendere forma un compatto blocco di nazioni legate agli Stati Uniti, il cosiddetto Blocco occidentale (che comprendeva gli stessi USA, il Canada e i paesi europei ad economia capitalista, tra cui l’Italia), pochi anni dopo vi si aggiunse il Giappone. Ad esso si contrapponeva il Blocco orientale cioè l’insieme di nazioni legate all’URSS che ben presto si estese anche alla Cina e poi, via via, ad altri paesi asiatici.
Il Trattato del Nord Atlantico fu firmato il 4 aprile 1949 da dodici Stati e istituì l’alleanza fondata sulla difesa collettiva. La sua firma precedette il primo test atomico sovietico, avvenuto nell’agosto 1949: non fu dunque una risposta a quel test. Quest’ultimo e la guerra di Corea contribuirono invece al successivo rafforzamento della struttura militare della NATO.
Contro la NATO, nel 1955 l’URSS creò a sua volta il Patto di Varsavia, un’alleanza militare che assicurava ai paesi del Blocco orientale la protezione nucleare sovietica in cambio del loro intervento armato a fianco di essa in caso di guerra.

Tra i due blocchi si creò una situazione caratterizzata da un vero e proprio equilibrio del terrore in cui ciascuno costituiva una gravissima minaccia per l’altro: fu proprio la possibilità reciproca di distruggersi o di danneggiarsi in modo irreparabile ad evitare lo scoppio della guerra.
La situazione di perenne tensione che caratterizzò il periodo della guerra fredda fortunatamente non sfociò mai in guerra aperta. Vennero progettate comunque da entrambi gli schieramenti armi sempre più nuove, potenti e distruttive (corsa agli armamenti) come se davvero una guerra atomica fosse davvero imminente. Ci furono comunque alcuni drammatici momenti in cui la tensione divenne altissima e il conflitto parve sfociare davvero in guerra aperta:
Il blocco della città di Berlino, da parte dei Sovietici: nel giugno 1948 i Sovietici bloccarono tutte le strade che da ovest permettevano di raggiungere la vecchia capitale Berlino, compresi i percorsi fluviali e ferroviari. Berlino venne così completamente isolata e quindi la popolazione che viveva nelle parti organizzate da USA, Francia e Gran Bretagna si ritrovò nell’impossibilità di ricevere i rifornimenti necessari per vivere. Venne allora organizzato un ponte aereo che consentì agli abitanti di Berlino Ovest di ricevere provviste finché nel maggio 1949 le vie non furono riaperte.
La guerra in Corea (1950-1953): scoppiarono ostilità tra la Corea del Nord, aiutata dai sovietici e quella del Sud appoggiata dagli USA. La guerra si concluse senza vincitori né vinti, lasciando inalterata la situazione (la linea di divisione tra le due parti restava il 38 parallelo)

la crisi di Cuba: nel 1962 nell’isola di Cuba, alleata con l’URSS, vennero installate basi con missili a testata nucleare puntati contro l’America, vista la vicinanza con gli Stati Uniti questa era considerata una vera e propria minaccia. La crisi si risolse per via diplomatiche: i Russi si convinsero che era meglio evitare un conflitto aperto e smantellarono le rampe di lancio cubane.




LA DISTENSIONE
Nel 1955, dopo la morte del dittatore sovietico Stalin, si aprì un periodo che venne definito di distensione cioè di dialogo fra gli USA e l’URSS e di coesistenza pacifica. Non era la fine della guerra fredda, ma i rapporti tra le due grandi superpotenze migliorarono. I governanti compresero che la rigida divisione in blocchi era negativa e la corsa agli armamenti molto pericolosa.
Kruscev, il successore di Stalin, inoltre nel 1956 denunciò al mondo i crimini di Stalin. Parlò apertamente delle repressioni di massa, dei gulag, del regime di terrore. Nel gennaio 1961 divenne presidente degli Stati Uniti J. F. Kennedy che si impegnò molto per favorire la distensione e per garantire ai neri parità di diritti (lotta contro il razzismo) Purtroppo non riuscì a portare a termine i suoi propositi perché il 22 novembre 1963 fu assassinato a Dallas in Texas.
Altro grande protagonista di questa prima fase di distensione fu papa Giovanni XXIII che si impegnò molto per favorire il dialogo tra le superpotenze. Nelle sue encicliche condannava la corsa agli armamenti e auspicava la pace.
Una volta però scomparsi i protagonisti di questa fase di distensione, si ebbe un ulteriore congelamento dei rapporti tra i due blocchi che portò ad un’altra imponente corsa agli armamenti.
In questa fase un momento di forte tensione fu dato dalla guerra in Vietnam.
Il Vietnam, dopo aver ottenuto insieme agli stati dell’Indocina l’indipendenza dalla Francia, venne diviso in due stati: il Vietnam del Nord, con un governo comunista insediato nella capitale Hanoi e il Vietnam del Sud con un governo appoggiato dagli Stati Uniti con capitale Saigon (la linea di divisione tra i due stati era stata definita in corrispondenza del 17° parallelo).
Alcuni anni prima però nel Sud si era formato un Fronte di Liberazione Nazionale, appoggiato dal Nord e guidato da comunisti (detti vietcong). Questo Fronte organizzò una feroce guerriglia con il proposito di far cadere il governo amico degli Stati Uniti e unirsi alla parte settentrionale, controllata invece dai Russi.
In breve la guerriglia si trasformò in guerra aperta e il Sud chiese e ottenne l’aiuto militare degli Stati Uniti. In un crescendo di violenza, la guerra del Vietnam si protrasse per molti anni estendendosi anche al Laos e alla Cambogia e rischiando di coinvolgere direttamente anche l’Unione Sovietica e la Cina che però si limitarono a sostenere economicamente il Vietnam del Nord e i vietcong.
A mano a mano che il conflitto si prolungava, gli Stati Uniti compresero che, nonostante la forte superiorità militare era impossibile vincere un nemico che sapeva sfruttare al massimo le caratteristiche del territorio. Parallelamente cresceva nel mondo e soprattutto negli USA la protesta contro una guerra ingiusta che causava enormi sofferenze alla popolazione vietnamita e coinvolgeva quella americana in un assurdo massacro provocando morte e mutilazioni dei giovani al fronte. Nel 1969 il governo americano si rassegnò ad avviare trattative di pace e benché la guerra continuasse, ritirò gradualmente le truppe che lasciarono il Vietnam nel 1973, quando a Parigi, fu firmato un armistizio.
La guerra tra i due Vietnam continuò fino al 1975, quando l’esercito del Nord e i vietcong occuparono Saigon, la capitale del Sud: nasceva un nuovo stato, unito sotto il governo comunista. Il tentativo degli USA di evitare questo risultato, sacrificando uomini e risorse, si era concluso con la prima grave sconfitta militare della loro storia.
Un’altra fase di distensione tra le due superpotenze, si ebbe negli anni Ottanta grazie agli incontri tra Regan (presidente degli USA) e Gorbaciov (segretario del partito comunista in URSS).
LA SITUAZIONE DELLA GERMANIA
La conferenza di Yalta prima e i trattati di pace poi avevano previsto la divisione della Germania in quattro zone di influenza, ciascuna controllata da una delle potenze vincitrici della guerra: USA, URSS, Inghilterra, Francia. Il 23 maggio 1949 venne proclamata la nascita della Repubblica Federale Tedesca, uno stato indipendente, nato dall’unificazione delle tre regioni occidentali (controllate rispettivamente da Francia, Inghilterra, America). A loro volta il 7 ottobre dello stesso anno, i sovietici crearono nella loro zona d’influenza la Repubblica Democratica Tedesca, sottoposta allo stretto controllo di Mosca.
La divisione della Germania contribuì a definire i confini dei due diversi blocchi. (occidentale ed orientale).
Anche la città di Berlino era stata divisa in quattro parte, che successivamente divennero due: Berlino Ovest appartenente alla Repubblica Federale Tedesca, Berlino Est alla Repubblica Democratica Tedesca. Tuttavia il passaggio dall’una all’altra parte della città non era impossibile e negli anni successivi migliaia di persone approfittarono della debole frontiera berlinese per fuggire ad occidente.
Questa continua fuga di persone però danneggiava l’economia e l’immagine stessa della Repubblica Democratica. Per questi motivi nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, venne avviata la costruzione di un muro per dividere le due città, un muro che divenne il simbolo della divisione tra blocco occidentale e quello sovietico.

Soltanto nel 1989 il muro venne abbattuto e la Germania riunificata.
LA DECOLONIZZAZIONE
Il processo di decolonizzazione è stato lungo e complesso, caratterizzato dall'allontanamento delle potenze coloniali, o madri patrie, dai territori che avevano dominato. Questo fenomeno si è sviluppato lungo tutto il corso del XX secolo. Già negli anni '30, le Nazioni Unite avevano condannato l'espansionismo italiano in Etiopia, segnando un passo importante verso la fine del colonialismo.
Molti stati in Africa e in Asia hanno ripreso il controllo dei loro governi, ma questa transizione è stata spesso accompagnata da conflitti, inclusi guerre civili. Dal punto di vista economico, il passaggio da un sistema imperialista a uno indipendente si è rivelato difficile. Questi paesi, infatti, erano abituati a dipendere economicamente dalla madre patria e molte delle loro risorse e infrastrutture industriali erano ancora controllate dalle ex potenze coloniali, che continuavano a sfruttare le economie locali.
I paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) rappresentano un gruppo di nazioni che, dopo aver superato il periodo coloniale, sono riusciti a sviluppare economie solide e indipendenti, diventando protagonisti significativi nel panorama economico globale.
LA NASCITA DELL’UNIONE EUROPEA
L'Europa è stata divisa in due parti dalla Cortina di Ferro: la parte orientale e la parte occidentale. Negli anni '50, gli stati dell'Europa occidentale, sotto l'influenza statunitense, avviarono una ripresa economica grazie al Piano Marshall. Questo piano favorì la ripresa del mercato del lavoro, l'innovazione tecnologica e un incremento dell'occupazione femminile. Inoltre, si fece ricorso alla manodopera degli immigrati, contribuendo al rafforzamento economico della regione.
Nel 1951 venne fondata la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio), la prima associazione economica europea. Nel 1957 nacquero la CEE (Comunità Economica Europea) e l'EURATOM, con l'obiettivo di favorire la circolazione delle merci e la cooperazione nel settore energetico nucleare. Successivamente, nel 1967, queste organizzazioni furono integrate nella Comunità Europea.
Nel 1985 venne firmato l'accordo di Schengen, che eliminò i controlli alle frontiere interne tra alcuni paesi europei, favorendo la libera circolazione delle persone. Nel 1992, con il Trattato di Maastricht, venne istituita l'Unione Europea (UE), ampliando ulteriormente la cooperazione economica e politica tra i paesi membri.
La CEE contava inizialmente 6 stati membri, ma con l'espansione dell'UE, il numero di paesi è cresciuto. Nel 1992 erano 12 stati membri e oggi l'Unione Europea comprende 27 paesi.