Oggi volevo acquistare altre azioni Apple. Uso i suoi prodotti tutti i giorni, mi trovo bene e l’idea di investire ancora nell’azienda mi sembrava abbastanza naturale. Prima di farlo, però, ho guardato i numeri. Volevo capire se il prezzo fosse ragionevole rispetto agli utili che Apple produce e a quelli che potrebbe produrre in futuro. Essere un cliente soddisfatto è un buon motivo per continuare a comprare i suoi prodotti, ma per comprare le sue azioni mi serve qualcosa in più.

Il prezzo da cui sono partito è 336,13 dollari per azione, la chiusura del 18 settembre 2026. A quel prezzo posso acquistare una piccola parte di Apple e partecipare ai suoi risultati futuri. Quanto mi conviene farlo dipende anche da quanta crescita sto già pagando oggi. Ho quindi provato a mettere in ordine i dati e a confrontarli con quelli di altre grandi società, senza pretendere di prevedere dove sarà il titolo tra un mese.

Perché l’azienda continua a piacermi

Nel terzo trimestre dell’esercizio fiscale 2026, conclusosi il 27 giugno, Apple ha registrato 109,4 miliardi di dollari di ricavi, il 16% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’utile per azione diluito è stato di 2,02 dollari, in crescita del 29%. Detto semplicemente, è la quota di utile attribuibile a ogni azione, calcolata tenendo conto anche degli strumenti che potrebbero trasformarsi in ulteriori azioni e ridurre quella quota. Non è la somma che viene automaticamente versata all’azionista: gli utili possono anche rimanere nell’impresa.

Il margine lordo ha raggiunto il 50,1%. Significa che, per ogni 100 dollari di ricavi, ad Apple ne rimangono circa 50 dopo aver sottratto il costo dei prodotti e dei servizi venduti. Da lì devono ancora essere pagate altre voci, come ricerca, spese commerciali e amministrative e imposte. C’è però un dettaglio da considerare: Apple segnala che i rimborsi sui dazi hanno migliorato il margine lordo di circa 2 punti percentuali e l’utile per azione di 0,11 dollari. Sono risultati solidi, ma questa parte del beneficio non va considerata automaticamente ripetibile ogni trimestre.

Oltre ai risultati, per me conta il modo in cui i prodotti Apple funzionano insieme. Chi usa più dispositivi e servizi dello stesso marchio può trovare scomodo cambiare: deve trasferire dati, modificare abitudini e magari rinunciare ad alcune funzioni a cui è abituato. Sono costi (economici ma soprattutto pratici) che aiutano a mantenere i clienti nel tempo. Questo è uno dei motivi per cui continuo ad apprezzare l’azienda. Il passo successivo è capire quanto il mercato mi chiede di pagare per possederne una parte.

Il prezzo mi ha fatto fermare

Per orientarmi ho usato il P/E, dall’inglese Price/Earnings ratio: si divide il prezzo dell’azione per l’utile per azione. Il risultato indica quanto si paga per ogni dollaro di utile. Nella versione forward si utilizzano gli utili futuri stimati dagli analisti, quindi numeri che possono essere rivisti e che non sono garantiti. Per Apple il dato consultato è 36,51: significa pagare circa 36,5 dollari per ogni dollaro di utile annuo atteso.

Per capire se fosse tanto o poco, l’ho confrontato con altre grandi società tecnologiche e con l’S&P 500, l’indice che raccoglie circa 500 grandi società quotate negli Stati Uniti. Ecco i valori che ho trovato.

Società o indiceForward P/E indicativo
Apple36,51×
Nvidia18,45×
Microsoft24,99×
Amazon27,57×
Alphabet26,11×
Meta20,57×
S&P 500circa 18,9×

Multipli delle società rilevati il 21 settembre 2026 su Stock Analysis, con dati S&P Global Market Intelligence. Valore dell’S&P 500 al 18 settembre 2026 da Yardeni Research. Il confronto è indicativo: le fonti possono usare periodi di previsione e criteri di calcolo diversi.

Apple ha il rapporto più alto tra le società considerate. Questo mi ha fatto riflettere, ma non basta per dire che sia troppo cara o che Nvidia, per esempio, sia automaticamente più conveniente. Le aziende hanno attività, rischi e prospettive di crescita differenti. Può avere senso pagare di più per utili considerati più affidabili o destinati a crescere più rapidamente. La tabella mi dice quanto sto pagando gli utili stimati; da sola non mi dice quale azione renderà di più.

Nel mio caso, vedere quel divario mi ha portato a essere più esigente. Per acquistare ancora Apple devo essere abbastanza convinto che i suoi risultati futuri giustificheranno il prezzo. La familiarità con il marchio, da sola, non risponde a questa domanda.

Gli utili possono crescere e l’azione perdere valore

Questo è il passaggio che mi ha fatto riflettere di più. Si potrebbe pensare che, se un’azienda continua a guadagnare di più, anche l’azione debba necessariamente salire. Il prezzo, però, dipende sia dagli utili sia da quanto gli investitori sono disposti a pagarli. Per capirlo uso un esempio con numeri inventati, che non è una previsione su Apple.

Immaginiamo un’azienda con un utile annuo atteso di 10 dollari per azione. Se il mercato la valuta 36,5 volte quell’utile, il prezzo è:

10 × 36,5 = 365 dollari per azione

Supponiamo che, in seguito, l’utile annuo atteso salga a 12 dollari, quindi del 20%. Se nel frattempo gli investitori sono disposti a pagarlo soltanto 25 volte, il prezzo diventa:

12 × 25 = 300 dollari per azione

L’utile atteso è cresciuto del 20%, ma il prezzo è sceso da 365 a 300 dollari, circa il 17,8% in meno. Questa è la cosiddetta compressione del multiplo: il mercato riconosce un prezzo più basso per ogni dollaro di utile. Nell’esempio considero soltanto la variazione del prezzo, senza dividendi, costi o imposte. È il rischio che tengo presente quando valuto Apple: l’azienda potrebbe continuare a fare bene e il mio acquisto potrebbe comunque dare un risultato deludente, se avessi pagato troppo le aspettative iniziali.

Un altro modo di leggere quel prezzo

Ho guardato anche l’inverso del P/E, chiamato earnings yield. Si ottiene dividendo l’utile per azione per il prezzo e aiuta a leggere lo stesso rapporto in percentuale:

1 ÷ 36,51 × 100 ≈ 2,74%

In pratica, per ogni 100 dollari investiti a quella valutazione, corrispondono circa 2,74 dollari di utile annuo stimato dell’azienda. Non è un interesse che Apple promette di pagarmi e non è una previsione del rendimento dell’azione. Per l’S&P 500, usando 18,9 come P/E, il rapporto è circa il 5,29%. Non posso concludere che l’indice renderà quasi il doppio: cambiano crescita, rischi, composizione e criteri di calcolo. Il confronto mi serve a capire meglio il prezzo degli utili che sto comprando.

E l’intelligenza artificiale?

Nel ragionamento entra anche l’intelligenza artificiale, spesso indicata con la sigla inglese AI. Apple ha un vantaggio potenziale: può proporre nuove funzioni a moltissime persone che usano già i suoi dispositivi. Se quelle funzioni saranno utili, potrebbero rendere i prodotti più interessanti, incoraggiare nuovi acquisti o sostenere i servizi a pagamento. Capisco quindi perché questa possibilità possa contribuire alle aspettative sul titolo.

Resta però da capire quanto si tradurrà in ricavi e utili aggiuntivi, e con quali costi. Per me dire che un’azienda farà qualcosa con l’AI non è ancora una risposta sufficiente alla domanda sul prezzo. Devo anche chiedermi quanta parte dei possibili benefici il mercato stia già dando per scontata. Posso riconoscere un’opportunità senza sentirmi obbligato a comprarla subito.

Perché ho scelto di non comprare

Alla fine ho scelto di non acquistare altre azioni Apple al prezzo attuale. Ero partito con l’intenzione di aumentare la mia posizione, ma dopo aver guardato i numeri non ero abbastanza convinto da investirci altro denaro. L’azienda continua a piacermi; quello che non mi convince abbastanza è il rapporto tra il prezzo richiesto e i risultati futuri su cui dovrei fare affidamento.

Non ho dimostrato che Apple debba scendere e non sto dicendo che chi la compra oggi stia necessariamente sbagliando. Per stabilire un prezzo preciso servirebbero ipotesi più dettagliate sulla crescita e sui rischi, che questa riflessione non pretende di risolvere. Io dovevo prendere una decisione sul mio portafoglio e, con gli elementi che ho considerato, ho preferito non aumentare la posizione. La voglia iniziale di comprare non mi obbligava a farlo.

Il titolo potrebbe salire anche dopo questa scelta. Lo accetto: non riuscirò a cogliere ogni occasione e non voglio acquistare solo per paura di perdere un rialzo. Potrò riconsiderare Apple se cambieranno il prezzo o le prospettive degli utili. Oggi mi basta sapere perché ho scelto di fermarmi, anche se domani continuerò a usare i suoi prodotti come prima.

Quotazione Apple riferita alla chiusura del 18 settembre 2026; multipli verificati il 21 settembre 2026. Le stime sugli utili possono cambiare. Dati societari: Apple, risultati Q3 FY2026. Fonti di mercato: Stock Analysis e Yardeni Research, collegate qui sotto.