Quando si confrontano due finanziamenti, la prima cosa che si guarda è spesso la rata mensile. È comprensibile: sapere se bisogna pagare 250, 300 o 400 euro al mese è fondamentale per capire se il debito è sostenibile. Ma la rata, da sola, non dice quanto il finanziamento costi davvero. Anche il TAN, cioè il tasso annuo nominale, racconta solo una parte della storia. Per confrontare correttamente due offerte bisogna guardare soprattutto il TAEG, Tasso Annuo Effettivo Globale, che rappresenta il costo complessivo del credito espresso in percentuale annua dell’importo finanziato. Banca d’Italia lo indica proprio come l’indicatore più utile per confrontare il costo complessivo di offerte diverse. La differenza tra TAN e TAEG può sembrare tecnica, ma in realtà è molto semplice: il TAN misura principalmente gli interessi, mentre il TAEG prova a incorporare anche gli altri costi obbligatori collegati al finanziamento. Per questo un prestito con TAN più basso non è necessariamente più conveniente.

TAN e TAEG non sono la stessa cosa

Il TAN, Tasso Annuo Nominale, indica il tasso utilizzato per calcolare gli interessi dovuti sul capitale preso a prestito. Se un finanziamento ha TAN del 6%, significa che il calcolo degli interessi parte da quel tasso nominale, applicato secondo le modalità previste dal contratto. Il TAEG invece ha una funzione più ampia. Il Testo Unico Bancario definisce il TAEG come il costo totale del credito per il consumatore espresso in percentuale annua dell’importo totale del credito. Nel costo totale rientrano interessi e altri costi, incluse commissioni, imposte e altre spese conosciute dal finanziatore; possono inoltre essere inclusi i costi di servizi accessori, come determinate polizze assicurative, quando sono obbligatori per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni offerte. In termini molto semplici:

TAN = costo degli interessi
TAEG = costo complessivo del finanziamento, espresso su base annua

È per questo che, normalmente, il TAEG è uguale o superiore al TAN. Immaginiamo un prestito di 10.000 euro con TAN del 5%. Guardando soltanto il TAN potremmo pensare che il costo sia relativamente contenuto. Supponiamo però che il contratto preveda anche 250 euro di istruttoria, 150 euro di commissioni e altri costi obbligatori collegati al finanziamento. Queste spese non cambiano necessariamente il TAN, ma rendono comunque il prestito più costoso. La tabella seguente presenta due offerte ipotetiche, da confrontare a parità di importo, durata e calendario delle rate. I TAEG sono valori illustrativi autonomi, non risultati calcolati a partire dalle sole spese dell’esempio precedente:

FinanziamentoTANTAEG
A5,0%7,2%
B5,5%6,4%

Guardando soltanto il TAN, il finanziamento A sembra migliore. Guardando il TAEG, invece, B presenta il costo complessivo annuo inferiore. Questo è esattamente il motivo per cui il TAEG è stato costruito: permettere un confronto più realistico tra offerte che presentano strutture di costo differenti. Banca d’Italia raccomanda infatti di utilizzare il TAEG proprio per confrontare prestiti offerti da intermediari diversi.

Perché la rata può ingannare

Supponiamo di dover scegliere tra due prestiti dello stesso importo. Il primo prevede una rata da 300 euro al mese per quattro anni. Il secondo una rata da 230 euro al mese per sei anni. A prima vista il secondo sembra molto più conveniente perché richiede 70 euro in meno ogni mese. Ma bisogna ricordare che vengono pagate 24 rate aggiuntive. Una rata inferiore può essere ottenuta semplicemente allungando la durata del finanziamento. Questo migliora la sostenibilità mensile, ma può aumentare sensibilmente gli interessi e il costo complessivo. Per valutare un prestito bisogna quindi distinguere almeno tre domande: Posso permettermi la rata? Quanto pagherò complessivamente? Qual è il costo percentuale effettivo del credito? Il TAEG aiuta soprattutto a rispondere alla terza.

Il TAEG non è la percentuale da moltiplicare semplicemente per il capitale

Qui c’è un altro equivoco frequente. Se un finanziamento di 10.000 euro ha TAEG dell’8% e dura cinque anni, non significa che il costo totale sarà semplicemente:

10.000 × 8% × 5 = 4.000 euro

Il TAEG non funziona come un interesse semplice applicato ogni anno all’intero capitale originario. Il capitale residuo cambia con il pagamento delle rate, gli interessi vengono calcolati secondo il piano di ammortamento e le spese possono essere sostenute in momenti diversi. Il TAEG è quindi un indicatore sintetico comparabile, non una formula rapida per determinare il totale esatto degli interessi. Per sapere quanti euro verranno pagati complessivamente bisogna guardare anche il piano di rimborso e il totale dovuto dal consumatore.

Quali costi entrano nel TAEG

Nel credito ai consumatori il costo totale può comprendere, oltre agli interessi, commissioni legate all’apertura e alla gestione della pratica, imposte ed eventuali polizze assicurative obbligatorie. Banca d’Italia lo precisa espressamente nei propri materiali divulgativi. La disciplina del TUB include nel costo totale del credito gli interessi e gli altri costi che il consumatore deve sostenere in relazione al contratto e di cui il finanziatore è a conoscenza. Sono compresi anche i servizi accessori quando la loro sottoscrizione è necessaria per ottenere il credito o per ottenerlo alle condizioni pubblicizzate. Le spese notarili, invece, sono escluse dalla definizione generale del costo totale del credito utilizzata per il credito ai consumatori. Il dettaglio è importante perché permette di capire perché TAN e TAEG possano essere anche molto distanti tra loro.

Supponiamo che una pratica di finanziamento costi 300 euro. Su un prestito da 30.000 euro rappresenta l’1% del capitale. Su un prestito da 3.000 euro rappresenta invece il 10%. La stessa commissione può quindi incidere in modo completamente diverso a seconda dell’importo finanziato. È uno dei motivi per cui nei piccoli prestiti il TAEG può risultare molto superiore al TAN. Un’offerta pubblicizzata con “TAN 0%”, per esempio, non è necessariamente gratuita se esistono spese obbligatorie. Il finanziamento può avere TAN pari a zero e TAEG positivo. La frase corretta quindi non è: “Il tasso è zero, quindi non pago nulla.” Bisogna controllare: “Qual è il TAEG e qual è l’importo complessivamente dovuto?”

TAN zero e TAEG diverso da zero

Immaginiamo l’acquisto di un bene da 1.200 euro finanziato in dodici mesi con TAN 0%, ma con una spesa obbligatoria di apertura pratica di 100 euro. Gli interessi sono effettivamente zero. Ma per ottenere 1.200 euro di credito ne restituiamo complessivamente 1.300. Il costo economico non è quindi zero. Il TAEG serve proprio a rendere visibili questi costi e consentire di confrontare la proposta con un finanziamento che magari presenta interessi nominali ma minori commissioni. Per questo nelle offerte pubblicitarie il TAEG è molto più informativo del solo slogan “tasso zero”.

Il TAEG e le assicurazioni

Le assicurazioni associate ai prestiti meritano particolare attenzione. Una polizza facoltativa non entra automaticamente nello stesso modo nel calcolo, mentre se la stipula del servizio accessorio è richiesta per ottenere il finanziamento oppure per ottenerlo alle condizioni proposte, il relativo costo rientra nel costo totale secondo la disciplina prevista. Supponiamo che un finanziamento venga pubblicizzato con TAN del 6%, ma che per ottenere proprio quel tasso sia obbligatorio sottoscrivere una copertura assicurativa da 1.000 euro. Quella polizza non dovrebbe essere considerata estranea al costo economico dell’operazione. Il punto fondamentale è chiedersi: potrei ottenere realmente quel finanziamento, a quelle condizioni, senza sostenere questa spesa? Se la risposta è no, il costo accessorio è economicamente parte del credito.

Il SECCI: il documento da leggere prima di firmare

Per il credito ai consumatori esiste un documento particolarmente utile: il SECCI, cioè le Informazioni Europee di Base sul Credito ai Consumatori. Banca d’Italia spiega che il SECCI deve essere consegnato gratuitamente prima della firma e contiene informazioni come importo, durata, rata, garanzie, costi, TAN e TAEG, oltre alle informazioni sui principali diritti del consumatore. È uno strumento importante perché permette di confrontare due prestiti utilizzando documenti standardizzati e non soltanto gli slogan presenti nelle pubblicità. Prima di firmare un finanziamento, quindi, dovrebbe essere normale confrontare almeno:

Non basta chiedere “quanto viene la rata?”.

Perché due TAEG vanno confrontati su operazioni realmente simili

Il TAEG è molto utile, ma anche lui può essere utilizzato male. Per confrontare correttamente due prestiti bisogna farlo a parità o quasi di importo, durata e modalità di rimborso. Confrontare un finanziamento da 10.000 euro in tre anni con uno da 20.000 euro in dieci anni soltanto osservando il TAEG può essere poco significativo per la decisione concreta. Il TAEG consente di confrontare il costo relativo del credito, ma non elimina la necessità di capire se la durata e la rata siano coerenti con le proprie esigenze. Un finanziamento con TAEG inferiore ma durata molto più lunga potrebbe comunque far sostenere un importo complessivo di interessi maggiore. Supponiamo due prestiti ipotetici. Prestito A: 20.000 euro, durata 3 anni, TAEG 7%.

Prestito B: 20.000 euro, durata 8 anni, TAEG 6%. B ha il TAEG inferiore e quindi un costo relativo annuo più basso. Ma il debito rimane in essere per molto più tempo. È quindi possibile che, in termini di euro complessivamente pagati, il finanziamento più lungo produca più interessi. Non c’è contraddizione. Il TAEG risponde alla domanda: “Quanto è costoso annualmente questo credito considerate anche le spese?” Il totale da restituire risponde invece: “Quanti euro pagherò complessivamente?” Entrambi i dati servono.

TAEG e mutui

Anche per i mutui bisogna distinguere il tasso nominale dal costo complessivo dell’operazione. Banca d’Italia ricorda nei propri materiali che, oltre agli interessi, l’acquisto attraverso mutuo può comportare costi come istruttoria, perizia, assicurazioni e altre spese connesse al finanziamento. Il principio economico resta lo stesso: non confrontare due mutui soltanto sulla base del TAN. Se una banca offre un tasso leggermente inferiore ma applica costi iniziali molto più elevati, la differenza può ridursi o persino invertirsi nel confronto complessivo. Nei mutui, inoltre, assumono particolare importanza durata, tipo di tasso, eventuale variabilità e possibilità di rimborso anticipato. Il TAEG resta quindi utile, ma va letto insieme alle caratteristiche del contratto. Costruiamo un esempio semplice. Banca A:

Banca B:

Se guardassimo soltanto al TAN sceglieremmo A. Ma su un finanziamento non particolarmente elevato o di durata breve, i 1.300 euro di differenza nei costi iniziali potrebbero avere un peso tale da rendere B complessivamente meno costosa. È esattamente il tipo di differenza che il TAEG cerca di sintetizzare. Per questo Banca d’Italia lo definisce particolarmente utile ai fini del confronto tra operatori. Il marketing del credito utilizza spesso la rata come principale elemento di comunicazione. “Solo 99 euro al mese” è molto più intuitivo di “TAEG 11,3%”. Ma una rata piccola può dipendere da una durata molto lunga. Supponiamo di acquistare un bene da 10.000 euro. Pagare 200 euro al mese può sembrare più conveniente rispetto a pagarne 350, ma se il primo piano dura molti più anni, il costo finale può diventare sensibilmente superiore. Prima di valutare la rata bisogna quindi leggere sempre quante rate sono previste. Una rata bassa non è uno sconto. Può semplicemente essere un debito più lungo.

Il TAEG non misura la sostenibilità della rata

Questo è un altro punto fondamentale. Un finanziamento con TAEG basso può essere economicamente conveniente rispetto ad altre offerte ma comunque troppo pesante per il proprio reddito. Supponiamo che un mutuo abbia condizioni eccellenti, ma una rata di 1.500 euro su un reddito familiare netto di 2.500 euro. Il problema non è il prezzo del credito. È la sostenibilità finanziaria. Bisogna quindi tenere distinti due concetti:

TAEG → quanto costa il finanziamento
rapporto rata/reddito e budget → quanto è sostenibile

Un prestito può essere poco costoso ma insostenibile, oppure relativamente costoso ma avere una rata gestibile. Naturalmente l’obiettivo dovrebbe essere ottenere entrambe le cose: costo ragionevole e sostenibilità.

Rimborso anticipato: il costo futuro può cambiare

Un finanziamento potrebbe inoltre essere estinto prima della scadenza. In questo caso parte degli interessi futuri non viene sostenuta e la disciplina del credito ai consumatori riconosce specifici diritti al consumatore in caso di rimborso anticipato. Questo significa che il costo realmente sostenuto può differire da quello teorico previsto all’inizio se il prestito viene chiuso anticipatamente. Ma al momento della sottoscrizione non si dovrebbe basare l’intera convenienza sull’ipotesi di estinguerlo in futuro se non esiste la ragionevole certezza di poterlo fare. Il TAEG serve a confrontare le condizioni previste dal contratto al momento della firma.

TAEG e tasso soglia non sono la stessa cosa

Un’altra confusione frequente riguarda la normativa antiusura. Il TAEG è un indicatore utilizzato per rappresentare il costo complessivo del credito al consumatore. La verifica dell’usura segue invece le specifiche regole previste dalla legge e utilizza indicatori e metodologie proprie, collegati ai tassi effettivi globali medi rilevati per le diverse categorie di operazioni. Non bisogna quindi confrontare in modo automatico qualsiasi TAEG pubblicizzato con un tasso soglia e concludere immediatamente che un contratto sia o non sia usurario. Sono ambiti collegati al costo del credito, ma tecnicamente differenti.

Cosa guardare davvero prima di firmare

Un metodo molto semplice è evitare di scegliere un finanziamento osservando un singolo dato. Per ogni offerta è utile scrivere almeno:

ElementoCosa indica
Capitale finanziatoQuanto denaro viene effettivamente prestato
RataQuanto pesa ogni mese
Numero ratePer quanto tempo si rimane indebitati
TANCosto nominale degli interessi
TAEGCosto complessivo annuo del credito
Totale dovutoQuanti euro saranno restituiti complessivamente
Costi accessoriIstruttoria, commissioni, polizze obbligatorie ecc.

Una volta messi questi numeri uno accanto all’altro, molte offerte che sembravano convenienti diventano molto più facili da interpretare.

Conclusione

Il TAEG è uno degli indicatori più utili quando si deve scegliere un finanziamento, perché permette di guardare oltre il semplice tasso di interesse. Il TAN indica principalmente il costo nominale degli interessi. Il TAEG cerca invece di rappresentare il costo totale del credito su base annua, includendo anche gli altri oneri rilevanti previsti dalla disciplina. Per questo un prestito con TAN inferiore può essere più costoso di uno con TAN superiore. Una rata più bassa può derivare soltanto da una durata più lunga. E persino un finanziamento pubblicizzato con “tasso zero” può avere un costo effettivo positivo se esistono commissioni obbligatorie. La domanda corretta non dovrebbe quindi essere: “Quanto è il tasso?” e nemmeno soltanto:

“Quanto pago al mese?” ma: “Quanto costa complessivamente ottenere questo credito, per quanto tempo dovrò pagarlo e la rata rimane sostenibile per il mio bilancio?” Il TAEG risponde soprattutto alla prima parte di questa domanda. Ed è proprio per questo che, quando si confrontano due prestiti realmente alternativi, dovrebbe essere uno dei primi numeri da guardare.

Nota: gli esempi numerici sono semplificati e hanno esclusivamente finalità divulgative. Il costo effettivo di un finanziamento dipende dalle condizioni contrattuali, dalla durata, dalle spese applicate e dalle modalità di rimborso.