Comprare oro sembra una decisione molto semplice: se credo che il metallo prezioso possa proteggere il patrimonio nei momenti di inflazione, crisi finanziaria o tensione geopolitica, compro oro e lo tengo. In realtà il problema arriva subito dopo, perché “comprare oro” può significare cose molto diverse. Posso acquistare una moneta o un lingotto, comprare uno strumento quotato che replica il prezzo dell’oro oppure valutare i prodotti statunitensi GLD e IAU (tenendo conto dei limiti di accesso per un cliente europeo). Un ETC può essere acquistato attraverso un broker, anche Revolut quando lo specifico titolo è disponibile. Tutte queste soluzioni permettono di ottenere esposizione all’oro, ma hanno costi, rischi e finalità differenti. La domanda quindi non è semplicemente se l’oro sia un buon investimento. La domanda più utile è: se voglio una certa percentuale di oro nel mio patrimonio, qual è il modo migliore per possederlo?
Prima distinzione: in Europa spesso non è realmente un ETF
Partiamo da una precisazione tecnica importante. Nel linguaggio comune si parla continuamente di “ETF sull’oro”, ma per un investitore europeo il prodotto che replica direttamente una singola commodity è normalmente un ETC, Exchange Traded Commodity, e non un ETF UCITS tradizionale. Gli ETF UCITS sono organismi di investimento collettivo soggetti a regole di diversificazione, mentre l’oro è un singolo sottostante. Per questo molti degli strumenti europei più conosciuti sono strutturati come titoli di debito garantiti da oro fisico. Un esempio è iShares Physical Gold ETC, ISIN IE00B4ND3602. Al 1° ottobre 2026 il prodotto dichiarava circa 286 tonnellate di oro in custodia, replica fisica e un costo annuo dello 0,12%. La disponibilità delle singole quotazioni e delle valute di negoziazione va controllata presso il proprio intermediario. BlackRock specifica inoltre chiaramente che il prodotto non è UCITS, pur essendo utilizzabile nell’ambito di portafogli compatibili con la normativa UCITS.
Questa distinzione non serve soltanto per essere pignoli con i nomi. Un ETF azionario tradizionale possiede azioni di società. Un ETC sull’oro è invece un’obbligazione dell’emittente il cui valore è collegato al metallo, spesso garantita da oro fisico conservato presso una banca depositaria. Per questo, quando compro un ETC, non sto semplicemente comprando una piccola pepita depositata a mio nome in cassaforte.
Comprare oro fisico significa possedere davvero il metallo
L’oro fisico è la forma più intuitiva di esposizione. Compro un lingotto oppure una moneta da investimento e quel metallo appartiene effettivamente a me. Non dipendo dal funzionamento di un broker per vedere il mio investimento, non possiedo un titolo emesso da una società finanziaria e, se lo custodisco personalmente, non esiste nemmeno un intermediario che debba riconoscermi il diritto economico sul metallo. È proprio questa caratteristica che rende l’oro fisico particolarmente interessante per chi considera l’oro non soltanto un investimento, ma una sorta di assicurazione patrimoniale contro scenari estremi. Se il mio obiettivo è possedere qualcosa che esiste fisicamente indipendentemente da un conto titoli, una piattaforma o un sistema finanziario, allora un ETC non è perfettamente equivalente a un lingotto. Ma questa indipendenza ha un prezzo. L’oro fisico deve essere comprato, custodito e successivamente rivenduto. E ognuno di questi passaggi genera costi.
Il primo grande costo dell’oro fisico è lo spread
Supponiamo che il prezzo teorico dell’oro sul mercato sia pari a 100 euro per una determinata quantità. Non significa necessariamente che io possa entrare in un negozio, comprarla a 100 e poi rivenderla un minuto dopo agli stessi 100. Il commerciante applicherà normalmente un prezzo di vendita superiore a quello al quale è disposto a riacquistare il metallo. La differenza tra le due quotazioni è lo spread; il sovrapprezzo rispetto al valore del metallo si chiama invece premio. Sono grandezze collegate, ma diverse. Il problema diventa particolarmente evidente con i piccoli tagli. Un lingotto da 1 grammo può avere un premio percentuale molto maggiore rispetto a un lingotto da 100 grammi oppure da un chilogrammo, perché produzione, confezionamento, certificazione e distribuzione hanno costi che devono essere ripartiti su un quantitativo molto più piccolo di metallo.
Questo significa che comprare piccoli lingotti periodicamente può sembrare una forma semplice di PAC (piano di accumulo) sull’oro, ma dal punto di vista dei costi può risultare molto meno efficiente rispetto all’acquisto di un ETC a basso costo. Una volta comprato l’oro fisico, nasce una domanda molto pratica: dove lo tengo? A casa significa assumersi direttamente il rischio di furto o perdita. Una cassaforte riduce il rischio ma ha comunque un costo. Una cassetta di sicurezza bancaria o un servizio di custodia professionale aggiunge invece un costo periodico e mantiene comunque una forma di dipendenza da un intermediario. È quindi troppo semplicistico dire che l’oro fisico non ha costi annui. Il lingotto in sé non applica un TER dello 0,12%, ma la sua custodia può costare molto più dello 0,12% all’anno, soprattutto quando l’importo posseduto non è elevato.
Su 100.000 euro di oro, uno 0,12% di costo annuo corrisponde a 120 euro. Una cassetta di sicurezza può essere perfettamente confrontabile con quella cifra. Su 5.000 euro di oro, invece, una spesa annuale di custodia relativamente modesta può incidere percentualmente molto di più.
Il grande vantaggio dell’ETC: efficienza
Passiamo all’altra soluzione. Con un ETC fisicamente garantito posso acquistare esposizione all’oro esattamente come acquisterei un’azione: apro il broker, inserisco l’ordine e compro il titolo. Un prodotto come iShares Physical Gold ETC segue il prezzo dell’oro attraverso metallo effettivamente detenuto in custodia e applica attualmente un TER (Total Expense Ratio, indicatore dei costi annui del prodotto) dello 0,12% annuo. Questo significa che, su 10.000 euro investiti, il costo teorico annuo del prodotto sarebbe nell’ordine di 12 euro, a cui aggiungere le eventuali commissioni del broker e lo spread denaro-lettera (differenza tra prezzo di acquisto e vendita). Lo scostamento complessivo dal prezzo dell’oro, chiamato tracking difference, riflette anche il costo del prodotto e non va automaticamente sommato una seconda volta.
Dal punto di vista operativo è difficilissimo per l’oro fisico competere con questa efficienza. Posso acquistare anche poche centinaia di euro, venderli rapidamente durante l’orario di mercato, effettuare acquisti periodici e non devo preoccuparmi personalmente di cassette di sicurezza, certificazioni o rivenditori. Se quindi vedo l’oro soprattutto come una componente finanziaria del portafoglio, secondo me l’ETC parte con un vantaggio molto forte.
Ma se compro un ETC possiedo l’oro?
Con l’oro fisico possiedo il lingotto. Con un ETC possiedo un titolo finanziario che mi attribuisce determinati diritti verso l’emittente e la cui struttura è garantita, nel caso degli ETC fisicamente collateralizzati, da oro conservato presso un custode. Nel caso dell’iShares Physical Gold ETC, per esempio, BlackRock dichiara una struttura a replica fisica con JPMorgan Chase Bank come depositaria. La presenza del metallo riduce significativamente il rischio rispetto a un semplice certificato non garantito, ma non rende la struttura identica alla proprietà diretta dell’oro. Rimangono una struttura giuridica, un emittente, un custode, mercati finanziari e procedure operative. Per un investitore normale questo rischio può essere perfettamente accettabile. Ma se compro oro proprio per proteggermi da uno scenario nel quale non mi fido più del sistema finanziario, affidare il 100% della mia esposizione all’oro a un titolo finanziario è in parte contraddittorio.
Gli ETC fisici non sono tutti uguali
Un altro errore frequente consiste nel cercare semplicemente “gold ETF” sul broker e comprare il primo risultato. Bisogna invece verificare almeno tipo di replica, garanzia, costo annuo, dimensione del prodotto, liquidità, valuta di negoziazione ed emittente. Personalmente, per una posizione strategica di lungo periodo, preferirei un prodotto semplice e fisicamente garantito rispetto a strumenti sintetici, con leva oppure inversi. Revolut stessa, nella documentazione dedicata agli ETC, distingue tra prodotti fisicamente garantiti e prodotti sintetici e avverte che questi ultimi introducono ulteriore rischio di controparte. Un ETC a leva 2x sull’oro non è semplicemente “oro che sale il doppio”. È un prodotto con una struttura completamente diversa, con ribilanciamento e effetto composto dei rendimenti giornalieri, e non lo considererei un sostituto dell’oro all’interno di un portafoglio di lungo periodo.
E se compro un ETC quotato in euro elimino il rischio dollaro?
Il prezzo internazionale dell’oro è normalmente espresso in dollari. Comprare un ETC denominato in euro non significa necessariamente eliminare il rapporto tra euro e dollaro. La valuta nella quale il titolo viene negoziato e il rischio valutario economico sono due cose diverse. Se compro in euro un ETC che replica semplicemente l’oro non coperto, il rendimento per un investitore europeo dipenderà sia dal prezzo dell’oro in dollari sia dall’andamento del cambio euro/dollaro. Esistono però ETC con copertura valutaria, come iShares Physical Gold EUR Hedged ETC. Questo prodotto utilizza una copertura sul cambio e presenta attualmente un TER dello 0,25%, quindi superiore allo 0,12% della versione non coperta. La copertura quindi esiste, ma non è gratuita. Il suo effetto economico dipende anche dal differenziale tra i tassi delle valute e dal rinnovo dei contratti: la sola differenza di TER non misura tutti i costi o benefici della copertura.
Gli “ETF americani”: GLD e IAU
Negli Stati Uniti i due nomi probabilmente più conosciuti sono SPDR Gold Shares (GLD) e iShares Gold Trust (IAU). GLD è un prodotto di grandi dimensioni e applica un expense ratio dello 0,40% annuo. Il suo obiettivo è replicare il prezzo dell’oro fisico al netto delle spese. IAU è più economico: iShares dichiara uno sponsor fee dello 0,25% . Anche questo strumento cerca di seguire il prezzo dell’oro fisico detenuto dal trust. A questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: perché dovrei pagare lo 0,25% su IAU o addirittura lo 0,40% su GLD quando in Europa posso comprare un ETC fisicamente garantito allo 0,12%? Per molti investitori europei, infatti, non c’è necessariamente un vantaggio.
GLD ha una liquidità eccezionale ed è uno strumento importantissimo per investitori istituzionali e trader, ma se il mio obiettivo è semplicemente detenere oro per dieci o vent’anni, una differenza annua di 0,28 punti percentuali tra 0,40% e 0,12% diventa significativa nel tempo. Inoltre esiste un altro problema: molti prodotti statunitensi non possono essere normalmente distribuiti direttamente agli investitori retail dell’Unione Europea perché la normativa PRIIPs richiede la disponibilità di un KID, Key Information Document, conforme alla disciplina europea. In assenza del KID, l’intermediario non può normalmente venderli al cliente retail europeo. Quindi vedere GLD su internet non significa automaticamente poterlo acquistare dal proprio conto europeo.
E l’oro di Revolut?
Qui bisogna fare una distinzione importante perché Revolut nel tempo ha offerto prodotti differenti. La funzione Commodities distinta dal conto titoli, con la quale si poteva acquistare direttamente esposizione a oro, argento, platino e palladio all’interno dell’app, non è più disponibile per i clienti italiani e tedeschi. Revolut specifica che non è più possibile effettuare nuovi acquisti o aumentare le vecchie posizioni e che le partecipazioni esistenti potevano essere liquidate entro il 15 giugno 2026. Quindi, a ottobre 2026, se sei un cliente italiano o tedesco non ha senso confrontare il vecchio “Gold” di Revolut con un lingotto come se fosse ancora un’alternativa acquistabile. Le commissioni di acquisto e vendita del servizio Commodities e il TER di un ETC non sono direttamente confrontabili: le prime si applicano alle operazioni, il secondo nel tempo. Per confrontare due alternative bisogna considerare insieme durata, frequenza degli acquisti, spread e tutti i costi del servizio. Le condizioni storiche di Commodities non vanno inoltre attribuite al conto titoli Revolut.
Una cosa era ottenere esposizione al metallo attraverso Commodities. Un’altra cosa è comprare un ETC sull’oro attraverso il conto investimenti Revolut. Revolut Securities Europe include infatti esplicitamente tra gli strumenti finanziari che può rendere disponibili sulla propria piattaforma ETF, ETN ed ETC, e specifica che gli ETC possono essere acquistati e venduti sul mercato come altri strumenti quotati. Quindi, se nell’app Revolut trovi oggi un prodotto come un ETC fisicamente garantito sull’oro, il confronto corretto non è più: oro fisico contro “oro Revolut”. Il confronto diventa: oro fisico contro ETC sull’oro comprato tramite Revolut oppure tramite qualsiasi altro broker. Revolut in questo caso è l’intermediario attraverso cui acquisti lo strumento. La sua documentazione contempla gli ETC, ma non dimostra che ogni ISIN citato in questo articolo sia disponibile per ogni cliente: il catalogo va verificato nell’app.
Dal punto di vista dell’oro sottostante, se stiamo parlando dello stesso ISIN, no. Se compro lo stesso iShares Physical Gold ETC attraverso Revolut, Fineco, Directa o un altro broker, il prodotto finanziario rimane lo stesso. Cambiano invece commissioni di negoziazione, spread effettivamente ottenuto, regime fiscale, disponibilità del titolo, gestione amministrativa e servizi offerti dal broker. Questo è un concetto importante perché a volte si tende a confrontare “Revolut” con “ETF” come se fossero due investimenti diversi. Revolut può essere semplicemente il broker che mi permette di acquistare l’ETC.
Oro fisico ed ETC non hanno esattamente lo stesso rischio
Se mettiamo tutto insieme, possiamo vedere che le due alternative risolvono problemi differenti. Con l’oro fisico assumo soprattutto rischio di custodia, furto, autenticità e costi di negoziazione. Con l’ETC elimino quasi completamente questi problemi operativi personali, ma introduco rischio dell’emittente, del custode, della struttura giuridica e del funzionamento dei mercati finanziari. Nel caso di un grande ETC fisicamente garantito questi rischi possono essere molto contenuti, ma non diventano zero. Per questo non considero necessariamente assurda una soluzione mista.
Il problema fiscale dell’oro fisico in Italia
Per un residente fiscale italiano esiste poi una differenza che non dovrebbe essere ignorata. Le plusvalenze realizzate sulla cessione di metalli preziosi allo stato grezzo o monetato, categoria nella quale rientra normalmente l’oro da investimento fisico, rientrano tra i redditi diversi di natura finanziaria previsti dall’articolo 67 del TUIR. Il punto più importante riguarda la documentazione del prezzo di acquisto. Dal 2024 la disciplina è diventata molto meno favorevole per chi non è in grado di dimostrare quanto aveva pagato il metallo. In precedenza, in assenza del costo documentato, la plusvalenza veniva convenzionalmente considerata pari al 25% del prezzo di vendita. L’articolo 1, comma 92, lettera c), della legge 213/2023 ha modificato l’articolo 68, comma 7, lettera d), del TUIR: senza documentazione del costo, la plusvalenza viene determinata assumendo sostanzialmente l’intero corrispettivo di cessione.
Questo rende importantissimo conservare fattura, ricevuta e documentazione dell’acquisto. Se compro oggi un lingotto per 5.000 euro e tra quindici anni lo vendo per 8.000, devo poter dimostrare quei 5.000 euro di costo. Perdere la documentazione può avere conseguenze fiscali molto pesanti.
E con ETC ed ETF?
Anche i guadagni realizzati su strumenti finanziari come ETC ed ETF sono normalmente soggetti, per una persona fisica residente in Italia al di fuori dell’attività d’impresa, alla tassazione sui redditi finanziari, che nei casi ordinari qui considerati è pari al 26%. L’Agenzia delle Entrate conferma l’aliquota del 26% sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi finanziari previsti dall’articolo 67 del TUIR. La fiscalità concreta degli ETC può però dipendere dalla struttura dello strumento e dal regime adottato presso l’intermediario, quindi non utilizzerei l’etichetta “ETF oro” per dedurre automaticamente il trattamento fiscale senza verificare l’ISIN specifico. C’è inoltre una differenza pratica enorme tra utilizzare un broker italiano in regime amministrato, che calcola e versa normalmente le imposte per conto del cliente, e utilizzare un intermediario estero o un servizio che richiede di occuparsi personalmente della dichiarazione fiscale.
Oro fisico contro ETC: facciamo un confronto
| Aspetto | Oro fisico | ETC fisico sull’oro |
|---|---|---|
| Proprietà diretta del metallo | Sì | No |
| Custodia del metallo | Personale o affidata a terzi | Organizzata nella struttura del prodotto |
| Rischio furto | Sì | Praticamente eliminato per l’investitore |
| Rischio emittente/struttura | No, se posseduto direttamente | Sì, anche se mitigato dalla garanzia fisica |
| Costi annuali espliciti | Nessun TER | Generalmente molto bassi |
| Spread acquisto/vendita | Può essere elevato | Generalmente contenuto sui prodotti liquidi |
| Liquidità | Dipende dal rivenditore | Dipende dal prodotto e dalle condizioni di mercato |
| Acquisti piccoli e periodici | Poco efficienti | Molto semplici |
| Necessità di documentare il costo | Molto importante | Da conservare anche nei trasferimenti tra broker |
| Accesso in scenari estremi | Possesso materiale, ma spendibilità e sicurezza non garantite | Dipende anche da mercati e intermediari |
| Semplicità gestionale | Bassa | Alta |
Ed è proprio questa tabella a mostrare perché non esiste una risposta universalmente corretta.
Quando sceglierei l’oro fisico
Per me l’oro fisico ha particolarmente senso quando l’obiettivo non è soltanto finanziario. Se considero una piccola parte dell’oro come riserva patrimoniale fuori dal sistema finanziario, allora possedere materialmente alcune monete o lingotti può avere una logica precisa. In quel caso però eviterei di acquistare continuamente tagli minuscoli con premi molto elevati. Preferirei prodotti standardizzati, facilmente riconoscibili e facilmente rivendibili, acquistati da operatori affidabili, conservando scrupolosamente tutta la documentazione. Il vantaggio dell’oro fisico non è quello di essere l’investimento più efficiente. Il vantaggio è proprio essere fisico. Se quella caratteristica non mi interessa, perde una parte importante del motivo per cui dovrei accettarne i maggiori costi operativi.
Quando sceglierei un ETC
Se invece voglio semplicemente che il 5%, 10% o un’altra percentuale del portafoglio segua il prezzo dell’oro, utilizzerei molto più facilmente un ETC fisicamente garantito, grande, liquido e con costi bassi. Posso riequilibrare il portafoglio con un clic, investire piccole somme, evitare problemi di custodia e mantenere costi annui molto bassi. Per un portafoglio finanziario costruito con azioni, obbligazioni e liquidità, questa soluzione è generalmente molto più semplice da amministrare. Se fossi un investitore statunitense il confronto sarebbe più aperto. Per un investitore retail europeo, invece, personalmente non vedrei un motivo particolare per inseguire GLD soltanto perché è il prodotto più famoso al mondo. Ha una liquidità straordinaria, ma un costo dello 0,40% è significativamente superiore rispetto a diversi ETC europei fisicamente garantiti. IAU costa meno, 0,25%, ma rimane anch’esso più costoso di prodotti europei che oggi si trovano intorno allo 0,12%. A questo si aggiungono le limitazioni PRIIPs per i clienti retail europei. Il fatto che un prodotto americano sia enorme e famoso non significa automaticamente che sia la scelta migliore per un residente italiano.
E quello acquistabile tramite Revolut?
Qui la risposta dipende dal prodotto specifico. Non sceglierei un ETC semplicemente perché compare nell’app Revolut. Guarderei l’ISIN e controllerei esattamente cosa sto acquistando. Verificherei soprattutto questi aspetti:
- Replica e garanzie: capire se il prodotto è fisicamente garantito o sintetico e leggere le condizioni della garanzia.
- Leva: distinguere gli strumenti semplici da quelli a leva o inversi.
- Costi complessivi: TER, commissioni del broker, spread ed eventuale cambio valuta.
- Struttura e liquidità: emittente, custode, dimensione, negoziazione e modalità di rimborso.
- Documentazione e fisco: KID, prospetto, ISIN e regime fiscale applicabile.
Se Revolut mi offre un prodotto con queste caratteristiche e il costo di negoziazione è competitivo, utilizzarlo può essere perfettamente ragionevole. Ma la frase corretta sarebbe: “Ho comprato un ETC sull’oro tramite Revolut.” Non: “Ho comprato oro da Revolut.” Sono economicamente due cose diverse.
E se volessi entrambe le cose?
Secondo me questa è una delle soluzioni più razionali per chi attribuisce all’oro due funzioni contemporaneamente. Immaginiamo di voler tenere il 10% del patrimonio in oro. Potrei decidere, per esempio, di detenere: 2% in oro fisico, come componente realmente fuori dal sistema finanziario; 8% attraverso un ETC fisicamente garantito, per mantenere efficienza, liquidità e facilità di ribilanciamento. Non sto dicendo che queste percentuali siano corrette per tutti. Servono soltanto a mostrare che non è obbligatorio scegliere tra i due estremi. L’oro fisico può svolgere la funzione assicurativa. L’ETC può svolgere la funzione finanziaria.
L’oro però non produce nulla
Prima di decidere come comprare oro bisogna ricordare anche il limite principale dell’asset stesso. Un’azione rappresenta una partecipazione in un’azienda che può produrre utili. Un’obbligazione produce interessi. Un immobile può produrre un affitto. L’oro detenuto direttamente non produce flussi di cassa. Il rendimento dipende essenzialmente dal fatto che in futuro qualcuno sia disposto a pagarlo più di quanto lo abbiamo pagato noi, oltre all’effetto dei cambi per un investitore europeo. Questo non significa che l’oro sia inutile. Può avere caratteristiche di diversificazione molto interessanti e comportarsi bene in determinate fasi economiche. Significa però che personalmente non trasformerei l’oro nella componente dominante di un patrimonio soltanto perché negli ultimi anni il prezzo è aumentato.
Quale soluzione sceglierei
Se il mio obiettivo fosse ottenere esposizione finanziaria all’oro con costi contenuti e facilità di negoziazione, prenderei in considerazione soprattutto un ETC fisicamente garantito, dopo averne letto la documentazione. Se invece volessi possedere direttamente una riserva materiale, valuterei monete o lingotti, accettando costi di acquisto, custodia e rivendita. Il possesso fisico non garantisce però protezione in ogni crisi: l’oro può perdere valore e, in situazioni estreme, anche venderlo o utilizzarlo può essere difficile. Una soluzione mista può rispondere a finalità differenti, senza rendere automaticamente adatta a tutti una determinata percentuale di portafoglio. Per un cliente europeo non sceglierei GLD soltanto per la sua notorietà, né un ETC soltanto perché compare su Revolut. Contano lo strumento preciso, i diritti che attribuisce e il costo complessivo per il proprio modo di investire. Lo stesso oro può essere detenuto attraverso strutture molto diverse: il rendimento lordo può dipendere da un sottostante simile, ma il risultato netto e l’accessibilità del patrimonio cambiano. Prima di chiedermi quale alternativa renda di più, chiarirei quindi perché voglio possedere oro e quale compromesso accetto tra autonomia, praticità e rischi.
Dati e documentazione consultati il 4 ottobre 2026. Costi, disponibilità dei prodotti e condizioni degli intermediari possono cambiare; le percentuali di portafoglio e i calcoli riportati sono esempi illustrativi.