Quando una persona dispone di un capitale da investire si trova spesso davanti a una scelta: investire tutto subito oppure distribuire gli acquisti nel tempo attraverso un PAC? La domanda sembra semplice, ma in realtà mette insieme due problemi differenti. Da un lato c'è il problema finanziario di quanto tempo lasciare il capitale investito; dall'altro c'è quello psicologico di entrare sul mercato in un momento sfavorevole e vedere il proprio investimento scendere subito dopo.
Per questo PAC e investimento immediato non dovrebbero essere trattati come due strategie in competizione assoluta. Possono essere entrambi razionali, ma rispondono a esigenze diverse. Banca d'Italia distingue infatti il PIC, Piano di investimento di capitale, in cui il capitale viene investito in un'unica soluzione, dal PAC, Piano di accumulo del capitale, nel quale gli investimenti vengono effettuati progressivamente a scadenze prefissate. Sottolinea inoltre che i rischi dipendono innanzitutto dagli strumenti acquistati: un PAC azionario rimane un investimento azionario e non diventa prudente soltanto perché gli acquisti sono distribuiti nel tempo.
Prima distinzione: avere già il capitale o costruirlo nel tempo?
Questa è probabilmente la distinzione più importante dell'intero confronto. Immaginiamo due persone. La prima dispone oggi di 60.000 euro già destinati a un investimento di lungo periodo. La seconda non possiede 60.000 euro, ma può risparmiare 500 euro al mese dallo stipendio. Entrambe potrebbero dire di voler utilizzare un PAC, ma finanziariamente si trovano davanti a problemi completamente diversi.
Per la seconda persona il PAC non rappresenta necessariamente una scelta tra investire oggi o domani: semplicemente il capitale futuro non esiste ancora. Ogni mese vengono investiti i nuovi risparmi disponibili. In questo caso il piano di accumulo è soprattutto uno strumento organizzativo che permette di trasformare il risparmio periodico in investimento periodico.
La prima persona, invece, possiede già tutto il capitale. Decidere di investirne 5.000 euro al mese per dodici mesi significa mantenere volontariamente una parte del denaro fuori dal mercato durante quel periodo. È qui che nasce il vero confronto tra investimento immediato e ingresso graduale.
Confondere queste due situazioni porta spesso a conclusioni sbagliate.
Che cos'è un PAC
Un PAC consiste nell'investire somme a intervalli regolari, per esempio ogni mese o ogni trimestre. Banca d'Italia lo descrive come un investimento «a rate»: invece di versare l'intero capitale in una volta, si effettuano più investimenti nel corso del tempo.
Immaginiamo di investire 500 euro ogni mese per dieci anni. In assenza di rendimenti avremmo versato complessivamente:
Il risultato finale dell'investimento dipenderà poi dal comportamento degli strumenti acquistati durante quei dieci anni. Poiché ogni rata viene investita a un prezzo differente, nei periodi in cui il mercato è più basso con gli stessi 500 euro vengono acquistate più quote, mentre quando i prezzi sono elevati ne vengono acquistate meno.
Questo porta a un prezzo medio di acquisto distribuito nel tempo.
Il PAC riduce il rischio di investire tutto nel momento peggiore
Uno dei principali vantaggi del PAC è proprio la diversificazione temporale. Banca d'Italia osserva che investire in momenti differenti riduce il rischio di collocare l'intero capitale proprio quando i prezzi sono particolarmente elevati: gli acquisti vengono effettuati a prezzi diversi e il costo medio finale deriva dall'insieme di questi ingressi.
Supponiamo di avere 12.000 euro e di decidere di investirne 1.000 al mese. Se subito dopo il primo acquisto il mercato perde il 20%, soltanto una piccola parte del capitale complessivo sarà stata investita prima della discesa. Le rate successive acquisteranno invece quote a prezzi inferiori.
Se avessimo investito tutti i 12.000 euro il giorno prima della discesa, l'intero capitale sarebbe stato immediatamente esposto al ribasso.
Questo non significa che il PAC impedisca le perdite. Se il mercato continua a scendere per anni, anche il piano può risultare in perdita. Significa soltanto che riduce la dipendenza dal prezzo di ingresso di una singola giornata.
Ma ridurre il rischio di ingresso ha un costo
Se il capitale è già disponibile, investire gradualmente significa che una parte rimane fuori dal mercato. Se durante quel periodo i mercati salgono, il denaro non ancora investito non beneficia di quella crescita.
Banca d'Italia evidenzia precisamente questo svantaggio: quando si possiedono già i risparmi da investire, diluire l'ingresso significa lasciare per un certo periodo una quota del capitale sul conto o in strumenti generalmente meno remunerativi.
Facciamo un esempio molto semplificato. Una persona dispone di 24.000 euro e può scegliere tra investirli immediatamente oppure investirne 2.000 al mese per dodici mesi. Se il mercato aumentasse progressivamente durante tutto l'anno, chi ha investito immediatamente avrebbe avuto l'intero capitale esposto alla crescita fin dall'inizio. Chi ha utilizzato il PAC avrebbe invece investito gli ultimi 2.000 euro soltanto alla fine dell'anno, perdendo quasi tutto il rialzo su quella parte.
Il PAC quindi protegge maggiormente da un ingresso immediatamente seguito da una discesa, ma penalizza rispetto all'investimento immediato quando il mercato cresce durante il periodo di accumulo.
Non esiste un modo per ottenere contemporaneamente entrambi i vantaggi.
Investire subito significa massimizzare il tempo nel mercato
Se un capitale è destinato a un investimento di lungo periodo e viene investito subito, ogni euro inizia immediatamente il proprio periodo di capitalizzazione. Questo si collega direttamente al concetto di interesse composto: più a lungo un capitale rimane investito e i rendimenti vengono reinvestiti, maggiore è il tempo a disposizione perché i rendimenti producano altri rendimenti.
Investire progressivamente un capitale già disponibile significa invece che alcune somme avranno meno tempo per capitalizzare.
Supponiamo, per esempio, che 12.000 euro siano disponibili il 1° gennaio. Con un investimento immediato l'intera somma rimane investita per dodici mesi. Con un PAC di 1.000 euro al mese, la prima rata resta investita quasi un anno, ma l'ultima entra nel mercato soltanto a dicembre.
Mediamente il capitale è quindi esposto al mercato per un periodo inferiore.
Questo è il vero vantaggio strutturale dell'investimento immediato: maggiore tempo di permanenza del capitale nell'investimento. Non significa che produrrà certamente un risultato migliore in ogni periodo, perché un ribasso immediatamente successivo potrebbe favorire il PAC. Significa semplicemente che, se l'investimento ha un rendimento atteso positivo nel lungo periodo, ritardare volontariamente parte dell'ingresso comporta una rinuncia a una parte di quell'esposizione attesa.
Il PAC risolve anche un problema psicologico
La finanza personale non è fatta soltanto di rendimento atteso. È fatta anche di persone che possono avere paura, cambiare idea o vendere durante una crisi.
Banca d'Italia indica infatti tra i vantaggi del PAC anche due aspetti comportamentali: automatizzare il piano può ridurre la probabilità che paura ed euforia influenzino continuamente le decisioni e può funzionare come una forma di risparmio disciplinato.
Questo può essere molto importante. Immaginiamo una persona con 50.000 euro che, razionalmente, vorrebbe investirli per vent'anni ma sa che una perdita del 20% nelle prime settimane la porterebbe probabilmente a vendere tutto. Da un punto di vista puramente teorico potrebbe avere senso investire subito, ma una strategia perfetta sulla carta diventa inutile se l'investitore non riesce a mantenerla.
Distribuire gli ingressi in sei o dodici mesi potrebbe ridurre l'ansia iniziale e rendere psicologicamente più tollerabile l'investimento. In questo caso il PAC non serve soltanto a modificare il prezzo medio di acquisto: serve a costruire una strategia che l'investitore riesca davvero a seguire.
Il rischio comportamentale è un rischio reale
Supponiamo che una persona investa tutto il capitale e il giorno successivo il mercato perda il 10%. Razionalmente, se l'orizzonte è ventennale e nulla è cambiato negli obiettivi, quella perdita iniziale non dovrebbe necessariamente modificare la strategia. Psicologicamente, però, può essere molto difficile vedere decine di migliaia di euro diminuire subito dopo aver preso una decisione importante.
Potrebbe nascere la sensazione di aver scelto «il momento sbagliato», con la tentazione di vendere e aspettare una situazione migliore.
Ma quando sarebbe il momento migliore?
Dopo un'altra discesa del 10%? Dopo il recupero? Quando le notizie economiche saranno positive? Quando i tassi scenderanno?
Il tentativo di trovare il momento perfetto può facilmente trasformarsi in market timing, cioè nel tentativo di prevedere i movimenti di breve periodo dei mercati. Il PAC elimina almeno in parte questa decisione: si stabiliscono in anticipo importo e frequenza degli acquisti e si prosegue indipendentemente dai movimenti quotidiani.
Il PAC non garantisce un prezzo migliore
Dire che il PAC consente di acquistare «a prezzi medi» viene talvolta trasformato nell'affermazione secondo cui permetterebbe automaticamente di comprare a prezzi migliori.
Non è corretto.
Se il mercato scende durante tutto il periodo di accumulo, le rate successive verranno effettivamente acquistate a prezzi più bassi rispetto alle prime. Ma se il mercato sale progressivamente, ogni rata successiva verrà acquistata a un prezzo più alto.
Immaginiamo un investimento che passi da un prezzo di 100 a 110, poi 120, 130 e 140. Un PAC acquisterà progressivamente a tutti questi prezzi. L'investimento immediato avrebbe invece acquistato tutto a 100.
Al contrario, se il prezzo passasse da 100 a 90, 80, 70 e 60, il PAC beneficerebbe progressivamente dei prezzi più bassi, mentre l'investimento immediato sarebbe entrato interamente a 100.
Il PAC non elimina quindi il rischio di mercato e non garantisce un rendimento superiore. Distribuisce il rischio relativo al momento di ingresso.
Un PAC azionario rimane azionario
Questo punto è particolarmente importante. Un PAC viene talvolta percepito come una modalità prudente di investimento, ma il livello di rischio dipende principalmente dagli strumenti acquistati.
Banca d'Italia chiarisce che PIC e PAC possono essere utilizzati sugli stessi strumenti e che rischi e rendimenti attesi derivano soprattutto dal sottostante. Un PAC investito interamente in azioni può essere molto più rischioso di un investimento immediato in strumenti obbligazionari a breve termine.
La scelta tra PAC e investimento immediato viene quindi dopo la scelta dell'asset allocation.
Prima bisogna chiedersi: che cosa sto comprando? Azioni? Obbligazioni? Un portafoglio misto? Con quale orizzonte temporale e con quale capacità di sopportare perdite?
Soltanto successivamente ha senso decidere come distribuire gli acquisti.
Attenzione ai costi dei PAC
Il fatto di effettuare molti acquisti può aumentare i costi. Banca d'Italia richiama l'attenzione sia sui costi fissi associati alle singole rate sia sulle eventuali commissioni di ingresso dei PAC, che in alcuni prodotti possono persino essere concentrate nelle prime rate. In questo caso interrompere anticipatamente il piano può rendere molto pesante il costo sostenuto rispetto al capitale effettivamente investito.
Il problema può emergere anche con un semplice PAC autonomo su ETF.
Supponiamo che il broker applichi 5 euro per ogni acquisto. Con una rata mensile di 100 euro si pagherebbe:
solo per effettuare l'operazione.
Su una rata da 1.000 euro lo stesso costo rappresenterebbe invece lo 0,5%.
Il costo della singola operazione deve quindi essere valutato in rapporto all'importo investito. Molti intermediari offrono PAC automatici a costi molto bassi o nulli su determinati strumenti, ma le condizioni devono essere controllate caso per caso.
PAC automatico e prodotto PAC non sono necessariamente la stessa cosa
È utile distinguere un'altra cosa. «Fare un PAC» può significare semplicemente acquistare autonomamente ogni mese lo stesso ETF o lo stesso portafoglio. Ma può anche significare sottoscrivere uno specifico prodotto finanziario venduto da una banca o da un intermediario con un proprio piano contrattuale e una propria struttura commissionale.
Nel secondo caso bisogna leggere attentamente la documentazione. Banca d'Italia evidenzia che alcuni PAC possono prevedere costi di apertura, commissioni sulle rate e commissioni di ingresso, oltre naturalmente alle normali commissioni di gestione del prodotto sottostante.
Quindi il vantaggio della disciplina del PAC non deve diventare una giustificazione per ignorarne i costi.
Il PAC è particolarmente naturale quando si investe lo stipendio
Torniamo alla persona che guadagna ogni mese e vuole destinare una quota del reddito agli investimenti. In questo caso non esiste un capitale iniziale da confrontare con l'investimento immediato.
Se ogni mese vengono risparmiati 300 euro, investire quei 300 euro appena disponibili significa semplicemente investire il capitale quando nasce.
Aspettare dodici mesi per accumulare 3.600 euro e investirli in un'unica soluzione significherebbe invece mantenere volontariamente le prime rate ferme per diversi mesi.
In questa situazione il PAC può essere considerato quasi una conseguenza naturale del modo in cui viene prodotto il risparmio: reddito mensile, risparmio mensile, investimento mensile.
È molto diverso dal possedere già 100.000 euro e decidere di distribuirne l'ingresso in trenta rate.
E se ricevo improvvisamente una grande somma?
Il problema diventa interessante quando il capitale arriva tutto insieme. Può accadere dopo la vendita di un immobile, un'eredità, una liquidazione o semplicemente dopo molti anni di risparmio tenuto in liquidità.
Supponiamo di ricevere 100.000 euro che non serviranno per almeno quindici anni. Le alternative estreme potrebbero essere:
investire tutti i 100.000 euro immediatamente, oppure investire 5.000 euro al mese per venti mesi.
La prima scelta espone immediatamente tutto il patrimonio al mercato. La seconda riduce fortemente il rischio di concentrare l'ingresso in una singola data, ma mantiene per molti mesi una quota molto significativa del capitale fuori dall'investimento.
Esistono naturalmente infinite soluzioni intermedie: dividere il capitale in tre, sei o dodici ingressi, oppure investire subito una parte e distribuire la restante.
Non esiste una durata di PAC universalmente corretta. Più il periodo di ingresso viene allungato, più diminuisce la dipendenza dal prezzo iniziale, ma aumenta il tempo durante il quale parte del capitale rimane fuori dal mercato.
La scelta dipende anche dalla dimensione psicologica della perdita
Immaginiamo due persone entrambe con 100.000 euro.
La prima considera perfettamente tollerabile vedere temporaneamente il patrimonio scendere a 75.000 euro perché ha un orizzonte molto lungo, un fondo di emergenza separato e comprende la volatilità del proprio investimento.
La seconda, pur avendo lo stesso patrimonio e lo stesso orizzonte temporale teorico, sa che davanti a una perdita di 25.000 euro entrerebbe probabilmente nel panico.
Matematicamente possono sembrare identiche. Finanziariamente non lo sono.
Una strategia che ignora completamente il comportamento dell'investitore può fallire anche se era teoricamente efficiente.
Il PAC può quindi essere utilizzato come strumento di gestione del rischio comportamentale, purché non venga confuso con una garanzia contro le perdite.
Attenzione a non prolungare il PAC all'infinito
Esiste però anche il rischio opposto. Una persona potrebbe avere paura di investire tutto e iniziare un PAC, poi continuare a rimandare perché ogni mese trova un nuovo motivo per temere una correzione.
In questo modo il piano di ingresso può trasformarsi semplicemente in una forma di market timing mascherato.
Se si sceglie di distribuire un capitale già disponibile, è utile stabilire prima durata, frequenza e importi. Per esempio: dodici ingressi mensili identici, indipendentemente da ciò che farà il mercato.
Altrimenti si rischia di investire quando i mercati salgono perché si teme di «perdere il treno» e interrompere il piano quando scendono proprio nel momento in cui le rate acquistano a prezzi inferiori.
PAC e investimento immediato possono convivere
Le due strategie non devono necessariamente essere alternative.
Una persona può, per esempio, investire immediatamente il 50% del capitale e distribuire il restante 50% nei successivi sei mesi. Oppure può investire subito il capitale destinato agli strumenti meno volatili e distribuire progressivamente l'ingresso nella componente azionaria.
Non esiste una particolare superiorità matematica di queste soluzioni ibride: servono soprattutto a trovare un equilibrio tra esposizione immediata e gestione del rischio percepito.
L'importante è che la struttura abbia una logica definita in anticipo e non venga continuamente modificata in base alle notizie.
Il problema fondamentale rimane ciò che si compra
Come nel caso degli ETF, concentrarsi esclusivamente sulla modalità di ingresso può far perdere di vista la domanda più importante.
Un PAC di dieci anni su un investimento estremamente concentrato rimane un investimento estremamente concentrato. Un ingresso immediato in un portafoglio ampiamente diversificato può invece avere un rischio molto differente.
La scelta principale resta quindi:
Solo dopo arriva:
PAC oppure investimento immediato?
Banca d'Italia sottolinea espressamente questo ordine logico: prima va valutato il tipo di investimento e solo successivamente la modalità con cui effettuare i versamenti.
Un esempio completo
Immaginiamo una persona di 30 anni con 30.000 euro destinati a un investimento di almeno vent'anni e con un fondo di emergenza già separato.
Può scegliere di investire i 30.000 euro subito oppure 2.500 euro al mese per dodici mesi.
Se durante quell'anno il mercato sale in modo consistente, l'investimento immediato beneficerà della crescita sull'intero capitale. Il PAC entrerà progressivamente a prezzi sempre più elevati e tenderà quindi a ottenere un risultato inferiore.
Se invece il mercato perde molto nei primi mesi, il PIC subirà immediatamente la perdita sull'intero capitale, mentre il PAC utilizzerà gran parte delle rate successive per comprare a prezzi inferiori.
Nessuno conosce in anticipo quale dei due scenari si verificherà.
La scelta quindi non può basarsi sulla capacità di prevedere il prossimo movimento di mercato. Deve basarsi sulla struttura dell'investimento e sulla capacità dell'investitore di sopportare le diverse conseguenze.
Conclusione
PAC e investimento immediato rispondono a problemi differenti.
Se il capitale non esiste ancora e viene prodotto progressivamente attraverso il risparmio mensile, il PAC è spesso semplicemente il modo naturale di investire ogni nuova somma disponibile.
Se invece il capitale è già disponibile, la scelta diventa più complessa. Investire immediatamente massimizza il tempo durante il quale il capitale rimane esposto al mercato. Distribuire gli ingressi riduce invece il rischio di investire tutto in una data particolarmente sfavorevole e può rendere psicologicamente più facile mantenere la strategia.
Il PAC non garantisce rendimenti migliori e non elimina le perdite. L'investimento immediato non garantisce di entrare in un momento favorevole.
Per questo la domanda corretta non è:
«PAC o investimento immediato: quale rende di più?»
ma piuttosto:
«Il capitale è già disponibile? Quanto rischio posso sopportare? Quanto mi preoccupa una perdita subito dopo l'ingresso? E quale strategia riuscirei realmente a mantenere senza modificarla alla prima oscillazione del mercato?»
La modalità di ingresso è importante. Ma rimane secondaria rispetto alla scelta degli strumenti, alla diversificazione, ai costi e all'orizzonte temporale.
Perché un buon PAC applicato a un investimento sbagliato rimane un investimento sbagliato.