Quanto patrimonio dovrebbe avere una persona a 30, 40 o 50 anni?

Online si trovano spesso regole costruite sul mercato statunitense: un certo multiplo dello stipendio entro i 30 anni, tre volte il reddito entro i 40, sei volte entro i 50 e così via. Applicare automaticamente questi parametri all’Italia, però, rischia di essere fuorviante.

Il mercato del lavoro, la dinamica dei salari, il sistema previdenziale e soprattutto la composizione della ricchezza delle famiglie italiane sono molto diversi da quelli statunitensi.

Per capire quale sia effettivamente la situazione italiana è quindi più utile partire dai dati dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane della Banca d’Italia, che analizza reddito, risparmio, indebitamento e patrimonio. L’ultima indagine disponibile riguarda il 2022 e si basa su oltre 9.500 nuclei familiari.

Prima di parlare di patrimonio: il problema dei salari italiani

Il punto di partenza è il particolare andamento delle retribuzioni italiane negli ultimi decenni.

Secondo i dati richiamati dall’INAPP sulla base delle statistiche OCSE, tra il 1990 e il 2020 il salario medio annuo reale in Italia è diminuito del 2,9%. Nello stesso periodo è aumentato del 33,7% in Germania e del 31,1% in Francia.

L’Italia rappresenta quindi un caso anomalo all’interno dell’area OCSE: nell’arco di trent’anni il potere d’acquisto della retribuzione media annuale non è cresciuto, ma si è leggermente ridotto. Questo elemento è importante quando si confrontano i patrimoni accumulati dalle diverse generazioni o quando si importano dall’estero regole del tipo «a 30 anni devi avere già un anno di stipendio investito».

Patrimonio e attività finanziarie: i numeri di Banca d’Italia

Le tavole della Banca d’Italia permettono di osservare la ricchezza mediana delle famiglie in funzione dell’età della persona di riferimento.

La mediana non è la media: significa che il 50% delle famiglie si trova sopra quel valore e il restante 50% sotto. È particolarmente utile nello studio della ricchezza perché evita che pochi patrimoni estremamente elevati alterino eccessivamente il risultato.

Età della persona di riferimentoImmobiliAttività finanziarieRicchezza netta
Fino a 34 anni75.000 €5.000 €48.005 €
35–44 anni120.000 €8.500 €114.000 €
45–54 anni147.500 €9.995 €150.000 €
55–64 anni160.000 €11.858 €190.616 €
Oltre 64 anni140.000 €10.000 €163.115 €

Come leggere la tabella. I valori sono mediane calcolate separatamente. Non devono essere sommati o sottratti come se rappresentassero il bilancio della stessa identica “famiglia tipo”. Le classi riguardano l’età della persona di riferimento del nucleo, non il patrimonio individuale di ogni italiano di quell’età.

Il dato più interessante è la forte differenza tra ricchezza netta complessiva e attività finanziarie. Il patrimonio degli italiani è infatti fortemente concentrato negli immobili.

Fino a 34 anni: 48.005 euro di ricchezza netta

Per le famiglie in cui la persona di riferimento ha fino a 34 anni, la ricchezza netta mediana è pari a 48.005 euro. Le attività finanziarie mediane, però, sono solamente 5.000 euro.

Avere un patrimonio complessivo vicino ai 50.000 euro non equivale quindi ad avere 50.000 euro immediatamente disponibili. Una parte importante della ricchezza può essere rappresentata dall’abitazione o da altre attività reali. Inoltre, i 5.000 euro di attività finanziarie non sono necessariamente tutti denaro liquido sul conto corrente: nella classificazione rientrano depositi e diverse tipologie di strumenti finanziari.

Per avere un semplice ordine di grandezza, l’ISTAT rileva che nel 2024 la spesa mensile mediana di una famiglia italiana è stata di 2.240 euro. Confrontando, solo a titolo indicativo, questa cifra con 5.000 euro di attività finanziarie, si ottiene l’equivalente di poco più di due mesi di spesa familiare. I due dati appartengono però ad anni diversi e il confronto non è un indicatore statistico ufficiale.

Tra 35 e 44 anni: cresce il patrimonio, ma anche il peso della casa

Tra i 35 e i 44 anni la ricchezza netta mediana sale a 114.000 euro, mentre il valore mediano degli immobili raggiunge i 120.000 euro. Le attività finanziarie mediane sono invece pari a 8.500 euro.

È una fascia nella quale l’acquisto dell’abitazione e il ricorso al mutuo assumono un peso rilevante. Il fatto che il valore mediano dell’immobile sia superiore alla ricchezza netta non è una contraddizione: la ricchezza netta considera anche le passività finanziarie, come il debito residuo del mutuo. Inoltre, i due valori mediani sono calcolati separatamente.

Prendendo ancora come semplice termine di confronto i 2.240 euro di spesa mensile mediana rilevati dall’ISTAT nel 2024, 8.500 euro corrispondono a circa 3,8 mesi di spesa.

Il problema della capacità di accumulare risparmio emerge anche da un altro dato: nel 2022 più della metà delle famiglie italiane ha registrato un risparmio nullo. Tra quelle appartenenti al quinto più povero della distribuzione del reddito, la quota sale al 70%.

Tra 45 e 54 anni: 150.000 euro di patrimonio, ma meno di 10.000 di attività finanziarie

Nella fascia tra i 45 e i 54 anni la ricchezza netta mediana raggiunge 150.000 euro. Le attività finanziarie mediane ammontano però a 9.995 euro, mentre il valore mediano degli immobili è pari a 147.500 euro.

Anche in questa fase emerge una caratteristica strutturale della ricchezza italiana: il patrimonio complessivo può essere significativo, ma una quota elevata rimane concentrata nelle attività reali e soprattutto nell’abitazione. Utilizzando sempre la spesa mediana ISTAT come puro parametro comparativo, 9.995 euro equivalgono a circa quattro mesi e mezzo di consumi familiari.

La partecipazione diretta ai mercati finanziari rimane inoltre relativamente contenuta. Questo non significa che le altre famiglie siano prive di attività finanziarie: depositi bancari e altre forme di risparmio rientrano infatti nella categoria.

Dopo i 55 anni il patrimonio raggiunge il livello più elevato

La ricchezza netta mediana raggiunge il massimo nella fascia 55–64 anni, con circa 190.616 euro. Le attività finanziarie mediane rimangono però relativamente contenute, a 11.858 euro.

Tra gli over 64 il patrimonio netto mediano scende a 163.115 euro, mentre le attività finanziarie si attestano attorno ai 10.000 euro. La progressione del patrimonio con l’età è quindi evidente, ma non è accompagnata da una crescita altrettanto forte della componente finanziaria.

Quanto bisognerebbe quindi avere da parte?

Qui è necessaria una distinzione fondamentale. I valori di Banca d’Italia non rappresentano obiettivi finanziari. Dire che la famiglia mediana sotto i 34 anni possiede 48.005 euro non significa che una persona di 30 anni “debba” avere 48.005 euro.

Il dato descrive ciò che accade nella popolazione; non stabilisce ciò che sarebbe economicamente ottimale per il singolo individuo. Per la pianificazione finanziaria personale ha più senso partire da:

Un esempio è il fondo di emergenza. Utilizzando una spesa mensile di 2.240 euro, sei mesi di spese corrisponderebbero a 13.440 euro, mentre dodici mesi ammonterebbero a 26.880 euro.

Non sono soglie indicate da Banca d’Italia e non esiste una regola valida per tutti: sono esempi che mostrano come il livello di riserva necessario dipenda più dalla vulnerabilità del reddito e dalle spese sostenute che dall’età anagrafica.

Il fattore più importante non è soltanto il patrimonio: è il tempo

Anche negli investimenti l’età, da sola, non è sufficiente. Ciò che conta è soprattutto l’orizzonte temporale disponibile prima di dover utilizzare il capitale. Un investitore giovane può generalmente permettersi un orizzonte più lungo, mentre avvicinandosi al pensionamento diventa progressivamente più importante valutare il rischio di dover disinvestire durante una fase negativa dei mercati.

Talvolta viene indicata l’età di 49 anni come una sorta di soglia, ottenuta considerando una pensione intorno ai 67 anni e circa 18 anni di orizzonte residuo. Non va trasformata in una regola universale: non esiste una “regola dei 49 anni” stabilita da Banca d’Italia o da un’altra autorità.

L’idea corretta è che il tempo rappresenta una risorsa fondamentale negli investimenti: più lungo è l’orizzonte, maggiore è normalmente la capacità di assorbire la volatilità di breve periodo. Questo non elimina il rischio né garantisce rendimenti positivi futuri.

Il vero dato da osservare

La fotografia della ricchezza italiana mostra qualcosa di più complesso di una semplice graduatoria per età. Le famiglie italiane possiedono spesso un patrimonio significativo, ma una parte molto consistente è immobilizzata nelle attività reali, soprattutto nella casa. Le attività finanziarie crescono molto meno rapidamente con l’età e una larga parte delle famiglie incontra difficoltà concrete nell’accumulare nuovo risparmio.

Per questo chiedersi semplicemente “sono sopra o sotto la media alla mia età?” rischia di essere poco utile.

La domanda più significativa è un’altra: quanta parte del proprio patrimonio è effettivamente disponibile, quanto è sostenibile il proprio livello di spesa e per quanto tempo si riuscirebbe a mantenere il proprio tenore di vita in caso di perdita o riduzione del reddito?

È da queste variabili, più che da una cifra standard associata all’età, che dovrebbe partire una valutazione seria della propria situazione finanziaria.