30. Gabriello Chiabrera
Gabriello Chiabrera. Vuole essere un anti marinista: contrappone allo stile pieno di arguzie, di concetti, di scoppiettanti metafore di Marino, una poesia più semplice e più legata ai modelli classici. In realtà anche lui è affascinato dalla ricerca di nuovi modi – “cercar nuovo pelago o affogare”. Non rinuncia al tema della rosa, ma, a differenza di Marino, per lui non è simbolo di caducità, ma di bellezza della sua donna: c’è il ritorno a Petrarca, Bembo, Poliziano. Se per Marino l’arte è disimpegno, gioco, anche la poesia di Chiabrera, però, rivela un’ispirazione leggera, un sentimento superficiale e gaudente della vita. Le sue Canzonette amorose, d’altro canto, sono poesie per musica, non di ripiegamento lirico, ma come ornamento della vita.
Sceglie le parole per il significante, sintomo di svalutazione della ragione, di coscienza di relativismo: ne risulta poesia che è spartito musicale, fluida percezione di realtà acustica. Al gusto classicistico è legata anche la poesia comica e satirica, sulle orme dei poeti latini Orazio e Giovenale, tesa a colpire la corruzione dei costumi e il vuoto turgore della letteratura barocca. L’artista più vivo è Salvator Rosa, uomo generoso, pittore, musicista e poeta, che sferza le metafore strambe, esalta una poesia più seria e virile, guarda con pietà alla vita degli umili e dei poveri.