1. Fondamenti di algebra
L’algebra è il linguaggio con cui trasformiamo un problema in relazioni tra numeri e simboli. Prima di risolvere equazioni o studiare funzioni occorre saper leggere gli insiemi numerici, rispettare le condizioni di esistenza e trasformare le espressioni senza cambiarne il valore.
Insiemi numerici e intervalli
Idea intuitiva
I numeri non formano un unico contenitore indistinto. I naturali servono a contare, gli interi introducono i negativi, i razionali descrivono rapporti tra interi e i reali comprendono anche numeri come √2 e π. Le inclusioni sono ℕ ⊂ ℤ ⊂ ℚ ⊂ ℝ.
Definizione e interpretazione
Un intervallo raccoglie tutti i reali compresi tra due estremi. La parentesi quadra include l’estremo, quella tonda lo esclude: [a,b] significa a ≤ x ≤ b, mentre (a,b) significa a < x < b. Con ±∞ si usa sempre la parentesi tonda, perché infinito non è un numero raggiungibile.
Distanza sulla retta reale
Significato dei simboli. x è il punto variabile, a è il centro e r > 0 è il raggio: la distanza di x da a è minore di r.
Esempio guidato — tradurre un intervallo
La condizione |x−3| < 2 dice che x dista meno di 2 da 3. Quindi −2 < x−3 < 2 e, sommando 3, 1 < x < 5. L’insieme soluzione è (1,5).
Errore frequente
Non scrivere [−∞,2]: l’infinito non appartiene all’insieme dei reali e non può essere incluso.
Potenze, radicali e valore assoluto
Una potenza abbrevia una moltiplicazione ripetuta. Le proprietà delle potenze derivano dal conteggio dei fattori e valgono soltanto quando le basi e le operazioni coinvolte sono definite.
Regole fondamentali
Significato dei simboli. a è la base, m e n sono esponenti; nel quoziente deve essere a ≠ 0.
Un radicale è collegato alle potenze frazionarie: per a ≥ 0, √a è il numero non negativo il cui quadrato è a. Per questo √(a²)=|a| e non semplicemente a.
Valore assoluto
Significato dei simboli. |x| misura la distanza di x da 0 ed è quindi sempre non negativo.
Esempio guidato — semplificare un radicale
√72 = √(36·2) = 6√2. Abbiamo estratto il quadrato perfetto 36; non abbiamo separato una somma, operazione che sarebbe scorretta.
Errore frequente
In generale √(a+b) ≠ √a+√b. Il radicale si distribuisce sul prodotto, sotto le opportune condizioni, non sulla somma.
Manipolazione e frazioni algebriche
Manipolare un’espressione significa sostituirla con un’altra equivalente. Raccoglimento, prodotti notevoli e scomposizione sono strumenti per rendere visibile la struttura, non trucchi da applicare meccanicamente.
Differenza di quadrati
Significato dei simboli. a e b sono espressioni qualsiasi; l’identità vale perché i termini misti si cancellano.
Una frazione algebrica esiste solo quando il denominatore è diverso da zero. Le condizioni di esistenza vanno fissate prima di semplificare, perché una cancellazione non può rendere ammesso un valore originariamente vietato.
Esempio guidato — semplificazione con condizione
(x²−9)/(x−3) = [(x−3)(x+3)]/(x−3) = x+3, ma soltanto per x ≠ 3. L’espressione semplificata ha lo stesso valore dell’originale nel suo dominio, non in ogni reale.
Schema di ripasso
- Fissa sempre il dominio prima delle trasformazioni.
- Scomponi prima di cancellare fattori.
- Puoi cancellare fattori, non addendi.
2. Equazioni e disequazioni
Un’equazione cerca i valori che rendono vera un’uguaglianza; una disequazione cerca un insieme di valori che rende vero un confronto. Le trasformazioni devono preservare l’insieme delle soluzioni, tenendo sotto controllo dominio e segni.
Primo e secondo grado
Per ax+b=0 con a ≠ 0 si isola l’incognita applicando la stessa operazione ai due membri.
Equazione lineare
Significato dei simboli. a è il coefficiente di x e deve essere diverso da zero; b è il termine noto.
Nel secondo grado ax²+bx+c=0 la formula risolutiva nasce dal completamento del quadrato. Il discriminante Δ=b²−4ac anticipa il numero di soluzioni reali.
Formula risolutiva
Significato dei simboli. a, b, c sono i coefficienti con a ≠ 0; il segno ± produce le due eventuali radici.
Esempio guidato — secondo grado
2x²−5x−3=0. Δ=25+24=49; quindi x=(5±7)/4. Si ottengono x=3 e x=−1/2. La sostituzione nell’equazione iniziale conferma entrambe.
Errore frequente
Il denominatore della formula è 2a, non soltanto 2. Inoltre −b riguarda tutto il coefficiente b, compreso il suo segno.
Fratte, irrazionali e con valore assoluto
Nelle equazioni fratte si fissano le condizioni di esistenza e poi si moltiplica per il minimo comune multiplo. Nelle irrazionali si isola il radicale prima di elevare al quadrato: il quadrato può introdurre soluzioni estranee, quindi la verifica finale è obbligatoria.
Esempio guidato — equazione irrazionale
√(x+1)=x−1. Il membro destro deve essere non negativo, dunque x≥1. Quadrando: x+1=x²−2x+1, quindi x(x−3)=0. Tra 0 e 3, solo 3 rispetta x≥1 e verifica l’originale.
Per |A(x)|=k: se k<0 non vi sono soluzioni; se k≥0 si risolvono A(x)=k oppure A(x)=−k. Per le disequazioni, |A|<k descrive −k<A<k, mentre |A|>k descrive A<−k oppure A>k.
Errore frequente
Elevare al quadrato è un’implicazione, non sempre un’equivalenza. Una soluzione dell’equazione trasformata può non soddisfare quella iniziale.
Disequazioni e studio del segno
In una disequazione moltiplicare o dividere per un numero negativo inverte il verso. Per prodotti e quozienti conviene trovare zeri e punti esclusi, ordinare questi valori sulla retta e costruire la tabella dei segni.
Esempio guidato — disequazione fratta
(x−2)/(x+1) ≥ 0. I punti critici sono −1, escluso, e 2, incluso perché annulla il numeratore. Il rapporto è positivo per x<−1 e x>2, nullo in 2. Soluzione: (−∞,−1)∪[2,+∞).
Errore frequente
Non moltiplicare una disequazione per un’espressione contenente x senza conoscerne il segno: potresti dover invertire il verso solo in parte del dominio.
Esponenziali, logaritmiche e sistemi
Se a>0 e a≠1, la funzione aˣ è iniettiva: aᶠ⁽ˣ⁾=aᵍ⁽ˣ⁾ equivale a f(x)=g(x). Il logaritmo logₐx è l’esponente da dare ad a per ottenere x, dunque richiede x>0.
Relazione fondamentale
Significato dei simboli. a è la base, con a>0 e a≠1; x è l’argomento positivo; y è l’esponente.
Un sistema richiede che tutte le condizioni siano vere contemporaneamente. Nei sistemi lineari si usano sostituzione, confronto o eliminazione; nei sistemi non lineari è essenziale controllare tutte le intersezioni.
Esempio guidato — logaritmica
log₂(x−1)+log₂(x+1)=3. Dominio: x>1. Unendo i logaritmi: log₂(x²−1)=3, quindi x²−1=8 e x=±3. Il dominio conserva soltanto x=3.
Schema di ripasso
- Dominio prima dei calcoli.
- Controlla se la trasformazione è equivalente.
- Nei sistemi si intersecano, non si uniscono, le soluzioni delle singole condizioni.
3. Geometria analitica
La geometria analitica traduce figure e proprietà geometriche in equazioni. Un punto diventa una coppia di coordinate; una curva è l’insieme dei punti che soddisfano una relazione.
Piano cartesiano, retta e distanze
La retta in forma affine è y=mx+q: m misura la pendenza, q l’intercetta con l’asse y. La funzione è lineare in senso stretto solo quando q=0; con q≠0 è affine.
Retta per due punti
Significato dei simboli. (x₁,y₁) e (x₂,y₂) sono punti distinti con x₁≠x₂; m è il coefficiente angolare.
Distanza tra due punti
Significato dei simboli. La formula deriva dal teorema di Pitagora applicato alle differenze orizzontale e verticale.
Errore frequente
Una retta verticale x=k non può essere scritta come y=mx+q: il suo coefficiente angolare non è definito.
Circonferenza e coniche
La circonferenza raccoglie i punti a distanza costante r dal centro (h,k); la sua equazione deriva direttamente dalla formula della distanza.
Circonferenza
Significato dei simboli. (h,k) è il centro e r>0 è il raggio.
Parabola, ellisse e iperbole sono coniche. La parabola y=ax²+bx+c ha asse verticale; il segno di a stabilisce la concavità e il vertice ha ascissa −b/(2a). Ellisse e iperbole si riconoscono, in forma canonica, rispettivamente dalla somma o dalla differenza di due quadrati normalizzati.
Esempio guidato — circonferenza
x²+y²−4x+6y−12=0. Completando i quadrati: (x−2)²+(y+3)²=25. Il centro è (2,−3) e il raggio è 5.
Schema di ripasso
- Disegna punti notevoli e intersezioni con gli assi.
- Porta le coniche in forma canonica completando i quadrati.
- Verifica sempre che il raggio o i semiassi siano reali e positivi.
4. Trigonometria
La trigonometria nasce dai rapporti tra i lati di un triangolo rettangolo, ma la circonferenza goniometrica estende seno e coseno a ogni angolo e permette di descrivere fenomeni periodici.

Angoli e circonferenza goniometrica
Un radiante è l’angolo che sottende un arco lungo quanto il raggio. Poiché una circonferenza è lunga 2πr, un giro completo misura 2π radianti, cioè 360°.
Conversione
Significato dei simboli. α è lo stesso angolo espresso nelle due unità.
Sulla circonferenza unitaria il punto associato ad α ha coordinate (cos α, sin α). Questa definizione determina segni, periodicità e valori speciali senza dipendere da un triangolo particolare.
Funzioni e identità trigonometriche
Identità fondamentale
Significato dei simboli. Seno e coseno sono le coordinate di un punto della circonferenza unitaria; l’identità è il teorema di Pitagora x²+y²=1.
La tangente è sin α/cos α ed esiste quando cos α≠0. Le funzioni inverse arcsin, arccos e arctan restituiscono un angolo in un intervallo principale; non sono i reciproci 1/sin, 1/cos e 1/tan.
Esempio guidato — equazione trigonometrica
2sin x=1 implica sin x=1/2. In [0,2π) le soluzioni sono π/6 e 5π/6; su ℝ si aggiungono multipli di 2π.
Errore frequente
Da sin²x=sin x non si può cancellare sin x: si perderebbe la soluzione sin x=0. Occorre raccogliere sin x(sin x−1)=0.
Schema di ripasso
- Usa i radianti nel calcolo infinitesimale.
- Controlla il quadrante per determinare i segni.
- Scrivi la periodicità nelle soluzioni generali.
5. Funzioni
Una funzione è una regola che associa a ogni elemento del dominio uno e un solo valore nel codominio. Studiare una funzione significa capire quali input accetta, quali output produce e come cambia.
Dominio, codominio, immagine, zeri e segno
Nella scrittura f:A→B, A è il dominio e B è il codominio scelto. L’immagine f(A) è il sottoinsieme di B effettivamente raggiunto. Gli zeri sono i valori x per cui f(x)=0; il segno descrive dove il grafico sta sopra o sotto l’asse x.
Esempio guidato — dominio
Per f(x)=√(x−1)/(x−3) servono x−1≥0 e x−3≠0. Il dominio è [1,3)∪(3,+∞).
Errore frequente
Codominio e immagine non sono sinonimi. La funzione f:ℝ→ℝ, f(x)=x² ha codominio ℝ ma immagine [0,+∞).
Parità, monotonia, limitatezza e corrispondenze
Una funzione è pari se f(−x)=f(x), dispari se f(−x)=−f(x), quando il dominio è simmetrico rispetto a zero. È crescente se a input maggiori corrispondono output non minori; è limitata superiormente se esiste M con f(x)≤M.
È iniettiva quando input distinti producono output distinti, suriettiva quando ogni elemento del codominio è raggiunto, biettiva quando valgono entrambe. Soltanto una funzione biettiva possiede un’inversa definita sull’intero codominio.
Esempio guidato — rendere invertibile
f(x)=x² non è iniettiva su ℝ, perché f(2)=f(−2). Ristretta a [0,+∞) diventa biettiva verso [0,+∞) e la sua inversa è √x.
Composizione, inversa e trasformazioni grafiche
La composizione (f∘g)(x)=f(g(x)) richiede che g(x) cada nel dominio di f. L’inversa scambia input e output: f⁻¹(f(x))=x nel dominio appropriato.
Da y=f(x), la trasformazione f(x)+k sposta il grafico verticalmente, f(x−h) lo sposta a destra di h, −f(x) lo riflette rispetto all’asse x e f(−x) rispetto all’asse y. Il cambiamento interno ha verso apparentemente opposto perché modifica quale input deve essere usato.
Errore frequente
f⁻¹(x) indica la funzione inversa, non il reciproco 1/f(x). Sono oggetti diversi.
Schema di ripasso
- Dominio: input ammessi.
- Immagine: output raggiunti.
- Inversa: esiste dopo aver ottenuto una corrispondenza biunivoca.
6. Funzioni elementari
Le funzioni elementari sono i mattoni con cui si costruiscono modelli più complessi. Conoscerne dominio, immagine, monotonia e grafico riduce gran parte dello studio successivo a trasformazioni note.
Polinomiali, razionali e radicali
I polinomi sono definiti su tutto ℝ e sono continui. Una funzione razionale P(x)/Q(x) esclude gli zeri di Q. Una funzione con radice di indice pari richiede radicando non negativo; con indice dispari accetta ogni reale.
La funzione affine y=mx+q ha variazione costante m. La quadratica y=ax²+bx+c ha grafico parabolico, asse x=−b/(2a) e vertice ottenuto sostituendo tale ascissa.
Esempio guidato — trasformazione
y=(x−2)²−3 è il grafico di y=x² spostato di 2 a destra e 3 verso il basso; il vertice è (2,−3).
Esponenziali e logaritmi
Per a>0, a≠1, l’esponenziale aˣ è sempre positivo: cresce se a>1 e decresce se 0<a<1. Il logaritmo logₐx è la sua inversa, ha dominio x>0 e passa per (1,0).
Proprietà del logaritmo
Significato dei simboli. x e y devono essere positivi; a è una base positiva diversa da 1.
Errore frequente
log(x+y) non è log x + log y. La proprietà riguarda il prodotto, non la somma.
Trigonometriche e iperboliche
Seno e coseno sono periodici di periodo 2π e limitati tra −1 e 1; la tangente ha periodo π e asintoti verticali. Le funzioni iperboliche sinh e cosh nascono da combinazioni di eˣ ed e⁻ˣ e soddisfano cosh²x−sinh²x=1.
Schema di ripasso
- Determina prima dominio e periodicità.
- Memorizza il grafico base e usa trasformazioni.
- Non confondere identità circolari e iperboliche: il segno centrale cambia.
7. Successioni
Una successione è una funzione definita sui naturali: a ogni indice n associa un termine aₙ. Non descrive un unico numero, ma il comportamento di una sequenza quando n cresce.
Definizione, convergenza e divergenza
Dire che aₙ converge a L significa che i termini possono essere resi arbitrariamente vicini a L scegliendo n abbastanza grande. La definizione rigorosa afferma: per ogni ε>0 esiste N tale che n≥N implica |aₙ−L|<ε.
Se non esiste un limite reale finito, la successione diverge. Può tendere a +∞ o −∞, oscillare senza stabilizzarsi oppure avere sottosuccessioni con limiti diversi.
Esempio guidato — convergenza
aₙ=1/n converge a 0. Dato ε>0, basta scegliere N>1/ε: se n≥N, allora 1/n≤1/N<ε.
Errore frequente
Termini sempre più piccoli non garantiscono da soli la convergenza a zero: bisogna chiarire in quale senso e dimostrare il comportamento per ogni ε.
Monotonia, limitatezza e ricorrenza
Una successione crescente e limitata superiormente converge; analogamente una decrescente e limitata inferiormente converge. Questo teorema garantisce l’esistenza del limite anche quando non sappiamo ancora calcolarlo.
Le successioni ricorsive definiscono ogni termine attraverso i precedenti. Per studiarne il limite si devono prima provare limitatezza e monotonia; soltanto dopo, se il limite esiste, si può passare formalmente al limite nella ricorrenza.
Schema di ripasso
- Individua il termine generale o la ricorrenza.
- Controlla monotonia e limiti.
- Distingui limite finito, infinito e oscillazione.
8. Serie numeriche
Una serie non è la successione dei termini aₙ, ma la successione delle somme parziali Sₙ=a₁+⋯+aₙ. La serie converge quando Sₙ tende a un numero finito.
Significato della convergenza
Somma parziale
Significato dei simboli. aₖ è il termine k-esimo; Sₙ è la somma dei primi n termini. La serie converge se la successione Sₙ ha limite finito.
Condizione necessaria è aₙ→0, ma non è sufficiente: la serie armonica ∑1/n diverge nonostante 1/n→0.
Esempio guidato — serie geometrica
Per ∑qⁿ con n da 0 a ∞, le somme parziali valgono (1−qⁿ⁺¹)/(1−q). Se |q|<1, qⁿ⁺¹→0 e la somma è 1/(1−q). Se |q|≥1, la serie diverge.
Errore frequente
Calcolare il limite del termine generale non calcola la somma della serie. Serve studiare le somme parziali o applicare un criterio.
Criteri di convergenza
Per serie a termini non negativi si usano confronto, confronto asintotico, rapporto e radice. Il criterio integrale collega ∑f(n) all’integrale improprio di f. Per segni alterni, il criterio di Leibniz richiede termini positivi decrescenti verso zero.
La convergenza assoluta di ∑|aₙ| implica la convergenza di ∑aₙ. La convergenza condizionata è più fragile: riordinare i termini può alterare la somma.
Schema di ripasso
- Verifica subito che aₙ→0.
- Riconosci geometriche e serie p: ∑1/nᵖ converge solo per p>1.
- Scegli il criterio in base alla forma dei termini.
9. Limiti
Il limite permette di descrivere con precisione ciò che accade quando una variabile si avvicina a un punto o cresce senza limite. Il percorso parte dal significato geometrico, costruisce le definizioni rigorose e i teoremi, sviluppa le tecniche di calcolo e arriva agli asintoti. Il capitolo successivo applica questi strumenti alla continuità e alle discontinuità di prima, seconda e terza specie.
Il significato del limite: avvicinarsi non significa sostituire
Studiare il limite di una funzione significa osservare i suoi valori vicino a una certa ascissa, non soltanto nell’ascissa stessa. Nella scrittura seguente, è la variabile indipendente, è il punto verso cui ci avviciniamo e è il valore verso cui tendono le uscite della funzione:
La frase « tende ad » non indica che debba compiere un movimento fisico o avvicinarsi in modo monotono. Significa che prendiamo in considerazione tutti i valori ammessi sufficientemente vicini ad , escluso eventualmente stesso. Per questo il limite può esistere anche se non è definita, oppure può essere diverso da . Quando invece limite e valore coincidono, parleremo di continuità.
Esempio guidato: un buco non impedisce il limite
Consideriamo , il cui dominio esclude . Scomponendo il numeratore otteniamo per ogni . I valori della funzione sono quindi vicini a quando è vicino a : a corrisponde e a corrisponde . Ne segue che il limite in è , anche se il quoziente iniziale in non esiste. Definire successivamente non cambierebbe quel limite: cambierebbe soltanto un punto del grafico.
Un grafico e una tabella aiutano a formulare una previsione, ma non costituiscono una dimostrazione. Una funzione può oscillare su intervalli troppo piccoli per essere visibili sullo schermo; la definizione di limite deve valere anche lì.
Dominio, intorni e punti di accumulazione
Sia . Un intorno di centro e raggio è l’intervallo ; i suoi punti soddisfano . Togliendo il centro si ottiene un intorno bucato, descritto da . Il valore assoluto indica una distanza, quindi questa condizione comprende sia punti a sinistra sia punti a destra di .
Il punto è di accumulazione per se ogni suo intorno contiene almeno un punto di diverso da . Questa ipotesi rende sensato avvicinarsi ad attraverso il dominio. Non è necessario che appartenga a : è un punto di accumulazione di , pur non essendone un elemento. Un punto isolato, invece, possiede un intorno che non contiene altri punti del dominio; in quel punto non si definisce un limite ordinario con la stessa unicità.
Il dominio stabilisce anche da quali lati ci si può avvicinare. Per , in è possibile soltanto l’avvicinamento da destra. Per parlare di limite a il dominio deve essere illimitato superiormente; per quello a deve essere illimitato inferiormente. I simboli descrivono comportamenti, non numeri reali da sostituire dentro una formula.
Definizione algebrica ε–δ del limite finito
Siano un punto di accumulazione di e un numero reale. Dire che tende a per significa che qualunque precisione richiesta sulle uscite può essere garantita restringendo sufficientemente gli ingressi. La definizione completa si legge in due passaggi:
Il simbolo significa «per ogni», significa «esiste» e significa «implica». ε è una tolleranza positiva arbitraria sull’asse verticale: vogliamo che l’uscita cada nella fascia . δ è una distanza positiva sull’asse orizzontale, scelta in funzione di ε e del punto considerato. L’implicazione afferma che tutti gli ingressi ammessi nella fascia bucata producono uscite nella fascia richiesta.
L’ordine dei quantificatori è essenziale: prima viene fissata una qualunque ε, poi si trova una δ adatta, infine la stessa δ deve funzionare per ogni ammesso nell’intorno. δ può dipendere da ε, ma non essere scelta separatamente dopo aver visto ogni singolo . Non serve una formula unica o una δ massima: qualunque scelta positiva sufficiente dimostra il limite. Inoltre non basta verificare la proprietà per una sola tolleranza, per esempio ε uguale a : deve valere per ogni ε positiva.
La figura rappresenta , e . La scelta rende visibile il legame tra le due tolleranze. Il punto centrale può essere escluso: il limite descrive i valori vicini.
Come dimostrare un limite con la definizione
Esempio svolto: una funzione lineare
Vogliamo provare . Partiamo dall’errore sulle uscite e lo colleghiamo alla distanza degli ingressi:
Fissata una qualunque , scegliamo . Se , allora . Abbiamo verificato esattamente l’implicazione richiesta, non soltanto sostituito .
Esempio svolto: una funzione quadratica
Per dimostrare , osserviamo che . Il secondo fattore dipende da , quindi lo controlliamo localmente: imponendo abbiamo e perciò . Basta scegliere
Le due richieste sono così soddisfatte insieme: il vincolo mantiene nella zona in cui vale la stima, mentre assicura . Questo metodo — fattorizzare l’errore, controllare un fattore e scegliere il minimo fra due soglie — ricorre spesso nelle verifiche rigorose.
Limite destro, limite sinistro e limite bilaterale
Il limite sinistro considera soltanto ; il limite destro soltanto . Si scrivono rispettivamente e . Nella definizione ε–δ si sostituisce con per il sinistro e con per il destro, mantenendo .
Se il dominio si accumula su entrambi i lati, il limite bilaterale esiste con valore se e solo se i due limiti laterali hanno lo stesso valore. Il criterio vale anche per un uguale infinito con segno: due limiti entrambi uguali a danno limite bilaterale ; uno uguale a e l’altro a non danno un unico limite bilaterale.
Esempio svolto: il ruolo del valore assoluto
Per vale , mentre per vale . Pertanto
Il limite bilaterale non esiste. Non è corretto rispondere «±1»: i due risultati appartengono a due avvicinamenti diversi. Se invece una funzione è definita solo per , il limite in relativo al dominio è quello destro: non si richiede un limite sinistro dove non ci sono ingressi ammessi.
Limiti infiniti in un punto finito
La scrittura significa che le uscite superano stabilmente qualsiasi soglia positiva quando è abbastanza vicino ad . Formalmente:
Per un limite uguale a si sostituisce l’ultima condizione con . Anche qui sono possibili versioni laterali. La parola stabilmente è decisiva: non basta che la funzione raggiunga valori arbitrariamente grandi in alcuni punti; deve superare la soglia in tutti i punti ammessi abbastanza vicini al centro.
Esempio svolto: vicino a zero
Dato , scegliamo . Se , allora e . Quindi da entrambi i lati. Per , invece, il limite destro è e quello sinistro è : il limite bilaterale non esiste nella retta reale estesa. Scrivere resta scorretto, perché la divisione per zero non è definita.
Limiti finiti e infiniti all’infinito
Per non imponiamo vicinanza a un centro finito: chiediamo che superi una soglia. Il limite finito significa
Per si usa . Se anche l’uscita tende all’infinito, si sostituisce la tolleranza con una soglia: per esempio quando significa che per ogni esiste tale che implica . Cambiando il verso dell’ingresso e il segno dell’uscita si ottengono tutti gli altri casi.
Esempi svolti
Per dimostrare quando , fissata ε scegliamo : da segue . Per provare quando , fissato scegliamo : da segue . Lo stesso polinomio tende a anche a destra; , invece, tende a a sinistra e a a destra.
Tutte le definizioni in uno schema
Nella tabella, «per ogni» si riferisce alla tolleranza o soglia richiesta; «esiste» alla soglia sufficiente. L’implicazione deve valere per ogni del dominio. Nelle prime tre righe è un punto di accumulazione; nelle successive il dominio deve essere illimitato nella direzione considerata.
| Comportamento | Scelta delle soglie | Implicazione richiesta |
|---|---|---|
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste | |
| , | Per ogni esiste |
Quando il limite non esiste: oscillazioni e successioni
Una funzione può non avere limite perché i lati danno risultati diversi oppure perché, anche da uno stesso lato, i valori continuano a oscillare senza stabilizzarsi. L’esempio fondamentale è per : l’argomento attraversa infinite oscillazioni, mentre l’ampiezza resta uguale a . Essere limitata fra e non basta dunque a garantire la convergenza.
Il criterio per successioni rende rigorosa questa osservazione: per se e solo se per ogni successione che tende ad , la successione tende a . Per negare un limite basta quindi trovare due successioni di ingressi che arrivano allo stesso punto e producono uscite con limiti diversi.
Entrambe tendono a da destra, ma e . Non esiste neppure il limite destro. Al contrario, verificare una o due successioni che danno lo stesso risultato non prova l’esistenza del limite: il criterio richiede tutte le successioni ammesse. Analogamente, un gran numero di valori calcolati con la calcolatrice non esclude oscillazioni nascoste.
Unicità, limitatezza locale e permanenza del segno
Unicità del limite. Se una funzione ammette limite in un punto di accumulazione, il valore del limite è unico. Nel caso finito, se esistessero due limiti diversi e , potremmo scegliere : abbastanza vicino al punto dovrebbero valere contemporaneamente e . La disuguaglianza triangolare darebbe , impossibile.
Limitatezza locale. Se , la funzione è limitata in un intorno bucato del punto. Infatti, scegliendo ε uguale a , lì vale . La conclusione è locale: una funzione può avere limite finito in un punto ed essere illimitata altrove.
Permanenza del segno. Se il limite è strettamente positivo, la funzione è positiva abbastanza vicino al punto; se è strettamente negativo, è negativa. Per basta imporre , ottenendo . Non è lecito invertire senza cautela il ragionamento: se vicino al punto e il limite esiste, si conclude soltanto , perché il limite potrebbe essere zero, come per in .
Confronto e teorema dei carabinieri
Se in un intorno bucato e i rispettivi limiti finiti sono e , allora . Le disuguaglianze strette, però, possono diventare uguaglianze passando al limite. Se inoltre una funzione resta compresa fra due funzioni con lo stesso limite, deve convergere a quel valore: è il teorema del confronto, detto anche dei carabinieri.
Esempio svolto: un’oscillazione che si spegne
Poiché e , abbiamo . Gli estremi tendono entrambi a zero; quindi anche tende a zero. Le oscillazioni non impediscono il limite quando la loro ampiezza si annulla. Più in generale, il prodotto di un infinitesimo per una funzione limitata tende a zero, anche se quest’ultima non ha limite.
Esistono anche confronti per i limiti infiniti: se e , allora . Per esempio , dunque per .
Algebra dei limiti e composizione
Se e , con finiti, valgono le regole seguenti. Il numero è una costante reale:
Il limite di una potenza intera positiva è la stessa potenza del limite. Per radici e potenze reali occorre rispettare il dominio: una radice quadrata richiede argomento non negativo, mentre potenze con esponenti reali variabili si trattano normalmente con base positiva. Le operazioni devono essere definite nell’intorno considerato; le regole non autorizzano divisioni per zero.
Per la composizione, se e è continua in , allora . Per esempio, da segue . Se conosciamo soltanto il limite di per , senza continuità in , serve assicurare anche che abbastanza vicino al punto, oppure che il valore eventualmente assunto da sia compatibile col limite. Questa cautela evita di applicare un limite bucato a una composizione che visita continuamente proprio il centro.
Aritmetica con gli infiniti e segno del denominatore
Le regole con gli infiniti sono abbreviazioni di teoremi sui limiti, non un’estensione indiscriminata dell’aritmetica ordinaria. Un limite finito sommato a dà ; il prodotto di una quantità tendente a un numero strettamente positivo per una quantità tendente a dà ; con un limite negativo cambia il segno. Un numeratore con limite finito diviso per un denominatore che tende a un infinito con segno tende a zero.
Se il numeratore tende a un numero non nullo e il denominatore tende a zero, è indispensabile conoscerne il segno vicino al punto. La notazione significa «tende a zero attraverso valori positivi»; non è un numero diverso da zero. Per esempio
Per il denominatore è invece positivo da entrambi i lati, quindi il limite bilaterale in è . Se il denominatore cambia segno infinite volte, l’informazione «tende a zero» da sola non determina un limite infinito con segno. Anche l’eventuale potenza pari o dispari dei fattori va controllata.
Le sette forme indeterminate
Le scritture seguenti descrivono situazioni nelle quali conoscere soltanto i limiti dei pezzi non basta a conoscere il limite dell’intera espressione:
Non sono risultati e non significano automaticamente che il limite non esiste. Per esempio, quando , , e : tutti e tre i quozienti hanno forma iniziale . Si possono ottenere anche risultati negativi o oscillazioni. È il rapporto fra le velocità di variazione, e non la sola forma simbolica, a decidere il risultato.
| Forma | Trasformazione da valutare |
|---|---|
| Scomporre, razionalizzare, usare limiti notevoli o sviluppi; eventualmente de l’Hôpital | |
| Raccogliere i termini dominanti o confrontare le crescite | |
| Denominatore comune, raccoglimento o coniugato | |
| Riscrivere come quoziente | |
| , , | Per base positiva, passare al logaritmo |
Il quoziente «numero non nullo diviso zero» non è una forma indeterminata : richiede invece lo studio del segno e dei lati. Neppure «zero diviso numero non nullo» è indeterminato: il limite è zero.
Sostituzione, fattorizzazione e cancellazione lecita
Il primo tentativo consiste nel riconoscere se la funzione è continua nel punto. Se tutte le operazioni sono ammesse, il limite si calcola per sostituzione. Se compare , il passaggio successivo è cercare fattori comuni. Si cancellano fattori, non addendi, e l’uguaglianza ottenuta deve valere nei punti dell’intorno bucato.
Esempio svolto
La semplificazione è lecita per ; ciò basta perché il limite non usa il valore nel centro. Il dominio originario esclude anche , ma possiamo scegliere un intorno di che non lo contenga. Non abbiamo quindi «cancellato uno zero»: abbiamo cancellato il fattore non nullo nei punti in cui stavamo calcolando la funzione.
Se numeratore e denominatore contengono rispettivamente e , dopo aver eliminato i fattori comuni il confronto fra e aiuta a prevedere il comportamento. Con fattori residui aventi limite non nullo, produce zero, un limite finito non nullo, richiede lo studio del segno della potenza al denominatore.
Razionalizzazione e differenze fra radicali
La razionalizzazione usa l’identità . È particolarmente efficace quando una differenza di radici nasconde un fattore che si annulla. Moltiplicare per il coniugato significa moltiplicare numeratore e denominatore per la stessa espressione, dove questa non è nulla.
Esempio svolto in un punto finito
Il prodotto con il coniugato trasforma il numeratore in , che si semplifica per . Il dominio contiene un intero intorno di zero, quindi entrambi i lati sono ammessi.
Esempio svolto all’infinito
Per possiamo dividere sopra e sotto per , ottenendo . Per non si può ripetere lo stesso passaggio dimenticando il segno: . La differenza iniziale cresce come e tende quindi a . Le due direzioni vanno sempre trattate separatamente.
Funzioni razionali e termini dominanti
In un polinomio, all’infinito domina il termine di grado massimo. Per un quoziente con gradi e coefficienti principali non nulli , si raccoglie la potenza più alta o si divide numeratore e denominatore per . Se il limite è zero; se è ; se il comportamento è quello di , con il relativo segno.
Esempi svolti
Dividendo per si ottiene . Invece si comporta come : tende a a destra e a a sinistra. Per il denominatore ha grado maggiore e il limite è zero in entrambe le direzioni.
Il termine dominante è utile solo dopo aver verificato eventuali cancellazioni. Nella differenza i due termini quadratici si cancellano esattamente e resta : fermarsi alla forma o dichiarare che «domina » darebbe un ragionamento incompleto.
Limiti notevoli trigonometrici
I limiti trigonometrici fondamentali usano angoli espressi in radianti. Il principale è per . Per , il confronto geometrico fra aree nel cerchio unitario dà ; dividendo si ricava . Il teorema dei carabinieri e la parità del rapporto estendono il risultato ai due lati.
L’ultimo deriva da . La variabile che tende a zero può essere un’espressione composta: conta che l’argomento del seno e il denominatore siano proporzionati correttamente.
Esempi svolti
Per si moltiplica per i fattori che ricostruiscono i due limiti notevoli: il risultato è . Non si può invece applicare a quando : in quel caso il limite è zero per confronto, perché il numeratore è limitato.
Limiti notevoli esponenziali, logaritmici e di potenza
Il logaritmo naturale ha base . I limiti seguenti descrivono il comportamento vicino a zero di esponenziali, logaritmi e potenze. Nelle formule con base si richiede ; per il logaritmo in base anche . Il parametro è reale e, vicino a zero, è positivo.
Da questi risultati si ricava . Le espressioni composte richiedono di conservare i coefficienti: , e .
Il numero e la forma
Per capire il primo, prendiamo il logaritmo: . Passando all’esponenziale, il limite è . La base deve essere positiva; vicino a ciò è garantito. Questa spiegazione chiarisce perché una base che tende a non obbliga la potenza a tendere a quando l’esponente cresce senza limite.
Infinitesimi, equivalenze e notazione o piccolo
Un infinitesimo è una funzione che tende a zero. Due funzioni sono asintoticamente equivalenti, scritto , se è non nulla abbastanza vicino al punto e . L’equivalenza non è un’identità: esprime che l’errore relativo diventa trascurabile. Per valgono
Si scrive se , con non nulla nell’intorno bucato. Per esempio per : è un infinitesimo di ordine superiore, cioè si annulla più rapidamente. Se , si dice che ha ordine rispetto a , nel lato in cui la potenza è definita.
Le equivalenze si possono usare nei prodotti e nei quozienti rispettando le condizioni di dominio. Nelle differenze bisogna evitare cancellazioni dei termini principali: sostituire con in cancellerebbe proprio l’informazione necessaria. Il limite vero è , non zero. Quando i primi termini si annullano, occorre conoscere l’ordine successivo.
Confronto fra infiniti e gerarchia delle crescite
Per , con , e , ogni potenza positiva del logaritmo cresce più lentamente di ogni potenza positiva di , e ogni potenza di cresce più lentamente dell’esponenziale:
Per le successioni si aggiunge, per ogni base fissa , la crescita del fattoriale: , e inoltre . Questi confronti non significano che l’ordine sia già evidente per ogni piccolo valore della variabile: sono affermazioni sul comportamento sufficientemente lontano.
Esempi svolti e cambio di variabile
Si ottiene subito e . Per , il prodotto ha forma . Ponendo , abbiamo e , attraverso valori negativi. Più in generale per : la potenza che si annulla prevale sulla crescita del logaritmo.
Potenze indeterminate e metodo del logaritmo
Se , ogni potenza reale si può riscrivere come . Per le forme , e si studia quindi il limite dell’esponente trasformato:
Se è finito, il limite della potenza è ; se è ; se è zero. Bisogna aver controllato la positività della base nel tratto studiato, perché il logaritmo reale non è definito su basi non positive.
Tre esempi svolti
Per , il logaritmo di è , grazie a : la potenza tende a . Per , ha forma e il suo logaritmo è : il risultato è . Infine per ha forma e logaritmo : anche questo limite è .
Una regola utile riassume il primo caso: se , e , allora . La dimostrazione usa il prodotto , dove il secondo fattore tende a ; se si annulla in alcuni punti, il rapporto si può prolungare lì col valore .
De l’Hôpital: ipotesi, uso e limiti del metodo
Il teorema di de l’Hôpital si usa dopo aver studiato le derivate. In una sua formulazione operativa, e devono essere derivabili nell’intervallo laterale considerato, il denominatore e la sua derivata devono essere non nulli lì, e il quoziente deve presentare una forma oppure una forma con numeratore e denominatore entrambi divergenti in valore assoluto. Se esiste, finito o infinito con segno, il limite di , allora il limite di esiste ed è uguale a esso. Sono ammessi estremi finiti o infiniti; per un limite bilaterale si controllano entrambi i lati.
Questa uguaglianza riguarda i limiti, non le funzioni. Si derivano separatamente numeratore e denominatore: non si applica la regola della derivata del quoziente. Inoltre il teorema dà una condizione sufficiente: se il limite del rapporto delle derivate non esiste, quello originario potrebbe comunque esistere.
Esempio svolto e applicazione ripetuta
Per , ha forma . Il rapporto delle derivate è , ancora . Applicando di nuovo il teorema, dopo aver ricontrollato le ipotesi, si arriva a . Le forme e devono prima essere trasformate in quozienti adatti.
Non si applica invece de l’Hôpital a per : il numeratore tende a , quindi non c’è . Il limite è ; derivare illegittimamente darebbe . Infine, non si può dimostrare il limite notevole del seno usando una formula di derivazione la cui dimostrazione dipende proprio da quel limite: sarebbe un ragionamento circolare.
Sviluppi di Taylor e cancellazioni di ordine superiore
Gli sviluppi di Taylor, approfonditi nel calcolo differenziale, esprimono una funzione come polinomio più un resto controllato. Qui indica un resto che, diviso per , tende a zero. Per :
La scelta dell’ordine dipende dal denominatore e dalle cancellazioni previste. Per bisogna arrivare al termine cubico: il numeratore diventa e il limite è . Per , i termini quadratici si cancellano e resta : il limite è .
Uno sviluppo non è una somma infinita scritta informalmente e non autorizza a ignorare un resto della stessa grandezza del denominatore. Se si sviluppa intorno ad , conviene porre e lavorare per . Negli esercizi risolvibili con una semplice scomposizione, Taylor può essere superfluo.
Valore assoluto, funzioni a tratti e parametri
Un valore assoluto o una funzione definita a tratti impone di individuare quale espressione vale su ciascun lato del punto. Nel calcolo del limite laterale si usa la formula valida vicino al punto da quel lato, non quella assegnata al solo centro. La distinzione è particolarmente importante quando si devono determinare parametri.
Esempio svolto
Consideriamo per e per . Il limite sinistro è , quello destro è . Il limite bilaterale esiste esattamente quando . Poiché il valore nel punto è , questa stessa condizione rende la funzione continua. Se al solo punto fosse assegnato un terzo parametro , la continuità richiederebbe anche .
Per un’espressione come , invece, non bisogna introdurre parametri: basta togliere il valore assoluto con il segno corretto su ciascun intervallo. Il risultato è a sinistra e a destra, quindi non esiste il limite in .
Asintoti verticali e orizzontali
Una retta verticale è un asintoto verticale se almeno un limite laterale della funzione in è o . Non basta che il denominatore si annulli: può esserci una semplificazione con limite finito. Per esempio ha un buco in , mentre ha un asintoto verticale.
La retta è un asintoto orizzontale nella direzione o se in quella direzione finito. Una funzione può avere due asintoti orizzontali diversi: tende a a destra e a a sinistra. Un asintoto orizzontale può essere attraversato anche infinite volte: interseca infinite volte, pur tendendo a zero all’infinito.
Le discontinuità di seconda specie non hanno tutte un asintoto verticale: non ne ha in zero perché nessun limite laterale è infinito. Viceversa, l’eventuale valore assegnato alla funzione nel punto non elimina un asintoto verticale, perché non cambia i limiti laterali.
Asintoti obliqui e divisione fra polinomi
La retta , con , è asintoto obliquo in una direzione infinita se la differenza verticale fra funzione e retta tende a zero. Si calcolano nell’ordine:
La stessa direzione va mantenuta nei due limiti. Entrambi i risultati devono essere finiti e deve essere diverso da zero; rimanda eventualmente a un asintoto orizzontale. Se il primo limite è infinito, non esiste un asintoto obliquo con pendenza finita in quella direzione.
Esempio svolto
La divisione fra polinomi dà . Il resto tende a zero per , quindi l’asintoto obliquo è in entrambe le direzioni. La funzione ha anche l’asintoto verticale . Per i quozienti di polinomi, la differenza di un grado produce un asintoto obliquo; una differenza maggiore può produrre un asintoto polinomiale, ma non una retta obliqua.
Limiti di successioni e teorema di monotonia
Una successione è una funzione definita sugli interi naturali. La convergenza significa che per ogni esiste un indice tale che per ogni valga . Non ci sono qui due lati di un punto finito: l’indice cresce verso . Anche per le successioni si distinguono convergenza finita, divergenza a un infinito con segno e assenza di limite per oscillazione, come in .
Ogni successione monotona e limitata converge: una crescente converge al suo estremo superiore, una decrescente al suo estremo inferiore. Se una successione crescente è illimitata superiormente, tende a ; vale l’analogo decrescente. Per una funzione monotona su un intervallo, i limiti laterali agli estremi esistono nella retta reale estesa; non sono necessariamente finiti.
Esempio svolto con ricorrenza
Sia e . Per induzione ; inoltre, per , la disuguaglianza prova . La successione è quindi crescente e limitata, perciò converge. Soltanto adesso passiamo al limite nella ricorrenza: , da cui oppure dopo aver elevato al quadrato; l’intervallo esclude . Risolvere l’equazione del limite senza prima dimostrare la convergenza non sarebbe sufficiente.
Strategia completa per affrontare un limite
- Determina il dominio e verifica da quali lati il punto è raggiungibile.
- Identifica se l’ingresso tende a un punto finito, a o a .
- Prova la sostituzione solo quando le operazioni e la continuità lo consentono; altrimenti riconosci la forma iniziale.
- Cerca la trasformazione più semplice: fattorizzazione, coniugato, raccoglimento, denominatore comune o cambio di variabile.
- Usa limiti notevoli ed equivalenze controllando che l’argomento tenda al valore richiesto e che non si perdano termini per cancellazione.
- Per una potenza indeterminata con base positiva, studia il logaritmo. Per un’oscillazione, prova un confronto o due successioni.
- Se servono de l’Hôpital o Taylor, verifica le ipotesi e mantieni l’ordine di sviluppo necessario.
- Concludi indicando valore e segno; se il limite bilaterale manca, riporta separatamente i risultati laterali.
Un risultato plausibile deve essere coerente con dominio, segno e ordine di grandezza. Se un quoziente è positivo in tutto l’intorno, un limite negativo segnala un errore; se il numeratore è limitato e il denominatore tende a infinito, un risultato infinito richiede di ricontrollare i passaggi.
Esercizi di riepilogo con svolgimento
Differenza di frazioni
Calcolare . I due addendi divergono, ma il denominatore comune semplifica il problema:
L’identità vale per . Il limite cercato è , da entrambi i lati.
Logaritmo diviso seno
Calcolare . Il dominio comprende un intorno di zero. Separiamo i due rapporti notevoli:
Radicale all’infinito con sottrazione
Calcolare . Il coniugato dà . Dividendo per si ottiene .
Potenza con base tendente a uno
Calcolare . La base è positiva vicino a zero. Il logaritmo è , dunque il limite è . Il risultato vale da entrambi i lati ammessi, anche se l’esponente cambia segno.
Cancellazione dopo il primo ordine
Calcolare . Lo sviluppo trasforma il rapporto in : il limite è . Usare soltanto non avrebbe conservato il termine decisivo.
Limiti laterali e fattore quadratico
Calcolare . Il numeratore tende a , il denominatore tende a zero restando positivo: entrambi i limiti laterali sono , e anche quello bilaterale è . Se il denominatore fosse , i due segni sarebbero opposti.
Esercizi da svolgere e risultati commentati
Prima di leggere il risultato, indica per ciascun limite il dominio locale, la forma iniziale e il metodo scelto.
| Esercizio | Risultato e metodo |
|---|---|
| : differenza di cubi | |
| : coniugato | |
| : due limiti notevoli | |
| : limite esponenziale | |
| : rapporto dei coefficienti principali | |
| : gerarchia delle crescite | |
| : logaritmo, base positiva per | |
| : limite notevole del coseno | |
| : valore assoluto minore o uguale a | |
| : stesso segno su entrambi i lati | |
| Non esiste: oscillazione persistente | |
| : coniugato e |
10. Continuità e discontinuità
La continuità collega il comportamento vicino a un punto al valore della funzione nel punto stesso. Le discontinuità si studiano attraverso i limiti laterali: distinguere salto, divergenza, oscillazione e buco eliminabile consente di leggere correttamente il grafico e risolvere gli esercizi con parametri.
Definizione rigorosa di continuità
Una funzione è continua in se per ogni esiste tale che, per ogni , da segue . Rispetto alla definizione di limite non si esclude , perché proprio in quel punto la differenza delle uscite è zero. Se è anche un punto di accumulazione del dominio, la definizione equivale a
Occorre quindi che il valore sia definito, che il limite relativo al dominio esista finito e che i due coincidano. In un punto interno raggiungibile da entrambi i lati, il controllo si riassume così:
La rappresentazione intuitiva «disegnare senza staccare la penna» aiuta sui normali intervalli, ma non sostituisce questa definizione. La continuità è una proprietà rispetto al dominio effettivo, e non richiede necessariamente che esista un grafico su tutta la retta reale.
Continuità laterale, agli estremi e nei punti isolati
Su un intervallo chiuso , essere continui significa esserlo in ogni punto interno, essere continui da destra in e da sinistra in . Non si richiedono valori esterni al dominio. La funzione è perciò continua in sul dominio , perché .
Ogni funzione è continua in un punto isolato del proprio dominio: scegliendo una δ abbastanza piccola, l’unico punto del dominio nell’intorno è il centro, e la differenza è zero. Questo non fornisce un limite bucato ordinario in quel punto, perché manca l’ipotesi di accumulazione.
In senso rigoroso, si parla di continuità o discontinuità di nei punti del suo dominio. Nei manuali scolastici si chiamano spesso «punti di discontinuità» anche punti esclusi dal dominio ma di accumulazione, distinguendo singolarità eliminabili e non eliminabili. Useremo anche questa convenzione, dichiarando sempre se il valore nel punto manca. Le tre specie descritte sotto presuppongono, nella loro classificazione bilaterale, che entrambi i lati siano raggiungibili.
Funzioni elementari e operazioni che conservano la continuità
Polinomi, esponenziali, logaritmi, funzioni trigonometriche, radicali e funzioni trigonometriche inverse sono continui nei rispettivi domini. Anche somma, prodotto e composizione di funzioni continue sono continui dove le operazioni sono definite; il quoziente lo è dove il denominatore non si annulla. Queste proprietà spiegano perché moltissimi limiti si calcolano per sostituzione.
La funzione è continua in ogni punto del suo dominio . L’assenza del valore in zero non autorizza a dire che «è discontinua ovunque». Analogamente, per studiare una funzione a tratti basta normalmente controllare i raccordi fra le diverse formule e gli eventuali punti problematici all’interno dei singoli tratti.
Derivabilità e continuità non sono equivalenti. La derivabilità in un punto implica continuità, ma il contrario è falso: è continua in zero, pur avendo derivate laterali diverse. Un angolo nel grafico non è quindi una discontinuità della funzione; riguarda la derivata.
Discontinuità di prima specie: il salto
Si ha una discontinuità di prima specie, o di salto, quando i due limiti laterali esistono entrambi finiti, ma sono diversi. Indichiamo con il limite sinistro e con quello destro:
L’ampiezza del salto è ; se interessa anche la direzione si può considerare il salto con segno . Il valore assegnato a può coincidere con uno dei due limiti, con nessuno, oppure mancare: non modifica il fatto che i due lati non si raccordano. Nessuna scelta del solo valore centrale può rendere continua la funzione.
Esempio svolto
Sia per e per . In zero, il limite sinistro è , quello destro è e . La funzione è continua da destra, ma non è continua in senso bilaterale; presenta una discontinuità di prima specie con salto di ampiezza .
Un secondo esempio è la parte intera , cioè il massimo intero non superiore a : in ogni intero il limite sinistro è , il destro è e il salto è .
Discontinuità di seconda specie: limiti infiniti o inesistenti
Si ha una discontinuità di seconda specie quando almeno uno dei due limiti laterali è infinito oppure non esiste, neppure come infinito con segno. La categoria comprende quindi comportamenti differenti: divergenza verticale da uno o entrambi i lati, oppure oscillazione persistente. Non basta dire che «il limite bilaterale non esiste», perché ciò accade anche nel salto; bisogna esaminare i singoli lati.
Caso infinito
Per , in zero il limite sinistro è e quello destro è : seconda specie e asintoto verticale . Per entrambi sono , quindi il limite bilaterale infinito esiste, ma la singolarità resta di seconda specie. Una funzione reale continua non può avere come valore centrale .
Caso oscillante
Per i limiti laterali in zero non esistono a causa delle oscillazioni fra e . Anche questa è seconda specie, pur essendo la funzione limitata e senza asintoto verticale. Il prodotto , invece, tende a zero: definendolo uguale a zero nel centro si ottiene una funzione continua. Conta dunque il comportamento dell’ampiezza, non la semplice presenza di oscillazioni.
Discontinuità di terza specie: il caso eliminabile
Si ha una discontinuità di terza specie, o eliminabile, quando i due limiti laterali sono uguali e finiti, ma il valore della funzione nel punto è diverso dal limite oppure non è definito. La denominazione «terza specie» è diffusa nella scuola italiana; alcuni testi usano soltanto «eliminabile» e la trattano separatamente dalle prime due specie. Il criterio matematico è lo stesso:
L’aggettivo eliminabile significa che basta ridefinire o aggiungere un solo valore, ponendo , per rendere continua la funzione nel punto. Il prolungamento continuo è unico, perché il limite è unico.
Esempio svolto con valore errato
Consideriamo per e . Fuori dal centro la funzione coincide con , quindi i due limiti laterali sono . Il punto è di terza specie perché . Sostituendo soltanto quel valore con , il grafico diventa la retta completa .
Esempio svolto con valore mancante
La funzione non è definita in zero, ma il suo limite è . Aggiungendo il valore nel centro si ottiene il prolungamento continuo. Non ogni denominatore nullo produce però un buco eliminabile: non ammette alcun prolungamento continuo reale in zero.
Tabella comparativa e procedura di classificazione
| Situazione in | Limite sinistro e destro | Valore nel punto | Si corregge cambiando solo ? |
|---|---|---|---|
| Continuità | Finiti e uguali a | Non serve | |
| Prima specie, salto | Finiti ma diversi | Qualsiasi o assente | No |
| Seconda specie | Almeno uno infinito o inesistente | Qualsiasi o assente | No |
| Terza specie, eliminabile | Finiti e uguali a | Assente oppure diverso da | Sì: si pone |
- Verifica dominio e possibilità di avvicinamento da entrambi i lati.
- Calcola il limite sinistro con la formula valida a sinistra e quello destro con la formula valida a destra.
- Se almeno uno è infinito o inesistente, classifica come seconda specie.
- Se entrambi sono finiti ma diversi, classifica come prima specie e calcola il salto.
- Se sono finiti e uguali, confronta il valore comune con : coincidenza significa continuità; valore diverso o mancante significa terza specie secondo la convenzione scolastica.
Non confondere un cerchietto vuoto nel grafico con una classificazione automatica: bisogna leggere anche dove arrivano i due rami. Un grafico può mostrare un punto escluso in presenza di un salto, e un punto pieno assegnato arbitrariamente in presenza di un asintoto.
Funzioni con parametri: rendere continuo un raccordo
Esempio svolto con due parametri
Sia per , e per . Il limite sinistro è , quello destro è . La continuità richiede simultaneamente e , quindi , .
Questo stesso esempio permette una classificazione completa: se , i limiti laterali sono finiti e diversi, dunque c’è un salto qualunque sia ; se ma , i lati coincidono e c’è una discontinuità eliminabile; se e , la funzione è continua. Non basta dunque trovare il parametro che rende uguali i lati: va controllato anche il valore assegnato al punto.
Esempio svolto con parametro in un limite notevole
Sia per e . Il limite in zero è , anche per perché in quel caso il numeratore è identicamente nullo. Per la continuità deve essere . Un parametro non deve essere cancellato senza controllare il caso in cui vale zero.
Esercizio completo: tre specie nella stessa funzione
Consideriamo la funzione seguente, definita su :
In , entrambe le formule vicine danno limite , mentre : c’è una discontinuità di terza specie, eliminabile ponendo . In , il limite sinistro è e il destro è , coincidente con : c’è una discontinuità di prima specie, con ampiezza del salto . In , il limite sinistro è e quello destro è : c’è una singolarità di seconda specie, con asintoto verticale .
Negli altri punti ogni tratto è continuo nel proprio dominio. Il controllo è quindi completo: i soli punti problematici sono i raccordi e e il polo . Modificare risolve soltanto il primo problema; modificare i valori in o aggiungerne uno in non risolve gli altri due.
Teorema degli zeri, valori intermedi e Weierstrass
Teorema degli zeri, o di Bolzano. Se è continua su e , esiste almeno un tale che . Il passaggio da un segno all’altro non può saltare lo zero. L’ipotesi di continuità sull’intero intervallo è indispensabile: cambia segno fra e , ma non ha zeri e non è continua né definita in tutto quell’intervallo.
Teorema dei valori intermedi. Una funzione continua su assume ogni valore compreso fra e . Più in generale, l’immagine di un intervallo mediante una funzione continua è un intervallo. Ciò non significa che il valore cercato sia assunto una sola volta: l’unicità può essere garantita, per esempio, dalla stretta monotonia.
Teorema di Weierstrass. Una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato è limitata e raggiunge un massimo e un minimo assoluti. «Raggiunge» significa che esistono punti dell’intervallo nei quali assume effettivamente i due estremi. Su la funzione è continua e limitata, ma non raggiunge né né : gli estremi esclusi mostrano perché la chiusura dell’intervallo conta.
Esempio svolto: esistenza e unicità di una radice
Il polinomio è continuo su , con e : esiste almeno uno zero interno. Inoltre è strettamente crescente, perché sia sia sono crescenti e la loro somma è strettamente crescente. Lo zero è dunque unico. Il teorema degli zeri ha fornito l’esistenza; la monotonia ha fornito l’unicità.
Bisezione e continuità uniforme
Il metodo di bisezione trasforma il teorema degli zeri in un procedimento numerico. Da un intervallo in cui una funzione continua assume segni opposti agli estremi, si calcola il punto medio. Se la funzione lì è zero, il problema è risolto; altrimenti si conserva la metà in cui gli estremi mantengono segni opposti. Ripetendo, dopo dimezzamenti la lunghezza è . Il punto medio dell’intervallo finale dista da uno zero presente nell’intervallo al massimo metà di questa lunghezza.
La continuità uniforme richiede una sola δ che funzioni in tutto il dominio per la tolleranza scelta: per ogni esiste tale che, per ogni coppia , da segue . Nella continuità ordinaria δ può dipendere dal punto; qui non può. Il teorema di Heine–Cantor garantisce la continuità uniforme di una funzione continua su un intervallo chiuso e limitato.
Per esempio è continua su tutta ma non uniformemente continua lì: scegliendo e , la distanza degli ingressi è , mentre non tende a zero. Su ogni intervallo chiuso e limitato, invece, è uniformemente continua. Questo approfondimento chiarisce perché «vicinanza degli ingressi» possa richiedere tolleranze diverse in parti diverse del dominio.
Esercizi di continuità e domande di ripasso
Classificare una singolarità razionale
Per , il dominio esclude e la semplificazione dà per . Il limite è : la singolarità è eliminabile, cioè di terza specie nella classificazione adottata. Il prolungamento continuo richiede ; non c’è asintoto verticale.
Distinguere salto e divergenza
La funzione ha in zero limiti e : prima specie, salto . La funzione ha entrambi i limiti uguali a : seconda specie. La presenza di due limiti «uguali» non basta alla continuità o alla terza specie, perché in quei casi devono essere finiti.
Domande con risposta ragionata
- Se è definita, la funzione è continua? No: il valore deve coincidere col limite. Un valore assegnato arbitrariamente non controlla i punti vicini.
- Una funzione limitata può avere una discontinuità di seconda specie? Sì: oscilla senza limite in zero pur restando fra e .
- Il limite può esistere senza continuità? Sì: se manca il valore nel punto o se è diverso dal limite, il limite finito esiste ma c’è una singolarità eliminabile.
- Un salto si elimina scegliendo il valore intermedio fra i due lati? No: i due limiti restano diversi qualunque valore centrale si assegni.
- Una funzione continua è necessariamente derivabile? No: in zero è il controesempio fondamentale.
- Un punto escluso dal dominio è sempre un asintoto verticale? No: può essere eliminabile, di salto o oscillante; servono i limiti laterali.
- Il cambio di segno garantisce sempre uno zero? Soltanto con le ipotesi del teorema degli zeri, in particolare la continuità su tutto l’intervallo chiuso considerato.
- Che cosa si confronta in un punto interno? Limite sinistro, limite destro e valore della funzione: tre informazioni distinte, da non confondere.
11. Derivate e calcolo differenziale
La derivata misura la variazione istantanea. Nasce dal rapporto tra una variazione dell’uscita e la corrispondente variazione dell’ingresso quando quest’ultima tende a zero.
Rapporto incrementale e significato
Definizione di derivata
Significato dei simboli. h è l’incremento dell’input; il numeratore è l’incremento dell’output. Il limite, se finito, è la pendenza della tangente e il tasso di variazione istantaneo.
La derivabilità implica la continuità, ma non vale il contrario: |x| è continua in 0, però le pendenze laterali sono −1 e 1, quindi non è derivabile.
Esempio guidato — dalla definizione
Per f(x)=x², [(x+h)²−x²]/h=(2xh+h²)/h=2x+h. Mandando h a zero si ottiene f′(x)=2x.
Regole di derivazione
La linearità permette di derivare somme termine a termine. Il prodotto e il quoziente richiedono regole specifiche; la catena deriva una composizione moltiplicando la derivata esterna, valutata nell’interno, per la derivata interna.
Regola della catena
Significato dei simboli. f è la funzione esterna, g quella interna; entrambe devono essere derivabili nei punti coinvolti.
Le derivate successive descrivono variazioni di ordine superiore. f″ misura come cambia la pendenza ed è centrale per concavità e classificazione degli estremi.
Esempio guidato — catena
Se y=(3x²+1)⁵, la funzione esterna è u⁵ e l’interno è u=3x²+1. Quindi y′=5(3x²+1)⁴·6x=30x(3x²+1)⁴.
Errore frequente
La derivata di un prodotto non è il prodotto delle derivate: (fg)′=f′g+fg′.
Tangente, normale e approssimazione lineare
Retta tangente
Significato dei simboli. a è l’ascissa di tangenza; f(a) è l’ordinata; f′(a) è la pendenza.
Se f′(a)≠0, la normale ha pendenza −1/f′(a). Vicino ad a, la tangente fornisce l’approssimazione f(x)≈f(a)+f′(a)(x−a).
Schema di ripasso
- Derivata = limite del rapporto incrementale.
- Interpreta unità e segno del tasso di variazione.
- Usa la catena dall’esterno verso l’interno.
12. Teoremi del calcolo differenziale
I teoremi differenziali collegano proprietà globali di una funzione alle sue derivate. Non sono formule isolate: ogni conclusione dipende da precise ipotesi di continuità e derivabilità.
Fermat, Rolle e Lagrange
Fermat: se f ha un estremo locale interno ed è derivabile, allora f′=0. Il contrario non è automatico. Rolle: se f è continua in [a,b], derivabile in (a,b) e f(a)=f(b), esiste c con f′(c)=0. Lagrange sostituisce l’uguaglianza agli estremi con la pendenza della secante.
Teorema di Lagrange
Significato dei simboli. c è almeno un punto interno in cui la tangente è parallela alla secante tra gli estremi.
Errore frequente
Un punto con f′=0 è stazionario, non necessariamente massimo o minimo: x³ ha derivata zero in 0 ma continua a crescere.
Cauchy, de l’Hôpital e Taylor
Il teorema di Cauchy generalizza Lagrange a due funzioni. De l’Hôpital può essere applicato a forme 0/0 o ∞/∞ quando sono soddisfatte le ipotesi; non vale automaticamente per altre forme.
Il polinomio di Taylor approssima una funzione mediante derivate calcolate in un punto. Il termine di resto misura l’errore e distingue un’approssimazione informale da un risultato controllato.
Taylor di ordine n
Significato dei simboli. a è il centro, k l’ordine della derivata, n il grado e Rₙ il resto.
Schema di ripasso
- Scrivi sempre le ipotesi.
- Distingui condizioni necessarie e sufficienti.
- Trasforma le forme prima di usare de l’Hôpital.
13. Studio completo di funzione
Lo studio di funzione organizza tutti gli strumenti precedenti per ricostruire un grafico affidabile. L’ordine dei controlli evita calcoli inutili e interpretazioni contraddittorie.
Procedura operativa
Si determinano: dominio; eventuali simmetrie e periodicità; intersezioni con gli assi; segno; limiti ai bordi del dominio e all’infinito; asintoti; derivata prima e monotonia; punti stazionari ed estremi; derivata seconda, concavità e flessi. Il grafico si costruisce soltanto dopo aver coordinato queste informazioni.
Schema di ripasso
- Dominio e simmetrie.
- Zeri, segno e limiti.
- Asintoti.
- Derivata prima: crescita ed estremi.
- Derivata seconda: concavità e flessi.
- Grafico coerente con tutti i risultati.
Esempio completo: funzione razionale
Esempio guidato — f(x)=(x²−1)/(x−2)
Dominio. ℝ{2}. Zeri. x=−1 e x=1. Segno. Si studiano i fattori (x−1)(x+1)/(x−2).
Asintoti. La divisione dà f(x)=x+2+3/(x−2): x=2 è verticale e y=x+2 è obliquo.
Derivata. f′(x)=1−3/(x−2)². Si annulla per (x−2)²=3, cioè x=2±√3. Il segno della derivata classifica il primo come massimo locale e il secondo come minimo locale.
Seconda derivata. f″(x)=6/(x−2)³: concava verso il basso a sinistra di 2 e verso l’alto a destra. x=2 non è un flesso perché non appartiene al dominio.
Errore frequente
Un cambio di concavità in corrispondenza di un punto escluso non produce un punto di flesso.
Esempio completo: funzione logaritmica
Esempio guidato — g(x)=ln x−x/2
Dominio. x>0. Limiti. g(x)→−∞ per x→0⁺ e per x→+∞. Derivata. g′(x)=1/x−1/2, positiva per 0<x<2 e negativa per x>2: massimo assoluto in x=2, con valore ln2−1.
Concavità. g″(x)=−1/x²<0 su tutto il dominio, quindi il grafico è sempre concavo verso il basso. Gli zeri non si esprimono con funzioni elementari, ma se ne può discutere l’esistenza tramite continuità e monotonia.
14. Integrali
L’integrazione risponde a due domande collegate: quale funzione ha una data derivata e come si accumulano infinitesimi per ottenere area, volume o quantità totale.
Primitive e integrale indefinito
F è una primitiva di f in un intervallo se F′=f. Tutte le primitive differiscono per una costante perché la derivata di una costante è zero.
Integrale indefinito
Significato dei simboli. f è l’integranda, dx indica la variabile, F è una primitiva e C è una costante reale arbitraria.
Esempio guidato — potenza
∫x³dx=x⁴/4+C, perché la derivata di x⁴/4 è x³. La regola ∫xⁿdx=xⁿ⁺¹/(n+1)+C richiede n≠−1.
Errore frequente
Dimenticare +C significa descrivere una sola primitiva invece dell’intera famiglia.
Somme di Riemann, integrale definito e teorema fondamentale
Si divide [a,b] in piccoli intervalli, si moltiplica un valore della funzione per la larghezza di ciascun tratto e si somma. Il limite delle somme di Riemann, quando esiste, è l’integrale definito.
Teorema fondamentale
Significato dei simboli. f è continua, F è una sua primitiva, a e b sono gli estremi. Il teorema collega accumulazione e derivazione.
L’integrale è area orientata: le porzioni sotto l’asse x contribuiscono negativamente. L’area geometrica richiede integrare |f| o spezzare l’intervallo agli zeri.
Metodi di integrazione
La sostituzione inverte la regola della catena. L’integrazione per parti inverte la derivata del prodotto: ∫u dv=uv−∫v du. Le funzioni razionali possono richiedere divisione tra polinomi e fratti semplici; le forme trigonometriche richiedono identità coerenti.
Esempio guidato — per parti
∫x eˣdx. Poniamo u=x e dv=eˣdx; allora du=dx e v=eˣ. Quindi ∫x eˣdx=xeˣ−∫eˣdx=eˣ(x−1)+C.
Errore frequente
Una sostituzione è completa solo quando integranda e differenziale sono riscritti nella nuova variabile.
Aree, volumi e integrali impropri
L’area tra f e g su [a,b] è ∫|f−g|dx; se sappiamo che f≥g, diventa ∫(f−g)dx. I volumi di rotazione si calcolano, tra gli altri metodi, con dischi e rondelle: π∫(R²−r²)dx.
Un integrale è improprio quando l’intervallo è illimitato o l’integranda è illimitata. Si definisce tramite un limite; la convergenza non può essere dedotta dalla sola esistenza formale di una primitiva.
Schema di ripasso
- Indefinito: famiglia di primitive.
- Definito: numero e accumulazione orientata.
- Per l’area geometrica gestisci il segno.
- Negli impropri scrivi sempre il limite.
15. Vettori e geometria vettoriale
Un vettore descrive grandezza e direzione mediante componenti. Le operazioni vettoriali permettono di trattare geometria, fisica e algebra lineare con lo stesso linguaggio.
Operazioni, norma e prodotto scalare
Somma e moltiplicazione per scalare si eseguono componente per componente. La norma euclidea nasce dal teorema di Pitagora; il prodotto scalare misura l’allineamento tra due vettori.
Norma e prodotto scalare
Significato dei simboli. uᵢ e vᵢ sono le componenti. Il prodotto è zero per vettori ortogonali non nulli.
La disuguaglianza di Cauchy–Schwarz |u·v|≤∥u∥∥v∥ garantisce che il coseno dell’angolo, definito dal rapporto tra i due membri, sia compreso tra −1 e 1.
Esempio guidato — angolo
u=(1,0), v=(1,1). u·v=1, ∥u∥=1 e ∥v∥=√2; dunque cosθ=1/√2 e θ=π/4.
Dipendenza lineare, span e basi
I vettori sono linearmente dipendenti se esiste una combinazione lineare nulla con coefficienti non tutti zero. Sono indipendenti se l’unica combinazione nulla è quella con tutti i coefficienti zero.
Lo span è l’insieme di tutte le combinazioni lineari. Una base è un insieme indipendente che genera lo spazio; le coordinate di un vettore dipendono dalla base, mentre il vettore geometrico no.
Errore frequente
Due vettori non nulli sono dipendenti quando uno è multiplo dell’altro; in dimensione maggiore la verifica non si riduce sempre a un confronto visivo.
Schema di ripasso
- Norma: lunghezza.
- Prodotto scalare: allineamento e ortogonalità.
- Base: indipendenza più generazione.
16. Matrici
Una matrice organizza numeri in righe e colonne e rappresenta trasformazioni lineari o sistemi di equazioni. Le operazioni non sono una semplice estensione dell’aritmetica: l’ordine del prodotto conta.
Tipi e operazioni
Due matrici si sommano solo se hanno le stesse dimensioni. Il prodotto AB è definito quando il numero di colonne di A coincide con il numero di righe di B; l’elemento (i,j) si ottiene dal prodotto scalare tra la riga i di A e la colonna j di B.
Errore frequente
In generale AB≠BA e uno dei due prodotti può esistere mentre l’altro no.
Determinante, rango e inversa
Il determinante di una matrice quadrata misura il fattore di scala orientato della trasformazione. det A=0 significa che lo spazio viene schiacciato in una dimensione inferiore e A non è invertibile.
Determinante 2×2
Significato dei simboli. a,b,c,d sono gli elementi delle due righe. La formula confronta le due diagonali orientate.
Il rango è il numero massimo di righe o colonne linearmente indipendenti. Si calcola in modo stabile riducendo la matrice con operazioni elementari. Una matrice quadrata n×n è invertibile se e solo se ha rango n, determinante non nullo e nucleo ridotto al vettore zero.
Esempio guidato — inversa 2×2
Per A=[[a,b],[c,d]] con ad−bc≠0, A⁻¹=(1/(ad−bc))[[d,−b],[−c,a]]. Moltiplicare A per questa matrice restituisce l’identità.
Schema di ripasso
- Controlla le dimensioni prima del prodotto.
- det≠0 equivale a invertibilità per matrici quadrate.
- Il rango si legge dai pivot dopo l’eliminazione.
17. Sistemi lineari
Un sistema lineare cerca un vettore x che soddisfi Ax=b. Può avere una soluzione unica, infinite soluzioni o nessuna soluzione; l’eliminazione rende visibile quale caso si presenta.
Eliminazione di Gauss e Gauss–Jordan
Le operazioni elementari — scambio di righe, moltiplicazione di una riga per uno scalare non nullo, somma a una riga di un multiplo di un’altra — non cambiano l’insieme delle soluzioni. Gauss porta la matrice aumentata in forma a scala; Gauss–Jordan prosegue finché ogni pivot è l’unico elemento non nullo della propria colonna.
Esempio guidato — eliminazione
Il sistema x+y=3, 2x−y=0 ha matrice aumentata [[1,1|3],[2,−1|0]]. Sostituendo R₂←R₂−2R₁ si ottiene [0,−3|−6], dunque y=2 e poi x=1.
Errore frequente
Le operazioni vanno applicate all’intera riga, incluso il termine noto.
Rango, Rouché–Capelli e sistemi parametrici
Il teorema di Rouché–Capelli afferma che Ax=b è compatibile se e solo se rango(A)=rango(A|b). Se il rango comune coincide con il numero n delle incognite, la soluzione è unica; se è minore di n, esistono n−r parametri liberi.
Nei sistemi dipendenti da un parametro si individuano i valori per cui cambiano pivot o rango. Non si può dividere per un’espressione contenente il parametro senza separare il caso in cui essa è zero.
Esempio guidato — parametro
kx+y=1, x+ky=1. Il determinante è k²−1. Per k≠±1 la soluzione è unica. Per k=1 le due equazioni coincidono e vi sono infinite soluzioni; per k=−1 diventano incompatibili.
Schema di ripasso
- Riduci la matrice aumentata.
- Confronta i ranghi.
- Conta incognite e parametri liberi.
- Se compaiono parametri, separa i valori critici.
18. Funzioni di più variabili
Una funzione f(x,y) assegna un numero a ogni punto del proprio dominio nel piano. Il grafico è una superficie nello spazio; le curve di livello permettono di leggerla restando nel piano.
Dominio in ℝ² e curve di livello
Il dominio si ottiene imponendo simultaneamente tutte le condizioni: denominatori non nulli, radicandi pari non negativi e argomenti dei logaritmi positivi. Il risultato è una regione del piano, non un intervallo.
La curva di livello f(x,y)=k raccoglie i punti in cui la funzione assume lo stesso valore k, come le curve altimetriche di una carta geografica.
Esempio guidato — dominio e livelli
f(x,y)=√(4−x²−y²) ha dominio x²+y²≤4, il disco di raggio 2. Le curve di livello k∈[0,2] soddisfano x²+y²=4−k²: circonferenze concentriche.
Limiti e continuità
In due variabili un punto può essere raggiunto lungo infinite traiettorie. Se due cammini producono limiti diversi, il limite non esiste; se coincidono, ciò non basta ancora a provarne l’esistenza. Servono stime, coordinate polari o una dimostrazione ε–δ.
Esempio guidato — limite inesistente
f(x,y)=xy/(x²+y²). Verso (0,0), lungo y=x vale 1/2, mentre lungo y=−x vale −1/2. Il limite non esiste.
Errore frequente
Controllare soltanto gli assi x e y non prova l’esistenza di un limite in due variabili.
Derivate parziali, gradiente e direzionali
La derivata parziale rispetto a x varia x lasciando y fisso. Il gradiente raccoglie tutte le derivate parziali e indica la direzione di massima crescita locale.
Derivata direzionale
Significato dei simboli. p è il punto, u deve essere un vettore unitario, ∇f(p) è il gradiente. La formula vale se f è differenziabile.
Le curve di livello regolari sono ortogonali al gradiente, perché muovendosi lungo il livello il valore non cambia.
Piano tangente e differenziabilità
Piano tangente
Significato dei simboli. (a,b) è il punto base; fₓ e fᵧ sono le pendenze nelle direzioni coordinate.
La differenziabilità significa che l’errore rispetto all’approssimazione lineare è trascurabile rispetto alla distanza dal punto. L’esistenza delle sole derivate parziali non basta; la continuità delle parziali in un intorno è una condizione sufficiente comune.
Schema di ripasso
- Disegna il dominio.
- Per i limiti considera ogni direzione.
- Il gradiente riunisce le pendenze locali.
- Differenziabilità è più forte dell’esistenza delle parziali.
19. Ottimizzazione in più variabili
Ottimizzare significa cercare punti in cui una funzione raggiunge valori localmente o globalmente estremi. In più variabili il gradiente individua i candidati e la Hessiana descrive la curvatura.
Hessiana e forme quadratiche
La Hessiana H raccoglie le derivate seconde. Vicino a un punto stazionario, la forma quadratica hᵀHh è il termine che descrive la curvatura di secondo ordine.
In due variabili, D=fₓₓfᵧᵧ−fₓᵧ²: se D>0 e fₓₓ>0 c’è un minimo locale; se D>0 e fₓₓ<0 un massimo; se D<0 un punto di sella; se D=0 il test è inconcludente.
Errore frequente
D=0 non significa punto di sella: significa soltanto che il test della Hessiana non decide.
Punti stazionari e classificazione
Un punto interno differenziabile di massimo o minimo locale deve avere ∇f=0. Si risolve quindi il sistema delle derivate prime e si classificano i candidati con Hessiana, confronto diretto o termini di ordine superiore.
Esempio guidato — classificazione
f(x,y)=x²−y². Il gradiente (2x,−2y) si annulla in (0,0). La Hessiana diag(2,−2) è indefinita e D=−4<0: lungo l’asse x la funzione cresce, lungo y diminuisce, quindi l’origine è una sella.
Vincoli e moltiplicatori di Lagrange
Con il vincolo g(x,y)=c, in un estremo regolare le curve di livello di f e g sono tangenti: i gradienti sono paralleli.
Sistema di Lagrange
Significato dei simboli. λ è il moltiplicatore; l’ultima equazione impone il vincolo. Occorre inoltre controllare punti non regolari e bordi.
Esempio guidato — distanza con vincolo
Massimizzare e minimizzare f=x+y su x²+y²=1. Da (1,1)=λ(2x,2y) segue x=y. Col vincolo, x=y=±1/√2. I valori sono ±√2.
Schema di ripasso
- Trova tutti i candidati.
- Classifica gli interni con la Hessiana.
- Confronta anche bordo e punti non regolari.
- Su insiemi compatti una funzione continua raggiunge estremi assoluti.
20. Integrali doppi
L’integrale doppio estende l’accumulazione a una regione del piano. I contenuti completi già presenti sono conservati e organizzati qui in dieci percorsi progressivi.
1. Dal singolo al doppio integrale
1. Introduzione
Gli integrali doppi costituiscono l’estensione naturale dell’integrale definito di una funzione di una variabile al caso di funzioni di due variabili.
Se una funzione di una variabile
può essere integrata su un intervallo [a,b],
una funzione di due variabili
può essere integrata su una regione D del piano xy:
L’integrale doppio permette quindi di sommare infinitesimi distribuiti su una superficie bidimensionale anziché lungo un intervallo.
Le principali applicazioni sono:
- calcolo di aree;
- calcolo di volumi;
- determinazione del valor medio di una funzione;
- calcolo di masse di lamine a densità variabile;
- determinazione di baricentri e momenti;
- applicazioni economiche e probabilistiche con funzioni dipendenti da due variabili.
2. Significato geometrico e definizione
2. Significato geometrico
Consideriamo una funzione
definita in una regione D\subseteq\mathbb{R}^2.
Se
in tutta la regione D, allora
rappresenta il volume del solido compreso tra la superficie
e il piano
al di sopra della regione D.
L’elemento
rappresenta un elemento infinitesimo di area.
In coordinate cartesiane:
oppure
L’ordine dei differenziali indica l’ordine con cui vengono eseguite le integrazioni.
3. Definizione intuitiva dell’integrale doppio
Supponiamo di dividere la regione D in numerose piccole regioni di area
Per ogni piccola regione scegliamo un punto
Costruiamo la somma
Facendo diventare le suddivisioni sempre più piccole, se il limite esiste otteniamo
che prende il nome di integrale doppio di f sulla regione D.
3. Domini rettangolari e teorema di Fubini
4. Integrali doppi su domini rettangolari
Il caso più semplice è quello in cui il dominio di integrazione è un rettangolo:
Ciò significa che
e contemporaneamente
L’integrale doppio può allora essere scritto come un integrale iterato:
oppure invertendo l’ordine:
purché siano soddisfatte le condizioni che consentono di applicare il teorema di Fubini.
5. Teorema di Fubini
Il teorema di Fubini permette di trasformare un integrale doppio in due normali integrali semplici successivi.
Per una funzione continua f(x,y) su un rettangolo
vale:
e inoltre
Pertanto:
Su un dominio rettangolare, quindi, è normalmente possibile scegliere liberamente l’ordine di integrazione.
6. Come si calcola concretamente un integrale doppio
Consideriamo
Si procede dall’interno verso l’esterno.
Prima fase
Si calcola
Poiché l’integrazione avviene rispetto a y, la variabile x viene trattata come una costante.
Seconda fase
Il risultato della prima integrazione sarà normalmente una funzione della sola x.
Si calcola quindi l’integrale esterno:
7. Primo esempio
Calcolare
Partiamo dall’integrale interno:
Rispetto a y, x è costante:
Applicando gli estremi:
Otteniamo:
Dobbiamo ora integrare rispetto a x:
Una primitiva è
Quindi
Pertanto:
è il valore dell’integrale doppio.
8. Attenzione alla variabile di integrazione
Un errore frequente consiste nel dimenticare quale variabile si sta integrando.
Ad esempio:
Poiché stiamo integrando rispetto a y, x è costante.
Pertanto:
e
Quindi:
Viceversa:
fornisce
4. Domini normali e costruzione degli estremi
9. Integrali doppi su domini non rettangolari
Il caso più importante è quello in cui il dominio D non è rettangolare.
In questo caso gli estremi dell’integrale interno dipendono generalmente dall’altra variabile.
I domini vengono normalmente distinti in:
- domini semplici rispetto a
y; - domini semplici rispetto a
x.
10. Domini semplici rispetto a y
Una regione è semplice rispetto a y quando può essere descritta nella forma
Geometricamente, per ogni valore di x compreso tra a e b, la coordinata y varia tra una curva inferiore
e una curva superiore
L’integrale diventa:
Una regola pratica estremamente utile è:
11. Domini semplici rispetto a x
Una regione è invece semplice rispetto a x se può essere descritta come
In questo caso:
La regola pratica diventa:
12. Come costruire correttamente il dominio
Prima di calcolare un integrale doppio è spesso necessario disegnare il dominio.
Questa fase è fondamentale.
Supponiamo, ad esempio, che la regione sia delimitata da
e
Per trovare gli estremi sull’asse x, determiniamo i punti di intersezione:
Portando tutto a sinistra:
Fattorizziamo:
Quindi:
oppure
Tra 0 e 2,
Pertanto il dominio è
L’integrale può quindi essere scritto come
6. Aree e volumi
13. Calcolo dell’area con un integrale doppio
Un’applicazione fondamentale consiste nel calcolare l’area di una regione.
È sufficiente porre
Infatti:
Per il dominio precedente:
abbiamo
Calcoliamo l’integrale interno:
Quindi:
Una primitiva è
Pertanto:
Otteniamo:
Quindi:
14. Integrale doppio come volume
Se
il volume sotto la superficie
e sopra il dominio D è
Esempio
Calcolare il volume sotto
sopra il quadrato
Abbiamo:
Calcoliamo l’integrale interno:
Otteniamo:
Ora:
Quindi:
Pertanto:
5. Cambio dell’ordine di integrazione
15. Cambiamento dell’ordine di integrazione
Uno degli argomenti più importanti sugli integrali doppi è il cambio dell’ordine di integrazione.
Supponiamo di avere
Possiamo voler riscrivere l’integrale nella forma
Non è sufficiente semplicemente scambiare dx e dy.
Bisogna rideterminare completamente gli estremi.
La procedura corretta è:
- ricostruire il dominio;
- disegnarlo;
- individuare il minimo e massimo valore di
y; - descrivere, per ogni
y, i valori dixappartenenti alla regione; - riscrivere l’integrale.
16. Esempio di cambio dell’ordine
Consideriamo
Il dominio è:
Equivalentemente:
Per un y fissato:
Pertanto:
17. Quando conviene cambiare ordine
Cambiare ordine può rendere un integrale molto più semplice.
Consideriamo:
L’integrale
non possiede una primitiva esprimibile mediante funzioni elementari.
Conviene quindi cambiare ordine.
Il dominio è:
Equivalentemente:
Otteniamo:
Rispetto a x,
è costante.
Quindi:
Pertanto:
Ponendo
otteniamo:
Quindi:
Questo esempio mostra perché il cambio dell’ordine non è soltanto una manipolazione formale, ma una vera tecnica di integrazione.
18. Domini che richiedono una suddivisione
Non tutti i domini possono essere descritti mediante un’unica coppia di funzioni.
In alcuni casi è necessario suddividere il dominio:
L’integrale diventa:
Questo accade frequentemente quando, cambiando ordine di integrazione, il bordo sinistro o destro della regione cambia espressione.
La regola fondamentale è quindi:
7. Coordinate polari
19. Integrali doppi in coordinate polari
Quando il dominio presenta circonferenze, dischi o settori circolari, le coordinate cartesiane possono risultare scomode.
È spesso preferibile utilizzare le coordinate polari.
Le relazioni fondamentali sono:
e
20. Elemento di area in coordinate polari
In coordinate cartesiane:
In coordinate polari, invece:
Il fattore r è fondamentale e deriva dal determinante Jacobiano della trasformazione.
Pertanto:
Uno degli errori più frequenti consiste proprio nel dimenticare il fattore:
21. Dominio circolare
Consideriamo il disco
In coordinate polari:
quindi:
Per descrivere l’intero disco:
Pertanto:
22. Area del cerchio mediante un integrale doppio
Possiamo ricavare la formula dell’area del cerchio:
Scriviamo:
Passando alle coordinate polari:
Calcoliamo:
Quindi:
Otteniamo:
23. Settori circolari
Se il dominio è un settore circolare compreso tra gli angoli
e tra due circonferenze di raggio
allora:
Gli estremi possono anche dipendere dall’angolo:
24. Esempio in coordinate polari
Calcolare:
dove
Poiché:
e
l’integrale diventa:
Quindi:
Calcoliamo:
Pertanto:
Quindi:
8. Cambio di variabili e Jacobiano
25. Cambio di variabili e Jacobiano
Le coordinate polari sono un caso particolare di cambio di variabili negli integrali doppi.
Consideriamo la trasformazione:
Il determinante Jacobiano è
L’elemento di area si trasforma secondo:
Pertanto:
Nel caso delle coordinate polari:
Il Jacobiano vale:
Calcolandolo:
Perciò:
9. Massa, valor medio e baricentro
26. Valor medio di una funzione su una regione
Se f(x,y) è definita su una regione D, il suo valore medio è
dove
È l’analogo bidimensionale della formula:
27. Massa di una lamina
Supponiamo che una lamina occupi una regione D e abbia densità superficiale
La massa totale è:
Se la densità è costante:
allora:
28. Baricentro di una lamina
Data una lamina di densità
la massa è
Le coordinate del baricentro sono:
e
Se la densità è uniforme, \rho si semplifica.
29. Simmetrie utili
Prima di calcolare un integrale doppio conviene verificare se esistono simmetrie.
Se il dominio D è simmetrico rispetto all’asse y e la funzione è dispari rispetto a x:
allora:
Analogamente, se il dominio è simmetrico rispetto all’asse x e
si ha ancora:
Riconoscere queste proprietà può evitare calcoli molto lunghi.
10. Metodo generale ed esercizi
30. Metodo generale per risolvere un integrale doppio
Quando si affronta un esercizio, è utile seguire sempre uno schema preciso.
Passaggio 1 — Identificare la funzione
Individuare:
Passaggio 2 — Analizzare il dominio
Comprendere le disequazioni o le curve che delimitano D.
Passaggio 3 — Disegnare il dominio
Anche un grafico qualitativo è spesso sufficiente.
Passaggio 4 — Scegliere l’ordine di integrazione
Decidere se è più conveniente:
oppure
Passaggio 5 — Determinare gli estremi
Se si usa dy\,dx:
Se si usa dx\,dy:
Passaggio 6 — Valutare un eventuale cambio di coordinate
Se compaiono espressioni come:
circonferenze o settori circolari, verificare la convenienza delle coordinate polari.
Passaggio 7 — Calcolare l’integrale interno
Trattare l’altra variabile come costante.
Passaggio 8 — Calcolare l’integrale esterno
Integrare il risultato rispetto alla seconda variabile.
Passaggio 9 — Controllare il risultato
Verificare:
- segno;
- ordine di grandezza;
- eventuali simmetrie;
- coerenza geometrica.
31. Errori frequenti
Errore 1 — Scambiare semplicemente gli estremi
Da
non si può passare automaticamente a
Gli estremi devono essere ricavati nuovamente dal dominio.
Errore 2 — Dimenticare quale variabile è costante
In:
la quantità x^2 è una costante.
Errore 3 — Non disegnare il dominio
Molti errori negli integrali doppi non dipendono dal calcolo delle primitive, ma dalla descrizione errata della regione di integrazione.
Errore 4 — Dimenticare il fattore r
In coordinate polari:
e non semplicemente:
Errore 5 — Confondere area e volume
Per calcolare l’area:
Per calcolare il volume sotto z=f(x,y):
32. Esercizi svolti
Esercizio 1
Calcolare:
Integriamo rispetto a y:
Quindi:
Otteniamo:
Esercizio 2
Calcolare l’area della regione:
Scriviamo:
L’integrale interno è:
Quindi:
Otteniamo:
Quindi:
Esercizio 3
Calcolare:
Calcoliamo l’integrale interno:
Una primitiva è:
Sostituendo:
Semplificando:
Pertanto:
Otteniamo:
33. Esercizi proposti
Esercizio 1
Calcolare:
Risultato:
Esercizio 2
Calcolare:
Risultato:
Esercizio 3
Determinare l’area della regione:
Risultato:
Esercizio 4
Calcolare:
dove
Suggerimento: utilizzare le coordinate polari.
Risultato:
Esercizio 5
Cambiare l’ordine di integrazione in:
Il dominio è:
Poiché
equivale, nella regione considerata, a
otteniamo:
34. Schema riassuntivo
Coordinate cartesiane
Dominio semplice rispetto a y:
Dominio semplice rispetto a x:
Area
Volume
Coordinate polari
Cambio di variabili
Valor medio
Massa
Baricentro
35. Strategia da ricordare all’esame
Negli integrali doppi la difficoltà principale spesso non è trovare la primitiva, ma descrivere correttamente la regione di integrazione.
L’ordine mentale corretto è quindi:
Se il dominio contiene circonferenze o espressioni del tipo
bisogna inoltre valutare immediatamente:
Infine, prima di svolgere calcoli lunghi, è sempre opportuno verificare:
e
Questi controlli preliminari possono trasformare un integrale apparentemente complesso in un esercizio molto semplice.