Ogni anno, nella dichiarazione dei redditi, è possibile esprimere una scelta sulla destinazione dell’otto per mille, del cinque per mille e del due per mille dell’IRPEF. Le tre opzioni vengono spesso confuse, ma in realtà hanno finalità diverse e seguono regole differenti. L’otto per mille riguarda lo Stato e alcune confessioni religiose; il cinque per mille finanzia determinate attività di interesse sociale; il due per mille consente invece di destinare una quota dell’IRPEF a uno dei partiti politici ammessi al beneficio. Le tre scelte non sono alternative tra loro: possono essere espresse tutte nello stesso anno e non determinano un aumento dell’imposta dovuta. In altre parole, non si tratta di tre versamenti aggiuntivi, ma di meccanismi attraverso cui il contribuente può incidere sulla destinazione di una parte dell’IRPEF già dovuta.

Perché esistono tre meccanismi diversi

Il fatto che compaiano tutti nella stessa scheda può far pensare che otto, cinque e due per mille funzionino allo stesso modo. Non è così. L’Agenzia delle Entrate distingue espressamente le tre destinazioni: l’otto per mille del gettito IRPEF può essere attribuito allo Stato oppure a una delle istituzioni religiose ammesse; il cinque per mille della propria IRPEF può essere destinato a determinate finalità di interesse sociale; il due per mille della propria IRPEF può essere attribuito a un partito politico ammesso al beneficio. La differenza non è soltanto nei destinatari. Cambia anche il modo in cui vengono trattate le scelte non espresse. Questo punto è particolarmente importante per l’otto per mille.

L’otto per mille

L’otto per mille permette al contribuente di scegliere la destinazione di una quota del gettito IRPEF tra lo Stato e le confessioni religiose ammesse al meccanismo. Nella dichiarazione 2026 l’Agenzia delle Entrate indica, tra le possibili destinazioni, lo Stato e le istituzioni religiose previste dalle relative norme e intese. Quando si sceglie lo Stato, la quota può essere indirizzata verso specifiche finalità di interesse sociale o umanitario. La documentazione dell’Agenzia indica, tra le possibilità previste, interventi per fame nel mondo, calamità naturali, edilizia scolastica, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni culturali e interventi contro tossicodipendenze e altre dipendenze patologiche. La scelta per l’otto per mille viene effettuata indicando un solo beneficiario tra quelli ammessi.

La particolarità dell’otto per mille: contano anche le scelte non espresse

L’aspetto più particolare dell’otto per mille è che non riguarda soltanto chi firma. L’Agenzia delle Entrate precisa che la ripartizione complessiva viene effettuata in proporzione alle scelte espresse e che anche la quota non attribuita direttamente dai contribuenti viene ripartita secondo quelle proporzioni, salvo le particolari rinunce previste per alcuni beneficiari. Questo significa che non scegliere un destinatario per l’otto per mille non equivale a sottrarre automaticamente quella quota al sistema. Le preferenze espresse dagli altri contribuenti incidono anche sulla distribuzione delle quote non espressamente attribuite. È una differenza fondamentale rispetto alla percezione comune secondo cui “se non firmo, il mio otto per mille rimane allo Stato”. In generale non funziona così: il meccanismo prevede una ripartizione proporzionale sulla base delle scelte espresse, secondo le regole previste per i diversi beneficiari.

Immaginiamo, soltanto per comprendere il meccanismo, che in una popolazione di contribuenti il 40% esprima una scelta e il restante 60% non ne esprima alcuna. Supponiamo inoltre che, tra chi ha scelto, il 60% abbia indicato il beneficiario A e il 40% il beneficiario B. Il sistema dell’otto per mille non attribuisce semplicemente il 60% dei fondi alle scelte non espresse lasciandole senza destinazione. La ripartizione delle quote non espresse viene effettuata, secondo la disciplina applicabile, sulla base della proporzione risultante dalle preferenze manifestate. L’esempio serve a chiarire perché la scelta dell’otto per mille ha una struttura diversa dalle altre due.

Il cinque per mille

Il cinque per mille ha una finalità differente. Il contribuente può destinare una quota pari al cinque per mille della propria IRPEF a determinate attività considerate di interesse sociale. Per il 2026 l’Agenzia delle Entrate individua sette principali categorie: enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, ricerca scientifica e universitaria, ricerca sanitaria, tutela e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, attività sociali svolte dal comune di residenza, associazioni sportive dilettantistiche che svolgono una rilevante attività di interesse sociale ed enti gestori delle aree protette. Per alcune categorie è possibile non soltanto scegliere la finalità generale, ma anche indicare direttamente il codice fiscale di uno specifico ente beneficiario. In questo modo la quota viene indirizzata proprio al soggetto scelto, purché questo sia regolarmente ammesso al beneficio.

Supponiamo che un contribuente voglia sostenere una specifica associazione del Terzo Settore. Nella scheda può firmare nel riquadro corrispondente alla categoria e, quando previsto, inserire anche il codice fiscale dell’ente. Se invece firma soltanto nella categoria senza indicare uno specifico soggetto, la quota partecipa al riparto secondo le regole previste per quella finalità. Il cinque per mille viene quindi utilizzato soprattutto per finanziare attività sociali, scientifiche, sanitarie, culturali e sportive. Nel 2026 lo stanziamento massimo destinato alla liquidazione del cinque per mille è stato portato a 610 milioni di euro, rispetto ai 525 milioni previsti in precedenza. Un equivoco frequente consiste nel pensare che indicare il codice fiscale di un’associazione significhi effettuare una donazione che verrà sottratta dal rimborso del 730 o aggiunta alle imposte da pagare.

Non è così. La scelta non determina maggiori imposte. Il contribuente decide semplicemente di indirizzare a quella finalità una quota dell’IRPEF secondo il meccanismo previsto. Le istruzioni fiscali chiariscono infatti che le scelte dell’otto, cinque e due per mille possono essere espresse contemporaneamente senza aumentare l’imposta complessiva. Naturalmente questo non impedisce di effettuare anche una vera donazione separata allo stesso ente: si tratterebbe però di un’operazione diversa dal cinque per mille.

Il due per mille

Il due per mille permette invece al contribuente di destinare una quota della propria IRPEF a uno dei partiti politici ammessi al beneficio. L’Agenzia delle Entrate specifica che possono riceverlo i partiti iscritti nella seconda sezione del registro previsto dalla normativa e il cui elenco viene trasmesso all’Agenzia dalla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. La scelta è volontaria e può essere effettuata per un solo partito politico. Nella scheda bisogna indicare il codice del partito prescelto e apporre la firma. L’elenco dei soggetti ammessi viene aggiornato secondo la procedura prevista dalla normativa. Dal punto di vista fiscale, anche in questo caso non si tratta di versare un’imposta aggiuntiva: si indica la destinazione di una quota dell’IRPEF già dovuta.

Le tre scelte possono essere fatte insieme

Questo è probabilmente il punto più semplice ma anche uno dei più frequentemente fraintesi. Un contribuente può, nella stessa dichiarazione:

Non bisogna scegliere tra una delle tre possibilità. Le opzioni sono indipendenti tra loro e possono essere tutte esercitate. Le istruzioni dell’Agenzia lo chiariscono espressamente. Una persona può quindi, per esempio, destinare l’otto per mille allo Stato, il cinque per mille a un ente di ricerca sanitaria e contemporaneamente esprimere o non esprimere una scelta per il due per mille.

Quanto valgono concretamente?

Per comprendere gli ordini di grandezza possiamo utilizzare un esempio puramente illustrativo. Supponiamo che l’IRPEF di riferimento di un contribuente sia pari a 10.000 euro. Il cinque per mille corrisponderebbe matematicamente a:

10.000 × 0,005 = 50 euro

Il due per mille corrisponderebbe a:

10.000 × 0,002 = 20 euro

L’otto per mille corrisponde invece allo 0,008, ma il suo meccanismo giuridico è costruito sulla ripartizione del gettito IRPEF complessivo e sulle proporzioni delle scelte espresse, quindi non va interpretato semplicemente come una donazione individuale calcolata e trasferita in modo isolato a partire dalla propria imposta. L’Agenzia stessa distingue infatti la formulazione parlando di “otto per mille del gettito IRPEF”, mentre per cinque e due per mille fa riferimento alla propria imposta sul reddito.

Che cosa succede se non scelgo?

Per il contribuente la scelta è facoltativa. Nella dichiarazione precompilata è infatti possibile indicare la preferenza oppure selezionare “Nessuna scelta” per ciascuna delle tre destinazioni. È però importante ricordare che l’assenza di scelta non produce lo stesso effetto in tutti e tre i meccanismi. Nell’otto per mille le quote non espressamente attribuite vengono ripartite secondo il sistema proporzionale collegato alle scelte espresse. Nel cinque e nel due per mille, invece, la logica è quella della destinazione volontaria a favore delle finalità o dei soggetti indicati dal contribuente. Per questo è sbagliato trattare i tre strumenti come se fossero tre versioni dello stesso istituto.

Anche chi non deve presentare la dichiarazione può scegliere

La possibilità di esprimere le preferenze non è necessariamente limitata a chi è obbligato a presentare il modello 730 o Redditi. Le istruzioni fiscali prevedono modalità attraverso cui anche determinati contribuenti esonerati dalla dichiarazione possono presentare la scheda per la destinazione dell’otto, cinque e due per mille, seguendo le procedure previste. La stessa Agenzia contempla infatti la presentazione delle scelte anche nei casi di esonero dalla dichiarazione. Questo consente, per esempio, a determinate persone con sola Certificazione Unica e senza obbligo dichiarativo di esprimere comunque le proprie scelte. Una delle confusioni più diffuse riguarda il rapporto tra otto e cinque per mille. Qualcuno può pensare che destinare l’otto per mille impedisca di indicare anche un’associazione per il cinque per mille.

Non è così. Le due scelte hanno finalità completamente distinte. L’otto per mille riguarda principalmente lo Stato e le istituzioni religiose previste dalla legge; il cinque per mille riguarda invece enti e attività di interesse sociale, ricerca, sanità, cultura, sport e altre finalità ammesse. Firmare per l’uno non riduce o cancella la possibilità di scegliere l’altro. Anche il cinque per mille non deve essere confuso con le agevolazioni fiscali legate alle normali donazioni. Supponiamo di destinare il cinque per mille a un ente del Terzo Settore e, nello stesso anno, di effettuare anche una donazione di 300 euro allo stesso ente. Sono due operazioni separate. Il cinque per mille deriva dalla destinazione di una quota dell’IRPEF. La donazione è invece un trasferimento volontario effettuato con proprie risorse e può eventualmente beneficiare delle deduzioni o detrazioni previste dalla normativa, se ne ricorrono i requisiti. Il fatto di aver indicato l’ente nel cinque per mille non significa quindi aver “donato” direttamente una somma prelevata dal proprio conto.

Perché il codice fiscale è importante nel cinque per mille

Quando si vuole sostenere un soggetto specifico, inserire correttamente il codice fiscale è fondamentale. Due associazioni possono avere nomi simili, mentre il codice fiscale identifica con precisione il beneficiario. Prima di compilare la scelta è quindi opportuno verificare che l’ente sia effettivamente ammesso e che il codice fiscale sia corretto. Nel 2026, per esempio, gli enti del Terzo Settore partecipanti al cinque per mille devono essere accreditati secondo le procedure previste, e il Ministero del Lavoro pubblica gli elenchi relativi ai soggetti ammessi. Una scelta consapevole non dovrebbe quindi basarsi soltanto sul nome dell’associazione trovato online.

Una sintesi delle differenze

SceltaPrincipali destinatariQuotaCaratteristica principale
8 per milleStato o istituzioni religiose ammesse8‰Anche le scelte non espresse incidono sul riparto secondo le regole previste
5 per milleTerzo Settore, ricerca, sanità, comuni, cultura, ASD, aree protette5‰In molti casi è possibile indicare uno specifico ente tramite codice fiscale
2 per millePartiti politici ammessi al beneficio2‰È possibile scegliere un solo partito

Le tre opzioni possono essere esercitate contemporaneamente e non aumentano l’IRPEF dovuta.

Conclusione

Otto, cinque e due per mille sono tre strumenti distinti attraverso cui il contribuente può incidere sulla destinazione di una parte del gettito o della propria IRPEF senza pagare un’imposta aggiuntiva. L’otto per mille riguarda lo Stato e le istituzioni religiose ammesse e presenta la particolarità fondamentale della ripartizione delle quote non espresse sulla base delle scelte manifestate. Il cinque per mille permette di sostenere enti e attività di interesse sociale, ricerca, sanità, cultura, sport, comuni e aree protette. Il due per mille consente invece di destinare una quota della propria IRPEF a uno dei partiti politici ammessi. La cosa più importante da ricordare è che non bisogna scegliere tra 8, 5 e 2 per mille. Si possono esprimere tutte e tre le preferenze.

La domanda quindi non dovrebbe essere: “Quale dei tre devo scegliere?” ma: “Per ciascuno dei tre meccanismi, voglio esprimere una preferenza e, se sì, verso quale destinatario previsto dalla legge?” Capire questa differenza rende molto più semplice leggere quella parte della dichiarazione che, ogni anno, molti contribuenti firmano senza sapere esattamente che cosa stanno facendo.

Nota: destinatari ed elenchi dei soggetti ammessi possono essere aggiornati nel tempo. Prima di indicare il codice fiscale di uno specifico beneficiario è opportuno verificarne l’effettiva ammissione per l’anno di riferimento.