Quando ho iniziato a scegliere gli esami da sostenere durante il mio Erasmus alla Goethe University di Francoforte, non sono partito dal catalogo dei corsi cercando quelli che sembravano più facili o più interessanti. Ho fatto esattamente il contrario: sono partito dal mio percorso a Ca’ Foscari e dagli esami che mi mancavano per completare la laurea, cercando poi a Francoforte insegnamenti che potessero avere una coerenza reale con ciò che avrei dovuto sostenere in Italia. Per me questo era particolarmente importante perché l’Erasmus arriva praticamente alla fine del mio percorso triennale. Non avevo quindi interesse a costruire un semestre composto da esami casuali solo per ottenere dei crediti: volevo utilizzare i mesi in Germania per avanzare concretamente verso la laurea e, allo stesso tempo, scegliere materie che potessero aggiungere qualcosa alla mia preparazione in economia e finanza. Alla fine ho costruito la scelta cercando di tenere insieme quattro elementi: riconoscimento degli esami, interesse personale, utilità futura e sostenibilità del semestre.
Sono partito dagli esami che mi mancavano, non dai corsi disponibili
Il mio punto di partenza era abbastanza chiaro. Tra gli esami che mi restavano c’erano Introduzione all’econometria, Economia monetaria e della finanza e altri esami a scelta. Questo ha ristretto immediatamente il campo. Invece di aprire il catalogo della Goethe University e chiedermi semplicemente “cosa mi piacerebbe studiare?”, ho cercato corsi che potessero avere una corrispondenza sensata con quelle aree. Il Learning Agreement, per me, non è stato quindi un documento burocratico da compilare dopo aver scelto gli esami: è stato praticamente la struttura attorno alla quale ho costruito tutto il semestre. La domanda che mi sono fatto era: “Se devo comunque sostenere questi ultimi esami, quali corsi a Francoforte mi permettono di farlo studiando qualcosa che abbia davvero senso per me?” Questo ha reso la scelta molto più semplice.
Money and Banking è stata una scelta quasi naturale
Tra le materie che dovevo ancora sostenere c’era Economia monetaria e della finanza. Quando ho trovato Money and Banking, il collegamento è stato abbastanza immediato. Naturalmente non mi sono fermato al titolo. Ho guardato il contenuto del corso e il tipo di argomenti trattati, perché due materie possono avere nomi simili e programmi completamente diversi. Ma in questo caso la coerenza con il mio percorso era evidente: moneta, sistema bancario, politica monetaria e funzionamento dei mercati finanziari sono esattamente temi che completano bene una laurea in Economia e Commercio. Per me era quindi uno di quei corsi che risolvevano due problemi contemporaneamente: riconoscere un esame che mi manca e studiare una materia che considero effettivamente utile.
Risk Management l’ho scelto perché volevo qualcosa che andasse oltre gli esami obbligatori
Una volta coperti gli esami più direttamente collegati al mio piano di studi, non volevo utilizzare tutti gli esami a scelta semplicemente per cercare le materie più facili disponibili. Uno dei corsi che mi ha interessato di più è stato Risk Management. Il motivo è anche legato a ciò che studio e alle attività che seguo al di fuori dell’università. Il concetto di rischio ricorre continuamente: negli investimenti, nella gestione finanziaria di un’impresa, nel credito e anche nella revisione legale. Studiare in maniera più strutturata come il rischio viene identificato, misurato e gestito mi sembrava quindi molto più utile rispetto a scegliere una materia completamente scollegata dal resto del mio percorso. È il tipo di esame che avrei probabilmente trovato interessante anche senza Erasmus. Ed è proprio questo uno dei criteri che ho utilizzato: se devo dedicare settimane a una materia, preferisco che alla fine mi rimanga qualcosa oltre al voto registrato in carriera.
Artificial Intelligence in Finance nasce invece da un interesse più recente
Un altro corso che ho scelto è Artificial Intelligence in Finance. Questa scelta è meno direttamente collegata a un singolo esame obbligatorio italiano e molto più alla direzione in cui secondo me stanno andando economia, finanza e lavoro. Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata sempre più nella mia quotidianità e mi interessa capire non soltanto come utilizzare questi strumenti, ma anche quali applicazioni concrete possano avere in ambito economico e finanziario. Per questo la possibilità di inserire nel percorso universitario un corso che unisce AI e finanza mi sembrava particolarmente interessante. È anche uno degli aspetti che secondo me rendono davvero utile un Erasmus: non essere costretti a replicare esattamente ciò che si sarebbe studiato a casa, ma utilizzare gli esami a scelta per aggiungere competenze che il proprio corso di laurea magari affronta meno.
Anche Banking Law aveva una logica precisa
Tra le mie scelte è entrato anche un corso legato al diritto bancario. A prima vista potrebbe sembrare un insegnamento meno collegato agli altri, ma per me non lo è affatto. Nel mio percorso universitario ho già sostenuto diversi esami giuridici e il diritto commerciale è una delle materie che mi interessa maggiormente. Studiare il settore bancario anche dal punto di vista giuridico mi permette quindi di collegare due aree che fino a quel momento avevo affrontato soprattutto separatamente: da una parte economia e finanza, dall’altra diritto. Anche qui la logica della scelta non era trovare semplicemente “un esame a scelta”. Volevo che il pacchetto complessivo avesse una certa coerenza. Guardandolo nel suo insieme, infatti, si vedono abbastanza chiaramente i temi principali: moneta, banche, rischio, finanza, diritto e nuove tecnologie.
Per me gli esami a scelta non sono davvero “esami qualsiasi”
Ho sempre trovato un po’ fuorviante l’espressione “esami a scelta”, perché può dare l’impressione che siano semplicemente crediti da riempire. Io ho cercato di utilizzarli in maniera diversa. Se ho la possibilità di scegliere liberamente tre materie, preferisco che insieme costruiscano una direzione riconoscibile. Nel mio caso ho cercato di rimanere soprattutto nell’area economico-finanziaria, aggiungendo elementi di diritto e tecnologia. Non significa che ogni studente debba fare la stessa cosa. Qualcuno può usare gli esami a scelta per esplorare argomenti completamente nuovi. Ma personalmente preferisco che, guardando il mio piano di studi nel suo complesso, si riesca a capire quali sono gli ambiti che mi interessano maggiormente.
Non ho guardato soltanto i programmi: ho dovuto incastrare anche gli orari
Naturalmente una selezione perfetta sulla carta può diventare impossibile appena vengono pubblicati gli orari. Una delle cose che ho controllato è stata quindi la compatibilità tra i corsi. Non volevo costruire un Learning Agreement molto bello teoricamente e poi scoprire a Francoforte che due insegnamenti obbligatori si svolgevano esattamente nello stesso momento. Alla fine le sovrapposizioni che ho individuato erano limitate e concentrate, quindi il piano risultava ancora gestibile. Questo è un punto che secondo me vale la pena controllare molto prima della partenza: non basta che cinque corsi siano riconoscibili, devono anche poter essere frequentati realmente nello stesso semestre. E non bisogna guardare soltanto le lezioni, ma anche eventuali esercitazioni, presentazioni, lavori di gruppo e date degli esami.
Ho cercato di non costruire un semestre troppo facile, ma nemmeno assurdo
Un altro equilibrio che ho cercato riguarda la difficoltà. Da una parte non volevo scegliere cinque corsi soltanto perché considerati semplici. Sarebbe stato un modo abbastanza limitato di sfruttare sei mesi in un’università straniera. Dall’altra non avrebbe avuto senso prendere cinque degli insegnamenti più complessi della facoltà e ritrovarmi con un semestre ingestibile, soprattutto considerando che bisogna contemporaneamente adattarsi a una nuova università, una nuova città e un metodo di insegnamento diverso. Ho quindi cercato una combinazione che mi interessasse realmente ma che fosse anche sostenibile. Per me è un po’ la stessa logica che utilizzo quando preparo gli esami in Italia: l’obiettivo non è dimostrare di riuscire a scegliere la strada più difficile possibile, ma costruire un percorso che permetta di imparare bene e portare a termine ciò che si è programmato.
La lingua era un altro filtro
I corsi che ho scelto sono in inglese, e questo per me era importante. Studiare una materia universitaria in una lingua straniera non significa semplicemente riuscire a capire una conversazione quotidiana. Bisogna leggere materiale tecnico, seguire lezioni, comprendere domande d’esame e utilizzare correttamente terminologia economica, finanziaria o giuridica. Per questo ho preferito materie in inglese, lingua nella quale posso affrontare in modo molto più realistico un intero semestre accademico. Il tedesco rimane naturalmente una parte importante dell’esperienza Erasmus e voglio migliorarlo vivendo in Germania, ma scegliere un esame tecnico complesso direttamente in tedesco senza avere ancora il livello necessario avrebbe trasformato la lingua da opportunità a ostacolo.
Il Learning Agreement mi ha dato una certa tranquillità prima di partire
Una delle cose che volevo evitare era partire per sei mesi senza avere un quadro chiaro di cosa sarebbe successo agli esami una volta tornato. Avere il Learning Agreement approvato mi ha permesso di partire sapendo già quale fosse la logica del riconoscimento. Naturalmente durante un Erasmus possono cambiare corsi, orari o altre condizioni e il Learning Agreement può essere modificato seguendo le procedure previste. Ma esiste una differenza enorme tra partire con un piano approvato e partire sperando che, al ritorno, qualche esame venga riconosciuto. Per me questo era particolarmente importante proprio perché sono vicino alla fine della laurea. Non volevo che l’Erasmus allungasse inutilmente il percorso universitario.
Ho cercato di far coincidere Erasmus e fine della triennale
Nel mio caso la scelta degli esami aveva quindi anche una dimensione strategica. L’obiettivo non era semplicemente sostenere cinque esami a Francoforte. Era cercare di utilizzare quei cinque esami per completare il più possibile ciò che mi rimane della triennale. Questo cambia molto il modo di scegliere. Se fossi partito al primo anno, probabilmente avrei avuto una maggiore libertà di sperimentare. Arrivando invece verso la conclusione del percorso, ogni riconoscimento ha un peso maggiore. La mia domanda era quindi: “Come posso tornare dall’Erasmus avendo fatto un’esperienza importante ma anche essendo concretamente più vicino alla laurea?” Il piano degli esami è stato costruito soprattutto attorno a questa domanda.
Non volevo però sacrificare l’utilità futura
La cosa che ho cercato di evitare è stata trasformare questa strategia in un semplice esercizio burocratico. Avrei potuto probabilmente trovare combinazioni di esami riconoscibili ma molto meno interessanti. Ho preferito invece corsi come Money and Banking, Risk Management e Artificial Intelligence in Finance proprio perché, oltre a risolvere il problema dei crediti, costruiscono competenze che considero utili anche in futuro. Non so ancora esattamente quali di questi argomenti utilizzerò di più professionalmente. Ma so che sono aree coerenti con ciò che già studio e con le cose che mi interessano. Per me è sufficiente per considerarli una scelta sensata.
Il mio metodo è stato quindi abbastanza semplice
Se dovessi ricostruire il processo che ho seguito, sarebbe questo. Prima ho elencato gli esami che mi mancavano a Ca’ Foscari. Poi ho cercato nel catalogo della Goethe University i corsi con programmi compatibili. Dopo aver individuato le possibili equivalenze, ho utilizzato gli esami a scelta per inserire materie che mi interessavano davvero. A quel punto ho controllato ECTS, lingua, difficoltà, prerequisiti e orari. Infine ho fatto approvare tutto attraverso il Learning Agreement. Non sono quindi partito da cinquanta corsi cercando di capire quali fossero più belli. Sono partito dai miei obiettivi e ho progressivamente ristretto la scelta. Naturalmente Erasmus non significa soltanto esami. È anche vivere per alcuni mesi in un altro Paese, conoscere persone nuove, utilizzare un’altra lingua e confrontarsi con un’università diversa.
Ma proprio perché rappresenta un’esperienza così ampia, secondo me non c’è motivo di considerare la parte accademica secondaria. Se devo passare mesi seguendo lezioni e preparando esami, preferisco che quelle materie abbiano una logica. Nel mio caso voglio tornare dalla Germania avendo approfondito soprattutto economia monetaria, finanza, gestione del rischio, diritto bancario e applicazioni dell’intelligenza artificiale alla finanza. È un insieme di materie che riconosco come coerente con il percorso che sto costruendo.
Conclusione
Quando ho scelto i miei esami Erasmus non mi sono chiesto semplicemente quali fossero i più facili né ho cercato di riempire cinque spazi nel Learning Agreement. Sono partito da ciò che mi mancava per completare la laurea e ho cercato corsi che potessero sostituirlo in modo sensato. Una volta soddisfatto questo requisito, ho utilizzato gli esami a scelta per approfondire le aree che mi interessano di più. La logica finale è quindi stata:
Per me è questo il modo più utile di utilizzare gli esami durante un Erasmus. Non scegliere semplicemente materie all’estero. Ma costruire un semestre che, una volta tornato, abbia aggiunto qualcosa di concreto al percorso che avevo già iniziato in Italia.
Nota: la parte relativa alla scelta dei corsi descrive il mio percorso personale. Le procedure di riconoscimento, gli insegnamenti disponibili e i requisiti cambiano in funzione dell’università, della facoltà e dell’anno accademico.