Pagare le imposte non sul reddito che si realizzerà effettivamente, ma su un reddito stabilito in anticipo insieme al Fisco. Detta così può sembrare una stranezza, ma è proprio la logica del Concordato Preventivo Biennale, o CPB: l'Agenzia delle Entrate formula al contribuente una proposta di reddito fiscale per il biennio interessato e, se questa viene accettata, quel valore diventa il riferimento per il calcolo delle imposte, anche se il reddito effettivamente prodotto sarà diverso. Il meccanismo può essere molto conveniente per chi prevede una forte crescita dei propri utili, ma può trasformarsi nel risultato opposto se l'attività rallenta. Per questo il CPB non dovrebbe essere interpretato semplicemente come una nuova agevolazione fiscale: è soprattutto una scelta basata sulle aspettative sul futuro dell'attività.
Per il biennio 2026-2027, inoltre, ci sono diverse novità rispetto alla prima applicazione dell'istituto. Il Concordato è disciplinato principalmente dal decreto legislativo n. 13 del 12 febbraio 2024, successivamente modificato più volte. Dal 2025, inoltre, i contribuenti in regime forfetario sono stati esclusi dall'istituto: oggi il CPB riguarda sostanzialmente i contribuenti ai quali si applicano gli ISA, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale.
Che cos'è il Concordato Preventivo Biennale
Il principio è abbastanza semplice. Immaginiamo un'impresa che nel 2025 abbia dichiarato un determinato reddito. Attraverso i dati presenti nella dichiarazione, gli ISA e le informazioni contenute nelle proprie banche dati, l'Agenzia delle Entrate elabora una proposta indicando il reddito che il contribuente dovrebbe assumere fiscalmente per il 2026 e per il 2027. Il contribuente può accettare oppure rifiutare. Se rifiuta, continua semplicemente a essere tassato secondo le normali regole fiscali. Se invece accetta, per i due anni interessati dal concordato assume l'impegno di dichiarare i redditi concordati secondo la disciplina prevista dal CPB. La metodologia utilizzata per formulare le proposte relative al biennio 2026-2027 è stata approvata con decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze dell'11 maggio 2026.
Il punto fondamentale da capire è che reddito effettivo e reddito fiscalmente concordato possono prendere strade diverse. Se l'attività genera risultati migliori di quelli previsti dal concordato, il maggior reddito effettivo normalmente non determina automaticamente un aumento corrispondente della base imponibile concordata. Se invece l'attività va peggio, non è sufficiente aver guadagnato meno per poter abbassare automaticamente il reddito sul quale vengono determinate le imposte. Ed è proprio qui che nasce contemporaneamente il vantaggio e il rischio dell'operazione.
Un esempio semplice
Supponiamo che un professionista abbia ottenuto per il 2026 una proposta di reddito concordato pari a 70.000 euro. Se accetta il CPB e durante il 2026 il suo reddito effettivo arriva a 100.000 euro, non significa necessariamente che i 30.000 euro aggiuntivi vengano tassati secondo le normali regole come se il concordato non esistesse. Il contribuente ha fissato preventivamente con il Fisco una base reddituale secondo le regole del CPB. Se invece durante l'anno il reddito effettivo scende a 50.000 euro, il problema si ribalta: il semplice fatto di aver guadagnato meno non consente normalmente di sostituire il reddito concordato con quello effettivo.
Questo spiega perché una delle domande più importanti da porsi prima dell'adesione non sia semplicemente: «Quanto risparmio oggi?» ma: «Quanto ritengo realisticamente che produrrà la mia attività nel 2026 e nel 2027?»
Non significa pagare le tasse in anticipo
Il nome può creare confusione. “Preventivo” non significa infatti che bisogna versare immediatamente oggi tutte le imposte dei due anni successivi. Ciò che viene definito preventivamente è principalmente il livello di reddito fiscale. I versamenti delle imposte continuano poi a essere effettuati secondo il normale sistema di saldi e acconti e secondo le specifiche disposizioni previste per il CPB. Il contribuente continua inoltre a essere soggetto agli obblighi contabili, dichiarativi e agli altri adempimenti fiscali previsti dalla normativa. Il concordato non trasforma quindi un'impresa in una sorta di soggetto “esentato” dai controlli o dalla contabilità.
Chi può aderire nel 2026
Uno degli elementi da chiarire è che il CPB non è aperto indiscriminatamente a tutte le partite IVA. Dopo le modifiche normative intervenute nel 2025, i contribuenti in regime forfetario sono esclusi dal Concordato Preventivo Biennale. L'istituto riguarda quindi i contribuenti esercenti attività d'impresa, arti o professioni ai quali risultano applicabili gli ISA e che rispettano le ulteriori condizioni previste dalla normativa. Gli ISA sono gli Indici sintetici di affidabilità fiscale, cioè indicatori utilizzati dall'Amministrazione finanziaria per valutare, attraverso una serie di dati economici e contabili, il grado di affidabilità fiscale del contribuente. Non basta però essere soggetti ISA per poter aderire automaticamente. La disciplina contiene requisiti di accesso e diverse cause di esclusione. Tra gli elementi da verificare vi sono, per esempio, la regolarità delle dichiarazioni fiscali e la presenza di determinati debiti tributari o contributivi.
La disciplina prevede, in particolare, che assumano rilevanza i debiti tributari o contributivi definitivamente accertati di importo complessivamente pari o superiore a 5.000 euro, salvo le situazioni espressamente considerate dalla normativa, come quelle relative a debiti sospesi o regolarmente rateizzati nei limiti previsti. Entro il termine di adesione è possibile ricondurre il debito residuo rilevante sotto 5.000 euro, includendo interessi e sanzioni. La verifica concreta va comunque effettuata sul singolo contribuente, perché nel tempo il legislatore ha modificato più volte sia le cause di esclusione sia quelle di cessazione e decadenza.
Come viene calcolata la proposta
La proposta non nasce semplicemente applicando una percentuale fissa al reddito dell'anno precedente. L'Agenzia utilizza una metodologia che tiene conto dei dati dichiarati dal contribuente, delle informazioni presenti nelle banche dati dell'Amministrazione finanziaria e degli elementi collegati agli ISA. Per il biennio 2026-2027 il MEF ha approvato una specifica metodologia nel maggio 2026. Il legislatore ha inoltre introdotto dei limiti all'incremento della proposta rispetto al reddito di riferimento precedente, collegandoli al livello di affidabilità fiscale del contribuente. Per il 2026 sono previste soglie che diventano progressivamente più elevate al diminuire del punteggio ISA. Tra le modifiche introdotte nel 2026, il limite massimo di incremento è stato fissato anche al 30% per chi presenta un livello di affidabilità fiscale pari o superiore a 6 ma inferiore a 8 e al 35% per chi presenta un punteggio pari o superiore a 1 ma inferiore a 6.
Il principio è intuitivo: più il contribuente viene considerato fiscalmente affidabile, minore dovrebbe essere la necessità di correggere verso l'alto il reddito preso come riferimento.
Il vantaggio dell'imposta sostitutiva
Uno degli elementi che rende particolarmente interessante il CPB è la possibilità, in presenza delle condizioni previste, di applicare un'imposta sostitutiva sulla parte di reddito concordato che eccede il reddito di riferimento. In termini semplici, il sistema evita che tutto l'incremento richiesto dal concordato venga necessariamente assoggettato alle aliquote ordinarie IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) o IRES (imposta sul reddito delle società) nella stessa maniera in cui sarebbe tassato un normale incremento di reddito. La disciplina dell'imposta sostitutiva nasce dall'articolo 20-bis del decreto legislativo n. 13/2024 e prevede aliquote differenziate in funzione dell'affidabilità fiscale del contribuente. L'Agenzia delle Entrate ha istituito anche uno specifico codice tributo per il versamento dell'imposta sostitutiva relativa ai soggetti ISA aderenti al CPB.
È un aspetto importante perché cambia completamente il modo in cui deve essere valutata la convenienza dell'adesione: non basta confrontare il reddito dichiarato con quello proposto dal Fisco. Bisogna ricostruire l'intera tassazione risultante nei due scenari, includendo imposta ordinaria, eventuale imposta sostitutiva, IRAP (imposta regionale sulle attività produttive) quando dovuta, contributi previdenziali e acconti.
Un’ulteriore distinzione riguarda chi rinnova il concordato. Il decreto legislativo n. 148/2026 riconosce a questi contribuenti benefici aggiuntivi, tra cui soglie più ampie per utilizzare crediti senza visto di conformità e termini di accertamento anticipati. Per il rinnovo 2026-2027 sono inoltre previsti versamenti rateali delle imposte senza interessi. Sono misure da verificare nella simulazione, senza attribuirle automaticamente a chi aderisce per la prima volta.
Quando il concordato può diventare molto conveniente
Consideriamo un'impresa che riceva una proposta di reddito concordato pari a 100.000 euro, ma che per effetto di nuovi clienti, aumento dei margini o crescita dell'attività ritenga realistico produrre 140.000 o 150.000 euro di reddito. In questo caso l'adesione può creare un vantaggio significativo perché una parte dell'incremento economico effettivamente realizzato può non tradursi in un corrispondente incremento della base imponibile ordinaria. Il CPB tende quindi a essere economicamente più interessante per le imprese e i professionisti che prevedono:
- una crescita rilevante e sufficientemente prevedibile del reddito;
- un miglioramento dei margini;
- nuovi contratti già acquisiti;
- un aumento strutturale della domanda;
- una riduzione dei costi capace di aumentare l'utile.
La parola decisiva, però, è prevedono. Nessuno conosce con certezza quale sarà il reddito prodotto nel biennio interessato.
Il rischio opposto: pagare imposte su un reddito che non si realizza
Prendiamo lo stesso esempio e immaginiamo però uno scenario completamente diverso. Il reddito concordato è 100.000 euro, ma durante l'anno l'impresa perde un cliente importante e il reddito effettivo scende a 65.000 euro. A quel punto il CPB può diventare economicamente sfavorevole. È quindi sbagliato presentarlo come un sistema attraverso il quale “si pagano meno tasse”. Il Concordato Preventivo Biennale è piuttosto una scommessa economica sulla stabilità o sulla crescita futura del reddito, inserita però all'interno di regole fiscali molto precise. Esistono particolari circostanze eccezionali nelle quali la normativa consente la cessazione degli effetti del concordato, ma non bisogna confonderle con la normale oscillazione dell'attività economica.
Una semplice riduzione del fatturato o dell'utile rispetto alle proprie aspettative non equivale automaticamente alla possibilità di uscire dal concordato.
Il fatturato continua a contare
Un altro errore frequente consiste nel pensare che, una volta concordato il reddito, il fatturato non abbia più importanza. Non è così. Il contribuente continua a emettere fatture, registrare i ricavi, determinare correttamente l'IVA, effettuare gli adempimenti fiscali e conservare la documentazione prevista dalla legge. Il CPB riguarda principalmente la determinazione del reddito rilevante ai fini delle imposte previste dalla disciplina, non cancella il normale funzionamento dell'IVA e non autorizza evidentemente il contribuente a non dichiarare le operazioni effettuate. La differenza tra ricavi e reddito rimane quindi essenziale. Un'impresa può fatturare 500.000 euro e avere 100.000 euro di reddito, perché dal fatturato devono essere sottratti i costi fiscalmente rilevanti secondo le regole applicabili.
Il concordato interviene sul reddito fiscale, non trasforma il fatturato in una grandezza irrilevante.
E i contributi previdenziali?
Anche questo aspetto merita attenzione. L’articolo 19 prevede la rilevanza della base concordata anche per i contributi previdenziali obbligatori, con la possibilità di versare sul reddito effettivo quando è superiore. Gli effetti concreti vanno comunque verificati per la propria gestione previdenziale, soprattutto in presenza di casse professionali autonome. Per questo motivo, soprattutto per professionisti e imprenditori individuali, un confronto limitato alla sola IRPEF rischia di essere incompleto. Una simulazione seria dovrebbe includere almeno: imposte sui redditi + eventuale imposta sostitutiva CPB + IRAP quando applicabile + contributi previdenziali. Solo dopo aver ricostruito tutte queste componenti è possibile confrontare correttamente l'adesione con la tassazione ordinaria.
Concordato non significa immunità dai controlli
Accettare la proposta dell'Agenzia non significa ricevere una sorta di “scudo fiscale” sui due anni. Gli obblighi dichiarativi rimangono. Esistono benefici e limitazioni specifiche all’accertamento, ma questo non elimina i controlli sulla correttezza dei dati e sulle condizioni del concordato. La normativa prevede inoltre specifiche cause di decadenza. Per esempio, possono assumere rilievo gravi irregolarità dichiarative, omessi versamenti e differenze significative tra quanto dichiarato e quanto successivamente accertato. La disciplina, aggiornata anche dal decreto legislativo n. 148/2026, comprende l’accertamento di attività non dichiarate o passività inesistenti o indeducibili oltre le soglie previste rispetto ai ricavi o compensi dichiarati. Occorre quindi applicare le regole aggiornate, distinguendo la correzione degli errori dalle situazioni che fanno decadere dal concordato.
La conseguenza può essere particolarmente pesante perché, in determinate ipotesi, la decadenza produce effetti sul concordato relativo a entrambi i periodi d'imposta. Per questo motivo il CPB non può essere interpretato come uno strumento per rendere meno importante la correttezza della contabilità. Semmai accade il contrario: aderendo a un regime con condizioni e conseguenze specifiche, diventa ancora più importante monitorare correttamente gli adempimenti.
Quanto tempo c'è per aderire nel 2026?
Per il biennio 2026-2027 il legislatore ha previsto una disciplina specifica. Il termine normativo è stato differito al 31 ottobre 2026 per i contribuenti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare. Poiché nel 2026 il 31 ottobre cade di sabato, in base alle regole generali sugli adempimenti fiscali la scadenza operativa ricade sul primo giorno lavorativo successivo, cioè lunedì 2 novembre 2026. Questo significa che, nel momento in cui scrivo, la scelta è ancora aperta. Ed è proprio questo il periodo in cui imprese e professionisti interessati dovrebbero effettuare le simulazioni economiche, evitando di prendere una decisione semplicemente sulla base dell'importo proposto dall'Agenzia.
Un calcolo corretto richiede almeno tre scenari
Personalmente non valuterei mai un concordato guardando esclusivamente la proposta dell'Agenzia. Costruirei almeno tre scenari per il 2026 e il 2027.
- Scenario prudente: l'attività peggiora o cresce meno del previsto.
- Scenario centrale: l'attività produce risultati in linea con le aspettative più realistiche.
- Scenario espansivo: fatturato e soprattutto margini crescono significativamente.
Per ciascuno confronterei quindi il carico fiscale complessivo con e senza CPB. È una semplice analisi di sensibilità, ma permette di capire una cosa fondamentale: quanto deve crescere il reddito effettivo prima che il concordato diventi economicamente conveniente? Quello è probabilmente uno dei numeri più importanti da conoscere prima di aderire.
Un esempio di convenienza
Supponiamo, semplificando molto, che il reddito concordato sia 80.000 euro. Se senza CPB il contribuente prevede di produrre:
| Reddito effettivo previsto | Valutazione indicativa |
|---|---|
| 65.000 euro | il concordato potrebbe risultare sfavorevole. |
| 80.000 euro | la convenienza dipenderà principalmente dalla struttura della tassazione e dall'eventuale imposta sostitutiva. |
| 100.000 euro | il CPB potrebbe iniziare a produrre un vantaggio significativo. |
| 130.000 euro | il beneficio potenziale potrebbe diventare molto più importante. |
Ma il ragionamento corretto non è:
«Più guadagno, più il concordato conviene».
Bisogna considerare anche contributi, componenti straordinarie, perdite fiscali, struttura societaria, eventuali cause di cessazione, aliquote effettivamente applicabili e soprattutto quanto sia attendibile la previsione di crescita.
Perché il Fisco propone questo sistema?
A prima vista potrebbe sembrare strano che lo Stato accetti di fissare preventivamente il reddito e rinunci quindi potenzialmente a tassare una parte della crescita futura. La logica dell'istituto è diversa. Il legislatore cerca di ottenere maggiore prevedibilità del gettito e maggiore compliance fiscale, cioè un rapporto nel quale il contribuente accetta anticipatamente una determinata base imponibile e l'Amministrazione può concentrare maggiormente le proprie attività di analisi e controllo sulle posizioni considerate più rischiose. Il concordato rientra infatti nella più ampia riforma del sistema degli accertamenti tributari e degli strumenti destinati a incentivare l'adempimento spontaneo. C'è quindi uno scambio implicito.
Il contribuente ottiene maggiore prevedibilità sulla base imponibile e può beneficiare della crescita oltre determinati livelli; lo Stato ottiene maggiore certezza fiscale e un rapporto più strutturato con il contribuente.
CPB e pianificazione fiscale non sono la stessa cosa
Il Concordato Preventivo Biennale può essere uno strumento di pianificazione fiscale, ma non sostituisce una pianificazione aziendale. Prima ancora di chiedersi quante imposte si potrebbero risparmiare, bisognerebbe capire: quanto fatturerà realisticamente l'impresa, quali saranno i margini, quali costi aumenteranno, quali investimenti sono previsti e quanto è stabile il portafoglio clienti. Un commerciante che prevede una crescita del fatturato del 20% potrebbe vedere contemporaneamente aumentare costi del personale, affitti e materie prime, producendo un reddito quasi invariato. Al contrario, un professionista potrebbe aumentare i compensi del 15% senza sostenere un corrispondente aumento dei costi e vedere quindi crescere il reddito molto più rapidamente.
Il CPB guarda al reddito, non semplicemente alla crescita del fatturato.
Quindi conviene aderire?
Non esiste una risposta valida per tutti. Il concordato tende a diventare più interessante quando il reddito proposto appare ragionevole rispetto alla situazione attuale e contemporaneamente esistono elementi concreti che fanno prevedere una crescita superiore a quella incorporata nella proposta. Diventa invece più rischioso quando l'attività è molto ciclica, dipende da pochi clienti, presenta margini instabili oppure esiste una significativa probabilità di riduzione dei risultati. È quindi uno dei casi in cui fare una simulazione prima di prendere la decisione vale probabilmente molto più di leggere semplicemente il numero proposto dall'Agenzia delle Entrate.
La cosa più importante da ricordare
Il Concordato Preventivo Biennale non garantisce un risparmio fiscale. Garantisce, entro le regole previste dalla normativa, una maggiore prevedibilità della base imponibile. Se il reddito effettivo crescerà molto più del reddito concordato, questa prevedibilità può trasformarsi in un vantaggio economico importante. Se invece il reddito diminuirà, la stessa rigidità può trasformarsi in un costo. In altre parole, il contribuente mantiene il rischio di un calo dei risultati, mentre può beneficiare della crescita oltre il reddito concordato, nei limiti e con le rettifiche previste dalla disciplina. Ed è probabilmente questo il modo più corretto di interpretarlo: non come uno sconto fiscale automatico, ma come un accordo nel quale il valore economico dipende da ciò che accadrà realmente all'impresa nel biennio interessato.
Articolo aggiornato al 1° ottobre 2026. Gli esempi sono semplificati e non rappresentano un calcolo delle imposte dovute. Il contenuto ha finalità informative e non sostituisce una valutazione fiscale e previdenziale della singola posizione.