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Mitologia greca

Mitologia greca. Dèi, eroi e racconti.

Trentadue racconti e cicli da leggere, dalle origini del mondo alle avventure di Ulisse. Luoghi, genealogie, personaggi e glossario per orientarsi tra le storie.

49capitoli
32racconti e cicli
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Atena e Aracne

Nella città di Colofone, viveva Aracne, una fanciulla graziosa e molto dotata nell’arte della tessitura. Lavorava insieme al padre, un tintore di nome Idmone, che era molto orgoglioso di lei. «Sei bravissima!» le ripeteva l’uomo ogni giorno.

Anche il fratello di Aracne, Falance, un soldato più interessato alle spade che ai ricami, le riconosceva un talento straordinario.

«Sorella cara, tu hai delle mani d’oro» le disse un pomeriggio in cui si era recato nella tintoria a salutare il padre. «Quando il filo passa tra le tue dita, sulle tele nascono storie incredibili.»

«Grazie, Falance» rispose Aracne continuando a intrecciare fili colorati. «Sono tanto brava nel ricamo quanto tu sei esperto nella nobile arte della guerra!»

I due fratelli erano molto legati e avevano in comune il carattere presuntuoso e indisponente. Falance, infatti, credeva che nessun soldato fosse più abile di lui nell’uso delle armi e Aracne era convinta di essere la migliore tessitrice della Lidia e oltre.

La fama della ragazza si diffuse presto e i suoi servigi furono sempre più richiesti: ricche matrone, principi asiatici, re e regine si recavano da lei per commissionarle ricami preziosi e tele pregiate. «Aracne ha le mani di una dea» dicevano le sue clienti soddisfatte. «Le sue tele sono un dono del cielo.»

Presto la voce che Aracne avesse un talento a dir poco divino arrivò ovunque, perfino alle orecchie di Atena, che tra tutti gli dèi era la più abile nell’arte della tessitura.

«Ci risiamo!» commentò Atena indispettita, mentre passeggiava sul Monte Olimpo con le altre dee. «Ogni tanto qualche umano scambia le doti terrene di una fanciulla per un dono divino!»

«Non fartene un cruccio, Atena» replicò Afrodite. «Gli umani si stancheranno presto di adulare quella ragazzina presuntuosa. Sai bene quanto sono volubili!»

Ma Afrodite si sbagliava, gli umani non si stancarono affatto di adulare Aracne, e anzi, se possibile, l’entusiasmo per le sue opere così delicate e piene di grazia, crebbe, tanto che la fanciulla divenne ancora più tronfia e finì per convincersi di essere abbastanza talentuosa da poter battere in una gara di ricamo Atena in persona!

«Sono la migliore, non ho paura di ammetterlo!» diceva spavalda a chiunque le prestasse attenzione. «Se Atena volesse gareggiare con me la batterei senza dubbio!»

Invece di invitarla a essere più prudente e modesta, il fratello Falance la esaltava ancora di più.

«Ben detto» le disse una sera mentre mangiavano la zuppa di pane preparata per cena. «Sono certo che batteresti Atena anche ricamando a occhi chiusi. Non esiste nessuno, né sull’Olimpo né in terra, migliore di te!»

Il padre Idmone, più anziano e saggio, ascoltava preoccupato i discorsi dei figli. «Falance, tua sorella è molto brava» intervenne «ma potrebbe essere pericoloso sfidare gli dèi…»

«Non temere, padre» ribatté subito la fanciulla dagli occhi neri e lucenti di ambizione. «Non metto in dubbio la grandezza della dea Atena… Penso solo che sarebbe divertente gareggiare con lei!»

Non trascorse molto tempo prima che la dea venisse a conoscenza della sfida lanciatale da Aracne.

«Lo sapevo!» gridò e la sua voce fu udita in tutto l’Olimpo. «Afrodite diceva di non preoccuparmi, ed ecco i risultati. Ho lasciato che la gente la ricoprisse di complimenti e adesso quella ragazzina è convinta di poter battere una dea. Che impertinenza!» Raccolse i capelli biondi in un’acconciatura elegante, indossò il mantello e partì per la Lidia portando con sé gli strumenti per il ricamo. Era tempo di regolare i conti con Aracne!

Stabilì che per prima cosa avrebbe avvicinato Aracne sotto mentite spoglie, per cercare di farla ragionare. Perciò, quando giunse in prossimità della sua casa, si tramutò in un’anziana signora. «Le darò la possibilità di ritrattare…» si disse, mentre osservava la propria immagine rattrappita riflessa in una pozzanghera «ma se non lo farà, e continuerà a dire che è più abile di me, la pagherà cara!»

Poi rimase in attesa sul ciglio della strada e quando Aracne finalmente comparve si fece avanti.

«Sei tu la famosa Aracne?» le chiese china e tremante. «Ho sentito cose meravigliose su di te e ho fatto molta strada per conoscerti!»

«E come ci sei riuscita, vecchia?» replicò Aracne indicando il bastone su cui si reggeva l’anziana. «Meriti un regalo!» aggiunse e le porse un fazzoletto ricamato.

«Allora è vero quello che si dice di te!» sussurrò la vecchietta accarezzando il disegno con un dito raggrinzito. «Sei davvero brava, la più brava del mondo!»

«Non solo del mondo…» ribatté Aracne nel solito tono sfrontato. «Se Atena fosse qui sarei pronta a sfidarla… e a batterla!»

Atena fremette di collera, ma decise di dare a quella ragazzina ingenua un’ultima possibilità.

«Non ti basta dire che sei la più brava tra i mortali?» suggerì con voce gracchiante. «È già un grande successo!»

«No! Non mi basta» insistette Aracne. «Ho detto che sono più brava di Atena e non ho intenzione di ritrattare.»

A quelle parole, la dea non poté più contenere la sua ira e sotto gli occhi di Aracne riprese le sue sembianze divine, rivelandosi in tutta la sua austera bellezza.

«Ero venuta qui per darti la possibilità di pentirti della tua superbia» tuonò «ma poiché insisti a sfidare gli dèi, sarai accontentata. Sono pronta per la gara!»

Per nulla turbata, Aracne condusse Atena nella tintoria di famiglia dove conservava il telaio e gli altri strumenti.

Prima di cominciare, fu stabilito che ciascuna avrebbe scelto liberamente il tema della propria tela.

Atena manifestò tutta la sua presunzione divina e decise di rappresentare le storie delle imprese vittoriose degli dèi, quelle in cui si erano dimostrati più nobili e valorosi.

Aracne, invece, diede ancora una volta prova di grande impertinenza e, con sottile malizia, disegnò sulla propria tela battibecchi amorosi, scene di litigi e altri episodi che mettevano in risalto i difetti degli dèi e le loro bassezze.

«Finito!» urlò la giovane, sventolando soddisfatta la sua tela.

«Anch’io, sciocca ragazzina!» ribatté subito Atena con sufficienza. «Fammi vedere cos’hai combinato!» aggiunse agguantando la tela.

Quando vide i ricami di Aracne, la dea sussultò per lo stupore: erano meravigliosi, pieni di grazia e di eleganza. I personaggi erano così ben raffigurati che sembrava potessero prendere vita e saltar fuori dalla tela. Atena non aveva mai visto niente di simile.

Per un attimo pensò che fosse giusto rendere merito al talento di Aracne e fu davvero sul punto di complimentarsi con lei. Ma poi l’invidia prese il sopravvento e i buoni propositi furono subito accantonati.

Anzi, quando il suo sguardo tornò a posarsi sulla tela di Aracne, la dea si accorse dell’intento canzonatorio di quelle immagini e finì per infuriarsi ancora di più.

«Tu, misera mortale, come osi prenderti gioco degli dèi? Credi forse di essere migliore?» Accecata dalla rabbia, fece a brandelli la tela della rivale e non contenta afferrò una spola e colpì la fanciulla sulla testa.

Aracne cadde a terra sconvolta. Il gesto di Atena l’aveva come risvegliata. D’improvviso si rese conto che aveva osato troppo sfidando la dea ed era certa che ormai fosse tardi per pentirsi. Perciò, si rialzò e fuggì di corsa verso il bosco, decisa a togliersi la vita.

La sua disperazione era così grande che perfino Atena si commosse. La dea non poteva certo perdonarle l’impertinenza, ma decise di salvarle la vita.

«Aracne, tu vivrai» le disse dopo averla raggiunta nel bosco «ma alle mie condizioni: ti trasformerò in un ragno e d’ora in avanti non potrai tessere nient’altro che ragnatele. E con la bocca impegnata a filare, smetterai una volta per tutte di parlare a vanvera!»

Detto, fatto: in quello stesso istante Aracne si trasformò in un orrendo ragno dalle zampe sottili e pelose.

La terribile vicenda di Aracne sconvolse tutti e fece il giro del Peloponneso passando di bocca in bocca. L’unico a non sapere niente della tragedia di Aracne era proprio il fratello Falance, lontano da casa perché impegnato in battaglia. Atena era decisa a dare una lezione anche a lui che, nonostante gli stenti e le fatiche della guerra non aveva perso il suo carattere insolente e superbo. «Sono il migliore in duello, fatevi sotto!» non faceva che ripetere a chiunque incontrasse sulla sua strada. «Vi batterò con qualunque arma!»

«In quella famiglia la tracotanza regna sovrana» pensava Atena esasperata. «Prima era Aracne e adesso è Falance a mettere a dura prova la pazienza degli dèi. Ma quando avrò portato a termine il mio piano, sono certa che non si vanterà più così tanto delle sue doti da combattente!»

Così, mentre il giovane era impegnato in una lotta corpo a corpo contro un nemico della città di Colofone, Atena lo trasformò in un ragnetto di campagna non più grande di un fagiolo, con le zampe lunghe e sottili come capelli.

«Sciocco presuntuoso, credi ancora di essere invincibile?» commentò Atena con un ghigno sul volto. «Adesso potrai andare a fare compagnia a tua sorella sugli alberi! Non temere: sono certa che ora davvero non avrete rivali... tra i ragni!»

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