← Tutti i riassunti

Mitologia greca

Mitologia greca. Dèi, eroi e racconti.

Trentadue racconti e cicli da leggere, dalle origini del mondo alle avventure di Ulisse. Luoghi, genealogie, personaggi e glossario per orientarsi tra le storie.

49capitoli
32racconti e cicli
Come studiareCerca un argomento oppure apri un capitolo dall’indice. I titoli ti portano direttamente alla spiegazione corretta.

Perseo e Medusa

Nel palazzo reale dell’antica città di Argo, Re Acrisio si agitava sul trono, impaziente di conoscere suo figlio che di lì a poco sarebbe venuto al mondo. Aveva grandi aspettative per lui: era certo che sarebbe diventato un sovrano saggio e un condottiero valoroso. Ma sfortunatamente i suoi sogni andarono in frantumi al momento dell’annuncio.

«Udite, udite, è nata Danae di Argo!» disse un messaggero a gran voce, dinanzi al re.

«Danae?» chiese il re confuso.

«Sì maestà, è il nome di vostra figlia!» confermò l’uomo.

Sul viso del re comparve un’espressione affranta: una femmina non avrebbe potuto governare il regno né guidare l’esercito.

Non riuscendo a rassegnarsi, il re decise di interpellare un oracolo per sapere se quella figlia indesiderata gli avrebbe dato almeno un nipote. Ed ecco quale fu il responso:

«Un grande eroe Danae genererà,

Ma per te la fine significherà.

Nella completa rovina cadrai

E per mano di tuo nipote morrai!»

Quel presagio funesto gettò Acrisio nella disperazione. Se non voleva morire per mano del suo stesso nipote doveva impedire a ogni costo che Danae generasse un figlio. Allora, fece rinchiudere la giovane principessa in cima a una torre di bronzo e diede ordine alle sentinelle di sorvegliare l’ingresso notte e giorno, in modo che nessun uomo potesse mai entrare.

Gli anni passarono e Danae crebbe dolce e bellissima. Zeus, con i suoi infiniti poteri, riuscì a vedere il suo volto dall’Olimpo e se ne innamorò perdutamente. Decise che l’avrebbe avuta ad ogni costo ed escogitò uno stratagemma per entrare nella torre senza essere visto. Durante un temporale, il re degli dèi si trasformò in sottilissima pioggia dorata e penetrò nella prigione attraverso le sottili crepe delle pareti. Dall’incontro di quella pioggia divina con la principessa, nacque un bambino di nome Perseo.

Tempo dopo, i vagiti del neonato misero in allarme re Acrisio che, giunto alla torre, scoprì di avere un nipote. Furibondo, si rivolse alle guardie per avere spiegazioni; queste giurarono che nessun uomo aveva mai varcato la soglia della prigione di bronzo. Non contento, Acrisio interrogò la figlia.

«Padre, nessun uomo mi ha mai fatto visita» disse la fanciulla. «Questo bambino è nato per volere degli dèi!»

Quelle parole scatenarono il terrore di Acrisio, che, ossessionato dall’antica profezia, fece rinchiudere Danae e il figlio in una cassa di legno e diede ordine ai suoi uomini di gettarli in mare. Ma la cassa fu trascinata dalle onde fino all’isola di Serifo, dove rimase impigliata tra le reti di un pescatore di nome Ditti.

«Che Poseidone mi aiuti!» esclamò Ditti quando aprì la cassa e scorse i due naufraghi. «Chi siete?»

«Sono Danae, figlia del re di Argo, e lui è mio figlio Perseo» rispose la bella principessa stringendosi al petto il bambino.

Danae raccontò al pescatore la sua terribile storia e Ditti, impietosito, decise di condurla alla corte di Polidette, il terribile sovrano dell’isola. Quest’ultimo, colpito dalla bellezza della donna, la accolse insieme al figlio a palazzo e offrì loro ospitalità.

Passarono gli anni e il sovrano si innamorò sempre di più di Danae: le chiese ripetutamente di sposarlo, ma la principessa di Argo rifiutava con ostinazione la sua proposta. Perseo, che nel frattempo era diventato un giovane impavido e forte, proteggeva la madre e non la lasciava mai sola.

«Devo sbarazzarmi di Perseo!» rifletteva Polidette tra sé e sé. «Senza lui tra i piedi, sarà più facile conquistare Danae!»

Quindi organizzò un grande banchetto e chiese a tutti gli invitati di portargli in dono un cavallo. Sapeva che Perseo non possedeva nulla e così ne approfittò per fargli un’altra richiesta.

«Se non puoi donarmi un cavallo, come tutti gli altri invitati, forse allora potrai portarmi la testa della terribile Medusa?» disse Polidette sogghignando.

«Vostra maestà, farò quello che volete» rispose Perseo senza tentennare. «In cambio vi chiedo di non insidiare più mia madre!»

Il re acconsentì, sorridendo dell’ingenuità del ragazzo: nessun uomo infatti era mai riuscito a sconfiggere Medusa, la terribile Gorgone che aveva serpenti al posto dei capelli e trasformava in pietra chiunque incrociasse il suo sguardo. Polidette era certo che Perseo non sarebbe mai tornato vivo dalla missione e che niente gli avrebbe più impedito di sposare Danae.

Atena ed Ermes vennero in aiuto di Perseo. Per trovare le armi necessarie alla missione, l’eroe doveva prima interrogare le Graie, sorelle delle Gorgoni.

Le Graie erano sorelle delle Gorgoni. Zeus era certo che Ermes, con la sua astuzia, avrebbe trovato il modo di convincerle ad aiutare Perseo.

«È Zeus che mi manda!» disse Ermes quando comparve davanti al figlio di Danae.

«Benvenuto Ermes!» disse Perseo, che si stava preparando a partire.

«So che devi affrontare una missione pericolosissima, ma io ti aiuterò!» disse il dio e subito dopo gli spiegò che cosa aveva architettato Zeus.

Le Graie erano tre vecchiette mostruose: avevano in comune un unico occhio e un unico dente, che usavano a turno a seconda del bisogno. Ermes suggerì a Perseo di rubare il dente e l’occhio alle tre sorelle e di usarli come merce di scambio. Quando giunse al loro rifugio, il giovane seguì le istruzioni del messaggero degli dèi e portò a compimento il piano, impadronendosi del prezioso bottino.

Sicuro di avere da quel momento l’attenzione delle Graie, domandò loro: «Dove abitano le Gorgoni? Se non me lo dite, non riavrete mai più il vostro dente e il vostro occhio!»

Le Graie finirono per indicargli la strada delle ninfe che custodivano gli oggetti indispensabili alla missione.

Raggiunte le ninfe, Perseo ricevette i sandali alati, l’elmo di Ade e una sacca in cui nascondere la testa della Gorgone.

I sandali gli avrebbero permesso di volare.

L’elmo di Ade lo avrebbe reso invisibile.

Ermes gli consegnò una falce tagliente con cui decapitare Medusa.

Perseo restituì alle Graie il loro occhio e il loro dente, poi si preparò al viaggio.

«Manca ancora qualcosa, prode Perseo!» una voce soave sorprese il ragazzo alle spalle. Era la dea Atena che, giunta a conoscenza della missione di Perseo, era accorsa in suo aiuto. «Questo scudo ti sarà utile per evitare lo sguardo pietrificante del mostro!»

Perseo indossò i sandali alati e l’elmo, impugnò la falce e afferrò lo scudo. «Sono pronto!» disse rivolto a Ermes e ad Atena «Medusa non avrà più scampo!»

Volò a lungo tra le nuvole, sopra terre sconosciute, fino a raggiungere la grande caverna in cui si rintanavano le Gorgoni. L’ingresso della grotta era sorvegliato da bestie feroci, ma grazie all’elmo di Ade, Perseo riuscì a entrare senza essere visto. Le tre sorelle dormivano profondamente. Il giovane si avvicinò camminando all’indietro per evitare di guardare i loro volti, attento a non far rumore.

Riconobbe Medusa utilizzando lo scudo di Atena come uno specchio, e sempre senza voltarsi riuscì a troncarle il capo con il falcetto. Quindi, afferrò la testa dalla chioma serpentina, la chiuse in una bisaccia e ripartì velocemente, prima che gli altri due mostri si risvegliassero.

Durante il lungo viaggio di ritorno, mentre sorvolava la Mauritania, Perseo decise di fermarsi a riposare e chiese ospitalità al titano Atlante. Quest’ultimo, però, si rifiutò di accoglierlo. Per vendicarsi, Perseo estrasse la testa di Medusa dalla sacca e la puntò verso Atlante che all’istante si tramutò in una montagna di pietra. Perseo trascorse la notte ai piedi di quel massiccio e ripartì l’indomani mattina. Mentre superava l’Etiopia, scorse una fanciulla legata a una rupe, che stava per essere divorata da un drago feroce. Il giovane volò a terra e dopo un feroce combattimento riuscì a uccidere il drago.

«Qual è il tuo nome?» chiese Perseo alla fanciulla dopo averla liberata.

«Sono Andromeda, figlia della Regina Cassiopea e del Re Cefeo.»

Andromeda era bellissima e Perseo se ne innamorò all’istante. Si recò dunque alla corte di Cefeo per chiedere in sposa la principessa. I due sovrani acconsentirono e il matrimonio fu celebrato immediatamente.

Al termine dei festeggiamenti, Perseo e Andromeda ripartirono alla volta di Serifo. Il giovane non vedeva l’ora di riabbracciare la madre. Ma quando giunse a corte scoprì che Danae era stata costretta a rifugiarsi nel tempio di Atena per sfuggire a Polidette che voleva obbligarla a sposarlo. Perseo, furibondo andò a cercare il tiranno.

«Che cosa ci fai qui?» chiese Polidette sconvolto, quando lo vide sano e salvo.

«Io ho fatto ciò che mi hai chiesto» disse Perseo. «Tu invece non hai mantenuto la promessa!»

«Il fatto che tu sia qui, non dimostra che tu abbia ucciso Medusa» replicò il tiranno spavaldo.

«Vuoi una prova?» ribatté allora l’eroe. «Eccola!» Ed estrasse la testa mozzata dalla bisaccia. Lo sguardo di Polidette si posò per un brevissimo istante sugli occhi di Medusa e immediatamente il perfido tiranno morì pietrificato. «La giusta ricompensa per un re ingiusto!» commentò Danae quando apprese della sua morte.

La missione di Perseo era ormai compiuta. L’eroe donò la testa della Gorgone alla dea Atena in segno di gratitudine e le restituì lo scudo. Poi decise di lasciare Serifo e di imbarcarsi alla volta di Argo con Andromeda e Danae per tornare finalmente nella patria da cui era stato allontanato quando era solo un bambino.

Quando Acrisio venne a sapere del viaggio intrapreso dal nipote, lasciò la corte in tutta fretta e si rifugiò a Larissa, così da sfuggire alla profezia dall’oracolo. Ma proprio a Larissa aveva fatto tappa anche Perseo, che era stato invitato a partecipare ai giochi indetti in onore del padre del re appena morto. Durante le gare di lancio del disco, un vento violento deviò il tiro di Perseo e il disco piombò su uno degli uomini che assistevano alla competizione, ferendolo a morte.

Quello spettatore tanto sfortunato era il Re Acrisio, che dunque non era riuscito a scampare al suo destino. Perseo, che da tempo lo aveva perdonato, pianse a lungo per la sorte del nonno e rifiutò di succedergli al trono. Si recò dal cugino Megapente e offrì a lui il regno di Argo. In cambio, Megapente gli cedette il regno di Tirinto.

L’eroe governò a Tirinto insieme ad Andromeda, mantenendo la pace e perseguendo la giustizia. Alla sua morte, gli dèi decisero di trasformare lui e la sua amata in costellazioni luminose che potessero fare da guida agli uomini coraggiosi come Perseo.

Torna all’inizio ↑

Ripetizioni personalizzate · Da 15€/h

Un dubbio da chiarire?
Studiamolo insieme.

Offro lezioni personalizzate per studenti delle superiori e dell’università: spiegazioni chiare, esercizi guidati e un metodo costruito sulle tue esigenze. Scopri le materie e le tariffe, oppure prenota una lezione per lavorare sul tuo programma.