Demetra alla ricerca di Persefone
La scomparsa della figlia
Persefone, chiamata anche Kore, «la fanciulla», raccoglieva fiori insieme alle compagne quando la terra si aprì. Dall’abisso emerse Ade, sovrano dei morti, che la rapì e la condusse nel proprio regno. Secondo l’Inno omerico a Demetra, Zeus aveva consentito a questa unione senza consultare la madre. Demetra, dea della fertilità dei campi e delle messi, sentì il grido della figlia ma non riuscì a raggiungerla. Sconvolta, si mise in cammino con fiaccole accese, rifiutando cibo, riposo e ornamenti. Per nove giorni vagò sulla terra; poi, grazie a Ecate e al dio Sole, venne a sapere chi avesse preso Persefone.
La ricerca di Demetra ha una forza particolare: non è l’avventura di un eroe in cerca di gloria, ma il dolore di una madre alla quale è stata sottratta una figlia. Anche gli dèi, nel mito, conoscono relazioni ferite da decisioni ingiuste.
Eleusi e la fame della terra
Demetra lasciò l’Olimpo e giunse, sotto l’aspetto di una donna anziana, a Eleusi. Fu accolta nella casa del re Celeo e della regina Metanira, come nutrice del piccolo Demofoonte. Desiderando donargli un destino fuori dal comune, tentò di renderlo immortale mediante un rituale che la madre del bambino interruppe, spaventata. Demetra rivelò allora la propria natura divina e ordinò che a Eleusi fosse edificato un santuario in suo onore.
Lontana dalla figlia, la dea impedì alla terra di produrre raccolti. Il grano non germogliava, gli uomini soffrivano la fame e cessavano di offrire sacrifici agli dèi. Zeus capì che la separazione non poteva durare: la sterilità del suolo avrebbe sconvolto l’ordine stesso del mondo. Inviò Ermes da Ade perché Persefone potesse tornare. Ma prima della partenza la giovane aveva mangiato alcuni semi di melagrana nel regno dei morti. Il particolare è decisivo: il cibo dell’oltretomba la legava a quel luogo e impediva una restituzione definitiva.
L’accordo e il ritorno
Si raggiunse quindi un compromesso: Persefone avrebbe trascorso una parte dell’anno presso Ade e il resto accanto a Demetra. Le proporzioni del soggiorno variano nelle tradizioni; nell’Inno omerico una parte è assegnata al regno sotterraneo e due parti alla madre e agli dèi. Quando Persefone torna, Demetra restituisce vigore alle piante; quando se ne allontana, il ciclo vegetativo si interrompe o rallenta. Il racconto spiega simbolicamente l’alternarsi della crescita e della pausa agricola, senza corrispondere in modo meccanico alle medesime stagioni in ogni ambiente mediterraneo.

A Eleusi il mito divenne fondamento di celebrazioni religiose, i Misteri eleusini, legati al rapporto fra vita, morte e speranza. I contenuti iniziatici non erano divulgati, perciò non possiamo ricostruirne con certezza tutti i riti. Nel racconto, però, resta evidente il nodo umano: la figlia torna, ma non per sempre; la madre ritrova la gioia, ma deve accettare una separazione ricorrente.
Chiave di lettura. Demetra non è soltanto «la dea delle stagioni»: la sua protesta dimostra come la perdita privata possa alterare l’intero ordine collettivo.