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Mitologia greca

Mitologia greca. Dèi, eroi e racconti.

Trentadue racconti e cicli da leggere, dalle origini del mondo alle avventure di Ulisse. Luoghi, genealogie, personaggi e glossario per orientarsi tra le storie.

49capitoli
32racconti e cicli
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Edipo, la Sfinge e Antigone: il ciclo tebano

Una profezia su Tebe

A Tebe governavano Laio e Giocasta. Un oracolo annunciò che il figlio nato dalla loro unione avrebbe ucciso il padre. Quando nacque Edipo, i genitori tentarono di sottrarsi alla profezia esponendo il neonato lontano dalla città. Il bambino non morì: venne raccolto e crebbe a Corinto alla corte di Polibo e Merope, che considerò a lungo i propri genitori. Divenuto adulto, udì voci sulla sua origine incerta e consultò l’oracolo. La risposta non chiarì chi fosse, ma predisse che avrebbe ucciso il padre e sposato la madre. Convinto di poter evitare il destino, fuggì da Corinto.

A un incrocio incontrò un uomo anziano accompagnato da servi. Un alterco si trasformò in uno scontro violento: Edipo uccise lo sconosciuto, senza sapere che si trattava di Laio, suo padre biologico. Il tentativo di evitare la profezia era così diventato il mezzo inconsapevole del suo compimento.

La Sfinge e l’enigma

Nei pressi di Tebe una creatura mostruosa, la Sfinge, terrorizzava i viandanti proponendo un enigma e uccidendo chi non sapeva rispondere. Domandava quale essere camminasse al mattino su quattro piedi, a mezzogiorno su due e alla sera su tre. Edipo comprese che si trattava dell’essere umano: neonato procede carponi, adulto cammina su due gambe e anziano si appoggia a un bastone. La Sfinge fu sconfitta e Tebe accettò Edipo come liberatore e re. Il giovane sposò la regina vedova Giocasta: senza saperlo, aveva sposato sua madre.

Dal matrimonio nacquero figli, tra i quali Antigone, Ismene, Eteocle e Polinice. Più tardi una pestilenza colpì Tebe. L’indagine di Edipo sul sangue impunito di Laio rivelò gradualmente la sua identità. In Sofocle la forza tragica del racconto nasce proprio dall’insistenza con cui il re cerca la verità, pur essendo egli stesso la persona che questa verità condannerà. Giocasta si uccide; Edipo si acceca e perde il potere. Il mito non presenta semplicemente un colpevole che agisce con intenzione: interroga la distanza tra ciò che l’uomo vuole e ciò che realmente compie.

I fratelli rivali e la legge di Antigone

Dopo la caduta di Edipo, i figli Eteocle e Polinice entrarono in conflitto per il governo di Tebe. In una tradizione avevano pattuito di alternarsi al trono; il mancato rispetto dell’accordo portò Polinice ad assediare la città con un esercito alleato. I due fratelli si uccisero reciprocamente. Creonte, nuovo sovrano, ordinò onori funebri per Eteocle, difensore della città, ma proibì la sepoltura di Polinice, considerato un traditore.

Antigone ritenne che questo ordine violasse obblighi più antichi di qualunque decreto umano: i morti dovevano ricevere i riti necessari. Pur sapendo di rischiare la vita, cosparse di terra il corpo del fratello, compiendo un gesto rituale di sepoltura. Scoperta, difese apertamente la propria scelta davanti a Creonte. Quest’ultimo vide nella disobbedienza una minaccia alla propria autorità e la condannò a essere rinchiusa viva. Quando, dopo gli avvertimenti dell’indovino Tiresia, decise finalmente di liberarla, era troppo tardi: Antigone si era uccisa. Anche Emone, figlio di Creonte e promesso sposo della giovane, si tolse la vita, seguito dalla madre Euridice.

La tragedia di Antigone non equivale a una facile opposizione tra bene e male. Creonte rivendica l’ordine della comunità dopo la guerra civile; Antigone difende la dignità del defunto e un limite morale del potere. Il disastro nasce dall’incapacità di riconoscere per tempo il valore della ragione altrui.

Chiave di lettura. Edipo mette alla prova il rapporto tra conoscenza, responsabilità e destino; Antigone quello tra legge della città, coscienza e riti familiari.

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